Pierre Bordage.
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L'ANGELO DELL'ABISSO.
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Titolo originale: L'Ange de l'Abime.
Traduzione di: Christian Pastore.
2020. Mondadori Libri. MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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L'Europa  devastata da una nuova crociata e la pace, in realt un'effimera tregua,  assicurata solo dalla figura del leggendario Arcangelo Michele, fondamentalista blindato nella sua roccaforte in Romania, e dalle sue legioni, forti del sostegno popolare. La democrazia  solo un ricordo, dall'America in crisi non arrivano pi fondi, e i cieli sono solcati da bombardieri che turbano il sonno degli europei. In questo scenario da apocalisse, il dodicenne Pibe, sopravvissuto per miracolo, si ritrova all'improvviso orfano tra le macerie ancora fumanti della sua casa. Tra i giovani saccheggiatori accorsi nel tentativo di procurarsi cibo, abiti e denaro, e i miliziani che tentano di eliminarli, Pibe sceglie di seguire la banda degli adolescenti.
Incontra cos Stef, una ragazzina di pochi anni pi grande di lui, dalla personalit bizzarra e dalle risorse infinite: di una bellezza pura e conturbante, scaltra, forse un po' veggente, misteriosa. Pibe ne resta subito ammaliato e la segue senza sapere perch. La loro meta, Pibe la scoprir solo dopo un lungo viaggio verso oriente, e verso la verit.
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Tra distopia e realt, L'angelo dell'abisso  un romanzo di azione e riflessione sui mali del nostro tempo e le loro possibili conseguenze, raccontato attraverso lo sguardo senza filtri del suo giovanissimo protagonista. Come in: La svastica sul sole, The Man in the High Castle di Dick o 1984 di Orwell, Bordage immagina un possibile futuro che rilegge il presente.
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L'AUTORE.
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PIERRE BORDAGE  nato a Nantes nel 1955 e dopo diverse esperienze, libraio, giornalista sportivo, karateka, tra l'altro, si  dedicato alla scrittura. Ha spaziato tra fantascienza
e thriller, guadagnando numerosi premi e il titolo di papa della fantascienza:  l'autore del genere pi letto in Francia.
Con pi di 20 romanzi pubblicati in poco pi di un decennio, i suoi libri toccano spesso gli aspetti spirituali della societ, in uno stile che unisce il meglio delle classiche storie d'avventura con la riflessione sul futuro e sul presente.
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L'ANGELO DELL'ABISSO.
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Le citazioni della Bibbia sono state uniformate alla Bibbia della CEI, mentre quelle della Bhagavad Gita sono tratte dalla versione edita da Luni Editrice, Milano 1977, tradotta da Giampiero Marano.
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Scacci l'uomo e pose a oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via dell'albero della vita.
Genesi 3,24.
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Capitolo 1.
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A Pibe il cielo non piaceva. Da quella specie di soffitto sudicio
e basso cascava sempre qualcosa, acqua, grandine, fulmini,
sciami d'insetti, cacatine di uccelli, missili a lunga gittata che
sibilavano qualche secondo prima del botto, o grappoli di bombe
lanciate da fantasmi di aerei con un tenue, indefinito ronzio.
A Pibe non piaceva neanche la notte. Era immancabilmente
nel cuore delle tenebre e dei sogni, in effetti, che si facevano
vivi i legionari, gli angeli guardiani dell'Europa occidentale.
Svegliato di soprassalto dal rombo di un motore, Pibe una
volta aveva avuto il coraggio di scivolare fuori dal suo letto
e di sbirciare attraverso le persiane. Ben piantato sulle sue
ruote massicce, un camion stava vomitando una ventina di
cupi figuri, tutti con l'uniforme nera dell'arcangelo Michele e
i fucili d'assalto placcati d'argento. I legionari erano penetrati
in una casa vicina sfondandone la porta, da cui pochi minuti
dopo erano usciti trascinando con s senza la minima cortesia
un uomo e una donna. Pibe li conosceva, erano i genitori di
una sua amica, Zara, che a dire il vero proprio un'amica non
era. Zara era la sua compagna di banco, una secchiona fatta e
finita, prima in tutte le materie oltre che carina e spocchiosetta,
tutti buoni motivi per detestarla. Di quella scena gli erano
rimaste stampate nella mente due immagini precise: le gambe
secche del padre che ciondolavano come matite spezzate dalla
giacca del pigiama abbottonata in fretta e furia e le forme sode
e bianche della madre che trasparivano a intermittenza dai
lembi sfuggenti della vestaglia. Pibe non aveva avuto per la
prontezza di riempirsene gli occhi.
Da quella notte Zara non aveva pi messo piede a scuola. La
prof aveva spiegato alla classe che la sua famiglia aveva tradito
la fiducia del Profeta e, insieme a essa, la causa del popolo
occidentale assediato dalle armate della jihad. A Pierre-Jean,
che le aveva chiesto cosa ne sarebbe stato di Zara e delle sue
due sorelle, la prof aveva risposto che sarebbero state omaggiate
di un'istruzione speciale, ovvero trasferite in una scuola
profetica. Solo cos, liberate finalmente dall'influenza nefasta
dei genitori, le tre ragazze sarebbero diventate delle buone
cristiane e delle vere patriote. Aveva poi preso la palla al balzo
per lodare il sacrificio dei nostri soldati sul fronte Est. Senza
di loro, senza il loro coraggio, i fanatici della jihad si sarebbero
sparpagliati nei Paesi dell'Europa occidentale come un nugolo
di scorpioni. Lo scorpione  una bestiaccia velenosa che sopravvive
alle esplosioni nucleari, aveva fatto presente con voce
vibrante, per ucciderlo bisogna schiacciarlo sotto il tallone.
Pibe aveva pensato che stesse un po' esagerando, che volesse
allontanare da s qualsiasi sospetto. L'anno precedente, infatti,
quando lui era in prima media, nella sua classe si erano alternati
quattro professori di francese, due di religione e tre di storia.
Ci significava che anche l'insegnamento - cos come i grandi
viali, le autostrade o le frontiere orientali della Romania e della
Polonia - a partire dall'avvento delle legioni dell'arcangelo
Michele, era diventato un territorio a rischio.
I tuoi insegnanti, gli chiedeva regolarmente suo padre,
sicuro che non vi ficchino in testa strane idee? Perch se cos
fosse dovresti dirlo a tua madre e a me, e noi andremmo subito
a fare due chiacchiere con il commissario di quartiere.
Pibe non capiva a quali strane idee alludesse. La preside
aveva detto che in passato gli uomini credevano di discendere
dalle scimmie e un'affermazione simile poteva essere inserita
senz'altro nella categoria delle strane idee. Davanti ai faccini
disgustati dei suoi alunni, per, aveva subito aggiunto che lei a
certe panzane non dava il minimo credito, che come era scritto
nella Genesi il Creatore aveva modellato l'uomo a propria
immagine e somiglianza e che un essere vivente la cui essenza
era divina, non poteva nel modo pi assoluto, grazie a Dio,
discendere da un animale cos peloso, puzzolente e stupido.
L'elettricit veniva sospesa tutti i giorni verso le 20, senza
contare quando se ne andava per via dei bombardamenti, dei
temporali, dei commutatori vecchi e malridotti, o dei vari
sabotaggi. Le candele rimpiazzavano allora le lampadine e,
intaccando appena le tenebre, diffondevano con un leggero
crepitio un odoraccio di cera calda. Quelle fiammelle danzanti
conferivano un nuovo aspetto agli oggetti e alle persone circostanti.
Tramutavano per esempio il volto del padre e della
madre di Pibe in maschere rigide, grottesche, e il viso della
sorella in una lama acuminata sempre pronta a pungere. Le
candele rappresentavano anche il coprifuoco, le ore lente e
asfissianti della segregazione, della reclusione. Gli ausiliari
civili della legione erano tenuti a sparare a vista su chiunque
avessero sorpreso per strada fra le 20 e le 6, e non si facevano
certo pregare. C'erano notti in cui le strade divenivano teatro
di vere e proprie cacce all'uomo.
I genitori di Pibe, bench rispettassero con zelo irreprensibile
sia la legge divina sia quella marziale, passavano la maggior parte
del proprio tempo a preoccuparsi. Si preoccupavano di tutto e
di niente: dei suoni, delle ombre, delle denunce anonime, dei
tempi in cui vivevano, del presente, del futuro, del passato.
Al minimo rumore sospetto si precipitavano in cantina, dove
avevano accumulato scorte per dieci mesi: acqua, conserve,
farina, olio, sale, zucchero, torce elettriche, pile, candele, fiammiferi,
filtri dell'aria, maschere, ossigeno, bombole di gas. A
volte trascorrevano l sotto tutta la notte, obbligando Pibe e la
sorellina a dormire in un'atmosfera irrespirabile, su materassi
molli e puzzolenti. Pibe odiava con tutto il cuore quello spazio
tetro e minuscolo, come odiava suo padre quando iniziava a
cavalcare sua madre dopo aver controllato bene - figuriamoci
- che i bambini dormissero. Il rumore che facevano era insopportabile,
un misto di carni madide, lenzuola stropicciate,
gorgoglii degni di un lavandino, pneumatici che si bucavano,
cani assetati. A volte il loro fiato bollente gli sfiorava la nuca,
gli veniva voglia di vomitare o di morderli a sangue. Pibe si
chiedeva se anche i suoi compagni di classe sperimentassero
quelle stesse sensazioni nell'intimit notturna delle loro case e
invidiava quei coetanei che i bombardamenti avevano gettato
in mezzo alla strada. Erano noti come la teppaglia e, a detta di
suo padre, erano mocciosi ripiombati allo stato selvaggio, piccoli
merdos... gangster da rinchiudere al pi presto nei centri di
recupero. Mancavano per gli spazi per accoglierli, cos come
i volontari per acciuffarli. Muniti di armi di grosso calibro, di
bazooka e di granate, quelli della teppaglia percorrevano in
pieno giorno, a bordo di veicoli blindati, i quartieri delle grandi
citt saccheggiandoli per mostrare alle forze dell'ordine che di
Dio, della Legge e della Patria, i tre pilastri della grande Europa,
loro se ne sbattevano altamente. Per il momento i legionari
non se ne occupavano granch, i mostri da tenere a bada erano
altri: prima di tutto c'era da respingere l'offensiva della jihad
sul fronte Est, scovare chi potenzialmente simpatizzava per i
musulmani, ristabilire e consolidare il diritto divino (diritto di
cui i governi apostati del diciannovesimo, del ventesimo e dell'inizio del ventunesimo secolo si erano fatti beffe).
Ma alla fine gliela faranno vedere, a quei teppistelli! Una volta che Dio ci avr concesso la vittoria contro i... i...
Il padre di Pibe non trovava mai parole abbastanza velenose
per definire i fanatici della jihad. Pibe avrebbe saputo suggerirgli
mozza-coglioni, facce di culo, razza bastarda, come
li chiamavano di solito lui e i suoi compagni nel cortile della
scuola, durante la ricreazione, non era per sicuro di come
avrebbero reagito i suoi genitori a certe parolacce. Una volta gli
era uscito un che cazzo e gli era costato un sonoro ceffone.
Un'altra per un porca puttana gli avevano vietato di guardare
la televisione per tre giorni. Quest'ultimo divieto non era stato
una gran tragedia in realt, perch i cartoni animati trasmessi
fra le 17 e le 17,30 dalla commissione Giovent & Morale erano
uno schifo sotto ogni punto di vista (colori, animazione, storie).
Tuttavia, parole come coglioni, culo e bastardo non avevano
nessuna speranza di essere accettate, non se a pronunciarle era
un ragazzino di dodici anni. Pibe ne avrebbe compiuti tredici
fra poco, era fiero dei suoi due o tre peli sul pisello e aveva gi
baciato tre ragazze: una senza lingua, una con e alla terza aveva
palpato i seni acerbi sotto la maglietta.
Aveva domandato al padre e alla madre perch l'Unico Vero
Dio, il loro, tardasse tanto a far vincere le truppe europee radunate
sul fronte Est. Dalle loro spiegazioni confuse, sembrava
che il Signore, sempre sia lodato, era solito mettere alla prova
la fede dei suoi servitori, cos come aveva fatto con Giobbe nel
letamaio, o con suo figlio Ges nel deserto.
Chi davvero ama, davvero castiga, aveva aggiunto la madre,
proclamando cos la sua fede nell'Onnipotente e avvisando al
tempo stesso il proprio pargolo che una cattiva condotta, in
futuro gli avrebbe assicurato delle belle ripassate.
D'altro canto Pibe riteneva che Dio, proprio perch onnipotente,
onnisciente, onnivoro - no, onnivoro no, onnivoro era
il maiale - avrebbe anche potuto aiutare i nostri a schiacciare
quella razza bastarda di scorpioni facce di culo mozza-coglioni.
Si combatteva ormai da quindici anni e i morti da entrambe le
parti si contavano a milioni. I soldati che partivano per il fronte
Est erano sempre pi giovani, dei sedicenni, sempre meno adatti
ad assolvere degnamente il loro compito. Venivano arruolati
i miopi, i sordi, gli asmatici, i ritardati, i malati di AIDS e di
golfea, insomma chiunque. I reclutatori andavano a prenderli
direttamente nelle loro stanze, li strappavano dalle braccia delle
madri, e si parlava gi di arruolare le ragazze e gli uomini di
oltre quarant'anni.
Tre anni ancora e sarebbe stato il turno di Pibe.
Tre anni ancora, ma magari meno, e un arcangelo in uniforme
nera si sarebbe presentato a casa loro, comunicando ai genitori
che l'Europa contava sui propri figli per difendere i territori e le
virt occidentali. Pap si sarebbe gonfiato d'orgoglio, come se
il far niente non gli avesse gi gonfiato abbastanza la pancia e la
pappagorgia, mamma invece avrebbe s versato delle lacrime, ma
discrete, come si confaceva a una madre cristiana. Marie-Anne,
la sorellina, la piattola, lei avrebbe reagito ridacchiando, non
le avrebbe certo dato fastidio avere per s tutto lo spazio, in
particolare la camera del fratello. Pibe sarebbe stato sbattuto
in un camion insieme ad altre reclute e, dopo dieci giorni di
addestramento, sarebbe partito per la Romania o per la Polonia,
da qualche parte fra il Mar Nero e il Mar Baltico. Quindi,
sarebbe rimasto a marcire in uno di quei bunker spaventosi che
venivano mostrati, con un misto di fierezza e ripugnanza, nei
reportage della TUE, la Televisione Unica Europea, finch a
un certo punto un ufficiale gli avrebbe ordinato di presentarsi
con la gioia nel cuore di fronte all'empia mitraglia del nemico.
Pap la definiva una guerra di trincea, come la Grande Guerra
che fra il 1914 e il 1918 aveva visto contrapposte le nazioni
cristiane. Entrambi i fronti avevano bloccato da tempo l'avanzata
dei blindati nemici e quasi tutti gli aeroporti, le portaerei e gli
aerei da combattimento erano stati distrutti. Ci si era quindi
assestati su un bombardamento reciproco, intensivo, ravvivato
di quando in quando da missioni suicide. I rari bombardieri
scampati ai missili guidati si limitavano a devastare le citt,
le campagne e la popolazione civile, e di missili in grado di
colpire gli enormi aeroplani a diecimila metri d'altezza non ce
n'erano pi. In mancanza di missili intelligenti, precisi - i cui
sistemi di guida sarebbero comunque stati disorientati dagli
ultimi satelliti esistenti - venivano sganciate bombe d'inaudita
potenza, artefici di apocalissi, le madri di tutte le bombe,
cos erano state soprannominate. Simili ordigni laceravano
le nuvole e dove cascavano seminavano morte, dieci o dodici
tonnellate di metallo tonante che precipitavano nelle strade,
sugli edifici, nelle piazze, nei boschi, nei campi, attraversando
i tetti come fogli di carta velina, scavando crateri profondi pi
di trenta metri, frammentandosi in centinaia di cariche che
inseguivano la gente fin nei rifugi, incendiando, spezzando,
polverizzando, mutilando. Erano perlopi a base di uranio
impoverito, UI, un nome che suonava paradossale a giudicare
dalla ricchezza dei danni perpetrati. Riuscivano a perforare i
bunker blindati che all'inizio della guerra erano stati costruiti
a venti metri di profondit nel sottosuolo. I genitori di Pibe
non avevano mai avuto i mezzi per comprarsene uno, si erano
per consolati quando i Morillon, amici di famiglia, erano stati
ritrovati ridotti a brandelli nel loro bunker, costato la bellezza
di, udite udite, duecentomila euro. Lei, la Morillon, era una
donna grassa e petulante, una che diceva bon core anzich
buon cuore, lui invece era un tipo alto, magro, dal volto triste,
e aveva sganciato tutti quei soldi senza battere ciglio, quasi
umiliandoli. Non era stato possibile ricomporre i loro corpi,
n quelli dei tre figli, persi nel fumante buco nero che aveva
inghiottito la loro villetta e il loro giardino.
Alle bombe e ai missili andava aggiunta la minaccia degli
AK. Era stato Andr, un amico di Pibe maniaco dei giochi
di guerra, a rivelargli che AK significava attentato kamikaze,
parola che richiamava quei piloti giapponesi che durante la
Seconda Guerra Mondiale andavano a schiantarsi sulle navi, sui
palazzi o sulla folla. Gli AK di oggi, gli islamici, s'infiltravano
nel fronte occidentale, raggiungevano le metropoli dell'Unione
Europea, e una volta l si facevano saltare in aria, morendo ovviamente
e trascinando con s il maggior numero possibile di
cristiani. Oppure usavano fucili d'assalto, AK47, o forse erano
AK74... AK come attentato kamikaze, d'accordo, si diceva
Pibe, ma perch 47, perch 74? Era con quelli, comunque,
che sparavano nel mucchio fino all'intervento della polizia. O
altrimenti scivolavano di notte negli appartamenti o nelle case,
dove tagliavano la gola agli inquilini sorprendendoli nel sonno.
Alcuni di loro erano riusciti a commettere pi di trecento omicidi
prima di essere rintracciati e consegnati alle masse folli di
rabbia. I corpi smembrati, castrati, scorticati, restavano giorni
a marcire sui marciapiedi e alcuni passanti non potevano fare
a meno di sputare o di pisciare loro addosso. Pibe aveva visto
della gente attaccare il cadavere di un AK al paraurti di una
macchina, per poi sfrecciare nelle viuzze del centro suonando
il clacson e urlando come bestie selvagge.
A volte aveva l'impressione di non appartenere a questo
mondo. Di essere solo una creatura che deambulava in un
universo fatto di ombre. Era come se il suo io ne nascondesse
un altro, una specie di mostro rannicchiato in un antro abissale,
un mostro che a volte, esterefatto, metteva fuori la testa.
Per quanto fossero rare, furtive, le apparizioni di questo Pibe
misterioso e inaccessibile lo spaventavano a morte.
Nel tragitto che da scuola lo riportava a casa, Pibe passava
accanto a zone indistinte piene un tempo di palazzi, centri
commerciali, giardini pubblici e campi sportivi. Le esplosioni
avevano trasformato un quarto della citt in una serie ininterrotta
di cumuli di rovine, che gli sciacalli avevano ripulito
prima di cederle agli ST, cio ai senza tetto. Tuttavia i centri
urbani di media importanza erano meno colpiti delle grandi
citt come Parigi, Lione, Marsiglia, Bruxelles, Praga, Roma,
Barcellona o Monaco, sorvolate almeno una volta alla settimana
dai bombardieri della jihad e tramutate in distese di macerie.
Le forze dell'ordine avevano classificato i quartieri rasi al suolo,
convertiti in un primo momento in parchi gioco per bambini,
come zone pericolose, poi ne avevano definitivamente vietato
l'accesso. L le probabilit di essere travolti da una specie di
frana erano maggiori, ed era l che si registravano le pi alte
concentrazioni di particelle radioattive e polveri tossiche. Inoltre
in quelle aree c'era il rischio di beccarsi la golfea, la malattia
apparsa nel Golfo Persico alla fine del XX secolo, un morbo
che degenerava rapidamente in una leucemia fulminante che
provocava malformazioni congenite. Sempre in quei luoghi ci
s'imbatteva nella fauna degli ST, accozzaglie di derelitti che
brulicavano insieme ai ratti negli scantinati o in ci che restava degli edifici.
Ogni cadavere ha i suoi parassiti, borbottava-il padre di
Pibe. Il parassita sparir una volta che Dio avr guarito le
ferite dell'Europa.
Pibe credeva che quando Dio si fosse deciso a dare la vittoria
ai suoi, dell'Europa non sarebbe rimasto quasi niente.
Preferiva tenere questo pensiero per s. Lui non pregava per
il sacrosanto trionfo dei cristiani come lo invitavano a fare i
genitori e gli insegnanti, lui implorava semplicemente il Signore
di farlo addormentare, di concedergli un po' di sonno quando
un boato sospetto lo trascinava insieme alla sua famiglia nello
scantinato di casa.
Anche stavolta per, Pibe non riusciva a dormire. Il Dio
dei suoi avi doveva avere per forza preghiere pi importanti
da esaudire. Lo innervosivano sempre di pi gli sfregamenti,
i gorgoglii e i rumori striduli dei suoi genitori. E poi il suo io
nascosto, uscito dalla tana, si associava al loro chiasso. E poi
c'erano i ronzii dei bombardieri che lo gettavano in un'angosciosa
nausea. E poi aveva mal di pancia, forse per via dell'acqua
che aveva bevuto direttamente dal rubinetto. Si diceva che il
nemico avesse avvelenato gli impianti di purificazione, l'ultimo
grido in materia di attentati terroristici, quindi il Ministero
della Salute aveva raccomandato l'utilizzo massiccio di filtri.
La madre di Pibe non solo passava l'acqua in imbuti rivestiti
da tre strati di carbone, ma la faceva bollire due volte, e questo,
sosteneva, per eliminare ogni rischio. La prof di scienze di Pibe
aveva per lasciato intendere che n i filtri, n il calore, n le
pastiglie disinfettanti a base di cloro, impedivano del tutto alle
molecole dannose di infilarsi nei bicchieri o nelle pentole. La
prova: il ritorno in forze del vaiolo, del tifo, del colera, malattie
cio, che si credevano eliminate per sempre dalla faccia della
terra, e anche l'emergere di nuove.
Le prime deflagrazioni risuonarono non troppo lontano
con un fracasso spaventoso, il pavimento e i muri tremarono,
dei bagliori simili a folgori sembrarono danzare sul soffitto.
Marie-Anne, la fifona, si mise subito a frignare e pap lasci
andare la mamma il tempo di consolare il suo piccolo pulcino
- su, su, non fare cos - poi ripiomb il silenzio, gravido di
odori e di minacce.
Il mal di pancia di Pibe aument e con esso l'enorme voglia
di pisciare. Pibe non si mosse, per travasare il contenuto della
vescica nel bagno chimico avrebbe aspettato che gli altri si
fossero addormentati. Non aveva nessuna voglia di condividere
quelle defluizioni cos intime con i genitori e la sorella, poco
importava che trattenersi si rivelasse una tortura. Il rumore
degli aerei e le sfilze di esplosioni gli risuonavano nel petto, gli
torcevano la colonna vertebrale, distendere i muscoli del collo
mezzo incassato nelle spalle era impossibile. Dopo una notte
d'allerta, i dolori alle scapole e alla schiena si prolungavano
per giorni e giorni.
Quando Marie-Anne si fu riaddormentata, i genitori si sbarazzarono
di lei e ripresero le loro attivit notturne. Sembravano
aver fretta di finire, acceleravano il ritmo, perdevano il controllo
del respiro, si scontravano fra loro come tori imbizzarriti. Un
urlo esasperato sal dalle viscere di Pibe, ma gli si ferm in gola.
Pap lanci un guaito soffocato, simile a quello di un cucciolo,
e mamma ci mise del suo con un rantolo disgustoso. Adesso
doveva proprio farla. Pibe si lev quindi di dosso il lenzuolo
e come catapultato da una molla del materasso balz in piedi
e si precipit verso la tazza, separata dal resto della stanza da
una parete di mattoni.
Proprio in quel momento, la bomba chiamata la madre di
tutte le bombe decise di abbattersi sulla loro casa.
Non esattamente sulla casa, altrimenti Pibe si sarebbe subito
dissolto in un pulviscolo insanguinato, ma non lontano da
dove vivevano. La deflagrazione gli lacer i timpani, il lampo
gli bruci gli occhi, il pavimento s'imbarc sotto i suoi piedi,
lo spostamento d'aria lo fece sbattere violentemente contro
qualcosa di duro, un forte odore di polvere gli invase le narici,
una trave di sostegno schizz verso di lui bloccandosi poco
sopra la sua testa. Ciottoli e pietre, pezzi di tramezzo e frammenti
di cemento, insieme a molto altro ancora, cascarono
come pioggia intorno a lui e un polverone acre e soffocante gli
foder naso e gola.
Per un lungo momento rest interdetto, non riusciva a
pensare, mentre la casa finiva di disfarsi in un concerto di scricchiolii
e cigolii. Poi torn il silenzio, ma il tumulto nella testa
e nel corpo di Pibe continu a imperversare. Si sent pizzicare
una tempia, una guancia, credette fosse una mosca, ma si rese
conto che si trattava di un sottile rivolo di sangue. Non che
sentisse dolore, c'era solo quella vibrazione logorante, quella
corda spessa tesa fra la testa e le estremit delle sue membra.
Sentiva anche, fra le gambe, un'umidit appiccicosa e tenace. Si
era pisciato addosso e quando quella vipera di Marie-Anne se
ne fosse accorta - e se ne sarebbe accorta eccome - lo avrebbe
fatto vergognare come non mai. Un grido rimbomb allora in
quella notte devastata, il vagito di un neonato a cui fece subito
seguito l'urlo di una donna. Le braccia di Pibe stringevano il
water, le dita e la fronte affondati nello smalto screpolato. Non
lontano da lui si levava una specie di brontolio, un rubinetto
chiuso male, o pi probabilmente una perdita d'acqua. Gli
venne confusamente voglia di muoversi, il corpo per non gli
obbed, come se, saldato al water, si fosse mutato in pietra. Se
l'avessero sorpreso in quella posizione, i genitori e Marie-Anne
lo avrebbero preso in giro di sicuro. Non c'era verso di alzarsi
n di muovere le dita, l'esplosione doveva aver pietrificato anche
il suo sistema nervoso. Un refolo d'aria tiepida gli sfior il viso,
lenendo le bruciature delle palpebre e delle narici.
Alla fine riusc a dare un'occhiata accanto a s. Delle putrelle
si erano aggrovigliate intorno a lui facendogli da riparo,
uno shangai gigantesco. Il vento sollevava la polvere, e adesso
riusciva a distinguere le strane sporgenze che ne emergevano:
l un utensile da cucina, l una scatola di metallo, l dei frammenti
di tegola, l un sacco di riso squarciato, l una maschera
antigas. E infine, vicinissima, quasi a toccare la sua, la testa di Marie-Anne.
...
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Capitolo 2.
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Erano andati ad abitare in uno di quei paesi della Francia
occidentale che i forestieri giudicano pittoreschi, pacifici e accoglienti,
bench vi piova nove giorni su dieci. Avevano considerato
che allontanandosi dalla grande citt e dai suoi innumerevoli
problemi - bombardamenti a cadenza settimanale, contaminazione
chimica e nucleare, sospensioni quotidiane dell'acqua,
del gas e dell'elettricit, difficolt negli approvvigionamenti,
diffusione della delazione e della criminalit, repressione sempre
pi feroce - le loro condizioni di vita sarebbero migliorate.
E avevano avuto ragione, almeno all'inizio.
Avevano ristrutturato una vecchia bicocca che si trovava ai
margini del paesino, in mezzo a un terreno di cinquemila metri
quadrati. Malgrado fosse in stato di abbandono, l'avevano
scelta per via degli alberi da frutto e del pozzo e anche perch
a delimitare la propriet, offrendo loro un po' di privacy, c'era
un alto muro di pietra ricoperto d'edera. A quello che gi
c'era avevano aggiunto un orto, qualche pecora, un pollaio e
dei conigli, cos da coprire pi o meno tutte le loro esigenze
in fatto di prodotti freschi, ovvero uova, carne e verdure. Il
resto - pane, latte, olio, zucchero e sale - lo compravano al
supermercato locale, pittoresco anch'esso per via dei baffi della
cassiera e delle guance rubizze del proprietario, oltre che per
il suo immarcescibile sprezzo dell'igiene.
Lui aveva perso il posto da fresatore quando la fabbrica di
armi in cui lavorava era stata distrutta e lei aveva abbandonato
senza preavviso il lavoro di supplente, avvertita una sera dalla
direttrice della scuola che i genitori di alcuni alunni minacciavano
di denunciarla ai legionari. Un'eredit inaspettata
- un'eredit prevista rientra praticamente sempre nel diritto
penale -, la vendita del loro appartamento e qualche risparmio,
gli avrebbero permesso di resistere una decina d'anni senza
nuove entrate, in attesa di giorni migliori. Avevano venduto la
pi dispendiosa delle loro due automobili, l'avevano sostituita
con delle mountain bike scrostate e avevano iscritto i tre figli,
due maschi e una femmina, alla scuola del paesino.
Al principio erano stati accolti bene. Gli abitanti del villaggio
vedevano di buon occhio le famiglie di citt che si installavano
nelle case abbandonate dai loro stessi figli. I nuovi
arrivati rimandavano l'agonia delle campagne che all'inizio
del ventunesimo secolo erano state sopraffatte dalla globalizzazione
selvaggia, quel decennio maledetto in cui le grandi industrie
agroalimentari avevano delocalizzato l'agricoltura nell'Europa
dell'Est e in Asia (una politica che aveva provocato un tracollo
a pi livelli e lo spopolamento delle campagne occidentali).
Difendendo con le unghie e coi denti i confini della Polonia e
della Romania, le legioni dell'arcangelo Michele proteggevano
anche gli ultimi granai d'Europa. Gli americani avevano smesso
di dare una mano da pi di dieci anni. In effetti, gli Stati Uniti
si erano imbattuti in disavventure tali con i loro semi OGM,
che anche dare Una scossa al mercato interno non era impresa
da poco e, riposseduti dai loro vecchi demoni isolazionisti, si
disinteressavano del resto del mondo, perlomeno ufficialmente.
Comunque la distruzione capillare degli aeroporti aveva di fatto
tagliato i rifornimenti aerei e la proliferazione di sottomarini
nucleari della jihad nei fondali atlantici e mediterranei impediva
qualsiasi commercio marittimo. L'Europa assediata poteva
contare ormai solo su se stessa per nutrire trecento milioni di
anime, tutte quelle che la popolavano.
I primi problemi erano saltati fuori dopo un anno che abitavano
l, non apertamente, nel supermercato. Lei era passata
accanto a un gruppo di donne abbigliate severamente, piantate
come statue funebri davanti al bancone della macelleria. Avevano
tutte perso un figlio, un nipote o un fratello in guerra.
C' gente che in chiesa non la si vede mai, avevano detto.
Vuoi vedere che non credono in Dio? Auguriamoci almeno
che siano stati battezzati, ma chi lo sa? Non le avevano rivolto
parola, avevano solo parlato abbastanza forte perch potesse
sentire. Si era trattenuta dal rispondere che da parecchio tempo
lei e il marito non davano pi credito alla religione dei loro
genitori, e poi che no, insomma, lei non era stata battezzata,
ma ci non le impediva di credere in Dio, anche se non in
quello dei cristiani, degli ebrei o dei musulmani. Il Dio in cui
credevano lei e il marito era luce in continua espansione, Big
Bang perpetuo, e la luce risplende per tutti quanti gli esseri
viventi, senza eccezioni. Il problema era che nessuno, nel regno
dell'arcangelo Michele, aveva il diritto di rivendicare simili
idee. Nate nell'Europa dell'Est, per l'esattezza in Romania,
e ingrossate dalla giovent cristiana presente negli altri Paesi
dell'Europa Unita, alle legioni del Profeta erano bastati meno
di dieci anni per piantare le loro bandiere, quelle con la doppia
L, Legge & Lancia, su tutto il continente occidentale. Di fronte
a questa armata forte di un milione di fanatici, di una ventina
di divisioni blindate e di cinquecento aerei da combattimento
pagati sull'unghia alle compagnie europee, cinesi o americane,
i governi ufficiali non avevano potuto far altro che capitolare.
Sostenuti dal popolo, i legionari avevano arrestato e fucilato
i rari politici o intellettuali che si erano opposti a una simile
violazione dei principi democratici e dei diritti fondamentali
dell'uomo. Rumeni, polacchi, cechi, ucraini, bielorussi, balti,
moldavi, austriaci, tedeschi, belgi, olandesi, spagnoli, italiani,
scandinavi o francesi che fossero, le milizie dell'arcangelo
Michele brandivano con una mano la Bibbia e con l'altra un
fucile d'assalto, e questo con l'arrogante ignoranza dei loro
diciassette o diciotto anni. Un'occhiata ambigua o una parola
mal interpretata bastavano a far partire una raffica mortale,
sparavano con la stessa indifferenza con cui avrebbero sputato
per terra o schiacciato un insetto.
Lei aveva raccontato al marito della piccola noia al supermercato.
Il marito aveva scosso la testa sospirando, commentando
che quei paesani non erano cattivi, in fondo, solo un po' burberi,
come lo era del resto la maggior parte della gente che viveva in
campagna. Poi l'aveva baciata e, come se fosse fatta di paglia,
si era accesa di passione. Avevano fatto l'amore direttamente l,
nel capanno degli attrezzi, in mezzo ai trucioli e alla segatura,
temendo di essere sorpresi da un momento all'altro dai bambini
che stavano giocando in giardino.
La seconda aggressione si verific circa due mesi dopo, e la
colp maggiormente. Mentre usciva dalla panetteria, una coppia
attempata le si rivolse di punto in bianco in maniera spiccia,
domandandole da dove venivano i suoi capelli bruni e ricci,
quegli occhi neri, la pelle olivastra. Lei replic, con il sorriso
pi modesto che le fu possibile abbozzare, di avere origini
mediterranee, senza precisare da che lato del mare veniva la
sua famiglia. Poi scapp via, in preda all'angoscia per i loro
sguardi inquisitori e le risatine feroci.
L'indomani i bambini tornarono in lacrime dalla scuola con
i vestiti strappati, i volti tumefatti, le gambe e le braccia ricoperte
di lividi. Raccontarono che una banda li aveva aspettati
vicino a quelle rovine invase dai rovi che i paesani si ostinavano
a definire il castello. Erano saltati loro addosso e li avevano
presi a pugni, a bastonate, a sassate; c'erano anche dei coetanei
con cui tempo prima avevano fatto amicizia e ragazzi e ragazze
di vent'anni. Li avevano chiamati razza bastarda, gli avevano
urlato che sarebbero arrostiti all'inferno per l'eternit come il
loro kebab, avevano minacciato di tagliare le palle ai maschi e
di stuprare la femmina. Quindi, avevano tirato fuori dei coltelli,
coltelli veri, e con quelli gli avevano fatto a brandelli i vestiti.
Ci siamo ribellati e gli abbiamo lanciato anche noi delle
pietre, poi siamo corsi come pazzi fino a casa... -
Con la mascella serrata e lo sguardo cupo il padre decise che
non sarebbero pi tornati a scuola e che siccome la madre era
stata un'insegnante di sostegno, avrebbe insegnato lei ai figli
le materie principali. Finch le cose non si fossero sistemate,
conveniva farsi dimenticare. Con la voce che le tremava per la
rabbia, la madre replic che non si sarebbero nascosti come
sorci da una manciata di paesanotti, non dovevano fare il gioco
di quelle carogne abbassando la testa, e in ogni caso sarebbero
stati costretti a uscire dalla propria tana, vuoi anche solo per le commissioni.
 la guerra, mormor il padre con voce dolce. La guerra, capisci?
No, no, mille volte no, lei che i suoi figli venissero malmenati
e che un gruppuscolo di stupidi, ignoranti bifolchi fossero liberi
d'imporre la propria legge in un villaggio di duemila abitanti,
non lo capiva proprio.
Non sono solo quei ragazzini a essere stupidi e ignoranti,
ma la stessa legge ufficiale, il Paese intero, disse lui senza alzare
la voce. Soffrono tutti e cercano dei capri espiatori.
Avremmo dovuto restare in citt...
E aspettare che quelli della legione venissero a prenderti?
Gli volt le spalle e si spost nella lavanderia per nascondere
le lacrime. Torn poco dopo con gli occhi rossi e un sorriso mal
cucito sulle labbra, bella e forte nella sua sofferenza. Dopo aver
disinfettato i tagli e i bernoccoli dei figli, imburr per loro delle
tartine con quattro quadratini di cioccolato fondente invece dei
due regolamentari, poi li preg di andare a goderseli in giardino
e si sedette di fronte al marito.
Con un'altra donna avresti potuto vivere tranquillo.
Scosso dalla tristezza che aveva nella voce e nello sguardo
le prese le mani e gliele strinse.
Tu sei un vero francese, un autentico occidentale, europeo
fino al midollo, continu lei. Tir su col naso, ma non riusc a
impedire alle lacrime di correrle gi per le guance. Io non mi
chiamo Marie, Marthe o Madeleine, mi chiamo Zina, sono figlia
d'immigrati, una malerba islamica, nemica della cristianit.
Io non mi sento pi cristiano di quanto tu ti senta musulmana.
Tu sei mia moglie e io sono tuo marito, punto.
Gli indic la porta con un cenno della testa che fece sparire
il suo volto sotto un velo di ciuffi ribelli.
Vaglielo a dire, allora, fai pure!
Quando sar il momento glielo dir. A modo mio.
Quella determinazione non era da lui e la durezza del suo
sguardo e della sua voce la sorpresero, l'allarmarono. Ci che
stava cercando di dirle, visto che la spirale dei fatti li aveva
risucchiati, era che siccome non poteva influenzare il corso
degli eventi, a suo modo entrava nella resistenza, dichiarava la sua guerra.
I giorni successivi, dopo aver comprato diversi sacchi di
farina, cominciarono a vivere in un regime d'autarchia, uscendo
solo per recarsi in macchina, preferibilmente la mattina, nel negozio
d'alimentari del paese vicino, che distava dieci chilometri.
Mentre lui riparava e rinforzava la casa, la rendeva pi sicura e
al tempo stesso pi confortevole, lei insegnava ai figli le materie
fondamentali, occupandosi dell'orto e d'impastare il pane.
Ma questa strategia del restarsene in disparte non diede i
risultati sperati, al contrario. Gli abitanti del villaggio, frustrati
da quell'apparente indifferenza, a un certo punto riversarono
nel loro cortile tonnellate di rifiuti, di pietre, piazzarono
davanti all'entrata mucchi di letame,-gettarono gatti e
topi morti nei loro pozzi. Poi, una mattina piovosa di giugno,
si presentarono dei cacciatori armati di vecchie doppiette, ma
anche di mitragliette e fucili d'assalto, quelli pi intraprendenti.
Una grandinata di piombo si abbatt sulla casa, vetri e tegole
finirono in pezzi, l'intonaco della facciata si disgreg in una
sorta di vomito color ocra, le persiane di legno vennero ridotte
in schegge come corteccia secca. Imboscati dietro il muro di
pietra che faceva da recinzione, stretti nelle loro tenute color
kaki e con in testa caschi ammaccati e arrugginiti, in certi casi
gli abitanti del villaggio innescarono contro il nemico interno
la battaglia che non potevano combattere sul fronte Est.
Lui port in cantina la moglie e i figli terrorizzati, fino all'entrata
di un cunicolo sotterraneo che conduceva, secondo una
vecchia mappa ritrovata nel granaio, alle rovine del castello.
Lei lo supplic di andare con loro, e lui rispose dolcemente
ma con fermezza che li avrebbe raggiunti, s, per dopo aver
guadagnato tempo con gli aggressori e aver cancellato ogni traccia di fuga.
Sei sicuro che questo cunicolo sia praticabile?
L'ho esplorato quasi fino in fondo.
E tu? Se... se alla fine non riuscissi a raggiungerci?
Quando sarete fra le rovine del castello, prenderai il vecchio
sentiero, camminerai fino alla stazione, salterai sul primo treno
e porterai i bambini lontano da qui. In Spagna, per esempio.
Le allung un portafoglio di cuoio, vissuto e pieno da scoppiare,
glielo aveva regalato lei per il primo anniversario di
matrimonio. Lo infil nella tasca interna dell'impermeabile
senza controllare cosa contenesse. Suo marito doveva aver gi
pensato a tutto, ai soldi per il viaggio, ai documenti fasulli,
c'era sicuramente anche la loro foto simbolo, quell'appuntamento
immortalato in una polaroid da un fotografo anonimo
e complice. I colori del loro amore non erano mai sbiaditi. Si
abbracciarono senza dire una parola, con una tale disperazione
che a lei sembr di sciogliersi fra le sue braccia, poi, quando
risuonarono i nuovi spari, si volt di scatto e spinse i figli nel
sotterraneo. L'oscurit inghiott la luce della torcia e il rumore dei loro passi.
Lui si piant davanti all'entrata di casa, si sedette sulla sedia
a dondolo con un fucile d'assalto posato sulle cosce, un Galil
israeliano comprato in un'armeria clandestina. Ficc i venti caricatori
nelle numerosissime tasche del suo gilet militare logoro.
Non provava odio verso chi lo aggrediva, ma anche se non era
mai stato costretto a uccidere un uomo, adesso non avrebbe
esitato un secondo a sparare loro addosso. La verit  che anni
prima sarebbero dovuti andare in Spagna, in Italia o in Grecia,
in uno di quei Paesi del Sud, insomma, in cui una pelle scura
pu essere tranquillamente collegata all'essere cristiani, in cui
l'aspetto di Zina e dei bambini non avrebbe attirato nessuna
attenzione. Invece erano solo fuggiti dalla peste delle citt
per gettarsi nel colera delle campagne, e questa decisione che
avevano creduto sensata si era rivelata un disastro. La fiducia
negli esseri umani li aveva accecati, li aveva fatti vivere beati in
un ottimismo illusorio. L'Europa delle legioni dell'arcangelo
Michele a loro riservava solo il peggio, li spingeva ininterrottamente
da Cariddi a Scilla.
Il comportamento degli abitanti di quel paesino aveva risvegliato
i suoi istinti bellicosi. La prospettiva di quella battaglia,
della sua battaglia, quasi lo entusiasmava. Sarebbe morto,
indubbiamente, ma avrebbe pur sempre trascinato qualcuno
con s nella fossa comune. Avrebbe anche potuto battersela
con moglie e figli, e avrebbe potuto, con un po' di fortuna,
raggiungere quelle terre mezze bruciate, adorne di ogni virt -
e sicuramente anche questo sarebbe stato un errore, le legioni
dell'arcangelo le tenevano in scacco tanto quanto le altre - ma
ne aveva abbastanza di subire, abbastanza di fuggire, abbastanza
di abbassare la testa, come aveva detto Zina.
Zina...
Trattenne l'impulso bruciante di precipitarsi nel sotterraneo,
di raggiungerla, di stringerla fra le braccia, di ubriacarsi con il
suo odore e il suo calore. Doveva tenere impegnati i cacciatori,
far s che la loro attenzione si mantenesse fissa sulla casa, doveva
impedire loro di far funzionare a dovere-quei molluschi
che si ritrovavano al posto del cervello, non fosse mai che organizzassero
una battuta di caccia nei paraggi, o avvertissero i
loro compari nei villaggi vicini. Rallentata dai bambini, Zina ci
avrebbe messo tre ore buone per raggiungere la stazione, poi
fra i tre e i sei giorni per attraversare i Pirenei, a seconda della
frequenza dei bombardamenti, delle condizioni delle strade e
della rete elettrica.
Di tanto in tanto si alzava dalla sedia a dondolo e guardava
attraverso lo spioncino della porta. Vedeva le teste dei cacciatori;
i pi giovani, di dodici o tredici anni, imbracciavano un'arma
per la prima volta in vita loro, era evidente. Comparivano di
soppiatto per poi risparire, ed erano talmente vigliacchi che
non c'era bisogno di fare nulla per dissuaderli dallo scalare il
muro. Avevano gi sprecato centinaia e centinaia di pallottole,
inebriati dall'odore di polvere e dal vinaccio che tracannavano
a grandi sorsi direttamente dai rubinetti dei barilotti. Imitavano
i soldati celebrati dai reportage della TUE, quelli che affondavano
fino al ginocchio in trincee glaciali infestate dai ratti, che
si staccavano dalle loro fosse solo ogni tanto, per mitragliare
senza convinzione l'orizzonte che gli stava davanti. Gli spacconi
del villaggio non rischiavano una granata in pieno petto, o di
lasciare questo mondo in un ultimo rimpianto impastato di terra
e di sangue, ci nonostante se la facevano sotto. Quanti erano
quei valorosi servitori dell'arcangelo Michele? Probabilmente
una trentina, magari di pi. C'era da scommettere che, prima
di intraprendere questa operazione contro la famiglia nemica
della Fede, avessero chiesto il permesso, non erano certo cos
temerari da infischiarsene della benedizione ufficiale.
Dopo il decreto di Preferenza Cristiana, Zina non aveva
voluto unirsi alle file degli esiliati. Il governo dell'Europa Unita
aveva scelto quella parola, preferenza, per non turbare gli
animi pi delicati, in realt si trattava per di un'espulsione
fatta e finita dei nemici interni, vale a dire degli europei di
confessione musulmana. Per abbandonare il territorio avevano
concesso loro quindici giorni, non uno di pi. Discendente di
marocchini, Zina aveva scelto, al pari di poche altre donne o
uomini sposati con persone di ceppo cristiano, di restare con il
marito e con i figli. Aveva sperato che le persecuzioni avrebbero
risparmiato le famiglie miste, ma si era sbagliata: informati
grazie allo zelo delle popolazioni, gli uomini dell'arcangelo
Michele separavano infatti senza piet la crusca islamica dal
- buon grano cristiano. Giustiziavano sommariamente il membro
di origine musulmana - impiccagione, garrota o pallottola in
testa - e condannavano l'altro componente della coppia, colpevole
di tradimento e apostasia, a quindici anni di reclusione
in un campo, destinavano i figli alle scuole profetiche e, infine,
confiscavano tutti i loro beni, case, automobili, conti bancari,
mobili, riservandone una minuscola parte ai delatori.
Un primo assalitore super agilmente il muro e si ripar
dietro a un cedro. Quanti anni poteva avere? Quindici? Si
credeva il protagonista di uno di quei videogiochi che prima
di essere proibiti avevano conquistato intere generazioni. Proseguiva
curvo fra gli alberi, a testa bassa, girandosi talvolta per
incitare gli altri, meno audaci di lui, a seguirlo. Quel piccolo
idiota sarebbe servito da esempio ai suoi compagni, perch una
vittima sacrificale ci voleva, visto che il primo sangue versato
avrebbe raffreddato l'ardore dei valorosi soldati della Fede,
concedendo del tempo in pi a Zina e ai bambini.
Lasci che il ragazzo si acclimatasse coi dintorni, che il senso
di pericolo lo ringalluzzisse, poi sal di corsa al primo piano
appostandosi nel pianerottolo e fece scivolare la canna del fucile
fra le schegge di vetro ancora attaccate all'intelaiatura di legno
della finestra, sembravano merletti di brina.
Vide cascare altre due sagome dalle fronde che sovrastavano il muro di cinta. Il ragazzo si lanci nello spazio scoperto che separava gli alberi dalla casa e continuando a correre spar dei colpi alla rinfusa verso la porta d'entrata.
Una pallottola, una soltanto, lo centr nel cranio.
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
La bomba ruggiva ancora dentro Pibe, era un pensiero
che non gli apparteneva, che gli impediva di ricollocarsi nella
propria testa e nel corpo. Attorno a lui c'erano delle persone
che gesticolavano, che cercavano di parlargli, ma siccome non
le sentiva, era come se fosse circondato da un drappello di
marionette rotte e mute.
La bomba, una madre di almeno dieci tonnellate, era esplosa
a circa trecento metri da casa sua, radendo al suolo il quartiere
per mezzo chilometro. Aveva scavato una buca pi ampia di un
cratere lunare e lasciato all'addiaccio tre o quattromila abitanti.
Contare i morti era impossibile e ancora meno possibile sarebbe
stato ricomporli. Se i rappresentanti della Grande Europa non
avessero giurato mano sul cuore che la jihad aveva solennemente
rinunciato alle armi nucleari - subito prima della guerra, i
diplomatici riuniti a Mumbai, in India, avevano firmato un
trattato di non utilizzo delle armi di distruzione di massa - si
sarebbe potuto facilmente credere alla visitina inaspettata di
una bomba atomica.
Era l'alba quando era riuscito a emergere dai ruderi della
casa, molto prima dell'arrivo dei soccorsi, trattenendo il respiro
per non inalare le particelle radioattive che l'uranio impoverito
aveva lasciato nell'aria. Aveva incrociato delle figure logore,
silenziose, ancora troppo concentrate sul grande scoppio per
poter gemere o piangere. Persone che, come lui, non occupavano
pi il proprio corpo, zombi, morti viventi. Pibe non aveva
nemmeno cercato di capire se la testa di Marie-Anne fosse
ancora attaccata al resto del corpo. Gli occhi sgranati e vitrei
della sorella lo avevano subito chiaramente informato che quella
minuscola vita si era spezzata sotto tonnellate di macerie. Anche
i genitori avevano tutto d'un colpo smesso di mugolare accanto
a lui, disintegrati nel bel mezzo dei loro schiamazzi notturni.
Pibe avrebbe dovuto rallegrarsi, finalmente era libero dalla
loro tutela, finalmente era stato gettato in mezzo alla strada,
finalmente faceva parte dell'armata degli orfani delle bombe.
Eppure non provava n gioia n tristezza, era colmo solo di
fracasso, i timpani li sentiva pieni di spilli incandescenti, la gola
e il petto sminuzzati da mascelle fameliche, qua e l le scottature
gli avevano spellato collo, spalle e braccia. Si era reso conto
di aver perso i pantaloni del pigiama quando una donna, una
soccorritrice vestita di bianco, con movimenti ipnotici gli aveva
legato intorno ai fianchi un asciugamano di spugna con una lancia
rossa ricamata. Lo avevano fatto avvicinare a un'ambulanza
dove un medico scontroso e assonnato l'aveva esaminato dalla
testa ai piedi, aveva disinfettato i suoi graffi e le sue ustioni con
un liquido scuro che bruciava, era stato costretto a inghiottire
delle pillole disgustose, gli avevano gettato una coperta sulle
spalle e l'avevano abbandonato in mezzo ad altri superstiti,
maschi e femmine di tutte le et, completamente annichiliti.
Quelli della teppaglia si erano fatti vivi poco dopo i soccorsi.
Tre camion malmessi ma corazzati - i rino-camion li chiamavano
lui e i suoi compagni a scuola - si erano fermati a pochi metri
dalle ambulanze con un frastuono di motori surriscaldati e freni
usurati. Decine di ombre si erano subito sparse fra le macerie,
come uno stormo di corvi. Senza degnare di uno sguardo i
soccorritori o i sopravvissuti, i piccoli predatori avevano frugato
fra le rovine e recuperato i rari oggetti ancora intatti che
avevano ammucchiato nei camion. Una donna in camicia da
notte aveva gridato che erano la vergogna dell'Europa, la feccia
dell'umanit, un grano cattivo perfino peggiore della crusca
islamica. Per tutta risposta, uno di loro aveva sfoderato un'enorme
pistola e messo fine alle sue recriminazioni piantandole un
proiettile nello stomaco. Trapassata da parte a parte, la donna
si era accasciata al rallentatore con la leggerezza di una piuma,
e prima di avvicinarsi cautamente a lei, i soccorritori avevano
aspettato un po'. Il suo assassino aveva una ventina d'anni e la
testa rasata, quasi due metri d'arroganza impacchettati nel cuoio
nero. Aveva continuato a giocare con la pistola senza levare loro
gli occhi di dosso, traendo visibilmente piacere dalla paura che
incuteva. I soccorritori avevano posato la moribonda su una
barella senza alcuna precauzione, il che rivelava quanto fossero
terrorizzati. Il sangue incollava la camicia da notte della donna
al suo ventre, alle sue viscere, alle sue cosce, e il volto aveva il
colore del cielo mattutino.
Furono le sirene degli sbirri a forzare quel silenzio degno di
un cimitero. Quelli della teppaglia ripiegarono in fretta verso
i camion senza che riecheggiasse un solo ordine o un qualsiasi
segnale, abbandonando i mobili o gli oggetti pi pesanti l
dov'erano. La coordinazione e l'efficienza dei loro movimenti
rendevano pi palese e inquietante l'agitazione scomposta dei
soccorsi. Non sprecarono un gesto, non mostrarono nessuna
esitazione, anche nel caso dei pi giovani, che dovevano avere
appena dieci anni. Percorsero rapidamente le montagne di macerie
agili come gatti selvatici, convergendo verso i rino-camion,
i cui tubi di scappamento sputacchiavano una sorta di pece.
Gli stracci rattoppati che indossavano gli fluttuavano intorno
come veli di nebbia.
Affascinato, Pibe si rialz e senza accorgersene si avvicin
a un camion. Incroci lo sguardo del tipo con la testa rasata
che aveva sparato alla donna. Ci lesse diffidenza e una ferocia
paragonabile a quella di certi lupi che aveva intravisto in
televisione (la TUE era prodiga di documentari sugli animali,
destinati secondo la presentatrice a celebrare la gloria della
Creazione). Gli elementi pi anziani della teppaglia indossavano
pantaloni e giacche di cuoio sormontati da placche metalliche
o da catene, un segno distintivo della loro autorit, e avevano
pistoloni e rivoltelle infilati nelle cinture.
Mentre i predoni si radunavano alle spalle del camion, il
ragazzo con la testa rasata avanz verso Pibe con l'enorme
pistola che gli penzolava in fondo al braccio. Spaventato, Pibe
fece qualche passo indietro, inciamp nella coperta e si ferm
su una piattaforma di cemento scrostata. Il suo primo riflesso
fu di abbassare la giacchetta del pigiama sul bacino scoperto,
il secondo di cercare con lo sguardo i genitori. Non l'avevano
mai soffocato con il loro affetto, n l'avevano mai davvero maltrattato,
si erano limitati a tracciare freddamente il solco della
sua individualit, l'avevano allevato mantenendo una distanza,
rispettando cos i precetti dell'arcangelo Michele, secondo cui
tenerezza faceva rima con debolezza. Lo sguardo dell'assassino
lo paralizz, era la paura, fiss la canna della pistola fino a farsi
girare la testa, quell'occhio buio da cui la morte poteva spuntare
da un momento all'altro, pi precisa della bomba, inevitabile.
Di nuovo aveva una grandissima voglia di pisciare.
... tuoi... nitori... cora?
Gli ci volle qualche secondo per rendersi conto che l'assassino
stava parlando con lui. Percepiva di nuovo i suoni, attutiti,
come attraverso una parete d'acqua.
I tuoi genitori ci sono ancora?
Pibe fece di no con la testa un po' troppo precipitosamente,
picchi una tempia contro uno spigolo. Il ragazzo dalla testa
rasata infil la pistola nella cintura e si diresse con passo ferino
verso il retro del rino-camion pi vicino, ma prima di arrampicarsi
nel rimorchio coperto si volt.
Se ti va di unirti a noi, sei il benvenuto! url. Noi accettiamo
reclute, a te la scelta: o noi, o una scuola profetica!
L'ululato della sirena copr in parte la sua voce. Mentre il
camion si ridestava con uno stridio di assi e sobbalzando raggiungeva
una parte di strada relativamente sgombra, Pibe non
reag. Poi vide due soccorritori precipitarsi verso di lui e prese
la sua decisione. Pi che una decisione fu un riflesso, a dire il
vero, perch era il corpo a pensare al posto suo.
Balz in avanti e si lanci verso il camion, dimenticando la
coperta, dimenticando l'asciugamano, dimenticando di essere
nudo. Alle sue spalle alcune voci gli ordinarono di fermarsi,
ma nessuno cerc di fermarlo davvero. L'assassino dalla testa
rasata si sporse dal retro del camion, con una mano si aggrapp
a una ringhiera di metallo e tese l'altra verso di lui.
Il veicolo non rallentava, stava a Pibe coprire la distanza che
mancava a raggiungerlo, stava a lui dimostrare che era degno di
unirsi alla teppaglia. A osservarlo dagli interstizi del telone del
camion erano ragazzi e ragazze, i loro occhi splendevano come
stelle in un cielo di contrabbando. Il terrore e la stanchezza della
notte precedente si facevano sentire, gli segavano le gambe, gli
squassavano i polmoni, gli serravano i denti. Avvertiva sulla
nuca l'alito putrido della scuola profetica, i suoi servizi religiosi
tutte le mattine alle cinque, lo studio dell'Antico e del Nuovo
Testamento per tre ore al giorno, la disciplina ferrea, i castighi
corporali, e anche, ebbene s, le mutilazioni che toccavano agli
sventurati sorpresi a masturbarsi.
Alcuni detriti disseminati sull'asfalto rallentarono il camion,
Pibe acceler e afferr la mano del ragazzo dalla testa rasata.
Sollevato da terra, spinto attraverso gli orli tremanti del telone
venne trascinato all'interno, dove atterr su un pavimento scomodo
e traballante. Attorno a lui, un ammasso di cianfrusaglie
recuperate, di scarpe, di gambe e, un po' pi in alto, nell'ombra,
un cerchio di facce giovani che s'intravedevano grazie ai sottili
fasci di luce che filtravano dall'esterno. I loro sguardi divertiti
gli ricordarono che era comparso l di colpo senza pantaloni
e senza mutande. Per quanto l'intensit dello sforzo l'avesse
sfinito, raddrizz allora la schiena e port le ginocchia al petto,
strinse le gambe fra le braccia e si accomod in fondo a una
grossa asse mezza sfondata.
Ehi, piacere, io sono Stef. Mi chiamano anche Fesse, ma
sinceramente preferisco Stef.
Seduta su un angolo della stessa asse, una ragazza si era allungata
verso di lui per sussurrargli quelle parole all'orecchio.
Era grande, quattordici o quindici anni, anche sedici, aveva
lunghi capelli neri da cui spiccavano alcuni ciuffi biondi e
crespi. La pelle era bianchissima, gli occhi erano cos chiari da
sembrare trasparenti, non era per niente truccata e non aveva
neanche catenelle, orecchini, niente di quella paccottiglia per
cui le ragazze in genere andavano matte.
Tu come ti chiami?
Prima di rispondere, Pibe ce la mise tutta per riprendere fiato.
La ragazza gli faceva uno strano effetto, aveva l'impressione di
averla gi vista in sogno, in un'altra realt. Il resto dell'equipaggio,
cullato dal brusio e dalle vibrazioni del camion, non
prestava loro attenzione.
Pibe.
 il tuo vero nome?
Il padre di mio padre adorava un calciatore, un tizio argentino,
El Pibe de Oro, che significa il ragazzo d'oro, o almeno
credo.
E i tuoi genitori dove sono adesso?
La bomba. La bomba li ha...
Un torrente di lacrime travolse le sue parole. Non li avrebbe
pi visti, non aveva pi una famiglia, un focolare, un passato,
un futuro. La ragazza si sedette accanto a lui e lo abbracci,
riservandogli una dolcezza che la madre non gli aveva mai
concesso.
Stef si era unita alla banda della Croce del Sud solo due
settimane prima. Nessuno le aveva chiesto da dove venisse, n
come fosse capitata da quelle parti. Si dimostrava efficiente nei
saccheggi e temibile con le armi, obbediva agli ordini senza
fare storie e questo bastava e avanzava per garantirsi un buon
posto nell'organizzazione. Si era limitata a far sapere che non
voleva essere scocciata e, a parte alcuni irriducibili a cui faceva
passare la voglia con una parola o un'occhiata assassina, i maschi
la lasciavano in pace. Aveva tutto l'occorrente-per allettarli,
tuttavia, forme che mostrava spudoratamente nei corridoi
delle docce, una pelle color latte, un seno prosperoso, fianchi
generosi, natiche tonde, sode, e magari l'avevano soprannominata
Fesse proprio per questo. Era intervenuta due volte
per allontanare da Pibe le noie del nonnismo. La prima volta,
alcuni ragazzi e ragazze di dodici, tredici anni, avevano intrappolato
il novellino in un garage e avevano iniziato a togliergli i
vestiti per ungergli il corpo di grasso e polvere, una tradizione
che a loro giudizio avrebbe dovuto immergerlo nel suo nuovo
mondo. Stef non aveva avuto bisogno di urla o di minacce. Le
era bastato apparire e i torturatori si erano dispersi come un
gruppo di topi sorpresi da un gatto. Lo aveva aiutato a rivestirsi,
le sue mani che lo sfioravano avevano lasciato a Pibe dei
ricordi incantevoli. La seconda volta, quattro ragazzi avevano
accusato il novellino di averli derubati di una scatola di barrette
di cioccolato, si erano quindi incaricati di applicare loro stessi
la giusta punizione: una scarica di pugni e calci. Siccome Pibe
non aveva mai imparato a fare a pugni, si era rannicchiato al
suolo proteggendosi la testa e lo stomaco con braccia e gambe.
Stef si era gettata nella mischia con il furore di una leonessa,
mettendo in fuga i quattro giustizieri. Si era poi scoperto che
quelli lo avevano accusato ingiustamente per imprimergli nello spirito i principi elementari della gerarchia. Le leggi della
teppaglia erano costate loro dieci giorni d'isolamento, le celle
in cui erano stati rinchiusi erano grandi due metri quadrati ed
erano prive di luce, acqua e perfino di un cesso, per insegnargli
a vivere con la loro merda, aveva detto Sangoan, comandante della Croce del Sud.
Da allora pi nessuno aveva infastidito Pibe. Le sue ferite
e le sue bruciature erano guarite e dentro di lui il rumore
della bomba si era spento. Un decurione della teppaglia aveva
incaricato Salom detta Sol, una ragazzina di undici anni, di
inculcargli i rudimenti della vita comunitaria. Le tre regole
fondamentali non erano difficili da memorizzare: obbedire
ciecamente agli ordini dei diretti superiori, non fare casino,
non rompere le palle al prossimo.
Qui lo chiamiamo Ocaspros, precis Salom scostando
dalla fronte una ciocca di capelli. O come obbedire, CAS
come casino, PROS come prossimo. In s non significa nulla,
 solo un modo per ricordarsi le regole.
Strana ragazza Salom: pi magra di un gatto randagio,
capelli castani lisci ma ribelli, malinconici occhi color nocciola,
sempre imbacuccata in un guazzabuglio di vestiti troppo larghi.
Portava immancabilmente dei guanti forati. Nel dormitorio
della loro decuria occupava il letto vicino al suo e riusciva,
come quasi tutte le altre ragazze, a svelare di s solo la faccia
stanca o i piedi deformati dagli stivali.
Dormivano sotto il tetto di una vecchia fabbrica dismessa
e riadattata in una serie di alloggi spartani. A ognuno veniva
assegnato un armadietto metallico chiuso da una catena in cui
si potevano riporre i propri effetti personali e, a patto di avere
un minimo di soldi, i dolci comprati allo spaccio cooperativo
della teppaglia.
Salom aveva perso la famiglia nel corso di un raid sanguinario
della Croce del Sud, poi aveva seguito senza esitare gli
assassini dei suoi genitori. Con la teppaglia se non altro mangiava
a sufficienza e si sentiva al sicuro, ma soprattutto non
subiva pi le aggressioni del padre, un ausiliario della legione,
un porco fatto e finito.
Ho sputato sul suo cadavere, gli aveva detto con una
smorfia di disgusto. E anche su quello di mia madre. Non
ha mai fatto nulla per impedirgli di... insomma, hai capito...
Sol si era irrigidita e per non scoppiare in lacrime si era
morsa un labbro, dopodich aveva fatto fare a Pibe il giro dei
vari edifici: la zona del comandante Sangoan, dei tre capitani
e dei nove centurioni, che avevano tutti un proprio alloggio o
almeno una camera singola; poi quella dei decurioni, divisa in
camere da tre o quattro letti; le parti comuni, cio il refettorio,
le cucine, i garage, le sale ricreative, il deposito merci e infine,
posizionato nelle vecchie cantine, l'arsenale. Una decina di
soldati d'ambo i sessi sorvegliavano costantemente le armi,
ammassate a migliaia sugli scaffali. Le lampadine illuminavano
anche le casse di munizioni, di granate, di detonatori e di cinture
esplosive impilate sui bancali.
Presto potrai scegliere una tua arma...
Sol aveva tirato fuori dall'accozzaglia dei suoi vestiti una
pistola scura che, dopo aver sollevato, aveva esaminato alla luce
di una lampadina appesa a un filo attorcigliato.
Io ho preso questa, una Baby Eagle, una vecchia CZ-75,
diciassette colpi, pesa pi di un chilo. Mi fa impazzire,  la mia
bambina, dorme sempre con me. Qui. Si era indicata la pancia
con un cenno del mento e aveva proseguito: Mi protegge e mi
tiene caldo. Il prossimo che prova a molestarmi si piglia una
pallottola nei... Fra le ciglia le erano scintillate lacrime d'odio.
Ti daranno cinque caricatori. Quando saranno vuoti, star
a te farti il mazzo per fabbricarti i tuoi proiettili. Abbiamo tutta
la roba che serve. Come si fa, te lo insegner io.
Le guardie non erano molto pi grandi di lei, ma per la seriet
e la dedizione al dovere avevano i volti scavati, era possibile
intuire che aspetto avrebbero avuto un giorno, se mai fossero
diventati vecchi. Il padre di Pibe diceva che la speranza di vita
di quei piccoli demoni non superava i venticinque anni. Le
vie del Signore si confondono a volte con le vie della selezione
naturale, aggiungeva rosso in volto, fiero della sua sentenza.
Pap, mamma, Marie-Anne... li stava gi dimenticando,
erano solo brandelli di ricordi, persone di cui riusciva a stento
a ricreare i volti, fantasmi, idee astratte.
Salom lo aveva portato di fronte alle maschere antigas e alle
relative tute, allineate lungo dei sostegni metallici. Si sarebbe
detto che l'armata dei cloni del secondo episodio di Star Wars,
una delle rare serie di film non censurate dalla commissione
Giovent & Morale, si fosse riunita nell'arsenale sotterraneo
della Croce del Sud.
Dovremo anche imparare a infilarci questa roba. Sangoan
sostiene che il protocollo di Mumbai  solo spazzatura, che la
jihad pu farci piovere addosso da un momento all'altro bombe
nucleari, chimiche o batter... batterio... insomma piene di
microbi, o anche cariche di campioni di DNA che aggrediscono
il cervello trasformandoti in un totale ritardato.
Quando lo sapremo sar troppo tardi, aveva replicato Pibe.
Sei impazzito? Qui  pieno di rilevatori che quando captano
una variazione di qualsiasi tipo nell'aria e nell'acqua si mettono a
strillare a morte. Non ti preoccupare: ci avviseranno in tempo.
Pibe non condivideva l'ottimismo di Sol, ma poich era
nuovo aveva preferito tenere le sue opinioni per s. In quel
momento aveva solo fretta di uscire dall'arsenale, fretta di
respirare un'aria sgombra da quel fetore di metallo e di chiuso.
Non capisco come far a scegliere una pistola, aveva
mormorato. Non ho mai sparato un colpo in vita mia.
Sol lo aveva avvolto con uno sguardo indefinibile, sospeso
fra lo stupore, la piet e la nostalgia, e aveva puntato la Baby
Eagle verso la porta.
Ti porto al poligono di tiro.
Si estendeva al di l di un garage, sulle sponde sabbiose
della Loira ed era deserto. A nessuno sarebbe mai venuta l'idea
folle di dilapidare la propria scorta di proiettili solo per fare
esercizio. Salom aveva regalato a Pibe otto pallottole, cio
met del suo caricatore. Il patto era che lui l'avrebbe aiutata a
rifare il pieno e lei al contempo avrebbe avuto l'occasione di
istruirlo sui vari calibri o sui dosaggi di polvere da sparo e su
come maneggiare le macchine necessarie a creare i proiettili,
tre o quattro ore di lavoro al massimo. Sol aveva scelto come
bersaglio una sagoma umana mezza sforacchiata ritta a una
ventina di metri di distanza. D'altra parte non avrebbe potuto
sceglierne un'altra: il sistema di sostituzione automatica dei
bersagli non funzionava pi da secoli. Spieg a Pibe come
sbloccare la sicura della pistola, come armarla, puntarla e come
premere il grilletto. Fu lei a sparare per prima. Vicino al cuore
della sagoma, Pibe vide apparire una nuova stella nera. Vide
anche gli occhi di Sol dilatarsi, e il suo muso da faina trasformarsi in una terrificante maschera guerriera.
Tu... hai gi ammazzato qualcuno?
Sol pieg il braccio e guard adorante la sua pistola prima di consegnarla a Pibe.
 la mia bambina, capito? Devi fare super attenzione. Poi, s, mi ero dimenticata di dirti una cosa: se veramente vuoi far parte della Croce del Sud, far fuori un legionario o uno sbirro  obbligatorio.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Alla fine ce l'abbiamo fatta con quel pezzo di... sterco!
Dopo un giorno d'assedio era rientrato al tramonto. Puzzava
di polvere, sudore e vino acido.
Gli aveva servito la cena in cucina, il rag del giorno prima
riscaldato al microonde. Il fucile adesso era appoggiato sul vetro
scuro del tavolo tondo. Due mesi prima gli era costato una
fortuna, gliel'aveva venduto un trafficante d'armi e non se ne
separava mai, neanche per lavorare o per dormire. Riempiva di
pallottole e granate le tasche della sua giacca militare, un vero
arsenale ambulante con tanto di pugnale nel fodero legato a
una coscia con una cinghia. In testa, un po' stretto, aveva anche
un elmetto mezzo arrugginito.
Lei se ne stava in piedi contro il frigo, in disparte. Non sapeva
infatti se il marito avesse gi avuto la sua dose di violenza
quotidiana, o se avesse ancora bisogno di sfogarsi menando le
mani. C'erano volte in cui la tempestava-di pugni fino a che
non crollava, poi la riempiva di calci, le sollevava la gonna, le
strappava le mutande e la possedeva sul pavimento mezza morta
e sanguinante.
I bisbigli dei bambini che erano da poco andati a letto penetravano
fra le assicelle e i tramezzi. Il maggior difetto della
casa - una parola grossa per una baracca prefabbricata che si
piegava e scricchiolava sotto il peso dei suoi venticinque anni -
era la totale mancanza d'isolamento acustico, una sconsolante
assenza di intimit. No, non era per niente l'alloggio dei suoi
sogni. Le toccava arrampicarsi sul tetto quotidianamente o quasi
per cambiare le tegole o ripulire le grondaie, consumava il suo
tempo e la sua schiena in lavori d'idraulica, elettricit o muratura.
Lui non faceva un bel niente al di l del suo mestiere, e lavorava
comunque solo un giorno su due. Il posto in cui lavorava,
la fabbrica di componenti metalliche del paese vicino, secondo
il giornale locale stava attraversando un periodo difficile: la
paralisi della guerra sul fronte Est non favoriva l'impiego di
carri armati o altri veicoli militari e, per quanto riguardava le
semplici automobili, le vendite erano calate da almeno dodici
anni. Al marito, dunque, andava bene tenersi impegnato cacciando
di frodo, bevendo e trastullandosi con gli amici, buoni
a nulla il cui cervello sembrava sprofondare poco a poco nel
collo e nel ventre. La sua squadra si era accattivata la simpatia
dell'ausiliario della legione del villaggio, un energumeno chiassoso
che con le sue enormi mani aveva fracassato pi di una
mascella ostile. Le malelingue insinuavano che fosse lui stesso,
quel rappresentante dell'autorit ufficiale, a organizzare i vari
traffici del circondario: armi, sigarette, eccitanti, alcol.
Ha fatto fuori Raphael quel pezzo di... bastardo! E anche
Jean, il figlio dei Maraud. Una pallottola in mezzo agli occhi.
Poveri ragazzi, ti rendi conto? E poi ha colpito Remy alla gamba.
Meno male che Guy alla fine lo ha ammazzato. Quando
l'abbiamo beccato, cazzo, ha avuto il fatto suo, puoi star sicura!
Di lui non  rimasto quasi niente. Quella mezza negra della
moglie, per, non l'abbiamo trovata e nemmeno quei bastardi
dei figli. Sono volati via, gli uccellini.
Lei rest in silenzio con gli occhi puntati a terra. Not una
nuova crepa, una linea zigzagante, una saetta intrappolata fra
quei quadrati grigiastri. L'odore della fossa biologica, stracolma
da secoli, le sembr pi intenso del solito, insopportabile. Pioveva
pi o meno ininterrottamente da novembre, e n il fuoco
del camino n i caloriferi riuscivano a scacciare un'umidit cos
penetrante. Anche se abitavano in una regione risparmiata dai
bombardamenti, subivano quotidianamente le stesse interruzioni
all'elettricit e all'acqua del resto del Paese e anche per
loro il carburante e i prodotti di prima necessit erano scarsi.
Gli abbiamo fatto ingoiare le budella e i coglioni, a quella
merda! Avresti dovuto vederlo, urlava come un vitello! Sposato
con un'osama, ti rendi conto? Bisogna ammazzarli tutti quanti
questi Giuda!
Finse di dargli ragione con un vago cenno del capo. In realt
le sarebbe tanto piaciuto che il Giuda in questione sparasse
agli idioti che avevano preso d'assalto casa sua, suo marito
compreso. Non era sicuramente un pensiero che si addiceva a
una buona cristiana, ma del resto anche la religione rielaborata
dall'arcangelo Michele non aveva niente di cristiano. I legionari
avevano rispedito le donne nei focolari domestici riservando lo
spazio pubblico ai soli uomini. La facevano di nuovo da padroni
e si erano riaffermati quegli aspetti tirannici che i movimenti
femministi, sul finire del XX secolo, avevano saputo attenuare.
L, in quella cittadina, erano molte le donne e le ragazze che
venivano picchiate, stuprate, tenute sottochiave, umiliate.
Esattamente come lei.
Il marito alz lo sguardo dal piatto e le lanci un'occhiata
perversa, stravolta dal vino e da un desiderio malevolo che
conosceva fin troppo bene. Quella notte avrebbe fatto i suoi
porci comodi con lei, le avrebbe piantato fra le cosce quel suo
arnese nodoso, le avrebbe fatto male e intorpidito dall'alcol ci
avrebbe messo un'eternit a venire. Poi, finalmente soddisfatto,
si sarebbe addormentato come un ghiro, lasciandola sola con
la sua frustrazione, le lacrime e l'insonnia.
Dopo che lui ebbe finito di mangiare rest a lungo in cucina,
raccolse da terra i suoi vestiti macchiati di sangue, diede
una spazzata al pavimento e ripul il lavandino due volte di
seguito, tutto pur di ritardare il pi possibile il momento di
andare a letto. Sperava si fosse addormentato, ma cap che non
avrebbe scampato la corv della scopata quando attraverso il
soffitto sent il marito chiamarla impaziente. A quel punto si
sbrig, per paura che lui svegliasse i bambini e che, infastidito
dal loro pianto, se la prendesse anche con loro. Per fortuna
era riuscita a farsi dare una confezione di pillole del giorno
dopo da Christelle, la sua migliore amica. Aveva gi messo
al mondo un bambino e una bambina, non aveva pi voglia
n di crescere n di moltiplicare, non nell'Eden senza futuro
dell'arcangelo Michele. And in bagno, si spogli, si rinfresc
il viso e si guard allo specchio. Scialba dalla testa ai piedi, cos
appariva a se stessa, poi si spazzol i denti e prima di mettersi
la camicia da notte, si vers sulle dita alcune gocce d'olio di
mandorla con cui si cosparse la vulva, resistendo alla tentazione
di prolungare quella carezza gentile. Poi, in camera, si sdrai
accanto al marito, irrigidendosi in attesa della monta. Lui a
mo' di preliminare le tir su la camicia da notte, le si avvicin
respirando come un bue, le apr le gambe aiutandosi con un
ginocchio e la penetr con un unico, potente colpo di bacino.
Senza l'olio di mandorla, la sensazione sarebbe stata quella di
essere perforata da una barra incandescente. La lubrificazione
era uno dei molti trucchi che le aveva insegnato Christelle.
Nessuno le aveva mai regalato un manuale d'istruzioni sull'arte
amatoria, e a parte quello che le era stato imposto come marito
a diciotto anni, non aveva conosciuto altri uomini.
Un brusio sordo, regolare, tagliava il silenzio, un rumore
notturno che per lei era sinonimo di sollievo, di liberazione.
Sopraffatto dal vino e dalle emozioni della giornata, era sprofondato
nel sonno. Trattenne un grido di gioia e aspett ancora
qualche istante, voleva assicurarsi che si fosse addormentato per
bene. Poi con la mano si tocc fra le cosce e tenendo a bada il
respiro, concluse ci che aveva cominciato in bagno.
Quanto le piaceva la casa di Christelle, un edificio di pietra,
ampio, luminoso, in perfette condizioni. Amava soprattutto la
scala maestosa, gli arabeschi del camino dai toni purpurei, la
finestra, ma era pi una vetrata, attraverso cui si riversavano
all'interno cascate di luce ambrata.
E la moglie? E i figli?
L'altra ospite di Christelle si era presentata come la presidentessa
regionale di un'associazione arcangelica, incaricata di
raccogliere fondi per gli indigenti, fra cui le famiglie vittime dei
bombardamenti e i figli dei legionari morti al fronte. Una donna
senza et avvolta in un tailleur austero, con i capelli raccolti
in uno chignon. I suoi occhi chiari e vivaci, smentivano il suo
aspetto da bigotta.
Non li ha denunciati nessuno?
Christelle vers il caff nelle tazze e sollev il coperchio
d'argento della zuccheriera.
Non lo sapremo mai.
Che ne  dei musulmani catturati dai legionari?
La presidentessa alz le spalle. Nessuno lo sa con certezza.
Si suppone che vengano espulsi dall'Europa.
Sgranocchiando dei biscotti, le tre donne spettegolarono
un altro po' prima di entrare nel vivo dell'argomento. Fuori
pioveva, la notte faceva capolino in pieno giorno, il mese di
giugno stagnava in un'oscurit miserabile.
Christelle mi ha detto che le piacerebbe entrare a far parte
della nostra associazione...
Si raddrizz sulla sedia e glielo conferm con un battito di
ciglia, di colpo spaventata dalla propria audacia. Sperando di
nascondere quanto si sentisse a disagio, bevve un sorso di caff.
Per quanto fosse migliore della broda servita nella maggior parte
delle altre case, anche il caff di Christelle ricordava solo alla
lontana la bevanda nera e vellutata della sua infanzia.
Christelle le ha spiegato la natura esatta della nostra attivit?
Secondo battito di ciglia. Le era sembrato di capire che
l'associazione raccogliesse doni, organizzasse mercatini di beneficenza,
distribuisse semestralmente cibo e vestiti e facesse
da copertura ad attivit di gran lunga meno arcangeliche.
Le ha detto, s, che operiamo a diversi livelli?
Christelle non le aveva mai raccontato da dove venissero le
pillole del giorno dopo, n di come la piccola Isabelle Durveille,
una ragazzina di quindici anni, fosse riuscita ad abortire, ma i
fili in quel momento si stavano ricomponendo. Le era chiaro
che si stava lasciando coinvolgere in una rete clandestina, che
stava valicando un confine pericoloso. Il cuore per un attimo
le si ferm, cos il respiro e lo stomaco le si chiuse di colpo.
Avrebbe dovuto imparare a controllare meglio il corpo, il volto,
gli occhi, a mantenere il distacco con chi la conosceva rispetto
a quel segreto.
In che cosa... consistono...
La domanda rimase incompleta. Bevve il resto della tazza
in un sol sorso. Il sapore acido del caff le rest in bocca come
una lama affilata.
Una riunione al mese. In una delle grandi citt pi vicine.
Una all'anno a Parigi. Ci saranno anche altre associazioni. Senza
contare le attivit e i servizi... annessi.
La presidentessa pos la tazza sul piattino con una delicatezza
affettata. L'intensit della pioggia raddoppi. Il rumore
delle gocce che s'infrangevano a terra ricordava il rombo di
uno squadrone di bombardieri. Le tenebre occuparono la casa
come un esercito di ombre.
Le nostre responsabili la terranno aggiornata. Potr chiederci
qualsiasi cosa attraverso di loro, nella fattispecie a Christelle.
Cercheremo di soddisfare ogni sua esigenza, nei limiti delle
nostre possibilit. Alcuni servizi sono gratuiti, altri a pagamento.
La quota annua  di quindici euro. Ha delle domande? Adesso
dovrei proprio andare.
Le domande, in effetti, le si accavallavano in fondo alla gola
e non riguardavano l'associazione, bens la reazione del marito,
le menzogne che sarebbe stata costretta a inventarsi, i rischi a
cui sarebbe andata incontro infrangendo la legge arcangelica,
e che avrebbero interessato non solo lei ma i suoi figli. Sarebbe
morta di dolore se glieli avessero strappati per mandarli a
marcire in una scuola arcangelica.
Fino a ora non abbiamo mai avuto noie con la legione,
prosegu la presidentessa. E finch ognuna di noi terr la
bocca chiusa non ne avremo. Dobbiamo imparare a non fidarci
di niente e di nessuno. Dei bambini soprattutto. La libert che
abbiamo a disposizione ha dei limiti. Sta a noi preservarla, cos
come diffonderla.
Dopo aver versato i quindici euro della quota annuale, perplessa
fece ritorno a casa. Recuper i bambini da sua cognata,
un'arpia con una casupola decrepita che si stagliava in mezzo
a un oceano di rottami arrugginiti. Le sembrava che tutti gli
uomini e le donne che incrociava riuscissero a leggere nei suoi
occhi come in un libro aperto.
Signora Priou!
Sobbalz, strinse le mani dei figli e fin di attraversare la via
principale del paese. Un omone massiccio spunt dalla notte
incombente e piomb su di lei. Basco nero, uniforme nera con
la lancia d'argento, stivali neri, occhiali scuri. Era l'ausiliario
della legione.
Che piacere incontrarla, signora Priou.
Gli rivolse il migliore dei suoi falsi sorrisi. La sovrastava
praticamente di due teste. La dolcezza quasi infantile di quella
faccia contrastava nettamente, in modo quasi osceno, con la
grandezza delle mani, il volume del collo, la larghezza delle
spalle. Una vernice scarlatta rivestiva il calcio della pistola che
spuntava dalla fondina nella cintura, e anche la minuscola lancia
appuntata sul basco. Gli abitanti del villaggio si chiedevano
perch non fosse stato mandato al fronte Est, ma nessuno aveva
avuto il coraggio di chiederglielo direttamente.
Volevo farle sapere che suo marito ha dato prova di grande
senso civico, di grande coraggio. Avrei intenzione...
Si tolse il basco, con il palmo della mano si lisci i capelli
castani e per pochi istanti nauseabondi, lei respir un odore
di sebo. La pioggia cadeva tutto intorno, precipitando da nuvole
squarciate. Lungo il canale di scolo parallelo alla strada,
un rivolo giallastro trasportava cartacce, foglie e ramoscelli.
L'ombra umida e tentacolare della chiesa si allungava sulle case
raggruppate intorno alla piazza principale.
Avrei intenzione di raccomandarlo al nido regionale della
legione. Sarebbe un buon ausiliario. Dovrebbe sottoporsi a un
addestramento di sei mesi. L'idea di separare una famiglia non
piace a nessuno, ma in compenso guadagnerebbe due o tre volte
pi che in fabbrica e avreste diritto agli approvvigionamenti
prima di chiunque altro. Che ne pensa?
Per via del tono e di come si comportava, lei intu che una
simile proposta nascondesse propositi di gran lunga meno
confessabili. La bramosia del suo sguardo riusc a incendiarle
il viso attraverso le lenti scure degli occhiali. Non le avevano
mai messo gli occhi addosso in molti, ma nei modi degli uomini,
nella loro voce e nei loro silenzi sapeva lo stesso riconoscere il
desiderio. Si sorprese a pensare che avrebbe dovuto indossare
un vestito un po' pi allegro, un po' pi corto, e lavarsi i capelli,
dare un tocco di colore alle guance pallide e scavate.
Il diretto interessato  mio marito, gli rispose. Lui che
ne pensa?
Prima di parlargliene volevo avere la sua approvazione.
L'idea di liberarsi per sei mesi del marito non poteva che
allettarla, ma si sarebbe trovata inerme, senza protezione, di
fronte all'intraprendenza degli ausiliari della legione. Non
capiva se lo scambio sarebbe stato vantaggioso: con il suo
carnefice quotidiano aveva se non altro imparato a convivere.
I figli la tiravano impazienti per il braccio, senz'altro avvertiti
dal proprio istinto che la madre era in pericolo. Cosa rischiava,
in fondo? A dispetto della corporatura imponente, era difficile
che l'ausiliario potesse rivelarsi pi brutale di suo marito. E poi
a quel punto non era sola, non pi. Appartenendo a un'organizzazione
clandestina, le sue consorelle l'avrebbero aiutata a
respingerlo nel caso in cui si fosse fatto troppo pressante, se
lei non avesse voluto cedere alle sue avances.
Io... io gliela do.
Cosa?
Ma s, insomma... la mia approvazione.
Pronunciando quelle parole, ebbe l'impressione di avergli
spalancato la porta della camera da letto. Abbass la testa per
nascondere il rossore, quel tocco di colore sulle guance e sulla
fronte che qualche istante prima aveva invocato con tutte le
sue forze. Poi, fingendo di stare dietro ai figli, spar nel primo
viottolo come una ladra.
Dopo aver messo a letto i bambini, comunic al marito che
voleva entrare a far parte di un'associazione caritatevole, il che
significava recarsi alle loro riunioni almeno una volta al mese.
Con sua grande sorpresa non cerc di dissuaderla. Cap perch
quando tocc a lui annunciarle, coi baffi e il ventre gonfi
per l'orgoglio, che l'ausiliario gli aveva proposto di unirsi alla
legione, un'occasione a cui non poteva rinunciare per nessun
motivo, anche se avrebbe dovuto andare sei mesi nei Carpazi, in
Romania, la culla dell'arcangelo Michele e delle sue legioni. Lei
gli garant tutto il suo appoggio, per quanto, disse, fosse triste
all'idea di separarsi da lui per sei lunghi mesi. Lui festeggi la
promozione prendendola sul divano con la solita delicatezza,
dopodich si tir su le brache e usc per una questione urgente,
cio incontrare i compagni di bevute nella bettola del paese.
Alcuni giorni dopo, ricevette una telefonata da Christelle.
Il tuo compleanno  la settimana prossima, vero?
Ma s, certo, non ci pensava neanche pi... I suoi ultimi
compleanni si erano saldati indistintamente a tutte4e altre serate,
come quelle erano stati solitari, cupi, cullati dal sottofondo del
vecchio televisore. Da quando la commissione M&M, Media e
Morale, aveva preso in mano il destino culturale dell'Europa, la
maggior parte dei televisori erano regrediti al rango di acquari.
L'associazione organizza una festicciola a Parigi. Ci andiamo
insieme.
Parigi? Ma... devo avvisare mio marito. E dovrei anche
sistemare i bambini in qualche modo...
Ci inventeremo qualcosa.  gioved. Ufficialmente sar una
riunione per organizzare il prossimo mercatino di beneficienza.
Ufficiosamente, invece, ti prometto una serata... devastante.
Partenza da casa mia alle 20, ma ti confermer tutto domenica
all'uscita della messa.
La messa, nessuno al paese se la sarebbe fatta scappare, e pi
per paura delle reazioni degli altri che per fede. La diffusione
delle legioni dell'arcangelo Michele aveva di nuovo riempito le
chiese, i preti si erano moltiplicati come i pani del Vangelo, si
erano riappacificati entusiasticamente con l'uso della tonaca, si
erano riappropriati del latino e avevano riconquistato un posto
di primo piano a quella mensa che avevano creduto disertata
per sempre. La rapidit con cui Roma si era adattata a quel cattolicesimo
passatista e fanatico emerso nelle frontiere orientali
dell'Europa, aveva fatto affermare ad alcuni che fossero stati
Papa Giovanni Paolo III e la sua Curia a pianificare il fenomeno
arcangelico.
Allora a domenica.
Per lei la messa non era che una corv supplementare in una
vita segnata dalla fatica, dal martirio, dalla miseria. Il marito,
dal canto suo, approvava al trecento per cento che sul territorio
europeo fosse stato apposto il sigillo cattolico.
Senza la legione, saremmo gi piegati da tempo sotto il
giogo di quelle merde di osama. Si appropriava, citandoli
pi o meno bene, dei discorsi che aveva sentito sgorgare a pi riprese da bocche di tutto rispetto.
Lei riattacc il telefono e guard dalla finestra che i bambini stessero ancora giocando in giardino.
Gioved prossimo.
Non stava nella pelle per la curiosit. Doveva aspettare meno di una settimana. Il tempo gi si coagulava, come sangue.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
In verit, per ci che  nato  certa la morte e per ci che  morto  certa la vita. Dunque non dovresti affliggerti per un fatto inevitabile.
Bhagavad Gita Libro 2, 27.

Far fuori uno sbirro o un ausiliario della legione... aveva detto Sol. Pi facile a dirsi che a farsi.
A Pibe l'occasione di incappare nel suo futuro bersaglio non
si era mai presentata. E s che a partire dal bombardamento
che era costato la vita ai suoi genitori e alla sorella, la Croce del
Sud aveva effettuato gi tre razzie. D'altra parte il suo uomo
non se l'era neanche andato a cercare. Il decurione gli aveva
consegnato una pistola in via provvisoria, una vecchia Mauser
ingombrante con il caricatore davanti al grilletto, insieme a tre
scorte di proiettili. Pibe avrebbe scelto la sua vera arma una
volta che fosse stato ammesso ufficialmente nella banda.
Avevano saccheggiato un quartiere fatto a pezzi da una
gragnola di missili, frugando fra i cadaveri e i mobili distrutti
in cerca di grana, gioielli o altre cose di valore. La Croce del
Sud arrivava quasi in contemporanea con i soccorsi, sempre
prima della polizia. I predoni avevano quindi a disposizione
poco meno di un'ora per ripulire le macerie, un tempo assai
limitato che richiedeva un'organizzazione impeccabile. La regola
era semplice: al primo fischio si smetteva di cercare, si tornava
a tutta velocit nei camion e per i ritardatari tanto peggio.
Non esisteva che un camion tornasse indietro a recuperare un
membro negligente o distratto. Costui, nel migliore dei casi,
cascava nelle mani degli sbirri o degli ausiliari della legione, e
nel peggiore fra le grinfie dei sopravvissuti pazzi di dolore e di
rabbia. Non appena aveva sentito il fischio, Pibe era scappato
come un coniglio. Tallonato dalla paura, aveva oltrepassato
praticamente solo sfiorandole le colline di macerie, poi si era
gettato con un gigantesco balzo sotto il telone del camion. Come
bottino aveva rimediato una manciata di chincaglieria senza
valore, ninnoli che un centurione aveva gettato in un grosso
sacco della spazzatura senza dargli alcun peso.
Per un po' Pibe aveva creduto che sarebbe riuscito a saltare
le formalit dell'ammissione ufficiale, ma una sera un decurione
si era presentato di colpo nel dormitorio, ricordandogli che per
guadagnarsi un posto nella Croce del Sud gli restavano solo due
giorni. Aveva anche aggiunto che per convalidare il suo esame
gli ci sarebbe voluto un testimone. Il decurione, un ragazzo di
diciotto anni con le guance smangiate da un miscuglio di acne e
peluria, si era seduto sul suo letto facendo scricchiolare il cuoio
dei vestiti in un cigolio di molle usurate.
Tu mi piaci, Pibe. Se per fallisci sar costretto a scaricarti,
chiaro?
Salom lo aveva guardato sconsolata prima di nascondersi
sotto le coperte. Pibe non poteva contare n su di lei, n su
nessun altro membro della sua decuria. Aspiravano tutti alla
tranquillit, quando non era tempo di razzie. Non valeva la
pena assumersi il rischio sconsiderato di fare da testimoni a
un novellino che, pressato dai tempi stretti, non avrebbe avuto
altra scelta che lanciarsi in un'azione suicida. Nessuno aveva
voglia d'imbarcarsi su una nave gi colata a picco per tre quarti.
E come dare loro torto?
Seduto sul letto, Pibe guardava le ore scorrere veloci attraverso
il lucernario del soffitto. La pioggia si riversava a scrosci
sulla lamiera ondulata. Si ricord dei momenti che avevano
preceduto l'esplosione della bomba: il ronzio degli aerei, i respiri
affannosi, i gemiti, gli sfregamenti dei suoi genitori, la paura
che lo attanagliava, quella tremenda voglia di pisciare. Un film
che trasudava angoscia, sventura, un vero incubo. Ancora non
riusciva a capire se la sua famiglia gli mancava. Ma s, senz'altro,
quando una porta si apriva si aspettava di veder entrare i genitori
e la sorella, o di scoprirli in fondo a un corridoio, dietro a una
tenda o a un tramezzo. Continuavano a rimescolarsi dentro
di lui, privi di una forma vera e propria, come se l'esplosione
avesse offuscato per sempre la loro immagine.
La porta del dormitorio si apr, un cigolio discreto, e un'ombra
pallida e silenziosa si fece strada verso di lui. Pibe trattenne
il respiro fino a che non riconobbe Stef. Non la vedeva pi o
meno da dieci giorni. Come Sol, Fesse non era nuova a quel
genere di eclissi. Siccome faceva parte degli elettroni liberi, ossia
di quelli che avevano il diritto di andare e venire a piacimento,
era tenuta a rendere conto solo al comandante Sangoan e ai
centurioni. Sol pronunciava quel nome, Fesse, con un tono
acido e una smorfia di disprezzo. Non le piacevano le grandi,
non quelle che facevano ballonzolare il seno a pochi centimetri
dal naso dei ragazzi. Una volta Pibe aveva sorpreso Sol davanti
a uno specchio appannato delle docce comuni a esaminarsi il
suo MPP (miserabile petto piatto o magro petto piallato).
A Pibe si accappon la pelle. La visita notturna di Stef risvegliava
il suo turbamento. Aveva addosso una maglietta larga da
cui sbucavano un paio di gambe bianche e nude, che incroci
sedendosi sul bordo del letto.
Mi hanno detto che non hai ancora superato la tua prova,
bisbigli. Meglio che ti sbrighi, ti restano solo un giorno e
una notte.
Non trovo nessuno che mi faccia da testimone, balbett
lui con gli occhi gonfi di lacrime.
Non specific che se la faceva anche sotto al pensiero di
sparare a un uomo, foss'anche al pi disgustoso esponente
della specie umana. Lei si sporse su di lui e Pibe respir il suo
odore riempiendosene le narici, un misto di sudore, sapone e
profumo, leggermente rancido. Si trattenne dallo sprofondare
gli occhi nella scollatura della sua maglietta. Avrebbe dato non
sapeva cosa perch lei allungasse un braccio e facesse scivolare
la mano sotto la sua camicia.
Ma a me l'hai chiesto?
Perch? Tu... accetteresti?
A condizione che partiamo subito. Abbiamo gi perso
troppo tempo.
Ma il decurione...
Stanotte non hanno bombardato, domani quindi non ci
saranno raid.
E il coprifuoco?
Tu non dimenticare la pistola.
Aspett che Stef si allontanasse per alzarsi. Nel letto vicino,
Sol ce la metteva tutta a recitare la parte della perfetta addormentata,
respiro profondo, espressione immobile, ma fra le
palpebre chiuse Pibe intravide una scintilla, significava che era
sveglia. Si infil i pantaloni, le scarpe, recuper la grossa Mauser
e le pallottole nell'armadietto, prese il giaccone recuperato
nell'ultima razzia e si lanci dietro a Stef.
Percorsero l'isola deserta sotto la pioggia battente, poi oltrepassarono
la passerella di legno che scavalcava quel braccio
di fiume. La citt sembrava giacere lunga distesa in un buco
nero da cui spuntavano le facciate grigie degli edifici e le linee
storte delle macerie. A rischiarare la notte non c'era una sola
luce, neanche i fari di una macchina, uno spicchio di luna o
una spolverata di stelle sulla superficie tremolante della Loira.
Come tutte le sere la CER, la Compagnia delle Energie Riunite,
aveva sospeso l'elettricit sprofondando la citt, la regione, il
Paese, l'Europa intera, in una tenebra senza fondo.
Presero un grande viale, erano diretti in centro, dei movimenti
furtivi facevano vibrare l'oscurit. Ratti, onnipresenti nelle
rovine, ma anche ST, senza tetto, uomini, donne e bambini che
dormivano dove potevano, sotto a ripari realizzati con materiali
di recupero, pezzi di lamiera, assi di legno o, nel caso dei pi
disperati, direttamente all'aria aperta. I bombardamenti gettavano
tutte le settimane orde di cittadini in mezzo alla strada.
Non avendo pi un indirizzo, un telefono, abiti di ricambio e
un'esistenza legale, tutti quanti finivano prima o poi per perdere
il lavoro. Da un giorno all'altro, che fossero funzionari, dirigenti,
impiegati o artigiani, erano ridotti a mendicare, a sgraffignare
qualcosa qua e l, ad azzuffarsi come straccioni per guadagnarsi
il magro pane quotidiano. Sopraffatte, le autorit avevano da
tempo rinunciato ad arginare le orde degli sventurati, che per
via dei bombardamenti aumentavano ininterrottamente. Gli
ambiziosi programmi di rialloggiamento erano stati abbandonati
quando erano ancora a malapena allo stato di bozza. Dopo
quindici anni di guerra sul fronte Est, le casse dell'Europa
Unita sembravano senza fondo come la botte delle Danaidi.
Quando aveva bevuto un po' troppo, il padre di Pibe ricopriva
d'insulti gli incapaci, che laggi a Bruxelles giocavano con i
nostri soldi, dilapidavano le nostre tasse, si abbuffavano con la
nostra grana. Quando era digiuno di vino, invece, riconosceva
che i dirigenti europei agivano al meglio dei nostri interessi in
un periodo difficile.
Pibe faceva fatica a seguire il passo imposto da Stef. Marciava
ad ampie falcate energiche, sembrava solo voler infrangere il
muro di pioggia. Teneva la mano sinistra sotto la tuta mimetica
grigia a macchie nere, chiusa sul calcio di una Colt 22. S'immobilizzava
al minimo rumore e sondava la notte con occhi
da rapace. L'acqua aveva appiccicato i suoi ciuffi decolorati al
resto della criniera nera. Pibe tremava di freddo e di paura, la
presenza rassicurante di Fesse non bastava a calmarlo. L'umidit
gli era penetrata nel giaccone, si era infiltrata attraverso la
camicia, gli mordeva la pelle penetrandolo fino all'osso. Rimpiangeva
il tepore del suo lettuccio, il conforto del dormitorio,
il tamburellare rilassante delle gocce di pioggia sulle lamiere.
La canna della Mauser infilata nella cintura gli irritava l'inguine
e la parte superiore della coscia.
Non ti muovere.
Con un cenno, Stef gli stava indicando tre uomini sul marciapiede
a una decina di metri di distanza. Erano spuntati da
un edificio parzialmente distrutto. Tutti e tre con la testa rasata,
avevano impermeabili di pelle cos lunghi che gli facevano da
strascico.
Zombi, sussurr Stef.
Questa parola a Pibe fece l'effetto di una pugnalata al petto.
Cerc di darsela a gambe, ma il corpo scollegato, paralizzato,
si rifiut di obbedire. Pierre-Jean, a scuola, parlandogli di
zombi lo aveva terrorizzato, erano tizi completamente fuori
di testa, imbottiti di roba chimica che li rendeva insensibili al
dolore, PVC o PBC, qualcosa del genere. Andavano a caccia
fra la mezzanotte e le quattro del mattino, appendevano le
loro prede a testa in gi e gli strappavano le unghie e i denti
prima di tagliarle a pezzetti. Pierre-Jean aveva precisato che
gli sbirri, a volte, trovavano all'alba delle vittime ancora vive,
talmente malridotte che preferivano finirle con una pallottola
in testa piuttosto che mandarle in ospedale, s, proprio cos, a
raccontarglielo era stato suo padre, e suo padre lavorava nel
distretto della legione.
Allora, bella? Stai facendo prendere una boccata d'aria al
tuo fratellino? Quel timbro di voce, inizialmente grave, si era
di colpo impennato in un improbabile acuto. Pibe non avrebbe
saputo dire quale dei tre avesse parlato. Non si muovevano,
bloccavano l'intero marciapiede da una parte all'altra, la loro
immobilit aveva qualcosa d'inesorabile. Pibe si domand perch
Stef non lanciasse il segnale di ritirata, perch non sfruttasse
il buio e la pioggia. Con un po' di fortuna avrebbero potuto
seminare quei bruciati nel dedalo di strade e di rovine. L'altra
soluzione sarebbe stata quella di sfoderare le pistole e di sparare
loro addosso come ai bersagli di cartone del poligono di tiro,
ma davano l'impressione di essere invulnerabili, scolpiti in un
materiale a prova di pallottole. Una macchia calda si allargava
fra le gambe di Pibe, si stava letteralmente pisciando addosso,
vaffanculo, e usciva da sola, a fiotti scomposti e inarrestabili.
Appetitoso il menu notturno, eh?
Un'altra voce dalle sfumature metalliche, davvero poco
umana.
Non  prudente per della carne fresca andare in giro a
quest'ora nel territorio dei grandi lupi cattivi.
Una serie di risate isteriche. Avanzavano senza fretta verso
Stef e Pibe. Quella loro apparente indifferenza nascondeva
un'estrema cautela, una vigilanza ininterrotta. Adesso Pibe
lancia a Stef uno sguardo spaventato. Lei non fa il minimo
movimento. Si sente un ticchettio, appena percettibile ma
sufficiente a fermare gli zombi.
La puttana  armata!
Stef spara attraverso i vestiti. Le mani dello zombi al centro
scattano per afferrarle la gola, poi, come proiettato dal suo
stesso movimento, va avanti e indietro di qualche passo prima
di crollare sulla schiena. Il suo rantolo agonizzante si conclude
con un misero brontolio. Gli altri esitano un istante di troppo e
subito Stef ne approfitta. Un secondo sparo colpisce uno zombi
al petto, sulla destra, lui lascia cadere un oggetto luccicante e
ondulato, una cordicella metallica, e si accascia contro il muro
dell'edificio. Le sue membra sbattono una dopo l'altra contro
l'asfalto del marciapiede. Stef non ha bisogno di sprecare una
terza pallottola: l'ultimo zombi se la svigna nel buio, sotto
l'acquazzone, senza aspettare la mancia.
Gli zombi le pistole le odiano. Usano solo armi bianche.
Una specie d'idea nostalgica. Fa parte del loro codice d'onore.
Ed  il loro punto debole.
La pioggia era raddoppiata, si erano rifugiati in una casa a
cui restava un pezzo di tetto. Bench all'asciutto e raggomitolato
nel tepore dell'abbraccio di Stef, Pibe continuava a tremare
dalla testa ai piedi.
Non potevano immaginare che facessimo parte della teppaglia,
prosegu Stef.
Perch?
Quelli della teppaglia di solito si spostano solo in gruppo.
Ci hanno preso per dei semplici ST, quindi non pensavano che
fossimo armati. A commettere questo errore sono in molti.
Di che errore parli?
Giudicare dalle apparenze. Sottovalutare l'avversario.
Ma cosa ci avrebbero fatto se ci avessero catturato?
Pibe si scost da Stef per sgranchire le gambe. Per due o
tre secondi, un'eternit in certe circostanze, ebbe la sgradevole
sensazione che un bozzolo fragile quanto accogliente lo stesse
espellendo. Stef gli si appiccic di nuovo addosso e cacci via
da lui il freddo pungente.
Ci avrebbero torturato fino all'alba. Dopodich si sarebbero
abbuffati dei nostri organi interni, cuore, fegato, reni...
e anche delle tue palline.
Facendo seguire i fatti alle parole, gli afferr il basso ventre.
Pibe rabbrivid, ricord che i suoi pantaloni erano impregnati
d'urina e si sciolse dalla vergogna.
Sono cannibali strafatti e siccome liberano la citt da un
bel po' di ST, nessuno cerca di fermarli. Se vuoi sapere come la
penso, secondo me sono la legione e gli sbirri a rifornirli della
porcheria che prendono.
Pibe prese un bel respiro prima di far uscire le parole che
lo stavano strozzando. Bluffare con lei era al di sopra delle
sue possibilit, avrebbe avuto l'impressione di insozzare i suoi
occhi limpidi.
Dovresti... togliere... la... mano... Io... mi sono...
Pisciato addosso? E credi non me ne sia accorta? Un naso
ce l'ho, non lo vedi?
Si dibatt fra la vergogna e un piacere inebriante finch
Stef non tir via la mano che teneva fra le sue gambe. Per
poco non la supplic di rimettercela, ma si consol dicendosi
che dopo quel primo contatto ce ne sarebbero stati altri, molti
altri. La luce sporca dell'alba scivolava fra le spaccature della
casa, sfiorava i cumuli di macerie, i tavoli e le sedie ribaltate,
un armadio sdraiato senza ante, i libri che galleggiavano nelle
pozzanghere disseminate dappertutto. Lungo le pareti si arrampicava
l'edera, che s'infittiva nelle crepe. Al di l del tetto,
le nuvole sembravano contorcersi su se stesse per versare le
ultime gocce che avevano in serbo.
La paura ci fa fare strane cose, disse Stef. E s che non
rischiamo poi molto.
Be', hai appena detto che gli zombi ci avrebbero torturato,
e che poi ci avrebbero mangiato gli organi interni. C' da aver
paura, no?
Stef si rialz e si slacci il giaccone, lasciando che il freddo
s'impossessasse di nuovo del ragazzo. Non aveva il reggiseno,
alcuni aloni umidi le incollavano la maglia al petto. A Pibe venne
una tremenda voglia di toccarlo, quello s che era un seno,
diverso dai germoglietti duri della coetanea che era riuscito a
palpare a scuola, nel bagno. Stef tir fuori la sua Colt 22, la
teneva fissata ai pantaloni con la cintura, e con gesti esperti
sostitu le cartucce.
Cosa pu succederci di peggio, alla fin fine?
Be', logico. Potremmo morire.
Gli occhi limpidi come acqua di Stef si posarono su Pibe
con la dolcezza di un sogno.
Tu quindi credi che la morte esista?
Strana domanda. Dalla morte erano tutti terrorizzati, e tutti
morivano. Il governo europeo aveva condannato ufficialmente
la clonazione e ogni esperimento che aveva l'obiettivo di prolungare
la vita umana. Dall'avvento dell'arcangelo Michele,
del resto, il tasso di mortalit era notevolmente aumentato. La
speranza di vita delle donne europee era scesa a sessantatr
anni e quella degli uomini non superava i quarantaquattro. A
falsare quest'ultima statistica c'era la guerra.
Quindi credi che la morte sia la fine? Che dopo non ci sia
niente?
Il paradiso o l'inferno, un'eternit di delizie o un'eternit
di sofferenze.
Pibe a volte cercava d'immaginare cosa significasse realmente
la sofferenza eterna, ma riusciva solo a sprofondare in
un abisso d'orrore. Allora si riprometteva di essere un buon
cristiano, di rispettare e di servire il Signore, di respingere il
demonio con tutte le sue forze, il peccato, la tentazione, i cattivi
pensieri, di obbedire ai genitori, agli insegnanti, di voler bene
ai suoi compagni, a sua sorella e a tutti gli altri cristiani come
lui. Questi buoni propositi sparivano all'ora di colazione, al
primo commento velenoso di Marie-Anne, la rompipalle, la
serpe. Strano che gli uomini di chiesa non precisassero che
le sorelle minori costituiscono il primo ostacolo sul cammino
della santit.
Insomma, per i buoni cristiani c' il paradiso, e l'inferno
 per...
Smise istantaneamente di parlare quando Stef, dopo aver
appoggiato la pistola su un pezzo di muro, si lev la maglia e
la mise ad asciugare. Pibe non aveva dubbi: affondare il muso
in quel petto finalmente svelato era l'idea pi corretta che ci si
potesse fare del paradiso.
 proprio questo il punto, Pibe. Uno ha paura della morte,
ma se  il peggio che possa capitare e in realt non esiste, allora
hai paura di qualcosa che non esiste.
Ma la morte s che esiste! url Pibe di colpo fuori di s.
Ho visto mia sorella morta! Capisci? Morta, cazzo!
Stef spolver via dal dorso della mano la polvere e i frammenti.
Quello che hai visto era il suo corpo senza vita, ma lei, lei,
lo sai cosa  diventata?
Un fascio di luce solare si rivers su Pibe, obliquamente,
irradiandolo del calore nascente di quel mattino di giugno.
Lo sai perch rifiuti di superare la tua prova, eh?
Stef si stiracchi con l'elasticit e la grazia di un felino.
Credi che dare la morte sia una responsabilit atroce,
una colpa irreparabile, quando invece  un gioco. Un gioco e nient'altro.
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
Dopo tre anni che lo cercava, alla fine aveva trovato un
lavoro. Il Ministero della Difesa aveva smesso di versargli
la pensione da veterano di guerra ventiquattro mesi dopo il
congedo. I burocrati del governo europeo avevano sputato
sulla promessa d'indennizzare fino a morte avvenuta i militari
rimpatriati dal fronte Est. Aveva scritto, protestato, alzato la
voce, ma le sue petizioni non avevano avuto nessuna eco fra i
suoi concittadini, e ancor meno fra i giornalisti, gli intellettuali
o gli artisti, cos solleciti, tuttavia, a stigmatizzare la minaccia e
l'orrore islamico. Si erano dimenticati che se avevano ancora
uno straccio di libert, lo dovevano a dei poveracci infognati
nelle trincee polacche e rumene? Gli rimproveravano, forse,
di essere tornato vivo da una guerra che reclamava, come nel
caso dell'Agnello biblico, come per Cristo in croce, il supremo
sacrificio di se stessi? Non era morto su quel gigantesco altare di
fronte al quale gli alti sacerdoti si davano da fare senza requie.
Aveva solo perso un braccio, alcuni lembi di carne e le sue
ultime illusioni. L'Europa cristiana non amava i suoi mutilati,
non avevano avuto il buon gusto di morire ai confini, lontani.
L'Europa non se ne poteva fare carico, avrebbe preferito che
si nascondessero, che non parlassero pi, che si seppellissero
vivi. Invece i mutilati brandivano le vecchie promesse che gli
erano state fatte con una rabbia decuplicata dai loro handicap.
Si associavano e si organizzavano affinch le loro rivendicazioni
assumessero un peso maggiore, e l'opinione pubblica, quella
gran voltagabbana, presto o tardi si sarebbe decisa a lasciarsi
commuovere per lo stato in cui versavano e a sostenerne la causa.
La sua famiglia l'aveva respinto. Negli otto anni che aveva
passato al fronte, gli rimproveravano di aver spedito solo tre
lettere. Difficile scrivere in trincee quasi sempre innaffiate da
piogge gelide, anche d'estate, aveva ribattuto lui. Le dita gonfie,
la mente irrigidita, per non parlare del fango e di quanto fosse
complicato rimediare una penna e un po' di carta... I suoi non
avevano voluto saperne nulla, saldi nel loro disappunto, ma suo
nipote, prossimo a partire per la Romania, gli aveva confessato
che in parole povere la famiglia preferiva tagliare definitivamente
i ponti piuttosto che essere obbligata, un giorno, a sborsare
anche un solo centesimo per un mutilato. Non avrebbe mai
pensato che quella loro avarizia, un'avarizia paesana che lui
stesso aveva ereditato in proporzioni abbastanza ampie, li
avrebbe portati un giorno addirittura a rinnegarlo.
Nei due primi anni la pensione da veterano di guerra gli
era bastata a tirare avanti, senza sprechi ma anche senza troppi
sacrifici. Aveva affittato una stanza in citt, dieci metri quadrati,
economizzando sul cibo per concedersi una volta al mese i
servizi di una dama di compagnia (quella, ovvero, che prima
delle legioni dell'arcangelo Michele sarebbe stata definita una
puttana). Oltre ad alcuni minuti di piacere, gli procurava quelle
pillole blu che lo aiutavano a consolarsi della perdita del braccio
e della giovinezza. Gli diceva inoltre che aveva un corpo
e un uccello straordinari, le piaceva carezzare e leccare le sue
ferite, gli faceva una domanda dopo l'altra sulla guerra, sulle
condizioni di vita in trincea, sull'esercito nemico. Gli islamici
lui li aveva visti solo da lontano, ombre fugaci che spuntavano
dal buio vomitando parole e proiettili. Ne avevano sicuramente
fatti fuori un bel po', impossibile dire se fossero caduti sotto i
suoi colpi o sotto quelli dei suoi commilitoni.
Quando il Ministero della Difesa gli aveva tagliato la pensione,
lui aveva smesso a malincuore di vedere la sua dama di
compagnia. Grazie al dono genetico dell'avarizia, aveva resistito
un altro anno, poi aveva contattato il fornitore di pillole blu
e ne era diventato uno dei rivenditori autorizzati. Non aveva
certo messo da parte una fortuna, ma quantomeno aveva potuto
continuare a vivere in quella stanza e mangiare quel che bastava
a sopravvivere. Avendo ripreso confidenza con il pericolo,
l'impressione era stata quella di retrocedere qualche anno nel
passato, di tornare alla vita reale. Aveva schivato i controlli degli
ausiliari della legione con la stessa abilit con cui era sfuggito
alle pallottole e alle granate islamiche. Aveva conosciuto un
mucchio di gente diversissima, borghesi dei quartieri alti, artisti
maledetti, spiantati di ogni sorta, uomini e donne alla deriva
che mendicavano o rubavano per potersi pagare una dose settimanale
di paradiso artificiale. La BB, altrimenti detta Bellezza
Blu, regalava tre giorni di euforia a una somma relativamente
modica, tre giorni che aiutavano a sopportare il quotidiano
calvario. Poi c'era il down, che a seconda del soggetto poteva
durare da ventiquattro a quarantotto ore. Era come atterrare
precipitando e la tremenda nausea che ne derivava non poteva
essere sedata n dai sonniferi n dal fumo. Era il prezzo da
pagare per un surrogato di beatitudine.
Lui aveva smesso di farne uso quando si era reso conto che
l'inferno stava prendendo il sopravvento sul paradiso. Poi un
bel mattino la dama di compagnia aveva bussato alla sua porta
per proporgli un lavoro, nonch per offrirgli una sgroppata.
Prima di parlare di lavoro si erano dedicati alla sgroppata. Gli
aveva tolto lei stessa il preservativo e l'aveva gettato pieno di
sperma nella spazzatura, come un animale ributtante. L'AIDS,
quella vecchia piaga divina, faceva danno anche nell'Europa
virtuosa dell'arcangelo Michele.
Che lavoro sarebbe?
Notturno e clandestino, aveva risposto lei accendendosi
una di quelle sigarette prodotte dal Monopolio europeo del
tabacco che facevano schifo a partire dall'odore.
 rischioso?
Lo  meno che vendere BB.
S'era tirato su di colpo, come se fosse stato pizzicato da
uno scorpione.
Come sai che...
Calmati! Non ho mica la lancia ricamata addosso. L'ho
saputo dal mio fornitore. Tutto quello che dovresti fare, comunque,
 esibirti davanti a qualche donna.
E che razza di lavoro sarebbe?
Gli si era di nuovo sdraiata accanto, e dopo aver espulso dal
naso e dalla bocca una tripla ghirlanda di fumo aveva detto:
Per mezz'ora sarai il loro giocattolo. Dovrai accennare dei
passi di danza, o se preferisci muovere il bacino a ritmo...
come quando scopi, no? Loro potranno spogliarti, baciarti o
succhiartelo quanto vogliono. Devono pur avere qualcosa in
cambio dei loro soldi. A te andranno centocinquanta euro, e
tieni conto che di solito per una sega o un pompino gli uomini
sono disposti a pagare. Allora, che ne dici?
La proposta lo aveva spiazzato, non riusciva a raccogliere
le idee.
Ma perch io? Mi manca un braccio e...
Perch mangiare con gli occhi e toccacciare i soldati che
tornano dal fronte  l'ultima moda. C' una grossa domanda
e di maschi decenti ce ne sono pochi. Te l'ho gi detto: hai un
bel corpo, un bell'uccello e sei pieno di cicatrici, tutto quello
che serve per piacere a certe signore. Se accetti, ci saranno una
decina di serate al mese. Millecinquecento euro per cinque ore
scarse di lavoro. E poi, andiamo, parlo di lavoro ma...
Erano argomenti validi. Con le Bellezze Blu non ci faceva
neanche un terzo. E poi non aveva niente da perdere: non
amava nessuno, nessuno lo amava, e fra l'altro la prospettiva di
essere sottomesso come un cagnolino ai capricci di spettatrici
anonime non gli dava affatto fastidio. Onore, fierezza, dignit,
morale, coraggio, rettitudine: certe parole dopo aver vissuto
per anni nelle trincee delle frontiere polacche e rumene non
. significavano pi niente. Dio stesso e tutti i suoi santi avevano
cessato di esistere. A forza di sguazzare nella morte e nel fango,
a resistere erano solo l'istinto di sopravvivenza, il disprezzo,
il cinismo, che contro una disperazione inossidabile erano
protezioni ridicole. Quanto all'arcangelo Michele, il profeta
di sventura che con il suo eloquio aureo li aveva sprofondati
in quel merdaio, per lui si era tramutato nel simbolo del suo
rancore, in un feticcio d'odio.
La dama di compagnia gli aveva fissato un appuntamento
con Joseph, un noto magnaccia che organizzava anche spettacoli
notturni. Si erano incontrati in centro, in un grande
appartamento luminoso. Solo pochi giorni prima una bomba
da dodici tonnellate era caduta proprio dietro l'angolo, ma
l'edificio, un sontuoso palazzo del XVIII secolo, non aveva
per niente accusato il colpo.
Clo mi ha gi parlato bene di te, ma adesso devo verificarlo
coi miei occhi, chiaro?
Con un gesto, Joseph gli aveva fatto capire che doveva
togliersi i vestiti. La pelle scura e gli occhi neri del magnaccia
rivelavano le sue origini mediterranee. Non bastava seppellire
i capelli sotto tonnellate di gel per farli apparire lisci, perch
qua e l si ribellavano, rivelando la propria natura riccia. Indossava
un abito chiaro, elegante e discreto, e una camicia color
tabacco in tinta con le scarpe. Seduto comodamente nella sua
poltrona di pelle, Joseph l'aveva esaminato attentamente da
capo a piedi, serio e distaccato come un mercante d'arte, o
piuttosto di bestiame.
La musica la senti? Ti sai muovere a ritmo?
Non  difficile...
Bene allora, ti prendo, sar un periodo di prova. La prima
volta ti consiglio di buttare gi qualcosa. Niente alcol, non ti
verrebbe duro. Un eccitante, un euforizzante, quel che basta
per scioglierti un po', per levarti di dosso le inibizioni.
L'arcangelo Michele ha fatto pi danni allo spirito di quanto si creda.
Cominci dopodomani.
Joseph aveva scarabocchiato un indirizzo su un pezzo di
carta. Presentati qui alle 23,30. E non parlare a nessuno di
questo posto. A nessuno, siamo intesi? Lo spettacolo comincia
a mezzanotte, tu cerca di essere all'altezza, in ballo c' parecchia
grana, sia per te sia per me.
Ma queste donne da dove saltano fuori?
Da tutte le regioni della Francia. Da tutti gli ambienti.
Mettono in piedi delle associazioni, poi fanno credere ai mariti
che vanno a delle riunioni caritatevoli.
E perch...
Hanno bisogno di lasciarsi andare. Non fanno un po' di
baldoria da quando le legioni dell'arcangelo Michele si sono
impadronite dell'Europa. A questo punto la donna europea non
ha pi molto di cui vantarsi, rispetto alla donna musulmana.
Sono tornate a essere delle incubatrici ambulanti, pance da
cova e nient'altro, delle ombre. Niente pi contraccezione,
niente pi aborto. Ogni volta che sono costrette a scopare, si
ritrovano con una pagnotta nel forno. La madrepatria del resto
 affamata di soldati. Quello che offro io a queste donne  di
sfogarsi alla grande, una rivincita segreta sugli uomini.  questo
il lavoro, amico mio: svago per femmine.
E la legione che dice?
Joseph aveva cambiato posizione, la pelle vissuta della poltrona
aveva scricchiolato, per un attimo dei lampi minacciosi
avevano infiammato i suoi occhi neri.
La legione non dice niente perch non sa niente. Non
ho dubbi sulle persone con cui sono in contatto, n sulle mie
procacciatrici di affari. Quando decidono di tenere un segreto,
le donne sono pi affidabili degli uomini.
La sala si stava riempiendo di donne di tutte le et e di tutti
gli strati sociali. La serata costava cento euro. Non proprio
regalata, tenuto conto della guerra e del marasma economico che
regnava da anni. Si domand come quelle pi povere avessero
potuto mettere insieme una somma simile. Calcol che a Joseph
sarebbero toccati duemila euro solo con gli ingressi, a cui si
sarebbero aggiunti i servizi annessi, alcol, pillole e sigarette.
Dopo aver pagato i due spogliarellisti e i quattro camerieri, il
suo datore di lavoro si sarebbe probabilmente messo in tasca
pi di tremila euro. Quando il magnaccia aveva dichiarato che
c'era in ballo parecchia grana, facile che tenesse conto soprattutto
dei propri interessi.
Si stavano sedendo in silenzio intorno ai tavoli, che erano
disposti in quattro file. Le donne presenti si potevano classificare
in due categorie: le habitu, che si muovevano sicure con
espressioni rilassate e a cui gi brillavano gli occhi, e le novizie,
che al contrario erano rigide, nervose, spaventate dalla propria
audacia. Anche queste erano sedute, s, ma a chiappe strette, e
tenevano la borsa sulle gambe come se la dovessero difendere,
guardando di continuo la porta come se temessero di veder
spuntare da un momento all'altro i mariti o un drappello di
legionari. Con le sue pareti smunte, le luci pallide, il pavimento
da ospedale, gli altoparlanti rivestiti di tessuti chiassosi e i suoi
mobili di infimo livello, la sala non aveva niente di allegro. Cento
euro, dunque, per ritrovarsi intrappolate due ore in un locale
sordido, c'era chi cominciava a pentirsi della spesa. Bevevano
perplesse il contenuto del bicchiere che avevano davanti, un
liquore molto forte a cui era stata aggiunta una mistura di
sostanze chimiche dagli effetti disinibenti.
Vengono gi dai monti, queste donne. Sono di provincia,
insomma e bisogna riscaldarle un po'.
Il secondo spogliarellista era stato congedato sei mesi prima,
dopo essersi beccato nell'occhio e nello stomaco una scheggia
di granata. Non aveva aspettato che gli togliessero la pensione
da veterano, lui, per esibirsi nelle folli notti di Joseph. Una
quarantina di prestazioni gi effettuate gli garantivano il ruolo
di esperto, di guida, anche se aveva ancora bisogno di inghiottire
una o due pillole prima di entrare in scena. A parte questo
era un bel tipo, spalle da scaricatore, muscoli ben definiti,
capelli sparati, un volto ancora giovanile un po' incanaglito
da un pizzetto ossigenato e da una benda da pirata sull'occhio
mancante. Aspettavano insieme in una stanzetta indebitamente
definita camerino, separata dalla sala principale solo da una
misera tenda. I camerieri, uomini slanciati in abiti aderentissimi,
preparavano da bere in uno spazio attiguo.
A volte impazziscono completamente, sai? Alcune hanno
cercato di strapparmi la benda per ficcarmi le dita nell'orbita
vuota. L'apoteosi, per loro,  vederti eiaculare subito prima di
tornare dietro le quinte. Questo le manda in estasi. Per ingollare
fino all'ultima goccia arrivano a battersi. A quel punto sono
troppo fatte per preoccuparsi dell'AIDS. Attento, comunque:
cercheranno di farti venire prima, e lo faranno tutte quelle che
riusciranno a toccarti. Sta a te spostarti al momento giusto, in
modo da mantenere il controllo, per non devi dare l'impressione
di rifiutarle. Noi non facciamo preferenze, hanno pagato tutte,
quindi sono tutte degne di attenzione, tutte regine della serata.
Segu l'esempio del collega e il consiglio di Joseph, s'infil in
bocca una capsula viola dal gusto amaro e la butt gi con un
sorso di birra tiepida. Erano d'accordo che l'apertura sarebbe
spettata a lui, tenuto conto che il pi esperto dei due avrebbe
potuto mettere una pezza se il nuovo avesse fatto fiasco. Aveva
indossato l'uniforme nera della legione preparata per lui, con
la lancia d'argento ricamata davanti, un modo di oltraggiare il
simbolo dell'arcangelo Michele. L'unica vera differenza  che i
bottoni tradizionali erano stati sostituiti con quelli a pressione,
pi facili da sbottonare. Il panico, la paura da palcoscenico,
sfumarono qualche minuto prima di lanciarsi tra i tavoli. La
sala risuonava di grida, di risate, l'alcol e le molecole chimiche
avevano cominciato a fare effetto. Lui galleggiava in uno stato di
straniamento, un misto di affanno, di rabbia e di euforia, come
uscire da una trincea dopo un'interminabile notte di veglia.
A mezzanotte, mentre le donne sempre pi surriscaldate
manifestavano la loro impazienza battendo le mani, le luci si
spensero e dalle casse fuoriuscirono le prime note di un pezzo
vagamente techno. Con uno spintone, Joseph lo spinse verso
i tavoli.
Era tutto finito gi da un po', quando si domand cosa fosse
successo in quella sala. Al termine dell'esibizione era fuso,
completamente stordito. Ballonzolando come uno scimmione
ubriaco, era come se avesse avuto a che fare con un'idra dalle
mille mani e dalle mille bocche, che gli aveva strappato i vestiti,
l'aveva palpeggiato in ogni dove, gli si era strusciata addosso,
l'aveva innaffiato di oli, d'acqua, di profumo, di creme. Isterica e
rapace gli aveva maneggiato l'uccello, le palle, l'inguine, le cosce,
le chiappe, il moncherino del braccio, i rilievi delle cicatrici. I
palpi di tutte quelle mani, le dita, le unghie, le loro labbra e
le loro lingue, avevano riempito la sua pelle di fremiti elettrici.
Si era sottratto senza problemi alle mani o alle bocche troppo
avide, si era spostato di tavolo in tavolo finch le spettatrici
scatenate, accaldate, spettinate, si erano riunite in una massa
compatta e l'avevano circondato. Si erano accapigliate o quasi
per avvicinarsi il pi possibile, per toccarlo, come se l'apice
della loro esistenza dipendesse da quel contatto, come se venerassero
un idolo dal braccio tagliato e dal fallo miracoloso.
Avevano leccato il suo sudore mischiato agli oli e alle creme,
mentre la musica gli rimbombava dentro come un gigantesco
cuore impazzito. Aveva perso del tutto la cognizione del tempo,
non sapeva pi se doveva ancora resistere o finalmente
lasciarsi andare, rilassare quella precisa rigidit che riduceva il
suo corpo a una eco lontana del proprio sesso. A un tratto gli
avevano spinto fra le gambe una giovane timida, augurandole
buon compleanno. Lei aveva esitato un attimo, poi incitata
dalle compagne gli aveva messo mani e labbra sul membro in
erezione e aveva abbozzato un lento, lentissimo, movimento
avanti e indietro. Stregato dalla sua dolcezza, a quel punto non
aveva pi fatto nulla per trattenersi. Era venuto a ripetizione,
chiazzando i capelli biondi e saggiamente tirati indietro della sua
torturatrice, e insieme il profilo di una donna alla sua destra e il
collo di un'altra alla sua sinistra. Contrariamente a Ulisse aveva
finito per cedere al canto delle sirene. Uno scroscio di applausi
e di urla aveva salutato quel fuoco d'artificio. Sottosopra, come
se la gravit non esistesse pi, aveva radunato i suoi panni,
attraversando infine una marea di mani e di labbra palpitanti.
Joseph si era dichiarato soddisfatto, soddisfattissimo anzi.
Gli aveva dato i centocinquanta euro pattuiti e gli aveva fissato
una nuova serata tre giorni dopo, stesso posto, stessa ora. La
prestazione del collega non era rimasto a guardarla, era tornato
subito a casa, si era steso sul letto completamente vestito e aveva
dormito come un sasso. L'indomani, quando si era svegliato
intorno alle 9, era iniziato il down. Dei brividi notturni erano
rimaste soltanto delle sgradevoli vibrazioni, un vago dolore al
basso ventre, e del piacere esplosivo che aveva provato, una
nausea disarmante e tenace. La pillola amara gli aveva lasciato
in eredit un bruciore feroce allo stomaco. Uno o due giorni
d'inferno per pochi istanti di beatitudine, questa era la vera noia
con quell'abbaglio di felicit illegale.
Si alz e prepar il caff, se cos si poteva definire la polvere
sciapa e grigiastra che stava infilando nel filtro. Da che si erano
interrotti i rapporti commerciali con il continente americano
e con quello africano, il vero caff nelle torrefazioni veniva
venduto a peso d'oro. Bench si sentisse la gola di cartone, si
sarebbe presentato alla prossima serata da Joseph. E non erano
i soldi, non solo, la verit  che preferiva affidare i monconi
della propria esistenza alle mani e alle bocche di donne represse,
piuttosto che consumarli a fuoco lento nella spilorceria e nella
noia. Dopo aver acceso il fuoco sotto alla caffettiera, si spogli e
si esamin nello specchio verticale incastrato nella parete della
doccia. Aveva nostalgia del suo braccio, amputato fino al gomito.
Nostalgia della giovinezza.
Nostalgia della guerra.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Quello non va bene?
Pibe teneva dritta a fatica la vecchia Mauser, che gli tremava
pesante nella mano. L'ausiliario della legione stava fumando una
sigaretta a meno di venti passi. Teneva il basco infilato nella
spallina argentea della camicia, rivelando una calvizie precoce
che cercava di celare con un riporto biondo stoppa. Le forme
arrotondate dell'infanzia sagomavano il suo volto imberbe, poco
ma sicuro non aveva ancora venticinque anni. L'uniforme nera
poteva far credere che la sagoma sul marciapiede e quella che
il tramonto tendeva sul muro granuloso della vecchia fabbrica,
fossero un'unica, lunga ombra. La canna del fucile d'assalto
faceva capolino dal braccio destro piegato.
Un raccomandato, mormor Stef. Un figlio di pap.
Altrimenti sarebbe gi sul fronte Est.
 solo un gioco, gli aveva detto qualche ora prima. Ma ci si
poteva fidare di una che sosteneva di non credere all'esistenza
della morte? Genitori e maestri avevano insegnato a Pibe che
la vita era un dono di Dio, e che l'uomo non aveva il diritto di
prendere un dono che non gli apparteneva. Questo bel principio
per non aveva impedito alle legioni dell'arcangelo Michele
di ristabilire la pena di morte e di giustiziare sommariamente
chiunque si opponesse alla loro celestiale visione del mondo.
Fra poco si accorger di noi, mormor Stef, e lui a trasformarci
in colabrodo non ci penser un attimo.
La notte si stava gi insinuando nei vicoli e nei cortili interni.
Si erano trascinati in giro tutto il giorno-alla ricerca di
un potenziale bersaglio. Le sfoglie al cioccolato che Stef aveva
comprato in una squallida panetteria gli erano rimaste sullo
stomaco. Non ce l'aveva fatta a digerirle neanche con la bibita
che aveva tracannato da una bottiglia prelevata per il novellino
- che spasso - in un supermercato pieno di telecamere
di sorveglianza, fatto a cui Stef non aveva dato peso. Se non
avesse superato la prova adesso, sarebbe stato espulso dalla
banda l'indomani mattina, avrebbe dovuto rendere la pistola
e le pallottole al suo decurione e si sarebbe ritrovato solo e
inerme in un mondo infestato dagli zombi, dai kamikaze della
jihad, dagli ST e dai topi. Il sapore della cioccolata che gli era
rimasto in fondo alla gola si stava facendo acido.
Uno stormo di oche selvatiche attravers il cielo rosseggiante
con un fruscio di seta, catturando per qualche secondo
l'attenzione dell'ausiliario della legione. Stef tir un sospiro
esasperato, gir intorno alla carcassa arrugginita dietro a cui si
erano nascosti e s'infil nella stradina senza rallentare il passo.
And dritta verso la sagoma nera brandendo la Colt. Messo
in allarme dal rumore dei passi, l'ausiliario della legione gett
la sigaretta e si volt di scatto puntandole direttamente contro
il fucile.
Ferma l!
Paralizzato, Pibe vide il dito dell'ausiliario piegarsi sul grilletto.
Ferma o sparo!
Senza tentennamenti Stef continu a marciare verso l'occhio
nero della canna, non sembrava avere la minima paura.
Non stava bluffando, dunque, quando aveva detto di non dare
nessuna importanza alla morte.
Con la sua andatura noncurante, quasi gioiosa, dava davvero
l'impressione di partecipare a un gioco. Oppure poteva essere
una forma di incoscienza, di pazzia, e bisognava proteggerla da
se stessa, risparmiarle una stupida fine. Smettendo di pensare e
di tremare, Pibe punt di nuovo la Mauser sulla sagoma scura.
Fer...
Pibe fece pressione con l'indice sul grilletto rigido e lo sent
stridere. Il botto della Mauser gli spacc i timpani e il rinculo,
di una potenza sorprendente, gli sollev il braccio. Per poco non
moll il calcio della pistola, che di colpo era divenuto pi caldo
del manico di una padella dimenticata sul fuoco. Sulle prime
pens di aver mancato il bersaglio. L'ausiliario era in piedi e teneva
ancora il fucile d'assalto puntato su Stef. Pibe non fece caso
al bruciore che lo attraversava dal polso alla spalla ed esplose in
un urlo furibondo. Come vinto da quell'urlo, l'ausiliario della
legione vacill, lasci cadere l'arma, cercando di mantenersi in
equilibrio agit le braccia e croll sul marciapiede. Quando la
sua testa fin sull'asfalto gli sembr di sentire un gong.
Stef si chin sul corpo inerte, indice e pollice sulla giugulare,
poi prima di raggiungere Pibe dietro alla carcassa arrugginita
recuper il fucile d'assalto e il basco.
L'hai colpito dritto al cuore!
Il suo sorriso malizioso soffi sulla collera di Pibe come un
vento malevolo sulla brace.
Tu sei completamente pazza! Avrebbe potuto ucciderti!
Senza perdere il sorriso gli porse il basco nero dell'ausiliario.
Il tuo trofeo, Pibe, prendilo. Hai superato la prova. Benvenuto
nella Croce del Sud.
Si mise la cinghia del fucile d'assalto intorno alla spalla e a
grandi falcate cominci a dirigersi verso la Loira.
Leviamoci di torno. Il tuo sparo avr avvisato gli altri. Fra
poco qui ci saranno sbirri e angeli neri ovunque.
La sera stessa, Pibe fu ammesso ufficialmente nella Croce
del Sud. La testimonianza di Fesse e il trofeo, il basco nero,
bastarono a convincere il comandante Sangoan e i tre
centurioni che aveva superato correttamente la prova. Dopo le
congratulazioni di rito, il capo della sua decuria e Salom,
sono troppo, troppo contenta, lo portarono all'arsenale.
Affetto da una golfea che nonostante i suoi quindici anni lo
faceva apparire un vecchietto, Charron, il responsabile delle
armi e delle munizioni, lo invit a scegliere la sua arma. Pibe
guard per primi i fucili mitragliatori, erano per riservati ai
membri pi esperti, non gli rest quindi altra scelta che ripiegare
sulle pistole. Ne valut parecchie prima di decidersi per
una SIG P230, un'arma relativamente leggera, pratica, dotata
di un caricatore a diciassette colpi, anche piuttosto bella con
la sua canna cromata e il suo calcio grigio. Charron gli lasci
il tempo di prendere confidenza con il suo nuovo giocattolino
prima di consegnargli i caricatori vuoti e le cinquanta pallottole
regolamentari.
Una scelta niente male. 9 millimetri, modello del 1996,
precisione media ma buona potenza, approv il responsabile
delle armi. Ti consiglio di fare un po' d'esercizio al poligono
per abituarti al peso e al rinculo.  diversa rispetto a un venerabile
pezzo d'antiquariato come la Mauser. E non dimenticare
di smontarla e di oliarla, di tanto in tanto. Con questa maledetta
umidit, il metallo tende ad arrugginire.  gi stata controllata,
ma se dovesse darti noie, non farti problemi a tornare qui. Quella
pistola  il tuo angelo custode, adesso, e sarebbe davvero idiota
ritrovarsi nella merda per via di un angelo ribelle.
Pibe fece come gli era stato detto, and al poligono di tiro
insieme a Sol e prov la SIG su un bersaglio di cartone. Gli
furono sufficienti cinque colpi per correggere la differenza fra
la linea di mira e l'effettivo punto d'impatto. Per ottenere un
risultato soddisfacente gli bast abbassare il tiro di un centimetro
rispetto al bersaglio. Sol dichiar che a forza di usare
la sua Baby, come chiamava la propria pistola, adesso sparava
d'istinto, senza guardare, direttamente al fianco.
Cos tengo gli occhi dritti in quelli del mio avversario,
guadagno tempo.
Pibe scavalc il bancone da cui si sparava e and a esaminare
le sagome, erano a una ventina di metri. Aveva piazzato
la prima pallottola in cima alla testa, la seconda nella fronte, la
terza in bocca, le ultime due all'altezza del cuore. Il suo nuovo
angelo custode non si era praticamente scaldato, a differenza
della vecchia Mauser, e il rinculo, bench lo avesse avvertito,
non gli aveva fatto male al polso. Sol lo raggiunse e guard il
bersaglio ammirata.
Per essere la prima volta non  davvero niente male...
Non hai ancora risposto a quello che ti ho chiesto l'altro
giorno: tu hai gi ucciso qualcuno?
Be', pu capitare. I poliziotti a volte ci piombano addosso
come falchi, senza darci il tempo di risalire sui camion, e a quel
punto non resta che farli fuori.
Ma tu, tu, ne hai uccisi s o no?
S, una volta. Erano in due, hanno cercato di intrappolarmi
nello scantinato di un palazzo. Ne ho steso uno, bang, centrato
alla gola. L'altro allora si  messo a spararmi addosso, le pallottole
mi sono passate a tanto cos dal petto.
Mostr uno scarto di un centimetro fra pollice e indice.
Sono riuscita ad ammazzare anche lui facendogli credere
che mi aveva ferita, e quel coglione ci  cascato. E uscito dal
buco in cui si era rintanato, l'ho lasciato avvicinare, e bang, una
pallottola nel pancione, poi quando si  piegato in avanti, bang,
un'altra in mezzo agli occhi che l'ha fatto volare all'indietro.
Non ho neanche controllato se l'avevo finito, avevo troppa
fretta di battermela.
Pibe infil la SIG nella cintura, come si usava fra la teppaglia.
La temperatura bollente della canna lo colse alla sprovvista, per
poco non la scaravent via, ma in quel momento incroci lo
sguardo di Salom e ce la mise tutta per sopportare il bruciore
senza fare una piega.
E... che effetto ti ha fatto?
Be', ero felice come una pasqua di essere ancora viva.
No, voglio dire, che effetto ti ha fatto uccidere quei due...
Una smorfia di disprezzo allung ulteriormente il viso gi
aguzzo di Sol.
Erano spazzatura, come tutti gli uomini. O quasi tutti,
almeno.
Non appena ebbe pronunciato quelle parole, gli si avvicin
e lo baci sulla bocca. Il bacio dur solo una frazione di
secondo, ma Pibe si sent arroventare, lui e la canna della SIG
in quel momento dovevano avere la stessa temperatura. Sol lo
fiss con un'aria ambigua, non avrebbe saputo dire se fosse
infelice o provocante.
Avrei voluto aiutarti, sai, per la prova, ma il decurione
diceva che... insomma... non ho potuto.
Non ti ho mai chiesto nulla, tagli corto Pibe.
Io... Io non stavo dormendo quando Fesse  arrivata e ho
visto l'effetto che ti ha fatto.
Pibe arross fin sopra i capelli, per poco non si trasform in
una torcia ambulante.
Non fa per te, prosegu Sol. Fa parte dei grandi. E poi
la notte dorme nella stanza di un centurione.
E tu che ne sai?
Lo sanno tutti.
Mi sai dire allora perch  venuta a cercarmi l'altra notte?
Stavolta negli occhi di Sol, solitamente spenti, era evidente
il rancore.
Si crede la tua mammina. Con quelle grandi va cos, credono
sempre di dover fare da madri ai pi piccoli.
Piccolo? Io non sono piccolo, ho quasi tredici anni!
Sol alz le spalle e con l'angolo della bocca soffi su una
ciocca di capelli che le si era attaccata alla guancia.
Anche quando si credono grandi, i maschi restano piccoli.
Fesse ti vuole bene,  vero, ma non sar mai la tua donna.
Pibe cap che quanto a questo gli stava proponendo di
rimpiazzarla, ma lui lasci cadere l'argomento. Non era ancora
tempo di parlarne, prima doveva fare un po' d'ordine nella sua
testa. Sol rispett quella scelta. Aveva seguito lo stesso percorso,
come lui aveva dovuto rifarsi una vita, abituarsi a una nuova
famiglia. Con una dolcezza inaspettata lo prese per mano e lo
trascin verso l'uscita del poligono di tiro.
Se non ci sbrighiamo, non rimarr niente da mangiare.
Con l'aiuto di Sol, Pibe trov rapidamente un proprio spazio
nella Croce del Sud, in cui i doveri erano elementari e i diritti
ridotti alla loro pi semplice espressione. Tramite i saccheggi,
ognuno poteva guadagnare qualche soldo, fra i dieci e i cento
euro a seconda di come andava la razzia. Di solito tale somma
serviva loro a comprare dolciumi, bibite, giochi, gingilli vari,
riviste e libri che erano in vendita allo spaccio. I membri della
teppaglia si ritrovavano per lo pi senza un soldo nel giro di un
paio di giorni e a quel punto non restava altra scelta che offrirsi
volontari per il raid successivo. Il denaro distribuito dai decurioni
girava a circuito chiuso e contribuiva a rinsaldare l'economia
della Croce del Sud. Il vitto, l'alloggio, i diversi vantaggi offerti
dall'organizzazione venivano ripagati in turni di corv (cucinare,
lavare i piatti, fare il bucato, pulizie, manutenzione degli edifici,
dei camion, degli argini della Loira). Sostituire una pistola perduta
costava cinquecento euro, l'equivalente di una ventina di
razzie, e una multa il cui ammontare era variabile compensava
ogni danno provocato al materiale comune. Venire meno alle
regole dell'Ocaspros equivaleva a un soggiorno pi o meno
lungo in una di quelle celle minuscole e spoglie denominate
gabbio. Quanto ai vestiti, alle scarpe, ai saponi, agli shampoo e
agli altri prodotti destinati all'igiene personale, tutti dovevano
procacciarseli fra le macerie dei quartieri rasi al suolo dalle
bombe, per poi riporli nel proprio armadietto. Se si riusciva
a tenere a freno la lingua, a fare la propria parte,, a tenersi alla
larga dai provocatori e ad accontentarsi di una ricompensa fatta
di barrette di cioccolato stantio o di bibite in teoria frizzanti ma
del tutto sgasate, le condizioni di vita alla Croce del Sud non
erano peggiori che in tanti altri posti. La teppaglia, poi, offriva
anche un grosso, anzi enorme vantaggio: la soppressione della
scuola. Le lezioni di matematica, scrittura, grammatica, latino,
scienza delle religioni appartenevano al passato. Basta quindi
con i compiti, le pagelle e i consigli di classe. Ci si poteva alzare
la mattina a cuor leggero, senza i grugni degli insegnanti annidati
in un angolo della testa, si potevano divorare a saziet i fumetti
comici, fantastici o pornografici degli anni prearcangelici, si
potevano usare i videogiochi o vedere i DVD di contrabbando
sugli schermi attaccati alle pareti, si poteva giocare a dadi, a
biliardo, a freccette e a un mucchio d'altre cose, o battere la
fiacca a letto, o esplorare le sponde della Loira, o intagliare il
legno, smontare e rimontare la pistola. In poche parole, avevano
tutto il tempo a loro disposizione e, anche se questa orgia di
libert sfociava a volte in lunghe ore di inattivit, cio di noia,
nessuno aveva voglia di farsi guastare la festa. Nella Croce Del
Sud, non c'era nessun adulto che ti obbligava a fare cose che
non avevi voglia di fare, che ti spediva a letto non appena faceva
buio, o ti strillava nelle orecchie non appena ti scappava un
rutto o una scoreggia, alla minima unghia sporca, alla minima macchiolina sui vestiti.
Il comandante Sangoan mangiava nel suo appartamento,
spesso in compagnia di tre centurioni e di qualcuno degli elettroni
liberi (di qualcuna, pi che altro). Limitava le apparizioni
pubbliche a due o tre volte alla settimana. Le speculazioni
sulla sua et si sprecavano: secondo una ristretta minoranza
aveva ventidue anni, un'altra gliene attribuiva ventotto, mentre
stando ai pi ne aveva ventiquattro o venticinque. Non era n
particolarmente alto n grosso, sul metro e settantacinque,
secco secco, indossava una tuta da motociclista di pelle bianca
e blu, un mantello nero dall'ampio bavero sollevato, e aveva i
capelli sparati come i personaggi di certi manga fra la fine del
ventesimo secolo e l'inizio del ventunesimo. Per imporre la propria autorit
non aveva bisogno di alzare la voce, mostrare i muscoli o sfoderare
l'enorme pistola placcata d'oro. Nessuno si azzardava a
mettere apertamente in discussione le sue decisioni, neppure i
centurioni che erano ben pi robusti di lui, nel cui novero c'era
anche Vegeta, il ragazzo alto due metri che dopo aver sparato
alla donna in camicia da notte, aveva consigliato a Pibe di unirsi alla Croce del Sud.
Stef faceva parte delle ragazze che di frequente venivano invitate
a cena dal comandante. Un simile privilegio, che sembrava
confermare le dichiarazioni di Sol, gettava Pibe nella disperazione,
lo rendeva furioso. Che Fesse preferisse la compagnia
dei maschi della sua et era logico, cos come era logico che
le convenisse frequentare i capi pi degli umili membri della
teppaglia, logico che non avesse nessun interesse a farsela con
dei novellini che si pisciavano nelle brache al minimo segno
di strizza. Aveva tuttavia creduto che la loro avventura avesse
creato un legame profondo, indistruttibile. In fondo l'aveva
salvata da una morte certa accoppando l'ausiliario della legione,
aveva ucciso per lei, e adesso quando la incrociava nel
refettorio o nei corridoi lei lo guardava solo di sfuggita, come
se avesse cancellato quel suo gesto dalla memoria, come se si
fosse dimenticata di quando erano stati cos vicini, di quando il
calore dei loro corpi si era mischiato nella casa in rovina. Cercava
quindi di provare un maggiore interesse per Sol, si immaginava
a baciarla e ad accarezzarla. Non l'amava e nei suoi confronti
non sentiva neanche un filo di attrazione, ma Sol si dava da
fare per condividere con lui i turni di corv, ed era sempre nei
dintorni quando Pibe, disperato per l'atteggiamento di Stef, si
accartocciava in un angolo, e poi Sol dormiva nel letto accanto
al suo, s'infilava sotto le coperte e si alzava quando lo faceva lui.
Aspettava, come un'ombra paziente e silenziosa, che a liberarlo
dalle sue chimere fossero il tempo o la stanchezza.
Le cose avrebbero seguito il proprio corso naturale, se un
certo Killian detto Kil non avesse voluto fare di Sol la propria
donna. Quando Kil, una sera, aveva affermato che la trovava
bella e che prima o poi sarebbe stata sua, lei non aveva dato
peso alle sue farneticazioni. Aveva scrollato le spalle, senza
immaginare neanche per un attimo che certi propositi, espressi
tanto spesso negli edifici occupati dalla teppaglia, avevano per
Kil il valore di una promessa. Tanto pi che dopo quella prima
dichiarazione aveva smesso di farsi vivo. Con quella zazzera
bionda, i lineamenti rugosi, le orecchie a sventola, che spesso
nascondeva sotto un berretto lurido, Sol lo trovava ripugnante.
L'idea di concedersi a quelle unghie nere-, a quei denti gialli e
al suo alito da iena, la disgustava. Kil aveva ripreso a ronzarle
intorno quando era venuto a sapere che aveva un rivale dichiarato,
adesso gonfiava i muscoli e agitava i pugni sotto il naso di
Pibe, senza per dare mai il via alle ostilit. Non ci teneva certo
a violare l'Ocaspros e ad assaporare le gioie dell'isolamento
nel gabbio. Si comportava, insomma, come i maschi di certe
specie animali, per cui rizzare il pelo o gonfiare le penne basta
a risparmiarsi una lotta dall'esito incerto.
L'unico risultato che otteneva, in realt, era il rendersi ancora
pi ridicolo e ancor meno desiderabile agli occhi della pulzella
tanto ambita. Sol ce la metteva tutta per fargli capire che non
la interessava, quando lui si presentava nel dormitorio o nel
refettorio si nascondeva da qualche parte, o appoggiava la testa
sulla spalla di Pibe se proprio non riusciva a evitarlo.
Il vero confronto fra Pibe e Kil, ebbe luogo nel corso di un
raid mattutino, in un quartiere residenziale periferico a sud
che cinque bombe all'uranio impoverito avevano ridotto in
poltiglia. Mentre Pibe perlustrava i resti di una casa in bilico
sul bordo di un cratere, tre ragazzi spuntarono alle sue spalle
e lo spinsero in una delle stanze intatte. Su un letto macchiato
di sangue giaceva il cadavere di un vecchio, un frammento
aguzzo di specchio gli aveva trapassato il collo. Un po' pi in
l, appoggiato a una parete, c'era un secondo corpo avvolto in
un sudario di polvere bianca. Il fetore di sangue ed escrementi
quasi soffoc Pibe, stava per vomitare e si pieg in due. Sent
premere la canna della SIG contro la vescica, ma si sforz di
dominare la nausea per tenere d'occhio i suoi aggressori.
Si erano infilati dei passamontagna neri, ma non c'era bisogno
di vederli in faccia per riconoscere Kil e due dei suoi compari.
Gli stavano puntando addosso due revolver e una pistola minuscola,
si sarebbe detta una Colt Pony Pockett. Che ne era stato
di Sol? Gli era sembrato di vederla entrare in quella stessa casa
maledetta quando era entrato lui. Una pioggerella tenace penetrava
attraverso le crepe, tessendo un velo luminoso sui ruderi
e sui mobili. I primi soccorsi, per una volta in ritardo rispetto
alla teppaglia, non erano ancora arrivati, e i lamenti dei feriti si
levavano flebili, intrecciandosi nel silenzio rarefatto dell'alba.
Le correnti d'aria portavano con s un vago odore di polvere.
Sei solo un povero coglione! ringhi Kil.
Fallo fuori e leviamoci di torno, abbai di rimando uno
dei compari. E il terzo aggiunse: Gli altri crederanno che ad
ammazzarlo siano stati gli sbirri.
Pibe si guard intorno in cerca di una via di fuga, ma le persiane
della finestra erano chiuse e i suoi aggressori bloccavano la
porta. Kil si fece avanti e forte del revolver lo obblig a sedersi
sul letto, accanto alle gambe del cadavere. I suoi occhi marroni
brillavano di un fuoco che Pibe in tre settimane alla Croce del
Sud aveva imparato a riconoscere: il fuoco dell'omicidio. Un
osservatore esterno avrebbe certamente notato lo stesso lampo
nei suoi occhi, quando aveva sparato all'ausiliario della legione.
Aveva provato rimorso, e sei pieno zeppo di fesserie religiose,
gli aveva detto chiaro e tondo Fesse, ma sotto le ceneri di quel
pentimento, covavano le braci dell'esaltazione. In effetti non
c'era piacere pi inebriante e divino di far valere il potere di
vita o di morte su un proprio simile. Il suo io nascosto ogni
tanto tirava fuori la testa dal suo antro per condividere quel
morboso senso d'esaltazione. Si affrettava a respingerlo nelle
cavit pi profonde del suo essere, perch la paura di scoprire
che in realt era solo un mostro, una creatura ebbra di sangue
e di sensazioni forti, era atroce.
Kil afferr un cuscino e sghignazzando lo premette sulla
fronte e sul naso di Pibe. Servirsi di un cuscino o di qualcosa
di simile per attutire lo sparo, era un trucco che i killer
professionisti usavano spesso nei film.
Stavolta, n Stef n Sol n nessun altro sarebbe venuto a
salvarlo. Tremava tutto, eppure non aveva voglia di pisciare.
Non aveva nemmeno paura.
A ogni buon conto, bisognava davvero essere un po' folli
per paragonare la morte a un gioco.
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
Puoi vestirti come ti pare, Joseph, ma resti sempre il figlio
di un cammelliere.
Socchiuse gli occhi, si rilass nella poltrona di pelle; vedeva
incrinarsi la corazza di certezze del magnaccia e assapor
quel momento. Detestava la gente di quella risma, quel tipo
di attivit, quel tipo di abiti, quel tipo di mobili, quel tipo di
appartamento, tutte espressioni di cattivo gusto, tutte prove di
quanto dentro di loro fosse radicato il vizio, cacatine sulla tela
immacolata della cristianit europea.
Non  che cambiando nome e cancellando le tracce della
tua nascita sei diventato un vero cristiano.
Ma  anche vero che non basta essere originario dell'Africa,
un figlio di un cammelliere, come dice lei, per essere musulmano,
replic Joseph.
Una donna in abiti succinti entrava e usciva da una stanza
vicina, probabilmente la cucina. Quel piccolo bastardo era attorniato
da una moltitudine di donne splendide, mentre lui da
pi di trentanni era condannato a sopportare la stessa megera,
una convivenza soffocata dalle dimensioni esigue del bilocale
umido e buio in cui vivevano. Il suo stipendio da ispettore di
polizia - pardon, da ausiliario civile della legione - non gli
permetteva di concedersi un po' pi di spazio, di luce, d'amore.
E la sua fede cristiana gli proibiva di divorziare, di recidere un
legame stabilito da Dio.
Giusto, ma avresti dovuto lo stesso sottometterti al decreto
e andartene con gli altri. E poi un buon cristiano dovrebbe
essere in grado di fornire il suo certificato di battesimo, no?
E infatti ce l'ho!
Parlo di un vero certificato, non di quello che ti sei comprato
nel retrobottega di... come si chiama? Edgard, ma certo...
Edgard.
Il sussulto del piccolo magnaccia non gli sfugg, un tremolio
della palpebra accompagnato da un breve e rabbioso irrigidirsi
della mascella. Anche se aveva un salario da fame, il lavoro di
sbirro - di ausiliario civile della legione - gli dava le sue piccole
soddisfazioni, fra cui quella di rintracciare le prede nell'intimit
delle loro tane. Era come un furetto in una terra piena di
conigli. Provava un godimento impagabile nello sconvolgere
l'esistenza di coloro che s'immaginavano al di sopra delle leggi
divine e umane, a strapparli dai loro piedistalli, a spedirli nel
regno delle ombre. E costui, questo falso Joseph che aveva avuto
il coraggio di camuffarsi dietro il nome del padre del Signore,
questo reietto islamico piantato nel terreno cristiano come l'erba
del diavolo, questo pappa che aveva trasformato in lenocinio la
perversa poligamia del suo Profeta, questa specie di portiere di
notte della dissoluzione per femmine avide di lussuria, questo,
questo qui, o l'avrebbe incastrato o gli avrebbe piantato una
pallottola in testa con immenso piacere. Aspettava solo il via
libera del suo superiore, il commissario della divisione, altrimenti
detto principato, o responsabile dell'autorit civile. Era
per un'attesa vana: c'era bisogno di quel piccolo magnaccia,
di un pesciolino, per attirare i pesci davvero grossi nella rete.
Veramente? finse di stupirsi Joseph. Edgar  sempre stato
un tipo riservato, lei dice che vende certificati falsi?
Si trattenne dal saltare su dalla poltrona e mollargli un paio
di ceffoni, fra di loro c'era solo una scrivania, imitazione di uno
stile Luigi XVI.
Diecimila euro, ti  costato il certificato. Non l'hai digerito
un simile esborso, eh? Vedi, Joseph, ti  andata male: si d il
caso che Edgar non abbia saputo resistere all'impulso di liberarsi
la coscienza. Ci siamo appellati ai suoi valori cristiani. La
confessione, capisci? Ma no, certo che no. Voi altri, voi osama,
avete solo un modo di sgravarvi dalle vostre colpe: farvi saltare
in aria con quelle maledette cinture esplosive.
Joseph s'irrigid.
Ma insomma, cosa vuole esattamente?
La donna, allarmata dalla sua reazione, entr di colpo nella
stanza. Aveva addosso una vestaglia molto corta che ne rivelava la
pelle bianca come il latte e la biancheria di pizzo color porpora.
Chi, se non una puttana, avrebbe potuto avere un corpo e una
biancheria intima simili? Quanto costava una marchetta con
lei? Trenta euro? Cinquanta? Quanti anni d'inferno spettavano
a un uomo per un piacere da trenta denari?
Se a interessarle  lei, signor ausiliario dell'autorit civile,
posso organizzarle un rendez-vous...
La proposta di Joseph gli fece l'effetto di una doccia fredda.
Con la gola che gli pulsava fino a fargli male, prov a ignorare
la presenza della ragazza e a tenere gli occhi puntati in quelli
del magnaccia.
Di' pure alla tua puttana di levarsi di torno.
Con un sorrisetto sulle labbra, a Joseph bast un cenno della
mano per ordinare alla ragazza di allontanarsi. Lei obbed e,
sospirando, se ne and trascinando i piedi.
E dille anche di chiudere la porta.
La chiuse facendola sbattere, e una volta rimasto solo con
il pappa riprese il controllo di se stesso. La sua tana era ampia,
luminosa, come le case riservate ai personaggi politici o agli
artisti pi in vista di Parigi. Niente di cui stupirsi, Joseph abitava
nel loro stesso quartiere, il cuore della metropoli francese,
parte del quindicesimo, sesto e settimo arrondissement sulla
Rive gauche, del sedicesimo, ottavo e la punta meridionale del
diciottesimo sulla Rive droite.
Un perimetro limitato, rifornito costantemente di elettricit
da una centrale nucleare bunker sepolta per met sul bordo del
fiume, ricoperta da tonnellate di cemento, protetta da un'arsenale
antimissile, sorvegliata da pi di mille uomini armati
di tutto punto. Le interruzioni di corrente non riguardavano
l'Eliseo, i ministeri, n quei privilegiati che vivevano arroccati
intorno ai centri del potere. Lui abitava invece nel ventesimo
arrondissement e tutte le sere alle 20 le lampadine si spegnevano,
gli elettrodomestici davano forfait, restava solo la luce fragile
e danzante delle candele a concedere alle facciate nei dintorni
una parvenza d'illuminazione.
Si era sbarazzato del congelatore dopo che a pi riprese si
era ritrovato ad avere a che fare con gelati ridotti a pozzanghere,
legumi in poltiglia, carne e pesce tramutati in piccoli ammassi
informi. Come la maggior parte dei suoi vicini, la sera comprava
dei sacchi di ghiaccio perch il burro non si squagliasse e i cibi
freschi non andassero a male. Il caldo e l'umidit erano due
temibili avversari per la conservazione degli alimenti.
La sua nausea e il mal di stomaco ricorrenti sembravano
indicare che oltre al cibo inghiottiva altrettanti batteri, virus e
microbi. Un tempo aveva cercato di annegare gli agenti infettivi
con delle generose sorsate d'alcol, gli era rimasta quindi l'abitudine
di affossare quotidianamente tormenti e pensieri nelle
nebbie del rum, del cognac o del bourbon. Non aveva per mai
toccato le BB, le pillole blu, o quel tipo di spazzatura chimica.
Non che non ne avesse avuto la possibilit, e anche parecchie
volte: alcuni suoi colleghi non si facevano scrupoli a destinare
le droghe confiscate all'uso personale. Il fatto  che ai piani
alti non si decidevano a ripulire quella lercia latrina che era
diventato il CALRAC, il corpo ausiliario della legione responsabile
dell'autorit civile. Avrebbero dovuto sanare il tronco,
tagliare i rami marci, bruciarli, spedirli nel regno delle ombre o
nelle trincee del fronte Est. Si era arruolato a vent'anni nel caro
vecchio corpo di polizia pre-arcangelo Michele per difendere
valori eterni quali il diritto, la giustizia, la morale, le radici, in
un'Europa che stava andando in putrefazione. Si era guadagnato
un soprannome, John Wayne, come un attore americano del
secolo scorso, simbolo di una fede pioneristica e di una giustizia
dai modi spicci. Lui stesso si era rallegrato all'arrivo delle
prime legioni arcangeliche, quelle divisioni giovanili che dalle
frontiere orientali dell'Europa erano venute a cacciare la cricca
dei politici e degli affaristi corrotti. La guerra contro la jihad
islamica aveva purtroppo interrotto il loro servizio pubblico
d'igiene e le armate del vizio, che si credevano disperse, ne
avevano subito approfittato per insinuarsi nelle crepe.
Quindi cosa vuole?
Il piccolo magnaccia riprendeva il toro per le corna, pensando
senz'altro che la migliore difesa fosse l'attacco. Fischia
quanto ti pare, povero merlo: il tuo appartamento in centro,
i tuoi vestiti da mille euro e la tua puttana con le mutandine
rosse non ti rendono un pezzo grosso, semmai a permetterti
questo tono arrogante sono la tua rete di relazioni e di protezioni.
Tieni per le palle qualche importante basco nero, nutri i
loro vizi in cambio di promesse d'impunit, peccato che lass,
nelle sfere segrete della legione, hanno deciso di rimuovere le
mele marce dal paniere. I tuoi clienti verranno gettati in pasto
alle folle, cos da insegnare alle anime semplici che nulla pu
sfuggire alla legge, che n il rango n il denaro dispensano dai
propri doveri, anche se secondo le parole di Cristo:  pi facile
che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri
nel regno dei cieli. Amen.
 il momento di azzannare il coniglio alla gola e stringere
finch non sente i denti carezzargli la glottide.
Bene, Joseph: sappiamo che a lavorare per te ci sono una
dozzina di ragazze. Dev'essere redditizia la tua piccola attivit
commerciale.
Non so davvero chi possa aver diffuso certe menzogne sul
mio conto, ma...
Lo interruppe con un gesto perentorio del braccio che stava
a significare: non fare la parte del brav'uomo vittima di un
complotto, per carit, non far finta di essere un innocente la cui
reputazione  stata infangata.
Sai, le ragazze, ci sono molti modi per farle cantare. Non
incontreremmo particolari ostacoli a ottenere delle confessioni,
delle testimonianze a tuo carico. Il lenocinio ti coster fra i sette
e i dieci anni di galera. Ma che la stirpe di un osama organizzi
delle serate, delle serate di depravazione, per delle brave mogli
e madri di famiglia cristiane, questo  peggio, molto, molto
peggio, e ti coster l'ergastolo, magari ti condanneranno a morte,
dipende tutto dall'umore del giudice.
Cosa le fa pensare che io organizzi serate del genere?
Il coniglio capiva adesso che il furetto non avrebbe mollato,
che predatori perfino pi influenti dei suoi protettori gli avevano
teso una gigantesca trappola, e lui si adattava, cambiava
strategia, si sforzava di leggere fra i non detti del poliziotto, di
passare attraverso le maglie della rete.
Io non lo penso, ne sono certo. Ci siamo confrontati con
uno dei tuoi... ballerini, tanto per usare un eufemismo... uno di
quelli che hanno lavorato per te negli ultimi tempi, un veterano
del fronte Est. A quanto pare le donne non vedono l'ora di far
correre le mani sui guerci e sui mutilati.
Rimase in silenzio, lasci cuocere Joseph alcuni minuti nel
suo brodo e si mise a fissare le modanature. Lui con il suo
metro e novantacinque d'altezza, quando si alzava di colpo
nel bilocale in cui viveva batteva la testa contro il soffitto; per
non dire del bagnetto, poi, in cui fra spalle e pancia entrava a
malapena. Passava tutto il suo tempo a giocare al furetto nelle
tane dei quartieri alti e abitava in una gabbia per conigli. Le
vie del Signore erano, se non crudeli, quantomeno beffarde.
Sperava soltanto che l'ironia divina non lo perseguitasse fin
nella tomba. Il dubbio a volte faceva il paio con i microbi nel
rodergli le viscere e nel guastargli met delle notti. Si sedeva
sul letto cercando di non svegliare la strega che gli russava accanto
- fatica sprecata, si svegliava immancabilmente - e fino
all'alba si chiedeva se ci fosse veramente un'altra vita, se Dio
non fosse solo una semplice invenzione umana, se aveva scelto
di schierarsi dalla parte giusta, se un giorno le sue frustrazioni
avrebbero fruttato qualcosa. La prossima volta, Signore, evita
di farmi sbirro e cristiano, pensava.
Fu Joseph a parlare per primo, il che vista la situazione
equivaleva a una resa.
Cosa volete sapere, allora?
Prima di rispondere aspett ancora un momento, contemplare
la paura negli occhi sgranati della preda era bellissimo.
Sappiamo che hai fornito dei servizi particolari, diciamo,
a certi uomini di potere.
Quelli con cui ho avuto a che fare io non avevano nome,
erano intermediari.  capitato una o due volte, e siccome la
cosa mi puzzava, mi sono subito ritirato dal giro.
Ecco, a noi piacerebbe per l'appunto che tu in quel giro
ci rientrassi, che ristabilissi certi contatti.
Volete beccarlo con le mani nel sacco?
Fece solo un leggero cenno con la testa, affermativo, per
omaggiare sarcasticamente la perspicacia del suo interlocutore.
Stiamo camminando sulle uova. Non possiamo permetterci
errori. Chi cerchiamo  molto cauto, ben protetto e pericoloso.
A chi si riferisce, esattamente?
John Wayne si alz, si sgranch e cammin fino alla finestra
che dava sul viale. Quanto gli piaceva lo scricchiolio del parquet
sotto le suole di gomma. Era un rumore caldo, piacevole,
lo ripagava dei tragici stridii del linoleum del suo soggiorno.
Ad alcuni alti rappresentanti del potere europeo in Francia.
Per il momento abbiamo solo dei sospetti.
E chi vuole colpirli?
A questa domanda non posso rispondere.
Non pu o non vuole?
Siccome non posso rispondere, non ti dir neanche questo.
La pioggia appannava il vetro, trasformava gli alberi in spettri
stanchi e le rare macchine in scie grigie.
Immagino sia una mossa dei fanatici della legione, butt
l Joseph.
Si volt di scatto, velocissimo, in un modo che niente c'entrava
con la sua stazza. Fulmin il magnaccia con un'occhiata.
Tu, Joseph, non sei nella posizione per darci lezioni in materia
di fanatismo! Nel tuo Paese non ci sono altro che fanatici!
Il magnaccia gli indic la sala spostando lentamente il braccio
da sinistra a destra.
Il mio Paese  questo. Sono nato in Francia, ci sono nati i
miei genitori e i miei nonni. Parlo francese, non ho mai imparato
l'arabo, non potrei leggere il Corano neanche se volessi.
Per non sei neanche battezzato e in chiesa non ci vai.
Joseph si alz e lo raggiunse alla finestra. La modesta statura
e la stazza tutt'altro che eccezionale del magnaccia erano
compensate da una vitalit degna di un rapace. Vestiva con
eleganza il suo completo grigio perla e la sua camicia color
salmone, era innegabile. Un demonio in ghingheri, il genere di
serpente che risvegliava va in ogni donna, che cacciava ogni
giorno l'umanit dal giardino dell'Eden.
Io non credo in nessun Dio, signor ausiliario della legione.
E non vedo come questo possa interessarla. Questo Paese, un
tempo era rinomato per la sua libert di coscienza.
Ah, perch tu sbattere delle ragazze sul marciapiede e
organizzare serate sconce, depravate, me la chiami libert di
coscienza?
 la legge della domanda e dell'offerta. Quelle donne non
vado mica a cercarle io nelle loro tane. Creperebbero di noia
se ogni tanto non fossero libere di prendersi una rivincita sui
loro uomini.
Oh, scusa, a preoccuparti quindi  il loro stato d'animo,
non ci ero davvero arrivato. Sciocco che sono, credevo invece
che succhiassi sia i loro soldi, sia quelli dei mariti.
Joseph scosse la testa, un movimento quasi dolce, gonfio di
malinconia. Nella sconfitta il coniglio si rivelava pi interessante,
pi toccante.
Il vizio, signor ausiliario della legione, se ne sta sempre
all'ombra della virt.
C'era vento e pioveva, ma decise lo stesso di tornare a piedi.
O magari era proprio per via del vento e della pioggia, come
se avesse bisogno di essere purificato dall'acqua, dall'aria, di
ricevere un nuovo battesimo. Attraversare Parigi da un capo
all'altro non gli dava nessun fastidio. Fece uno squillo alla sua
megera - da come brontolava era ovvio che non avesse altro
da fare a parte aspettarlo - che gli disse che se voleva cenare
avrebbe fatto meglio a sbrigarsi, altrimenti avrebbe dovuto
accontentarsi di un panino in un bar. In quanto poliziotto,
era autorizzato a possedere un telefono portatile, privilegio
che condivideva con i legionari, i medici, i pompieri e gli alti
funzionari. La rete, 	Neorop, copriva in teoria tutto il territorio
europeo, ma bombardamenti e attentati avevano distrutto
moltissime antenne, limitando le comunicazioni agli arcipelaghi
urbani. Il divieto dei telefoni portatili aveva dato il via a diversi
traffici, che presto per erano stati abbandonati; sia perch
poco redditizi, sia perch rischiosi. Collegata ai satelliti, Neorop
faceva anche da rete di sorveglianza e conservava tutte le
comunicazioni in memoria.
Quest'ultimo dettaglio oggi come oggi era senz'altro meno
vero, in effetti le agenzie spaziali non potevano pi permettersi
di spedire in orbita nuovi satelliti, e neanche di mantenere in
funzione quelli vecchi. L'orecchio del Grande Fratello, cos
era soprannominata la rete, captava .ormai solo scampoli di
conversazioni.
John Wayne si appoggi al parapetto della Passerelle Debilly
e fiss la superficie impetuosa della Senna fino a farsi girare
la testa, lurida quanto la sua anima. Un po' pi in l, le due
ciminiere della centrale nucleare nel centro di Parigi sputavano
le loro colonne di fumo bianco, pilastri gemelli e vacillanti
che sembravano fare da sostegno a un soffitto di nubi grigio
e incombente.
Stava invecchiando, la sua fede si smorzava, le tenebre lo
risucchiavano, non aveva pi n la forza n la volont per resistere.
In un lampo di onest, di lucidit, dovette ammettere
che invidiava gli uomini come Joseph. La prospettiva di ficcare
la sua carcassa nel bilocale piccolo e buio, di passare un'altra
notte insonne accanto alla megera lo disgustava, gli faceva
venire il voltastomaco.
Non gli aveva neppure dato dei figli. Le analisi avevano
dimostrato che lei era perfettamente feconda, suggerendo
perci che l'infertilit della coppia fosse dovuta a una qualche
mancanza del suo sperma. Piuttosto che confrontarsi con quella
rivoltante e umiliante realt aveva scelto il silenzio e il rancore.
Aveva edificato la propria esistenza nel segno dell'illusione,
della menzogna. Del fallimento.
Scavalc il parapetto. Non aveva mai imparato a nuotare.
Un urlo risuon alle sue spalle. Il buon Dio rifiutava il suicidio,
ma che importava? Lui a quel punto rifiutava il buon Dio. Non
aveva guadagnato nulla a stare dalla sua parte, e nulla avrebbe
guadagnato a stare dall'altra. Fottuto in ogni dove. Joseph, se
non altro, viveva coerentemente con la sua assenza di principi.
No, no! Non lo faccia!
Fare cosa? Si trattava piuttosto di disfare.
Si aggrapp alla balaustra, poi si volt a dare un'occhiata.
Una donna stava correndo verso di lui. I lembi dell'impermeabile
aperto sembravano galleggiare sotto i suoi capelli, simili a una
fiamma nera. Il vento le attaccava il vestito al seno, al ventre
rotondo. Era piena di un'altra vita, era evidente, ed era bella,
commovente nel suo tentativo disperato di salvare dall'annegamento
un uomo gi perso. I tacchi alti le si piegavano negli
interstizi delle traversine, il ponte rimbombava sotto i suoi passi
come un cuore metallico.
Era arrivata troppo tardi.
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
Con un debole lamento, il rumore di un sifone che si svuota,
il cadavere accasciato contro la parete si era mosso. I due compari
di Kil se l'erano subito data a gambe, come se avessero un
codazzo di demoni alle calcagna. Una donna che tornava dal
mondo dei morti scuotendo il suo strato di polvere. Kil la teneva
d'occhio, la sua pistola tremava contro la fronte di Pibe, negli
occhi marroni all'astio si sostituiva la paura, mentre il sudore
gli imperlava il volto fra naso e sopracciglia. Quella donna solo
pochi istanti prima sembrava cos... morta! La sua resurrezione
l'aveva paralizzato, impedendogli di premere il grilletto.
Lascialo!
Kil non cerc neanche di capire da dove venisse la voce, si
precipit verso la porta e nel farlo urt chi era appena entrato
nella stanza. Per rendersi conto che il suo aggressore era scappato,
a Pibe furono necessari alcuni secondi. Come una donnola
in gabbia, il cuore gli si agitava nel petto all'impazzata. Era in
apnea da quando il revolver di Kil gli aveva baciato la fronte,
spalanc quindi la bocca e aspir una grande quantit di aria
umida. Il repentino afflusso di ossigeno gli fece girare la testa.
La donna fin di rialzarsi, barcollando contro il muro borbottava
qualcosa d'incomprensibile.
Dobbiamo andare, Pibe.
Stef lo fissava con sguardo distante, ironico, quello con cui
sembrava guardare il mondo in qualsiasi circostanza. Stef e i
suoi occhi trasparenti come biglie, Stef e i suoi capelli neri, le
ciocche ossigenate, la pelle chiara, i vestiti sformati, la Colt 22,
il suo mistero. Cosa ci faceva l? Pibe non l'aveva vista salire su
nessuno dei tre rino-camion partiti per la razzia. Non si faceva
viva alla Croce del Sud da una settimana buona, si era chiesto in
effetti se non se ne fosse andata per sempre. Nell'organizzazione
lei era pur sempre un elettrone libero, e quella parola, libero,
significava ben qualcosa. Quando pi le pareva avrebbe potuto
abbandonare la teppaglia, perch no, cambiare parrocchia o
semplicemente andarsene lontano, altrove. Pibe credette fosse
un sogno, e che da un momento all'altro si sarebbe risvegliato
nel dormitorio, con il rumore dell'acquazzone e l'indecifrabile
sguardo di Sol, gi sveglia da ore ma ancora sdraiata nel letto
accanto.
Ma cosa... cosa ci fate in casa mia?
La donna si reggeva alla parete, era per riuscita a voltarsi
verso di loro. I suoi occhi tondi, incupiti dalla diffidenza, spiccavano
sulla maschera di polvere che le copriva il viso. Aveva
una certa et, era grassa, la sua camicia da notte era strappata
in vari punti. Non prestava la minima attenzione al cadavere
sdraiato nel letto, non aveva realizzato che la sua casa e la sua
vita erano appena state spazzate via da una pioggia di bombe.
Andatevene subito, o chiamo la legione!
Senza smettere di tenerli d'occhio, si sporse su un fianco e
allungando una mano si mise a cercare qualcosa, verosimilmente
il telefono sul comodino. Si rifiutava cocciutamente di posare
gli occhi sul letto. A un tratto un sorriso le distese le labbra,
aggiungendo al volto una nuova serie di rughe che le arriv
fino agli zigomi.
Scusatemi tanto, cari, non vi avevo riconosciuto. Siete cos
cresciuti, cos diversi. Siete venuti a trovare la vecchia zia Laetitia,
vero? Thierry, Thierry, svegliati, su, ci sono i figli di Batrice!
Stef fece segno a Pibe di uscire. Fuori, il cielo e la terra si
fondevano in una landa grigia e desolata. Carichi del loro bottino,
i membri della teppaglia sbucavano a ripetizione dalle macerie
e tornavano ai camion. Alcuni percorrevano i bordi del grande
cratere, da cui recuperavano oggetti che l'esplosione aveva
sparpagliato dappertutto. Le bombe avevano rimodellato quel
quartiere residenziale, ne avevano fatto un oceano in tempesta
in cui le onde erano pietrificate. I ruderi delle villette, come
relitti, sembravano naufragati fra le aiuole sbrindellate di timo
e d'alloro.
E tu che diavolo ci fai qui? domand Pibe.
Stef avanz sull'orlo del cratere e si appollai su un pezzo
di muro che sporgeva dal terreno.
Per starti dietro mi do sempre da fare, Sono il tuo angelo
custode, non l'hai ancora capito?
Una ventata port via il suo scoppio di risa. Si prendeva
gioco di lui, di nuovo. Esasperato dal sentirsi umiliare, dalla
pioggia sottile, dalla paura retroattiva, reag polverizzando con
un calcio un grumo di terra. Se si fosse trovato davanti Kil in
quel momento, l'avrebbe ammazzato senza pensarci due volte,
gli avrebbe piantato una pallottola nello stomaco e l'avrebbe
guardato crepare lentamente, quel verme.
Le tue cagate hanno rotto, Fesse!
Senza le mie cagate, a quest'ora saresti gi morto ! E poi
non mi piace quando mi chiami Fesse!
Pensavo che la morte non avesse nessuna importanza...
Fesse!
Lei si volt, punt la Colt contro Pibe e lo tenne sotto tiro.
Credette che stesse per sparare davvero, che stesse per terminare
il lavoro di Kil. Non capiva pi niente, tremava di freddo,
quell'umidit maledetta lo mandava al manicomio.
Tornate dentro, miei cari, con questa pioggia vi prenderete
un malanno.
L'anziana signora era uscita dalle rovine della propria casa
come Lazzaro dalla tomba. Le gocce sottili le avvolgevano come
un manto lucente le spalle e i capelli imbiancati dalla polvere.
Camminava trascinando i piedi, inciampando nei vari ostacoli
disseminati fra un passo e l'altro. La sua comparsa non faceva
che accentuare la sensazione di Pibe, gli sembrava pi che mai
di essere intrappolato nel mondo dei sogni. Chiuse gli occhi e
preg il Signore Onnipotente di rispedirlo non nel dormitorio
della Croce del Sud, ma nella casa della sua famiglia. Rinnegava
le vecchie suppliche, voleva respirare di nuovo l'aria stantia
della cantina, sentire Marie-Anne che mentre dormiva respirava
come un fischietto, le orripilanti copule dei genitori, tornare ai
bei tempi prima della bomba.
Si sent uno sparo, una pallottola sibil a sinistra di Pibe.
Gli sbirri! Via!
Che? Gli sbirri? Riapr gli occhi. Non avevano usato le
sirene, e non si era sentito neanche il fischio che segnalava la
ritirata. Stef gli indic centinaia di uomini sparsi per tutto il
quartiere raso al suolo. Una rete dalle maglie strette da cui era
impossibile fuggire. Il numero e l'avanzata decisa degli sbirri
indicavano che per loro era venuto il momento, una volta per
tutte, di affrontare la Croce del Sud. Dovevano essersi piazzati
da quelle parti subito dopo il bombardamento notturno, una
tattica che spiegava il mancato intervento dei soccorsi. Pur di
farla finita con la teppaglia erano disposti a sacrificare i cittadini
feriti. La luce ancora livida dell'alba si rifletteva sui loro
scudi e sui loro caschi. Sparavano all'impazzata con i loro fucili
d'assalto contro i saccheggiatori colti in fragrante. Colonne di
fumo nero salivano dai rino-camion, alcuni colpi di mortaio li
avevano fatti a pezzi.
Il primo istinto di Pibe fu di correre in direzione opposta, ma
ci mise poco ad accorgersi che il cordone delle forze dell'ordine
formava un cerchio, e che la rete si stringeva inesorabilmente
anche alle loro spalle.
Siamo fottuti! esclam sconsolato.
Non essere idiota.
La calma di Stef lo irrit, I poliziotti avevano l'ordine di non
fare prigionieri, era ovvio. Non si trattava di sovraffollare
ulteriormente le prigioni, i campi di lavoro o le scuole profetiche,
e ancora meno di mobilitare un apparato giudiziario ridotto
alla propria caricatura, ma di sbarazzare l'Europa dalla piaga
della teppaglia.
Hai una soluzione? riusc a chiederle Pibe.
La zia Laetitia ha ragione: piove, faremmo meglio a metterci
al riparo e ad aspettare che torni il bel tempo.
Stef non aspett il permesso dell'anziana signora per raggiungere
l'entrata della casa, la cui facciata, come la prua di una
nave incagliata, sporgeva sbilenca sull'orlo del cratere.
Thierry, forza! Smettila di dormire e vieni a salutare i figli
di Batrice.
La donna aveva fatto accomodare Stef e Pibe fra le macerie
della cucina e aveva iniziato a preparare della cioccolata calda.
Poich l'elettricit era andata, non aveva fatto altro che appoggiare
il pentolino pieno di latte su una piastra. Aveva tirato fuori
dalle macerie alcuni cucchiai, delle tazze intatte e pi o meno
tutti gli ingredienti necessari a una colazione, il surrogato di
cacao in polvere, lo zucchero, il pancarr, le marmellate. Pibe e
Stef l'avevano aiutata a rimettere in piedi la tavola, gli sgabelli,
e si erano sistemati sotto un pezzo di tetto, l'unico punto della
stanza risparmiato dalla pioggia.
Pi passano gli anni, pi Thierry diventa pigro...
L'anziana signora non smetteva di borbottare mentre armeggiava
davanti alle piastre della cucina. Ogni tanto una
frase coerente affiorava dalla sua logorrea, ma non aspettava
le risposte, o se le dava da s prima di perdersi in una nuova
serie di borbottii. Le raffiche dei fucili e le esplosioni dei mortai
perforavano il silenzio mattutino.
Stef si lev la giacca militare, le scarpe, le calze, i pantaloni,
la felpa, poi quando addosso le rimasero solo la maglietta e
le mutande, appallottol i vestiti intorno alla pistola e and a
riporre il tutto nello scaffale pi basso di un armadio ancora
integro.
Tu sei pazza!
Abbiamo dormito da nostra zia, mormor lei tornando a
sedersi a tavola. Dei nipoti che dormono a casa di una gentile
zietta non sono vestiti o armati come chi fa parte della teppaglia.
Alcune voci risuonarono di colpo nei dintorni della casa.
Troppo spaventato per cogliere le sfumature del ragionamento
di Stef, ma risvegliato dalle raffiche sempre pi vicine si spogli
a sua volta in tutta fretta. Infil la pistola fra i vestiti, ficc tutto
nell'armadio e torn a sedersi di corsa, per nascondere al pi
presto sotto al tavolo le gambe magre e le mutande piene di
macchie sospette.
Prima di versarlo nelle tazze, la donna soffi sul latte. La
mistura ottenuta, dei grumi scuri su un fondo biancastro, ravviv
la nausea di Pibe, latente da che si era svegliato. Il decurione li
aveva strappati al tepore del letto intorno alle 4 e 30 del mattino.
Non avevano avuto il tempo di fare colazione, si erano radunati
sotto i teloni dei rino-camion gi pronti a partire con i motori
accesi e, cullati dai sobbalzi, sospesi fra sogno e realt, erano
arrivati sul luogo destinato al saccheggio venti minuti dopo.
Sol si era addormentata sulla spalla di Pibe. Gli aveva passato
un po' del suo calore, gli era dispiaciuto svegliarla.
Sol.
Che ne era stato di lei? Era riuscita a sfuggire alla polizia?
Paziente e testarda, aveva preso posto nella sala d'attesa della
vita di Pibe, convinta che presto o tardi le avrebbe aperto la
porta. La vicinanza, il quotidiano, li avevano legati pi di quanto
avesse immaginato.
Mangiate, cari, mangiate. Thierry, forza, vieni a mangiare
con noi, razza di poltrone!
Stef spalm un po' di marmellata su una fetta di pancarr.
Uno scricchiolio precedette di pochi istanti l'irruzione di tre
uomini nella cucina devastata. Caschi con la visiera calata, lance
argentate ricamate sulle uniformi nere e impeccabili, fucili
d'assalto nuovi fiammanti. Erano penetrati all'interno della
casa silenziosi come ombre. Dalle divise e dalle armi si capiva
che non erano n poliziotti n semplici ausiliari. Il modo che
avevano di occupare e gestire lo spazio, i loro gesti precisi e
la loro efficienza avevano qualcosa d'inesorabile, di robotico.
Erano macchine programmate per uccidere.
Pibe smise di respirare. Dalla faccia e dagli occhi di Stef era
impossibile indovinare alcunch, impossibile prevedere la sua
reazione o capire le sue intenzioni. L'anziana donna, per ci
che la riguardava, non sembrava neppure essersi accorta della
presenza degli intrusi. Continuava ad agitarsi fra il tavolo e una
madia dagli scaffali sfondati.
Nessuno si muova!
La voce, filtrata dalla visiera del casco, era metallica e minacciosa.
Lei non pu sentirvi, disse Stef. Bench atterrito, Pibe non
pot fare a meno di ammirare il suo sangue freddo. Quando
 scoppiata la bomba ha perso conoscenza e da quando si 
risvegliata vaneggia e basta.
Uno dei tre uomini si avvicin al tavolo tenendo il fucile
puntato su Stef, l'indice pronto sul grilletto.
 vostra madre?
No, nostra zia.
Cosa ci fate a casa sua?
Eravamo venuti a passare la serata da lei, o meglio da loro.
Nostro zio non ce l'ha fatta, non  sopravvissuto.
Da dove venite?
Dalla periferia ovest. Non siamo rientrati a casa per via
del coprifuoco. Se avessimo saputo che il quartiere sarebbe
stato bombardato, ci saremmo sbrigati a rientrare prima che
facesse buio.
Con un movimento del braccio, l'uomo ordin ai due compagni
di frugare nelle altre stanze, e dopo che furono spariti
rest immobile, in silenzio. Pibe ne intravide il luccichio degli
occhi attraverso la visiera scura e convessa del casco.
Thierry, ora alzati, ci sono dei signori che vogliono parlarti,
grid l'anziana signora.
Pibe si stava consumando in un bagno di sudore gelido.
Adesso temeva che la zia, recuperando di colpo la memoria,
li denunciasse a quegli assassini, il cui unico scopo era eliminare
la teppaglia. Temeva anche di essere tradito dalle reazioni del
suo corpo, dai tremori, dal sudore; i battiti del cuore gli rimbombavano
dentro dalla testa ai piedi. Anche se non avrebbe
dovuto pensare all'armadio dov'erano nascosti armi e vestiti,
non riusciva a toglierselo dalla testa, come se non avesse altra
scelta che attirare l'attenzione del legionario su quel nascondiglio,
sulla prova delle loro menzogne. Nel profondo, il suo
io nascosto gli riservava un'ironia umiliante che lo snervava.
Ora vado di l a far uscire dal letto quel fannullone,
borbott la donna.
Che nessuno si muova, ho detto!
La donna and verso la porta della cucina senza tener conto
dell'ordine impartitole dall'uomo in nero. Le blocc il passaggio
con la canna del fucile d'assalto. Sull'uniforme non c'era traccia
di cerniere o di bottoni; le gocce scivolavano sulla superficie
nera e liscia come su un vetro.
Un altro passo e sparo.
Sono a casa mia, protest l'anziana. E devo andare a
svegliare Thierry.
 inutile. I suoi nipoti hanno detto che  morto.
Si pieg su se stessa, come se avesse ricevuto un colpo al
plesso solare, poi si raddrizz di nuovo. Aveva i capelli scomposti,
la fronte aggrottata, gli occhi le scintillavano per la collera.
Quei bambini... sono solo dei piccoli bugiardi!
Pibe fu scosso da un conato, un sapore di fiele gli riemp
la bocca.
Il mio Thierry non pu essere morto! Sta solo dormendo
nella camera accanto. Se lei mi lasciasse andare...
Lo sapremo fra poco, signora. Nell'attesa lei non si muova.
Per un attimo sembr che intendesse forzare il blocco, fin
invece per rassegnarsi e si lasci cadere su uno sgabello.
I bambini sono tutti bugiardi, ladruncoli e buoni a nulla.
Non bisogna credere a quello che raccontano...
La fine della frase si perse in un rumore indistinto, coperto
in parte dal baccano all'esterno.
Ma come fate a fare colazione in circostanze simili? Ci
vuole un bel coraggio! esclam il legionario.
Pibe abbass la testa e per resistere ai ripetuti e violenti
conati si morse l'interno delle guance.
La zia non vuole guardare in faccia la realt, fa finta che non
sia successo niente, disse Stef. E noi non osiamo contrariarla.
Ma non avete chiesto aiuto?
Il telefono non funziona. Ho provato a uscire, certo, ma
il quartiere era pieno di sciacalli e ho pensato fosse meglio
restare in casa.
Non  detto che sia stata una buona idea. Se fossero venuti
qui da voi, trovandovi avrebbero potuto uccidervi.
Non  detto che gli sciacalli siano tutti assassini.
Pibe trov la riflessione di Stef completamente fuori luogo.
Non era decisamente il momento giusto per fare gli'avvocati
della banda.
Questo  quello che crede la gente, replic il legionario.
Si tende a compatirli perch hanno perso i genitori, le famiglie,
ma per essere ammessi nella teppaglia sono tenuti a uccidere
un uomo. Quindi sono degli assassini tutti quanti.
Li arresterete?
L'uomo in nero rispose dopo qualche secondo; Sono gi
stati giudicati colpevoli. E condannati. La prigione sarebbe uno
spreco di tempo e di denaro.
Gli altri due legionari riapparvero in cucina.
Nelle altre stanze non c' nessuno. Solo un morto.
I tre erano l l per andarsene, era questione di pochi istanti,
ma a Pibe sembrarono un'eternit.
Scusate il disturbo.
Non appena uscirono dalla cucina, Pibe si chin di scatto,
libero finalmente di vomitare l'anima.
Lasciarono la casa solo nel primo pomeriggio. I colpi dei
fucili, dei mortai, erano finiti gi da un po', ma Stef pensava
che avrebbero potuto ancora esserci dei soldati nascosti fra le
rovine, pronti a eliminare i superstiti della teppaglia scampati
alla retata. L'anziana signora sprofondava in lunghi periodi di
torpore da cui ogni tanto riemergeva per inanellare frasi senza capo n coda.
Negli armadi e nelle cassapanche delle camere trovarono
dei vestiti buoni un po' per tutte le occasioni, molto diversi comunque
dallo stile della loro banda. Non erano neanche troppo
banali, per: da quando stilisti e pubblicitari s'interessavano
alla generazione senior, maggioritaria nella societ europea, i
vecchi non si vestivano pi come dei vecchi.
Fu un colpo di fortuna che lo zio deceduto fosse di bassa
statura e si fosse conservato snello come a vent'anni, cos Pibe,
piuttosto alto e robusto per la sua et, non fece fatica a trovare
dei pantaloni, una polo, un giaccone e un paio di scarpe da
ginnastica della sua taglia.
Recuperarono pistole e pallottole e si avventurarono fuori
dalla villetta demolita dopo aver salutato la zia. Affondata in
una poltrona, non concesse loro n un'occhiata n un qualsiasi
gesto d'intesa, per sempre prigioniera della sua follia. Le lacrime
che le sgorgavano dagli occhi disgregavano ci che restava della
maschera di polvere che le imbiancava il viso.
Si fecero strada quatti quatti nel territorio desolato. Il vento
trasportava delle nuvole basse e con loro nuovi acquazzoni,
mentre lontano lampeggiavano luci rosse e si sentivano le sirene
delle ambulanze. Dell'imponente legione dispiegata nella zona
qualche ora prima, non restava traccia. La marea nera si era
ritirata lasciando sulla riva decine e decine di cadaveri.
Pibe si accovacci, rigurgit le ultime riserve di bile e con
esse tutta l'amarezza che aveva ancora in corpo. I suoi occhi
gonfi di lacrime furono attirati da un cadavere, abbandonato
lungo il pendio di un cratere. Crivellato di colpi e ricoperto
da un sottile strato di polvere, cap, prima di vederla in faccia,
che aveva ritrovato Sol, la sua sorellina della Croce del Sud.
...
.
...
Capitolo 10.
...
.
...
Allo stesso modo muoiono il saggio e lo stolto.
Ecclesiaste 2,16.

Non riusciva a credere che John Wayne fosse morto.
Il poliziotto pi navigato, pi duro e pi equilibrato di tutto il
distretto ausiliario della legione, si era gettato nella Senna come
l'ultima sartina straziata da una pena d'amore. Il responsabile del
distretto - principato lo si definiva nella gerarchia angelica,
anche se i vecchi commissari detestavano che li si chiamasse
signor principato, o anche solo principato, arrivavano a
tollerare principe - gli aveva consegnato il rapporto sul suicidio
di John Wayne. Se non fosse stato per la testimonianza
della donna incinta che aveva cercato di impedirgli di saltare,
se non ci fosse stata la sua pistola sul parapetto del ponte a
mo' di firma, avrebbero tutti probabilmente pensato che fosse
stato vittima di un regolamento di conti, di una vendetta. In
trentacinque anni di servizio John Wayne aveva fatto in tempo
a farsi parecchi nemici, ed era altrettanto vero che grazie alla
sua efficienza aveva fatto finire nell'ombra, o sbatttuto nel
regno delle ombre, come diceva lui, un bel po' di delinquenti.
Con il fu John Wayne, aveva in comune la statura, la stazza,
il debole per la bottiglia e la brutalit. D'altra parte non
condivideva il punto di vista del collega pi anziano sul senso
del dovere e dell'onore, quella stupida morale ripescata sul
fondo delle acquasantiere. Lui non ci aveva mai pensato due
volte a tenere per s parte degli stupefacenti confiscati per poi
rivenderli a spacciatori o conoscenti, prendeva bustarelle gonfie
di contanti per chiudere un occhio su vari business illegali,
accettava di far sparire rapporti compromettenti su personalit
politiche o artistiche. Tesseva una tela sempre pi complessa,
sempre pi vasta, sempre pi appiccicosa. Se avesse dovuto
accontentarsi della sua paga da fame, non avrebbe mai potuto
concedersi un appartamento di tre piani nella periferia ovest - la
periferia fortezza -, l'angolo meglio protetto di Parigi insieme
al centro, la zona dell'Eliseo. Con i soldi poteva permettersi un
certo stile di vita, essere ospite gradito nelle sale da gioco pi
esclusive d'Europa. Era il profumo del potere e del prestigio a
farlo sballare. Una droga. Che come tutte le droghe richiedeva
dosi sempre pi massicce.
E poi c'era Flicie.
Flicie che era un po' modella, un po' attrice, un po' scrittrice,
un po' cantante, un po' presentatrice televisiva, un po' pittrice,
un po' ex-amante di un ex-ministro. Flicie, un'autentica falsa,
salfe chiamavano in gergo quelle come lei, una donna rifatta
da cima a fondo, labbra, denti, seno, culo, fianchi, anche, cosce,
come se a crearla con un colpo di bacchetta magica fosse
stata la Fatina del Silicone. Flicie si era degnata di notarlo, di
andare a cena con lui, di andare a casa sua, di andarci a letto.
Non aveva mai stretto un corpo cos ben modellato, nemmeno
nei suoi sogni pi arditi, e della sua pelle dorata, di crogiolarsi
nelle sue forme, di abbeverarsi con la sua saliva, il suo sudore,
i suoi umori, non ne aveva mai abbastanza. Poi lei, come
imponevano le regole arcangeliche, parlava ormai di sposarsi.
Aveva tuttavia precisato, con un'adorabile smorfia di sdegno,
che non le sarebbe piaciuto, un giorno, dover essere obbligata
a fabbricare mocciosi, n a vivere in una topaia.
Paternit e miseria non facevano gola neanche a lui. Si ricordava
del giorno in cui era entrato nel bilocale di John Wayne,
quella s era una topaia, e aveva anche incrociato quella specie
di ectoplasma che gli faceva da moglie. Si era ripromesso, allora,
che mai e poi mai sarebbe finito a vivere in uno squallore del
genere. A pensarci bene, non c'era poi molto di cui stupirsi se
il suo collega si era suicidato. Gli alti ideali si rivelavano magari
utili ad aprire le porte di un'amministrazione gestita dai duri
e puri della legione, ma non rimpolpavano certo il conto in
banca n davano da mangiare ai fantasmi.
Al funerale di John Wayne non era andato nessuno. Come a
tutti i suicidi, la Chiesa gli aveva rifiutato una sepoltura cristiana.
Il suo corpo era stato cremato e le sue ceneri sparse su un
terreno spoglio. Il distretto aveva rispedito alla vedova i suoi
pochi effetti personali, tutto qui.
Si sieda.
Non aveva idea del perch il principe, il suo superiore,
l'avesse convocato. Era un uomo abbastanza elegante, i capelli
grigi li portava tirati all'indietro, impeccabili, aveva una cravatta
grigia, lucida, e un completo grigio di una buona stoffa,
tagliato su misura. Aveva una discreta classe, insomma, che era
incompatibile con il suo stipendio. Era triplo rispetto a quello
di un ausiliario semplice, d'accordo, ma non sarebbe comunque
bastato a pagare abiti e scarpe di quella qualit, per non parlare
degli avana, che consumava di continuo e il cui fumo impestava
tutte le stanze del distretto. Evidentemente, neanche il signor
principato sputava sui soldi extra.
Ho saputo che lei era uno dei collaboratori pi stretti di
Garraud.
Garraud? Quel nome non lo collegava a nessuna faccia, non
risvegliava nessun ricordo. Nebbia completa.
Il caro John Wayne mancher a tutti.
Ah, era cos, John Wayne quindi si chiamava Garraud. Sentiva
il suo vero nome per la prima volta, come dire: piacere di
conoscerti Garraud. Le estemporanee strette di mano, alcuni
pezzi di frasi e le telefonate che si erano scambiati, erano bastate
a creare una parvenza di complicit. Il vecchio avrebbe anche
potuto fare da modello al cadetto, sempre che quest'ultimo
avesse creduto alla missione redentrice della legione.
Si stava occupando di un caso delicato, e ho pensato a lei,
il suo erede naturale, per riafferrare le redini.
Si trattenne dal replicare che se era l'erede naturale di John
Wayne, aveva gi ammazzato il padre parecchio tempo prima.
Un caso delicato, dice?
Ai piani alti, la condotta di alcuni membri della nostra
classe dirigente non va gi.
A chi non va gi?
Con il palmo della mano il principe si lisci i capelli impomatati,
un gesto che denotava nervosismo, com'era noto a tutti
i suoi subalterni.
Poco importa a chi. C' bisogno di dare l'esempio e ho
ricevuto ordini precisi. Dobbiamo organizzare una retata, roba
di peso, e dovremo pescare dei pesci molto, molto grossi.
Ahi. C'erano buone probabilit che i pesci grossi in questione
facessero parte della sua rete di contatti, o che qualcuno...
Facile che lo scandalo avrebbe finito per infangare anche lui.
Il fango gli faceva orrore e Flicie, lei non lo avrebbe mai tollerato.
Flicie appoggiava al cento per cento la decisione, presa
a livello europeo, di far fuori a fucilate le bande di predoni,
poich - affermava seria come una papessa - insozzavano le
nostre citt, si moltiplicavano come topi (e a Flicie i roditori
non piacevano affatto), davano della nostra Europa un'immagine
ripugnante, turbavano la grandezza della nostra cristianit. Un
gruppo di reporter aveva seguito una legione specializzata in
guerriglia urbana, riprendendola mentre combatteva contro la
teppaglia. Flicie aveva reagito curiosamente alla vista di quei
corpi bruciati o sforacchiati, e pi che una semplice fascinazione
si era trattato di una salivazione, di un orgasmo a malapena
trattenuto. Non vedeva i corpi dilaniati di quei ragazzini come
una vergogna, quanto piuttosto come agnelli sacrificali, sangue
redentore, purificatore.
Avr senz'altro a disposizione degli isp... degli ausiliari
pi esperti di me, dovrebbero essere loro a occuparsi di una
faccenda di questo tipo.
Di gente che lavora da pi tempo di lei ne conosco, ma
nessuno di loro bazzica un certo ambiente.
Non lo bazzicava neanche John Wayne. Questo per non
le ha impedito di affidargli il lavoro.
Il principe piant i gomiti sulla scrivania e lo guard dritto
negli occhi.
Le sue doti erano altre, l'esperienza, certo, e anche la
tenacia. Adesso per si d il caso che non le stia chiedendo la
sua opinione, ma che le stia dando un ordine. Garraud aveva
iniziato da un certo Joseph, uno squallido protettore che ci far
da intermediario. Di lui ci possiamo fidare, lo teniamo per le...
Il principe esit. I suoi occhi volteggiarono da un punto
all'altro della stanza, come uccelli in gabbia. Faceva sempre
cos quando stava per pronunciare una parola un po' forte,
s'imbarazzava, s'incantava.
... palle. Quando questo Joseph ci avr fatto sapere la
data e il luogo della prossima... riunione... noi interverremo.
Riunione?
Si tratta di serate private, privatissime, in cui gli invitati
torturano, violentano e uccidono bambini. La tranquillizzo:
non si parla di bambini nostrani, europei, ma di magrebini,
africani, di piccoli musulmani comprati nei campi di lavoro.
Per il momento abbiamo in mano solo dei sospetti e il nostro
dovere, il suo dovere,  appunto quello di trovare le prove.
Mi sta dicendo che ai piani alti si preoccupano dei cuccioli
islamici?
Bisogna a ogni costo ristabilire una certa morale nella
societ europea.
E se rifiutassi la sua proposta?
Il principe sfoder un sorriso affilato, una lama di coltello
che gli attraversava il volto da un orecchio all'altro.
Lei fa parte della legione, e nella legione non ci si pu rifiutare
di eseguire l'ordine di un superiore. Mi dir che lo si pu
eseguire malvolentieri, il che equivale a un'insubordinazione
bella e buona. Le risponderei comunque che certi giochetti 
meglio non tentarli nemmeno. Meglio parlare del concetto di
ultima possibilit. Non ci costringa a tirar fuori i rapporti che
la riguardano, rapporti in cui sono riportati loschi giri di mazzette,
di appropriazione indebita di beni pubblici e numerosi
esempi di falsa testimonianza. Una somma di accuse che se si
rivelassero fondate potrebbero costarle dai venti ai trentanni
di reclusione. Venti o trent'anni di galera, s, e naturalmente
in compagnia di belve feroci.
Cerc di mantenersi saldo, ma il sangue gli si era ormai
gelato nelle vene. I suoi superiori sapevano tutto, tutto dei suoi
trucchi, dei suoi traffici, della sua rete di contatti. Joseph non
era il solo che tenevano per le palle. Ecco quindi che lo stavano
trasformando nel loro pedone di primo piano, il cavallo di
Troia per attaccare le regine, le torri e gli alfieri delle scacchiere
fortificate. Poteva anche farcela per un po', avrebbe magari
avuto la meglio su qualcuno, ma presto o tardi sarebbe stato
eliminato dal gioco. Per i suoi superiori questo non sarebbe
stato un problema, se ne fottevano, lo avrebbero rimpiazzato
con un altro cavallo e con un altro ancora, finch non avessero
sgomberato il campo da tutte le scorie. Seduto dietro al fumo
del suo avana, il signor principato si credeva un novello Kasparov,
ma avrebbe conosciuto a sua volta la sconfitta, un giorno
sarebbe stato battuto, massacrato.
Si disse che per il momento tanto valeva dar retta al proverbio,
fare buon viso a cattivo gioco. Si schiar dunque la gola
e disse: Che ne dice di parlarmi meglio di questo Joseph?
Il superiore lo guard soddisfatto con un odioso sorrisetto.
Intorno alle 20 rientr nel suo appartamento a tre piani da
ottocentomila euro. Senza neanche dargli il tempo di sedersi e
assumere la sua dose quotidiana di alcol, Flicie inizi subito
a incalzarlo.
Se non ti sbrighi a vestirti faremo tardi, pulcino mio.
Lo chiamava pulcino, a lui, e senza un briciolo d'ironia. Ma
tardi per cosa, poi? Flicie aveva addosso un vestito di seta che
pur senza rivelarle completamente, lasciava immaginare tutte
le sue forme, inoltre aveva sfoderato i gioielli che riservava alle
grandi occasioni. Erano regali dell'ex-ministro - e probabilmente
di molti altri ex - e in passato avevano scatenato in lui una
gelosia incontenibile, a cui Flicie aveva messo fine dicendo
che non avrebbe buttato nella spazzatura cinquecentomila euro
di pietre preziose solo per placare il suo orgoglio di maschio.
All'improvviso si ricord che dovevano andare al vernissage di
un pittore amico di Flicie - un ex amante anche questo? - per
poi finire la serata in qualche festa mondana in cui si affollasse
tutta la Parigi intellettuale, artistica e politica.
Non aveva nessuna voglia di uscire, non quella sera, avrebbe
preferito restarsene da solo con Flicie. Lui, le curve e le cavit
di Flicie, non poteva chiedere di meglio, ma non os neppure
proporgliela, una simile serata a due. Flicie sarebbe uscita
senza di lui, abbandonandolo con le sue frustrazioni, la sua
agitazione, e lui si sarebbe ritrovato a fare la posta fino all'alba
ai cigolii della porta blindata, al ticchettio dei suoi tacchi a
spillo sul marmo del pavimento all'ingresso, con i nervi a fior
di pelle e la testa piena di pulsioni omicide.
Su, muoviti, pulcino mio.
Sal a cambiarsi in una delle camere riadattate a guardaroba.
Non aveva bisogno di prendervi parte per sapere esattamente
come sarebbe andata la serata: avrebbero ciondolato in una
galleria d'arte pi piccola del bilocale di John Wayne e di
fronte all'artista e a certe macchie o schizzi di colore in cornice
si sarebbero mostrati estasiati. Poi avrebbero fatto capannello
con altre malelingue, una coppa di champagne in mano, e
avrebbero sputato veleno sulla mostra: che pretenziosit, che
mancanza di cultura... sempre che si possano definire opere,
meriterebbero a malapena di essere affisse alle pareti di una
scuola elementare. Anche il gusto atroce della proprietaria della
galleria sarebbe stato passato al setaccio, si sarebbero chiesti
se andava a letto con il pittore: chiss perch, lo avrete notato,
espone solo artisti uomini? Avrebbero lanciato delle frecciate
velenose sull'et e sul girovita di certe vampire anoressiche
e ossigenate che infestavano i luoghi di punta della cultura
parigina fin dalla notte dei tempi, e no, no, non francese, non
europea, voglio dire proprio parigina. Avrebbero salutato con
un sorriso, un accenno d'inchino o un pomposo saluto i rappresentanti
della legione, riconoscibili dalle uniformi nere e
dalle piccole L d'argento ricamate sul bavero delle giacche; li
avrebbero implorati di aggiornarli sul fronte Est; si sarebbero
tranquillizzati venendo a sapere che le truppe islamiche negli
ultimi tre anni non erano avanzate di un solo centimetro, che
l'arcangelo Michele con l'aiuto di Dio si preparava a lanciare
una controffensiva generale. Si sarebbero storditi di bollicine,
di belle parole, di sfregamenti, di complimenti, di veleno, poi,
come avvertiti da un misterioso segnale, cinguettanti, in corteo,
si sarebbero recati in un appartamento o in un palazzo del
centro, si sarebbero precipitati affamati verso il buffet e per
aprirsi un varco fino ai tavoli si sarebbero quasi calpestati a
vicenda; avrebbero sorbito un qualunque vino d'annata come
se bevessero una bibita, avrebbero inghiottito le pilloline blu,
verdi o gialle presenti qua e l in alcune coppe e, solo a quel
punto, la serata sarebbe iniziata davvero, in un turbine di musica,
urla e risate in cui avrebbero danzato come matti, dato
fondo ai bicchieri - e non per forza ai propri -, si sarebbero
imboscati e sbaciucchiati negli angolini, o si sarebbero infilati
direttamente nei corridoi o in terrazza, senza temere le reazione
degli arcangeli coinvolti a propria volta in quel circolo vizioso.
Quindi, rientrati a casa imbottiti fino alla nausea di droga, alcol
e sesso, sarebbero tornati nel mondo dei comuni mortali e, solo
allora, avrebbero fatto il punto: un lungo istante di gelosie e
rancori, in cui si sarebbero riversati addosso accuse e insulti fra
un conato di vomito e l'altro; per dormire avrebbero assunto
un po' di chimica e si sarebbero sopportati fino al giorno dopo,
sprofondando in un sonno senza sogni n colori. E lui, lui non
avrebbe fatto altro che tenere d'occhio per tutto il tempo Flicie,
avrebbe sorvegliato i giochi di mano sopra o sotto il suo vestito,
nel caso in cui si fosse eclissata in un corridoio l'avrebbe seguita,
avrebbe stretto pugni e mascelle ogni volta che un uomo, giovane
o vecchio, bello o brutto, avesse incollato il bacino contro
quello di Flicie. Si sarebbe domandato cosa ci trovava nelle loro
battute volgari, perch rideva, perch tollerava quel loro alito
tiepido, quelle loro mani sudate, perch mai non li mandava
al diavolo, perch non lo prendeva a braccetto supplicandolo
di riportarla a casa, a casa sua, a casa loro.
Insomma, un'autentica serata di merda.
And come previsto, seppur con qualche piccola variante.
L'artista non aveva infierito sulla tela con macchie o schizzi
dai colori accesi, ma con degli strati diafani e sovrapposti che
a quanto sosteneva la brochure introduttiva simboleggiavano
la danza dei sette veli di Salom. In effetti, arretrando di tre
o quattro passi rispetto al dipinto, si poteva intuire la sagoma
di una donna nuda in posa da danzatrice e, in un angolo sullo sfondo, una testa barbuta che apparteneva senza dubbio
a Giovanni Battista anche se alcuni ci videro piuttosto una
rappresentazione del santo sudario, o anche un'allegoria della
tentazione della carne. Il pittore, un tizio sulla quarantina con
un volto grassoccio incorniciato da una folta zazzera bionda,
del resto non smentiva nulla.
Flicie e la maggior parte delle vampire ossigenate ne andavano
letteralmente pazze. Nessuna di loro compr un bel
nulla, tuttavia, e questo a dispetto delle insistenti pressioni della
proprietaria della galleria, una completa salfa, le cui labbra e
i cui zigomi sembravano usciti direttamente da una tela del
movimento neocaricaturista. Dopo le formalit e le frecciatine
di prammatica, comunque, non si erano precipitati in un appartamento
o in un palazzo, ma su una chiatta di quattrocento
metri quadrati che apparteneva al direttore di un grosso gruppo
editoriale. Vicinissima alla centrale nucleare, nel cuore di Parigi.
Gli artisti e gli intellettuali che risiedevano sul fiume avevano
protestato a gran voce contro l'installazione di una centrale in
- un'area cos prestigiosa e popolata, ma il governo aveva loro
spiegato che sarebbe stata distrutta alla fine della guerra, e che
nell'attesa a nessuno in quel quartiere sarebbe mai stata tagliata
la luce. Alla fine si erano convinti, tolleravano la presenza di
quel bubbone d'acciaio e cemento davanti alle loro finestre,
l'avevano persino adottato come simbolo della resistenza alle
invasioni islamiche, come la fiamma eterna della cristianit
europea. Meno alte rispetto a quelle di altri generatori, le sue
due ciminiere erano comunque imponenti. Riversavano perennemente
nell'aria una tale quantit di fumo bianco, da far dare
per scontato ai Parigini che non avrebbero pi visto l'azzurro
del cielo sopra di s. Quanto ai pesci della Senna, era da un
pezzo che i pescatori avevano rinunciato a infastidirli. L'acqua
del fiume aveva assunto una curiosa tinta verdastra. Il notevole
aumento della radioattivit (i rapporti confidenziali che erano
passati nel distretto ausiliario della legione parlavano di due
miliardi di becquerel all'anno, sessanta per cento di uranio,
quaranta per cento di americio, quando in un anno un essere
umano pu assorbire al massimo dieci becquerel) aveva favorito
lo sviluppo di un'alga mutante, predatrice, che aveva mandato
gambe all'aria il fragile ecosistema della Senna.
Flicie aveva bevuto tre coppe di champagne, inghiottito
tre pillole e aveva piazzato il suo corpo appetitoso davanti al
naso dei maschi. Le bretelline del vestito le erano scivolate
lungo le spalle, rivelando a pi riprese il seno in tutto il suo
splendore artificiale. Come in trance, Flicie aveva atteso dei
lunghi, lunghissimi minuti prima di coprirsi. Lui a far fuori gli
spettatori ci avrebbe messo un attimo, gli avrebbe anche fatto
piacere, ma si era accontentato di supplicarla con lo sguardo.
Flicie aveva fatto finta di non vederlo, continuando a trastullarsi
con il desiderio degli uomini, con la rabbia delle donne,
con la sua gelosia.
Li osserv, quei maledetti guardoni, si stamp bene in
mente quelle facce. Il fiuto da sbirro gli diceva che alcuni di
loro si sarebbero presto ritrovati intrappolati nella rete che le
alte gerarchie erano pronte a gettare. Allora avrebbe di nuovo
incrociato quegli sguardi, e avrebbero capito che l'artefice della
loro caduta era lui. A quel punto l'avrebbero implorato in silenzio,
lui avrebbe avuto la sua vendetta e se la sarebbe gustata.
Nell'attesa, doveva solo resistere fino all'alba su quella dannata
chiatta senza lasciarsi sopraffare dalla rabbia.
...
.
...
Capitolo 11.
...
.
...
Delle vecchie fabbriche restava solo un terreno desolato
ricoperto da uno strato di cenere, e la pioggia di bombe
aveva dilaniato anche la vegetazione circostante e i canneti.
La Loira serpeggiava una curva grigia dopo l'altra, fra le rive
nere e spoglie. Una volta finita la guerra, gli immobiliaristi si
sarebbero gettati voracemente sulla vecchia Croce del Sud.
Potevano addirittura aver gi concluso un accordo con le autorit
cittadine. Prima o poi le legioni dell'arcangelo avrebbero
eliminato la minaccia della jihad, si sarebbe dovuto ricostruire,
e certi quartieri che al momento erano in stato di abbandono
e si vendevano per un tozzo di pane, avrebbero acquisito un
valore notevole, soprattutto sulle sponde della Loira. Quando il
padre di Pibe vedeva tutto nero - le volte in cui beveva troppo
e la nebbia dell'ideale arcangelico si diradava - sosteneva che a
disputarsi la carogna dell'Europa erano predatori di tutti i tipi,
non solo gli islamici, ma anche i traditori americani, gli uomini
d'affari, i mercanti, i corruttori, i raccomandati. Sfruttavano le
incertezze della guerra e la disperazione del popolo, per costituire
nuove cerchie di potere. Sarebbero emersi dal buio solo
alla fine delle ostilit, protetti da un'apparenza rispettabile e
da un battaglione di avvocati e di guardie del corpo, avrebbero
sfoderato i propri titoli fondiari con la sicumera di chi ha
piegato la legge ai propri voleri, sarebbero andati a braccetto
con le legioni trionfanti e le dinastie agonizzanti per investire
le roccaforti che avevano acquisito e rinsaldarsi per sempre. Il
padre di Pibe non mancava di aggiungere che anche lui avrebbe
potuto arricchirsi alla faccia della miseria altrui, ma che - Dio sia
lodato - i suoi genitori, morti entrambi di leucemia fulminante
qualche mese prima della nascita di Pibe, gli avevano trasmesso
dei solidi valori morali.
E adesso che si fa? mormor Pibe.
Stef e lui avevano gi trascorso alcune notti nei sotterranei
di un edificio infestato dai ratti. Interminabili ore d'insonnia
nel corso delle quali, malgrado la vicinanza e il tepore di Stef,
aveva rimpianto amaramente la promiscuit dello scantinato di
famiglia. Ore interrotte dal grattare e dallo squittire dei roditori.
Non appena si addormentava, a risvegliarlo di soprassalto era
la sensazione di essere sfiorato da qualcosa, credeva di vedere
dei bagliori dileguarsi squittendo fra le pietre del sotterraneo.
Cuore a mille, nervi a fior di pelle, l'incubo a occhi aperti di
essere sommerso e divorato da un'orda di ratti. Stef dormiva
tranquilla accanto a lui, indifferente ai suoi tormenti notturni,
non aveva neanche preso la precauzione elementare di tirar
fuori la pistola e di tenerla a portata di mano. Lui invece teneva
le dita strette sul calcio della SIG e l'indice sul grilletto, la
qual cosa lo forzava a delle elaborate contorsioni quando nel
loro giaciglio di fortuna - un ammasso di coperte - cambiava
posizione. Spesso ripensava a Sol, rivedeva quel viso imbrattato
per met di polvere e sangue, il suo occhio spalancato, il buco
aperto e sanguinante sotto l'altro sopracciglio. La pallottola le
aveva portato via un pezzo di guancia lasciandole scoperta la
mandibola. Pibe per lei non aveva neanche mai pianto. Non
riusciva a ficcarsi in testa che era morta. L'io di Sol continuava
a gravitare intorno al suo io nascosto, ombra onnipresente e
silenziosa, sempre disponibile quando aveva bisogno di essere
rassicurato o consolato. Le parlava come una volta e lei lo
ascoltava con la stessa seriet, con la stessa certezza che fossero
uniti per la vita.
Continueremo a campare, rispose Stef. Respirare, mangiare,
bere, dormire...
Pibe sospir seccato.
Non te ne frega davvero niente che siano tutti morti? e
prima di proseguire segu con lo sguardo le manovre di alcuni
camion militari su un viale vicino. Gi, dimenticavo, per te la
morte  soltanto un gioco...
Aveva pronunciato queste ultime parole con un sarcasmo
dettato dalle circostanze, eppure, da quando i proiettili della
legione avevano colpito Sol, dentro di lui si era smosso qualcosa.
Alcuni li conoscevi bene, ma bene davvero, no?
Stef ignor quella volgare allusione alle sue relazioni privilegiate,
o presunte tali, con uno dei tre centurioni della Croce
del Sud. Adesso lei e Pibe erano sul tetto dell'unico palazzo
ancora in piedi nei dintorni, un edificio degli anni Novanta. Le
esplosioni avevano spazzato via vetri e tramezzi, ma le scale, per
quanto piene di calcinacci ammucchiati qua e l, erano ancora
praticabili. Il loro passaggio aveva innescato dei movimenti
nelle zone pi buie. Pibe, nervoso, aveva infilato la mano sotto
il giaccone e recuperato la pistola. Giunti in cima senza intoppi,
sfiniti dai trenta piani, c'era stata la ricompensa promessa da
Stef: una magnifica vista sulla citt, sul percorso serpeggiante
della Loira, sui banchi di sabbia, sulle isole zeppe di vecchie
baracche di pescatori e di edifici spigolosi. Ad attraversare le
nuvole c'erano delle colonne di luce che s'incidevano in cerchi
dorati sullo specchio increspato del fiume, sui terreni desolati
e i tetti d'ardesia. Dal centro della citt sorgeva la scheggia colossale
di una torre, che al momento del crollo aveva formato
un'immensa radura nella selva di abitazioni vicine. Si era alzato il
vento, veniva da ovest ed era carico di sale, annunciava pioggia.
Tu qui sopra ci eri gi venuta?
Meglio lasciar perdere i toni aggressivi se voleva continuare
ad avere a che fare con Stef, Pibe l'aveva capito.
S, spesso. Quasi tutte le notti.  il posto ideale, se si  in
cerca di un po' di pace.
Non hai mai avuto noie?
Che noie puoi avere, quando riesci a immergerti nella
serenit del mondo?
La serenit del mondo? A me sembra proprio che tu e io
viviamo su due pianeti diversi.
Lei replic con quel sorriso distante che aveva il potere
d'irritarlo. Gli avrebbe fatto davvero un gran piacere se una
volta tanto avesse almeno finto di preoccuparsi.
Gli uomini credono che il mondo si riduca alle loro piccole
faccende, alle loro piccole pulsioni, alle loro piccole collere. Ma
la disperazione di un essere umano ha forse impedito al sole di
sorgere un solo giorno?
Be', degli esseri umani fai parte anche tu, no?
Gli occhi limpidi di Stef si ingrandirono come se volessero
assorbire Pibe, il tetto dell'edificio, la citt, l'immensit del cielo.
In ogni caso, quelli l ne fanno parte.
Con un cenno del capo gli indic la porzione di terrazza che
aveva alle proprie spalle. Pibe si volt, assalito da un'improvvisa
inquietudine. Degli uomini e delle donne si erano appena schierati
sul tetto, una quindicina di ST, irsuti, vestiti di stracci, con volti
e membra ricoperti di pustole e croste. Uniti dal caso, avevano
capito che le loro possibilit di sopravvivenza aumentavano se
restavano insieme e si davano manforte. Si avvicinavano in modo
furtivo, prudente e deciso, armati di una specie di mazze ferrate
che avevano assemblato con materiali di fortuna.
Cosa vogliono da noi? mormor Pibe.
Da solo non ci arrivi? E ovvio che vogliono i nostri vestiti,
i soldi e le armi.
Pibe si sporse dal bordo del tetto. Calarsi lungo la facciata
del palazzo si sarebbe rivelato difficile, vale a dire pericoloso,
senza contare che gli ST avrebbero avuto tutto il tempo di
precederli scendendo le scale. Stef e lui non avevano altra scelta
che rifare la strada presa all'andata.
Ma maledizione, noi neanche ce li abbiamo i soldi! bisbigli
Pibe.
Loro non lo sanno. E poi i nostri vestiti sono in buone
condizioni.
Non vorranno mica farci fuori per dei vestiti?
Te l'ho gi detto, Pibe: oggi come oggi la morte non ha pi
nessuna importanza.
Soffoc la voglia matta di assestarle un calcio nelle tibie, cos,
giusto per incrinare il suo sorriso, giusto per farle aggrottare la
fronte e incupirle un po' lo sguardo. Torn a guardare gli ST:
anche se con cautela si facevano sempre pi vicini, mentre le
nuvole si addensavano sulla citt.
 il momento di cambiare aria, che ne dici?
Cambiare aria? A volte Fesse ragionava in modo davvero
idiota. Pi che altro si trattava di sottrarsi alla trappola in cui
l'aveva trascinato e senza farsi male.
Tu lo sapevi che qui avremmo trovato gli ST, vero? Mi hai
portato qui apposta, non  cos?
Pibe non aveva fatto caso al proprio tono di voce, l'aveva
alzata parecchio. Come colpiti dal suo sfogo, gli ST si erano
immobilizzati. Somigliavano ad avvoltoi che giravano intorno a
una preda divorata a met temendo il ritorno dei predatori. Le
punte delle loro mazze stridevano sulla ghiaia del tetto disseminata
di erbacce. Le nuvole sfilacciate dal vento cominciarono
a scaricare qualche goccia di pioggia.
Di venire da queste parti l'hai deciso tu, ricordi?
Stef su questo aveva ragione: Pibe voleva rivedere il palazzo
della Croce del Sud, e quando lei gli aveva assicurato che non
avrebbero trovato niente, neanche dei rimpianti, lui aveva insistito,
sicuro che alcuni sopravvissuti avessero ripiegato nelle
vecchie fabbriche sulle rive della Loira. La teppaglia lo aveva
raccolto dopo la morte dei genitori e della sorella, non ce la
faceva ad accantonare questa seconda famiglia che per qualche
settimana gli aveva offerto sicurezza, conforto e sostegno (aveva
gi rimosso del tutto l'episodio con Kil).
Pu darsi che volessi tornare da queste parti, ma non su
questo cazzo di tetto!
Gli ST si erano rimessi a camminare occupando l'intera
terrazza. Le nubi sembravano essersi sgonfiate e la pioggia
scendeva a scrosci, furibonda. Della citt si distingueva ormai
solo un blocco grigio e ondulato, attraversato dal letto scuro
del fiume.
A quale spareresti per primo?
La domanda di Stef lo riport di colpo alla realt. Al primo
sparo, gli aggressori avrebbero messo da parte ogni prudenza
e si sarebbero scaraventati sulle prede. Erano troppi, Pibe e
Stef avrebbero finito per soccombere, poco importa che fossero
armati. Sparare a casaccio era quindi da escludere, dovevano
individuare il soggetto giusto e mirare alla testa, destabilizzare il
gruppo, creare una sorta di pausa temporale, un breve periodo
di sospensione che avrebbe consentito loro di raggiungere la
botola sulle scale. Pibe guard gli ST, ormai vicinissimi. La
tremenda tensione generata dalla necessit di sbrigarsi dissolse
la sua paura, acu il suo istinto. A calamitare la sua attenzione
furono rapidamente un uomo basso, magro, calvo, con gli occhi
da faina, e una donna robusta, rossa, spettinata, con un cappotto
di lana liso, sotto aveva solo della biancheria intima a brandelli.
Avanzava fra due bellimbusti armati di mazze mentre l'ometto
calvo, con la parte bassa del volto infossata nel colletto sollevato
del giubbotto, si teneva prudentemente al centro del gruppo.
La rossa col cappotto, bisbigli Pibe. E l'uomo calvo in
mezzo, quello col colletto alzato.
Ottima scelta, identica alla mia. Dell'uomo mi occupo io,
tu pensa alla donna. Al mio segnale.
Con la coda dell'occhio, Pibe vide che Stef stava facendo
scivolare lentamente la mano sotto l'impermeabile. Anche lui
aveva afferrato la pistola gi da un po', in realt non appena
aveva visto gli ST. Constat con una certa amarezza che la
prospettiva di uccidere degli esseri umani aveva smesso di
turbarlo, che ormai aveva raggiunto Fesse sullo stesso terreno,
quello in cui la morte veniva elargita con terrificante leggerezza.
D'accordo, non gli restava scelta, e d'accordo, era lui o loro,
. eppure nel profondo di s gli sembrava ancora di profanare
un santuario, era terribile. Delle mazze si misero a roteare, e
i loro sibili, il loro scricchiolio, si mischiavano agli ululati del
vento. A ogni battito, il cuore di Pibe sembrava sul punto di
rompere la cassa toracica.
Ora.
Pibe estrasse la pistola con una fluidit e una rapidit sconcertanti.
Premette il grilletto, gli occhi incollati alla rossa e alla
scollatura vertiginosa del suo cappotto. Lo sparo di Stef risuon
praticamente insieme al suo. La vista gli si rimescol, come
confusa dalla vibrazione del polso. Davanti a lui ci furono dei
movimenti incoerenti, contraddittori, sfumati in parte dalla
pioggia che faceva da velo. Si sent afferrare per un braccio e
trascinare in avanti.
Svelto.
Riconobbe, fra gli odori di polvere e di ruggine, anche quello
di Stef. Un odore che aveva avuto tutto il tempo di sentire nel
corso delle sue notti insonni. Scapp a gambe levate verso la
botola e le scale. Scavalcarono un corpo scosso dagli spasmi
riverso in una pozza rossa. Presi dal panico, gli ST si erano
dispersi raggiungendo i vecchi comignoli, o qualsiasi altra
sporgenza potesse fungere da riparo. Nessuno di loro ebbe il
coraggio o fu sfiorato dal pensiero di ostacolarli.
Si ficcarono nella botola, fortunatamente era rimasta aperta,
poi scesero i gradini quattro a quattro. Una volta in strada
scattarono in direzione del centro senza far caso all'acquazzone.
Senza pi fiato, con le gambe distrutte, si rifugiarono in un
bar pi o meno decente all'incrocio di due viali. Un cameriere
scostante port loro le cioccolate calde che avevano ordinato,
dieci euro, una fortuna per poche gocce di latte rancido con
un surrogato di cacao in polvere.
Che razza di ladri, porco diavolo! sbrait Pibe non appena
il cameriere si fu intascato la banconota di Stef.
La maggior parte degli altri clienti stava consumando vino
bianco il cui odore acido si mischiava al fumo delle sigarette,
mantenendo il bar in una nebbia irrespirabile. I loro sguardi
annebbiati cascavano immancabilmente su Stef, ovvero sul
miracolo di grazia e bellezza in quel circolo di grugni corrosi
dall'alcol, dal tabacco, dalla miseria e dalla noia.
L'hai centrata al cuore, disse Stef dopo aver bevuto un
sorso dalla tazza ed essersi ripulita le labbra con una manica.
Non saprei, in realt non ho visto niente, borbott Pibe.
Si sentiva sfiancato, vicinissimo a crollare, uno sfinimento
che niente aveva a che vedere con la galoppata che si erano fatti
lungo le scale dell'edificio e sul marciapiede dissestato del viale.
Da quando ti conosco, passo il mio tempo a sparare alla
gente, disse arginando a malapena una repentina ondata di
lacrime.
 da quando mi conosci, o  da quando una bomba ha
distrutto casa tua?
Cosa ne sarebbe stato di lui, se non avesse conosciuto Stef?
Sarebbe divenuto un alunno pi o meno docile di una scuola
profetica, dopodich, nel giro di quattro anni, carne da cannone
sul fronte Est...
In un modo o nell'altro, quindi, avrebbe dovuto confrontarsi
con la necessit di uccidere. Sotto gragnole di bombe, sballottato
a destra e a manca da quell'interminabile guerra, ognuno
si barcamenava come poteva per sopravvivere.
Alcuni si ammantavano di un'aura di legalit, altri ne facevano
a meno; alcuni brandivano l'ideale, la purezza angelica,
i Santi Vangeli, altri invece si arrangiavano con le rapine o
con traffici vari, ma tutti difendevano strenuamente il proprio
spazio vitale, la propria pelle, i propri guadagni, grassi o magri
che fossero. A essersi rimpossessate degli europei, erano quelle
stesse pulsioni bestiali che, a detta dei professori o dei libri
che c'erano prima dell'arcangelo Michele, provavano l'origine
animale dell'uomo e confermavano la teoria dell'evoluzione.
Prima o poi, comunque, anche noi verremo ammazzati.
Guarda quello che  successo a Sol e a tutta la banda della
Croce del Sud.
In effetti tutti moriamo, prima o poi. Quanto a questo, ci
che non sappiamo sono la data e l'ora.
Ci sono ancora un mucchio di cose che mi piacerebbe
conoscere.
Non precis quali, ma arross. Lui e i suoi compagni di classe
si erano ripromessi di non morire prima di aver perso la verginit.
Avevano sentito dire tante meraviglie, reali o immaginarie, sulla
scopata, chiavata, trombata, mille volte meglio delle pugnette,
tanto che se avessero dovuto lasciare questa terra senza aver
piantato il proprio stendardo in un corpo di femmina, sarebbe
stato come un nulla di fatto.
Poich la legione aveva vietato la pornografia in qualsiasi
forma, si accontentavano d'immaginare, di fantasticare o di
disegnare, nel caso dei pi audaci, ispirandosi alle tavole anatomiche
scandalosamente caste dei libri di scienze.
I pi fortunati - o magari erano solo i pi fanfaroni - avevano
scoperto nel fienile di famiglia tesori proibiti antecedenti
all'arcangelo, riviste porno in cui si vedeva tutto, ma proprio
tutto, ti dico, anche che lo fanno in tre o in quattro, e gli uomini
hanno degli uccelli grandi cos, giuro, cos, non racconto cazzate.
Pibe non aveva mai fatto cenno ai rumori che facevano i genitori
in cantina, un po' per pudore, un po' perch quei sospiri,
quei brontolii, quei sibili, quei rantoli, quegli strilli guastavano
l'idea grandiosa che lui e i suoi amici, nel cortile all'intervallo,
si erano fatti sulla faccenda.
Non sappiamo in anticipo cosa ci porter la vita, disse Stef.
Per il momento ci ha portato una cioccolata schifosa a dieci
euro! ringhi Pibe.
Le risate di Stef sovrastarono per un momento il baccano
delle chiacchiere e il diluvio che si abbatteva sui viali, metteva
in fuga i passanti e appannava la vetrina del bar.
Prima hai detto che  il momento di cambiare aria, cosa
volevi dire?
 da quando sento parlare di questo profeta, dell'arcangelo
Michele, che ho voglia di vedere che aspetto ha. Tu no?
Nel tono di Stef c'era ancora l'eco delle risate, ma sul collo
e sulle spalle di Pibe era come se fosse cascato, un blocco di
ghiaccio da una tonnellata. Eppure sapeva gi che l'avrebbe
seguita in capo al mondo, anche fino all'inferno per l'eternit,
se fosse stato necessario.
L'ho gi visto in televisione, non ne vale la pena, balbett.
Se lo ricordava, una specie di nonno dal volto austero, con
i capelli e la barba bianca, una voce cavernosa e uno sguardo
terrificante.
Ritrovarsi dall'altra parte dello schermo potrebbe anche
essere interessante.
Perch?
Stef appoggi i gomiti sul tavolo di finto marmo, e con le
dita incrociate sotto il mento cerc di catturare lo sguardo
sfuggente di Pibe.
Non ti  mai venuta voglia di vedere cosa succede al di l
dello specchio?
Non era sicuro di aver capito bene, ma le rispose di s con
un cenno. In altre parole, Stef gli stava proponendo di fare
squadra e ci significava un'intimit di lunga durata, il resto non aveva nessuna importanza.
Domani ci dirigeremo verso Est.
Domani?
Il tempo di rimediare soldi, munizioni e biglietti del treno.
Pibe rabbrivid. Bevve la cioccolata amara fino all'ultima
goccia e rest nascosto dietro la tazza, cercando di resistere alla
vertigine che s'impossessava di lui trascinandolo nell'epicentro dei suoi terrori infantili.
...
.
...
Capitolo 12.
...
.
...
Sul suo primo libro la commissione di censura non aveva
avuto granch da ridire, gli avevano chiesto semplicemente di
modificarne tre parti. La prima per via del contenuto un tantino
erotico: si parlava delle tette di una donna che un uomo in
cerca di amore materno si metteva a succhiare con un'avidit
incontrollabile; e il petto di una donna si poteva glorificare
solo per le sue virt nutrici. La seconda per aver rimesso in
discussione, in modo sottile ma tangibile, l'atteggiamento della
chiesa cattolica in alcuni periodi storici. La terza perch un
animo malizioso avrebbe potuto scambiarla per un'apologia
dell'adulterio: l'eroina, la donna dal seno generoso, sognava per
un attimo di rifarsi una vita con un dipendente di suo marito e
i censori avevano reputato che un'intenzione simile fosse tale
e quale all'atto vero e proprio. Dopo le correzioni, quindi, il
suo romanzo era stato pubblicato da una di quelle pretenziose
case editrici parigine alla Saint-Germain-des-Prs, con tutto
ci che questo termine implica a livello di prestigio letterario,
discussioni minuziose e cocktail mondani.
Aveva ottenuto un riscontro, se non altro di stima: pur
senza riscuotere un successo di pubblico vero e proprio, i
critici lo avevano apprezzato e si era conquistato il plauso di
un certo ambiente. Come aveva a suo tempo affermato Gaspard,
l'editore, abbiamo preparato il terreno per la seconda
opera, perch una seconda opera ci sar, no? Abbiamo messo
la prima pietra del nostro grande edificio letterario: contiamo
di passare dalle duemilacinquecento copie dell'approvazione,
alle venticinquemila della conferma, e poi, sbilanciamoci, alle
duecentocinquantamila della consacrazione.
Era dunque stato ammesso in quell'Olimpo in cui si frequentavano
i potenti e i loro cortigiani, in cui ogni gesto, parola o
sguardo  una promessa di carriera o al contrario un segnale di
disgrazie. Aveva scoperto quella legge, geografica ed esistenziale,
secondo cui pi ci si avvicina alla cima, pi si sfiora l'abisso.
E aveva scoperto anche che in vetta l'aria  nettamente pi
inebriante che nelle tetre pianure. Siccome era celibe e dotato
di un aspetto tutt'altro che sgradevole, non ci aveva messo
molto a essere invitato dietro le quinte dell'Olimpo, per quelle
serate esclusive in cui la maschera delle convenzioni veniva
gettata e sostituita con quella della perversione. Era quindi
diventato un oggetto sessuale a misura di quelle signore e di
quei signori in vena di accoppiarsi con i futuri geni del secolo
presente. I corpi femminili o maschili con cui aveva avuto a
che fare si somigliavano tutti, snelli, angelici, omologati dalla
chirurgia estetica. Da queste esperienze a volte stravaganti, a
volte velenose, a volte ripugnanti, aveva capito che in materia
di sessualit l'inventiva umana non aveva limiti. Ne aveva tratto
ispirazione per scrivere il suo secondo romanzo, pur tenendosi
accettabilmente sul vago. Un magnifico senso dell'equilibrio
narrativo, della metafora, aveva commentato Gaspard, proprio
ci che ci vuole per ingannare i nostri spietati censori. L'editore
ci aveva visto giusto: la commissione di censura in questo caso
non aveva tagliato nulla. Davanti all'lite editoriale e ai critici pi
influenti, si era potuto vantare di aver pubblicato un testo per
esteso, ma come dimenticarsi dei passaggi che lui stesso aveva
dovuto eliminare in fase di scrittura, delle parole recise, delle
mutilazioni che aveva deciso autonomamente di operare, di tutti
quei tremendi rimpianti? Era passato indenne sotto le forche
caudine della censura per risparmiarsi un'umiliante castrazione
pubblica, ma si era cos condannato a essere perseguitato per
sempre da un fantasma.
Gaspard lo incalzava tutte le settimane per sapere come
procedeva il nostro terzo romanzo: Gi, perch il secondo, il
nostro cadetto, eh, eh, ha superato le venticinquemila copie,
io gliel'avevo detto, si ricorda? Bisogna battere il ferro finch
 caldo. Ma ecco, il fatto  che si sentiva spento di cuore
e di spirito, sterile, incapace di fecondare la minima parola
sulla sua vecchia macchina da scrivere o sul suo taccuino. Si
ritrovava solo e disperato nel trilocale del centro comprato a
credito grazie all'intervento della moglie di un banchiere, una
sua ammiratrice. Aveva provato di tutto, la vita sana, il sonno,
i ritmi regolari, quelli febbrili dei nottambuli, il caff, l'alcol,
lo sballo delle pillole blu, gialle, rosse, verdi, il sesso fino alla
nausea, la noia, la scrittura automatica, a ritirarsi per un po'
in una di quelle case che Gaspard metteva a disposizione agli
autori in crisi d'ispirazione, le escursioni in quella Francia sfigurata
dalle bombe... Niente era riuscito a far scattare il guizzo
liberatorio che agognava. A forza di asciugare le parole, aveva
inaridito la fonte.
Poi, in occasione di una sfavillante serata mondana a casa
di una cara amica di Gaspard, gli avevano messo in mano gli
scritti proibiti di alcuni particolari colleghi, quelli che avevano
rifiutato di sottomettersi ai diktat della censura. Ormai malati
dell'Europa, del mondo, dell'arcangelo Michele, avevano sputato
dei testi che davano la scossa per libert e potenza. Dalle loro
pagine torrenziali, sovraccariche, fitte di correzioni, era come
se sgorgassero pus, sperma e sangue. Messi in quarantena, privi
di finanze, i pi fortunati di questi spiriti liberi trascinavano
la loro misera esistenza in alloggi malandati. I meno fortunati
ingrassavano invece la popolazione dei campi di concentramento
nella regione ceca e slovacca.
Affascinante, no?
Con uno sguardo provocante, la padrona di casa lo vegliava
mentre era intento a scorrere freneticamente i fogli. Tutta curve,
quella carissima amica di Gaspard: spalle tonde e scoperte, labbra
gonfie di silicone, una scollatura fra il vedo e il non vedo a
evidenziarne il seno, fianchi prosperosi compressi da un abito
lievemente troppo stretto e troppo corto. Le dava fra i sessanta
e i sessantacinque anni, ma ne dimostrava trentacinque. Si domand
se per caso non l'avesse gi raccattata da qualche parte
nei suoi vagabondaggi notturni, tanta era la carne che aveva
assaggiato senza nemmeno pensarci. Il terrore della vecchiaia
si traduceva in lei in una battaglia perenne contro le rughe e
i cedimenti della pelle. Lifting, iniezioni, liposuzioni, ormoni,
cure, tinture, anche lei in un certo senso aveva un fronte in cui
combatteva senza requie la sua guerra, che cominciava a perdere
in quei territori pi sguarniti che sono sempre gli occhi e il collo.
Che ne dice allora della mia collezione?
Questi manoscritti sono suoi?
Gli rivolse uno di quei sorrisi maliziosi con cui avrebbe
voluto dimostrare che in termini di seduzione sapeva il fatto
suo, ma che al contrario, per un effetto perverso, incrinavano
il suo specchio liscio e rivelavano in filigrana la sua vera et,
come una Cenerentola brutalmente riportata alla realt della
sua pelle floscia e dei disturbi quotidiani.
In passato alcune di queste persone erano miei amici. Ma
probabilmente non dovrei metterla al corrente di questo fatto.
Lo scrittore sorvol con un'occhiata i vari gruppetti che
davanti ai buffet depredati si stordivano di chiacchiere, di
risate, di bollicine. Poi a voce bassa disse: Teme gli occhi e le
orecchie della legione?
Scoppiando a ridere, la donna si lasci andare all'indietro e
per reggersi in piedi si artigli al suo braccio. La quantit d'alcol
che aveva assunto era incompatibile con i suoi tacchi a spillo.
La legione? Ma per carit...
Appesa al suo avambraccio, accost il proprio volto a quello
dello scrittore, il suo alito lo invest come una sferzata d'etanolo,
tabacco e bile. Stava per fare due passi indietro, ma si
trattenne, se si fosse spostato anche solo di un millimetro si
sarebbe squagliata sul parquet lucido come una pozzanghera.
 che mostrarle questi manoscritti, parlarle di quelle persone,
 come confessarle la mia et. Lo trover stupido, ma era
solo civetteria femminile, nient'altro.
Rise di nuovo, con suo enorme sollievo si scost e torn a
reggersi da sola sui propri tacchi, afferr un calice da un vassoio
di passaggio e bevve un sorso di champagne. Una smorfia d'amarezza
le tese allora le labbra, in quel momento aveva un'aria
imbronciata da bambina.
Quelli s che erano veri uomini, spiriti elevati. Non come...
Come me?
Era il primo a pensarlo. Le frasi che aveva letto su quelle
pagine proibite facevano automaticamente di lui un impostore,
risvegliavano il fantasma del suo secondo libro, gli ricordavano
che aveva venduto l'anima al diavolo della celebrit, dell'abbandono
e del lusso. Non era uno scrittore, un avventuriero
dell'inconscio, ma un cacciatore di gloria, un insetto intrappolato
dalla luce, un volgare opportunista.
La maggioranza dei nostri autori contemporanei non ha n
il talento n gli attributi, e non sto parlando solo degli uomini.
Lei, se non altro, un dono ce l'ha. Sarebbe davvero una promessa,
un talento in nuce, ma ho proprio paura che la nostra
epoca non le dar modo di sbocciare a dovere.
In ci che dice sembra esserci del rimpianto. Rimpiange i
suoi vecchi amici...
La donna vuot il calice e lo tenne incollato alla guancia. Al
secondo piano della casa, i capannelli d'invitati si disgregavano
e si ricomponevano a seconda dei frammenti di conversazione
che captavano. La voce tonante dell'imponente Gaspard, di nero
vestito, dominava il cicaleccio dei vari gruppettini, sgranati come
grappoli sui sontuosi tappeti cinesi. Correva voce che l'editore
fosse omosessuale, nessuno lo aveva per mai sorpreso con un
uomo, certe malelingue insinuavano che manteneva il mistero
solo per muovere le donne a compassione e incuriosirle. In quel
momento stava parlando con un tizio molto alto, un ausiliario
della legione dalle spalle larghe, uno sbirro accompagnato da
una donna completamente rifatta, agghiacciante.
Rimpiango la libert e l'incoscienza dei miei verdi anni,
rimpiango i tempi prima della contaminazione.
Contaminazione ?
Parlo del veleno inoculato dall'arcangelo Michele. Il veleno
che sta soffocando lentamente l'Europa, a poco a poco.
Verific che quel poliziotto non li stesse ascoltando. A
guidarti sono i riflessi di un codardo, pens istantaneamente.
Dovrebbe evitare di confidarsi con il primo che passa.
Potrei essere un... agente della legione.
Lei? Se ne usc con una di quelle risatine tutte sarcasmo e
frivolezza che solo i mondani autentici sono in grado di emettere.
Di colpo lo ricacci nel suo retroterra di borghese piccino picci,
figlio di bottegai, uomo di periferia, arrampicatore sociale. Lei,
caro mio, non  uno dei tanti signor nessuno. In lei riponiamo
grandi speranze, la teniamo d'occhio, la conosciamo da cima
a fondo. Lei, sa,  protetto...
Protetto? Io? Da chi? E perch, poi?
 nostra opinione che il vento del rinnovamento dovr
passare per le idee, per gli scritti, cerchiamo dunque di depistare
i sospetti della commissione di censura. Pensiamo che lei sar
fra quelli destinati a sfondare le barriere.
Si appiccic a lui e senza curarsi di pantaloni e mutande gli
soppes i testicoli.
Lei il talento per farcela ce l'ha, ma come sar messo a
palle?
Il calore della mano gli procur un accenno d'erezione.
Non che avesse una vera voglia di lei, tuttavia. La prospettiva
di affondare la lingua in quella bocca che sfiatava come un
vecchio alambicco lo ripugnava. Se poi s'immaginava a piantare
la verga in una passera cos vizza...
Il poliziotto lanciava spesso uno sguardo su di loro e i suoi
occhi erano bene aperti, accesi come quelli di un falcone a caccia.
Fra tre giorni, una persona di mia conoscenza organizzer
un ricevimento molto, molto privato. Non appena mi
avr confermato l'indirizzo, le telefoner. Ci caleremo nella
pi completa abiezione. Di quando in quando, sa, dobbiamo
immergerci nei nostri abissi. Cos facendo a volte si scoprono
delle cose impensabili, appassionanti, sulla vita e sulla morte.
Non pu mancare: sono certa che trover ispirazione per il suo
terzo romanzo, per il suo definitivo trionfo.
Quindi sa gi che...
Gliel'ho detto: di lei non ignoro nulla.
Per tre giorni non riusc a scrivere una sola riga. Raccomandandogli
la massima discrezione, l'amica di Gaspard gli
aveva consegnato due manoscritti proibiti. Li aveva divorati in
una notte, sopraffatto dal vigore e dalla potenza delle parole.
Il vento che portavano non era quello del rinnovamento, ma
quello altrettanto salubre dell'indignazione, della rivolta, del
disgusto. Gli autori avevano sapientemente fatto tesoro dei
grandi romanzi precedenti, di quei codici letterari caduti in
disgrazia con l'arcangelo Michele, per mettere a nudo le proprie
anime, per schiudere il proprio vaso di Pandora. Avevano sacrificato
la tanto glorificata alterit dell'autore, ed esprimendosi
per bocca dei propri personaggi speravano di raggirare una
censura sempre pi severa, ma la finzione narrativa invece di
dissimulare i loro scopi li aveva resi pi evidenti, e al tempo
stesso pi incisivi e realistici. Uno scrittore pu anche pensare
di confrontarsi con l'intelligenza o con l'emotivit del lettore,
ma i suoi personaggi talvolta riescono da soli ad arrivare dritti
all'anima. I censori l'avevano capito benissimo, visto che avevano
vietato la pubblicazione di quei romanzi condannando gli
autori a un'esistenza miserabile, alla prigione, all'oblio. Come
se non bastasse avevano messo il bavaglio alle rare voci che
si erano levate in loro difesa, e un identico giogo lo avevano
imposto al cinema, al teatro, alla musica e alla pittura. Quanto
alle cosiddette arti minori, il fumetto per esempio, ne avevano
limitato l'impiego a fini strettamente religiosi. I legionari avevano
smantellato internet, sequestrato computer e libri, cassette, CD
e DVD dei tempi andati, i tempi della perdizione? infine avevano
allestito degli immensi roghi nelle piazze delle citt e dei paesi,
che le lacrime degli spiriti liberi non erano riuscite a spegnere.
Squill il telefono.
Sono Maud, l'amica di Gaspard, ricorda?
Come dimenticarsi di una donna che ti riversa in faccia il
suo alito d'avvinazzata e ti agguanta per le palle disquisendo
del tuo avvenire di grande liberatore?
Le comunico l'indirizzo, com'eravamo d'accordo. Pu
segnarlo da qualche parte?
Gli aveva almeno dato il tempo di scarabocchiare due o tre
parole su un pezzo di carta.
Si faccia trovare stasera alle 23 davanti alla porta. Non
prima, non dopo. Le verr chiesta una parola d'ordine. Faccia
bene attenzione perch non la ripeter, deve memorizzarla
adesso. La parola  Zarathustra. La saluto, a presto.
Riagganci senza dargli il tempo di farle la bench minima
domanda, o anche solo di salutarla. Una parola d'ordine? Fra
Maud e i suoi amici regnava la paranoia, era evidente. Che gli
spiriti pi brillanti dell'Europa occidentale si riunissero per fare
certe esperienze - esperienze che fuori dai denti, fra la plebaglia,
venivano definite ammucchiate - i seguaci dell'arcangelo
Michele lo sapevano gi. Se le autorit non intervenivano, era
semplicemente perch fra i partecipanti c'erano anche degli
ufficiali di primo piano della legione, e poi perch bench proibite
dalle due L di Legge e Lancia, tali attivit non costituivano
una minaccia prioritaria. Un giorno, quando le orde islamiche
sarebbero state ricacciate per sempre nel loro infernale deserto,
le legioni avrebbero avuto tutto il tempo di strappare le erbacce
dal giardino dell'arcangelo Michele. Una simile parola d'ordine,
dunque, era solo un'altra civetteria da donne stagionate, un
pizzico di brivido in un mare di frivolezze e di noia.
Scocciato, sulle prime decise di non andare, non aveva nessuna
voglia di essere trascinato in un vortice di corpi sconosciuti.
Poi per, con il passare delle ore, la curiosit si riaccese ed
ebbe la meglio. Maud aveva parlato di calarsi nella pi completa
abiezione, del resto lui credeva che avessero gi toccato il
fondo. Quelli si sfondavano di champagne, di pillole di tutti i
colori, d'intrighi da salotto e di minuscole perfidie, quando nel
frattempo i bombardamenti gettavano intere famiglie in mezzo
alla strada, le vite di milioni di giovani venivano spezzate di colpo
sul fronte Est, la legione rintracciava e sterminava frotte di
orfani abbandonati a se stessi. Quelli ciarlavano, ridacchiavano,
danzavano aggrappati ai loro calici, alle loro emozioni, alle loro
ossessioni, mentre la grande Europa, come una gigantesca nave
sballottata fra innumerevoli iceberg, scricchiolava da tutte le
parti e colava a picco in acque tenebrose e glaciali. Nessuno
osava alludere a una possibile sconfitta - le rare Cassandre che
ci avevano provato erano subito sparite dalla vita pubblica -
ma cosa sarebbe successo se l'esercito islamico ammassato fra
il mar Nero e il mar Baltico fosse riuscito a fare breccia nelle
legioni dell'arcangelo Michele e a penetrare fino alle coste
dell'Oceano Atlantico? Cosa ne sarebbe stato di quella gente,
di quegli uccelli dal piumaggio luminoso che cinguettavano
in gabbie dorate, cantori della futilit e del ridicolo? Si diceva
che i fanatici islamici lapidassero le adultere ed evirassero i
loro amanti, che cavassero gli occhi agli infedeli, mozzassero la
lingua ai bugiardi e la mano ai ladri. Fosse stato vero, le strade
del centro di Parigi si sarebbero popolate di eunuchi, di guerci,
di muti, di monchi, di donne condannate al mistero e alla virt
sotto veli impenetrabili.
Si mise in cammino dopo una cena fredda, leggera, tenendo
conto che per recarsi a piedi all'indirizzo che gli aveva dato
Maud, sarebbe stata necessaria un'ora o gi di l. Sperava che
con una passeggiata i foschi presentimenti che lo attanagliavano
a partire dalla telefonata della carissima amica di Gaspard, si
sarebbero dissolti. La notte non era ancora calata su Parigi,
e questo nonostante un decennio prima avessero rinunciato
all'ora legale (un'idea diabolica, a giudizio dell'arcangelo Michele).
Le gocce di pioggia increspavano la superficie turbolenta
della Senna. Il fiume non aveva ancora raggiunto il livello di
allerta, aumentato significativamente l'anno precedente, ma
gi le chiatte non riuscivano pi a passare sotto i ponti. Alcuni
taxi fendevano gli scrosci di pioggia con i fanali accesi, simili a
fuochi d'artificio che saettavano sull'asfalto dissestato.
Il suo vecchio ombrello non bastava a ripararlo dagli schizzi,
ma che importanza aveva, in fondo? A quel punto a essere
completamente sommerso, come il ponte di un vecchio transatlantico,
era nientemeno che l'Europa intera.
...
.
...
Capitolo 13.
...
.
...
Vestito con un'uniforme nera simile a quella dei legionari,
il controllore avanzava a fatica nel corridoio affollato dello
scompartimento. Il treno si era fermato a pi riprese, ripartendo
di volta in volta dopo varie ore d'attesa frustrante. Siccome
ai passeggeri non veniva fornita nessuna spiegazione n sulle
cause n sulla durata delle soste, le congetture si sprecavano
e secondo alcuni era per via di un bombardamento o perch
qualcuno aveva sabotato quella tratta, secondo altri per via di
un'alluvione, mentre altri ancora sostenevano che si trattava di
un guasto alla locomotiva, o di un problema alla rete elettrica.
Stef teneva gli occhi fissi sui paesaggi bagnati, quelli immensi
drappi cinerei e immobili, in cui si riflettevano cespugli e alberi
scheletrici. Da quando erano saliti insieme sul vagone non aveva
ancora aperto bocca. Non gli aveva detto come se l'era cavata,
come aveva fatto a ottenere all'istante dei biglietti che di solito
richiedevano tre o quattro mesi d'attesa, n come li aveva pagati.
Non gli aveva neanche detto la verit sul perch aveva deciso
di andare a Est, verso la Romania dell'arcangelo Michele, verso
le frontiere pi remote e vulnerabili dell'Europa occidentale.
Dal canto suo, Pibe non aveva ancora capito quali ragioni,
nonostante la gran paura, l'avessero spinto a seguirla. Era per
continuare a respirare la sua stessa aria? O perch lei, come
asseriva, era il suo angelo custode, la sua unica famiglia? Oppure,
chiss, perch segretamente sperava che lei lo avrebbe
aiutato a crescere, a diventare un uomo?
Andare a Est significava gettarsi nelle fauci del lupo islamico,
o quantomeno essere lambiti dal suo fiato incandescente.
Molti abitanti dell'area polacca, ungherese, slovacca, rumena,
bulgara, jugoslava, all'inizio della guerra erano sfollati verso
terre pi ospitali - Germania, Austria, Italia, Svizzera, Francia
- ma respinti dalle popolazioni locali, erano stati ammassati in
accampamenti di fortuna sorvegliati dalle milizie e rapidamente
trasformati in campi di sterminio.
Stef e Pibe ce l'avevano fatta a sistemarsi vicino a un finestrino.
Non si erano mossi dai propri posti neanche per svuotare la
vescica, sapendo bene che se si fossero avventurati nel corridoio,
li avrebbero persi per sempre. Era gi una faticaccia conservare
il proprio spazio vitale. Pibe faceva leva sulle gambe con tutte
le sue forze per impedire alla carne debordante della donna
accanto a lui di schiacciarlo ancora di pi contro la parete dello
scompartimento. Regina di una famiglia composta da cinque
persone, braccia e capelli corti, una testa che affondava in un
collo che ricordava un copertone, passava quasi tutto il tempo a
rimpinzarsi, bere e agitarsi. Lo sguardo lubrico del marito, solo
un po' meno voluminoso di lei, cascava di continuo sul seno o
sulle gambe di Stef. I bambini, un maschio e una femmina sui
dieci anni votati all'obesit, non perdevano occasione d'insultarsi,
litigare, strillare e lamentarsi. La zia, sorella della regina,
era invece una donna tutta spigoli, che con l'aria subdola di un
cane famelico e maltrattato si gettava avidamente su tutto ci
che somigliava anche solo vagamente al cibo. Questo piccolo
mondo esalava un lezzo di odori indefinibili.
Il marito aveva cercato di attaccare bottone: andavano in
vacanza un paio di settimane in Italia, dove avrebbero trovato
quel sole che da loro, nell'ovest della Francia, si mostrava molto
raramente. La regina l'aveva interrotto facendo presente che la
loro vita privata non interessava a nessuno, e aveva elargito i
primi due schiaffi al figlioletto artigliato ai capelli della sorella.
Piuttosto che offrirli ai suoi compagni di viaggio, aveva preferito
gettare in un sacchetto destinato alla spazzatura i panini che la
sua prole non aveva toccato (e la sorella affamata, quando la
regina si era assentata, non aveva osato recuperarli). L'aroma
del formaggio, delle uova sode e del salame aveva stuzzicato
l'appetito di Pibe, ma le molteplici fermate continuavano a
ritardare il momento in cui finalmente avrebbe potuto riempire
la voragine che aveva nello stomaco. Nell'attesa, subiva l'egemonia
di quella famiglia con risentimento crescente, mentre
Stef, indecifrabile e indifferente alle astute manovre del padre
per strusciarsi contro di lei, pareva essersi rintanata in un altro
mondo.
Biglietti, prego.
L'entrata in scena del controllore cost alla bambina un
sonoro ceffone, cos impari a stare buona quando un signore
si rivolge a tua madre.
Cosa sono tutte queste fermate? aveva chiesto il padre.
Il controllore, un uomo brizzolato dall'espressione stanca,
si attacc alla cappelliera per resistere alla pressione dei viaggiatori
schiacciati in corridoio. Al posto della lancia d'argento
dei legionari, sul bavero della giacca aperta c'era la sigla della
CFE, la Compagnia ferroviaria europea. Come tutti i pubblici
ufficiali dello stato europeo, era abilitato a servirsi dell'imponente
pistola che gli batteva sul fianco e sulla gamba.
Sembra che lungo la tratta Bordeaux-Toulouse ci siano
state delle frane.
A quel marcato accento del sud-ovest, capace di conferire
un po' di calore anche alle peggiori notizie, aveva fatto seguito
un sospiro esagerato della regina.
Be', non siamo ancora in Italia, direi.
Gi, mi sa che arriveremo dopodomani verso sera. Sempre
che stanotte non si presentino pi problemi del previsto.
Tutto tempo rubato alle nostre vacanze. Ma si rende conto
di cosa sono due notti in treno per queste povere creature?
Il controllore guard di sfuggita le creature in questione:
nei suoi occhi non si accese nessuna scintilla, neanche un po'
di compassione o d'interesse.
Purtroppo non c' niente da fare, signora. Quando le legioni
l'avranno fatta vedere una buona volta a quei maledetti osama,
il traffico torner a essere normale. Prima che questo avvenga,
per, dovete portare pazienza e farmi vedere i biglietti.
Come se non lo avesse sentito, Stef non si mosse. Pibe fu
scosso da un brivido di preoccupazione, all'improvviso dubit
infatti che fosse riuscita a procurarsi quei due preziosi lasciapassare.
Nell'Europa dell'arcangelo Michele con gli scrocconi non
si scherzava. Stando a certe voci, venivano spediti nell'area ceca
o slovacca, in alcuni campi dalla reputazione sinistra. Pierre-Jean
gli aveva anche detto che venivano obbligati a raccogliere e
mangiare i cadaveri di coloro che non resistevano ai tremendi
inverni dei Carpazi. A Pierre-Jean piaceva moltissimo spaventare
i compagni di classe, in particolare le ragazze, che proprio
per questo motivo gli davano dello schifoso o del mostro. Era
un'altra vita, un passato cos lontano che sembrava appartenere
a qualcun altro. Quel bambino incastrato fra due genitori di
scarsa sostanza e una pestifera sorella, quel bambino rintanato
nella gabbia soffocante del suo io in un'esistenza priva di gioia,
quel bambino perseguitato dai rumori notturni e dal mistero
delle ragazze, quel bambino di nome Pibe aveva vissuto i suoi
primi anni in un film dalla sceneggiatura asciuttissima, fatto
d'immagini sfocate, suoni gracchianti e colori sbiaditi.
Biglietto, signorina.
Il controllore aggrott la fronte, moll la cappelliera e sballottato
dalle scosse del treno, si fece avanti fra le ginocchia della
regina e dei suoi sudditi. Stef a quel punto sembr accorgersi
che ce l'aveva con lei. Lanci a Pibe una rapida occhiata, da
cui trasparivano la provocazione e il divertimento. Adesso
era certo che non avesse i biglietti, gli aveva mentito come al
solito. Dedicava gran parte del suo tempo e delle sue energie
a farsi beffe di lui.
Biglietto, signorina.
Nell'accento canterino del controllore non c'era pi traccia
di gentilezza o di benevolenza. Ecco che si era imbattuto in
due scrocconi e subito si tramutava in un inflessibile custode
dell'ordine. La mano gli era gi scattata sotto la giacca, sulla
pistola. I casi in cui le guardie della CFE, sotto stress, avevano
reagito aprendo il fuoco su passeggeri sospetti (senza verificare
se simili sospetti fossero fondati) non si contavano pi. Stef aveva
quel sorrisetto che aveva il potere di mandare in bestia Pibe.
Non si muoveva, non mostrava alcun segno d'inquietudine, era
come se fosse sicura che non le sarebbe successo nulla. Nello
spazio ristretto dello scompartimento non avrebbe comunque
fatto ricorso alla Colt, rischiava di ferire o di uccidere gli altri
passeggeri. Solo un evento imprevisto, un miracolo, poteva
ormai toglierli dal guaio in cui si erano cacciati. Pibe le lanciava
delle occhiate che volevano essere assassine, ma che risultavano
patetiche e nient'altro.
Glielo chiedo per l'ultima volta, signorina. Il bi...
Uno stridore assordante oscur la voce del controllore,
poi un'enorme scossa fece ondeggiare il convoglio e catapult
Pibe contro Stef. La nuca del padre di famiglia rimbalz sul
poggiatesta come un pallone da basket. I bagagli precipitarono
sulla zia e sui bambini. Il controllore e la regina rotolarono
aggrovigliati sul pavimento solcato dalle crepe. I sedili strappati
si rovesciarono e si scontrarono come blocchi di ghiaccio
intrappolati in un gorgo. Il treno e la sua carcassa tremolante
continuarono ad avanzare, il rumore del metallo agonizzante era
insopportabile. Sentendo che il suo sedile scivolava all'indietro,
Pibe si aggrapp come poteva al corpo di Stef. Una serie di
violenti urti fracass la carrozza, le pareti si accartocciarono,
si squarciarono, e in quegli squarci penetr un odore d'acciaio
surriscaldato e di polvere. Lo stridio s'interruppe, sostituito da
un sordo rimbombo e da vibrazioni sempre pi imponenti. A
quel punto, Pibe venne sollevato dal pavimento, separato da
Stef e scagliato contro una superficie dura. Mezzo stordito,
ebbe la sensazione di passare a pi riprese dall'ombra alla luce,
dalla notte al giorno. Poi, i sedili, i corpi, i bagagli si misero a
turbinare intorno a lui, ricevette dei colpi al collo, alla schiena e
alle gambe, rivide la testa immobile ed esangue di Marie-Anne
avvolta nella polvere, ed era cos vicina che riusciva a scorgerne
i pori della pelle e gli occhi spalancati e vitrei che lo fissavano
per l'eternit.
Un AK...
Cos com'era, riverso fra gli alberi, il convoglio somigliava
a un animale abbattuto. I vagoni si erano incastrati fra loro,
ridotti ad ammassi di schegge scure. Volute nere di fumo si
alzavano dal treno e dal cratere, grande una trentina di metri,
frutto di un'esplosione nel bel mezzo delle rotaie.
Seppure con un atroce mal di testa e dolori lancinanti alla
nuca, Pibe aveva ripreso conoscenza. Incapace di muoversi per
alcuni minuti, si era creduto paralizzato, aveva perci avuto
un attacco di panico, ma a quel punto delle mani lo avevano
accarezzato sul viso tranquillizzandolo. Seduta al suo fianco,
a quanto pareva Stef non aveva accusato in nessun modo il
deragliamento.
Mi fa male dappertutto, si era lamentato Pibe.
Stef si era chinata su di lui e gli aveva premuto le labbra
su tutto il corpo. Partendo dal volto, aveva proseguito con il
petto e aveva finito con il bacino. Lui aveva sentito il respiro
caldo attraverso i vestiti, e nonostante il dolore, la sensazione
di essere cullato da quel respiro gli era piaciuta eccome, tanto
che per poco non l'aveva supplicata di ricominciare quando si
era allontanata. Stef si era inginocchiata sul bordo di un fossato
ed era scoppiata in singhiozzi cos strazianti che dimenticando
la propria paralisi, la propria sofferenza, Pibe si era rialzato per
offrirle il suo aiuto.
Non puoi farci niente, aveva balbettato lei con gli occhi
segnati nettamente dalle occhiaie, il mento imbrattato da una
sostanza nera e viscosa.
Io... Io non credevo che anche tu potessi soffrire in questo
modo, aveva mormorato Pibe. Che cosa mi hai fatto con la
bocca? Praticamente non mi fa pi male da nessuna parte.
Ho fatto solo quello che dovevo.
Aveva aspettato che lei si ripulisse con un lembo dell'impermeabile
gi inzaccherato di terra e di sangue, che si rialzasse
e si assestasse sulle gambe malferme, poi le aveva detto: Sei
veramente assurda, anche per una ragazza.
Stef aveva recuperato il sorriso, ripreso colore e gli occhi le
brillavano di nuovo.
Qualsiasi persona appena scampata a un incidente ferroviario,
credo, ti sembrerebbe assurda come me...
Pibe guard il convoglio riverso nel bosco, i corpi nell'erba,
i sopravvissuti sconvolti o affranti, i vagoni accartocciati.
Non  stato un incidente, comunque, ma un attentato
suicida, un AK, aveva subito aggiunto Stef.
Come fai a dirlo?
Il cratere. C' stata un'esplosione, logico.
Potrebbe anche essere stata una carica piazzata stille rotaie.
Stef aveva scosso la testa, come per sbarazzarsi di ci che
restava della sua nausea.
I terroristi islamici non agiscono mai in gruppo. Per loro
un uomo solo e determinato ha pi probabilit di farcela, e
secondo me  una strategia molto efficace. Quel tizio dev'essere
spuntato sui binari di colpo e si  fatto saltare in aria subito
prima che il treno passasse.
Pibe si accert rapidamente di non aver perso nel frattempo
la sua SIG P230.
 strano, ma  come se tu sapessi gi prima.cosa stava per
succedere.
Perch lo dici?
Lo fissava con attenzione, come una gatta che fa la posta
a un uccello. Pur di sottrarsi all'insistenza del suo sguardo,
Pibe cominci a controllare in che condizioni fossero i suoi
vestiti. C'era solo qualche piccolo strappo sui pantaloni e sul
giaccone. Il sangue gi secco gli incollava i capelli alla tempia
e a un orecchio.
Ho notato che non ti sei fatta prendere dal panico con il
controllore, aveva detto a un certo punto a mezza bocca. E
i biglietti non ce li avevi, vero?
Lei gli aveva indicato i morti pi vicini.
Quando viene l'ora del viaggio finale, poco importa avere
o non avere un biglietto.
Come no, ma se il treno non avesse deragliato a quest'ora
saremmo nella merda fino al collo!
Possiamo modificare il presente, non il passato. Adesso
dobbiamo andarcene, fra poco arriveranno i soccorsi.
Di gi? Ma quanto tempo sono rimasto...
Svenuto? Due ore almeno.
Stef si era diretta verso i vagoni sottosopra e, indifferente
ai cadaveri, aveva cominciato a rovistare nei bagagli dilaniati.
Pibe cap che stava cercando dei viveri e per quanto la cosa
lo disgustasse, si un a lei. Svuotati due zaini, li riempirono di
cibo e di bottiglie d'acqua ancora intatte. Il vento non riusciva
a disperdere l'odore del sangue, n quello ancora vago di putrefazione.
Pibe aveva fatto a meno di guardare i corpi mutilati
e insanguinati presi d'assalto dalle mosche. Alcuni sopravvissuti
vagavano fra le lamiere come morti viventi, con le gambe
tremule, le braccia molli e gli sguardi vuoti. Nessuno di loro
tentava di contrastare l'approvvigionamento selvaggio di Stef e
Pibe. Non erano i soli a far man bassa d'altra parte, a spulciare
fra i pezzi di ferraglia erano anche altri. In mezzo ai vestiti, alle
scarpe o ai beauty case, cercavano oggetti di valore o banconote,
mentre il gracchiare dei corvi spiccava nel silenzio come
un canto funebre. Pibe ebbe uno spasmo d'orrore scoprendo
una minuscola mano in un sacchetto di plastica fra dei panini.
Incroci lo sguardo perso di una donna seduta su una valigia,
stretta al petto aveva una sagoma sanguinante, si era slacciata
la camicia e aveva infilato il seno gonfio di latte fra le labbra
esangui e inerti del figlio. Non piangeva perch era attonita,
pietrificata, circondata da una realt su cui non poteva e non
voleva aprire gli occhi. Pi lontano, di fronte a un vagone quasi
intatto, un vecchio pi rugoso della corteccia di un albero si
stava aggrappando con tutto se stesso al suo orologio da tasca
d'oro, che uno sciacallo cercava di strappargli. Gridava che sua
moglie era morta e che quell'orologio glielo aveva regalato il
giorno del matrimonio, era l'unico ricordo che gli restava di lei.
Lo facciamo fuori? aveva chiesto Pibe riferendosi al ladro,
un uomo sui quaranta a cui l'improvvisa smania di possesso
gonfiava le vene sulle tempie e sul collo.
Inutile, sarebbe una pallottola sprecata, aveva ribattuto
Stef.
Ma...
Il disgusto ricacci a Pibe le parole in gola. Poteva restare
indifferente? Vide il ladro, come se niente fosse, trascinare il
vecchio aggrappato alla catena dell'orologio per una ventina di
metri. Furioso, tir fuori la pistola e tolse la sicura.
Ma non capisci? Stef adesso aveva un tono affilato. Ormai
ha un solo desiderio: raggiungere la moglie, e quell'orologio
 il cordone che li unisce. Senza di lei non  pi in grado di
affrontare il presente,  intrappolato nei ricordi, ha gi un piede
nell'altro mondo.
Il vecchio sbatt la testa contro il tronco mozzo di un albero
con una tale violenza che sembr staccarsi dal collo. A quel
punto moll di colpo la catena d'oro e, preso alla sprovvista,
prima di eclissarsi dietro a un groviglio di metallo,, chi lo stava
derubando rischi di perdere l'equilibrio. Il vecchio mor
pochi istanti dopo in modo sorprendentemente sereno, quasi
godendone, senza fare il pi piccolo rumore.
Stef e Pibe si misero in cammino con uno zaino ciascuno
seguendo le rotaie. A quel bosco che affondava le radici nell'acqua
seguirono dei prati, gonfi anch'essi d'umidit, costellati
di cespugli spelacchiati, tappezzati d'erba flessa e scura. Dalle
colline circostanti si erano staccate delle slavine di fango che
avevano occultato a tratti la ghiaia dei binari, lasciando per
scoperte le linee parallele e luccicanti delle rotaie. Per via della
coltre di nubi incombente, la luce del giorno faceva tristezza,
una parte del paesaggio restava invisibile, e un vento che tirava
da ovest sbatacchiava nell'aria alcune isolate gocce di pioggia.
Pibe con Stef non ci parlava, non le diceva neanche una parola.
La collera che ruminava era pi scura del cielo. Stef aveva
lasciato morire un vecchio sotto i loro occhi, giustificando la
propria indifferenza con parole vuote. Un mucchio di stronzate.
Quel vecchio voleva solo conservare un ricordo della moglie,
di morire non aveva alcuna voglia, ma era questo che lei aveva
cercato di fargli credere.
Si fermarono a mangiare su una collina piena di massi piatti.
La fame gli era passata, a riempire abbondantemente la voragine
che aveva nello stomaco erano i pensieri, la rabbia, il dolore.
Stef spezz un po' di pane e glielo offr, ma lui lo rifiut.
Se vuoi raggiungere la prossima stazione, hai bisogno di
mangiare.
Perch dovrei? Tu di me te ne freghi! Di tutti te ne freghi!
Dopo essersi sistemata su un masso, Stef si sfil l'impermeabile
e il giubbotto di jeans. Sotto indossava un reggiseno
color carne rinforzato, un reggiseno da vecchia che certamente
aveva sottratto alla loro zia, l'anziana signora della villetta
rasa al suolo dalle bombe. Del suo seno non si intuiva nulla,
ma ci nonostante un'ondata di desiderio attravers Pibe, e
forse era quella pelle bianca e luminosa, forse quell'odore che
la traspirazione aveva reso pi intenso, forse la loro improvvisa
intimit avvolta dalla pioggerella.
Avremmo dovuto uccidere il tizio che stava rubando l'orologio
a quel vecchietto,  questo che pensi?
Pibe annu senza esitare.
Quindi pensi che bisognerebbe uccidere tutti gli sciacalli?
Stava per annuire di nuovo, ma si ricord che solo qualche
giorno prima era uno sciacallo anche lui, per conto della Croce
del Sud.
Dimmi, credi che la legione abbia fatto bene a sterminare
quelli della teppaglia?
Stef sembrava mettere sullo stesso piano dei poveri orfanelli
e un adulto che un deragliamento aveva trasformato di punto
in bianco in un predone.
Noi non avevamo scelta!
Si morse un labbro. Per fargli rompere il voto del silenzio a
cui si stava attenendo, a Stef erano bastate tre domande.
Ci viene offerta una scelta in ogni momento. In ogni momento
il mondo si rinnova.
Quella bomba a me non ha lasciato nessuna scelta! E non
l'ha lasciata neanche ai miei genitori e a mia sorella!
Te l'ho gi detto, non possiamo cambiare il passato. Nulla
ci obbliga per a restarne prigionieri. Fammi vedere il tuo passato,
forza. Ecco, non esiste. La memoria  una trappola, una
forza che cavalcandoci ci riporta sempre al punto di partenza.
Pibe stavolta accett il pane e il pezzo di formaggio che gli
veniva offerto. Per masticare i primi bocconi dovette fare uno
sforzo, poi il sapore del cibo risvegli il suo appetito e per saziarsi
gli furono necessari altri tre panini. Le nuvole aprirono i
rubinetti non appena ebbero finito di mangiare. Procedettero
camminando sotto a una pioggia torrenziale fino al primo agglomerato
urbano attraversato dai binari, in realt un villaggio
abbandonato fatto di case cadenti. Si rifugiarono in un capanno
invaso dai rampicanti quasi intatto, a dispetto delle lamiere
usurate. A giudicare dall'odore, un tempo doveva aver fatto
da riparo a pecore e capre.
Approfittiamone per far asciugare i vestiti.
Unendo il dire al fare, Stef si sbarazz dello zaino, dell'impermeabile,
del giubbotto di jeans e li sistem sulle balle di fieno
stipate in un angolo del capanno. Si tenne addosso solo mutande
e reggiseno, pi la Colt, a cui lev la sicura. Pibe tentenn un
po' prima di imitarla, temeva di non poter camuffare quella
specie di corda tesa, il desiderio che gli partiva dalla testa e si
estendeva fin sotto il ventre. Si tolse il giaccone, la polo, ma
decise di tenere i pantaloni, le scarpe e la pistola. Il freddo lo
aggred come non si sarebbe aspettato e controllando a fatica
i tremori, indic la pistola di Stef.
Hai sul serio paura che ci possano attaccare in questo
buco?
Stef non rispose, sembrava concentrata, gli occhi erano
puntati verso l'entrata del capanno. Lui non sentiva niente,
solo il ticchettio della pioggia sulle lamiere.
Oh, Fesse, tu...
Con un movimento perentorio della mano gli fece segno di chiudere la bocca. Fu allora che Pibe sent smuovere ripetutamente i ciottoli del vialetto.
...
.
...
Capitolo 14.
...
.
...
L'uomo sulla sedia prostrato com'era sembrava davvero un
cencio. Gli avevano detto che era uno scrittore destinato a un
grande avvenire, ma pur senza possedere il dono della veggenza,
personalmente sull'avvenire del futuro grande scrittore
non avrebbe scommesso un centesimo. Lo avevano beccato
in una serata sadomaso completa di torture e assassinio di
bambini, questi ultimi comprati nei campi di concentramento
che l'amministrazione definiva pudicamente CERI, Centri d'Evacuazione
dei Residenti Islamici. Era stato preso con le mani
nel sacco insieme ad altri pesci grossi della politica, dell'arte
e della finanza.
Una magnifica retata organizzata dall'ausiliario Talvard, un
poliziotto dai metodi robusti quanto le sue spalle, lui s destinato
a un grande avvenire. Talvard aveva avuto l'innegabile
merito di portare perfettamente a termine il lavoro iniziato
da John Wayne, il vecchio leone che avevano ripescato nella
Senna. Nessuna fuga di notizie, nessun informatore, nessuna
talpa aveva impedito al distretto della legione d'intervenire.
Un centinaio di uomini armati fino ai denti avevano circondato
una certa palazzina borghese nella periferia est, ed entrando in
azione all'ora stabilita, avevano neutralizzato i guardiani grazie
a siringhe ipodermiche. Poi si erano infiltrati nella sala principale
con tale rapidit che quei maniaci in cerca di sensazioni
forti non avevano fatto in tempo a disperdersi. Alcuni erano
stati sorpresi mentre infierivano sui corpi dei bambini appesi
alle travi - appesi per il collo, s'intende, alcuni gi trapassati,
altri che continuavano a sgambettare per aria - o incatenati a
strumenti di tortura. Le macchine fotografiche ultrasensibili
avevano scattato numerose foto, e alcune entro pochi giorni
sarebbero state affisse sui muri della citt, o stampate sui giornali.
Gli uomini e le donne sorpresi all'interno dell'edificio
erano stati tutti ammanettati, trascinati nei furgoni e poi nelle
celle del distretto centrale senza che fosse loro permesso di
rivestirsi. Nelle varie stanze erano stati trovati dieci cadaveri,
bambini dai quattro ai dodici anni con i capelli ricci e la pelle
scura. Prima di essere sgozzati avevano subito torture di ogni
tipo, dopodich erano stati sventrati ed eviscerati. Parecchi
poliziotti erano dovuti uscire in giardino a vomitare. Lui stesso
fino all'alba aveva avuto la nausea, una nausea latente inframmezzata
da fastidiosi rigurgiti di bile.
Era stato incaricato insieme a due colleghi di raccogliere la
testimonianza del futuro grande scrittore. Si era arruolato nel
CALRAC a diciassette anni, grazie all'intervento di un amico
della madre che conosceva un tizio che conosceva un altro tizio
che lavorava per il Ministero della Difesa. Faceva parte dei
privilegiati assegnati al distretto ausiliario civile, non era stato
spedito come altri al fronte Est, e aveva sfruttato l'occasione
che gli era stata data: in dodici mesi di servizio nel CALRAC,
era stato promosso sottufficiale e poi ufficiale. I suoi superiori
ne lodavano lo zelo, l'efficienza, lo consideravano uno su cui
investire. La caduta repentina dello scrittore gli aveva tuttavia
rammentato che era meglio non fare affidamento sulle promesse
di un domani glorioso.
Avevano piazzato il prigioniero in una apposita cella destinata
agli interrogatori, tre metri per tre, due metri d'altezza, nessuna
finestra, pareti imbottite, in un angolo un vaso da notte, una
lampadina da 1000 watt, un tavolo, due sedie e nessuna privacy.
Gli avevano legato le braccia dietro la sedia, incrociandole e
ammanettandole ai piedi. In quella posizione ti si spezzava la
schiena e, nel giro di qualche ora, spalle e nuca si trasformavano
in grovigli di puro dolore.
Lo scrittore a quest'ora doveva essersi fatto almeno un'ideuzza
del supplizio che lui e i suoi avevano inflitto ai bambini
(vero che erano stirpe di osama, si trattava per pur sempre
di...). Aveva addosso solo un calzino bucato, e all'inizio dell'interrogatorio
aveva reclamato energicamente i propri vestiti,
ma uno dei suoi due colleghi, Nonnino, cos soprannominato
perch gli era nato un nipote tre anni prima, gli aveva subito
assestato un paio di schiaffoni. Prima di passare alle cose serie,
Nonnino cominciava sempre gli interrogatori con degli schiaffi
ben piazzati e sonori. Gli schiaffi, spiegava, hanno un effetto
stordente, risuonano nella testa dell'accusato come campane
pasquali, lo fanno diventare quasi euforico e bastano a volte per
ottenere delle confessioni complete, bisognava semplicemente
tenere le mani bene aperte e le dita tese.
Lo scrittore aveva poi domandato un... avvocato. Un avvocato?
E perch non un regolare processo, gi che c'era? Nonnino
gli aveva risposto che un maiale del suo stampo non meritava
neanche di essere considerato parte del genere umano, e per
fargli capire meglio la differenza fra figli di Dio e bastardi di
Satana gli aveva mollato un bel calcio nelle costole. Il male aveva
fatto contrarre lo scrittore e il suo bell'avvenire sulla sedia. 
dura non potersi rannicchiare, non potersi proteggere con le
braccia o anche solo con le mani mentre le fitte di dolore ti
perforano la carne, i nervi e le ossa.
Gli avevano offerto un po' d'acqua prima delle domande
di rito, nome, cognome, indirizzo, et, professione - gi la
conoscevano, quella - intervallate da qualche digressione sui
meriti comparati della ricchezza, della celebrit, della povert,
del vizio e della virt. Lo scrittore aveva risposto con delle
mezze frasi, non sempre coerenti, risentiva del martirio sulla
sedia. Nonnino gli aveva spiegato che se si fosse dimostrato
collaborativo lo avrebbero liberato in quattro e quattr'otto: in
piena notte avevano ben altro di cui occuparsi, dare il tormento
ai maniaci sessuali non faceva parte delle loro ambizioni, come
tutti i buoni discepoli dell'arcangelo Michele avevano una
famiglia, anche a loro sarebbe piaciuto tornare a casa il prima
possibile per abbracciare i propri figli al risveglio. Lo scrittore
aveva dunque vomitato un fiume di parole, cos tante che a
volte aveva dovuto essere corretto o interrotto: s, era vero,
aveva partecipato a diverse riunioni private, e s, aveva avuto
diversi partner sia femminili sia maschili. Stavolta la serata
la organizzava un'amica del suo editore. Come si chiamava?
Maud, credo, no, il cognome non lo so... potete liberarmi, per
favore, sto per... non ne posso pi, devo pisciare, rischio di
farmela... Maud a quanto pareva l'aveva quindi invitato a una
serata promettendogli che si sarebbero calati nella pi completa
abiezione, lui ci era andato per pura curiosit e perch sperava
di ritrovare un'ispirazione che aveva perso, no, no, che dei
bambini osama sarebbero stati torturati non lo sapeva, lo giurava,
adesso liberatemi, per piet, sta per scoppiarmi la vescica.
Nonnino si era rifiutato di togliergli le manette. Un gioco,
una scommessa che gli ausiliari facevano a ogni interrogatorio:
quanto tempo avrebbe resistito l'indagato prima di pisciarsi
addosso? Quei fessacchiotti bevevano tutta l'acqua che veniva
loro data, senza rendersi conto che a determinare una simile
offerta non era certo la compassione di chi li interrogava. Resistevano
quanto potevano, ma arrivava sempre il momento in
cui, sospesi fra veglia e sonno, mettevano da parte l'orgoglio,
confondevano desiderio e volont, si lasciavano andare al sogno
e si risvegliavano in una realt umida e umiliante. Nonnino
aveva puntato quindici euro sul fatto che lo scrittore avrebbe
resistito tre ore, quindici ne aveva puntati Gerfault, il secondo
collega, su quattro ore e mezza, lui invece ne aveva puntati
quindici su sei ore. Nonnino se n'era andato dopo tre ore e
mezza, riconoscendo tacitamente la propria sconfitta. Prima
di andarsene a sua volta, Gerfault aveva aspettato cinque ore,
borbottando che siccome Giovanotto (il suo soprannome)
aveva vinto trenta euro alla faccia loro, le scartoffie sarebbero
toccate a lui, sarebbe toccato a lui far firmare il rapporto
all'interrogato, se possibile volontariamente, per poi chiuderlo
con gli altri in una delle tre celle. Nudo? Be', chiaro, ce li hai
tu dei vestiti per lui?
Dopo sette ore lo scrittore non aveva ancora versato una
sola goccia. Era snervante. Ogni tanto gli cascava la testa dalla
stanchezza, le manette tiravano per subito sulle braccia,
riportavano indietro la testa e lo svegliavano di soprassalto.
A volte sopraggiungeva un'erezione dolorosa, per gli uomini
sul punto di crollare l'uccello si fa incontrollabile. Quando se
ne accorgeva incrociava le gambe, cercava di arretrare con il
bacino, ma il male lo costringeva rapidamente a cambiare posizione,
a rivelarsi di nuovo, il che considerate le circostanze
era un'esibizione particolarmente umiliante.
Gi, era un vero straccio. Ma a un buon numero di festaioli
gaudenti farsi questo straccio era piaciuto, un corpo dai muscoli
appena accennati, il cazzo sottile e dritto come una matita. E
lui, invece, bench l'uniforme da parata della legione gli stesse
a pennello grazie all'incredibile prestanza - questo se non altro
era ci che affermava sua madre - lui non aveva ancora avuto
la fortuna di possedere una donna. Le ragazze che conosceva
finivano immancabilmente per mollarlo, era inquietante. A
volte gli veniva il terrore di morire senza aver avuto il tempo
di sperimentare un'estasi che, velatamente, gli altri ragazzi e i
colleghi del distretto proclamavano memorabile. Montarsi una
di quelle donne che nessuno definiva pi puttane bens dame
di compagnia, era fuori discussione. Un ausiliario sorpreso
con una professionista dell'amore rischiava di essere spedito
in men che non si dica al fronte Est. Una volta, con Isabelle, la
figlia bruttarella della portinaia dell'edificio in cui viveva con
sua madre, si era illuso di aver raggiunto l'obiettivo. All'ultimo
momento si era per rivestita, e s che era quasi riuscito
a sfilarle le mutande su un divano ammuffito abbandonato in
una cantina. Alla sua goffaggine si era aggiunto il nervosismo
della preda, cos un processo ben avviato si era interrotto sul
pi bello. Si era tirata indietro di colpo e lui aveva cercato di
trattenerla, di immobilizzarla, di schiacciarla .sotto di s, ma
dopo avergli graffiato la faccia era riuscita a sfuggirgli (e per
via di quei graffi la madre lo aveva tempestato di domande; se
l'era cavata rispondendole che un gatto randagio gli era saltato
addosso). Non l'avrebbe sposata, quella Isabelle, una ragazza
che si concede a un uomo prima del matrimonio non la si sposa,
anche se a dire il vero quasi tutte accettavano visite solo dalla
porta sul retro, per cos dire, comunque rimpiangeva di non
aver inaugurato con lei, dentro di lei, la sua virilit irrequieta.
Il cencio reclam per la centesima volta di essere liberato, al
che esasperato si alz e gli moll uno schiaffo, che ne chiam
un altro e un altro ancora. Poi ci fu una scarica di pugni. La
faccia smunta dello scrittore vir al rosso vivo, il sangue prese
a gocciolargli dal naso e dalla bocca. Allora, folle di rabbia e
incapace di controllarsi, fece il giro del tavolo, ribalt a terra la
sedia dell'interrogato e inizi a colpirlo alla schiena e alla testa
con dei calci. A cose fatte, non avrebbe saputo dire per quanto
tempo ci si era accanito, probabilmente per pi di due minuti,
gli rest giusto l'impressione di aver picchiato un sacco pieno
d'ossa e di stracci. Si era fermato quando intorno allo scrittore
aveva visto formarsi una pozza gialla: quel bastardo alla fine si
era pisciato addosso.
C' andato gi un po' pesante.
Il capitano, uno scheletro rivestito di pelle, lo fissava con
un'espressione in cui si mescolavano rispetto e biasimo. Accesa
in un angolo della sua scrivania, c'era una lampada che da sola
non bastava a rischiarare la notte calata in pieno giorno sulla
stanzetta. La leggera brezza, inoltre, non sembrava per niente
in grado di sollevare lo strato di nuvole che gravava su Parigi.
In quella masnada di vermi, non era certo il pi colpevole,
riprese il capitano. Faceva parte di quelle anime che
per sentirsi libere credono di dover sperimentare esperienze
estreme, e questo per sfuggire alla loro condizione di comuni
mortali. Dei provocatori, dei Prometei moderni. Lei conosce
il mito di Prometeo?
Gli fece cenno di no, ammise la sua ignoranza.
Poco importa. Sia Prometeo sia il nostro scrittore, dopotutto,
hanno avuto ci che meritavano. Nessuno pu stabilire se
il suo cliente uscir dal coma, prima o poi, e la ragione pura e
semplice  che lo Stato non spender un centesimo per tentare
di salvare qualcuno che non lo merita. Cos come non spender
un centesimo per ospitare e nutrire i vermi che abbiamo arrestato
nella retata. I meno colpevoli finiranno in un campo di
lavoro vicino alla frontiera orientale. Gli altri invece, ebbene,
avranno l'onore di essere giustiziati pubblicamente, serviranno
da esempio alle masse, cos se non altro prima di morire saranno
stati utili a qualcosa.
Si chiese dove voleva andare a parare il capitano. Noto per
i suoi discorsi particolarmente contorti, non era un suo diretto
superiore, e non lo era di nessuno dei suoi colleghi. Di norma lo
si vedeva camminare nei corridoi del CALRAC con il basco e
l'uniforme nera delle legioni dell'arcangelo Michele, i principati
stessi si mettevano sull'attenti al suo passaggio, si dava quindi
per scontato che avesse un ruolo assai importante, che fosse
magari un delegato del coro superiore, quello dei troni, dei
serafini e dei cherubini. In ogni caso la sua magrezza, quasi da
malato, ne faceva un duro e puro, un asceta, un incorruttibile,
e trovarsi faccia a faccia con lui in un ufficio minuscolo non
poteva che intimidire un giovane ausiliario reo di aver perso
le staffe con un interrogato al punto da mandarlo in coma.
Nel primo pomeriggio, mentre gli davano i trenta euro della
scommessa, Nonnino e Gerfault avevano garantito a Giovanotto
tutto il loro appoggio. Hai fatto quello che si doveva fare, aveva
affermato Nonnino, con quelle merde le formalit sono uno
spreco di tempo...
Quanto a lei...
Il capitano si volt e si lisci i capelli con il palmo della mano.
La sua... energia... sar senza dubbio pi utile altrove in
Europa che nel CALRAC.
Per un attimo smise di respirare: si aspettava che da un
momento all'altro l'ufficiale pronunciasse le fatidiche parole,
fronte Est, lo spartiacque di ogni paura, la gigantesca tomba
al confine rumeno e polacco. Se l'avessero fatto salire su un
treno militare diretto nell'Europa dell'Est, sua madre sarebbe
morta di dolore. E lui sarebbe stato centrato da una pallottola
o da una granata islamica senza aver conosciuto altri brividi
se non quelli seminati sulla sua pelle dall'unica donna che
aveva avuto nella vita. A notte fonda la madre lo raggiungeva
spesso nel letto, lo abbracciava, si stringeva a lui. Provava
sistematicamente per lei un'attrazione violenta che cercava di
contrastare con tutte le sue forze, conscio che l'ideale cristiano
non tollerasse pulsioni del genere. Avrebbe dovuto ordinarle
di lasciarlo in pace, di tornare in camera sua, ma l'idea stessa
di ferirne i sentimenti era al di sopra delle sue forze. Quando
non aveva ancora compiuto due anni, una bomba degli osama
si era abbattuta sulla fabbrica in cui lavorava il padre, la madre
aveva allora riversato su di lui tutto il suo affetto. Durante la
pubert il loro rapporto era entrato in acque pericolose. Quando
faceva la doccia insisteva per insaponargli la schiena e il modo
ambiguo che aveva di toccarlo aveva ben poco a che vedere
con i gesti teneri di una madre. Lottava ininterrottamente per
non lasciarsi trasportare dalla corrente sempre pi impetuosa
che lo trascinava verso di lei, ma l con il capitano, in quella
minuscola stanza buia, la paura improvvisa di essere separato
da lei per sempre gli fece venire un attacco di panico che riusc
a dominare solo aggrappandosi alla scrivania.
C' bisogno di giovani della sua tempra per portare a buon
fine certe operazioni delicate, prosegu il capitano. Garantire
che i CERI funzionino a dovere, per esempio. Lei sapr
senz'altro cosa sono i CERI...
I centri in cui sono stati raggruppati i cittadini islamici che
non hanno voluto saperne di abbandonare l'Europa.
Il capitano si alz, and a piazzarsi davanti all'unica finestra
della stanza e per un attimo alz gli occhi al cielo.
La E di CERI significa evacuazione. Si tratta, diciamo, di
un eufemismo per indicare un'evacuazione radicale, una...
eliminazione. Lo Stato Europeo non intende certo allevare
nel proprio seno delle serpi velenose. I CERI hanno bisogno
di responsabili molto determinati che portino a buon fine le
operazioni di pulizia. La nostra gente ha capito che denunciare
gli islamici o i loro accoliti, tutti coloro che cercano di mettere
radici nel territorio europeo,  nel proprio interesse. Le denunce
si moltiplicano e di un simile zelo non possiamo che rallegrarci.
Ma ogni medaglia ha due facce: i campi sono sempre pi pieni,
e gli attuali responsabili non sembrano rendersi conto della
gravit della situazione.
Il capitano si volt di scatto e lo fiss dritto negli occhi.
Non stiamo parlando di favorire il traffico di bambini, di
donne e di organi attorno ai CERI. Non stiamo parlando di
arricchire i cattivi cristiani che sfruttano la situazione, d'incoraggiare
il vizio in ogni sua forma. L'arcangelo Michele soffre
nel vedere il proprio gregge perdere la retta via, mentre sul
fronte Est le legioni si oppongono eroicamente al nemico. La
sua collera presto si abbatter sugli empi, sui ladri del fuoco
che sfidano Dio e le leggi eterne. Stiamo parlando di estirpare
le erbacce dal territorio europeo, siano esse islamici, empi o
dissidenti. Si tratta di riportare la vecchia Europa sul sentiero
glorioso tracciato da Carlo Magno. Mi segue?
Per rispondergli di s us solo la testa, un unico movimento
deciso, travolto da un'esaltazione che scacciava tutte le paure.
Il primo coro, il capitano, lo collegava al destino glorioso
dell'Europa, proprio a lui, il giovanotto del CALRAC. La cerchia
dell'arcangelo Michele, i suoi uomini pi fidati, lo sceglievano
per strappare la zizzania dal giardino di Dio.
Le propongo di assegnarla al CERI della regione Centro,
nei dintorni di Chateauroux.
Chateauroux? Due o trecento chilometri da Parigi, un giorno
di treno al massimo. Il tempo di sistemarsi e sua madre avrebbe
potuto raggiungerlo. Stava per saltare di gioia.
Il campo sar sotto la sua responsabilit. Ai suoi ordini
avr una cinquantina di uomini. Sar incaricato di procedere...
all'evacuazione radicale di tutti quelli che le saranno indicati,
uomini, donne, anziani, ragazzi, bambini. Il ruolo che dovr
ricoprire non tollera nessuna debolezza, nessuna compassione
mal riposta, nessuna carit cristiana mal interpretata. Non si
dimentichi mai che siamo in guerra. Immagini la sorte che ci
riserverebbero gli islamici se riuscissero a sfondare il fronte
Est. Inutile aspettarsi piet. Dunque, si sente adatto a questo
compito malgrado la giovane et e l'inesperienza?
L'entusiasmo gli impediva di formulare una frase, anche solo
una frase breve, si accontent quindi di annuire convinto. Il
capitano accolse la sua risposta con un sorriso, mostrando una
dentatura sana e robusta.
La promuoveremo subito principato. Dopodich, direi la
settimana prossima, una macchina della legione l'accompagner
fino al CERI di cui dovr occuparsi. A riceverla ci sar il suo
secondo, conosce perfettamente le dinamiche e le abitudini del
campo, ma star a lei decidere se tenerlo o meno al suo fianco.
Per quanto sia coinvolto in diversi traffici, potr esserle utile,
se non altro i primi tempi. Ha delle domande?
Non ebbe la presenza di spirito di chiedere al capitano
perch l'avessero scelto, perch un compito simile non fosse
stato proposto a qualcuno con maggiore esperienza, in fondo
aveva solo diciotto anni, li aveva appena compiuti.
Nessuna? Bene, allora per prima cosa domattina sbrigheremo
le formalit.
Rientr direttamente a casa in metropolitana, senza neanche
salutare Nonnino e Gerfault, ansioso di annunciare la buona
notizia alla madre.
Fuori dal condominio, incrociando la figlia della portinaia,
si stup di aver desiderato quella ragazza che aveva il muso di
un topo, gli occhi di una scrofa e il corpo di una giumenta. Lei
d'altra parte dovette provare il medesimo ribrezzo, visto che si
allontan come se avesse visto il diavolo in persona.
Sua madre lo aspettava, bella e radiosa con il suo vestito
estivo. Passava la vita ad aspettarlo, certa che le onde dell'esistenza
lo avrebbero riportato sempre alle sue rive. Lo accolse
con un sorriso trionfante.
Mentre si abbracciavano, si domand se un giorno avrebbe
avuto un'altra donna a parte lei.
...
.
...
Capitolo 15.
...
.
...
Ho deciso allora di conoscere la sapienza e la scienza, come anche la stoltezza e la follia, e ho
compreso che anche questo  un inseguire il vento, perch molta sapienza, molto affanno.
Ecclesiaste 1, 17-18.

Pibe si stava chiedendo cosa contenessero i barattoli allineati
sugli scaffali. Erano centinaia e ricoprivano interamente le pareti
dell'immensa casa borghese. Delle forme scure, indefinibili,
galleggiavano in un liquido torbido e giallastro. Le stanze e i
corridoi erano percorsi da odori intensi, aspri, fra cui si distingueva
quello inconfondibile di formaldeide.
Quando prima avevano visto i due uomini entrare nel capanno,
Stef e Pibe avevano quasi aperto il fuoco. Gli intrusi
ci avevano messo un po' a capire che la ragazza in mutande
e reggiseno e il ragazzino a torso nudo avevano vere pistole,
senz'altro in grado, quindi, di sparare vere pallottole.
Avevano alzato le mani bene in alto per far capire che non
erano animati da intenzioni ostili, poi si erano spiegati a parole:
abitavano in una casa a meno di un chilometro, avevano
raggiunto il paesino per aspettare il treno e quando era cominciato
a piovere, si erano precipitati nel capanno in cerca di
un riparo. Sembravano del tutto inoffensivi, eppure Pibe non
riusciva a rilassarsi, ne provava ribrezzo, e forse era per via del
loro aspetto. Quei corpi tondi, simili a lune piene, il pallore
malsano, i capelli unti, gli occhi da gufi, quegli abiti sudici e
sformati. Difficile attribuirgli un'et. Sembravano intrappolati
per sempre in un'adolescenza ingrata e deprimente.
Senza tenere conto della mimica facciale di Pibe, Stef aveva
accettato l'invito a trascorrere da loro qualche giorno. Pibe non
avrebbe voluto passare insieme a quei due un secondo di pi,
ma una volta finito l'acquazzone, non aveva potuto fare altro
che seguirli. Attraversato il paesino deserto, si erano inoltrati in
un bosco lungo un vecchio sentiero divorato dalla vegetazione
e, dopo venti minuti di marcia, erano arrivati in un cortile che
apparteneva a una dimora borghese nascosta in parte dalle fronde
dei grandi alberi. A coprire i buchi nel tetto c'erano alcuni
teloni, i danni maggiori erano stati riparati alla bell'e meglio,
ci nonostante sembrava condannata a una fatale decadenza.
Il fatto che la casa fosse completamente isolata aveva cominciato
a inquietare Pibe: nel culto dell'arcangelo Michele il bosco
era collegato ai demoni, agli stregoni, alle creature mitologiche
e nemiche dell'uomo. Era il mondo della penombra, l'antro del
serpente, il giaciglio di quella natura indomabile che nell'Eden
aveva portato sfortuna a Adamo ed va. In quanto portatore
di luce, l'arcangelo Michele non poteva sopportare una natura
lussureggiante, sinonimo di caos e oscurit. Aveva promesso
di dissodare le terre europee alla fine della guerra, di trasformarle
in immensi granai e frutteti, rispettando in questo modo
i santi comandamenti di Dio. Nel frattempo, mentre il fronte
Est svuotava la campagna dei suoi abitanti e quindi della forza
lavoro, la foresta e le creature malvagie che vi si annidavano
conquistavano ogni giorno nuovi territori.
Perch aspettate il treno tutti i giorni? aveva chiesto Stef
sul portico.
Non tutti i giorni, le aveva risposto il pi vecchio dei
due. Almeno una volta alla settimana per s. C' un vagone-drogheria
che rifornisce le campagne. Alla vecchia stazione
ci basta azionare un segnale e il conducente capisce che deve
fermarsi. Quelli della compagnia dei trasporti praticano delle
tariffe esorbitanti. Fanno un mucchio di soldi alle nostre spalle
e alle spalle di tutti quelli che abitano nei posti sperduti, ma
non possiamo proprio farne a meno.
Potreste sempre traslocare, aveva mormorato Pibe.
L'uomo gli aveva rivolto un'occhiata inespressiva.
Per continuare la nostra attivit abbiamo bisogno d'isolamento.
E che attivit ?
Una di quelle che non sempre vengono apprezzate nelle
sfere arcangeliche.
Se fossi in lei, allora, eviterei di parlarne con il primo che
capita, aveva ribattuto Pibe.
Un accenno di sorriso aveva illuminato la faccia lugubre
dell'uomo.
Voi non siete delle persone qualunque.
E come lo sa?
A questa domanda non aveva risposto, si era fatto da parte
sulla porta per invitarli a entrare.
L'odore.
L'odore era stata la prima cosa che aveva colpito Pibe entrando
in casa. Poi si era accorto di quegli strani barattoli allineati
sugli scaffali, scaffali che correvano lungo tutti i corridoi e le
stanze al pianoterra, a eccezione della cucina.
Cosa sono?
Nessuna risposta. Il pi giovane dei due li aveva accompagnati
in una specie di sgabuzzino al primo piano, avrebbe
fatto loro da camera da letto per quanto volevano. Avevano
a disposizione anche un bagno, antiquato ma perfettamente
funzionante, se non si faceva troppo caso ai bruschi sbalzi di
temperatura e alla debole pressione dell'acqua. Sulle pareti
della camera non c'erano scaffali e non c'era neanche l'odore
che impregnava il pianoterra, bench puzzasse di chiuso. A
provvedere all'elettricit erano una decina di pale eoliche in
cima a una collina poco distante, collegate alla casa da cavi
sotterranei. Un sistema di pompe e tubature portava l'acqua
da una sorgente che, stando alle ultime analisi, era potabile.
Per Pibe e Stef c'era un solo letto, e per giunta strettissimo.
Non avevano ancora affrontato l'argomento, e non sarebbe
certo stato Pibe a farlo. Per il momento avevano solo posato gli
zaini, l'impermeabile e il giaccone, poi avevano portato i viveri
rimanenti in cucina.
I padroni di casa non si erano fatti pregare per accettare
le loro magre riserve: non avevano potuto rifornirsi per via
dell'incidente ferroviario e ormai gli era rimasto ben poco.
Quell'attentato suicida, in effetti, li metteva di fronte a un
enorme problema. La linea sarebbe stata interrotta per parecchie
settimane, poco ma sicuro, e per le commissioni sarebbero
quindi stati costretti ad andare con la loro vecchia macchina
nel paesello pi vicino, che distava circa quaranta chilometri.
Quaranta chilometri in macchina non mi sembrano una
tragedia, aveva commentato Pibe.
In certe zone non lo ,  vero, ma da queste parti pu
essere pericoloso.
Come mai?
I boschi sono pieni di rifugiati, e siccome non hanno granch
da mettere sotto i denti, tendono a essere aggressivi.
Da dove vengono, questi rifugiati?
Da tutte le parti. Ci sono osama, oppositori; criminali in
fuga.
Per casa vostra non l'hanno mai attaccata.
Questa casa  lontana dalle rotte principali, non devono
averla mai scoperta. Se saremo obbligati a muoverci in macchina,
per, abbiamo ottime probabilit di incappare in uno
dei loro posti di blocco.
Vi scorteremo noi, aveva proposto Stef.
Pibe le aveva lanciato un'occhiata truce.
Il suo giovane amico non sembra essere cos entusiasta
della proposta...
Crede ancora che il miglior modo per affrontare la paura
sia non fare nulla.
Ah, anche lui?
Il pi vecchio dei due aveva teso la mano a Stef.
Benvenuta alla fine della fine del mondo. Io sono Gog e
lui  Magog.
Senza mostrare il minimo segno di disgusto, Stef aveva stretto
quella mano che a giudicare dall'aspetto, doveva essere molle,
umida, scivolosa.
Belli strani come nomi! aveva esclamato Pibe.
Sono nomi in codice. Nella tradizione giudaico-cristiana
rappresentano le forze del male.
In questo buco dimenticato da Dio avete bisogno di nomi
in codice?
Il cosiddetto Gog aveva iniziato a fare l'inventario dei viveri
portati dagli ospiti.
Dopo cena vi mostreremo qualcosa che non avete mai
visto.
Mentre il pianoterra risultava sinistro con tutti quei barattoli
raggruppati contro i muri, il sotterraneo sembrava una caverna
delle meraviglie con i suoi molti schermi aperti su un mondo
sconosciuto, affascinante.
I due fratelli - di essere fratelli lo avevano precisato a cena,
visibilmente stupiti che i loro ospiti non l'avessero capito -
erano collegati alla RIM, la rete informatica mondiale, vietata
dall'arcangelo Michele l'anno stesso in cui le sue legioni avevano
travolto l'Europa. Stando al padre di Pibe la rete informatica
era l'incarnazione del male assoluto, la negazione dell'anima
individuale, il vitello d'oro dei tempi moderni e anche, crepi
l'avarizia, l'angelo dell'Apocalisse. Quello delle legioni era stato
un lavoro titanico: avevano controllato e distrutto i computer
casa per casa, poi avevano preso il controllo della fibra ottica e
destinato l'uso dell'informatica esclusivamente all'esercito e ai
servizi di pubblica utilit. Chi prima usufruiva della RIM aveva
preferito rinunciare spontaneamente alla propria attrezzatura
e alle proprie connessioni, ma c'erano delle eccezioni: alcuni
avevano scelto l'illegalit, continuando a tenersi in contatto con
i propri conoscenti, tenendo d'occhio il mondo intero. Denunciati
da satelliti-spia o pi semplicemente dai vicini, erano stati
arrestati (come era capitato ai genitori di Zara, la compagna di
classe di Pibe), avevano conosciuto l'umiliazione della gogna
pubblica ed erano stati spediti nei campi di concentramento.
Il popolo europeo credeva che i fissati della RIM fossero stati
spazzati via dal continente, dalla sua superficie, ma il sotterraneo
dei fratelli Gog e Magog gli avrebbe fornito la pi sonora delle
smentite. La loro attrezzatura sembrava uscita direttamente dal
cilindro di un mago: quegli schermi piatti e flessibili ricordavano
degli acquari pieni di pesci fantasmagorici, stampanti e
scanner collegati a cubi minuscoli sputavano a ciclo continuo
fogli variopinti senza il minimo rumore. Il tutto aveva ben poco
a che vedere con quei vecchissimi computer che la classe di
Pibe, accompagnata dal professore di scienze e religione, aveva
visto al museo del Mondo Antico, esposti in una scatola di vetro
come bestie feroci. Se  vero che la polvere si era impadronita
del pianterreno e del piano alto della casa, il sotterraneo era
immacolato, interamente dipinto di bianco, con un pavimento
di cemento, solidi muri portanti e un soffitto a volte.
Ora capisco perch avete bisogno d'isolamento, butt
l Stef.
Non parli troppo forte, disse Magog. Sono macchine a
riconoscimento vocale, pu disturbarle.
Riconoscimento voca... Che vuol dire? domand Pibe.
Reagiscono al suono della voce. Le tastiere non servono
pi. L'ultima generazione di computer prima dell'arcangelo
Michele. I CC, computer conviviali, FC in ..inglese, friendly
computer. Microchip in DNA di sintesi. Una capacit di gestione
dell'informazione moltiplicata per mille, perfino di pi. E va
detto che con questo tipo di tecnologia eravamo solo all'inizio.
Se quel fanatico non avesse scagliato le sue legioni sull'Europa,
i risultati delle ricerche sarebbero stati straordinari. Si parla fra
l'altro di rimodellamento delle sequenze genetiche.
La terapia genetica? indag Stef.
Non solo. Un tuffo vertiginoso nei meccanismi che regolano
la vita stessa. Il rinnovamento delle cellule, il prolungamento
dell'esistenza, l'immortalit.
Le luci cangianti degli schermi accendevano i volti rotondi
di Gog e Magog.
Se avessimo avuto il tempo di approfondire e padroneggiare
simili conoscenze, le possibilit dell'uomo non avrebbero pi
avuto limiti. Ma l'ultima tappa reclamava una metamorfosi
profonda, un cambiamento radicale, e l'uomo ha scelto di aggrapparsi
ai tempi andati piuttosto che avventurarsi in territori
sconosciuti. La reazione non ha riguardato solo l'Europa. Gli
Stati Uniti si sono impantanati a loro volta nelle vecchie tradizioni
religiose. La Bibbia  diventata il libro di riferimento, la
Genesi fa da modello alla creazione dell'universo, internet 
stato vietato, gli hacker rischiano trent'anni di lavori forzati, gli
scienziati sono obbligati ad attenersi strettamente al Libro Sacro
e quelli che si rifiutano di farlo, sono banditi dall'insegnamento.
Il ritorno all'oscurantismo  avvenuto su scala planetaria,
rincar la dose Gog. Nei Paesi islamici, ovvio, ma anche nelle
grandi nazioni orientali, l'india, la Cina, il Giappone. Un caso
di sincronia, senza dubbio. Hanno tutti tentato di distruggere
l'incredibile massa di dati, come se le vecchie strutture si ribellassero
contro l'emergere di una coscienza mondiale.
La RIM ha reso obsoleto il concetto di frontiera che si fonda
sulla visione arcaica della Terra Santa, aggiunse Magog. I
governi si sono serviti delle religioni per riaffermare la legittimit
del territorio e, al tempo stesso, la sua immutabilit. Noi chiedevamo
solo d'immergerci senza limiti nel mistero della vita.
I due fratelli non avevano controllato il volume della propria
voce, i fondali sugli schermi avevano quindi cambiato colore e
luminosit a seconda delle intonazioni. Pibe aveva l'impressione
di essere circondato da lanterne che si schiudevano su universi
deliranti a un ritmo frenetico.
Il mistero non pu essere svelato, mormor Stef,  nella
sua natura.
Verissimo, disse Gog. All'inizio del XX secolo, i fisici
sostenevano che pi ci si avvicina al reale, pi questo si fa oscuro.
Il vecchio sogno di un universo puramente meccanico, quasi
scomponibile,  svanito molto tempo fa. Ma possiamo sempre
far retrocedere il terreno della conoscenza, e ci possiamo sempre
spingere oltre con la curiosit, l'osservazione, l'avventura.
Si pu anche imparare a vivere in compagnia del mistero.
Nel mistero.
I due fratelli tennero gli occhi puntati sugli schermi finch
i fondali si stabilizzarono. Dalle stampanti, immobili per un
istante, uscirono nuovi fogli colmi di scritte e immagini.
Abbiamo seguito un'altra strada, riprese Magog a bassa
voce. Intelligenza e accettazione non sono compatibili, comunque
non per noi. Noi, come va, abbiamo scelto di addentare il
frutto dell'albero della conoscenza. Anche perch dal giardino
dell'Eden ormai siamo stati cacciati.
Il giardino  sempre l, replic Stef. Basta aprire gli occhi.
Pibe stava per farle notare che forse quegli occhi non ci vedevano
bene per niente, che il paradiso perduto in cui si erano
trastullati il primo uomo e la prima donna si era trasformato in
un campo d'orrore, che distruzione, rovina, squallore, malattia
e morte regnavano incontrastati fra i discendenti della coppia
originaria. Strano un giardino in cui non si potevano fare quaranta
chilometri in macchina senza rischiare di essere fermati e
fatti fuori, in cui in ogni momento c'era il rischio che una bomba
ti cascasse in testa, in cui soldati vestiti di tenebra arrestavano,
torturavano e uccidevano in nome di un Dio di luce e bont, in
cui la delazione, la violenza e l'odio si ergevano a virt, in cui
ogni giorno piovevano dal cielo lacrime di rancore e di sangue.
Non ci ha cacciato nessuno, prosegu Stef.  al di l dei
nostri rancori.
Gi, dall'attaccamento nasce il desiderio, e dal desiderio
la collera, una roba del genere, borbott Magog. In rete
abbiamo recuperato la maggior parte dei testi sacri, ma anche
in questo caso io e mio fratello abbiamo preso un'altra rotta.
Pu darsi che non porti da nessuna parte, fa niente.
Uno schermo attir l'attenzione di Pibe. C'erano dei soldati,
nascosti dentro a profonde trincee delimitate da cumuli
di terra o da sacchi di sabbia. I colori originali delle uniformi
sfumavano sotto uno spesso strato di fango. A volte le riprese
si allontanavano finch la trincea non sembrava ingoiare gli
uomini ed essa stessa si riduceva a una sottile fenditura su un
fondo ocra. Apparivano allora le macchie verdi del bosco e dei
campi percorsi da un fiume zigzagante, poi una superficie dalle
sfumature blu e grigie che era probabilmente un lago o un mare.
 il fronte Est, spieg Gog. A fornirci le immagini sono gli
ultimi satelliti ancora attivi, i satelliti di sorveglianza americani,
indiani e cinesi. La maggior parte degli altri sono stati distrutti
dai MLR, i missili a lunghissimo raggio, o sono precipitati da
soli nell'atmosfera quando hanno fatto il loro tempo. Quando
noi ci siamo piazzati qui, ricevevamo ancora immagini da tutte
le zone del mondo. Gli occhi presenti nello spazio si stanno
chiudendo a poco a poco. Adesso scambiamo i nostri archivi
con i nostri corrispondenti, ci sforziamo di produrre la pi
grande massa di dati possibile, una sorta di memoria su scala
planetaria. Pensiamo sar della massima utilit quando il vento
della storia avr fatto piazza pulita della follia dell'arcangelo
Michele e di chi dirige...
Stef dice che la memoria  una trappola, lo interruppe Pibe.
Magog si diresse verso una stampante, esamin l'ultimo
foglio espulso e poi rispose. Tutta la conoscenza si fonda
sull'accumulo, quindi sulla memoria. Senza immagazzinare dati,
ci mancherebbe l'elemento principale necessario a orientarci,
necessario a navigare. Immaginate se l'oceano si fosse asciugato
subito prima della partenza di Cristoforo Colombo: non avrebbe
mai potuto scoprire l'America. La trappola  piuttosto la storia,
l'etnocentrismo, lo sfruttamento della memoria collettiva a fini
imperialistici, egemonici.
Passarono gran parte della notte nel sotterraneo.
Contrariamente a Pibe, sfinito dal troppo camminare lungo i binari,
i fratelli non diedero alcun segno di stanchezza, dimostrando
davanti ai loro schermi un'energia e una vitalit insospettabili,
consultando e classificando i dati che le stampanti non smettevano
mai di espellere, sostenendo pi conversazioni al contempo
con i loro corrispondenti.
Avevano soppresso le webcam e gli altri sistemi di videoconferenza,
perch, dicevano, gli ultimi utenti della RIM non
avevano pi il bisogno nevrotico di mostrare al mondo intero la
loro faccia o il loro culo. Avevano rinunciato a quell'immagine
proiettata in frammenti multipli, a quel caleidoscopio egocentrico
che avrebbe dovuto dare quel briciolo di riconoscimento
e di gloria a chiunque. Loro erano solo per la comunicazione,
la condivisione, l'interazione, erano ormai solo recettori ed
emittenti, mai disturbati da quei parassiti che sono l'apparenza
e il preconcetto.
A Stef, che a un certo punto domand loro come si guadagnassero
da vivere, come pagassero i viveri comprati a peso d'oro
alla Compagnia ferroviaria europea, risposero che vendevano i
loro dati ad alcune organizzazioni clandestine. Ogni mese sul
treno c'era una persona, un corrispondente, a cui consegnavano
un DVD, e in cambio ricevevano una busta piena di euro.
Non sapevano a cosa e a chi servissero i dati che vendevano,
forse a dei gruppi terroristici, ai servizi segreti delle nazioni
islamiche, o magari a movimenti europei che si opponevano
all'arcangelo Michele.
Loro si limitavano a esaudire le richieste che di volta in volta
trovavano nella busta insieme alle banconote, un compito che
i satelliti in rovina rendevano sempre pi difficile. Difficile
ottenere le mappe dettagliate delle citt vicine alla linea di
confine; difficile farsi un'idea precisa delle truppe ammassate
da entrambe le parti della Balnera (la linea del fronte fra il
Mar Baltico e il Mar Nero); difficile ottenere delle immagini
precise dei campi di lavoro forzato nei territori rumeno, ceco e
slovacco. Gli occhi dello spazio erano sempre pi miopi, presto
sulla grande Europa e sul resto del mondo la luce si sarebbe
spenta del tutto.
Nonostante fosse stanco morto, Pibe resistette un altro po'
e continu a osservare i soldati al fronte Est. La precisione
delle immagini satellitari lo lasci di stucco: i volti dei legionari
dell'arcangelo Michele, pallidi e induriti dalle interminabili ore
di veglia, si stagliavano netti nella notte che volgeva al termine.
Aggrappati ai fucili d'assalto placcati d'argento, alcuni stavano
fumando una sigaretta, gli occhi sollevati verso il cielo stellato
che li scrutava, persi nei propri sogni.
Sapevano che non sarebbero tornati vivi dall'offensiva pianificata
dai comodi bunker dello stato maggiore, eppure nessuno
di loro piangeva o protestava. Sembravano addirittura sollevati
all'idea di lasciare quell'incubo di fango e di terrore, di varcare
quell'altra frontiera, l'ultima, che immaginavano ristoratrice,
sperando di dissolversi nel nulla che li imprigionava e li consumava
dall'interno. Un ufficiale abbai un ordine. Con gesti
lenti, pesanti, i soldati dell'arcangelo Michele spensero le sigarette,
infilarono i caschi, tolsero la sicura alle armi. La seconda
volta in cui l'ufficiale abbai, s'inerpicarono su per la trincea,
scavalcarono la barriera di sacchi di sabbia e si gettarono a
destra, verso le linee nemiche. Non ebbero il tempo di fare
cento metri. I colpi delle mitragliatrici li falciarono uno dopo
l'altro sul terreno piatto e nudo che separava le due trincee.
Ma perch...
Pibe aveva un nodo alla gola e la sua domanda rimase sospesa.
Lo stato maggiore delle legioni non ha imparato la lezione
della Prima Guerra Mondiale, quella che venne combattuta dal
1914 al 1918, rispose Gog. Credono o fingono di credere
che l'abnegazione presto o tardi finir per pagare. Ogni giorno
notizie vaghe, ogni giorno sacrificano centinaia, migliaia di uomini.
C' di che interrogarsi sulle reali intenzioni dell'arcangelo
Michele. A ogni modo di questo passo svuoter l'Europa della
sua forza lavoro.
Sentito questo Pibe sal a dormire, bench il silenzio e l'odore
che si respiravano nel resto della casa lo turbassero. And a
letto vestito, lasci accesa la luce e nel giro di pochi secondi si
addorment come un sasso.
Quando si svegli, la luce del giorno penetrava a fiotti dalle
fessure delle vecchie persiane di legno. Era solo, solo in quel
lettuccio stretto, Stef non l'aveva raggiunto e il suo impermeabile
era sparito. L'unica traccia che restava di lei era lo zaino
ormai vuoto, quello che aveva recuperato il giorno prima fra
i rottami del treno.
...
.
...
Capitolo 16.
...
.
...
Si era sparsa la voce che il nuovo direttore si fosse ormai
sistemato nei suoi quartieri, ma con il suo arrivo, annunciato nei
giorni precedenti, la vita all'interno del campo era rimasta tale e
quale. La promiscuit era sempre la stessa, pi di cinquecento
detenuti ammassati in dormitori concepiti per cento, e anche la
sbobba immangiabile era la stessa, maiale praticamente a ogni
pasto, un pane talmente secco che spaccava i denti o faceva
sanguinare le gengive, riso scotto, pasta cruda, una poltiglia di
pomodori. Anche le punizioni erano rimaste identiche, e poi
c'erano la stessa sporcizia, gli stessi pidocchi, le stesse febbri, lo
stesso vomito, la stessa diarrea, le stesse grida, gli stessi pianti,
la stessa disperazione.
Le sembrava di aver sempre vissuto dentro a quel recinto
di filo spinato eretto nel bel mezzo della pianura del Berry. Si
trovava l solo da tre mesi, in realt, eppure quei tre mesi erano
bastati a spazzare via il ricordo di ci che era stato prima.
Non aveva pi la forza per ricordarsi dei giorni che si erano
avvicendati in una cittadina del Massiccio Centrale, n di quelli
felici n di quelli infelici. Sua madre era riuscita a ottenere una
carta d'identit europea, a prendere un nome francese, ma per
quanto lei, la figlia, avesse ereditato gli occhi azzurri e i capelli
biondi del padre, i custodi dell'ordine dell'arcangelo Michele
dopo essersi introdotti in casa loro nel cuore della notte, le
avevano gettate in un camion senza nemmeno farle rivestire.
Era gi una fortuna che non fossero state picchiate o violentate.
Dopo un breve viaggio, si erano ritrovate nel campo del Centro
in camicia da notte. Guardie d'ambo i sessi le avevano spinte
a manganellate verso una baracca di lamiera sovraffollata.
Avevano concesso loro un materasso lercio come si getterebbe
un osso a dei cani, e alcune donne le avevano poi dato alcuni
pezzi di stoffa, in modo che potessero fabbricarsi dei vestiti
rozzi ma decorosi.
La madre, ossessionata dall'igiene, non aveva retto alle nuove
condizioni di vita. Bench la figlia e altre compagne di prigionia
la supplicassero di non mollare, nel giro di tre settimane aveva
smesso di nutrirsi e si era lasciata morire. A portare via il corpo
erano stati alcuni uomini in tuta bianca con una maschera in
faccia. Il cadavere l'avevano senz'altro trasportato e gettato nel
vicino inceneritore, che un tempo serviva a bruciare tonnellate
di farina animale.
Le famiglie non potevano vegliare e sotterrare i propri morti,
non gli era permesso. I detenuti potevano praticare le cinque
preghiere quotidiane, questo la direzione del campo non lo
impediva, si dava per da fare per ostacolare la cosa, o per
meglio dire faceva in modo di renderla impossibile. Per prima
cosa tutto il cibo era immerso nel grasso di maiale, quindi se non
si voleva morire di fame non si poteva far altro che mangiare
quella carne impura. I prigionieri poi non potevano praticare
le abluzioni rituali: l'acqua era disponibile solo dalle 18 alle
19, e a colare dai rubinetti rotti, peraltro, erano solo dei rivoli
particolarmente miseri. Infine i religiosi,, gli uomini istruiti che
avrebbero dovuto condurre la predicazione del venerd, la
grande preghiera pubblica, venivano sistematicamente rimossi
dal campo. Per inginocchiarsi su una veste o su un qualsiasi
pezzo di stoffa, i pi vecchi si basavano sulla posizione del
sole, poi si dedicavano concentrati a implorazioni rabbiose
e disperate, quando invece avrebbero dovuto essere votate
al senso di colpa. Di tanto in tanto un uomo al culmine dello
sconforto si risolveva a farla finita con un ultimo combattimento,
e brandendo un pezzo di ferro strappato da una porta o da una
parete, si scagliava contro un guardiano. Questi inutili martiri
venivano per lo pi crivellati di colpi prima di avere il tempo di
raggiungere il proprio bersaglio, alcuni tuttavia erano riusciti a
portare un guardiano o una guardiana con s all'altro mondo.
Le rare volte in cui ci era successo, tutti i detenuti, maschi e
femmine, vecchi e bambini, erano stati denudati e perquisiti
a fondo pi volte, un'offesa al pudore che generava tensioni
inaudite, dispute, zuffe, velleit di rivolta represse nel sangue.
Lei era vittima dei continui assalti degli uomini e dell'indifferenza
delle donne, gelose dei suoi capelli biondi e dell'insolente
bellezza dei suoi sedici anni. Per il momento era riuscita a
evitare il peggio: all'interno del campo non c'erano angolini in
cui imboscarsi e gli uomini non erano cos audaci da violentarla
sotto gli occhi dei compagni di prigionia. I rapporti passavano
relativamente inosservati nella misura in cui i due partner condividevano
la stessa voglia di privacy, ma uno stupro avrebbe
dato adito al biasimo, a un'agitazione generalizzata e quindi,
magari, a un intervento dei guardiani. Giovani e meno giovani
le rivolgevano espressioni e gesti osceni, la sfioravano quando
passava o si appiccicavano letteralmente a lei, facendole sentire
quanto era duro il proprio affare contro le natiche, i fianchi o
la pancia. Non commetteva l'errore di ribellarsi, di lamentarsi,
consapevole che un simile atteggiamento non avrebbe fatto
altro che infiammare ulteriormente i loro ardori. Sgattaiolava
via rapidamente a testa bassa con il volto velato dai capelli,
nient'altro. La notte si posizionava fra due matrone, i materassi
erano attaccati l'uno all'altro: nessuno, sperava, si sarebbe permesso
di disturbare le donne che le facevano da scudo solo per
sdraiarsi accanto a lei. Di sicuro preferiva sobbarcarsi il sudore,
gli odori, i movimenti e le russate delle due vecchie, piuttosto
che rischiare di essere presa alla sprovvista nel sonno. Nella
baracca risuonavano scricchiolii, sospiri malinconici, grida
fuori controllo. Gli uomini gironzolavano come lupi affamati
fra una casupola di lamiera e l'altra, le coppie si formavano e si
disfacevano nelle tenebre, mariti e padri furiosi malmenavano
all'alba le mogli infedeli e le figlie disonorate, uomini o gruppi
di uomini si scontravano in risse spesso mortali, decisi a regolare
col sangue i debiti d'onore.
Lei non aveva pi una famiglia, a proteggerla non c'era
nessuno. Un attacco di cuore si era portato via il padre poco
prima che nascesse. La madre non si era mai risposata e per
mantenere il mistero sulle sue origini e allontanare i sospetti,
aveva tagliato i ponti con i parenti (tutto inutile, era come se i
legionari dell'arcangelo Michele sapessero leggere nel pensiero
e scrutare nei cuori). Gli zii, le zie e i cugini del ramo materno
non li aveva mai conosciuti. Per sopravvivere in un posto
sempre pi simile all'anticamera dell'inferno, quindi, poteva
contare solo su se stessa. Non era mai appartenuta a nessuna
religione, n al rigido protestantesimo del padre, n all'islam
furbetto e all'acqua di rose della madre, ci nonostante i legionari
l'avevano trattata come una osama senza darle la minima
possibilit di replica. C'era, nel loro modo di fare, una volont
manifesta e feroce di estirpare dal suolo europeo anche la pi
piccola radice islamica.
A tormentarla dalla mattina alla sera era una domanda: che
fine avrebbero fatto quelli che come lei vivevano nei campi di
concentramento? Un giorno si sarebbero stancati di nutrire
tutte quelle bocche inutili, quei parassiti, quella razza bastarda,
come l'apostrofavano i suoi compagni di corso all'universit.
Attraverso il filo spinato della recinzione osservava spesso la
sagoma scura del grande inceneritore che distava meno di un
chilometro. Si ricordava dei resoconti che aveva letto nei vecchi
libri proibiti, si ricordava di quei milioni di persone morte nei
forni. Ai tempi si era chiesta come l'umanit avesse potuto cadere
cos in basso, come degli esseri umani avessero potuto accanirsi
in quel modo su altri esseri umani. Credeva che quella storia
fosse esagerata - orchi e stregoni del resto esistono solo nelle
favole, per spaventare i bambini - ma in quel campo, davanti
all'ombra inquietante e immobile dell'inceneritore, capiva che
un simile orrore non aveva mai abbandonato del tutto il cuore
dell'uomo, che i guardiani dell'arcangelo Michele avrebbero
potuto trasformarsi da un momento all'altro in carnefici, in
freddi esecutori. Le anziane a cui confessava i suoi timori le
rimproveravano certi pensieri, le consigliavano semplicemente
di mettersi nelle mani di Dio.
La popolazione del campo del Centro superava probabilmente
le diecimila persone. Diecimila persone rinchiuse in uno
spazio destinato a due o tremila. Ogni giorno ne arrivavano a
decine, come se l'Europa Unita scoprisse di continuo nuove
ramificazioni islamiche, come se per restituirla alla sua purezza
cristiana bisognasse distruggere met della popolazione
complessiva. L'amministrazione non teneva in nessun conto le
proteste dei nuovi arrivati, alcuni dei quali si umiliavano fino
a mostrare ai guardiani il pene non circonciso. Gente simile
perdeva su due fronti: guardie a parte, non avevano alcuna
speranza di risultare graditi agli altri detenuti. Nel giro di
pochi giorni venivano ritrovati sgozzati in un corridoio, con il
prepuzio tagliato e cucito alla bocca.
Il senso di precariet e la promiscuit avevano raggiunto
proporzioni tali che concetti come privacy e rispetto, l dentro,
non avevano praticamente pi senso. Non sarebbe riuscita a
scamparla ancora a lungo. Gli uomini sfogavano le umiliazioni
subite, il rancore e la frustrazione sulle donne e sulle ragazze.
In diverse occasioni aveva evitato di essere stuprata da pi persone
grazie all'intervento dei guardiani o di alcuni prigionieri
impietositi, ma era ormai diventata il bersaglio privilegiato di
una banda il cui capo, un bulletto tutto nervi e chiacchiere, le
teneva perennemente incollati addosso i suoi occhi famelici.
Formata da una ventina di elementi, la banda occupava da
sola met di una baracca senza tenere conto delle lamentele
degli anziani.
Noi ce ne sbattiamo dei valori della tradizione, del vostro
rispetto, della vostra carit, della vostra solidariet! Se Dio avesse
avuto piet di voi, non vi avrebbe fatto arrestare e rinchiudere
in questo campo! Non vi avrebbe nemmeno fatto lasciare il
vostro Paese! Questo Dio esiste solo nella vostra testa, come
il Dio degli ebrei e dei cristiani, come tutti quanti! Paradiso
e inferno non esistono, una volta morti c' solo carne marcia,
nient'altro! Vogliamo solo spassarcela un po' prima di crepare,
e se qualcuno ci d fastidio, zero chiacchiere! Chi ci rompe i
coglioni, lo raggiunger velocissimo il suo Dio!
Queste erano parole, ma poi seguivano i fatti: pestavano a
sangue i rari temerari che avevano il fegato di opporsi, s'impadronivano
di quasi tutto il cibo e lo barattavano in cambio
di favori, di oggetti. Il regime di terrore da loro esercitato si
aggiungeva a quello esercitato dall'amministrazione del campo.
Quando era l'ora della perquisizione si spogliavano insieme agli
altri e, impegnati com'erano a coprire con le mani gli attributi
virili, non facevano cos i gradassi n protestavano quando i
guardiani armati di fucili, per ispezionargli il buco del culo, li
costringevano a piegarsi in avanti con le gambe divaricate. Si
tramutavano per in belve feroci non appena le uniformi nere
giravano i tacchi, e passando a una velocit stupefacente da
vittime a carnefici molestavano qualsiasi individuo, giovane
o vecchio, a portata di calci e pugni. Poi, dopo aver lasciato
qualche corpo sanguinante nel fango, si ritiravano nella loro
baracca.
Come ogni donna ancora giovane e carina, di quei diavoli
aveva paura. Aveva visto ci che avevano fatto a una ragazza
che aveva graffiato la faccia al capo. Dopo averla trascinata per
i capelli nella loro tana, le sue urla disperate erano riecheggiate
dal tramonto all'alba. Migliaia di prigionieri avevano sperato
che morisse, sia perch il suo supplizio avesse fine, sia per dimenticare
la propria vigliaccheria, i propri rimorsi. L'indomani
mattina, il corpo senza vita della disgraziata era stato trovato
inchiodato a una baracca con la testa fra le cosce, i piedi al posto
delle mani e le mani ficcate nelle orbite. Prima di staccarla da
l, i guardiani avevano aspettato cinque giorni. Il vento non era
ancora riuscito a disperdere il fetore.
Come al solito era vicina al filo spinato, stava guardando
l'inceneritore. Erano due giorni che dalle alte ciminiere usciva
ininterrottamente un fumo nero, e le folate d'aria umida diffondevano
per il campo un intenso odore di carne alla griglia.
Era circondata da uomini e donne, incuriositi come lei dalla
continua attivit del grande edificio. Cosa alimentava il forno
di quello strano vulcano? Nei dintorni non aveva notato un
solo membro della banda di mangiatori di carogne - alcuni li
chiamavano iene, altri avvoltoi, altri vermi, lei aveva optato per
quel termine pi generico, mangiatori di carogne -, tutti quanti
erano per d'accordo sul soprannome del capo, il pidocchio.
Con il cibo del campo aveva spesso problemi di stomaco.
Siccome le latrine traboccavano, intasate da secoli, ognuno la
faceva dove poteva e trovare un angolo decente che offrisse
anche un po' di privacy era sempre pi difficile. All'odore di
merda aveva fatto il callo, era cos forte che a un certo punto
non ci si faceva pi caso. A un certo punto ci si abituava a tutto:
alla violenza e alla morte onnipresenti, e anche alla sparizione
dei propri cari. Era come se la madre se ne fosse andata anni
prima, come se non avesse mai fatto parte della sua vita. La paura
annidata nelle cellule, l'ansia appesa ai rumori e agli sguardi,
lo stomaco contratto per la sbobba immonda, le feci liquide
mischiate al sangue, il mestruo irregolare, il sonno costellato di
incubi, i bruschi risvegli, le ossa e i muscoli straziati dal dolore,
le mucose irritate, le infiammazioni, le pustole provocate dagli
insetti, uno sconforto fatto donna: eccola la sua essenza, cosa
restava della ragazza che era stata.
Ancor prima di voltarsi, si rese conto che il pidocchio e i
suoi scagnozzi si erano avvicinati in silenzio e formavano un
semicerchio alle sue spalle. Non ebbe n il tempo n la forza di
rammaricarsene. Gli altri prigionieri si allontanarono in silenzio,
a testa bassa, compresi gli uomini ben piantati e ancora in forze.
Il pidocchio la stava fissando con un lampo di trionfo negli
occhi, due minuscoli pozzi di crudele tristezza. La canottiera
bianca faceva risaltare la sua pelle scura, le spalle rotonde e i
pettorali sporgenti. La testa era glabra e solcata da cicatrici,
memorie di zuffe o di rasoiate piazzate alla sprovvista.
I membri della banda non avevano ancora vent'anni, ne
dimostravano per pi di cinquanta. Delle radici nordafricane
avevano conservato gli occhi e la pelle scura, i capelli crespi, la
muscolatura asciutta, una certa fierezza nel portamento. Nei
pantaloni nascondevano delle lame, pezzi di ferro affilati con
una pietra, armi rudimentali, certo, ma perfettamente in grado
di penetrare la carne.
I loro genitori, gli immigrati, avevano creduto al grande progetto
europeo, alla superiorit del diritto, della partecipazione
e della solidariet rispetto alla nazione d'origine, alla religione,
alla forza bruta. Ormai i figli potevano solo calpestare i cocci
del loro sogno. Le nuove generazioni non credevano pi n al
Dio degli antenati, n alla generosit degli uomini. Sputavano
sui kamikaze islamici n pi n meno come pisciavano sull'arcangelo
Michele. Anche se le autorit li consideravano tali e
quali ai musulmani, non appartenevano in realt a nessuna
fazione, seguivano una sola legge, la propria, e senza tener conto
del domani, del paradiso, si riservavano un posto d'eccezione
all'inferno.
Il pidocchio le si accost, le tocc il seno, la sua mano era
calda, vibrante.
In questo cazzo di campo comando io e, guarda un po', ti
ho appena scelta come regina.
La voce rauca sembrava sfaldarsi contro il reticolato insieme
alle risatine e alle strizzate d'occhio dei suoi gregari.
Se ti va di essere la mia donna, nessun ritardato del cazzo
potr metterti addosso le sue sporche mani. Il primo che ti d
noia, lo faccio a pezzi e lo inchiodo a una di quelle baracche
di merda!
Ho forse scelta?
Non era sicura di averlo chiesto davvero, credeva piuttosto
di averlo solo pensato. Vedendolo aggrottare le sopracciglia
cap per che aveva sentito la domanda.
La scelta? Che scelta?
Ritir la mano e la tenne alzata, come se stesse per pronunciare
un voto.
Vieni con me e ti organizzo una vita niente male, con tutto
il cibo e l'acqua che vuoi, una camera e un bagno solo per te
e per me, tranquillit garantita al cento per cento. Anche le
perquisizioni dei guardiani saranno meno spiacevoli. Se invece
rifiuti la mia offerta torni a essere una donna qualunque e questo
significa che tutti gli uomini di questo campo maledetto ti
monteranno a sangue, di te resteranno solo la pelle sulle ossa
e i pidocchi in testa, senza contare che rischi l'AIDS, la golfea
e altra merda simile... in meno di due mesi sarai raggrinzita
come una vecchia. Bisogna ammettere che sarebbe un vero
peccato...
Accompagn queste ultime parole con un sorriso di una
dolcezza disarmante, inaspettata.
Lo vedi quanto mi ecciti?
Con un cenno le indic la forma oblunga che tirava sul
davanti i suoi pantaloni flosci.
Gli uomini le si erano gi strusciati addosso, aveva per
sempre distolto lo sguardo, e quel membro che adesso gonfiava
la stoffa lo trovava imponente, intimidatorio, quasi terrificante.
Un tempo, in un'altra vita, i ragazzi meno timidi avevano cercato
di guidarle la mano nei pantaloni, ma lei si era sempre opposta,
cos come non aveva mai permesso a nessuno di avventurarsi
sotto i suoi vestiti. Si era conservata per il suo principe, come
molte altre ragazze della sua et. La verginit era tornata di
moda, sia perch le autorit avevano vietato tutti i metodi di
contraccezione, preservativo compreso, sia perch l'AIDS
in certi angoli d'Europa aveva continuato a imperversare. Il
pidocchio somigliava davvero pochissimo al principe dei suoi
sogni, e non solo per via del fisico ingrato. La sua offerta non la
onorava affatto, quanto a questo era incorreggibile, restava una
ragazzina in cerca del grande amore. Per aprirsi, per donarsi,
voleva sentire battere il cuore, voleva sentire le campane in
testa. Trasformarsi nella sovrana di un regno d'ingiustizia, di
marciume, sottomettersi alla volont di un tiranno pi crudele
dei loro veri aguzzini, pi spietato dei legionari dell'arcangelo
Michele, le faceva orrore. Il suo rifiuto non avrebbe certo fatto
piacere al pidocchio, del resto l'unico tesoro che le restava in
dote era l'autostima. Quindi s, la scelta era sua: poteva vendersi
al pidocchio per condurre un'esistenza relativamente confortevole
all'interno del campo, o respingerlo accettando cos di
sprofondare all'inferno. Piuttosto che disprezzarsi, decise di
rinunciare alle comodit e di soffrire atrocemente, sarebbe
rimasta libera dentro, fra le mura di quella fortezza privata
in cui nessuno aveva accesso a parte lei, una fortezza che non
voleva insozzare.
Allora? si spazient il pidocchio.
Senza scomporsi non abbass lo sguardo, continu a guardarlo
fisso negli occhi penetranti.
Io... non ti amo...
Il pidocchio strabuzz gli occhi e scoppi a ridere.
Questa  bella, bella davvero! Ma chi se ne fotte dell'amore?
I grandi sentimenti io li lascio agli altri, tieniteli pure, a me non
interessa se mi ami o no !
Non hai capito: quello che voglio dire  che non sar mai
tua.
L'espressione del pidocchio si fece pi dura. Si chin un
poco, avvicinandole la bocca all'orecchio.
Sai, mi sa che non hai capito neanche tu. Anche se non
mi vuoi, io ti scoper lo stesso. Poi dopo di me ti scoperanno
i miei amici, da tutti i buchi, e poi tutti gli altri idioti di questo
campo maledetto. O ci stai o  peggio per te, ecco la scelta.
Non ci sto.
Lui si drizz di scatto, come morso da un serpente.
Sicura?
Spaventata dall'espressione di chi le stava di fronte, arretrando
di qualche passo rischi di finire sul filo spinato. Respir
profondamente, si assest sulle gambe tremanti e con la testa
rispose di s, era sicura. Il pidocchio la guard ancora qualche
secondo, aveva un'aria dispiaciuta e insieme feroce, poi con un
gesto ordin agli altri di chiudersi intorno a lei, fino a formare
una specie di arena vivente. Dopodich si cal i pantaloni e
sfoder il suo attrezzo, una lama spessa, nodosa, forgiata per
profanare, per depredare.
Preferisci che ti spogli io o fai da sola?
Non si mosse. Era vuota, priva di volont, incapace di pensare.
Con un'occhiata si rese conto che l intorno non c'erano
guardiani. Le sue grida non avevano molte speranze di farsi
notare in mezzo al baccano diffuso, fra i rantoli di agonia e i
vagiti dei neonati malnutriti. Soprattutto non poteva contare
sugli altri prigionieri, che la crudelt dei mangiatori di carogne e
le umiliazioni quotidiane avevano ridotto a stracci. Il pidocchio
l'afferr per il colletto del vestito e tir il tessuto con un colpo
cos netto che prima di strapparsi rivelando il reggiseno, che lei
aveva recuperato qualche giorno prima da una donna morta,
sent scricchiolare le vertebre cervicali.
Sei proprio convinta, allora, di non voler stare con me?
Scosse la testa con le lacrime agli occhi, e il pidocchio schiocc
le dita. Il pi vicino dei suoi sgherri gli pass un pezzo di
ferro appuntito e affilato, che le fece subito scivolare in mezzo
al reggiseno. Il contatto del metallo tiepido sulla pelle la fece
sussultare.
Non sono cos cattivo come dicono. Non obbligo nessuno,
io. La prova  che se non vuoi essere la mia donna rispetto la
tua decisione, non ti costringer a diventare mia moglie e ti
spartir con gli altri.
Con un colpo secco fece scattare il pezzo di ferro, il tessuto
elastico cedette, le due coppe del reggiseno presero direzioni
opposte.
Tu guarda che tette! sibil il pidocchio ammirato, un
giudizio confermato dall'entusiasmo degli scagnozzi.
Fece scorrere il filo della lama sulle curve e sulle areole dei
seni, furono solo pochi istanti, poi scese lungo la pancia fino
all'elastico che reggeva la gonna. Lei tremava tutta, piangeva a
dirotto, era come se ci fossero dei nodi a bruciarle in gola, nella
trachea, nel ventre, nella vescica, nell'intestino. Si rese conto a
malapena che il pidocchio le stava strappando gonna e mutande.
Girati!
Siccome non si decideva, la schiaffeggi con tale violenza
da farla girare su se stessa e con il viso sfior il filo spinato.
Ti prender come una cagna. Perch  questo che sei, una
lurida cagna!
La afferr per i capelli e la costrinse a mettersi a quattro
zampe sulla terra fradicia, poi con un piede le divaric le gambe,
impedendole di opporsi con un pugno nelle scapole. Gli
altri facevano il tifo per lui, lo incoraggiavano perch facesse in
fretta, non vedevano l'ora di possedere quella carne tenera, di
umiliarla, di marchiarla con il proprio ferro incandescente. Si
sarebbero battuti fra loro anche solo per raccoglierne le briciole.
Quando il pidocchio brutalizz con le dita le sue piccole labbra,
fragili e gi irritate, le venne da vomitare. Se avesse continuato a
maneggiarla come un volgare pezzo di carne, non c'era dubbio
che lo avrebbe fatto.
Vomitare, s, svuotarsi del tutto e diventare pazza.
Le nuvole si aprirono, riversando sul campo una pioggia
battente e umida. Per alcuni momenti, attraversata da sensazioni
di ogni tipo, si concentr solo sulla nausea e sulle lacrime. Al
di l della pioggia le sembrava di sentire dei rumori di fondo,
colpi, grida, rantoli. Le dita del pidocchio avevano smesso di
esplorarla, non avvertiva pi n la sua presenza, n la sua spada
di Damocle a penderle sulla testa. Percepiva dei movimenti,
ma erano confusi e contraddittori.
Si volt, e prima di ogni altra cosa vide delle sagome scomposte
in preda agli spasmi, simili a marionette dai fili tagliati,
e un po' pi in l le ombre nere, immobili e minacciose, di una
ventina di guardiani. Cap che il rumore delle loro armi era collegato
alle strane convulsioni dei mangiatori di carogne, centrati
dalle raffiche prolungate dei fucili d'assalto. Il pidocchio si era
sbarazzato dei pantaloni prima di fiondarsi verso il viottolo pi
vicino. Una prima pallottola lo centr alla coscia, una seconda
alla nuca, una terza alla schiena, in basso. Riusc a fare altri
dieci metri, poi perso l'equilibrio croll in una grossa pozza.
Si accomodi, la prego.
Os sedersi in punta di sedia dove le stava indicando. Entrando
nell'ufficio del direttore del campo le era scappata una
smorfia sorpresa: sembrava poco pi vecchio di lei. Non era
esattamente bello, le lunghe ciglia e il nero vellutato degli occhi
gli conferivano per un certo fascino. Aveva capito all'istante
che come lei era vergine, una specie di riconoscimento dei puri,
una parte preservata d'innocenza.
Dopo aver ucciso i mangiatori di carogne, i guardiani l'avevano
avvolta in una coperta e accompagnata negli edifici
dell'amministrazione. Una volta l, delle ausiliarie femminili
l'avevano chiusa in una vera sala da bagno, in cui finalmente era
riuscita a lavare via il fango dal suo corpo e dalla sua anima. Le
avevano dato della biancheria intima, un vestito e delle scarpe
nuove, poi, dopo un breve soggiorno in una sala d'attesa, un
guardiano era venuto a cercarla per portarla nell'ufficio del
direttore del campo.
Quella banda di mostri mi era utile, ma non ho sopportato
che se la prendessero con lei, disse il direttore sorridendole
timidamente.
Utile? domand.
Facevano regnare l'ordine. Il loro, certo, quindi un ordine
tutt'altro che perfetto, ma era pur sempre un ordine. Erano
senza volerlo i nostri pi preziosi aiutanti, s'incaricavano della
prima... scrematura.
Lei cambi posizione sulla sedia. Nei nuovi vestiti asciutti si
sentiva pulita. Il bagno era stato breve, ma l'aveva comunque
alleggerita di tre mesi di sporcizia e di pensieri neri.
Questa scrematura di cui parla c'entra qualcosa con l'inceneritore?
gli chiese con il tono pi neutro possibile.
Il fumo nero la preoccupa molto, vero?
Come sa che...
Nello stesso modo in cui so che quella banda di mostri
se la prendeva con lei, la interruppe. Nessun miracolo, stia
tranquilla,  solo per via di un'eccellente video-sorveglianza.
Si avvicin a un pannello di legno e con una leggera pressione
della mano lo fece scorrere orizzontalmente. Apparvero di colpo
una trentina di schermi piatti, formavano un mosaico variopinto
e cangiante. Lei si alz e sovrappensiero si diresse verso quelle
specie di finestre, aperte - le furono necessari alcuni secondi
per accorgersene - sulle baracche e sulle stradine del campo.
Riconobbe i volti delle donne e degli uomini che incrociava di
solito, i materassi accostati su cui dormiva, i diversi angolini che
credeva pi o meno al riparo da sguardi indiscreti. Vide anche
i cadaveri dei mangiatori di carogne falciati dalle pallottole
dei guardiani e quello isolato del pidocchio, con le chiappe al
vento, immerso in un mare di sangue che si disperdeva in mille
rivoli. Comunque fosse, non ricordava di aver mai notato delle
telecamere sui tetti delle baracche o sulle torri di guardia.
Sono perfettamente mimetizzate, disse il direttore come
se le avesse letto nel pensiero. E non solo risultano invisibili,
sono praticamente indistruttibili. Avevo intenzione di mandare
le guardie a cercarla domani, ma gli eventi sono precipitati.
Farmi cercare? E perch?
Il direttore torn a sedersi alla scrivania e appoggiando il
mento sulle mani chiuse a pugno, la guard timido e speranzoso.
Per farle la stessa offerta del detenuto soprannominato
pidocchio. Con la differenza che io credo ancora ai sentimenti.
Lei non rispose. Si rese subito conto che avrebbe accettato
di concedersi a lui, e non per tornaconto, ma perch a suggerirglielo
era il cuore, perch quell'angelo stretto nell'uniforme nera
degli aguzzini la rimescolava nel profondo, perch era come se
gi si conoscessero, come se a dispetto delle apparenze, delle
circostanze, al di l di quello spazio e di quel tempo, si fossero
finalmente ritrovati.
Io sono... sono un'osama, balbett. E lei  un cristiano.
Il direttore apr un cassetto, tir fuori un rapporto e glielo
pass.
Qui chi decide chi  un osama e chi invece  un cristiano
sono io. Ho preparato un documento che la solleva dalle accuse
che le sono state mosse.
Ma gli altri...
Gli altri non avranno la sua fortuna, purtroppo sono gi
condannati. Mi hanno mandato qui per supervisionare le operazioni
di... scrematura.
Ma non posso... non posso accettare, capisce? Preferisco
morire con loro.
Lui pos sul tavolo il rapporto, nel suo sorriso non c'era n
compiacimento n sarcasmo.
La sua reazione le fa onore e la lascer riflettere tutto il
tempo che le sar necessario. Nel frattempo star nell'appartamento
di mia madre. Sa, si era presa un po' troppo spazio nella
mia vita. Ho fatto pulizia, l'ho rispedita a casa ieri. Per lei.
Si sorprese a restituirgli il sorriso. Sorrideva a chi parlava
di mandare tutta la popolazione del campo nell'inceneritore,
quell'inceneritore che un tempo veniva usato per smaltire le farine animali.
...
.
...
Capitolo 17.
...
.
...
Erano passati tre giorni e Stef non era ancora tornata.
Ai fratelli Gog e Magog non aveva spiegato in alcun modo
perch sarebbe sparita. Intorno alle 4 del mattino aveva semplicemente
lasciato i sotterranei della casa e recuperato l'impermeabile
in camera, discreta come un'ombra. Se n'era andata
senza lasciare tracce, qualche parola scarabocchiata su un pezzo
di carta o un qualsiasi altro indizio, come se Pibe e i fratelli ai
suoi occhi avessero perso ogni interesse.
Prima dell'arrivo di Fesse, la vita a Pibe era sempre sembrata
insapore, incolore, e aveva ormai un retrogusto di cenere. Si
chiedeva cosa diavolo ci facesse in quella bicocca sperduta
insieme a due tarati che passavano praticamente tutto il tempo
davanti ai loro schermi, conservando la propria merda dentro
a dei vasi di vetro.
Erano in effetti i loro escrementi che galleggiavano nella
formaldeide dentro ai barattoli. A quanto gli era stato spiegato,
avevano concepito il grandioso progetto di devolvere i rispettivi
dati fisiologici all'umanit. Gli spiriti curiosi avrebbero potuto
studiarne l'evoluzione attraverso gli scarti organici, una volta che
la storia avesse rispedito le legioni dell'arcangelo Michele nelle
fogne da cui non sarebbero mai dovute uscire. Gog e Magog
avevano installato un sistema di recupero nei bagni del sottosuolo
che erano riservati solo a loro, e dei quali portavano al collo
le chiavi, a mo' di ciondolo. Ci andavano entrambi almeno una
volta al giorno con un barattolo vuoto e un pacchetto di fogli
freschi di stampante, il pi delle volte fumetti. Non uscivano
prima di aver raccolto la preziosa sostanza, a costo di passarci
una o due ore. Poi riempivano di formaldeide il contenitore e
sul vetro incollavano un'etichetta adesiva in cui erano specificate
data e ora. Infine, solenni come papi, andavano a posizionare
la produzione giornaliera sugli scaffali.
Senza girarci intorno, Pibe aveva chiesto loro se non temevano
di restare senza spazio o senza barattoli. Il pi giovane
dei due gli aveva risposto che di barattoli ne avevano ancora
in quantit e che alla loro morte gli scaffali sarebbero arrivati
sicuramente fino al granaio. Aveva aggiunto che i muri avrebbero
anche potuto essere decorati in modo pi simpatico, questo era
vero, ma che l'esperimento non poteva essere interrotto a nessun
costo, se voleva conservare il proprio carattere sistematico,
scientifico. C'era un che di liturgico in quel rituale quotidiano:
offrivano una parte di se stessi all'umanit intera, con la stessa
generosit e onest che in passato avevano dimostrato Buddha
sotto il baniano o Cristo sulla croce. Ecco quindi il perch di
quell'odore indefinibile che riempiva la casa.
Pibe aveva perso l'appetito. Non solo a causa dei barattoli
allineati e del loro contenuto assai poco stuzzicante, ma
perch Fesse non faceva pi parte del suo mondo. Prima era
stato il turno dei genitori e della sorella, poi di Salom e ora
toccava a lei. Si gettava alle spalle senza quasi accorgersene ma
immancabilmente le rare persone che contro i propri interessi
lo scaldavano con la loro vicinanza. La sua vita si svuotava di
esseri viventi in carne e ossa per popolarsi di spettri. A prendere
le distanze da lui, sembrava essere il concetto stesso di realt.
Un territorio nuovo, un sogno, ecco che effetto gli faceva la sua
esistenza, e non sarebbe stata senz'altro la compagnia dei due
fratelli, i loro schermi dai colori accesi, i loro scarti etichettati,
le loro facce da gufo, a riportarlo con i piedi per terra. Fesse era
stata il suo punto d'ancoraggio, come i suoi genitori e Salom
prima di lei, la sua interfaccia, l'alfabeto e la grammatica per
interpretare la lingua del mondo. Si sentiva a corto di coraggio,
a un punto morto, a secco di desideri e di pensieri, incapace
di capire che direzione prendere. Era gi tanto se riusciva ad
afferrare la logorrea cupa e incessante di Gog e di Magog sugli
incoscienti megalomani che a loro giudizio avevano condotto
il pianeta alla rovina.
Le lite occidentali, derivate dalle religioni e dalle loro
sorelline, economia e scienza, non avevano voluto saperne di
spartire la ricchezza. Il loro accanimento nel difendere propriet,
frontiere e privilegi le aveva rese feroci, cieche, grette, stupide.
Bench formate nelle scuole pi prestigiose e convinte del proprio
raziocinio, le lite non avevano saputo prevedere i grandi
sovvertimenti planetari, lo spartiacque che era stato l'attentato
dell'11 settembre 2001 contro le torri gemelle di New York, e
insieme a quello le sue repliche. Avevano decretato che ci fosse
un asse del Male, una cultura del Male, una religione del Male,
credendo che sarebbe bastato concentrare i propri sforzi sulla
rete logistica del Male, per risolvere un problema globale e
complesso, per sanare ferite infette da secoli. In questo senso
avevano messo a ferro e fuoco le terre che ospitavano il Male
e avevano abbattuto una manciata di dittatorucoli schierati a
difesa del Male. Ma credendo di rinsaldare le proprie difese,
erano solo riuscite a soffiare sul fuoco del rancore di popoli in
miseria, disperati, umiliati. Allora, per paura di essere travolte
nei propri Paesi, per allontanare da s l'esplosione di violenza,
le lite occidentali avevano rivaleggiato per ingegno, e in questo
giochino l'Europa, impigliata fra le sue vecchie aspirazioni
umaniste e il suo interminabile processo di costruzione, si era
rivelata la grande perdente. Cos vicina geograficamente ai
territori islamici, aveva chiaramente subito i loro primi attacchi,
perdendo cos il ruolo di potenza emergente, d'impero in
divenire. Facendo convergere la frustrazione degli islamici sui
pi vicini al Grande Satana, il falso, sedicente alleato americano
prendeva due piccioni con una fava: da un lato tagliava le
ali a un rivale con altrettante o perfino maggiori potenzialit,
dall'altro teneva occupato e indeboliva l'esercito della jihad
forte di milioni di fanatici, mantenendo la propria egemonia
sul resto del mondo, vale a dire quell'Asia ormai decerebrata
dallo scimmiottare il mondo occidentale. Con i libri sacri in
una mano e i conti in banca nell'altra, i campioni del Bene
non avevano previsto che simili maneggi avrebbero innescato
delle reazioni a catena, che l'oscurantismo religioso e il caos si
sarebbero sparsi a macchia d'olio nel mondo intero, che malgrado
tutto avrebbero perso le loro ricchezze, i loro privilegi,
la loro progenie, massacrata, decimata da quella stessa gente
che avevano voluto mantenere nella miseria; si lasciavano alle
spalle, come Attila al suo passaggio o le bombe atomiche su
Hiroshima e Nagasaki, una terra devastata su cui neanche un
filo d'erba si sarebbe sognato di spuntare. Un'Apocalisse fatta
e finita.
L'arroganza non lega bene con l'intelligenza, concluse Gog.
Sarebbe bastato il semplice buonsenso perch la minoranza,
i ricchi, si risolvessero a spartire con la maggioranza, i
poveri, rincar la dose Magog. E questo non vale solo per le
democrazie occidentali. Bisogna aggiungere all'idiozia nostrana
quei tiranni asserviti ai padroni occidentali e trincerati nei
propri palazzi d'oro. Anche perdendo una fetta delle proprie
ricchezze, gli uni e gli altri avrebbero comunque conservato
parte del loro patrimonio. Il possesso  come una malattia che
divora il cervello.
I vecchi riflessi dei rettili, il comportamento del maschio
dominante. Un cammino intrapreso per millenni e tutto solo
per tornare al tempo dei dinosauri! Alcuni hanno avuto la
sfacciataggine di definirla evoluzione.
E s che l'umanit era cos vicina a rivoluzionare se stessa.
A un passo dal cambiamento su scala planetaria, dalla fusione.
Quei coglioni con il loro lato bestiale ci hanno impedito di
entrare in una nuova era.
Pibe non avrebbe avuto voglia di vivere in un'epoca plasmata
sul modello dei fratelli Gog. Non aveva per niente voglia, di
conformarsi alla loro immagine, alle loro ossessioni, alle loro
conversazioni virtuali, al loro nottambulismo, ai loro escrementi.
Si pensavano e si presentavano come un nuovo anello della
catena umana, come il progetto di una necessaria evoluzione,
ma la loro pelle smunta, le facce lugubri, gli occhi da lemuri, i
corpi gelatinosi e quei vestiti che davano la nausea non erano
n attraenti n invitanti.
Altri tre giorni passarono senza che di Stef si sapesse nulla.
Con la pistola in pugno, Pibe esplor i dintorni della casa
senza perdere di vista le onduline grigio-blu della tettoia tra
il fogliame. Anche se la compagnia dei suoi ospiti gli pesava
sempre di pi, infatti, non osava avventurarsi pi lontano in un
bosco infestato dalle creature del diavolo, pieno di ogni sorta
di malefici. Valut per un attimo di tornare alla stazione del
villaggio, di seguire le rotaie fino alla prossima cittadina, ma
temendo di perdere Stef se si fosse decisa a tornare dai Gog,
lasci perdere. C'era di mezzo anche la paura di cadere nelle
grinfie di una di quelle bande di rifugiati senza legge e senza
Dio a cui avevano fatto cenno i due fratelli. Ogni sera andava a
letto sperando che Fesse lo raggiungesse durante la notte, che a
un certo punto avrebbe sentito cigolare la porta e scricchiolare
il parquet sotto i suoi passi, che lei si sarebbe sdraiata accanto
a lui, lo avrebbe abbracciato, gli avrebbe fatto appoggiare la
testa sul seno. Si risvegliava invece ogni mattina in una camera
vuota e fredda quanto il suo spirito.
Bisogna per forza andare a fare provviste, disse Gog. Non
c' quasi pi niente da mangiare. Ora, siccome la tua amica non
 tornata e l'unico armato sei tu, spetta a te farci da scorta.
Il pezzo di pane secco rest sospeso fra la tavola e la bocca di
Pibe. La sorsata di surrogato di caff che aveva appena buttato
gi gli aveva lasciato sulla lingua un gusto di muffa. Non ancora
perfettamente sveglio, cerc di sottrarsi allo sguardo appiccicoso
di Gog. Si era chiesto in effetti perch i due fratelli rimandassero
continuamente la corv del vettovagliamento anche se i viveri
erano praticamente finiti, e adesso aveva la risposta: esattamente
come lui, stavano aspettando il ritorno di Stef.
Gog interpret la sua espressione sorpresa, come un'obiezione.
Devi fare la tua parte, caro mio. Altrimenti saremo costretti
a mandarti via. Non possiamo permetterci di mantenere bocche
inutili.
Per poco Pibe non gli fece notare che, primo, lui aveva tredici
anni e loro pi di venti, secondo, che non era il lascito della loro
merda all'umanit ci che faceva di un uomo un buco di culo
utile. Il suo io nascosto stabil che quello era il momento giusto
per uscire dalla grotta, captare il flusso dei suoi pensieri e, con
questa semplice mossa, mostrargli tutta la vanit e l'assurdit
della situazione. Come i Gog s'inorgoglivano con il culto pomposo
e ridicolo dei loro scarti, cos lui dava troppa importanza
alle proprie paure, le lasciava crescere fino a occupare tutto il
suo spazio interiore. Era come se di lui si fosse impossessato
un illusionista che generava muraglie e mostri l dove in realt
si estendeva fino all'orizzonte una pianura sgombra e radiosa.
Cosa aveva detto Stef?
Crede ancora che il miglior modo per affrontare la paura sia
non fare nulla.
Dopotutto cosa rischiava? La morte? Erano morti mamma
e pap, Marie-Anne, Sol, ogni secondo migliaia di uomini e di
donne oltrepassavano quella frontiera sconosciuta e angosciante
che era la morte, ci si avvicinava ogni giorno di pi lui stesso,
comunque prima o poi l'avrebbe oltrepassata a sua volta, in
un'ora, in un anno, in un secolo, allora perch preoccuparsi,
perch chiudersi a riccio di fronte al pericolo? Era la paura di
farsi male, la paura del dolore? Il semplice vivere era un attrito
doloroso, uno squarcio.
Pibe mastic a lungo il pezzo di pane secco prima di chiedere:
Voi di armi non ne avete?
Le sue palpebre scivolarono con la lentezza di un sogno
sugli occhi da batrace di Gog.
Magog e io non siamo portati per le armi, per niente, non
ci piacciono e...
E se qualcuno arriva a casa vostra e vi attacca?
Bench Gog si sforzasse di rimanere impassibile, Pibe nel
suo sguardo e nella lieve contrazione dei tratti somatici percep
la paura. Il fratello, che in quel momento stava lavando i piatti,
si volt con una vivacit a lui insolita, con la fronte corrugata
e le labbra strette.
Non  mai successo, rispose Gog deglutendo con la pelle
pi smorta della loro vecchia tappezzeria.
Pibe non insistette. Inutile ricordargli che se le cose stavano
cos, l'unica loro forma di difesa era affidarsi alla fortuna, e che
essa, effimera e capricciosa, un giorno li avrebbe abbandonati.
Bene, verr con voi, ma non sono sicuro che baster la mia
presenza a tenervi lontano dai guai.
Pibe colse negli occhi dei fratelli un sollievo paragonabile a
quello che aveva provato lui stesso, tempo prima, le volte in cui
il padre faceva a meno di trascinare la sua famigliola nella cantina
della villetta (succedeva di tanto in tanto quando l'allarme
antiaereo si rivelava falso). Anche se aveva meno anni di Gog e
di Magog, di colpo si sentiva investito del ruolo di protettore,
di angelo custode, e quindi anche della pesante responsabilit
legata a quel nuovo ruolo. Maneggiava nervosamente la pistola
nella tasca del giaccone.
Nel garage della casa c'era un fuoristrada tutto sommato in
buone condizioni, a parte le ammaccature sparse sulla carrozzeria
e alcune parti arrugginite per via dell'usura. Con lo scrupolo
e la solennit che li caratterizzava, i due fratelli travasarono nel
serbatoio il contenuto di una tanica. Allineati su un lato del
garage, accanto ai barattoli vuoti accatastati sugli scaffali, Pibe
cont venti bidoni di plastica o di metallo.
La nostra riserva di benzina, spieg Magog. Servirebbe
ad alimentare il generatore, nel caso in cui le pale eoliche si
mettessero a fare i capricci. Ci assicurerebbe circa tre mesi di
autonomia. Dobbiamo essere il pi autosufficienti possibile.
Se davvero volete fare a meno degli altri, dovreste imparare
a sbrigarvela da soli per il cibo, comment Pibe.
Abbiamo provato con l'orto, il frutteto, i polli, i conigli e via
dicendo... Ma siamo portati per l'agricoltura e l'allevamento,
per un ritorno alla natura, quanto lo siamo per le armi.
Siamo dei divulgatori, aggiunse Gog, non dei combattenti
o dei contadini. Le cose stanno cos, non possiamo reinventarci.
E poi, bestie e ortaggi ci rubavano troppo tempo.
E se la ferrovia fosse bloccata per sempre?
Sarebbe la rovina, disse Magog con un filo di voce.
Pibe si sistem nel sedile dietro, a guidare ci avrebbe pensato
Gog. Nonostante il freddo umido, il fuoristrada part quasi
all'istante vibrando dappertutto e sputacchiando una fanghiglia
nera, poi arretr sul vialetto in cui rovi e ciuffi d'erba sembravano
inghiottire l'asfalto spaccato. Magog chiuse a chiave la porta
del garage, rinforzata qua e l con alcune tavole inchiodate di
traverso, poi la nascose alla meno peggio schermandola con dei
rami che, in alto, si confondevano con l'edera che pendeva dalla
tettoia. Quindi s'infil in macchina, nel sedile accanto a quello
del guidatore, e cincischi convulsamente con una cintura di
sicurezza pi complicata di una ragnatela.
Gog procedette con prudenza sulla vecchia strada disseminata
di buche. Gli unici ostacoli che incontrarono nel
primo chilometro furono i ceppi e le pietre, ma le gomme
del fuoristrada riuscirono benissimo a superarli. Pi avanti,
i rami dei cespugli cominciarono a sfregare il parabrezza e i
finestrini, costringendo Gog a rallentare. Nel bel mezzo del
bosco dovettero fermarsi una prima volta, l era cos fitto che
neanche un raggio di luce, una goccia d'acqua o un qualsiasi
mormorio riuscivano a penetrarlo dall'esterno. Magog recuper
una sega che Pibe aveva gi adocchiato nel bagagliaio - si era
giusto domandato a cosa potesse servire - e con una fretta e
una goffaggine che rivelavano quanto fosse agitato si mise a
tagliare un enorme ramo. Era incastrato fra due tronchi, ad
abbatterlo probabilmente era stato un temporale. Quando
ebbe finito, Gog pigiando l'acceleratore spinse con il paraurti
il ramo al bordo della strada.
Magog si abbandon sul sedile e borbott: La prossima
volta ci pensi tu.
Ti ricordo, ribatt Gog, che l'ultima volta mi sono fatto
il mazzo da solo sia all'andata sia al ritorno.
Perch io quel giorno non potevo proprio, mi faceva male
un braccio...
Entrambi non facevano che inventarsi scuse per lasciare
all'altro l'incombenza della potatura, una fatica fisica non da
poco per quei forzati della sedentariet. Si criticarono a vicenda
fino all'ostacolo successivo, una quercia caduta che ostruiva la
strada.
Magog cerc di protestare, ma alla fine non pot che occuparsene
facendo a pezzi il tronco e un grosso ramo. Pibe
scese, l'aiut a liberare il passaggio, Gog nel frattempo non si
degnava di staccare le chiappe dal sedile e a dire il vero non
staccava neppure le mani dal volante, questione di principio. Il
comportamento dei due fratelli somigliava stranamente a quello di molti altri uomini. Alla solidariet preferivano soluzioni
assurde e puerili, quali erano appunto l'accapigliarsi, fare gli
offesi, dividersi. Pretendevano di essere gli anelli di un nuovo
livello evolutivo, ma la loro catena li teneva negli stessi inferni
degli esseri umani del vecchio mondo.
Il cinguettio degli uccelli e il tremolio delle foglie si fondevano
nel silenzio immobile. Sudato, Pibe si fermava ogni
cinque secondi per individuare le zone d'ombra. Ai suoi occhi
una moltitudine di creature terrificanti si era radunata contro
i tronchi e i cespugli immobili, in attesa di un segnale segreto
per uscire dal nascondiglio e gettarsi su di lui con gli artigli
sguainati. Alcuni rari raggi di luce s'insinuavano fra i rami e si
polverizzavano in cascate scintillanti sulle felci. Il pi giovane
dei fratelli tagli in due o tre parti i rami aggrovigliati che,
nonostante la sua potenza, il fuoristrada si rivel incapace
di rimuovere. Pibe preg che il ruggito rabbioso della sega e
del motore non chiamassero a raccolta le creature del bosco.
Sarebbe stato ridicolo puntargli contro la pistola. Come dare
torto all'arcangelo Michele quando parlava di bonificare quelle
zone malefiche e inutili per trasformarle in granai? Il bosco
rappresentava la natura incontrollabile, la proliferazione diabolica,
la terra indomabile che si faceva beffa dei comandamenti
di Dio e si rifiutava di nutrire i suoi figli. Il terrore invase Pibe
alla velocit di un cavallo al galoppo. Suo padre diceva che il
diavolo assumeva migliaia di sembianze, aveva migliaia di trucchi
nel cilindro, e Pibe adesso, come un imbecille, si ritrovava per
sbaglio nel suo antro.
Cosa aspetti?
Magog era di nuovo seduto accanto a Gog. Pibe scosse spalle
e testa per riprendersi dallo spavento, scatt verso lo sportello
mezzo aperto e si gett sul sedile posteriore come si sarebbe
tuffato in una pozza d'acqua circondata dalle fiamme.
Pi avanti, c'erano delle radure dove la luce del giorno e la
fitta pioggia riuscivano a insinuarsi. Superarono senza problemi
il tappeto di rami sparsi ovunque dalla tempesta e percorsero a
velocit sostenuta una distanza che Magog quantific in dieci
chilometri.
I tremori convulsi di Pibe si fermarono. Il suo io nascosto
approfitt della calma momentanea per avventurarsi fuori dalla
sua grotta e deriderlo. Non gli prest attenzione pi di tanto,
seccato dalla sensazione che due Pibe, simili e opposti al contempo,
coesistessero dentro di lui come gemelli siamesi in lotta.
Parlavano entrambi a suo nome, a volte separatamente, a volte
contemporaneamente, e non sapeva quale dicesse la verit, a
quale dar retta. Gli era parso comunque che Stef avesse preferito
rivolgersi al suo io nascosto, a quel Pibe burlone, entusiasta,
che nulla, n il diavolo n la paura, era in grado di turbare.
Che cavolo  quello? esclam Magog.
L'inizio dei guai... sussurr Gog.
A un centinaio di metri, alcune sagome emersero dal grigiore
e sbarrarono la strada. Gog arrest il fuoristrada con uno
stridio di freni.
Che si fa?
Ce ne torniamo a casa immediatamente, rispose Gog,
troveremo un'altra soluzione.
Inser la marcia indietro cercando uno spiazzo in cui fare manovra.
Maledizione, ce ne sono altri anche alle nostre spalle! url Magog.
Pibe vide allora, attraverso il lunotto, una decina di persone
distribuite su tutta la larghezza della strada, cos vicine che
riusciva a distinguere bene i loro volti e le loro armi. C'erano
anche delle donne e alcuni adolescenti come lui, ma questo non fu sufficiente a tranquillizzarlo.
...
.
...
Capitolo 18.
...
.
...
Aveva la sua rivincita.
Dopo la rimozione del vecchio responsabile, aveva pensato
che il posto di direttore del CERI al Centro gli spettasse di
diritto, invece gli alti gerarchi avevano preferito un ragazzino
che non aveva ancora vent'anni. E s che lui si era dato impeccabilmente
da fare per togliere di mezzo il suo precedente
superiore. Quest'ultimo, incapace di resistere al richiamo del
denaro, aveva coperto la tratta di bambini osama destinati ai
quartieri eleganti delle metropoli europee, e perfino a Piatra,
la cittadina dei Carpazi orientali in cui si era insediato l'arcangelo
Michele. Un commercio assai fruttuoso da cui lui stesso
aveva guadagnato qualcosa. Tra di loro, chiamavano bonus
giovani le commissioni versate agli associati del CERI dai
commercianti di carne fresca. Un suo contatto era in servizio
nel bunker dell'arcangelo e grazie a lui aveva saputo che ai piani
alti avevano deciso di fare pulizia in quell'immondezzaio in cui
si era trasformata l'Europa. Avevano deciso di dare l'esempio,
se possibile facendo scorrere del sangue.
Aveva quindi subito spedito alla sede del CALRAC una bella
lettera anonima che denunciava la condotta del suo superiore e
dei suoi complici (chiaramente non aveva accennato al proprio
coinvolgimento nella tratta e aveva fatto in modo di sviare i
sospetti dagli amici fidati). Cos un bel giorno una squadra di
legionari si era presentata per prelevare di peso il direttore e
alcuni dei suoi sottoposti. Non aveva assistito all'arresto, primo
perch le forze dell'ordine erano intervenute alle cinque del
mattino, poi perch non gli conveniva farsi vedere in compagnia
dei reietti, meglio evitare di essere accomunato a loro. L'assenza
 a volte la strategia pi efficace e in quel caso, in effetti, si era
rivelata feconda, perch due giorni dopo un delegato del Ministero
Europeo dell'Interno l'aveva convocato a Chateauroux
nella sede della legione, affidandogli in quanto vicedirettore la
responsabilit provvisoria del CERI. Il direttore e i suoi accoliti
erano stati interrogati, giudicati da un tribunale straordinario
e fucilati il giorno stesso. Brave persone, ammirevoli davvero,
non avevano infatti tirato in ballo il suo ruolo nel commercio
dei piccoli osama (ovvio che non si sarebbero fatti il minimo
scrupolo in tal senso, se avessero saputo a chi dovevano la
propria improvvisa rovina).
Si era trasferito entusiasta nell'appartamento del superiore
decaduto, e che piacere muoversi fra i suoi mobili, rigirarsi
nelle sue lenzuola, bere nei suoi bicchieri, rilassarsi nella sua
vasca da bagno! Lui, misero virgulto di uno di quei piccoli
agricoltori che la delocalizzazione agricola all'inizio del XXI
secolo aveva ridotto in miseria, sguazzava finalmente nel lusso
dopo aver annaspato come un cane rabbioso per pi di quindici
anni. Finalmente occupava una posizione riservata di solito ai
rampolli delle famiglie vicine al potere. Sconvolto dal suicidio
dei propri genitori - l'indagine aveva stabilito che il padre avesse
impiccato la madre prima d'impiccarsi a sua volta - aveva
giurato a se stesso che un giorno sarebbe riuscito a penetrare
nella cittadella inespugnabile, al riparo da venti avversi e da
funesti destini.
Gli alti papaveri europei non gliene avevano dato il tempo.
Gli avevano imposto un nuovo capo, un tiranno di diciotto o
diciannove anni, esaltato e intransigente. Tre peli sul mento,
petto scavato, braccia e gambe lunghe come zampe di ragno,
tracce di acne sulla fronte, l'incarnazione della foga e della
rabbia. Ci aveva messo alcuni giorni a capire i motivi di una
scelta cos demenziale. Il governo europeo - o i consiglieri
dell'arcangelo Michele, la sostanza era la stessa - stava varando
l'ultima fase di un progetto quantomai ampio: restituire alle
terre cristiane la purezza originale e, in quest'ottica, bruciare
le ultime erbe islamiche. C'era bisogno di duri e puri per supervisionare
lo sterminio sistematico dei prigionieri del campo.
Gente con la mano pesante, e al tempo stesso con uno spirito
grezzo e malleabile, facili da controllare. L'arcangelo Michele
puntava ancora una volta sui soldati bambini: i suoi legionari,
noti per l'inflessibilit e la crudelt, avevano per lo pi dai
sedici ai vent'anni.
Non aveva fatto l'errore di protestare presso l'ente che tutelava
i suoi diritti. Confermato nelle sue funzioni di vicedirettore,
se n'era andato dall'appartamento ed era rientrato umilmente
nel suo vecchio alloggio, un trilocale buio e minuscolo, rovente
in estate e gelido in inverno. Mentre dava consigli al nuovo arrivato,
aveva cercato di individuare una crepa nella sua corazza.
I bassifondi in cui aveva trascorso la giovinezza lo avevano
forgiato a una vigilanza e a una pazienza da sciacallo. Prima
di entrare nei ranghi dell'ufficio ausiliario della legione, aveva
derubato per strada migliaia di sconosciuti. Aveva ucciso per
una manciata di euro, per un panino, per una bottiglia o per
qualche vestito, sempre e solo all'arma bianca. I poliziotti,
poveretti, credevano che a commettere certi crimini fossero
gli zombi, i cannibali squilibrati che infestavano le notti delle
citt europee. Aveva approfittato della situazione per compiere
atrocit vere e proprie e aveva torturato le sue vittime giusto
per vedere cosa si provava. Aveva goduto, goduto fisicamente,
nel tenere sospesi fra la vita e la morte uomini e donne pazzi
di terrore. Goduto delle loro suppliche, delle loro urla. Poi
si era imbattuto in qualcuno che era perfino pi folle di lui,
in una coppia di autentici psicopatici che avevano cercato di
scuoiarlo come un maiale, a partire dal bassoventre. Era riuscito
a fuggire e, cercando al contempo d'impedire alle viscere di
riversarsi all'esterno per via dell'incisione, aveva raggiunto un
pronto soccorso, dove il personale ricucendolo senza alcuna
precauzione lo aveva quasi ucciso. Gli era rimasta un'enorme
cicatrice che non si era mai rimarginata del tutto, soggetta a
infezioni. Era come se continuasse a spurgare, e all'inizio della
primavera assumeva un raccapricciante color vinaccia, metteva
in fuga le rare donne che si sdraiavano nel suo letto, comprese
le professioniste dell'amore, le cosiddette dame di compagnia.
Tutto andava bene finch riusciva a tenersi addosso la camicia o
la maglia, ma prima o poi alla sua compagna scappava l'occhio
o una mano sulla sua pancia, scopriva l'escrescenza e si rialzava
di scatto. Negli occhi avevano tutte la stessa espressione, come
se avessero appena toccato un lebbroso o un malato di golfea.
Sottosopra per il disgusto, livide in volto, filavano via in tutta
fretta, a volte senza neppure darsi un'aggiustata o pettinarsi.
Non provava neanche pi a trattenerle, le sentiva rivestirsi sul
pianerottolo con l'affanno, strozzate dall'ansia. Il prestigio che
gli avrebbe conferito il ruolo di direttore del CERI - per prima
cosa triplicare il suo stipendio e una serie di altri benefici - le
avrebbe certamente aiutate ad accettare la sua infermit.
La crepa si era aperta. Il direttore del campo si era innamorato
di una mezza osama. All'inizio aveva pensato che quel
piccolo farabutto andasse a letto con la madre: due volte li
aveva sorpresi ad abbracciarsi e a baciarsi con lo stesso trasporto,
lo stesso ardore, di una coppia di innamorati. L'incesto
era severamente proibito dalla legge arcangelica, la pista da
battere avrebbe potuto essere quella, si era detto, ma poi il suo
nuovo superiore si era infatuato di quella detenuta, al punto
di strapparla dalle grinfie del pidocchio e mandar via la madre
per sistemarla nei propri quartieri. La nuova venuta non si era
ancora avventurata nella camera del suo salvatore, ma di l a
poco avrebbero consumato quel legame, lo si capiva dai loro
sguardi innamorati, dai mormorii febbrili, dal modo patetico
in cui si sfioravano. Quella merdina aveva commesso l'errore
di falsificare un rapporto per nascondere le radici osama della
sua Dulcinea. E aveva fatto male anche a eliminare il pidocchio
e la sua banda, che erano degli AI - ausiliari islamici - incaricati
dall'amministrazione precedente di seminare il terrore
all'interno del campo. Una doppia idiozia che andava sfruttata,
senza per dare l'impressione che si trattasse di una vendetta
personale. Aspettare che il desiderio avesse la meglio sui due
piccioncini, sorprenderli a letto insieme, se possibile con qualche
testimone di spiccata moralit, tirare fuori il rapporto falsificato
e denunciare l'incongruenza delle decisioni del nuovo direttore,
contrarie agli interessi cristiani. Con accuse simili, quel verme
sarebbe stato come minimo destituito, ma pi probabilmente
spedito in esilio al fronte Est. Oppure, se i giudici quel giorno
si fossero svegliati con la luna storta, condannato a morte.
Si sarebbe assunto lui la responsabilit di finire il lavoro. Il
lavoro sporco. Avrebbe mostrato alle alte gerarchie che potevano
affidargli tranquillamente la pulizia dei campi. Non gliene
fregava nulla dei profeti e delle loro parole, non credeva n a
Dio n al diavolo, ma poich aveva avuto la fortuna di nascere
cristiano, e i suoi interessi erano quindi connessi con quelli
dei padroni dell'Europa, avrebbe infornato nell'inceneritore
gli osama del campo senza battere ciglio. Uomini, donne,
bambini, neonati, vecchi... L'odore di carne grigliata vomitata
dalle ciminiere non gli avrebbe certo impedito di dormire. I
giganteschi forni erano stati rimessi in funzione il mese prima da
due tecnici inviati dal Ministero Europeo dell'interno. Per vari
giorni l'aria si era riempita del puzzo soffocante dei residui di
farine animali, e si sarebbe detto che ad attraversare le pianure
del Centro fosse un alito mefitico.
Il suo telefono squill. La sveglia sul comodino indicava le
2 e 15. Mezzo addormentato afferr il ricevitore, ma il movimento
fu troppo brusco. Ebbe la sensazione che la cicatrice si
stesse riaprendo come una cerniera lampo e che le sue viscere,
di nuovo, traboccassero dalla ferita.
Questa notte  propizia all'unione.
Riconobbe la voce di una delle guardie di turno davanti
agli appartamenti del direttore. Temeva di essere intercettato e
pretendeva che i suoi informatori si tenessero sul vago, che non
dessero nessuna informazione riservata al telefono. Accese la
luce, sollev un po' il pigiama e diede un'occhiata alla cicatrice.
Era di un rosso che virava al bruno: non sanguinava, trasudava
pus. Gli ci vollero alcuni secondi per decifrare le parole di chi
lo aveva chiamato.
Ne sei certo?
Non l'avrei svegliata in piena notte, se non avessi visto coi
miei occhi... la...
Niente dettagli, ti credo. Prima di passare all'azione aspetteremo
ancora un po', questione di qualche giorno.
E se... ehm, la piccioncina non tornasse pi al nido?
Si infil la mano nei pantaloni del pigiama per dare un po'
d'ossigeno ai testicoli compressi nel tessuto.
Torner, non ti preoccupare. E grazie, hai fatto bene ad
avvisarmi.
Riattacc, spense la luce, si sdrai di nuovo e dopo essersi
coperto con il lenzuolo si masturb distrattamente riflettendo
sui suoi simili: gli esseri umani erano davvero prevedibili.
Perdere la verginit aveva trasformato il direttore del CERI.
Qualche torrida notte d'amore (stando alle guardie, grida, sospiri
e gemiti si prolungavano fino all'alba) gli aveva fatto smaltire
gli ultimi tratti infantili conferendogli una certa sicurezza, a
dispetto del deficit di sonno tradito dalle occhiaie violacee.
La sua voce sembrava pi bassa, i suoi modi pi decisi. Si era
fatto strada in lui anche un cambiamento pi sottile, una nuova
dolcezza nello sguardo, una specie di affabile curiosit per i suoi
simili, detenuti compresi. Adesso sembrava avere meno fretta
di dare il via all'evacuazione definitiva dei cittadini islamici.
Sosteneva che l'inceneritore avesse bisogno di nuovi filtri:
un rapporto in suo possesso, ovviamente segreto, dichiarava
che la tossicit dei fumi rischiava di avere conseguenze nefaste
sulla salute delle popolazioni vicine. Preferiva mantenersi
cauto e aspettare le prossime analisi. Semplice precauzione?
Oppure era piuttosto una manovra dilatoria suggerita dalla
vipera osama che si portava a letto? Ma il direttore non si era
fermato qui: per rendere sopportabili le condizioni di vita
dei detenuti aveva adottato alcune misure che present come
semplici considerazioni umane; non  perch questa gente 
nemica della Fede che noi dobbiamo smettere di comportarci
da buoni cristiani.
Il vicedirettore si freg le mani: stregato da una di quelle
incubatrici ambulanti che, trent'anni prima, avevano rischiato
di trasformare l'Europa in una provincia dei Paesi islamici, il
suo diretto superiore gli stava offrendo la propria testa su un
piatto d'argento. Era il momento di passare all'azione. Attendere
oltre avrebbe potuto costargli una sfilza di seccature. Se per
caso quel piccolo idiota fosse andato fino in fondo, se avesse
liberato i prigionieri del CERI, immancabilmente anche i suoi
sottoposti sarebbero stati perseguiti e condannati per non essere
intervenuti, ossia per complicit.
Reclut alcuni testimoni di specchiata moralit, una segretaria
dell'amministrazione l al campo, poi il sindaco e il parroco del
paese vicino, venerabili sessantenni la cui coscienza e le cui mani
erano tutt'altro che pulite. Se la giovane osama avesse cambiato
stanza, le guardie di turno l'avrebbero avvisato, dopodich gli
avrebbero aperto le porte nel cuore della notte. Non deleg
a nessuno il compito di procurare una prova visiva: decise di
usare in prima persona una macchina fotografica reflex e un
caro vecchio rullino dei tempi andati, bianco e nero, mille asa,
nettamente pi affidabile di una videocamera, un mezzo che
fra l'altro aveva perso terreno da quando i padri della Chiesa
avevano paragonato la tecnologia a una pratica diabolica.
La sera, dopo aver cenato come d'abitudine con il direttore
e con il responsabile dell'amministrazione, nella sua stanza sent
il bisogno irrefrenabile di svestirsi e osservare la cicatrice nello
specchio dell'armadio. Iniziava all'altezza del plesso solare, gli
attraversava l'addome come un torrente impetuoso, si eclissava
nel pube e sembrava riapparire alcuni centimetri pi in basso
simile a un pene particolarmente nodoso, contorto e rossastro
quanto la cicatrice vera e propria. I pettorali e gli addominali,
rivestiti da uno spesso strato di grasso, per via della cicatrice
risultavano asimmetrici. Il tutto non era granch bello a vedersi,
ma lui a quella cucitura purulenta aveva finito per abituarsi,
per il proprio corpo deforme provava una specie di tenerezza.
Si sentiva ai margini, un diverso, con un marchio segreto che
solo gli uomini destinati a un futuro grandioso erano degni di
portare. La sua cicatrice non aveva niente a che vedere con i segni
che le corde avevano lasciato sul collo dei suoi genitori, quelli
erano simboli di sconfitta, di rinuncia. Lui invece si sosteneva
proprio alla fioritura che gli percorreva la carne, era a lei che
doveva la sua determinazione, era su di lei che affilava tutta la
rabbia. Rapportati alla forza che gli davano, i suoi problemi
con le donne erano solo disagi minori, roba da nulla. Un giorno
avrebbe trovato una compagna che guardandolo sarebbe andata
oltre le apparenze, quell'anima gemella che aveva disperatamente
cercato nelle strade buie e brulicanti delle metropoli europee.
La campana diffuse le sue lugubri note nel silenzio cullato
dall'acquazzone. Trasal. Delle lacrime gli colavano sul volto.
Sulle prime credette che la condensa avesse appannato lo specchio
dell'armadio. La sveglia alle sue spalle indicava le 23. Le
23! Era rimasto l per pi di un'ora e mezzo, impalato davanti
al suo pallido riflesso. Si vest in fretta e furia, si strofin gli
occhi, fece sparire le ultime tracce di pianto, spense il televisore
e and ad aprire la porta. La segretaria,- il sindaco e il parroco
del paese vicino erano gi sul piccolo pianerottolo, scortati da
quattro guardie in divisa nera. Volti contriti, maschere,tragiche
che galleggiavano nel vuoto con l'oscurit a fare da sfondo.
Si direbbe che il CERI del Centro abbia qualche problema
con i suoi direttori, ridacchi la segretaria, una donnina tutta
curve, tette, culo e ventre debordanti. La pioggia le aveva
attraversato il foulard, attaccandole i capelli al viso tondo. Facce
piene, rubizze, panciuti, sindaco e parroco apprezzavano la
buona tavola, era evidente. Il primo indossava un abito grigio
costellato di chiazze di pioggia, il secondo una tonaca lavata
raramente che esalava un vago odore di sperma, di sudore e di
fumo stantio. Si delizi alcuni secondi con quei sorrisi tirati, con
l'inquietudine che illuminava i loro occhi. Aveva un rapporto
dettagliato su tutti e due: prevaricazione, coinvolgimento in
diverse faccende che andavano contro la morale, ce n'era in
abbondanza per spedirli di fronte a un tribunale della legione.
Con loro, almeno, non rischiava nulla. Era proprio la loro
amoralit a farne degli insostituibili testimoni della moralit.
Si scost dall'ingresso e li invit a entrare.
Il sindaco indic la macchina fotografica sul tavolino del
soggiorno.
 sicuro di aver bisogno di noi? Una foto non basta?
Li preg di sedersi e offr loro un distillato di pere prodotto
da un contadino di sua conoscenza. Da quando il governo
europeo aveva reintrodotto nelle prerogative la distillazione
casalinga, gli alambicchi erano stati tolti dai musei e avevano
ripreso posto nei villaggi. Un posto di primo piano. Alle anime
virtuose che si era levate contro la liberalizzazione dell'alcol,
il capo della delegazione francese nel Parlamento di Bruxelles
aveva spiegato che si trattava solo di ristabilire alcune vecchie
usanze e che gli europei, i francesi in particolare, erano tutto
sommato gente responsabile, avrebbero evitato gli abusi.
Le foto vengono ammesse dai tribunali europei come
elementi d'accusa, ma non come prove ufficiali.
E cosa ha fatto questo nuovo direttore? chiese il parroco.
Ha ripristinato il traffico di bambini islamici?
Stava per fargli abbassare la cresta, ribattendo che per rifornirsi
di carne tenera i preti non avevano bisogno di quel genere
di traffico. La cicatrice continuava a suppurare incollandogli
al ventre la camicia di cotone.
Va a letto con una osama. Ha manipolato il suo dossier per
nascondere le sue origini islamiche.
Tutto qui?
Soffoc l'impulso feroce di strapparsi la camicia di dosso e
di gettarla in faccia all'uomo di chiesa. Alla fine si accontent
di lanciargli un'occhiata assassina.
 vero che questo peccato potrebbe sembrare di poco
conto paragonato ad altri, disse fissandolo con occhi simili
agli artigli di un rapace.
Ma no... non intendevo questo, incass il colpo il curato.
Capirete la mia posizione: il legame del direttore con una
nemica della Fede, per il CERI del Centro e di conseguenza per
noi tutti potrebbe avere conseguenze drammatiche. Non parlo
soltanto del nostro lavoro, ma dei nostri interessi.
Il parroco, bianco come un lenzuolo, vuot il bicchiere
prima di scuotere la testa.
Pensa che il nuovo direttore si lascer fregare cos... senza
contrattaccare? approfond il sindaco.
Non vi preoccupate. Ho tenuto da parte alcuni rapporti
per le emergenze.
Si guardavano in cagnesco in quella veglia sgradevole, scandita
dal ticchettio della pioggia sui tetti e dal russare moderato
e lontano delle squadre islamiche. Da sopra il bicchiere vuoto
che continuava a tenere incollato alle labbra, la segretaria gli
lanciava delle occhiate fugaci. Si ricord che era ancora nubile,
immagin che anche lei cercasse la sua anima gemella e si disse
che non era priva di attrattive, la spogli col pensiero, cerc di
immaginare che reazione avrebbe avuto nel ritrovarsi di fronte
alla cicatrice. Che et poteva avere? Trentadue, trentatr anni?
Poteva ancora dare alla luce un figlio, in ogni caso. Aveva giurato
che non ne avrebbe avuti, non aveva nessuna voglia di ricreare
quei legami che il suicidio dei genitori aveva tranciato, nessuna
voglia di guastarsi la vita con sentimenti inutili. Tuttavia, la sola
presenza della segretaria - come si chiamava fra l'altro... ah, s,
Madeleine, ma tutti la chiamavano Mado - aveva il potere di
fiaccare ogni determinazione. Osserv le sue mani, delle manine
con le dita paffute a cui avrebbe volentieri affidato la sua pelle
e il suo sesso. Le offr un altro bicchiere di distillato di pere.
E va bene, ma solo un dito, ridacchi lei. Altrimenti poi
non riuscir pi ad alzarmi.
Fece in modo di sfiorarle le ginocchia mentre le versava
qualche goccia d'acquavite. Lei arross, senza per ritrarsi. Le
sembr addirittura che aprisse leggermente le gambe, come per
invitarlo a infilarle una mano sotto la gonna. Emanava un odore
confuso, una sintesi fra un profumo dalla fragranza eccessiva
e il succo acido e forte del desiderio represso. Batt in ritirata
e torn a sedersi incrociando le gambe. Sentiva pulsare il sangue
nella cicatrice. Continuava a gonfiarsi e s'induriva anche,
facendosi ingombrante com'era ingombrante il suo sesso. Lo
squillo del telefono lo tolse dall'imbarazzo.
La piccioncina  nel nido.
Da quanto?
Una mezz'ora.
Riattacc e con un gesto ordin agli altri di seguirlo. Attraverso
una serie di scale e di corridoi inghiottiti dalla penombra
si recarono fino all'appartamento del direttore, situato al primo
piano degli edifici amministrativi. Furono accolti senza una
sola parola da tre guardie di nero vestite che imbracciavano dei
fucili d'assalto placcati d'argento. Per alcuni istanti restarono
in ascolto in silenzio, e sentirono solo il rumore della pioggia, il
sibilare del vento e il rombo di un motore, che fosse un aereo?
Le sirene d'allarme non erano partite. Nessun sospiro o gemito,
comunque, che rispetto alle sue aspettative avrebbe dovuto
rivelare le attivit notturne dei due peccatori.
Sicuro che lei sia l dentro? domand alla guardia che
l'aveva avvisato.
Mi  passata davanti e l'ho vista entrare, poi non  pi
uscita.
Attacc l'orecchio alla porta. L'appartamento sembrava vuoto,
come se i piccioncini fossero volati via. Si chiese se qualcuno
non li avesse avvertiti, se non fosse stato tradito. Magari il suo
superiore aveva agito per tempo e, in cambio di promesse o
di soldi, si era conquistato la fedelt delle guardie. Il pi delle
volte una manciata di euro era sufficiente a dissolvere vecchie
e solide alleanze, e lui era il primo a saperlo.
Che si fa?
L'alito caldo della segretaria gli sfior la faccia. Le rivolse
un sorriso cortese nonostante il dolore acuto che partiva dalla
cicatrice.
Entriamo.
Ordin alle guardie di aprire la porta. La sfondarono a calci,
entrarono nell'appartamento, attraversarono due sale immerse
nel buio ed esplorarono le camere.
Sono qui!
Una guardia stava indicando due corpi pallidi stesi sul letto.
Qualcuno premette l'interruttore, una luce intensa avvolse la
stanza illuminando fra l'altro un cassettone rustico, un armadio
anonimo e alcuni vestiti impilati davanti a un comodino.
Buon Dio!
I piccioncini erano nudi e sdraiati. La prima cosa che pens
fu che la piccola osama aveva un corpo niente male! Il sangue
era ovunque, impregnava le lenzuola, su entrambi i lati del letto
c'erano delle pozze luccicanti e viscose. Si erano aperti, non le
vene dei polsi, ma in modo pi radicale le arterie femorali. Un
intervento che richiedeva una precisione chirurgica. Nessun
dolore. Tre o quattro minuti appena per svuotarsi del tutto.
Un suicidio quasi perfetto. Nella mano della ragazza, posata
sul fianco del direttore, c'era uno dei due bisturi. L'altro era
sul tappeto che si era arricciato fra il letto e la parete.
... terribile! esclam la segretaria.
Ho trovato questo...
Una guardia consegn al vicedirettore un foglio di carta
attraversato dall'alto in basso da una scrittura nitida, una sorta
di testamento. Lo esamin rapidamente: spiegavano che ad aver
determinato il loro suicidio era stata l'impossibilit di vivere
il loro amore alla luce del sole. La passione, pi forte della
ragione, presto o tardi li avrebbe spinti, li aveva gi spinti, a
tradire i loro ideali e i loro fratelli. Consapevoli di non avere
pi niente a che fare con un mondo straziato dal rancore e dal
fanatismo, preferivano abbandonarlo piuttosto che affrontare
il giudizio dei loro simili. Si rimettevano agli di, il Dio dei
cristiani e il Dio dei musulmani, supplicando l'uno e l'altro,
nella loro infinita bont, di perdonare il loro gesto. Appallottol
il foglio e lo lanci contro il muro. Quel suicidio provava
senz'altro la colpevolezza del suo superiore, ma faceva sparire
i vantaggi che gli avrebbe procurato un processo pubblico.
Si augurava che le alte gerarchie gli dessero comunque modo
di dimostrare il suo zelo e la sua efficienza nell'evacuazione massiccia dei detenuti osama.
La foto... non la scatta?
Riusc a controllarsi chiss come e a non mollare un pugno sul nasone del sindaco.
Potete andare, non ho pi bisogno di voi.
Aspett che sindaco, parroco e guardie raggiungessero la
porta della camera e sussurr all'orecchio della segretaria: Lei pu restare, invece, se le fa piacere...
La segretaria replic con un sorriso, accettava l'invito. Ebbe la certezza che la vista della cicatrice non l'avrebbe fatta scappare a gambe levate.
...
.
...
Capitolo 19.
...
.
...
 opinione diffusa che il bosco sia un luogo tranquillo, la
verit  invece che la notte si riempie di una vita frenetica e
misteriosa, mormora e vibra, urla e sospira, scuote senza sosta
le sue mille gambe e le sue mille braccia.
Pibe faticava a ricostruire la dinamica che l'aveva portato a
perdersi in quel dedalo vegetale.
Frena! L davanti c' un tronco.
Gog inchioda, il fuoristrada sbanda nell'erba umida e va
a sbattere contro un albero. Le cinture di sicurezza cedono,
spezzandosi come se fossero fatte di una qualsiasi stoffa logora.
I fratelli vengono scagliati contro il parabrezza. Pibe rotola
sul sedile posteriore, sbatte contro la portiera e viene sbalzato
all'indietro, si copre istintivamente il volto con le mani, uscendone
senza neanche un livido o un graffio. Prima di fermarsi
il motore emette una specie di grido rauco e a quel punto un
silenzio assordante s'impadronisce dell'abitacolo.
Pibe sente delle voci, vorrebbe alzarsi, tuttavia il corpo
intorpidito non gli obbedisce. Sente sul volto e sul collo delle
carezze pungenti, fredde, sono i frammenti del vetro. Gog
aveva deciso di tagliare in mezzo al bosco e prima di perdere il
controllo del fuoristrada, aveva gi percorso fra alberi e cespugli
centinaia di metri a tavoletta.
I fratelli sono immobili e storditi nei loro sedili. L'arcata
sopraccigliare di Magog non ha reagito bene all'impatto con
il parabrezza: il sangue esce a fiotti imbrattandogli il viso e la
camicia. Quanto a Gog, su un lato della fronte ha un grosso
livido color mattone che ci metter poco a trasformarsi in un
bernoccolo.
Messo in allarme dal vociare improvviso, Pibe ci riprova e
stavolta ce la fa a raddrizzarsi. Fra le fronde basse intravede dei
movimenti, si allunga verso i sedili anteriori, scuote la spalla
di Gog.
Arrivano! Dobbiamo squagliarcela!
Gog lo fissa con uno sguardo spento. Le parole scivolano
su di lui come acqua sulle penne di un'anatra. Non si pu
dire che Magog versi in condizioni migliori, dunque non pu
contare sui fratelli per rimettere in moto la macchina e tentare
di seminare chi gli d la caccia. Inutile, anche, illudersi sulle
intenzioni di questi ultimi: ovvio che non si sbarra una strada
nel bel mezzo di un bosco per il semplice piacere di fare amicizia
con qualcuno di passaggio. Un fuoristrada funzionante,
benzina, vestiti, cibo, armi e magari soldi per una banda di
reietti costituiscono un bottino inaspettato. Condannati a sopravvivere
di briciole, clandestini islamici, oppositori politici o
galeotti europei, sono la versione campagnola della teppaglia,
cio degli sciacalli metropolitani.
Datevi una mossa, cazzo!
Pibe  in preda al panico. Senza neanche pensarci sfodera la
pistola e toglie la sicura. Una voce lo implora di levarsi di torno,
un'altra gli ordina di restare con i fratelli, di non abbandonarli
al loro destino. I pensieri si scatenano, urlano, gli lacerano il
cervello simili ad arpie. I due lo hanno ospitato, nutrito, ma
questi non sono motivi sufficienti per imporgli di ricoprire il
ruolo di loro angelo custode. E poi, maledizione, i predoni
stanno arrivando. Sarebbe davvero idiota crepare per due tizi
che conservano la propria merda nei barattoli! Contro una
ventina di avversari armati fino ai denti, d'altra parte non ha
nessuna speranza. Non ne ha neanche di riuscire a scappare.
Per di pi si ritroverebbe da solo nel bosco. Porca puttana.
Quella carogna di Stef. Perch se n' andata? Perch mi ha
abbandonato? Stomaco contratto. Voglia di pisciare. Magog
sta cercando di dirgli qualcosa. I suoni che gli escono dalla
bocca scoppiano come bolle. Pappa. A meno che non voglia
dire scappa. In effetti  pi probabile che la parola sia scappa.
La portiera. Cazzo. Bloccata, incastrata. L'altra, su, veloce.
Pesa tre tonnellate. L'aria della foresta  umida e sa di muschio.
Uno sparo. Una pallottola con una specie di miagolio finisce a
pochi centimetri dal suo piede. Le bombe islamiche, gli sbirri,
i predoni, gli AK, il mondo intorno si accanisce contro di lui.
Non ha tempo di sparare in risposta. Deve nascondersi dietro
l'albero centrato dal fuoristrada. Parecchi proiettili fischiano da
entrambi i lati del tronco. Merda, merda, merda! Quei bastardi
hanno delle armi automatiche. C' il rumore delle pallottole
sulla lamiera, il sospiro sfiatato di una gomma bucata.
Fino al primo albero sono cinque metri. Altri cinque fino a
quello successivo. Poi ci sono le fronde, i cespugli, le felci, i rami
aggrovigliati.  la sola possibilit di fuga. La sua unica speranza.
Al tre. Uno, due, tr... Per, maledizione, quelli continuano a
sparare. Non si preoccupano di sprecare munizioni, maledetti,
vogliono la sua pelle costi quel che costi. Ma perch? Lui con
loro non ha nessun problema. Devono aver paura che vada
ad avvisare le legioni dell'arcangelo Michele. Non ha senso,
non sa neanche dove stiano di casa, e anche se lo sapesse, non
correrebbe a vantarsene con gli angeli neri.
Un attimo di quiete... Due, tre! Approfitta della pausa e si
lancia. Raffiche di colpi, urla, tremori,.rami secchi che scricchiolano.
Non ci metteranno molto a fare due pi due. Deve
rischiare il tutto per tutto. Chinato in avanti, si getta verso il
muro di piante, con le pallottole che mandano in pezzi rami e
foglie sopra di lui. Ancora pochi metri. Gli manca il fiato, sente
una fitta al fianco, gli bruciano le gambe, nella corsa campestre
 sempre stato una nullit, tutte le volte lo battevano addirittura
sei o sette ragazze. Commenti sarcastici del prof di ginnastica:
certi sono dotati per la resistenza, altri per la costanza. Pibe
appartiene alla seconda categoria, anche se non ha mai capito
la differenza, sa soltanto che i ragazzi lo sfottevano e le ragazze,
smorfiose, ridacchiavano. Il fatto  che odia correre, quando
non  obbligato a farlo. Che ne  stato dei vecchi compagni
di classe? Di Pierre-Jean, di Andr e di tutti gli altri? Chiss
che discorso da due soldi gli avr fatto la prof per spiegare la
sua assenza? Hanno preso per buono che una bomba l'avesse
polverizzato? Lo hanno pianto?
Proiettato in avanti dalla paura, riesce a rifugiarsi nel fitto
del bosco. Indifferente ai rami bassi, alle grandi foglie, agli
arbusti spinosi che gli sferzano la faccia, il collo e le braccia,
Pibe non rallenta. Non perde nemmeno tempo a guardare dietro
di s. Le grida si fanno pi lontane, gli spari meno frequenti,
sfumano, a un tratto s'interrompono. Il cuore gli batte forte,
cos rapidamente che sembra ci sia ormai un unico battito, un
unico rumore. S'inoltra nel labirinto vegetale. Corre, corre e
corre ancora finch di lui non resta che un blocco di dolore e
fatica. Si scioglie in lacrime ai piedi di una quercia dal tronco
e dai rami contorti.
Proprio una bella guardia del corpo!
Sfinito, Pibe si era addormentato sotto un grande dolmen, gi
frequentato da qualcuno a giudicare dal fuoco, dai sacchetti
di plastica e dalle lattine vuote. Poi un'umidit fredda si era
insinuata fra le pietre risvegliandolo.
Non c'era una sola luce a incrinare le tenebre, non un raggio
di luna n una stella, neanche il brillio di una goccia d'acqua.
All'inizio era riuscito a dominare la paura concentrandosi su
Stef. Gli veniva in mente quel suo vizio terribile di farsi beffe di
tutto quanto, quello sguardo limpido e disinvolto che usava in
tutte le circostanze della vita. Non aveva rivelato granch del suo
mistero, neanche quando girava nuda nelle docce collettive della
Croce del Sud. Aveva attraversato la vita di Pibe senza lasciare
traccia, e ci nonostante continuava a fargli compagnia pi
intensamente dei fantasmi di pap, di mamma, di Marie-Anne
e di Sol. Aveva affermato a pi riprese che sarebbe accorsa ogni
volta che avesse avuto bisogno di lei. Adesso aveva bisogno di
lei, ma lei non c'era.
Dei movimenti nelle tenebre. I primi tremori li aveva imputati
al freddo, dovette per ammettere che la prima causa, o
per meglio dire l'unica, era la paura. Intorno a lui danzavano,
sibilavano e ringhiavano delle creature diaboliche. Rimpianse
di non aver tappato il suo nascondiglio con degli arbusti per
sottrarsi alle loro occhiate. Andare in cerca di un rifugio pi
sicuro per il momento era da escludere. Il dolmen aveva il merito
di proteggerlo dagli acquazzoni e dal vento. L'idea stessa di
avventurarsi nell'oscurit era al di sopra delle sue forze. Non
aveva altra scelta che sopportare fino all'alba il sabba infernale
delle creature del bosco. Il suo io nascosto gli sugger che, se
davvero fosse stato assediato da qualcosa di cos terrificante,
non avrebbe neanche considerato di rivedere la luce del giorno.
O le creature diaboliche non esistevano affatto, o neanche lui
ci credeva poi troppo. Ci che si dava da fare per terrorizzarlo
era di conseguenza un trucco, uno spauracchio. Doveva solo
stanarlo e cacciarlo fuori di s per ritrovare la serenit. Ma anche
ad ammettere che le creature del bosco non esistevano, le bestie
feroci esistevano eccome. I lupi, gli orsi, i cinghiali, i leoni o
le tigri l'avrebbero sorpreso nel sonno e divorato. Alcuni prof
sostenevano che le belve avessero abbandonato secoli or sono
i boschi europei, ma i preti e i servitori dell'arcangelo Michele
dichiaravano l'opposto e suo padre aveva sempre dato ragione
a loro. Il motivo, secondo lui, era che contrariamente alle conoscenze
vere e proprie, le credenze non cambiavano a seconda
delle epoche. Dai documentari sugli animali che passavano in
televisione, leoni e tigri probabilmente non vivevano da quelle
parti, orsi e lupi erano per stati reintrodotti sulle montagne
e nei boschi francesi il secolo prima, una delle numerose eresie
commesse dal governo prima dell'avvento dell'arcangelo
Michele. Ecco cosa capitava a non dar retta alle leggi divine,
era il ritorno del caos, della barbarie. Appoggiato a un masso,
intirizzito, Pibe teneva la pistola puntata sulle tenebre bene in
evidenza, sperando che la vista dell'arma avrebbe scoraggiato
chi vi era nascosto dall'aggredirlo. Rimpiangeva amaramente la
cantina della villetta di famiglia, le effusioni notturne dei genitori,
la respirazione lieve e sibilante della sorellina. Le palpebre gli
cascavano continuamente sugli occhi come tapparelle scassate,
ma ogni volta uno scricchiolio o un brusio lo svegliavano di
soprassalto. Gli ci volle un po' di tempo per riprendere contatto
con la realt, per ricordarsi che giaceva in un ventre profondo
e ostile. I battiti del cuore rimbombavano tanto da far vibrare
tutto il corpo. Soffocato dal senso di solitudine, restava sospeso
per qualche istante fra paura e disperazione, poi i pensieri
si allungavano, si diluivano, si disgregavano, gli occhi gli si
chiudevano, la testa prima ciondolava e poi cascava sul petto,
e allora un grido, uno strillo, faceva s che la sua immersione
sul fondo tranquillo dell'incoscienza non andasse a buon fine.
Mai notte gli era sembrata pi lunga. Per diverse volte, un
alito bollente gli lamb la faccia, degli artigli affondarono nel
suo petto e nella sua gola, emergeva dagli incubi coperto di
sudore e con l'affanno, in cerca d'aria come un sommozzatore
che tornava in superficie.
Una sensazione di bruciore gli sfior le palpebre risvegliandolo
del tutto. Era sdraiato al suolo con la pistola in mano,
una porzione del volto poggiava su un mucchio di cenere
trasformato dall'umidit in una fanghiglia grigiastra. La luce
del giorno volatilizz le paure notturne. Malgrado la foschia,
malgrado l'assenza di un riposo vero e proprio, malgrado la
fame e il freddo, prov un impeto di gioia. Pur avendo passato
nel bosco una notte intera, nessuna creatura diabolica gli aveva
fatto un incantesimo, nessuna bestia feroce l'aveva divorato.
Non si era nemmeno pisciato addosso. Aveva trionfato in una
prova che solo poche ore prima reputava insormontabile.
Anche se la paura non aveva smesso di ronzargli dentro, Pibe era
felice di essere vivo, quasi euforico. In ogni caso si sentiva forte
di quel successo. Pos la mano su un pilastro del dolmen, un
gesto istintivo, un modo di ringraziare quel granito per avergli
fatto da tetto, poi contempl le querce circostanti. Con le loro
barbe fatte di nebbia e le cortecce rugose, gli facevano l'effetto
di anziani e venerabili protettori, colmi di saggezza e di bont.
Usc dal suo riparo, rinfil la pistola nel giaccone sporco di
terra e di cenere, si sgranch le membra intorpidite. Una fitta in
basso gli ricord che doveva al pi presto svuotare la vescica.
Si accapigli per un attimo con la cerniera dei pantaloni prima
di riuscire a liberare l'uccello intrappolato nelle mutande. Era
pi duro del legno e per riuscire a espellere le prime gocce
dovette aspettare che si ammosciasse un po'. Constat con una
punta d'orgoglio che a coprirgli gran parte del pube c'erano
dei grossi peli bruni. Aveva definitivamente sotterrato la sua
infanzia sotto il dolmen.
Peccato che Stef... Il suo animo venne invaso dalla malinconia,
i pensieri iniziarono a volare dentro di lui come uno stormo
di uccelli, ma li disperse con un'energica scrollata di spalle.
Non si sentiva un solo cinguettio, un solo ronzio. Quel
silenzio non aveva nulla di minaccioso. Senza dubbio uccelli e
insetti aspettavano che spiovesse per impreziosire il bosco con
il loro canto. Osserv i dintorni. Che direzione prendere? Con
quella spessa cappa di nuvole, indovinare da che parte sorgesse
il sole era impossibile. Non aveva nessuna meta, solo una priorit:
evitare di imbattersi ancora nei reietti che avevano sbarrato
la strada al fuoristrada di Gog e Magog. Ma cosa ne era stato
dei due fratelli? Chi li aveva aggrediti, li aveva risparmiati? Il
sapore del rimorso gli riemp la bocca, risvegli la sua nausea.
Poteva giustificarsi in mille modi, ma nel suo comportamento
la vigliaccheria aveva avuto un ruolo di primo piano. Aveva
abbandonato due uomini che stando alle intenzioni avrebbe
dovuto difendere. Era solo che la vita, maledizione, ce la metteva
tutta a ficcarlo in situazioni impossibili! Con un calcio mand
in briciole un ceppo di legno marcio.
Fra le felci not ci che restava di un sentiero. Lo segu per un
po' prima di perdersi e proseguire in mezzo a un'inestricabile
massa di piante. Cerc di placare la sete leccando l'acqua che
scivolava sulle foglie, ma quelle poche gocce riuscirono solo a
inasprirla ulteriormente. Ritrov il sentiero, o magari era un
altro, e si avventur in una parte del bosco in cui gli alberi, alti
e sottili, sostenevano il cielo come le colonne di un tempio.
Cammin per tre o quattro ore, cos gli parve, tormentato dalla
sensazione di girare in tondo. Un primo mancamento a un
certo punto lo costrinse a sedersi su una roccia. Se entro la fine
della giornata non metteva qualcosa sotto i denti, non avrebbe
pi avuto la forza necessaria a rimettersi in marcia. Perlustr i
dintorni con gli occhi, e non vedeva nulla che somigliasse a un
frutto selvatico o a qualcosa di commestibile. Le teste brune e
luccicanti dei funghi spiccavano sul tappeto di foglie, sapeva
per che alcuni potevano essere mortali. Doveva per forza stringere
i denti e andare avanti. Il suo giaccone era fradicio, l'acqua
ristagnava nelle scarpe, aveva i pantaloni incollati alle gambe.
Si rimise in marcia con un'andatura meccanica, scontrandosi
a ogni passo con la tentazione di rinunciare.
Mentre la fame si faceva lancinante e si stava scoraggiando
del tutto, sbuc su una vecchia strada. Era la stessa che avevano
preso i fratelli? A ridargli le forze fu la vista delle crepe
sull'asfalto invaso dall'erba. Quella strada non poteva che portare
a un centro abitato. Aveva smesso di piovere e nella volta
vegetale, instabile, frusciante, si aprivano dei rosoni scintillanti
ed effimeri. Pibe prosegu ancora per due o tre chilometri
prima di trovare una casa, circondata da ci che in passato era
un giardino. Tetto imbarcato, muri tappezzati di rampicanti,
porte e persiane marce, nient'altro che un rudere. Oltre che
per la stanchezza e per la fame, si sent mancare di nuovo per
via dello sconforto. Riflett se fosse o meno il caso di esplorare
meglio il giardino: magari in quel groviglio di rami e di rocce si
nascondevano degli alberi da frutto. Giudic l'impresa troppo
difficile e rinunci.
Un rintocco in lontananza, una campana, spazz via la sua
tristezza come avrebbe fatto una fucilata con delle pernici.
Significava che c'era una chiesa. Quindi un villaggio. Doveva
trovarsi a meno di cinque chilometri. Si rimise in cammino di
buon passo e mantenne quell'andatura fino alle prime case, pi
vicine di quanto si era aspettato. Non era un villaggio, ma una
piccola cittadina dominata da due campanili, stretta al centro di
un'enorme radura e costeggiata da un fiume che era straripato
fino a inghiottire un'area residenziale leggermente periferica.
Alcuni tetti spuntavano dall'acqua simili a barche rovesciate
e mosse dalle vele rigide e circolari delle vecchie parabole. Si
lasci alle spalle un'area commerciale in gran parte devastata,
carrozzerie arrugginite, vetrine infrante, parcheggi in disuso, poi
super il ponte malridotto che attraversava il fiume. All'inizio
pens che una pioggia di bombe si fosse abbattuta in quella
zona decimando la popolazione, poi, mentre prendeva la via
principale, da un palazzo vide spuntare una decina di bambini.
Si lanciarono verso di lui e lo circondarono, maschi e femmine,
musi grotteschi e vestiti a brandelli. Avevano delle fionde, le loro
urla erano acute e strazianti, sembravano bestie impaurite. Pibe
infil la mano nella tasca del giaccone, impugn la pistola, prese
un respiro profondo, tent di sondare che intenzioni avessero
nei loro occhi. Non aveva davanti dei normali bambini, erano
tutti affetti da sindrome di Down e d'altra parte alcuni avevano
almeno vent'anni. Capire cosa covassero nei loro sguardi muti
era impossibile. I proiettili delle fionde erano di metallo, chiodi
e bulloni rimediati probabilmente nelle case abbandonate.
Mi sono perso nel bosco, cerco solo qualcosa da mangiare...
Chi lo fronteggiava non reag, o non lo capivano o non sapevano
bene come classificarlo, se fra gli amici o fra i nemici. I
vestiti sporchi lasciavano trapelare il loro pallore e sprigionavano
un odore acido di sudore e urina.
Non c' nessun altro in questa citt? Dove sono le vostre
famiglie?
Non rispondevano, gli puntavano solo contro le fionde
con una concentrazione che inarcava loro le sopracciglia e gli
aggrottava la fronte.
Attacco chimico. Sono morti tutti, salvo questi bambini.
Al contrario dei loro educatori, sono sopravvissuti.
La voce era alle spalle di Pibe. Non ebbe bisogno di voltarsi per riconoscerla.
...
.
...
Capitolo 20.
...
.
...
Dall'attaccamento nasce il desiderio e dal desiderio la collera.
Bhagavad Gita II, 62-63.

Non credeva che sarebbe stata in grado di superare una simile
prova. Prima della guerra, alla vista di un semplice graffio si
sentiva svenire, eppure quando lui si era tolto la camicia, non
sapeva come, era riuscita a trattenere il suo disgusto. Gi il
vicedirettore non era il suo tipo d'uomo, per di pi aveva una
cicatrice enorme, ripugnante. Aveva comunque accettato che si
adagiasse su di lei, che strofinasse quell'orrenda protuberanza
sul suo ventre e sul suo seno. Concentrata su quella, al vomere
nodoso e scuro che la arava con metodo e determinazione non
aveva fatto caso.
Dopo tre o quattro minuti di quel su e gi meccanico, lui
aveva avuto il suo orgasmo e prima di tendersi, di sciogliersi in
lei, di martirizzarle l'orecchio con i suoi respiri umidi e sibilanti,
aveva emesso un piccolo strillo. Lei invece non aveva provato
il minimo piacere, neanche l'abbozzo di un fremito.
Alla fine, per un attimo, il disgusto aveva avuto la meglio.
Aveva respinto con tutte le sue cellule l'uomo afflosciato fra le
sue cosce, ma si era subito ricordata di essere in missione, si era
fatta di nuovo forza, aveva appena mosso il bacino per espellere
quel pezzo di carne rammollita. Lui le aveva sorriso beato
prima di girarsi su un fianco e sprofondare qualche secondo
dopo in un sonno profondo. Persa nei suoi pensieri, per gran
parte della notte non aveva osato cambiare posizione. A ogni
movimento, anche il pi insignificante, il seme dell'amante a
cui il senso del dovere l'aveva costretta, si insinuava tra le sue
cosce e ravvivava il bruciore che le straziava il ventre. Finch le
prime luci dell'alba non erano penetrate attraverso le persiane,
a tormentarla era stata una domanda: era davvero necessario
scoparsi quel tipo per essere utile all'organizzazione? E pi in
generale, valeva la pena sacrificare la propria vita per una causa?
Lei andava per i trentacinque, volendo poteva farsi ancora una
famiglia, avere figli, condurre un'esistenza banale in una casa
piena di strilli e di risate.
Tuttavia, anche se il dubbio e il disincanto avevano rimpiazzato
l'esaltazione e gli ideali di quando era pi giovane, non c'era
verso di tornare indietro. Schifata dall'occupazione dell'Europa
da parte delle legioni dell'arcangelo Michele, a venticinque anni
si era arruolata nell'organizzazione clandestina Centre-Berry e
portando a termine varie missioni aveva scalato rapidamente la
gerarchia interna. Faceva parte dei responsabili che portavano
su di s una capsula di veleno mortale e avevano istruzioni di
inghiottirla piuttosto che cadere tra le grinfie dei torturatori
della legione. Aveva operato a Lione e dintorni, poi era stata
trasferita nel CERI del Centro. Gi altri compagni si erano
infiltrati nell'amministrazione dei campi di evacuazione, con
l'obiettivo di impedire lo sterminio massiccio e sistematico dei
cittadini islamici. Aveva avvisato l'organizzazione dell'ignobile
traffico di bambini osama, ma loro avevano replicato che si
limitasse a fornire i documenti e le informazioni richieste. Poi,
in seguito, quando il direttore del campo era stato sostituito, le
avevano ordinato di andare a letto con il vicedirettore. Quanto
a confidenze tra le lenzuola, aveva rimediato solo una manciata
di pettegolezzi senza importanza e dei tremendi momenti di
solitudine. Lui sembrava gradire la sua compagnia, ma non
riusciva ad abituarsi alla sua cicatrice, cos come al suo odore e
ai suoi modi da zotico. Per fortuna baci e carezze non gli piacevano
affatto, si accontentava di saltarle addosso e di piantarle il
suo arnese fra le cosce. Se mai avesse dovuto prendere in bocca
quell'appendice viola e contorta, perfino lei avrebbe vomitato.
Poco dopo l'alba tornava nel suo alloggio, una camera nell'edificio
dell'amministrazione. Per quanto tempo passasse sotto la
doccia, non riusciva a lavare via la nausea. Si rivestiva e senza
fare colazione correva a incontrare il suo contatto. L'aspettava
come ogni giorno nello spiazzo dei fornitori, un cortile isolato
in cui i camion scaricavano le merci. Lui era l per consegnare
il pane, ufficialmente, e questo lavoro fittizio permetteva loro
di scambiare informazioni senza alimentare sospetti. Parte del
ruolo di segretaria consisteva nel controllare le merci e firmare
le bolle di accompagnamento. A domanda risposta: s, lei e il
vicedirettore dividevano il letto, no, il governo non gli aveva
ancora dato il via libera per lo sterminio dei prigionieri islamici,
s, cercava di farlo parlare, no, non era uno che parlava molto,
s, non appena avesse ottenuto la preziosa informazione si
sarebbe precipitata a comunicarla in paese, al solito posto...
Se ne andava dopo averle augurato buona fortuna. Capiva
dai suoi occhi e dal sorriso che non avrebbe voluto trovarsi al
suo posto. Anche se lei s'immolava per la causa, in fondo, i suoi
compagni di lotta non potevano fare a meno di vederla come una
puttana. Non lo ammettevano, certo, la tenevano semplicemente
alla larga dai loro giochi d'amore. A nessuno di loro sarebbe
mai venuto in mente di prenderla come amante, figuriamoci
come moglie. L'organizzazione Centre-Berry le procurava le
pillole contraccettive e l finiva il contributo al suo benessere.
Si batteva per le donne europee, ma senza farsi illusioni sul
loro appoggio o sul loro futuro, perch quasi tutte sostenevano
l'arcangelo Michele. Le madri accettavano che i figli fossero
spediti sul fronte Est, le mogli si lasciavano murare vive nelle
proprie case con una rassegnazione degna di tempi che l'Europa
sembrava essersi lasciata alle spalle. Erano pur sempre libere
di scegliere fra le virt cristiane e l'orrore islamico. Rifiutatevi
di essere fedeli all'ultimo difensore dell'Occidente, all'erede di
Carlo Magno, e un velo vi ricoprir dalla testa ai piedi, sarete
umiliate, ripudiate, vendute, barattate come una merce qualsiasi,
lapidate al minimo sospetto di adulterio, vi sar tagliata
la lingua, sarete mutilate, verrete picchiate quotidianamente.
Terrorizzate dallo spauracchio islamico, le donne europee
avevano quindi rinunciato alle libert eretiche conquistate a
caro prezzo dalle proprie sorelle nel corso dei secoli. Aborto,
contraccezione, lavoro, diritto di voto erano finiti o stavano
finendo nel dimenticatoio.
Lei stessa agiva per liberare i cittadini islamici rinchiusi nei
campi, per opporsi a una politica contraria al suo concetto di
umanit, ma a volte dubitava di agire per il meglio, soprattutto
quando un AK infiltrato si faceva saltare in aria in una strada
piena di gente e a lasciarci le penne erano centinaia di passanti.
O quando una decina di bombe all'uranio impoverito
radevano al suolo un quartiere. In quei momenti diceva a se
stessa che lei e i suoi compagni erano intenzionati a liberare
migliaia di uomini e di donne assetati di vendetta, migliaia di
mostri a piede libero nelle campagne e nelle citt europee. Poi
si rendeva conto di essere a sua volta vittima della propaganda
ufficiale, che voleva solo soccorrere degli esseri umani vittime
di una repressione brutale, rifacendosi a quella virt, peraltro
cristiana, che si definisce compassione.
Domattina partir per Parigi. Sar di ritorno fra due o
tre giorni.
Prima di crollare al suo fianco ansimante e sudato, il vicedirettore
l'aveva presa con una furia inusitata. La cicatrice, di
un rosso acceso, palpitava come un cuore nudo.
Credo che forse... dovremmo sposarci.
Quella proposta la sconvolse talmente da farla quasi scoppiare
a ridere.
Se verr nominato direttore, bisognerebbe... insomma,
regolarizzare la nostra situazione. Gli altri potrebbero sfruttare
questo punto debole, capisci?
Gli altri chi?
Non appena ti ritrovi in vetta, alcuni sognano solo di farti
sloggiare da l.
Cosa vai a fare a Parigi?
Le rispose, ma dopo essere rimasto zitto per un po'. Non
si fidava ancora del tutto di lei. E s che le era sembrato di
chiederglielo con la massima disinvoltura.
I delegati del Ministero dell'interno hanno convocato i
direttori dei CERI di tutta Europa.
Mi mancherai, spero non vada troppo per le lunghe.
Fece allora un gesto che solo la sera prima non avrebbe
creduto possibile: allung un braccio e appoggi la mano sulla
cicatrice. Rabbrividirono entrambi, lui per la sorpresa, lei per
lo schifo. Incapace di avere a che fare un attimo di pi con
quella carne purulenta, gli afferr il membro ancora non del
tutto rammollito, imbrattato di sperma. Non reag come aveva
previsto per, perch stringendole il polso le respinse la mano
con malcelata violenza. Lei si morse il labbro inferiore e si diede
dell'imbecille: aveva dimenticato che quasi tutti gli uomini
odiano che si giochi con il loro sesso dopo che sono venuti.
Scusami, ti ho fatto male...
Non mi hai ancora risposto.
Lasciami un po' di tempo, devo abituarmi all'idea.
Piuttosto che sposarsi davvero con quel tizio, avrebbe preferito
gettarsi in uno dei forni del grande inceneritore.
Quando torner da Parigi mi darai una risposta, d'accordo?
Acconsent sbattendo le ciglia, con un sorriso, sperando che
l'organizzazione intervenisse o in un miracolo che le risparmiasse
anche quella prova.
Ci sposeremo dopo, aggiunse lui.
Dopo cosa?
Dopo che avr fatto il lavoro sporco, dopo aver ripulito
i campi.
Ce la mise tutta per non mostrare nulla della tensione che
tutto a un tratto la opprimeva. Quell'uomo stava parlando con
terrificante distacco di mandare a morte i dieci o dodicimila
prigionieri del CERI del Centro, e dalla sua vagina colava il
suo sperma raffreddato.
Per quando  previsto?
A quanto ho capito, le operazioni cominceranno entro
dieci giorni. In tutti i CERI d'Europa ci sono circa otto milioni
di detenuti.
Cos tanti?
Di pi, se si contano i campi di transito.
E poi? Voglio dire, quando avrai completato la... pulizia?
Qualcosa da fare ci sar sempre. Quando gli osama non
esisteranno pi, il CERI del Centro si riempir di oppositori
politici, di delinquenti comuni, di clandestini.
Chi te lo ha detto?
Lui si sollev su un gomito e la fiss con un'espressione
molto vicina al sospetto.
Non ti preoccupare, non c' pericolo che perda il lavoro.
Soprattutto perch presto avr una donna da mantenere.
Si chin su di lei e la gratific con un bacio. Dieci litri d'acqua
pura non sarebbero riusciti a scacciarne il sapore.
Stanotte passiamo all'azione.
Stanotte? Ma...
I pensieri le si aggrovigliarono in testa. Accompagnato da tre
guardie, il vicedirettore era partito poche ore prima per Parigi.
Lei era rimasta sotto la doccia pi a lungo del solito senza riuscire
a liberarsi dell'odore vomitevole che la perseguitava nelle
profondit del suo corpo, poi si era infilata un vestito e intorno
alle 7 era andata nel cortile dei fornitori. Il suo contatto la stava
aspettando con un sorriso sulle labbra e un'insolita flemma
negli occhi. Le si avvicin ancora un po' e aggiunse sottovoce:
L'assenza temporanea dei direttori del CERI determina un
calo della vigilanza. Dobbiamo approfittarne. Il coordinamento
europeo ha ordinato a tutte le organizzazioni clandestine di
entrare in azione verso mezzanotte.
Ma siamo pronti?
Non c' altra scelta: il governo ormai ha fissato la data dello
sterminio dei prigionieri. Non ci resta che...
Dieci giorni. Ho avuto questa informazione proprio stanotte.
Per non scoppiare in singhiozzi si morse l'interno delle
guance. Lo sapevate gi,  cos? Quello che ho fatto in realt
non  servito a niente.
Si gratt la testa sotto il berretto concedendole un'occhiata
dispiaciuta.
Non dire cos. Meglio essere sicuri due volte che una sola,
no?
Scosse la testa, una lacrima di rabbia si stacc netta dalle
ciglia.
Quali sono gli ordini che mi riguardano?
Non esporsi nell'azione di stanotte, restare al CERI, attendere
le nuove istruzioni.
Ma santo Dio, quel... Lui mi ha chiesto di sposarlo!
Non sei costretta ad accettare.
Se rifiuto mi far trasferire. E l'organizzazione qui dentro
non avr pi nessuno.
In tal caso dovrai sposarlo.
Ma ti rendi conto di cosa mi chiedi?
Si rese conto che il suo tono di voce aveva attirato l'attenzione
di una sentinella davanti alla cancellata del cortile, si diede
quindi una calmata. C'erano solo due camion parcheggiati
davanti alle piattaforme di scarico, il camion del suo contatto e
quello, in gran parte ammaccato, del mattatoio che consegnava
le carcasse dei maiali. Con un lievissimo cenno della mano, fece
segno alla guardia che andava tutto bene.
Presto riceverai l'ordine di eliminarlo, aggiunse il suo
contatto con un sorriso benevolo.
Lo trovava affascinante con quei capelli ricci, la pelle scura e
i denti di un bianco smagliante. Vero era anche che a confronto
dell'amante a cui era obbligata, qualsiasi uomo le sembrava
desiderabile.
Ucciderlo non mi vendicher delle notti che ho dovuto
passare con lui.
Si sarebbe aspettata qualche parola di conforto, ma ottenne
solo una di quelle frasi, lapidarie nella loro banalit, che troncano
una discussione quando sta per farsi difficile.
Siamo tutti tenuti a fare cose che non ci piacciono, io per
primo.
Le allung la bolla di consegna e aspett che la firmasse
prima di risalire sul camion.
Ci sarai anche tu stanotte con gli altri? chiese lei.
Questo, dolcezza, non sono autorizzato a dirtelo.
La osserv alcuni secondi con l'espressione di un mercante di
cavalli costretto a malincuore a rinunciare a una bella puledra,
poi chiuse la portiera e mise in moto il camion.
In ufficio continuava a tenere d'occhio l'orologio, i doveri
quotidiani non bastavano a distrarla. Cerc di spezzare
la monotonia della giornata andando all'ora di pranzo nel
paese vicino. La sua vecchia macchina, che usava solo in rare
occasioni, si accese al primo colpo. Convinta che un giorno
o l'altro le avrebbe salvato la vita, s'imponeva di mantenerla
in buone condizioni. Pranz alla locanda di padre Jules, un
ristorantino a gestione famigliare in cui si radunavano alcuni
membri dell'amministrazione del CERI e i notabili dei paesini
circostanti. Una volta dentro, incroci gli altri due testimoni
della moralit, il sindaco e il parroco. La salutarono da una
certa distanza, immersi nel fumo delle loro sigarette, gi rubizzi
per il vino cattivo. Le tornarono in mente i cadaveri esangui
di quei due ragazzi, il direttore e la osama, che si erano aperti
a vicenda le arterie femorali compiendo un atto d'amore puro
e insieme disperato. Quei due, se non altro, avevano deciso di
mettere in pratica ci che pensavano. Nel loro sonno eterno li
aveva trovati magnifici. Colpita da quelle espressioni serene si
era ritrovata a pensare che a volte, rispetto agli attacchi di un
mondo corroso dai suoi vecchi demoni, non ci fosse reazione
pi elegante della rinuncia.
Non  giusto che una donna carina come lei mangi da sola,
le disse il proprietario servendole il piatto del giorno, che poi
era l'unico in assoluto.
Un po' di solitudine non guasta, di tanto in tanto.
Ho sentito dire che il direttore del CERI  andato a Parigi.
Si agit come un orso goffo prima di porre la domanda che lo
tormentava. Allora, a quando le nozze?
Anche se solo per pochi istanti, ebbe una voglia terribile di
torcergli i baffi o di piantargli la forchetta nell'occhio bovino con
cui la fissava a pochi centimetri dalla sua testa. Cos, dunque,
il signor direttore aveva raccontato a quel bifolco che andava
a letto con lei e gli aveva anche detto che si sarebbero sposati
presto ancor prima di chiederle cosa ne pensasse.
Non lo so, ma certamente verr informato.
Mangi lo spezzatino un po' troppo alla svelta, bevve un caff
che sapeva di carbone e pag nonostante il proprietario volesse
offrirle il pranzo a ogni costo. Poi and a passeggiare lungo il
canale. Quanto avrebbe voluto partecipare alla liberazione dei
campi. La sua condizione di donna la condannava a mansioni
di secondo piano, degradanti. I compagni dell'organizzazione
e i legionari dell'arcangelo Michele almeno su questo punto
andavano d'accordo. Un refolo di vento incresp la superficie
piatta del canale e si spinse fin sotto i suoi vestiti facendola
rabbrividire. Verso l'orizzonte, quatte quatte, si avvicendavano
sfilando delle nuvole nere. Ormai in quella stagione nota un
tempo come estate, il sole rifiutava di fare la sua comparsa.
Occultando luna e stelle, il manto di nubi avrebbe favorito i
membri dell'organizzazione. Piena d'amarezza, rientr al CERI
e parcheggi la sua vecchia auto nell'edificio adibito di solito
allo stoccaggio del carbone e della legna. Quando lo trov nel
suo ufficio, seduto sulla sua sedia, immerso nella lettura di
un documento, rischi di svenire per lo stupore. Barcoll, si
appoggi alla porta per non cadere.
Contenta di rivedermi?
Alz gli occhi dallo schedario che aveva in mano e l'avvolse
con uno sguardo indecifrabile.
Ma cosa... Dovevi tornare da Parigi fra due o tre giorni.
Appoggi lo schedario sulla scrivania, si alz e avanz verso
di lei con passo pesante e vagamente ostile.
Hai riflettuto sulla mia proposta?
Be', non si pu dire che ne abbia avuto il tempo.
Hanno dato ordine a tutti i direttori di rientrare immediatamente
nei rispettivi CERI.
Perch? Cos' successo?
Si stava riprendendo dalla confusione che l'aveva colta,
sentendo che l'organizzazione era in pericolo recuper i suoi
riflessi da combattente.
Ci  stato comunicato che i terroristi di Europa Democratica
e Laica hanno in programma un'incursione nei campi.
Non prov a sottrarsi quando le avvicin le labbra. Il bacio,
di una freddezza chirurgica, dur solo un battito di ciglia.
Un'incursione? E per quale motivo?
Vogliono liberare i prigionieri islamici.
Sarebbe come fare uscire delle belve dalle loro gabbie.
Bah, i fanatici dell'EDL comunque hanno fatto male a
sottovalutare l'efficienza dei nostri servizi segreti. Questi apprendisti
eroi saranno accolti come si deve. Pi di mille legionari
piomberanno qui dopo il tramonto. Soldati scelti.
Lei soffoc il panico con la forza della disperazione. Doveva
avvisare al pi presto il suo contatto.
Ho dimenticato una cosa alla locanda di padre Jules,
devo...
Le chiuse le dita sull'avambraccio e lo strinse. I suoi occhi,
immensi e scintillanti, sembravano sul punto di schizzare fuori
dalle orbite.
Prima dammi la tua risposta.
Domani, promesso. Te la dar domani.
Non allent la pressione sul braccio.
Voglio sentirla adesso.
Allora  s, s...
Credette di guadagnare un attimo di tregua, di alleviare il
dolore atroce che raggiungeva la spalla destra, ma lui continu a
stritolarle il braccio come se volesse affondarle le dita nelle ossa.
Volevo solo sapere fino a dove eri capace di spingerti.
La tir verso il basso per costringerla a inginocchiarsi. Lei
cerc di resistere, perci con la mano libera la colp con un
ceffone cos violento da farle sbattere la nuca contro la porta.
Lavori per i terroristi dell'EDL, non  cos?
La prese per i capelli e la sbatt sul pavimento. Mezza
stordita, si ricord che doveva ingerire il contenuto della capsula
nascosta nella collana. Adesso. Qualcuno aveva tradito
l'organizzazione Centre-Berry e gli altri rami appartenenti al
movimento clandestino dell'EDL. Non doveva assolutamente
rivelare i nomi e i codici che aveva memorizzato.
Sei riuscita a prendermi in giro per bene, eh?
Non c'era da sperare in nessuna clemenza da parte di un tizio
frustrato per via di una cicatrice. Le sfond la schiena a forza
di calci. Perse conoscenza, torn in s e avvert di nuovo quel
dolore insopportabile. Era riversa contro una parete, dietro il
vecchio divano del suo ufficio.
La voce profonda del suo boia abbaiava ordini al telefono.
Lei per l'organizzazione non poteva pi fare niente. Infil una
mano nella scollatura del vestito e, bench le tremassero le
dita, liber a tentoni la minuscola capsula inserita nel ciondolo.
Fu assalita e trafitta da pensieri terribili. Stava per darsi la
morte prima ancora di cominciare a vivere. Si ricord dei corpi
nudi e pallidi del vecchio direttore e-della sua amante osama,
della loro eleganza mortuaria. Decise di morire con la stessa
dignit. Spinse la capsula fra i denti e aspett, un po' prima di
rompere il sottile rivestimento di silicone. Si concentr sulle
parole del vicedirettore come si sarebbe aggrappata a un'ultima
speranza.
... catturarne qualcuno vivo e fargli sputare tutto quello
che sa... bisogna strappargli i nomi dei loro complici con tutti
i mezzi...
Niente da aspettarsi, decisamente, da un uomo simile. N
dagli altri.
Con gli incisivi spezz il rivestimento della capsula. Assapor
l'amaro del veleno.
Il tempo di un rimpianto e l'aria cominci a mancarle.
...
.
...
Capitolo 21.
...
.
...
Mi vuoi dire perch te ne sei andata?
Pibe addent il panino e ingoi l'enorme boccone dopo
averlo masticato solo due o tre volte. Il sapore un po' rancido
del formaggio e del burro non gli imped di mangiarlo con
voracit. N d'altra parte l'odore di marcio dell'aria umida. Il
pane scongelato e poi scaldato, era soffice e croccante come se
l'avessero appena sfornato. I trisomici raggruppati in un angolo
della stanza lo guardavano mangiare con un interesse insistente
che poteva ricordare l'invidia.
Stef riemp due bicchieri con il vino rosso che aveva scovato
nel retro della cucina. Visto che il villaggio aveva subito
un attacco chimico, non voleva correre rischi con l'acqua del
rubinetto. Per i ragazzi down aveva aperto due cartoni di succo
d'arancia scaduto da dieci giorni soltanto.
Pibe cerc di non fissare al di l della vetrata, due corpi
stavano marcendo nella veranda. I gas mortali avevano sorpreso
i vecchi inquilini sulle sdraio, paralizzandoli. Non avevano
avuto la forza di alzarsi e la loro agonia aveva assunto delle
pose indecenti, grottesche, come se fossero stati tramutati in
pietra da una maledizione biblica. Il tempo aveva cominciato
la sua opera di degradazione, trasformando i tratti somatici
gonfi e scuri in una poltiglia. Le case del vicinato offrivano
probabilmente uno spettacolo simile. L'attacco era avvenuto
dopo il tramonto, nessuno quindi aveva perso la vita per strada
o in piazza. Quale politico, adesso, avrebbe avuto il coraggio di
giurare mano sul cuore che le parti belligeranti, nel corso della
guerra, non avrebbero mai e poi mai utilizzato armi chimiche
o batteriologiche? Il padre di Pibe aveva sempre creduto alle
promesse dei governi europei: la menzogna  incompatibile con
l'ideale cristiano, affermava convinto. Le bombe madri non gli
avevano lasciato il tempo di capire che aveva torto.
Allora, perch sei andata via?
Stef bevve un gran sorso, riappoggi il bicchiere di vino sul
tavolo e per alcuni istanti osserv concentrata una tela attaccata a una parete.
Ci sono cose, Pibe, che devono essere fatte da soli.
Quali?
Non ci sar sempre io qui a proteggerti.
Ah, perch tu mi staresti proteggendo!
Ad agitare Pibe erano sentimenti contraddittori. La gioia
che rasentava l'euforia per aver ritrovato Stef, si tingeva di una
rabbia sorda e di una preoccupazione profonda. Rabbia contro
la stronza che l'aveva piantato in piena notte lasciandolo solo
nella topaia dei due fratelli, preoccupazione perch lei, adesso,
gli stava annunciando nuove sparizioni, nuove assenze, nuovi
abbandoni. Intuiva che lo stava preparando a una separazione
pi radicale, per il momento per aveva voglia solo di una cosa,
saziarsi della sua presenza, del suo sorriso, del suo sguardo, del
suo respiro. Torn alla carica dopo aver mangiato due terzi
del panino.
Mi stavi aspettando qui?
Ti avrei aspettato ovunque fossi finito.
Quello che dici non ha senso: non si pu essere dappertutto
allo stesso tempo!
Non  poi cos difficile, basta smettere di credere che il
mondo si limiti a ci che captano i nostri sensi. Alcuni uomini,
animati dalla curiosit, hanno dedicato la vita a dimostrare che
la materia  costituita da onde e vibrazioni. Loro avrebbero
affermato che io sono collegata alla tua onda, Pibe. Altri direbbero
invece che sono connessa al tuo io profondo, alla tua
essenza. Qualsiasi cosa uno faccia, fa risuonare una nota nel
grande coro della Creazione. Una nota unica, riconoscibile fra
tutte. Per risalire a te mi basta continuare a sentirla.
Con un gesto brusco, Pibe scacci la fastidiosa impressione
che lo stesse di nuovo prendendo in giro. Fraintendendo le
sue intenzioni, i trisomici si misero n pi n meno a frusciare
come giunchi secchi. Cosa doveva essersi inventata perch le
tributassero una simile adorazione? Avevano ancora in mano le
fionde e se avesse anche solo fatto finta di alzare un dito su di
lei, l'avrebbero tempestato di colpi senza pensarci un attimo.
Nei loro occhi, tondi e allungati al tempo stesso, non c'era
traccia di gentilezza, solo una vigilanza ossessiva, inquietante.
Vuot il bicchiere di vino con la stessa avidit con cui si
sarebbe scolato una lattina d'aranciata. Fece una smorfia, sent
l'alcol affluirgli nel sangue alterando equilibrio, percezioni e
pensieri.
Gog e Magog... Alla fine siccome di treni non ne passavano
pi, sono voluti andare a fare le loro commissioni, ripart con
una voce su cui aveva perso il controllo. Con la macchina siamo
arrivati in una strada bloccata, allora Gog ha voluto tagliare per
il bosco, abbiamo sbattuto contro un albero e io sono scappato.
Non li potevo aiutare quei due, erano mezzi svenuti, non ce la
facevano a muoversi, cos mi sono fatto sparare addosso, ho
seminato i ladroni e ho passato tutta la notte sotto un masso...
Rabbrivid. Nel suo corpo non si era ancora spento il ricordo
delle ore terribili che aveva trascorso nelle tenebre.
Ho trovato per caso una strada e l'ho seguita. Come potevi
sapere che sarei arrivato qui?
Siamo diretti a Est, no?
Questa non  una risposta! E poi perch diavolo ci stiamo
andando a Est?
Vogliamo conoscere l'arcangelo Michele. Credevo che su
questo fossimo d'accordo.
Non sono pi cos sicuro di averne voglia. E poi l c' la
guerra. La guerra vera, cazzo!
Con un cenno del mento, Stef gli indic i cadaveri in putrefazione
sulla terrazza.
Quelli erano convinti di essere al riparo dalla guerra. A
questo mondo non si  al sicuro da nessuna parte.
Riemp di nuovo il bicchiere a Pibe. A un tratto la luce del
giorno diminu e una pioggia sferzante si abbatt sul villaggio
come se si fossero aperte le cateratte del cielo. L'acqua riemp
i canali di scolo, sommergendo i marciapiedi. Fesse era gi alta
come lo sarebbe stata da adulta da uno o due anni, si capiva, ma
da allora doveva essere diventata ancora pi bella. Pibe anneg
i suoi tormenti con una generosa sorsata di vino. A trascinarlo
verso di lei era una corrente nuova, impetuosa, qualcosa che con
le pulsioni dell'infanzia aveva ben poco a che fare. Fino a quel
momento pi che desiderata l'aveva idealizzata, considerandola
una madre, una sorella, la ragazza dei suoi sogni. Stef aveva
raccolto i capelli neri in uno chignon che le lasciava scoperta
la nuca facendo risaltare il collo sottile. Aveva sostituito i jeans
recuperati nella villetta distrutta dalle bombe con un vestitino
bianco corto. La scollatura profonda lasciava vedere il reggiseno.
Peccato che gli stesse seduta di fronte, pensava Pibe, e il tavolo
le nascondesse le gambe.
Te li ricordi i barattoli a casa di Gog e Magog?
Gli fece segno di s. Esprimere ci che pensava, scegliere le
parole, era sempre pi faticoso. Invece che smettere di bere,
giudic furbo finire il bicchiere e tenderlo a Stef perch versasse
altro vino. Hai troppa fretta di dimostrare che sei diventato
uomo, sussurr il suo io profondo. Stef lo serv senza fare
commenti, senza espressioni di rimprovero.
Be', non indovinerai mai cosa c'era dentro...
I loro escrementi.
Ah, lo sapevi?
Pibe aveva pensato di far colpo con le sue rivelazioni, come
quando insieme a Pierre-Jean cercava di sbalordire le ragazze nel
cortile della scuola all'intervallo. Il vino si stava facendo acido
in fondo alla gola, le piastrelle del pavimento cominciavano a
perdere i loro colori accesi e gli spigoli.
Cos'altro avrebbero potuto produrre quei due buchi di
culo? mormor Stef.
... disgustoso, no?
Solo per quelli a cui la vista e l'odore della merda fa schifo.
Stef si alz, and alla finestra, guard la pioggia che veniva
gi a secchiate. Pibe ne approfitt per sbirciarle le gambe, su
cui la sedia aveva disegnato delle strisce rosse.
I trisomici la raggiunsero e si disposero di fronte a lei come
a formare una siepe spessa e scossa dal vento. Pibe avrebbe
voluto pregarli di farsi da parte, nessuna parola riusc per a
oltrepassare la soglia delle sue labbra, pi dense e collose del
fango. Si alz, o quantomeno era quello che voleva fare, ma
perso il controllo delle gambe precipit in caduta libera fra le
sedie e il tavolo.
Sono quasi quindici ore che dormi...
Testa piena di buchi, lingua pastosa, stomaco contratto, Pibe
aveva conosciuto risvegli pi gradevoli. Sentiva una specie di
soffio umido su braccia e torso. La luce fioca di una lampada
sembrava incorniciare un comodino e met testiera di un letto,
mentre uno schiocco regolare tagliava il silenzio. Di Stef, seduta
sul bordo del letto, riusciva a vedere solo gli occhi e una parte
di fronte. Una lingua d'aria fredda s'infil sotto le lenzuola
facendogli capire che era nudo.
Mi hai spogliato tu?
Le parole che aveva appena pronunciato gli rimbombarono
in testa come un martello su un'incudine.
Io, s, insieme ai miei amici.
Intendi... i ritardati?
Avresti dovuto vederli, erano al settimo cielo. Vedere o
toccare corpi normali di solito gli  precluso. Era come se gli
avessero affidato un tesoro.
Ma allora sei pazza, pazza davvero! Prima mi guardavano
male, avrebbero potuto scorticarmi vivo!
Il sorriso di Stef regal all'oscurit un bagliore pallido e
passeggero.
Ti hanno accarezzato, te ne sei accorto?
Uno schiocco pi violento degli altri attir l'attenzione di
Pibe. Una bocca rettangolare si stagliava sulla parete in fondo,
una finestra, le ante socchiuse cozzavano fra loro a ogni corrente
d'aria che s'infiltrava nella stanza.
Dappertutto?
Gi, non hanno trascurato nemmeno un angolino.
E tu non hai fatto niente per impedire che...
Perch avrei dovuto? Non facevano niente di male.
E a te? Non ti hanno mai...
Io gli permetto di guardarmi, a volte anche di toccarmi. Per
il resto, si arrangiano fra loro.
E se ti saltassero addosso?
Non  mai successo e non succeder.
Pibe si copr le spalle con il lenzuolo. Era sospeso fra il
piacere legato alla presenza di Stef e il senso di esasperazione
che avvertiva per le sue risposte. Possibile che avesse permesso
a quei ritardati di denudarlo e di palparlo? Non riusciva a
crederci, una fesseria del genere gliel'aveva raccontata solo
per provocarlo, per sbigottirlo. Come sempre. Non poteva
comunque negare che la sua pelle fosse percorsa da fremiti,
una reminescenza di sfioramenti rubati.
Vuoi che dorma qui con te?
Stef gli aveva fatto questa domanda con la stessa innocenza e
lo stesso distacco che metteva in ogni parola che diceva. La sua
proposta lo paralizz. Pibe ricord di colpo che aveva appena
smesso di essere un bambino, che per i giochini degli adulti
non era forse ancora pronto. E poi la sbronza del giorno prima
aveva lasciato delle tracce nel suo organismo, dolori e nausea.
E voglio proprio dire dormire. Solo dormire, precis Stef.
Non aspett la risposta per sfilarsi il vestito, la biancheria
intima e infilarsi sotto le coperte. Pibe non os muoversi di un
millimetro neanche quando lei spense la luce. Si chiedeva come
avrebbe dovuto reagire un ragazzo in circostanze simili, quali
erano le aspettative. Gli torn in mente il mucchio di baggianate
che lui e i suoi compagni si scambiavano sul sesso. I pi spavaldi
dichiaravano di aver spiato i genitori da un buco nella porta
o nel muro. Da quel guazzabuglio d'informazioni pi o meno
deliranti, Pibe aveva capito che l'uomo doveva muoversi come
quando un cane si faceva una cagna, pi rapidamente possibile,
finch la femmina non avesse respirato forte e infine gridato. Un
tizio aveva obiettato che sua madre non aveva nessun bisogno di
essere montata dal padre per respirare forte e gridare. A questo
tizio, che neanche sapeva distinguere le grida di una donna
che gode da quelle di una madre arrabbiata, gli altri avevano
lanciato sguardi condiscendenti, ma anche stracolmi di dubbi.
Sarebbe rimasto tutta la notte rannicchiato contro la testiera
del letto, se Stef non gli avesse messo una mano sulla spalla per
invitarlo a stendersi tranquillo. Tremava dappertutto, colpa
dell'umidit, certo, ma pi che altro era per via di una paura
ancestrale. Nel dubbio le diede le spalle e si avvicin al margine
del letto per non sfiorarla. Intirizzito fin nelle ossa, per un po'
lott con la voglia di accoccolarsi nel suo calore, un calore che
intuiva pi che percepirlo davvero e che accentuava, paradossalmente,
il suo intirizzirsi. La supplic in silenzio di prendere
l'iniziativa, di compiere quella sequenza di gesti a cui lui era
incapace di dar seguito. Allora, come se avesse sentito la sua
preghiera, Stef si appiccic a lui con la leggerezza della brezza,
gli pass un braccio intorno a un fianco e gli mise una mano
sul ventre. La dolcezza incredibile di quel palmo si sparse nel
suo corpo, calm i suoi tremori, disperse ogni paura, ma anche
ogni accenno di desiderio. Il respiro di Stef sulla nuca, il suo
seno schiacciato contro la schiena, il bacino contro il sedere
e le gambe aggrovigliate alle sue, lo avvolgevano in una bolla
di tepore e dolcezza che surclassava tutte le fanfaronate dei
compagni di scuola e bastava ampiamente a renderlo felice.
Dalla finestra ancora aperta entrava la luce, era giorno. Pibe
non sentiva pi i postumi della sbronza, e neanche quelli del
vagabondaggio nel bosco. Gioc un po' con la propria erezione
mattutina e si disse che con Stef aveva davvero sprecato un'occasione.
Lei non era n a letto n in camera, ma non si preoccup,
la notte l'aveva purificato da ogni angoscia. Si alz e si avvicin
alla finestra. Una cappa di nubi minacciose incombeva sulle
strade e sulle piazze deserte. Il governo europeo, concentrato
sulla guerra, si disinteressava delle cittadine minori devastate
dagli attacchi islamici. I soccorsi intervenivano solo nei grandi
centri urbani, e anche in questo caso con mezzi ridicoli. I canali
di scolo lungo la strada non erano ancora riusciti a smaltire le
precipitazioni dei giorni precedenti. Le campane di una delle
due chiese rintoccarono con delle note lunghe e lugubri.
Dodici rintocchi. Aveva passato quasi un'intera giornata in
quella stanza dalla tappezzeria e dai mobili d'altri tempi. I suoi
vestiti giacevano ammucchiati ai piedi del letto. Si domand
di colpo se i ritardati non potessero avergli preso la pistola.
Frug nervosamente dentro le tasche del suo giaccone, si tranquillizz
toccando il calcio liscio e freddo della SIG. Si mise i
vestiti sporchi di fango, avevano un odore forte e sgradevole
di terriccio e di sudore.
Raggiunse Stef in cucina, addosso aveva lo stesso vestito
corto del giorno prima, era circondata dal gruppo di trisomici.
Stavano togliendo dalle scatole alcune pizze surgelate per infilarle
nel forno della cucina a gas. Stef lo accolse con un sorriso
caloroso e con un bacio sonoro sulla guancia che gli procur
una serie di sguardi truci.
Dormito bene?
Le disse di s con un cenno del mento, stava per aggiungere
che gli sarebbe piaciuto se tutte le notti fossero tali e quali a
quella appena trascorsa, ma non lo fece.
Partiamo dopo mangiato, riprese lei.
E come?
Qui intorno di macchine non ne mancano. Dobbiamo solo
sceglierne una buona. C' anche un distributore. Dovremo
fare il pieno.
E loro?
La cosa non mi riguarda. Si rifaranno una vita a modo loro.
Se la caveranno anche senza di noi.
Senza di te, vorrai dire.
Spost i capelli che le finivano in faccia e lo fiss con uno
sguardo impenetrabile.
Tu, io, loro... il gioco  lo stesso per tutti.
Se tu tutto questo lo chiami un gioco... Hai sempre intenzione
di andare al fronte Est?
Stef allontan dolcemente dal forno due giovani down che
per sorvegliare la cottura delle pizze ci avevano infilato dentro
la testa.
Puzzi, Pibe. Nello scaldabagno c' ancora un po' di acqua
calda. Ti servono una buona doccia e dei vestiti di ricambio.
Puzzi puzzi puzzi...
Le parole scandite dai trisomici erano accompagnate da
battiti di mani, versi, smorfie. Capendo che l'avrebbero sbeffeggiato
a quel modo finch non se ne fosse andato di l, Pibe alz
le spalle e cominci a curiosare negli armadi e nelle credenze
sparse per la casa. I vestiti maschili erano brutti e tristi quanto
i mobili e i vari addobbi. Usc per strada e si diresse nella casa
vicina, che sembrava un po' meglio. Una volta l per non os
oltrepassare la porta d'ingresso, paralizzato dal fetore e dalla
paura di imbattersi in una scena insostenibile. Not, un po'
pi lontano, un negozio di vestiti. In vetrina campeggiavano le
pubblicit di marchi famosi. Con suo grande stupore, la porta
del negozio si apr senza fare resistenza, e ne cap il motivo
quando sul pavimento vide una donna mezza nuda, morta.
Fra le dita nere e gonfie aveva un mazzo di chiavi. Le sostanze
chimiche dovevano averla fatta secca sul colpo mentre stava
per chiudere, per liberarsi dalla morsa improvvisa e terribile
al petto si era strappata i bottoni della camicetta. La gonna
era completamente sollevata, le calze a rete le fasciavano le
gambe, aveva un tanga bianco, di pizzo. A Pibe parve di veder
muoversi qualcosa fra le pieghe dei vestiti e le ciocche sparse
dei capelli. La vita gi brulicava, o si stava sviluppando, nella
carne putrefatta della donna.
Fu colto da un conato che gli risvegli in fondo alla gola il
gusto acido del vino del giorno prima. Stava per andarsene seduta
stante, ma si disse che nelle vicinanze non avrebbe trovato
un posto migliore per recuperare dei vestiti, scavalc quindi il
cadavere, pass in rassegna gli scaffali e prese dei jeans larghi,
dei boxer grigi, delle calze dai motivi allegri, una camicia nera
con i bottoni automatici, una giacca di cuoio tipo aviatore e
degli scarponi di cuoio.
Li scelse a caso, senza darsi la pena di provarli e nemmeno
di controllare le taglie, le cifre sulle etichette, comunque, gli
risultavano misteriose quanto i geroglifici. Non vedeva l'ora di
andarsene da quel luogo da incubo, e prelev da un espositore
un paio di occhiali da sole con la montatura dorata e le lenti
bombate, riflettevano le immagini esterne come specchi deformanti.
Gli venne in mente, prima di uscire, di controllare quanto
ci fosse nella cassa. Tanto valeva che quel denaro, sempre che ce
ne fosse, servisse a qualcuno. Gli bast girare la piccola chiave,
era ancora al suo posto nella serratura, e la cassa si apr. Prese le
banconote da dieci, da venti e da cinquanta euro, se le ficc in
tasca e proprio nel momento in cui si impadroniva dei rotoli di
monete, not all'inizio di un corridoio due piccoli corpi sdraiati
a terra, due masse di carne sovrastate da capelli ricci e biondi.
Bambini, fra i due e i tre anni, un maschio e una femmina, erano
sicuramente gemelli e lo stato di decomposizione non faceva
altro che accentuarne la somiglianza. Dalla cavit oculare di
uno di loro fece capolino una minuscola forma bianca, strisci
lungo la guancia, casc sulla moquette e si allontan come se
niente fosse verso il battiscopa di legno.
Pibe lasci perdere le monete e scapp via di corsa.
Puzzi di culo, puzzi di culo, puzzi di culo, puzzi di...
I trisomici avevano aggiunto al loro ritornello una strofa
piccola ma consistente. Pibe non rispose al gesto indagatore
di Stef, fil in bagno, chiuse a chiave, si lev i vestiti in fretta e
furia e si precipit sotto il getto della doccia senza far caso alla temperatura dell'acqua.
...
.
...
Capitolo 22.
...
.
...
Maledizione!
Decine di uniformi saltavano fuori dal buio della notte.
Avanzavano senza fretta, stringendo a poco a poco le maglie
della rete. C'era un che di meccanico, d'inesorabile, nel modo
in cui si facevano avanti e non ce n'era uno che cadesse. Invece
i compagni dell'organizzazione e i detenuti appena liberati
ruzzolavano intorno a lui come birilli.
Fece qualche passo indietro tenendo l'indice sul grilletto
del fucile d'assalto. Le pallottole gli fischiavano intorno. Era
in trappola, stava per crepare nel CERI del Centro insieme ai
membri dell'organizzazione Centre-Berry, spazzato via da una
raffica di colpi, tradito. Due giorni prima, la festicciola che
aveva dato per i suoi vent'anni si era risolta in una sbronza
memorabile. E altrettanto memorabili erano stati i postumi.
Aveva sfruttato in pieno i vantaggi offerti dalla vita clandestina.
Entrato nell'organizzazione a sedici anni, era sfuggito
alla scuola, alla leva obbligatoria, alla partenza per il fronte
Est, aveva imparato a usare armi da fuoco ed esplosivi, aveva
condotto un'esistenza esaltante scandita da emergenze, pedinamenti,
fughe, sabotaggi, dagli amplessi furtivi e passionali con
donne di passaggio. Scopriva solo adesso, di fronte alla legione
schierata intorno al CERI, che la guerra non era un gioco. Si
era annerito il volto con il carbone, una misera precauzione
che non gli avrebbe impedito di essere abbattuto come un
cane. I soldati dell'arcangelo Michele avrebbero sbattuto il suo
corpo in una fossa comune, o l'avrebbero bruciato nel grande
inceneritore insieme agli osama. Avrebbe abbandonato questo
mondo senza lasciare traccia, a ricordarlo non ci sarebbe stata
neanche una scritta su una lapide.
Quei miserabili figli di puttana avevano fatto s che i membri
dell'organizzazione iniziassero a liberare i prigionieri, prima
di rivelare la propria presenza e aprire il fuoco. Tagliavano un
ramo importante del partito clandestino dell'EDL e, al tempo
stesso, massacravano i detenuti che si erano sparsi nella notte.
Non era un magro bottino. Non c'era da stupirsi che i rivoluzionari
si fossero infilati nel campo cos facilmente. Mentre si
arrampicavano nelle torrette di sorveglianza, le sentinelle non li
avevano visti n sentiti. Alzando le mani bene in alto, le guardie
non avevano opposto alcuna resistenza, non avevano neanche
provato a scappare o ad avvisare i superiori. Al segnale, i corpi
speciali erano usciti dall'oscurit, avevano aperto le porte
metalliche e si erano sparpagliati dentro immersi nelle tenebre.
Lui all'inizio era subito scattato insieme a tre compagni verso
l'edificio 3C, aveva tagliato le catene con delle enormi cesoie
e distrutto tre serrature con delle minuscole cariche esplosive.
Il loro ingresso inaspettato aveva scatenato un grande trambusto,
non avevano per ricevuto l'accoglienza entusiastica che
si erano attesi. I detenuti pi giovani avevano preso la palla al
balzo e si erano precipitati verso l'uscita del campo. I vecchi
si erano mostrati perplessi: temevano che l'amministrazione
aspettasse solo una scusa come questa per massacrarli. Perch
andare a gettarsi in pasto ai lupi, del resto? L'esercito della
Grande Nazione Islamica avrebbe presto sfondato il fronte Est,
avrebbe restituito loro la libert, l'onore e i beni. Aveva cercato
di spiegare che il governo aveva intenzione di sterminarli tutti
nel grande inceneritore in una decina di giorni, e queste parole
gli erano costate una scarica d'insulti: gli europei, fondatori e
custodi della civilt occidentale, non avrebbero mai massacrato
a sangue freddo vecchi, donne e bambini, era un atto contrario
alla loro religione, alla loro morale, alla loro giustizia. Aveva
allora dovuto ricordare che sul suolo europeo, in passato, si era
gi consumato un genocidio simile. Gli avevano chiesto dove
sarebbero potuti andare se scappavano da quel campo. Dietro
a quel filo spinato, in quelle baracche, se non altro si sentivano
al sicuro fra di loro, non rischiavano d'essere linciati, fatti a
pezzi, cosparsi di benzina o legati a una macchina e trascinati.
Alcuni avevano obiettato che all'interno del campo non sempre
erano trattati meglio dalla gente della loro stessa razza, che non
avevano trovato maggiore solidariet l che nel mondo esterno.
Alla fine, per, una parte dei detenuti si era decisa a seguirlo.
Diverse anziane si erano alzate, accodandosi a mariti e figli, si
erano gettate nella fiumana di gente che puntava verso l'uscita.
Lo rimpiangeva amaramente. Li aveva trascinati in una trappola,
aveva rubato loro qualche giorno di vita in pi. Attorno
a lui, donne e bambini giacevano nell'erba intrisa d'acqua, il
sangue mischiato alla melma. Profughi e liberatori avevano
reagito come qualsiasi altro gruppo in preda al panico, erano
scappati dappertutto, erano finiti gli uni addosso agli altri, si
erano offerti come agnelli belanti ai colpi dei legionari. Alcuni
adesso cominciavano a battere in ritirata, in direzione del
campo. Da parte dei detenuti era una reazione comprensibile:
si rifugiavano nei ripari che avevano appena abbandonato.
Insieme a loro, come a seguire la corrente, c'erano anche i
membri sopravvissuti dell'organizzazione rivoluzionaria. Non
avevano molta scelta su queste pianure completamente prive di
rilievi, ripiegare in uno spazio chiuso non era per una buona
soluzione. Avrebbero magari guadagnato alcuni minuti, ma i
legionari a quel punto avrebbero dovuto solo ripulire gli spazi
aperti, circondare le baracche, usare i fumogeni o un gas letale.
Il vento umido diffondeva un odore di polvere, escrementi e
sangue. La notte era divenuta una litania di crepitii, di gorgoglii,
di gemiti di dolore. Vide alcuni osama procedere di corsa a testa
bassa verso l'entrata del campo. Erano in tre, pi o meno della
sua et, addosso avevano panni chiari, erano secchi e vivi. La
loro determinazione lo colp: il panico non sembrava toccarli,
non reagivano, agivano. Che sapessero cosa fare per salvarsi?
Perso per perso, decise di legare la sua sopravvivenza alla loro.
Intanto i cavalieri dell'Apocalisse, uniformi e caschi neri, fucili
d'assalto argentei, sbarravano adesso l'intero orizzonte tinto
dai bagliori rabbiosi degli spari.
Un calore intenso gli sfior la guancia destra. Un proiettile
gli era sibilato a meno di dieci centimetri dalla testa. Alle spalle
sent il grido di una donna. Corse verso i tre osama senza curarsi
della sventurata, tempo da perdere non ce n'era, e attento a
non perderli di vista super le ombre terrorizzate, scavalc i
cadaveri. Davanti al passaggio creato nel filo spinato, trasformatosi
in una specie d'imbuto, si verificava inevitabilmente un
rallentamento. La gente si spintonava, si azzuffava quasi per
tornare all'interno del campo. I tre fuggiaschi si mischiarono
alla calca senza intoppi, erano come un aratro affilato che
incide un terreno morbido. Per seguirli dovette staccarsi da
quell'ammasso indistinguibile a ginocchiate e spintoni. Oltrepassata
la breccia nel reticolato, riecco le macchie chiare dei
loro indumenti, s'infilavano in un corridoio laterale che partiva
sulla destra, quasi parallelo alla recinzione. Tagli senza alcuna
cortesia in mezzo a un gruppo di donne e bambini. Li insegu
fino a un angolo sormontato da una torretta di sorveglianza,
poi presero una stretta via a sinistra, s'infilarono in un piccolo
spazio, un pertugio che c'era fra le baracche allineate e il filo
spinato. Un violento odore di ammoniaca lo aggred, lo soffoc.
Quel posto cos in disparte serviva probabilmente da latrina
a cielo aperto. Si lanciarono fra il terzo e il quarto edificio,
iniziando uno strano balletto inconcludente di cui non capiva
il senso. Si avvicin con cautela, a bocca aperta per respirare
pi ossigeno e con il fucile calato lungo un fianco. Dentro di lui
si facevano strada vecchie dicerie: Fate attenzione agli osama,
non si sai mai cosa hanno in testa, sono furbi, sempre pronti a
pugnalarti alle spalle; fanno un mucchio di bambini, le loro donne
non sono altro che bestie da riproduzione. Se li si lascia fare, fra
non molto saranno senz'altro pi di noi e, poco ma sicuro, ogni
paesino avr presto la sua moschea. Vecchi ritornelli seminati
nel suolo cristiano dopo la fine delle guerre d'indipendenza
e con le prime ondate migratorie. A partire addirittura dalle
crociate, e anche dalla comparsa dell'Islam, era solito dire Furet,
un vecchio professore di storia, una delle colonne portanti
dell'organizzazione Centre-Berry.
Furet che in occasione del loro primo incontro gli aveva fatto
un'enorme impressione, con la sua lunga chioma grigia, i baffi
folti, l'eloquio ricco e trascinante, la sua sconfinata erudizione.
Furet, furetto, da cui aveva preso spunto anche per il proprio
nome in codice, Faina. Furet, la stella che risplendeva a grande
distanza dai suoi genitori biologici, bottegai, gentucola grigia
che si piegava sotto il giogo comune, macchine che propagavano
pettegolezzi e calunnie, perfetti soggetti da manipolare per l'arcangelo
Michele che limitava le proprie apparizioni a qualche
trasmissione televisiva, cristiani mediocri che si palesavano
ogni domenica in chiesa per non rischiare di perdere un'ora
di paradiso o un cliente. A modo loro gli avevano voluto bene,
come s'innaffia e si accudisce un giovane virgulto nella speranza
che prima o poi produca frutti. Gli avevano lasciato dentro
tracce pi difficili da rimuovere di quanto avesse immaginato,
gli avevano inoculato quell'odio viscerale che scorre nelle vene
come un qualcosa che avvelena lentamente.
Non poteva fidarsi di se stesso. Non aveva mai avuto a
che fare direttamente con nessun osama, conosceva solo le
battute dei compagni sul loro conto, divertenti e infamanti al
contempo. Una slogatura al ginocchio aveva impedito a Furet
di partecipare alla missione nel CERI. Sperava che i legionari
non venissero portati dai traditori al suo rifugio. Come tutti
i responsabili delle sezioni di Europa Democratica e Laica lo
cambiava spessissimo, per fortuna. C'era bisogno di uomini di
quello spessore per gettare le basi di un mondo nuovo.
I tre osama stavano sollevando una botola che nascondeva un
buco largo circa un metro. La precisione dei loro gesti lasciava
intendere che avessero gi sfruttato quel nascondiglio. Due di
loro sparirono dentro, il terzo infil le gambe e poi il bacino
continuando a tenere la botola semiaperta.
A quel punto usc allo scoperto, copr la distanza in tre
falcate e gli attacc la canna del fucile alla fronte.
Non voglio farti del male, voglio solo venire l sotto con te.
L'osama lo guard con gli occhi grandi per la paura, li punt
sulla canna del fucile. Fiss quel demone dal volto macchiato di
nero rigurgitato dalla notte e gli fece segno di andargli dietro.
Delle poderose esplosioni coprivano con cadenza regolare i
colpi dei fucili d'assalto. I legionari si facevano strada a colpi di
granate e sonde esplosive, mentre un fumo acre, irrespirabile,
si spandeva fra le baracche.
Sbrigati, bisbigli l'osama. E smettila di tenermi quell'affare
incollato addosso!
Quasi si stup a sentirlo parlare francese. Inconsciamente, se
ne rese conto, li aveva sempre considerati stranieri, parassiti che
divoravano l'Europa mantenendo i propri usi e la propria lingua.
Vai avanti tu, chiudo io.
Accett la proposta, mise la sicura al fucile, s'infil nel buco
e scivol lungo un canale ripidissimo e asfissiante. Per poco
non cacci un urlo. I passaggi stretti, i cunicoli, i condotti, le
gallerie, gli avevano sempre fatto una paura del diavolo. Paura
che gli mancasse l'aria e finisse inutilmente nel panico a gesticolare
all'impazzata, a versare lacrime e urlare. I responsabili
dell'organizzazione sapevano della sua claustrofobia, dunque
non gli imponevano mai quelle missioni in cui fosse previsto
l'attraversamento di un sotterraneo, di un condotto di areazione
o di un camino. Non fece in tempo a farsi prendere dal panico,
per, perch atterr violentemente e quando dopo una specie
di capriola bene o male si rialz, per qualche secondo non fu
in grado di distinguere nulla, il buio era quasi liquido.
Sei tu, Mustafa?
Abituandosi all'oscurit, a meno di quattro metri vide le
forme chiare degli altri due osama. Aveva bisogno di ossigeno,
ma l'odore, terribile e soffocante, gli impediva di respirare come
si deve. Stava per avere un nuovo attacco di panico, e per non
scaricare una raffica di colpi su chi gli stava di fronte dovette
fare un grosso sforzo. Doveva uscire di l, sentire la carezza
dell'aria sul volto, liberare il petto dalla tagliola che lo mordeva.
Un raggio abbagliante gli frust la faccia, obbligandolo a
ripararsi gli occhi con le mani.
E tu chi saresti?
Furibondo, fece scattare la sicura del fucile e lo punt verso
la luce.
Spegnete quella cazzo di torcia!
Intu che a raddoppiare il loro sbigottimento era la sua stessa
agitazione. Il fascio di luce si spost verso il basso e illumin il
fondo di una parete ricoperta da uno strato spesso di materia
scura che qua e l si faceva nera.
Calma.
Il terzo osama era cascato a sua volta nella buca e si era
rimesso in piedi con l'agilit di un gatto.
Ha ragione. Spegnete la torcia.
E perch? Di sopra non ci vedono mica, replic una voce
che saltabeccava fra toni acuti e gravi.
Non si sa mai. Meglio non correre rischi.
E lui? Potrebbe essere un rischio anche lui, no?
La luce della torcia lo illumin di nuovo, stavano per saltargli
i nervi.
E uno di quelli che ci sono venuti a liberare. Siamo tutti
nella stessa barca.
Liberare? Meglio dire che ci hanno portati dritti dai legionari
come pecore al mattatoio.
Si sono fatti fregare, come noi. Come tutti quelli che non
se ne sono andati in tempo da questo merdaio. Spegni quella
torcia, Malik!
Prima lui deve posare il fucile!
Stava calmandosi un po'. L'intervento del terzo osama e lo
scambio che c'era appena stato riuscirono a rilassare i suoi nervi
tesi come archi. E poi un filo d'aria gli aveva sfiorato il collo:
in quel rifugio ampio, permeabile, senz'altro una vecchia fossa
settica in disuso, non rischiava di morire soffocato. Rimise la
sicura e appoggi l'arma contro il muro.
Spegni, Malik.
Il fascio di luce svan dopo un clic e le tenebre ripresero
possesso della fossa. Boati, esplosioni e urla rompevano il
silenzio sotterraneo, segno che il massacro, sopra, continuava a imperversare.
Credete che ai legionari non verr in mente di controllare qui?
Se aveva parlato, era soprattutto per dissimulare la propria angoscia.
L'amministrazione del campo crede che questa fossa sia
ancora in funzione, rispose un osama. Quando ha cominciato
a strabordare, siamo stati noi a svuotarla e a ripulirla. Cos ci
 venuta l'idea di farne un nascondiglio. Abbiamo deviato le
latrine verso un'altra fossa. Pensavamo che un giorno o l'altro
avremmo avuto bisogno di un rifugio.
Si chiamavano Mustafa, Malik e Hussein, erano originari
il primo dell'Algeria, il secondo della Tunisia e il terzo della
Palestina, ma erano tutti nati in Francia prima dell'invasione
delle legioni dell'arcangelo. Erano circoncisi secondo la tradizione,
ma a differenza dei genitori non erano religiosi, avevano
imparato a memoria alcuni versi del Corano senza per parlare
una sola parola di arabo. Avevano pensato di raggiungere un
Paese islamico perch non erano pi benvoluti in Europa e a
questo fine avevano contattato uno scafista che, dopo avergli
sottratto cinquemila euro ciascuno, li aveva portati dritti all'ufficio
ausiliario della legione a Bourges.
Rinchiusi tutti e tre nel CERI del Centro, erano rimasti
uniti a dispetto del regime di terrore imposto dai guardiani
e dagli sciacalli delle bande. Immaginando di essere presto
o tardi condannati, avevano cercato un modo di ribaltare il
proprio destino: a nessuno sarebbe venuto in mente di andare
a controllare una fossa settica. Ma quel rifugio non garantiva la
sopravvivenza, permetteva solo di guadagnaretempo, sospesi
nell'incertezza.
Parlarono a bassa voce quasi tutta la notte, interrompendosi
quando un'esplosione faceva vibrare il terreno. Se fossero usciti
vivi dal campo, avrebbero cercato di raggiungere le coste del
Mediterraneo e una volta l avrebbero preso un battello diretto
in Medio Oriente. Non avevano nessuna intenzione di arruolarsi
nell'esercito islamico, volevano solo smettere di tremare
e di fuggire. Alle popolazioni locali non piacevano granch i
musulmani che venivano dall'Europa, gravidi di tutti i peccati
occidentali, ma loro si sarebbero dati da fare per imparare
l'arabo e fondersi con la comunit dei credenti.
Il palestinese Hussein avrebbe aiutato la sua gente a riconquistare
il proprio Paese invaso dallo stato ebraico all'inizio
del ventunesimo secolo, a demolire quel muro vergognoso che proteggeva
la Grande Israele e inglobava le terre dei suoi antenati.
Nessuna diga, nessun muro, nessun esercito avrebbe resistito
alla legittima collera dei reietti che vivevano in Cisgiordania e
a Gaza, neanche il fronte in mano all'arcangelo Michele fra il
Mar Nero e il Mar Baltico.
Lui, invece, raccont loro di aver ricevuto il battesimo
cristiano, ma che nemmeno lui praticava la religione dei suoi
genitori. Non era mai riuscito a venerare il Dio della Bibbia,
quel cespuglio ardente che proteggeva gli uni e bruciava gli altri.
Se aveva creato l'uomo a sua immagine, e se tutti gli uomini
discendevano da Adamo, perch Dio aveva scagliato le sue
creature l'una contro l'altra? Perch ad alcuni aveva concesso
le terre sante e ad altri il fuoco della sua collera? Detestava
la Chiesa di Cristo, colpevole d'innumerevoli genocidi in
nome dell'amore verso il prossimo, i preti, quei neri predatori
dell'anima, o i bigotti come i suoi genitori, che erano sicuri di
comprarsi un pezzo di paradiso confessando le proprie colpe
una volta alla settimana e facendosi vedere tutte le domeniche
a messa. Facendo suoi gli argomenti di Furet, afferm che si
batteva per ristabilire la libert e la legalit in Europa, per
spazzare via l'arcangelo Michele, il drago dei Carpazi, cos che
tutti potessero nuovamente convivere in armonia nel Paese dei
diritti umani, quale che fosse la loro origine o la loro religione.
Ma in realt non aveva mai capito perch si fosse unito alla
resistenza. L'odio dei genitori, senza dubbio, quell'odio profondo
che si portavano nel sangue e in ogni respiro, era questa la
ragione principale. Se n'era andato di casa e dopo dieci giorni
di vagabondaggio una donna l'aveva raccolto per strada. L'aveva
invitato nel proprio letto, il marito era via, iniziandolo ai piaceri
della carne. Dopodich, siccome faceva parte dell'organizzazione,
l'aveva portato a una riunione clandestina, di l a poco
aveva conosciuto Furet e si era lasciato trasportare dal fascino
che il capo esercitava su di lui. Ecco come si diventa terroristi,
bombardi, nemici della cristianit: per uno strappo, per caso.
A un tratto, per un attimo, gli sembr che il calore all'interno
della fossa settica fosse aumentato di colpo, poi fin per
addormentarsi, cullato dalle sue stesse parole e dalla cadenza
regolare delle esplosioni.
Fu un raggio di luce a svegliarlo. Per riprendere coscienza
degli eventi del giorno prima gli ci vollero almeno venti secondi.
All'odore di merda si aggiungeva il puzzo di polvere e di
metallo fuso. Il suo primo istinto fu di cercare con lo sguardo
il fucile, nei suoi otto anni da rivoluzionario_gli era sempre
stato accanto. Sparito, esattamente-come i tre osama. Si alz
e controll tutte le tasche dei suoi pantaloni militari, c'erano
il pugnale e tre dei sei caricatori che aveva con s. Quei...
quei bastardi mentre dormiva gli avevano rubato il fucile e
tre caricatori! Non si  mai abbastanza prudenti con gli osama,
quelli mentre ti stringono la mano ti pugnalano alle spalle...
Penetrando diagonalmente attraverso la botola aperta, i raggi
di luce rischiaravano l'interno della fossa settica, la piaga bruna
si estendeva sul terreno e sulle pareti. Un brutto risveglio, ce
l'aveva a morte con se stesso, cerc di oltrepassare il budello
senza dar peso ai ripetuti attacchi di claustrofobia. Al terzo
tentativo riusc a risalire la pendenza liscia e scivolosa, pi
lunga di quanto gli fosse sembrato, afferr il bordo della botola
e issandosi con le braccia torn in superficie. Sulle prime fu
un sollievo rivedere il cielo grigio e respirare l'aria fresca, per
quanto fosse impregnata dello stesso fetore della fossa settica,
solo un po' meno forte. La massa scura delle baracche spariva
nel fumo come una nave nella nebbia. Nessuna traccia di vita,
solo il silenzio funereo che c' all'indomani di una battaglia.
Si spost di l, camminando con cautela. La rabbia contro i tre
osama e contro la propria ingenuit, rimbombava dentro di lui
senza abbandonarlo.
Prosegu senza incrociare anima viva fino al centro del
campo. Per via della pioggia notturna, il terreno era pieno di
rivoli d'acqua e di pozzanghere rosso porpora. Sotto le suole
sentiva scricchiolare un tappeto di bossoli. Aveva gi albeggiato,
vedeva quindi vestiti disseminati ovunque, i resti degli edifici
incendiati, i buchi scuri grandi due o tre metri, i frammenti
dei corpi carbonizzati. Viluppi di fumo salivano in cielo come
preghiere funebri.
Li vide mentre usciva dalla stradicciola in cui si era infilato.
Erano loro, i tre che lo avevano derubato. Addosso avevano
ancora i pantaloni e le camicie chiare macchiate. I loro piedi
galleggiavano a un metro da terra. Pendevano in fondo a delle
corde, erano state fissate alla struttura metallica di una baracca
mezza sfondata. Gracchiando, alcuni corvi svolazzavano sopra
gli impiccati.
Non ti muovere!
Dalla baracca spunt un legionario, lo teneva sotto tiro.
Impossibile capire che faccia avesse dietro la visiera scura e
convessa del casco. Il suo fucile era d'argento come la lancia
cucita sull'uniforme. Stavolta era davvero fregato, ma stranamente
non provava nessuna paura, nessun rimorso, piuttosto
uno spaesamento misto a rassegnazione. La situazione gli appariva
chiaramente, era tanto reale quanto assurda. I tre che lo
avevano derubato erano usciti troppo presto dal nascondiglio.
Un vento di compassione lo attravers, scacciando ci che
restava della sua rabbia.
Avanti, cammina.
Il legionario gli piant nelle reni la canna del fucile per
costringerlo a muoversi. Andarono verso l'uscita del campo.
Un po' pi in l, vari uomini vestiti da operai stavano gettando
dei corpi nudi e mutilati dentro a dei camion. Lavoravano in
silenzio, sincronici, con il naso e la bocca coperti da una mascherina
bianca. Per caricare tutti i corpi ammucchiati nel campo,
migliaia, sarebbe stata necessaria buona parte della giornata.
Il legionario lo accompagn fino agli edifici dell'amministrazione,
distavano un centinaio di metri dall'uscita del campo.
Via via che si avvicinavano, guardie e soldati dell'arcangelo
Michele si facevano sempre pi numerosi. Altri camion, in
questo caso neri e con il simbolo della lancia, occupavano per
intero il cortile interno.
All'ingresso dell'edificio principale, il legionario lo affid a
un gruppetto di ufficiali. Lo trascinarono attraverso un dedalo
di stanze, uffici in cui confabulavano nugoli di militari e di civili.
Fra i civili riconobbe Furet.
Furet e la sua lunga chioma grigia. Furet e i suoi folti baffi.
Furet nel suo sempiterno abito di velluto.
Furet che, avvertito da un ufficiale, gli and incontro a
braccia aperte, con un sorriso radioso sulle labbra.
Grazie a Dio sei vivo.
Furet che lo strinse a s con il calore di un padre.
Furet il traditore.
Avevo trasmesso la tua descrizione ai legionari della tredicesima
divisione. Avevano l'ordine di non spararti. Al buio
ci vedono molto meglio di me, ma non si sa mai, pu sempre
partire un colpo...
Poco ci manc che scoppiasse a ridere in faccia al suo vecchio
mentore. O che si mettesse a vomitare per il disgusto. Adesso
capiva da che parte aveva combattuto. Quel bastardo di Furet
aveva tirato i fili della sua esistenza con un'abilit diabolica.
Sono... morti... tutti quanti...
Meglio morire cos piuttosto che essere bruciati vivi in un inceneritore, credimi.
Ma perch... insomma, perch...
Perch risparmiare proprio te?
Di domande in realt ce n'era tante altre, ma questa senz'altro era una.
Furet avvicin la bocca al suo orecchio e bisbigli: Non lo indovini?
Si allontan di scatto e lo fiss. Nel suo sguardo vide una bramosia, un'eccitazione che lo turb. Cap allora che sarebbe appartenuto presto anima e corpo, o anzi gi gli apparteneva, al fondatore e affondatore dell'organizzazione Centre-Berry.
...
.
...
Capitolo 23.
...
.
...
Il mare!
Era apparso subito dopo una curva con un tremito blu.
Quando le ultime nuvole tallonate dal vento avevano disertato
il cielo, Pibe e Stef avevano aperto la capote della macchina. Si
erano lasciati alle spalle una foresta pietrificata, un immenso
cimitero vegetale, poi avevano seguito la strada per il litorale,
o se non altro era quella la direzione indicata da un cartello
mezzo rotto.
Nella cittadina dell'attacco chimico avevano scelto una
cabriolet, un vecchio modello ma in buone condizioni. Erano
partiti in piena notte, senza avvisare i trisomici.
Inutile ferire i loro sentimenti, aveva detto Stef. Ci cercheranno
uno o due giorni, poi si rassegneranno e se la caveranno
finch i soccorsi arriveranno ad aiutarli.
I soccorsi? si era stupito Pibe. Non li abbiamo ancora
visti e non credo li vedremo.
Dopo l'attacco chimico la zona  stata transennata. I servizi
sanitari a un certo punto toglieranno la quarantena e riapriranno
alla circolazione. E al saccheggio.
Avevano attraversato vari paesini deserti prima di raggiungere
il confine della zona contaminata, a segnalarla c'erano dei
nastri fluorescenti e giganteschi teschi stampati su drappi neri.
Strano, aveva mormorato Pibe, quando sono arrivato
non ho visto niente di tutto questo.
Chiaro, perch hai tagliato per il bosco. Hanno transennato
solo gli accessi ufficiali. Non potevano marcare tutto il
perimetro.
Se ho capito bene, avremmo potuto morire avvelenati...
Poco probabile. Quello che c'era di chimico nell'aria 
sparito da un pezzo.
Avevano proseguito per una cinquantina di chilometri, poi
avevano preso l'A20 in direzione Montpellier. Stef guidava
meglio di Gog e con maggior disinvoltura. Pibe le chiese dove
avesse imparato.
Non puoi gi avere la patente, non hai ancora diciotto
anni...
Nessuno mi ha mai insegnato. Ma  solo meccanica, una
semplice questione di logica. E poi chi ti dice che ho meno di
diciotto anni?
Avrebbe potuto averne venti, cento, mille, vai a saperlo.
Stando ai cartelli l'autostrada era ancora praticabile nonostante
i bombardamenti, le inondazioni, le frane, anche
se alcuni tratti richiedevano la massima prudenza. Le crepe
sull'asfalto tappezzato di buche rendevano del tutto superfluo
un consiglio simile cos come i vecchi limiti di velocit, 130
chilometri orari se il tempo era sereno, 110 in caso di pioggia.
Solo i camion, arroccati in cima a enormi ruote e con i loro
ammortizzatori rinforzati correvano a perdifiato, azionando
di continuo le sirene per spingere gli automobilisti a cedere il
passo. L'autostrada era diventata un campo di battaglia in cui
ogni colpo era lecito, in cui per mantenersi vivi era necessario
attenersi a due regole: non fermarsi nelle aree di sosta e non
farsi cogliere di sorpresa dalle bande di ladri che circolavano
su veicoli potenti e corazzati. Inutile contare sulla polizia o sui
legionari per restituire una parvenza d'ordine a quella serie
ininterrotta di pericoli. Certo, si poteva fare il pieno di benzina
e di cibarie nelle stazioni di servizio, erano sorvegliate da milizie
private - i loro salari esorbitanti si ripercuotevano sul prezzo
del carburante e delle derrate alimentari - ma era meglio non
rimanere in panne o non darsi arie con una macchina di lusso.
Si procedeva sull'autostrada come si andava al fronte, a testa
bassa, lo stomaco contratto, il dito sul grilletto.
 stata una follia ficcarci in questo casino, si era lamentato
Pibe a pi riprese.
Cos non dobbiamo attraversare i centri abitati, aveva
ribattuto Stef. Guadagniamo tempo.
Guadagnare tempo, gi, a condizione di non forare per
una buca, di non essere travolti da un camion, di non attirare
l'attenzione dei predoni che vagavano un po' dappertutto.
Alcuni pezzi di strada erano sembrati a Pibe tremendamente
lenti, non era possibile andare a pi di quindici chilometri orari,
paraurti contro paraurti, un esasperante corteo di metallo e fumi
neri, grugni patibolari dietro ai parabrezza, le orecchie sempre
puntate sul motore. Paura di un guasto, di soffocare, paura della
rovina. Una gran paura, insomma, sempre e comunque. Pibe
aveva cercato di imitare fedelmente l'atteggiamento di Stef.
Concentrata sulla strada, accelerava e frenava senza dare mai
il minimo segno d'impazienza. Indossava sandali coi tacchi alti
e quadrati, le cui stringhe s'intrecciavano fino alle ginocchia.
Teneva la pistola sul sedile, accanto a una coscia che il vestito
sollevandosi aveva lasciato scoperta. Alcuni tizi superandola le
rivolgevano gesti osceni a cui non rispondeva. La sensazione
che lei attraversasse questo mondo senza appartenergli davvero,
aveva nuovamente sfiorato Pibe. Non gli aveva mai spiegato le
sue sparizioni, le sue motivazioni. Si limitava a ripetere ridendo
che lei era il suo angelo custode, e che dopo aver percorso un
pezzo di cammino insieme a lui, lo avrebbe lasciato in pace.
Pibe non voleva che Stef uscisse dalla sua vita. Eppure, un
giorno, lei se ne sarebbe andata perch ognuno deve calarsi
da solo negli abissi del proprio animo, e ognuno deve imparare
a librarsi verso il cielo sostenendosi solo sulle proprie radici.
Le sue parole non sempre le capiva e ci nonostante, in fondo,
risvegliavano un'eco dentro di lui.
Erano usciti senza intoppi dalla A20 evitando Montpellier,
sfigurata da una serie di massicci bombardamenti. Avevano
rifatto il pieno in un centro commerciale di cui restava solo un
edificio su due. Per raggiungere le pompe di benzina era stato
necessario destreggiarsi fra i larghi crateri scavati dalle bombe.
Che le cisterne di carburante sepolte a parecchi metri di profondit
non avessero preso fuoco, era un autentico miracolo.
Il benzinaio, un tizio con una faccia da bulldog e un collo da
toro, aveva incassato il contante - dieci euro un litro di benzina,
non esattamente un prezzo modico, ma che ci volete fare, la
penuria... - ringhiando che laggi, sul fronte Est, l'arcangelo
Michele tardava un po' troppo secondo lui a spezzare le reni a
quelle merde di musulmani, anzi musulmaaani. Che ne sarebbe
rimasto della nostra bella Europa se continuavano a farci piovere
addosso le loro bombe del cazzo? E noi, almeno, li ripagavamo
con la stessa moneta, a quei bastardi? Riducevamo forse in
polvere la loro Mecca, Baghdad, Beirut, Teheran, Damasco?
Mandavamo gambe all'aria le loro maledette moschee come
loro demolivano le nostre chiese? Cosa aspettavamo a regolare
i conti, eh? Aspettavamo forse di restare a secco di petrolio?
Il blu intenso del mare ripuliva lo spirito e lo sguardo. Stef
devi su uno sterrato e percorse mezzo chilometro circa in mezzo
a una boscaglia di lecci, ginepri e pini marittimi. Parcheggi
la macchina accanto a una rupe che sovrastava un'insenatura
rocciosa. Dopo aver dato un'occhiata intorno, trovarono un
passaggio parzialmente occultato dai rovi.
Ci facciamo un bagno?
Credi che lasciare la macchina qui sia una buona idea?
si preoccup Pibe.
Stef per tutta risposta si mise a ridere e scese lungo il sentiero
ripido con passo sicuro e insieme leggero. Pibe si lanci
all'inseguimento, incapace di starle dietro, rallentato dai rami
spinosi e dalle pietre che spuntavano a tradimento all'ombra
della vegetazione. Stef si tolse vestito e reggiseno prima ancora
di essere arrivata in fondo. Non lo aspett per balzare sul dorso
tondo di uno scoglio e tuffarsi d'istinto, senza preoccuparsi
di controllare la profondit dell'acqua. Il suo corpo sembr
strapparsi a una nuvola di bollicine e tracciare una linea netta
sotto la superficie trasparente. Riemerse dopo trenta secondi
abbondanti di apnea, con i capelli incollati alla fronte, alle
guance, e gli occhi schiariti dalla luce e dall'acqua.
Vieni, su!
Dopo essersi disfatto degli occhiali da sole, del giaccone,
della camicia, delle scarpe, delle calze, dei pantaloni e della
pistola, Pibe esitava a togliersi le mutande. Anche se avevano
dormito insieme nudi, di fronte a lei conservava un residuo di
pudore. Rischiava di accorgersi che peli a parte, il ragazzo con
cui aveva diviso il letto non era ancora un uomo. Davanti agli
occhi di Stef tornava a essere il bambino che un giorno era salito
su un camion della Croce del Sud senza i pantaloni del pigiama.
L'acqua  perfetta, Pibe. Che aspetti?
Il vento freddo gli pizzicava la pelle e increspava il blu scintillante
del mare, nuvole bianche si rincorrevano all'orizzonte
lievi come sogni. Fin per togliersi le mutande talmente in
fretta che rischi di rompersi il muso sulle rocce. Abbandon
i vestiti con la pistola, come Stef aveva abbandonato i propri
con la Colt, e rest accovacciato per un'eternit prima di darsi
del cretino, rialzarsi e tuffarsi in mare a sua volta. Sorpreso da
quanto l'acqua fosse fresca, and gi come un piombo prima di
sbattere le braccia e di riemergere agitandosi alla rinfusa. Non
appena ripreso fiato, Stef gli balz sulle spalle e gli ficc la testa
sott'acqua. Pibe reag prendendola per i piedi e tirandola verso
il fondo. Di colpo rest l come un ebete, s'era ritrovato con
il naso tra le sue cosce, poi lei gli scivol accanto, nuotarono
alcuni secondi fra gli scogli, s'infilarono in mezzo ai banchi di
pesci prima atterriti, poi attirati dal loro trambusto. Giocarono
nell'acqua fino al tramonto, battibeccando come bambini,
intervallando i bagni in mare con quelli di sole, al riparo dal
vento. Vento che inondava l'insenatura con profumi selvaggi
e inebrianti. In pi di un'occasione a Pibe venne voglia di abbracciare
e baciare Stef, ma ogni volta c'era qualcosa che glielo
impediva, la timidezza, la mancanza di fiducia in se stesso, la
paura di essere respinto come uno stupido moccioso. La paura,
la paura ancora e sempre. La freschezza dell'acqua non riusciva
a distendere il suo uccello, che il tepore del sole e la vicinanza
di Stef non facevano che indurire. Poteva anche sdraiarsi sulla
pancia, darle le spalle a costo di elaborate contorsioni, ma non
poteva nascondersi di continuo, soprattutto quando lei lo prendeva
per mano invitandolo ad alzarsi per fare il bagno. Una volta
in acqua, Stef lo fissava con aria beffarda, gli girava intorno, si
allontanava con una poderosa bracciata finch, incoraggiato
dai suoi andirivieni, Pibe si decideva a raggiungerla. Quando
tornava a riva e si stendeva sulle rocce, si ritrovava alle prese
con un desiderio intrascurabile, ossessionante, impossibile da
alleviare. D'altra parte non sarebbe mai arrivato a masturbarsi
di fronte a lei.
Andarono avanti con quel tira e molla finch il sole non
scomparve in un'ultima fiammata. Senza perdere niente del
proprio vigore, il vento aveva smesso di essere secco e a essere
sospinte verso terra erano ormai delle nuvole scure, pesanti e
temporalesche. Il blu del mare era diventato un grigio sporco.
Si rivestirono in tutta fretta e mentre risalivano il sentiero
aveva gi iniziato a piovere. A Pibe non dispiacque per niente
rimettersi i vestiti, perch cos facendo risparmiava alla pelle
le carezze pungenti dell'aria.
Sbucarono in cima al crepaccio nel momento esatto in cui
la loro macchina partiva in quarta in una nuvola di polvere.
Ehi! Ehiii!
L'urlo di Pibe fu zittito dal rombo del motore. Pistola in
mano si lanci dietro l'auto cercando di batterli sul tempo,
ma il guidatore, un uomo sui quaranta con la testa rasata e la
barba sale e pepe, dopo una brusca sterzata che per poco non
sped il suo inseguitore fra i cespugli, acceler. Furioso, Pibe
riusc a non cadere spostandosi di lato con un balzo, si pieg
sulle gambe, tese il braccio e premette il grilletto. Il calore
della pistola s'irradi dal palmo ai polpastrelli. Una stella scura
apparve sul parabrezza sopra la testa di chi era al volante,
questione di pochi centimetri, i primi frammenti volarono via
come schiuma, ma il guidatore non perse il suo sangue freddo.
Proteggendosi gli occhi con un braccio, continu ad accelerare
mantenendo la macchina in carreggiata. Spar dietro il primo
tornante con una sbandata perfetta, da esperto. Soffocato dalla
rabbia, Pibe riprese fiato, la testa incassata nelle spalle, le mani
premute sulle ginocchia.
Si direbbe che il destino voglia che restiamo nei paraggi,
non ti sembra?
La voce di Stef gli fece l'effetto di una scarica elettrica. La
frustrazione accumulata nel pomeriggio gli schizz fuori dalle
viscere e dalla gola come un torrente in piena.
 colpa tua, cazzo! Tua! Se non te l'avessi detto, allora
magari sarebbe diverso, ma te l'avevo detto o no che non dovevamo
lasciare la macchina incustodita? Maledizione, Fesse!
Adesso che si fa?
Si volt e le lanci il suo sguardo pi cupo. Lei replic con
un sorriso di un'innocenza e di una serenit disarmante. La
sua bellezza sembrava ancora pi luminosa al calar della sera,
come se il sole si fosse nascosto dentro di lei. La pistola, infilata
nelle mutande, le deformava il vestito su un fianco. In mano
aveva i due caricatori che per precauzione si era portata dietro.
Non  cos male, qui.
Ti sei dimenticata che eravamo diretti a Est?
Le vie del...
Signore sono imperscrutabili e bla bla bla!
La rabbia si affievoliva. Prima per calmarsi gli ci sarebbe
voluta pi di una settimana, ci avrebbe rimuginato, quella rabbia
si sarebbe trasformata in rancore, l'avrebbe coltivata dentro di
s come una pianta velenosa.
Allora almeno le basi le conosci.
Qualcuna. Per dimmi, Stef, c' almeno qualcosa che
prendi sul serio?
La sofferenza dell'umanit non mi lascia indifferente. Mi
capita di piangere, a volte, ma le lacrime non hanno nessuna
importanza, nessun peso. A ogni modo stasera non vedo ragioni
per lamentarmi.
Non aveva tutti i torti, non si stava poi cos male davanti
al Mediterraneo. Gli odori della boscaglia, i pini marittimi e il
sale, erano molto meglio dell'odore di benzina o di un motore
surriscaldato.
Un fulmine trafisse la coltre di nubi dando la scossa al mare.
Se non troviamo alla svelta un riparo, fra poco una ragione
per lamentarci ci sar.
Stef indic la costa.
Da quelle parti mi  sembrato di vedere un tetto...
Qualcuno teneva ancora in ordine la villa, a giudicare dai
vialetti puliti che correvano accanto ai cespugli, o dalle imposte
e dalle tegole, tutte in perfetto stato.
Dici che il tipo che ci ha rubato la macchina c'entra qualcosa
con questa bicocca? domand Pibe.
Potrebbe darsi. Dai un'occhiata l.
Arrampicata su uno spuntone di roccia, gli stava indicando
la piccola baia che c'era pi in basso. Pioveva ed era buio, ma
Pibe riconobbe il luogo in cui avevano fatto il bagno. Se il ladro
li aveva spiati da l, doveva essersi accorto della sua erezione
durata tutto il pomeriggio, e anche che non aveva osato prendere
l'iniziativa con una ragazza nuda e disponibile. Un lampo
di vergogna tardiva lo fece arrossire e bened la notte in arrivo,
perch nascondeva le sue guance di un rosso acceso. Il cielo fu
scosso da un boato, poco dopo si aprirono le cateratte. Corsero
a ripararsi in una rimessa in cui erano ammassati una ventina di
giubbotti salvagente, varie sedie di plastica e delle reti da pesca.
La pioggia percuoteva il tetto con una furia che sembrava ancora
pi intensa per il susseguirsi dei tuoni e dei lampi. Approfittando
di un momento di calma tentarono d'introdursi nella villa, ma si
ritrovarono a sbattere infruttuosamente contro porte blindate,
finestre chiuse ermeticamente e uno scantinato impenetrabile.
Rassegnati, tornarono nella rimessa, fabbricarono un materasso
di fortuna con i giubbotti salvagente e si sdraiarono vicini per
contrastare il freddo e l'umidit.
Il respiro di Stef sulla sua nuca, il suo abbraccio, ravvivarono
il desiderio di Pibe. Vinto dalla fatica, fin comunque per
alternare periodi di sonno a bruschi risvegli. Ridestandosi per
i tuoni o per i lampi, per un attimo restava attaccato ai rumori
e alle luci del temporale, poi il ritmo regolare della pioggia e il
pacifico tepore di Stef lo rassicuravano, lo calmavano.
Riapr gli occhi. Turbato per una sensazione di pericolo.
Tremante di freddo. Con i nervi a fior di pelle. Il temporale si
era allontanato, a testimoniarne il passaggio c'erano rami rotti e
un cielo fitto di stelle. Esplor con la mano il materasso di giubbotti
salvagente. Stef era scomparsa. Un turbine d'inquietudine
gli mont nella gola e nel ventre. Dov'era finita questa volta?
Delle voci, dei rumori di passi sui vialetti. Un gruppo di
persone si avvicinava alla villa. Non ancora del tutto sveglio si
alz, perse l'equilibrio sui giubbotti, ovviamente non erano cos
stabili, e per un pelo riusc ad attaccarsi a una delle travi che
sostenevano la rimessa. Con il cuore in gola cerc la pistola in
tasca. Sent una mano sulla spalla, ebbe un sussulto, si liber
con uno strattone e folle di terrore si volt, pronto a sparare.
Rilassati, sono io.
Il vestito bianco, il volto pallido e il sorriso. Stef. Con l'indice
attaccato al grilletto della pistola, Pibe sospir e cerc di
tenere a bada il tremore.
Cazzo, Stef, mi hai fatto venire i capelli bianchi!
Gli fece segno di calmarsi e parlare a bassa voce.
Abbiamo visite, sussurr lei. Una quindicina d'invitati.
Uomini e donne.
E cosa aspettiamo a filare? bisbigli Pibe. Lei lo fiss con
uno di quei sorrisi indecifrabili con cui spesso accompagnava
le sue idee insensate.
Loro.
Loro chi?
Loro, li aspettiamo.
...
.
...
Capitolo 24.
...
.
...
Il bicchierino che aveva buttato gi prima di salire in macchina
non era bastato a svegliarlo. L'orologio sul cruscotto
diceva che erano le 4 e 15 del mattino.
Le 4 e 15.
Quasi un'ora a girovagare per le strade tortuose del Cher.
Sua moglie gli diceva che avrebbe dovuto specializzarsi, per
esempio in proctologia (sempre pi persone accusavano disturbi
al retto o all'ano, erano tutti costipati, vivevano tutti a culo
stretto) e trasferirsi in citt. Ma ecco, il signor dottore aveva
preferito scegliere la via della medicina generica, occupando
lo studio di un vecchio medico in una cittadina sperduta nel
Cher. Il signor dottore e i suoi grandi ideali, il signor dottore che
credeva ancora nella missione salvifica, redentrice, umanitaria,
della sua medicina. Il signor dottore che coi campagnoli che
curava guadagnava un pugno di mosche. Da quando il governo
europeo aveva dato il colpo di grazia alla sanit pubblica, non si
poteva certo contare su quegli spilorci per guadagnarsi onestamente
di che vivere. Se l'avesse ascoltata, a quest'ora avrebbero
abitato in una casa lussuosa a Bourges, avrebbero avuto una
vita mondana, non avrebbero sprecato le loro serate davanti
alle stupide trasmissioni della televisione europea, avrebbero
bevuto vini d'annata, non quel vinaccio ignobile che gli offrivano
alcuni pazienti, e i loro figli non avrebbero frequentato una
squallida scuola con degli insegnanti incompetenti e irascibili,
inoltre avrebbero potuto cambiare macchina e anche sostituire
i mobili della cucina che avevano ormai quasi trent'anni e, e,
e... Se l'avesse ascoltata.
Non lo aveva mai fatto. L'aveva sposata perch costretto,
per dovere, perch il loro primo rapporto sessuale si era risolto
in una gravidanza e, nell'Europa dell'arcangelo Michele, certe
signorine cos sciocche da farsi mettere incinta la sera stessa
in cui avevano perso la verginit, non si poteva far altro che
sposarle. Ma quali sciocche, poi? Sospettava piuttosto che la
moglie lo avesse manipolato, manovrato. Lei, figlia di un operaio,
condannata dai suoi studi mediocri a una vita meschina,
si era data da fare per accalappiare uno studente di medicina.
Apparteneva a quella categoria di calcolatrici che avevano
saputo trarre vantaggio dalla nuova ondata di moralismo che
aveva travolto le donne europee. Purtroppo per lei non aveva
previsto che il futuro medico, ovvero lui, non avrebbe mai fatto
parte di quei professionisti interessati unicamente a prendersi
cura del proprio conto in banca, o di farsi una reputazione da
luminari. Non aveva mai tenuto conto dei suoi consigli, non
tutte le ciambelle riescono col buco. Per, per carit, non era
neanche il caso di farne un dramma, riusciva a guadagnarsi da
vivere, aveva una casa spaziosa, anche se piena di buchi, una
macchina ancora funzionante, anche se aveva gi fatto pi di
trecentomila chilometri. Ogni mese riusciva a guadagnare quanto
serviva a pagare le spese, a nutrire e vestire i figli, a comprarsi
del vino - un vino appena discreto - e gliene restava anche per
qualche sciocchezzuola.
Alleviava come poteva i malati che si accalcavano in sala
d'attesa. Le sue illusioni sulla natura umana erano crollate
insieme ai suoi primi capelli, ma continuava a praticare, se
non con entusiasmo, almeno con onest. Le sofferenze di quei
bifolchi, sosteneva sua moglie, erano legate principalmente
all'alcol, ai grassi saturi, ai rapporti fra consanguinei, tutta
colpa loro. La miseria affettiva e sessuale delle campagne,
incesti, bronchiti, influenze, otiti, costipazioni, emorroidi, di
tanto in tanto una meningite, un cancro, l'AIDS, una golfea.
Quando gli rivelavano i propri problemi, il pi delle volte
somigliavano a confessioni intime, quelle confessioni che non
osavano pi destinare al prete della parrocchia, il corvo delle
anime. Con il medico, almeno, non avevano l'impressione di
essere giudicati, cos mentre denunciavano ci che non andava
nel loro corpo, accettavano di mettere a nudo la propria anima.
Nella maggior parte delle donne che si spogliavano davanti a
lui, c'era anche una forma di esibizionismo. Aveva recuperato
parecchie pazienti dei ginecologi, ormai troppo cari per i
comuni portafogli, e aveva la sensazione, anzi la certezza, che
gli concedessero quello sguardo benevolo, caloroso, che non
accordavano pi ai mariti sottomessi a una morale rigida e revanscista.
Alcune gli avevano confessato di partecipare una o
due volte al mese a delle riunioni particolari, riunioni in cui si
abbandonavano a vizi di qualsiasi tipo. Arrossivano come scolarette
nel rivelargli che si erano date a dei perfetti sconosciuti,
senza neanche vederli, al buio. Lui le ascoltava attentamente,
con aria comprensiva, cercava di restare neutrale, professionale,
di non farsi trascinare nel loro gioco. Si limitava a consigliare
prudenza, avr sentito parlare dell'AIDS, vero? E le sue palpate
erano di natura strettamente medica. Non si aspettavano
certo che lui le prendesse come cagne sulla scrivania, avevano
semplicemente bisogno di vedersi esistere nel riflesso dei suoi
occhi. Si sentiva un medico dell'anima quanto del corpo, ed era
proprio questo l'aspetto che pi apprezzava del suo mestiere,
sua moglie non lo avrebbe mai capito. Aveva sempre pensato
che anima e psiche fossero legate indissolubilmente, anche se la
facolt di medicina tendeva a presentare l'essere umano come
un pacchetto di carne, frattaglie, ossa e nervi. Un tempo si era
interessato alle medicine alternative, antiche e moderne, ma
l'Europa dell'arcangelo Michele le aveva paragonate a delle
pratiche sataniche, vendendo definitivamente la sanit pubblica
ai grandi laboratori farmaceutici. Questi ultimi, liberi finalmente
dai controlli, si erano dati alla pazza gioia: soppressione dei
medicinali generici, forsennate campagne pubblicitarie per i
nuovi vaccini, un diluvio di antisettici per purificare l'acqua
o disinfettare le ferite e, soprattutto, una scelta sterminata di
neurolettici e sonniferi per tutti coloro a cui i bombardamenti
toglievano il sonno. Gli informatori medici affermavano, con
una fiera idiozia da fantaccini al servizio del mercato, che i
laboratori non avevano affatto sofferto per la soppressione
della sanit pubblica. Che al contrario la guerra aveva originato
nuovi bisogni, che le persone erano disposte a rovinarsi pur di
concedersi le ultimissime molecole.
Non gli era mai piaciuto essere svegliato in piena notte.
Davanti alle sciocchezze della televisione europea unificata
beveva sempre di pi, verso mezzanotte precipitava dunque
in un sonno profondo, e lo squillo del telefono gli dava l'impressione
di riemergere da un oceano di fango. Sua moglie per
costringerlo a rispondere gli tirava una ginocchiata, al che si
alzava dal letto e si concentrava alla meno peggio sulla voce di
chi gli chiedeva aiuto. Il pi delle volte non si trattava di una
vera emergenza, quanto piuttosto di una madre preoccupata
per il figlio febbricitante, un mal di gola, un lieve problema
respiratorio, un mal di stomaco, una nausea... Siccome le
parcelle erano libere, lui chiedeva cinquanta euro a visita, ma
spesso i suoi pazienti lamentavano difficolt finanziarie, allora
si accontentava di trenta, venti euro, perfino un po' meno, e in
aggiunta gli davano un sacchetto pieno di mele o di nocciole.
Come sei ridotto, caro mio, mugugnava la moglie, non riesci
nemmeno a farti rimborsare la benzina. Moglie di un medico di
campagna, senza dubbio si era fatta un amante per sopportare
quella malinconica esistenza, per rivivere un'illusione perduta.
A volte spariva per due o tre ore e faceva ritorno nel pomeriggio
appena prima che rientrassero i bambini, con le guance in
fiamme e lo sguardo colpevole. Se non altro, finch si dedicava
ai suoi amori illegittimi lo lasciava in pace. Non era per niente
geloso e per il momento non aveva voglia di prendersi una
rivincita, anche se le occasioni non gli mancavano di certo.
Voleva soltanto godersi la solitudine, perdersi tranquillamente
nel labirinto dei suoi pensieri.
I fanali illuminavano cespugli e arbusti. Non doveva saltare la
strada minuscola che portava alla fattoria della signora Briand.
Non pioveva, per fortuna. Al telefono la vecchia non aveva
voluto dirgli granch. Da quando le era morto il marito, viveva
sola in un'immensa baracca in rovina. Lei non si ammalava mai,
al contrario degli altri vecchi del paesino. Una vera pellaccia,
acida, scorbutica, esperta di erbe e pozioni amare che gli scagnozzi
dell'arcangelo Michele avrebbero certo accomunato a
filtri demoniaci. Le malelingue - cio tutte quelle del villaggio
- dicevano che sfruttasse la conoscenza delle piante per far
abortire le ragazze gravide o fare il malocchio ai suoi nemici,
cio tutti gli abitanti del villaggio. Una telefonata da parte sua
era quindi interessante, perch solo in un'altra occasione era
ricorsa ai suoi servizi: per constatare il decesso del marito. Gli
era sembrato di capire che non lo stesse chiamando per se stessa,
bens per qualcun altro. Chi, per, poteva aver avuto l'idea
bizzarra di eleggere a proprio domicilio quella sinistra fattoria?
Qualcuno di famiglia? Improbabile. I due figli dei Briand erano
partiti per il fronte Est a sedici anni senza fare ritorno. Come
medico, era riuscito a salvare una decina di coscritti della zona
inventando delle tare incompatibili con la difesa della nazione
europea. Un giorno, fra l'altro, un ufficiale reclutatore della
legione di Bourges si era fatto vivo nel suo studio per chiedergli
spiegazioni. Se l'era cavata tirando in ballo gli enormi danni
provocati nelle campagne del Cher dai rapporti fra consanguinei.
Dei buoni cristiani non dovrebbero commettere atti simili,
intendo dire l'incesto, aveva commentato l'altro aggrottando la
fronte. Bah, aveva ribattuto sarcastico lui, non possiamo andare
a controllare tutte le pecorelle europee nelle loro camere da
letto. Eccolo, un vecchio cartello di legno indicava la strada per
la fattoria dei Briand. Una specie di cometa bianca attravers
la luce dei fanali e rischi di finirgli contro il parabrezza. Un
barbagianni. Bevve un sorso dalla fiaschetta, se l'era infilata
nell'impermeabile prima di partire. Con quel tempo maledetto
non si sapeva mai come vestirsi. L'alcol gli infiamm le viscere.
Prima o poi gli sarebbe venuta una cirrosi, un modo di morire
che sotto il regno dell'arcangelo Michele aveva ripreso piede.
I fari dell'auto inquadrarono un'ampia facciata dall'intonaco
screpolato. La signora Briand lo aspettava sulla porta, piccola,
minuta, imbacuccata nei suoi vestiti da ragno. Dallo scialle nero
stretto intorno al volto scavato spuntava qualche ciocca grigia.
Parcheggi sotto un grande tiglio, i rami pi bassi sfioravano
il tetto della casa. Quando scese dalla macchina con la borsa
in mano, il freddo notturno dissolse ci che restava del sonno.
Ce ne ha messo di tempo.
Un'accoglienza del genere se l'era aspettata, eppure la voce
sorprendentemente bassa e pacata della vecchia gli diede lo
stesso la pelle d'oca. La deontologia, e soprattutto la curiosit,
gli impedirono di battere in ritirata.
Ha detto che era un'emergenza, sbaglio?
Venga con me.
Anzich entrare in casa, la donna accese una torcia, attravers
il cortile e prosegu verso il granaio a piccoli passi rapidi.
Guardi che se cercava un veterinario, si  sbagliata, borbott
lui prima di seguirla.
Gli animali non c'entrano.
Non ottenne altre spiegazioni finch lei non ebbe aperto
una porticina su un lato dell'edificio.
Loro sono qui dentro.
Loro chi?
La luce della torcia pass come una carezza sulle pietre delle
pareti, il pavimento grezzo, le vecchie mangiatoie sospese, i
diversi utensili scrupolosamente disposti. Passarono accanto a
una serie di stalle prima di entrare in un'altra sala, un pagliaio
con sopra un soppalco a cui si accedeva grazie a una scala
rudimentale. Considerata l'et, la signora Briand si arrampic
con agilit notevole.
Le lasci qualche piolo di vantaggio. Il suo vestito sprigionava
un odore indefinibile, qualcosa a met fra polvere, canfora e
radici. Andare a letto con una donna simile poteva essere come
rigirarsi nel terriccio di un sottobosco. Gli dispiacque pensarlo,
ma a quell'ora della notte il suo spirito era fuori controllo. Una
volta salita la scala, sent dei gemiti soffocati. La signora Briand
s'immobilizz e con la torcia illumin due esseri umani sdraiati
sui mucchi di paglia.
Una ragazza di una quindicina d'anni, un bambino di sei,
massimo sette. Vestiti di stracci ridotti a brandelli, sporchi di
terra e di sangue. Molto sangue, soprattutto vicino alla pancia
del bambino. Era davvero ridotto male.
Li ho trovati qui un quarto d'ora prima di chiamarla,
disse la signora Briand.
In piena notte?
Mentre ancora parlava, si era accovacciato e aveva cominciato
a esaminare l'addome ferito del bambino. Un proiettile.
Consistente perdita di sangue. Vestiti incollati alla ferita.
Il cane non la smetteva di abbaiare.
Non l'ho visto il suo cane...
L'ho chiuso in cantina.
Avrebbe dovuto chiamare un'ambulanza. Devono essere
ricoverati immediatamente.
 che...
Cosa?
La signora Briand illumin i volti del bambino e della ragazza.
Non credo che all'ospedale li avrebbero curati. Piuttosto
gli avrebbero dato il colpo di grazia.
Perch secondo lei...
S'interruppe, rendendosi conto di colpo di ci che era
ovvio: i capelli neri e ricci, la pelle scura, gli occhi di un nero
fuligginoso e vitali...
Sono osama? E da dove vengono?
Sono scappati dal CERI del Centro, secondo me. Di questi
tempi se ne trovano solo l.
Tir fuori dalla borsa delle forbici, un bisturi, del disinfettante,
delle compresse, una garza elastica e una scatola di analgesici.
Prima che cominci, dottore, devo chiederle...
Non ha i soldi per pagarmi,  questo il problema?
No, no, soldi ne ho, ma devo chiederle cosa ha intenzione
di fare.
Be', voglio curarli, no?
S, d'accordo, ma dopo? Se saranno consegnati alla legione,
non vale neanche la pena di rimetterli in sesto.
Si posizion fra il bambino e la ragazza.
Non avrebbe corso il rischio di chiamarmi, se non le fosse
chiaro come la vedo io. Mi faccia luce, invece di dire sciocchezze.
Un sorriso sfior le labbra vizze della signora Briand. La
ragazza sanguinava da una spalla, ma la ferita era superficiale
e non si era infettata, la pallottola era uscita subito. Si concentr
quindi sul ragazzo, cominci a tagliare la maglietta con le
forbici, sollev delicatamente il tessuto incollato dal sangue.
Mi servirebbe dell'acqua, potabile se possibile, e due bicchieri.
Far una prima medicazione, poi li trasporteremo altrove.
Non possono restare qui,  un covo di germi. Immagino che
abbia delle stanze libere,  cos?
La signora Briand gli fece segno di s e appoggi la torcia su
una balla di fieno, in modo che la luce continuasse a puntare
sul medico.
Le porto qualcosa da bere?
Era la prima frase davvero cordiale della proprietaria.
Grazie. Ho gi con me quello che mi serve.
Tracann una generosa sorsata direttamente dalla fiaschetta
e riscaldato dall'alcol, si sfil l'impermeabile e copr la ragazza.
La signora Briand si lanci nella rischiosa discesa della scala
che sembrava sprofondare nell'oscurit. Torn alcuni minuti
dopo con una seconda torcia, una bottiglia d'acqua e due
bicchieri. Il medico nel frattempo era riuscito a liberare quasi
del tutto il bambino dalla maglietta. La ferita non era bella a
vedersi, sangue coagulato e carne gonfia, necrotica.
Bisogna metterci dei vermi. Ho visto qualcosa cos su una
vecchia rivista. Mangiano la carne morta e lasciano la ferita
pulita, come se ci fosse passata la candeggina.
Apr appena le labbra del bambino e gli infil in bocca due
analgesici e un po' d'acqua. Il consiglio della vecchia non era
poi cos stupido. Anche lui, in una vecchia rivista medica, aveva
letto un articolo dedicato alle virt cicatrizzanti delle larve.
Gli inglesi avevano utilizzato quel sistema alla fine del XX
secolo e all'inizio del XXI, e non avevano avuto niente di cui
lamentarsi: ci avevano pensato i laboratori farmaceutici, loro
avevano dimostrato che i medici della Gran Bretagna giocavano
con la vita dei loro pazienti; l'Ordine dei Medici Europei, al
servizio dell'industria farmaceutica, poteva fabbricare qualsiasi
prova necessaria pur di proteggere il monopolio.
Prima di tutto, comunque, doveva estrarre la pallottola e
verificare che non avesse toccato un organo vitale. Si chiese
se fosse ancora capace di praticare questo tipo d'intervento.
Respinse l'incertezza che si stava impadronendo di lui, si rialz
e bevve un altro sorso.
Vermi, eh? E dove pensa di trovarne?
Mio marito li allevava per andare a pesca. La scatola in cui
li teneva  ancora piena.
Prima spostiamoli in una camera. Poi vedremo se si pu
estrarre la pallottola.
Improvvis un medicamento di fortuna e si caric il bambino
in spalla con la massima cautela possibile. Sarebbe stato meglio
curare entrambi l dov'erano, ma la luce era davvero troppo
fioca e le condizioni igieniche scarse. Nonostante fosse sfinita,
la ragazza riusc ad alzarsi, a scendere le scale e a camminare
fino alla casa. Si sistemarono in una stanza al primo piano, era
la camera del figlio, specific la signora Briand con la voce rotta.
...
Quando finalmente riusc a prendersi una pausa, aveva gi
albeggiato da un po'. I movimenti giusti gli erano usciti come
per incanto. Da giovane aveva sempre sognato di entrare a far
parte di un'associazione di medici itineranti,-di partire alla
scoperta del mondo, di operare nei campi di battaglia o nelle
contrade divorate dalla miseria. Invece gli era bastato alzare
il gomito una sera e aveva infilato l'uccello in una trappola.
Si era ritrovato in municipio e poi in chiesa vestito come un
pinguino, aveva dovuto accontentarsi di curare i piccoli mali
dei suoi concittadini di Cher.
Il bambino dormiva tranquillo, stordito dagli analgesici e
dagli antibiotici. La pallottola non aveva perforato lo stomaco,
si era infilata di traverso ed era finita sull'osso iliaco senza provocare
altri danni a parte una lacerazione nei muscoli obliqui.
Un miracolo. Una sovrainfezione aveva provocato un'inizio di
setticemia, ma gli antibiotici sarebbero sicuramente riusciti a
bloccarla. Aveva raschiato quanto poteva di carne necrotizzata,
e anche se non era riuscito a pulire a fondo la ferita, per finire
quel lavoro i vermi del signor Briand sarebbero probabilmente
cascati a fagiolo. Aveva poi medicato la ragazza. Lei esitava a
spogliarsi, allora le aveva spiegato con calma che doveva dare
un'occhiata a tutto il corpo, comprese le parti intime, era l'unico
modo di verificare che non covasse infezioni. Le aveva disinfettato
ferite e graffi, e quel corpo scuro aveva continuato a tremare
mentre la esaminava e la medicava. Si era poi infilata la camicia
da notte che le aveva portato la signora Briand, per poi seguire
la vecchia nella stanza vicina, dove le aveva preparato un letto.
Vuot la fiaschetta, si avvicin alla finestra e contempl la
nascita di un mattino malaticcio, freddoloso, avvolto dalle nubi.
Un mattino che sarebbe cresciuto, invecchiato, ingobbendosi
infine sotto il peso delle tenebre. Un circolo infernale. Assurdo.
Si sentiva vuoto, ma si sentiva anche appagato. Era da tanto
che non provava una pace simile.
La vecchia entr nella stanza con un vassoio. Sopra c'erano
una caffettiera e una zuccheriera, dei cucchiaini, delle tazzine
e una caraffa piena a met di un liquido ambrato.
Crede che ce la far? gli domand indicando il bambino
con lo sguardo.
 robusto. Guarir. Ma che futuro possono avere lui e la
ragazza?
Gli vers il caff.
Quanto zucchero?
Lo prendo nero, grazie.
Il calore e il gusto amaro del caff lo ringalluzzirono.
Io li terrei qui, ma lo sa come fatta la gente, a loro non
piaccio, mi contano i pidocchi che ho in testa. Ci denuncerebbero
subito alla legione, a me e a loro.
Si sedette sul bordo del letto e svuot la sua tazza a piccoli
sorsi, gli occhi persi nel nulla. Di colpo trov quella vecchia
vestita di nero bella e piena di dignit. I capelli bianchi le ricadevano
morbidi sulle spalle e sul petto. Le anziane che non
sacrificavano i propri capelli al banco dei pegni erano poche.
Capelli da strega, avrebbero detto i paesani. O capelli da osama.
La ragazza dopo che l'ha medicata era troppo agitata per
dormire, continu. Mi ha raccontato cos' successo. La resistenza
 andata a liberare i detenuti del CERI. Non sapevano
per che ad aspettarli fuori c'era una divisione di legionari.
Sembra che sia stato un massacro. Lei ha perso tutta la sua
famiglia, a parte il fratellino. Per miracolo sono riusciti a scappare
tutti e due. Un miracolo, s, non ci sono altre parole. Li
hanno creduti morti. Li hanno gettati in un camion che poi 
andato al grande inceneritore, lo conosce, il vecchio inceneritore
delle farine animali. Ora ci bruciano i cadaveri, ma potrebbero
benissimo chiuderci dentro anche la gente viva. Dio mio, ma
in che mondo viviamo?
In fin dei conti, le cose non sono cos diverse dagli anni
Quaranta del XX secolo.
La signora Briand pos la tazza sul vassoio e si asciug le
labbra con la manica del vestito.
La ragazza e il fratellino hanno approfittato di una sosta
per saltare gi dal camion. Siccome lui non ce la faceva a camminare,
lei l'ha trascinato attraverso i campi fino a casa mia.
Ma non avr veramente mai fine questa follia?
Il medico ripul i suoi strumenti, li rimise in borsa, indoss
l'impermeabile.
L'ambulatorio apre tra due ore.
Non lo vuole un bicchierino prima di andarsene?
Quello non si rifiuta mai.
Vuot d'un fiato l'alcol che gli aveva versato direttamente
nella tazza. Si fece strada incendiandogli le vene fino al cervello.
La devo pagare.
Non  obbligata, chiaro.
La signora Briand tir fuori da una piega del vestito due
banconote da cinquanta euro e gliele tese.
Le prenda, le prenda pure! Prima di andarmene me ne
dovr pure sbarazzare. A che mi servirebbero lass?
Prese le banconote e le ficc nella tasca dell'impermeabile.
Stavolta, almeno, sua moglie non avrebbe potuto rimproverarlo per essersi scomodato a vuoto. Doveva solo inventare una
storia credibile per giustificare la durata insolitamente lunga
della visita, ma per pensarci avrebbe avuto tutto il viaggio di
ritorno. Guidando gli piaceva riflettere, solo al mondo nella
sua bolla di vetro, plastica e lamiera.
Ripasser a trovarla in giornata.
Posso... chiamarla se ce ne fosse bisogno?
Ma certo.
Le strinse la mano sulla porta, s'infil in macchina, gir la
chiave, fece scaldare il motore qualche secondo prima di partire.
Incrociando lo sguardo acuto e amichevole della donna
rimpianse di non averla conosciuta prima.
...
.
...
Capitolo 25.
...
.
...
Anche se tu fossi il peggiore tra i peggiori, in verit potrai passare fra tutti i pervertimenti con la nave della sapienza.
Bhagavad Gita libro 4, 36.

Il tizio li guardava sospettoso. Posandosi su Stef, i suoi occhi
scuri si accendevano di bagliori voraci. Nella giacca aveva
un rigonfiamento vicino all'ascella, sicuramente una pistola.
Poco prima si era avvicinato alla rimessa con passo pesante.
Pibe stava per nascondersi, ma Stef trattenendolo per un polso
l'aveva costretto a rimanere dov'era.
Era giorno gi da un po', e le persone che per la notte si erano
rifugiate nella villa, una quindicina, non ne erano pi uscite.
La luce era ancora debole, ma alcuni colori gi si vedevano: il
rosso mattone dei muri e del tetto, il verde scuro dei cespugli,
il grigio pallido dei vialetti, le macchie allegre dei fiori selvatici.
Voi che ci fate qui?
Ci hanno rubato la macchina, rispose Stef. Abbiamo
cercato un riparo per la notte.
Quel tizio era un cane da guardia fatto e finito, capelli cortissimi,
fronte bassa, occhi guardinghi, denti aguzzi e in bella
vista. Quanto agli enormi pugni che gli uscivano dalle maniche,
meglio non averci niente a che fare, poco ma sicuro...
Il guaio, sapete,  che adesso non potete pi andarvene...
In che senso? Non abbiamo fatto niente di male.
Siete stati sfortunati, avete scelto il posto e il momento
sbagliato.
Pibe lanci a Stef un'occhiata furibonda. Perch non erano
scappati finch erano in tempo? Le manovre notturne nel
giardino di quella bella villa isolata puzzavano di losco, ma lei
ci aveva visto un segno del cielo, l'imbecille,-aveva detto che
magari era la soluzione al loro problema. Una pallottola in testa
o nello stomaco, era questo che chiamava soluzione? E a quale
problema si riferiva, innanzitutto?
Perch? insistette Stef con lo sconosciuto. Cosa succede
qui di cos speciale?
Il tizio ridacchi e le fece scivolare una mano nella scollatura.
La smorfia beffarda se ne and quando Stef gli punt in
faccia la Colt. La velocit con cui l'aveva estratta dai vestiti
lasci Pibe senza fiato. Sembrava esserle apparsa di colpo in
mano, come per magia.
Ti ho fatto una domanda...
Il tizio alz le mani e sorrise.
Calmati, bella, e attenzione con quell'affare. A far partire
un colpo basta niente.
Mi prendi per scema? Lo so com' fatta una pistola. Sei
libero di scegliere fra una morte istantanea e una lunga agonia.
Una pallottola nel cuore o una pallottola nello stomaco.
Il tizio smise di sorridere, un velo grigiastro cal sul suo volto.
Cosa sei? Una sbirra del cazzo, eh? Non sapevo che i legionari
arruolassero anche dei bambini. Meglio se metti via il
tuo giocattolo, comunque. Se spari, i miei amici ti salteranno
addosso.
Non siamo della legione, siamo di una banda.
Sembr visibilmente sollevato.
Allora siamo dalla stessa parte! Dovevate dirlo subito!
Ma se meno di un minuto fa volevi spararci!
Quello che facciamo qui non va raccontato in giro, chiaro.
Ora per non penso che lo farete. Questa villa  un porto d'imbarco
per clandestini. Le barche vengono a prenderli l sotto.
E dove li portano?
Ovunque vogliano andare, no? Paesi islamici, America, Asia,
Australia... Dipende da loro, e soprattutto dalle loro finanze.
Dove vanno quelli che sono arrivati stanotte?
Posso abbassare le mani?
Stef gli fece cenno di s.
Quelli sono tutti osama, riprese il tizio massaggiandosi
una spalla. Volevano raggiungere la Turchia, ma siccome
non hanno abbastanza soldi la barca li lascer in Albania. Una
volta l, per andare in Turchia dovranno trovarsi qualcun altro.
Dovrebbero farcela: fra meticci ci s'intende.
Scoppi a ridere, soddisfatto per quella specie di battuta.
Quanto costa andare in Albania?
Chi le stava davanti spalanc gli occhi e aggrott la fronte
stupito.
E che ci andate a fare in Albania?  solo un covo di osama,
un letamaio.
Quanto?
Non saprei. Diciamo tremila euro. Chiaramente a persona.
La cifra sbalord Pibe. Non sapeva esattamente quanto aveva
recuperato nella cassa del negozio di vestiti, ma di sicuro non
ci si avvicinava neanche. E poi quel tizio aveva ragione: andare
a ficcarsi in un vespaio come l'Albania, che razza d'idea era?
L'Europa aveva annesso l'Albania, un Paese islamico, subito
prima dell'inizio della guerra, questo pi o meno se lo ricordava.
Motivo ufficiale: sicurezza. Stesso discorso per la Bosnia e le
altre zone musulmane in Europa.
Nessuno aveva cercato di convertirle, le popolazioni erano
state eliminate, i loro beni confiscati e le terre ridistribuite. Del
patto dell'UCTE, Unificazione Cristiana dei Territori Europei,
a scuola i programmi di storia parlavano pudicamente. Pibe
e i suoi compagni, davanti alle ragazze, facevano ogni tanto
delle stupide battute sui maniaci - Bosniaci - e gli Allahnesi
- Albanesi.
Che ne dici di cinquemila per tutti e due?
Il tizio finse di concentrarsi come se fosse una decisione
difficile da prendere, ma dal repentino luccichio negli occhi
aveva fiutato un guadagno inaspettato.
E che... non so se sulla barca ci sar abbastanza cibo e acqua
per tutti. E poi a decidere non sono solo io. Devo parlarne ai
miei soci. Venite con me.
Si volt e s'incammin verso la villa con aria apparentemente
rilassata, anche se sotto i vestiti era facile indovinare i
muscoli del dorso contratti. Per parlare direttamente con Stef,
Pibe aspett che avesse percorso una decina di metri: Dove li
troverai i cinquemila euro?
Con i miei amici down ho fatto il giro di tutte le case della
citt contaminata. Una vera caccia al tesoro.
E perch non me l'hai detto?
Non me l'hai chiesto.
Ma che diavolo ci andiamo a fare in Albania?
Stef sollev il vestito e infil la pistola negli slip. A vedere
anche solo per un attimo quella coscia e quel fianco, Pibe sent
una fitta di desiderio.
Quando saremo l, per arrivare nei Carpazi dovremo solo
attraversare la Bulgaria. E poi una piccola crociera nel Mediterraneo
non ci far male.
Io di quello non mi fido.
Neanch'io. Ma n lui n i suoi amici resisteranno alla tentazione
di mettere le mani su cinquemila euro. Te l'avevo detto
che avremmo trovato una soluzione al nostro problema, no?
Scoppiando a ridere, Stef s'incammin a sua volta lungo il
vialetto di ghiaia che conduceva alla porta principale della villa.
Il gruppo di osama comprendeva nove uomini e quattro
donne, dai venti ai quarant'anni. Bench provenissero da zone
diverse dell'Europa, parlavano tutti correttamente il francese.
Per alcuni il cammino era stato lungo, venivano dai Paesi del
Nord e strada facendo si erano affidati a diversa gente, sborsando
immancabilmente somme astronomiche. Per quella spedizione,
che rappresentava l'ultima speranza, avevano venduto tutto ci
che possedevano e investito i propri risparmi fino all'ultimo.
Uno di loro, Mourad, aveva speso, per esempio, pi di trentamila
euro dal suo punto di partenza, Copenaghen, alle coste
del Mediterraneo. Nei confronti delle carogne che sfruttando la
situazione avevano raddoppiato, triplicato le tariffe ed estorto
tutto il suo denaro, aveva maturato un odio viscerale. A suo dire
erano gente senza onore, cani. Progettava adesso di arruolarsi
nell'esercito della Grande Nazione e tornare da conquistatore in
quelle terre che l'avevano visto nascere, le stesse che l'avevano
obbligato a scappare come un criminale per salvarsi. Si sarebbe
vendicato di tutte le umiliazioni subite, avrebbe massacrato senza
piet i cristiani che si rifiutavano di abbracciare la vera religione,
avrebbe costretto gli europei arroganti a guardarlo con timore
e rispetto. E anche se l'esercito del Profeta non fosse riuscito a
sfondare il fronte Est, si sarebbe offerto volontario per infiltrarsi
nel suolo nemico e farsi saltare in aria in un luogo affollato.
Non aveva pi avuto notizie della moglie e dei figli rinchiusi
in un campo, non aveva pi una famiglia, un futuro, l'ultima
cosa che gli restava era l'incrollabile desiderio di raggiungere
i fratelli a Est e servire sotto la bandiera dell'unico Dio. I suoi
occhi cupi brillavano con l'intensit e la durezza dei diamanti.
Gli altri lo ascoltavano con una rassegnazione mista a disperazione.
Ogni tanto, con un cenno del capo o un mormorio,
approvavano ci che diceva. Avevano vissuto esperienze
simili. In virt dello ius soli avrebbero dovuto beneficiare di
un trattamento identico a quello dei loro compatrioti cristiani,
l'Europa li aveva per rinnegati, traditi, braccati. Il lavoro di
scardinamento del mondo musulmano era iniziato nel decennio
successivo all'11 settembre 2001. L'ultima crociata della
cristianit. A loro giudizio, lo scopo dell'arcangelo Michele
- quando il suo nome veniva pronunciato c'erano smorfie di
disprezzo, sputi - era quello di aprire un varco giudaico-cristiano
fino a Gerusalemme, fino al sepolcro di Cristo. Una volta
l, con l'aiuto dello stato ebraico, suo alleato naturale, partire
alla conquista della penisola araba, distruggere La Mecca e gli
altri luoghi sacri dell'Islam, sradicare dalla faccia della terra la
religione del Profeta. Ma Dio, sempre sia lodato, non avrebbe
permesso che succedesse.
Sedute in disparte nell'atrio della villa, le quattro donne presenti
non intervenivano. Non c'erano veli a coprire i loro volti
e i capelli neri, erano vestite all'europea. Non davano segno di
essere d'accordo o in disaccordo con ci che veniva detto, eppure
a Pibe bastavano i loro occhi, le loro espressioni, a capire che
pur avendo la stessa fede non condividevano le opinioni degli
uomini. Quelle donne se ne andavano solo per salvare la pelle,
per quanto le riguardava non c'era nessuna vita migliore oltre il
fronte Est. Quando ne incrociava gli sguardi ricambiavano con
un sorriso, e nelle tenere pieghe delle loro labbra c'erano molte
pi promesse che nei discorsi livorosi degli uomini. Pibe rivedeva
la madre nella cucina della villetta a schiera, la testa curva, gli
occhi mezzi chiusi, quella tristezza indicibile che riempiva ogni
suo gesto, e capiva che l'infelicit non era dovuta all'islam o al
cristianesimo bens all'uomo stesso, a chi trasformava le religioni
in implacabili macchine da guerra, a quel male misterioso che
corrodeva l'umanit fin dalla notte dei tempi. N i cristiani
n gli osama erano nel giusto, avrebbe voluto dare fuoco alle
religioni, bruciare gli di gelosi, sconsacrare le terre, strappare
le tonache dei preti, i copricapi degli imam, gridare a tutti gli
uomini e a tutte le donne di non prendere nulla troppo sul serio,
di inebriarsi con quel gioco magnifico che era la...
Merda, ecco che anche lui pensava come Stef.
Stef riteneva che avrebbero trovato la soluzione in quell'angolo
sperduto di costa. La barca li avrebbe scaricati in Albania nel
giro di tre o quattro giorni, un mezzo di trasporto relativamente
sicuro e un risparmio di tempo considerevole. Come lei aveva
previsto, chi aveva il compito di traghettarli l aveva accettato
i cinquemila euro. Pibe aveva paura che una volta intascato il
denaro si sbarazzassero di loro, ma i tre uomini si erano limitati
a dare un giubbotto salvagente a entrambi.
Perch i giubbotti? aveva chiesto Mourad.
Se le pattuglie marittime fermassero la barca per un'ispezione,
dovrete tuffarvi.
E nuotare fino in Albania?
L'uomo che si occupava del trasporto aveva alzato le spalle.
La barca potrebbe recuperarvi dopo, e poi, insomma, i
rischi li conoscevate.
Quante possibilit ci sono d'imbattersi in una pattuglia?
Cinquanta per cento. Ma ci sono anche i sottomarini degli
osama. Piombano nel Mar Nero attraverso lo stretto del Bosforo
e affondano qualsiasi nave, senza fare distinzioni.
Se abbiamo solo una possibilit su due di sopravvivere,
dovreste renderci la met dei soldi!
Un sorriso aveva rischiarato il volto tenebroso del capo dei
trafficanti, un ometto bruno tutto spigoli e tic nervosi.
La barca passer a prendervi, noi quindi abbiamo assolto
la nostra parte di contratto. Per quanto riguarda i vostri soldi,
che affoghiate o che arriviate dall'altra parte del fronte non vi
serviranno granch.
Intanto la vostra barca non  ancora arrivata.
C' stata qualche piccola noia, ma non dovrebbe tardare
a lungo.
La barca attracc nel primo pomeriggio, preceduta dal
ruggito del motore. Era una vecchia bagnarola completamente
arrugginita, era lecito domandarsi come facesse a tracciare dietro
di s una scia cos limpida. Il trafficante dalla testa di cane and
a recuperare i passeggeri, che un po' prima di mezzogiorno
avevano avuto da mangiare e da bere. Non avendo ingoiato
niente dal giorno prima, Pibe aveva divorato i suoi due panini
con una voracit tale che aveva rischiato di strangolarsi. Subito
dopo rimpianse di aver mangiato cos alla svelta, primo perch
non si sentiva sazio, poi perch il pane gli si era bloccato nello
stomaco come un masso.
Scesero lungo la scogliera fino all'insenatura in cui lui e Stef
avevano fatto il bagno. Il motore della barca ancorata girava al
rallentatore con una specie di gorgoglio sporco. Un piccolo peschereccio
mal conservato, sistemato alla meno peggio, a prima
vista incapace di trasportare sulle coste albanesi chicchessia.
Il capo dei trafficanti discusse brevemente con il capitano, un
uomo sui cinquanta dal volto indurito, con i capelli unti e aggrovigliati.
Il vento trasportava le loro voci verso il mare aperto.
Da ora in avanti, tutte le speranze dei clandestini erano riposte
in quella tinozza scassata. In quattro giorni c'era tutto il tempo
d'incappare in una o pi tempeste. Il capitano volt la testa,
e di sfuggita rivolse a Stef uno sguardo vagamente lubrico. Il
trafficante gli consegn diverse mazzette di denaro, e lui cont
con scrupolo ogni singola banconota prima d'infilarsele nelle
tasche della giubba. Poi, sventolando un braccio, fece segno a
tutti d'imbarcarsi.
I clandestini si ammassarono dietro la barca su quella che
era stata una spiaggia di pescatori. I trafficanti risalirono verso
la villa senza salutarli o augurare loro buona fortuna.
Si venderebbero il padre e la madre per trenta euro,
comment Mourad indicando i tre figuri sulle rocce della
scogliera. Al posto del cuore hanno un portafogli. Per quel
che li riguarda, i decreti di espulsione per i musulmani sono
una vera manna.
Il peschereccio salp scricchiolando dappertutto e prese una
direzione opposta rispetto a dove il sole sarebbe tramontato.
La sagoma del capitano si stagliava dietro i vetri sporchi del
ponte di comando. Un tremendo puzzo di pesce infestava la
barca. I suoi due comignoli sputacchiavano una sorta di pece
nera impregnata da un forte odore di nafta. Appoggiato alla
balaustra, Pibe osservava affascinato i mulinelli generati dai
getti del motore.
 la prima volta che viaggi in mare? gli chiese Stef.
Lo era.
Per tredici anni aveva vissuto a meno di cinquanta chilometri
dall'Atlantico, ma solo raramente era andato a prendere
il sole sulla costa. Il Signore, sostenevano i suoi genitori, non
vedeva di buon occhio i corpi seminudi spaparanzati in spiaggia,
e la prova era che li puniva con i colpi di sole e gli eritemi.
Avevano tuttavia iscritto i loro figli, lui e la sorella, alle lezioni
impartite dagli istruttori di nuoto nella piscina municipale,
perch anche se l'acqua non era l'ambiente naturale dell'uomo,
sempre meglio saper nuotare. Aveva fatto il bagno fra le onde
impetuose dell'oceano, non era per mai salito su una barca.
Del resto non aveva neanche mai preso un aereo. Le incertezze
della guerra avevano inchiodato al suolo i popoli europei un
tempo avidi di viaggi, di avventure, di climi benigni. I voli erano
notevolmente diminuiti da quando i caccia islamici si erano
messi ad abbattere gli aerei di linea. E a casa propria che si sta
meglio, diceva spesso suo padre. Peccato che la madre di tutte
le bombe si fosse invitata in piena notte in quella stessa casa e
l'avesse ridotta in cenere.
Presto la costa scomparve. In mare aperto il vento disperdeva
il rumore del motore, radunava le nuvole sopra di loro, gonfiava
e torceva l'acqua in superficie. Il capitano sbuc dal ponte di
comando e grid a tutti di infilarsi i giubbotti salvagente.
Se il mare si fa troppo mosso, vi consiglio di rifugiarvi di
sotto. L'odore  quello che , ma almeno non vi prenderete le
onde in faccia!
Mentre parlava non smetteva di fissare Stef. Assicurandosi
che i passeggeri avessero allacciato i giubbotti correttamente,
esamin i lacci di Stef con un'attenzione particolare. Torn al
suo posto dopo averle strizzato l'occhio in maniera volgare.
Quel tipo non mi piace per nulla! ringhi Pibe.
Poco importa che ti piaccia o no. Conta solo che ci porti in Albania.
Me ne frego. Se solo ti tocca lo ammazzo!
Stef gli carezz il viso con il dorso della mano.
Sei carino quando fai il geloso, Pibe.
Venne la notte. E come se avesse aspettato le tenebre per entrare in azione, si scaten la tempesta.
...
.
...
Capitolo 26.
...
.
...
Non si era mai fidato di quel medico, secondo il parroco
era un cattivo cristiano, un uomo disdicevole. A ogni modo, un
medico che vive in piena campagna anzich concedersi una vita
confortevole in citt, come parrocchiano non pu che essere
strambo, un seguace del diavolo o un ateo, il che era la stessa
cosa. L'Europa non si era ancora del tutto sbarazzata dagli spiriti
demoniaci per cui era sprofondata nell'anticamera dell'inferno.
Quel dannato medico gli aveva proposto di farlo riformare.
Di far riformare lui, proprio lui che non vedeva l'ora e non
aveva desiderio pi grande di difendere Dio e la Patria. Lui
che gi a tredici anni si era presentato nella sede locale della
legione e aveva dovuto pazientare tre anni prima di ricevere la
chiamata alle armi. Lui che aveva giurato di uccidere centinaia
di osama, iniziando ad addestrarsi a casa, in cortile, con il fucile
da caccia del padre. Lui che aveva disegnato su alcuni cartoni
delle sagome per rappresentare i soldati islamici.
Il postino aveva finalmente consegnato la busta con le due L
d'argento che aveva atteso febbrilmente per mesi. Siccome nel
raggio di trenta chilometri c'era solo un medico, per sottoporsi
alla visita obbligatoria non aveva avuto altra scelta, era dovuto
andare dal cattivo cristiano. Dopo avergli guardato la gola e
auscultato i polmoni e il cuore, quella carogna gli aveva tastato
i genitali come un allevatore avrebbe fatto con i testicoli di un
toro. Era rimasto spiazzato, per poco non gli aveva tirato un
pugno in faccia.
 tutto a posto, aveva detto il medico lavandosi le mani.
Ma se non ti va di andare al fronte, posso fare in modo che
tu sia riformato.
A quelle parole erano serviti quattro o cinque secondi per
farsi strada nel suo cervello.
Ma non ha appena detto che  tutto a posto?
Il cattivo cristiano l'aveva fissato con un odioso sorriso
complice. Per quanto ne sapeva, le voci su di lui e la signora
Briand non erano fandonie, andava davvero a letto con quella
vecchia strega che avrebbero dovuto bruciare gi da tempo.
Sei in condizioni di salute eccellenti, tranquillo, ma in quei
certificati un medico pu scrivere ci che vuole.
Significa che me ne farebbe uno falso?
La carogna aveva spalancato le braccia alzando gli occhi al
cielo. Avrebbe fatto meglio a tenerli bassi, non si poteva sfidare
Dio impunemente.
Falso, che parolone, non esageriamo!  solo che se non vuoi
andare a farti sparare come a un coniglio a tremila chilometri
da casa, io posso capirlo e sistemare la cosa.
Ma io sul fronte Est voglio andarci! Non aspetto altro da
tre anni!
Il medico aveva fatto un passo indietro. Colpito dall'improvvisa
veemenza del suo tono, si era seduto alla scrivania e a
testa bassa aveva compilato e timbrato il certificato d'idoneit.
Dopotutto la vita  tua, aveva mormorato.
Non sono un vigliacco, io, difender il mio Paese, non
lascer che gli osama mettano piede in Europa.
Aveva allungato al medico i venticinque euro della visita,
aggiungendo sarcastico:  vero quello che si dice su di lei e
sulla Briand?
Il cattivo cristiano era trasalito, il braccio gli era rimasto teso
con le dita strette sulle banconote.
Perch, cosa si dice?
Che lei e la Briand, insomma...
Con occhi e bocca spalancati, il medico sembrava una rana,
poi si lasci sfuggire una risata stramba, un ghigno mefistofelico.
Io e la Briand? Chi si diverte a diffondere sciocchezze del
genere?
Aveva risposto alzando le spalle. Non avrebbe certo rivelato
le sue fonti: la madre l'aveva saputo dal parroco, che a sua volta
era stato informato da un parrocchiano durante una confessione.
Aveva piegato il prezioso certificato, l'aveva messo in una
tasca interna della giacca e finalmente era fuggito dall'antro
del diavolo. Dopo un'ultima serata in famiglia, era partito
l'indomani mattina per il centro di reclutamento di Bourges.
Per quanto la sua partenza li rattristasse, i genitori, i due fratelli
e le tre sorelle erano fieri di lui. Era il primogenito, spettava a
lui dare l'esempio, impedire l'invasione dei demoni islamici in
occidente, difendere i valori di Cristo, proteggere sua madre
e le sorelline, contribuire alla rinascita della grande Europa
tradita dagli alleati americani e rovinata dalle multinazionali.
Avevano passato la loro ultima notte insieme fra dolciumi, vino,
lacrime e risate. All'alba aveva lasciato la casa senza svegliare i
genitori sopraffatti dal dispiacere e dall'eccesso di vino, aveva
camminato zaino in spalla fino alla stazione pi vicina, una
decina di chilometri, gi in preda alla nostalgia.
Si era presentato al centro di reclutamento di Bourges dopo
un viaggio in treno scandito da due lunghe soste: un sabotaggio
e un suicidio. Gli istruttori l'avevano accolto fraternamente,
il loro calore gli aveva ridato le forze, poi gli avevano fatto
firmare una montagna di documenti a cui non aveva dato neanche
un'occhiata. Una volta sbrigate quelle noiose pratiche
burocratiche, gli avevano consegnato la sua roba, l'uniforme
da parata e il basco nero con la lancia d'argento, scarpe, mutande,
cappotto, la mimetica da combattimento (fondo nero
tappezzato di macchie ocra e verdi), il casco, gli anfibi, il coltello
multiuso, la pistola, i caricatori e il fucile d'assalto nuovo
fiammante, una meraviglia placcata d'argento. Un sergente
l'aveva accompagnato nella camerata e gli aveva indicato una
branda. C'erano gi una trentina di reclute. Un tanfo di serraglio
riempiva la sala e mascherava l'odore che trasudava dalle
pareti umide della caserma, un vecchio ospizio acquisito dalla
legione dieci anni prima.
Inizio dell'addestramento fra un'ora in punto, aveva abbaiato
il sergente, e in tenuta da combattimento. Non siamo
in vacanza qui, muovete il culo senza perdere tempo, perch
gli osama, loro, ogni giorno spediscono sul fronte Est centinaia
di fanatici.
Aveva sistemato la roba, indossato la divisa e fatto conoscenza
con il vicino, il ragazzo della branda di sopra. Maglietta e
mutande gli andavano larghi, facendone risaltare la magrezza,
il pallore, la fragilit. Gli occhi erano come finestre aperte su
un cielo azzurro e pallido, i capelli neri, lunghi, ricci. Aveva una
dolcezza da ragazza, un viso bianco come il gesso.
Maximilien, piacere. Sono di Moulins, nell'Allier. Mi hanno
chiamato tre giorni fa. I miei volevano sbarazzarsi di me e
hanno preso la palla al balzo.
Significa che non volevi andare al fronte?
Maximilien si sedette sul materasso per infilarsi i pantaloni
mimetici.
Perch, c' qualcuno che ha voglia di andare al fronte?
Be', io per esempio! Tutti quelli della nostra et! Sbarrare
la strada agli osama  nostro dovere!
Queste ultime parole le pronunci a voce alta. Molte reclute
gli fecero eco con dei mugugni di approvazione, o scuotendo
vigorosamente la testa.
Se non ci andiamo noi, chi lo far al posto nostro? rincar
la dose incoraggiato dalla reazione degli altri. Non lo lasceremo
fare certo ai vecchi, alle donne e agli infermi. Quel suo
vicino di branda gli fece venire in mente il medico del villaggio:
il primo avrebbe senz'altro accettato il falso certificato del
secondo, si sarebbero capiti come ladroni all'inferno, alle spalle
dell'arcangelo Michele.
L'Europa non avr certo bisogno di vecchi, donne o infermi,
finch alleva tacchini.
Non cap proprio cosa intendesse Maximilien, dubitava per
che con quella sua uscita volesse celebrare l'amor di patria o il
coraggio dei legionari.
E perch i tuoi genitori avrebbero voluto sbarazzarsi di te?
Maximilien si accapigli per un po' con la cerniera inceppata
dei pantaloni.
Non sono il figlio che avevano sognato. Potevano scegliere
se rinnegarmi o spedirmi sul fronte Est. La seconda soluzione
gli  sembrata pi semplice. Pi rapida.
E che figlio sognavano?
Immagino un bravo ragazzo, un figlio normale, sano.
Perch? Tu non sei normale?
Ci che conta  che non sono stato giudicato cos anormale
da essere riformato.
Il ritorno del sergente mise fine allo scambio. Dopo una
sfuriata contro quelli che non erano ancora pronti, Maximilien
compreso, li radun sul campo d'addestramento, un gigantesco
cortile chiuso pieno di sacchi di sabbia, bersagli, bunker, pareti,
filo spinato. L'addestramento si limitava a qualche nozione elementare,
fra cui la manutenzione del fucile d'assalto e l'attraversamento
di trincee profonde tre o quattro metri. Scalarono una
parete di terra quasi verticale pi di trenta volte, pi di trenta
volte percorsero di corsa uno spiazzo grande circa duecento
metri sparando su bersagli in movimento. Si trascinarono sotto
il filo spinato fra le punte aguzze e acuminate. Con i polmoni in
fiamme, le gambe a pezzi, le mani e le ginocchia sbucciate, alla
fine di quella giornata erano esausti, sul punto di schiattare. Alcuni
vomitarono il pasto di mezzogiorno, una sbobba immonda
innaffiata da un vinaccio osceno. Con grande sorpresa dei suoi
compagni, Maximilien non sembrava per niente affaticato, non
aveva neanche un po' di fiatone. Prima di tornare nel refettorio
e poi in camerata, si recarono nel sotterraneo dell'edificio
centrale come programmato dal sergente. Guardarono alcuni
filmati, reportage di corrispondenti della televisione europea
nei Paesi islamici alcuni mesi prima che scoppiasse la guerra.
Sullo schermo sfilarono una dopo l'altra diverse scene violente,
strazianti: ladri a cui un torturatore mozzava una mano, donne
sotterrate fino alle spalle e lapidate, amanti denudati e frustati
pubblicamente, oppositori politici giustiziati con un colpo alla
nuca o decapitati con una spada, bambini che urlavano brandendo
fucili d'assalto, ostaggi occidentali imprigionati, torturati,
evirati, smembrati, rispediti nel loro Paese d'origine pezzo a
pezzo, bandiere europee e americane calpestate, il Vecchio e il
Nuovo Testamento dati alle fiamme, il tutto accompagnato da
una musica ipnotica e martellante. Quando le luci si riaccesero,
la collera aveva preso il posto della fatica e dello sconforto
nell'animo e nel cuore delle reclute.
Spero che adesso tu non ti faccia pi domande, che tu sappia
perch vai a combattere! sussurr all'orecchio di Maximilien
seduto accanto a lui in terza fila su una panca di legno.
Quando il tacchino diventa adulto, va farcito subito prima
d'infornarlo.
Le risposte di Maximilien lo disorientavano infastidendolo,
come tutte le parole che non riusciva a comprendere.
Forse, ma se lasciamo passare gli osama, sar tutta quanta
l'Europa a bruciare in un forno. Sarebbe l'inferno, capisci?
Credi che non ci siamo gi, all'inferno?
Noi, qui in Europa, non tagliamo le mani a nessuno, non
lapidiamo le donne oneste, non strappiamo l'uccello agli uomini
con le tenaglie, non li rimandiamo a casa a pezzetti...
Maximilien apr la bocca per rispondere, cambi idea e
lasci ai suoi occhi azzurri il compito di fargli sapere che non
era d'accordo. Come mascherare i suoi sentimenti con degli
occhi cos limpidi, lenti d'ingrandimento dell'anima? Ore e ore
d'esercizio gli avevano lasciato dei segni rossi sulla fronte e sul
collo. Il suo indice era ancora sul grilletto del fucile, anchilosato
a forza di premerlo. La polvere incollata alle guance, i ciuffi
di capelli che gli spuntavano dal casco, un bambino abbigliato
con la divisa da combattimento di suo padre.
Con un vocabolario limitato ma incisivo, il sergente ricord
che bisognava difendere il territorio europeo dai demoni islamici,
consegn delle stecche di sigarette con i colori dell'Europa,
ornate con le ali dell'arcangelo, annunci che sarebbe
stato meglio per loro riposare al pi presto, poich la sveglia
il giorno dopo era fissata alle 4 (del mattino, s'intende). Prima
di colazione li aspettavano tre ore di esercizi, cinque prima del
la pausa di mezzogiorno e del pranzo, altre cinque prima della
pausa serale e della cena.
Se fra voi qualcuno  ancora pieno di energie, libero di
farsi una sega, temo per che domani non avr voglia di darsi
da fare.
Un'esplosione di risate chiassose, urla e fischi, omaggi la
brillante conclusione del sottufficiale.
Nei giorni successivi a nessuno venne in mente di masturbarsi.
Gli esercizi non diminuirono n in quantit n in intensit,
il loro obiettivo era far prendere confidenza alle reclute con la
dura realt delle trincee, facendole crollare a letto dopo cena
senza neanche farsi una doccia o spogliarsi. Gli apprendisti
legionari imparavano a eseguire senza esitazione gli ordini
degli ufficiali in qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza.
L'istruttore li svegliava in piena notte, alle 2 o alle 3 del mattino,
li trascinava sul percorso che era costituito da una prima
trincea allagata, da una parte in piano disseminata di mine a
salve che le mitragliatrici bersagliavano di cartucce di vernice,
da un labirinto di filo spinato costellato di fosse camuffate,
mimetizzate, da una seconda trincea irta di pali aguzzi e, infine,
da una palizzata di legno alta cinque metri. Le prime volte
arrivarono alla fine in ordine sparso, zuppi, sporchi di fango,
chiazzati di vernice, graffiati dal filo spinato o dalle punte dei
pali. Gli ufficiali gli lasciarono il tempo di fumare una sigaretta
e gli ordinarono di ricominciare e di arrivare tutti insieme
stavolta, i pi veloci avrebbero dovuto aspettare i pi lenti, i
pi lenti erano pregati di non rallentare i pi veloci. Alla fine
del secondo giro, venivano costretti a spogliarsi integralmente
e a lavare divisa e biancheria in alcune immense tinozze di cemento
colme d'acqua gelida, poi a reindossarle ancora fradicie e
a correre intorno al campo di addestramento finch non erano
asciutti. Di notte pioveva, dunque un buon numero di loro prese
il raffreddore, che veniva curato con alcol e miele. Non c'era
comunque verso di restare a letto: gli osama non domandavano
a uno se era malato prima di piantargli un coltello nella gola o
nella pancia. Febbricitante, ferito, affamato, stanco o addormentato
che fosse, un legionario era tenuto a essere pronto in
tutte le circostanze. Dai suoi riflessi avrebbe potuto dipendere
la sopravvivenza di molti commilitoni, di un corpo di fanteria,
di un'intera legione e quindi dell'insieme dei popoli europei.
Era proibito anche scrivere alle famiglie, le lettere spedite dai
genitori o da qualsiasi conoscente venivano bruciate davanti
ai loro occhi. Avrebbero avuto diritto a scambiare notizie solo
dal fronte Est. I pasti non miglioravano n per quantit n per
qualit. Riuscivano a mandarli gi solo aiutandosi con delle
generose sorsate di vino, un vino di giorno in giorno pi acido.
Per quel che lo riguardava, Maximilien conservava il suo
mistero: non si lamentava mai e non faceva commenti di nessun
tipo, ma nel suo sguardo torvo c'era tutta la sofferenza del
mondo. Sempre fra i primi a finire il percorso di combattimento,
dotato di buona mira senza dubbio, nonostante l'aspetto fragile
sembrava pi in forma di quasi tutte le altre reclute.
A volte, quando la stanchezza glielo permetteva e le russate
altrui si facevano costanti e sonore, provava di nuovo a parlare
con quel misterioso vicino del letto di sopra.
Non vedo l'ora di essere al fronte. Sar meno massacrante
di qui, non credi?
Ma certo, la morte  la soluzione meno massacrante!
Non bisogna essere pessimisti... Non bisogna dire certe
cose. Ci sono dei ragazzi che a tornare ce l'hanno fatta. Magari
ce la faremo anche noi.
Per tornare bisogna prima andare.
Comunque sia, quei mostri islamici vanno fermati.
I mostri sono su entrambi i fronti. Uccidere quelli che ci
troveremo davanti non liberer questo Paese da quelli che si
nascondono fra noi. In noi.
Di nuovo, erano frasi come quella a confonderlo. Magari era
solo un po' tarato. Magari i genitori avevano preferito spedirlo
in guerra piuttosto che farlo rinchiudere.
Che cosa fanno i tuoi?
Mio padre dirige uno dei pi grandi arsenali d'Europa. Mia
madre non fa niente in particolare, a parte farsi ringiovanire in
tutti i modi e dare il tormento ai figli. Lo sai cos' una salfa?
Be', certo, una donna rifatta dal bisturi, dal collagene e dal
silicone. Fratelli o sorelle ne hai?
Ho due sorelle. E gli voglio un bene dell'anima. Mi mancano.
Quando penso che non le rivedr pi...
Gli parve di sentire, fra le russate dei legionari abbrutiti
dalla fatica, i singhiozzi soffocati di Maximilien.
L'addestramento stava per finire. Era durato solo una manciata
di giorni. Assediata da un esercito islamico sempre pi
compatto, l'Europa non aveva il tempo di andare troppo per
il sottile con la formazione dei soldati.
Le richieste d'aiuto agli Stati Uniti non avevano mai ricevuto
risposta, si era rivolta allora alle grandi potenze orientali, Cina
e India, ma queste, troppo assorbite dai conflitti locali, si erano
limitate ad ascoltare educatamente le richieste degli europei
sotto assedio. Dovevano dunque sbrigarsela da soli, con le
proprie armi, con i propri soldati, con il proprio denaro. Ma
il sacrificio di diverse giovani generazioni sul fronte Est aveva
esaurito il vivaio, oltre che rallentato i ritmi di produzione delle
fabbriche d'armi.
Perch credi che abbiano vietato i contraccettivi? diceva
Maximilien. Vogliono che le donne facciano figli a raffica, un
mucchio di giovani tacchini che verranno ingrassati solo per
essere spediti nel grande forno dell'Est.
Era la loro penultima notte a Bourges. Si stavano fumando
una sigaretta a letto, gli occhi persi nelle volute di fumo. Nei
due giorni successivi sarebbero andati a Parigi, e si sarebbero
radunati tutti quanti in un treno speciale in partenza per la Romania.
Tre giorni dopo, sarebbero approdati al fronte e avrebbero
conosciuto davvero il primo brivido della guerra. A quel punto
battute e spacconate non sarebbero pi riuscite a scalfire la seriet dai loro volti e dai loro occhi.
Noi non siamo tacchini! aveva protestato lui. Ce l'aveva
fatta, gli ci erano voluti quattro giorni per afferrare il paragone
con quelle stupide bestie. Siamo solo uomini che vogliono
difendere il loro Paese!
A parte le piume e il becco, spiegami che differenza c'
fra i tacchini e noi.
Falla finita, Max! chiamarlo Max gli era sembrata una
buona mossa, era un modo d'invitarlo indirettamente nel suo
mondo, nelle sue certezze, nella sua semplicit biblica e gloriosa.
Perch andare al fronte se non credi alla guerra? Avresti potuto
farti riformare, un modo lo trovavi. Conosco un medico che...
I miei genitori ne hanno pagato uno a caro prezzo per
farmi dichiarare abile.
Perch? Non lo eri?
Non avrebbero sopportato che il loro figlio mancasse ai
propri doveri. C'era in gioco la reputazione, capisci?.
Spense la sigaretta sulla testiera del letto, gett il mozzicone,
si mise su un fianco e dopo essersi aggrappato per mantenersi
in equilibrio, si avvicin al ragazzo del letto di sopra.
Quindi non eri abile?
A Maximilien vennero le lacrime agli occhi. Nella notte
scandita dalle russate e dai sibili, il suo volto sembrava appeso
all'oscurit, simile a una di quelle maschere di cartapesta che
fabbricano gli scolari alle elementari.
Guerra o meno, ero gi condannato. Piuttosto che nel mio
letto, hanno preferito che morissi al fronte. Mio padre stipuler
un contratto con lo Stato a testa alta. Potr presentarsi addirittura
come un martire e la legione gli far un grosso ordine.
Condannato a cosa?
Lo sguardo di Maximilien si era fatto solenne.
Ho la golfea, hai presente?
Ce l'aveva presente. Era una malattia dovuta alle radiazioni
delle bombe. Una specie di lebbra che corrodendo i polmoni
ammazzava dopo mesi di agonia.
Non hai l'aria malata. Il percorso di combattimento non ti
ha dato pi problemi che agli altri. Te ne ha dati meno, anzi.
Sono solo al primo stadio della malattia. I medici mi hanno
dato due anni.
Fa male?
Maximilien gett via la sigaretta mezza fumata senza averla
spenta. Sbatt contro il muro sprizzando scintille.
Soffro come un cane.
Non si vede.
Se lo facessi vedere, tutti mi salterebbero addosso. I predatori
si accaniscono sempre sui pi deboli del gregge.
Fiss Maximilien, e prima di pronunciare le parole successive
esit qualche secondo. Parl con voce talmente flebile da domandarsi
se certe parole fossero davvero uscite dalla sua bocca.
Ti avevo preso per un codardo, mi ero sbagliato. La vita a
volte  ingiusta: io ho trovato un medico che mi ha proposto
di riformarmi quando l'unica cosa che sognavo era andare al
fronte. Il tuo medico, invece, ti ha dichiarato idoneo quando
tu di questa guerra non volevi saperne. Per due anni avresti
potuto dare la caccia alle ragazze.
Mentre la frase gli usciva, si rese conto della fesseria che
stava dicendo.
Io non do la caccia alle ragazze, replic Maximilien a
bassa voce.
Gi, ovvio, era uno di quei frocetti che offendono il Signore
con i loro amori contro natura. Fatto sta che per lui non riusciva
a provare lo stesso livore che provava verso altre categorie di
miscredenti.
E tu? chiese Maximilien. Tu sei gi stato con una ragazza?
No, non aveva mai baciato n toccato una ragazza. Si era
conservato puro per il matrimonio, come stabilito dal Santo
Padre, Giovanni Paolo III.
Realizz in quel momento che non si sarebbe mai sposato,
che sarebbe morto senza essere iniziato al mistero femminile.
Quanto alla masturbazione, a cui faceva ricorso solo per alleviare
la tensione spesso insopportabile del proprio sesso, doveva
essere solo un pallido riflesso dell'estasi con una donna.
La guerra gli rubava la giovinezza, il suo vigore e i suoi
amori, presenti e futuri.
Allora?
E a te, povero finocchio, cosa dovrebbe fregartene?
Si allung sul letto e affond la testa nel cuscino. Era un
tacchino, certo, un tacchino in quella farsa crudele che era la
guerra fra l'Europa e la Nazione Islamica.
Dorm un sonno agitato, nervoso, pi un dormiveglia. Sent
confusamente Maximilien alzarsi, frugare fra le proprie cose
e dirigersi verso l'uscita della camerata con passo furtivo. Una
voce gli sugger di seguirlo, ma non l'ascolt. Temeva che lui
equivocasse le sue intenzioni e approfittando della notte gli
proponesse qualcosa di disgustoso.
Lo rimpianse il giorno dopo, quando in mezzo al campo
d'addestramento Maximilien venne ritrovato nudo, nudo e
morto, proprio davanti alla piattaforma di cemento su cui si
stagliavano la bandiera europea e quella francese.
Aveva appoggiato a terra la sua roba e si era sparato fra le
gambe. Poi, siccome il primo colpo non l'aveva ucciso, si era
sparato ancora, stavolta al cuore. Il principato fece una strigliata
alle sentinelle, colpevoli di non aver visto n sentito niente, poi
radun gli uomini e dichiar davanti a tutti che quella... piccola storia, non doveva uscire dalle mura della caserma.
...
.
...
Capitolo 27.
...
.
...
La terza tempesta si alz dopo un giorno e una notte di
bonaccia. Ancora pi malridotta per le burrasche precedenti,
la barca sembrava ormai incapace di farsi strada fra le onde
imponenti. Sbandava talmente che pi di una volta Pibe credette
che stesse per ribaltarsi, o per colare a picco una volta
per tutte. Rifugiatosi con gli altri passeggeri dove una volta
c'era lo scandaglio, aggrappato a una panca inchiodata al pavimento,
si era infilato il giubbotto salvagente, una precauzione
ridicola considerando la violenza degli elementi a cui
era sottoposta l'imbarcazione. Ogni tanto dava un'occhiata
fuori, attraverso gli obl. I lampi sembravano incendiare di
continuo le onde marine e il cielo in subbuglio che sembrava
capovolgersi. Illuminavano inoltre, negli angoli semibui della
barca, i volti disfatti dei clandestini. Alcuni l dentro avevano
vomitato l'anima, e al fetore del pesce si assommava ormai un
odore rivoltante di bile. Pibe non aveva ancora rigettato il suo
ultimo pasto, carne trita mista a lenticchie e a un po' di riso,
il tutto confezionato in uno speciale imballaggio e.riscaldato
nel microonde a disposizione dei passeggeri. Era per sempre
pi preoccupato e la sua preoccupazione aumentava con la
sua fatica e con le scosse che facevano dondolare bruscamente
la barca e gli provocavano la nausea. Era da quando si erano
imbarcati che non dormiva o dormiva male. In primo luogo,
perch non si sentiva tranquillo su quell'elemento misterioso
e instabile che era l'acqua. Poi perch il capitano girava come
un avvoltoio intorno a Stef. Infine perch i suoi compagni di
viaggio - alcuni dei quali conversavano in una lingua diversa
dal francese, forse l'arabo - davano l'impressione di tramare
qualcosa di losco.
Il capitano aveva riservato a lui e a Stef un angolino con due
brande sovrapposte, giusto sotto il ponte di comando. Gli altri
clandestini dormivano invece nella vecchia stiva e nel deposito
di stoccaggio su materassi di fortuna. Il capitano non si era
regolato cos per bont d'animo o per galanteria, nozioni totalmente
estranee a un uomo del genere, ci che per lui contava
era solo il potersi concedere delle particolari chiacchierate con
Stef. Le tempeste che si erano inanellate gli avevano impedito
per il momento di concretizzare i suoi propositi, ma nelle iridi
acquose gli si leggeva nitidamente che alla prima occasione
avrebbe messo in atto il suo progetto, con o senza il consenso
della diretta interessata.
Pibe dormiva nella branda in basso con la pistola sotto il
cuscino. Al minimo rumore sospetto, si alzava di scatto e la
puntava contro la porta, finch il silenzio, guastato dal rumore
del motore e dallo scrosciare delle onde, ripiombava nella cabina.
Stef gironzolava sul ponte senza preoccuparsi del vento
furibondo che le sollevava il vestito, con lo stesso menefreghismo
con cui se n'era andata in giro nuda fra le docce della
teppaglia. Ma non capiva che era in pericolo? Non capiva che
il capitano, viscido e cinque volte pi forte, avrebbe potuto
buttarla in mare dopo aver abusato di lei? A meno che Stef
non fosse d'accordo nell'andarci a letto, una prospettiva che
Pibe rifiutava di prendere in considerazione. Le aveva detto
due parole a riguardo e lei aveva replicato che non doveva
occuparsi di Fesse, ma delle sue chiappe, che era abbastanza
adulta per prendere da sola certe decisioni e che lui poteva
dormire sonni tranquilli. Simili risposte ambigue non avevano
rassicurato Pibe. Stef si immischiava spesso nelle conversazioni
degli osama clandestini, offrendosi senza alcun pudore ai loro
sguardi laidi, bramosi. Da quando aveva giurato di uccidere il
capitano piuttosto che lasciargli mettere le sue luride zampe su
di lei, Stef sembrava provare un piacere perverso nell'attizzare
la sua gelosia. Con quel vestito cortissimo che i raggi del sole
riuscivano facilmente a trapassare, li eccitava a ogni minimo
movimento. Diverse volte era stato l l dall'urlarle di coprirsi
le cosce, di evitare di piegarsi in avanti o anche di sedersi sulla
panca. Il peggio era che quel suo comportamento scontroso
non attirava i favori di Stef. La distanza fra di loro sembrava
anzi crescere sempre di pi. Stef gli stava dimostrando una
nuova freddezza, insolita, non mangiava pi insieme a lui, a
volte se ne andava dalla cabina un'ora o due e tornava senza
dare spiegazioni, lasciandolo a marcire nei suoi dubbi.
La barca arrancava sulle onde e poi precipitava, era come
andare su un ottovolante acquatico. Pibe stava guardando
Stef seduta contro la parete di fronte, a cinque o sei metri di
distanza, in mezzo a Mourad e a un altro osama che un tempo
si chiamava Sbastien, ma che una volta in esilio aveva scelto di
chiamarsi Tariq. Pibe avrebbe voluto che Stef gli appartenesse
anima e corpo, e che, come la sua ombra, lo accompagnasse in
ogni istante lungo il cammino che l'avrebbe portato a diventare
uomo. Sapeva bene di chiedere l'impossibile, che lei aveva una
vita sua, che un ragazzo di tredici anni non era grande abbastanza
per soddisfare i desideri di una ragazza di sedici e anche pi.
Ammetteva che n lei, n nessun'altra Fesse avrebbe potuto un
giorno riempire la sua solitudine, che avrebbe vagato a vuoto
fino alla fine dei tempi, che solo in un modo-sarebbe riuscito
a scaldarsi: soffiando sul fuoco che aveva dentro, come una
stella che produce e sprigiona da sola la propria energia. Aveva
condiviso casa, notti e pasti con pap, mamma e Marie-Anne,
ma bench a unirli fosse il sangue, erano rimasti dei perfetti
estranei gli uni per gli altri. Del padre ricordava solo le grida
quando voleva far valere la sua autorit, le sue lezioni di morale,
le crisi di rabbia suscitate dal vino, l'ansimare affrettato
e orripilante nella cantina della villetta. Della madre l'estrema
modestia, le mani morbide, la sua tristezza, i pianti silenziosi,
i suoi sospiri di piacere che risuonavano come proteste soffocate.
Di Marie-Anne il tono acido, le frecciate velenose, i piagnistei,
le spiate e l'aria subdola, i suoi rari momenti di grazia
e tenerezza. Non era penetrato a fondo nelle loro anime, non
aveva conosciuto la loro vera essenza, quella che permaneva
al di l delle apparenze, quella che sopravviveva a dispetto dei
rispettivi ruoli.
L'io nascosto.
L'io immobile, imperturbabile, anche in mezzo alle emozioni,
anche in mezzo alle tempeste. I corpi dei genitori e della sorella
erano scomparsi come svaniscono i sogni quando ci si sveglia di
soprassalto, ma nonostante il proprio potere, la madre di tutte
le bombe non poteva aver disintegrato la loro vera essenza, e
questo pensiero lo riempiva di gioia.
A deformare il viso liscio e puro di Stef, un viso da icona, non
c'era nessuna paura. Aveva raccolto i capelli in uno chignon che
lasciava scoperte le curve delicate del collo. Aggrappata a una
sbarra di legno fissata al pavimento, non dava importanza alla
tempesta, come se non fosse nient'altro che un brutto sogno.
Seduta sui talloni, spostando ininterrottamente il baricentro
per assorbire le brusche sbandate, era totalmente concentrata,
immersa nel presente. Allora Pibe decise di farla finita
con i rancori, con la gelosia, con le paure, e si concentr sulle
oscillazioni del proprio corpo, sballottato a destra e a sinistra
a seconda di come s'inclinava il pavimento.
Il peschereccio disegnava una scia bianca e rettilinea su una
distesa d'acqua grigia, sovrastata da una nebbia immobile. Il
capitano aveva dato l'allarme pochi istanti prima: erano appena
entrati nel Mar Ionio dopo essere passati fra la Sicilia e Malta,
risalivano verso le coste albanesi e le avrebbero raggiunte in
meno di due giorni, ma il radar aveva captato la presenza di
alcune barche a qualche chilometro di distanza, vedette della
dogana europea, probabilmente. Aveva quindi ordinato ai
passeggeri di infilare il giubbotto salvagente e di tuffarsi, se i
doganieri della legione avessero fatto rotta verso di loro.
Tu non sei obbligata, aveva bisbigliato all'orecchio di
Stef. Non hai l'aria della beduina, potrei farti passare per
mia nipote. Pu restare anche il piccoletto. Capelli, faccia,  il
ritratto di un europeo purosangue.
Mourad aveva ribattuto a muso duro che una barca abituata
a trasportare clandestini doveva per forza avere qualche
buon nascondiglio. No, i cani dei doganieri scovano gli osama
dappertutto, gli aveva risposto il capitano. Potevano scegliere
se tentare la sorte a nuoto, o farsi catturare come pecore dai
legionari italiani. Come scegliere fra la lebbra e il colera, aveva
contrattaccato Mourad, salvo che se scegliamo la seconda
soluzione, caro mio, tu sarai nella merda tanto quanto noi. Un
accordo  un accordo, aveva ringhiato il capitano, salterete in
mare quando vi dir di farlo, poi se sar possibile vi recuperer.
Perch non ci dai almeno una scialuppa? aveva insistito
Mourad.
Credi di essere su un transatlantico? Non sono mica crociere,
le mie, non posso permettermela una scialuppa a bordo!
E se ci rifiutiamo di saltare, tu che fai?
Il capitano non si era degnato di rispondere, serrando le
mascelle aveva raggiunto il ponte di comando con tre falcate
rabbiose e si era sbattuto la porta alle spalle.
Dopo aver fatto colazione a poppa e osservato per un po' le
acrobazie dei delfini nella scia del peschereccio, Stef e Pibe si
erano ritirati in cabina. Ipnotizzato dal rollio e dal rumore del
motore, Pibe non aveva cercato di resistere al sonno.. A partire
dalla terza tempesta, si lasciava trasportare dalla corrente, dagli
eventi. Non che l'inquietudine, la gelosia, la nostalgia o le altre
emozioni avessero smesso di tormentarlo, ma non faceva pi
resistenza, lasciava che attraversassero il suo cielo interiore e
si disperdessero come nuvole, prive di un vero spessore. Stef
anche c'era di nuovo, si era riavvicinata, era tornata a far parte
della sua esistenza, pi vitale, misteriosa e sensuale che mai.
Si risvegli stordito e sudato. L'eco distante di un rumore,
qualcosa che sbatteva, lo sentiva dentro. Il suo primo riflesso
fu di prendere la pistola sotto il cuscino, il secondo di controllare
se Stef fosse l. No, era sparita. La porta semiaperta della
cabina cozzava contro lo stipite, a un certo ritmo. Altri suoni,
grida, trapassarono a quel punto soffitto e pareti. Del tutto in
subbuglio, prese la minuscola scala che portava alla plancia,
si precipit per i due scalini metallici che davano sul ponte.
Scopr Stef mezza nuda e svenuta contro l'argano. A poca
distanza, il capitano stava puntando un fucile da caccia contro
i profughi.
Chi non vuole saltare, lo faccio fuori subito io!
Non si muovevano di un millimetro, sordi alle sue minacce.
Le quattro donne non erano l.
Non c' nessun doganiere da queste parti, vuoi solo sbarazzarti
di noi, la voce di Mourad era calma e salda. Sapevo
che avresti cercato di violentarla. Ogni volta che la guardi, gli
occhi ti schizzano fuori dalle orbite. Ti stavo controllando.
Ora lascia in pace la ragazza, molla il fucile, facci sbarcare in
Albania e facciamola finita.
Il capitano abbass la canna del fucile, puntandola verso il
corpo di Stef.
La volevi per te, eh, beduino? A voi osama interessa solo
una cosa: scoparvi le nostre donne! Adesso tuffatevi o sparo
nel mucchio.
Non  ancora una donna, disse Mourad deciso. E solo
una ragazza, una bambina. Non te ne approfitterai, non lo far
nessuno. Non puoi farci fuori tutti con un paio di cartucce.
Il capitano gli punt di nuovo contro il fucile.
Io vi servo. Ve lo scordate di raggiungere quelle maledette
coste albanesi senza di me.
Si molleggiava sulle gambe, gli tremava la voce, la paura
aveva spazzato via il suo autocontrollo.
I cimiteri, bello, sono pieni di gente indispensabile, comment
Mourad.
Pibe tolse la sicura alla pistola e avanz quatto quatto.
Aveva temuto che Stef fosse morta, poi, aguzzando la vista,
aveva notato che il petto le si gonfiava a un ritmo regolare. In
cima alla fronte e sotto i capelli incollati dal sangue c'era una
macchia rossa, si stava allargando. Il vento sollevava il tessuto
del vestito strappato. I profughi dovevano essere intervenuti
mentre il capitano cercava di strapparle le mutande incastrate
alle cosce.
Una furia nera e terribile s'impadron di Pibe. Stava per
premere il grilletto della SIG e vuotare il caricatore nella schiena
del capitano, ma una vocina gli disse che non era bene sparare
a un uomo quando si era arrabbiati, che bisognava ripulirsi
dall'emotivit e uccidere quando necessario, senza passione,
senza odio, senza ergersi a giudice.
Il gioco  finito! strill il capitano. Conto fino a tre e
sparo!
Impassibili, gli osama non si mossero.
Uno...
Pibe era a tre metri dal capitano e ben piantato sulle gambe.
La barca prese un'onda di traverso, il pavimento gli ball
sotto i piedi.
Due...
Il capitano punt il fucile su Mourad, che degli osama era
quello pi vicino a lui, il pi minaccioso, il leader del gruppo.
Molla il fucile! grid Pibe.
Quella voce lo fece trasalire. Il capitano volt lentamente la
testa, i suoi occhi da avvoltoio erano ancora pi grandi per lo
stupore. Si pieg su un fianco e abbass il fucile con esasperata
lentezza. Proprio in quel momento il peschereccio sembr di
colpo sprofondare, Pibe perse l'equilibrio, ruzzol per terra,
urt il corpo di Stef e and a sbattere violentemente contro
l'argano. La pistola gli scapp dalle mani. Mezzo stordito, cerc
d'individuare da qualche parte una macchia grigia che potesse
essere la sua arma. La barca sobbalzando a quel modo aveva
ribaltato il capitano e gli osama come birilli. Un secondo botto,
altrettanto violento, blocc il corpo di Stef sul ponte spruzzato
dalle onde. Finalmente vide la sua arma, era incastrata sotto la
ruota del timone. Scosse la testa per schiarirsi le idee e inizi a
trascinarsi lungo la balaustra. Allertato da diversi rumori sordi e
improvvisi, lanci un'occhiata accanto a s. Il capitano lo stava
caricando come un toro furibondo. Si era rialzato con il fucile
ancora in mano, la caduta non gli aveva dato problemi. Pibe
cerc di sbrigarsi, ma il suo assalitore lo afferr facilmente e lo
blocc contro il montante metallico.
Volevi giocare a fare l'uomo, eh, merdina?
La bocca del fucile era a qualche centimetro dalla sua testa.
Sai invece cosa far adesso io, coglioncello? proclam
minaccioso il capitano. Ti riempir di piombo, ti dar in pasto
ai pesci e far lo stesso con i beduini. Poi, quando avr finito
con lei, anche la tua amica ti raggiunger in fondo al mare.
Pibe in un modo o nell'altro avrebbe dovuto ribellarsi, ma
sentiva solo lo sconforto mescolato alla nostalgia. Molto meglio
morire di colpo, senza pentimenti, rimorsi, senza quell'ultimo
spasmo di sopravvivenza. I profughi, ingarbugliati nei cordami,
agitavano braccia e gambe incapaci di rialzarsi.
Nessuno si preoccuper di te, di lei, di loro. Siete gi dei
fantasmi e nient'altro, dei...
Le invettive del capitano si spensero in una specie di gorgoglio.
Cerc istintivamente di premere il grilletto del fucile, ma
non gli riusc. Sui suoi occhi sgranati cal un velo vitreo. Vacill,
tent di aggrapparsi alla balaustra e le dita gli scivolarono sul
metallo arrugginito. Cadde in ginocchio, e con la mano libera
cerc di estrarre la lama che aveva fra le costole, una lama che
gli sfiorava i polmoni e affondava nel cuore.
Non la lama ma le lame, a essere precisi, conficcate fino al
manico. Due coltelli, piantati come banderillas nel dorso di
un toro. Due manici di legno scuro, costellati di piccoli cerchi
cromati. Alle spalle del capitano c'erano quattro figure dai
vestiti ampi, con i capelli neri e gli occhi accesi. L'uomo emise
un rantolo, poi con una strana dolcezza si accasci e se ne and
all'altro mondo senza un lamento, il volto incollato al suolo.
Gettarono il corpo in mare dopo aver recuperato soldi e
documenti nelle tasche della sua giubba. Un osama di nome
Mustafa disse che aveva imparato a navigare in Olanda e che
si sarebbe occupato lui della barca fino alle coste albanesi.
Una rapida occhiata al radar gli conferm che nei paraggi non
c'era nessuna nave, e che il capitano si era inventato quello
stratagemma per sbarazzarsi di loro.
I clandestini avevano qualche piccola ferita, lividi, sbucciature
e bernoccoli che le donne medicarono grazie alle garze e
ai disinfettanti scovati in un armadietto nel ponte di comando.
Una di loro prima dell'esilio era infermiera, e si occup del
grosso taglio che Stef aveva in testa. Non avendo n un ago n
un filo per ricucirlo, le ras i capelli in quella zona e strinse bene
una garza tutt'intorno, per poi fissarla con due spille da balia.
Agli uomini che domandarono dove custodissero quei coltelli,
spiegarono che prima d'intraprendere un lungo viaggio
verso il Paese della Grande Nazione, una clandestina aveva
tutto l'interesse a procurarsi quel genere di oggetti. Avrebbero
potuto difendersi da chi le aggrediva, e all'occorrenza piantarsi
la lama nel cuore piuttosto che subire il disonore di uno stupro.
Disprezzavano i cristiani, ipocriti a cui bastava una confessione
per sentirsi assolti da qualsiasi porcheria, ma anche gli uomini
della loro stessa religione, che erano tali e quali agli altri. D'altra
parte, se uno dei loro compagni di viaggio avesse toccato una
sola di loro, si sarebbero unite per sgozzarlo, per tranciargli
i suoi preziosi attributi virili e spedirlo all'altro mondo in un
corpo d'eunuco. Alla determinazione, alla precisione e alla ferocia
con cui avevano pugnalato il capitano, gli uomini avevano
reagito con sguardi sconcertati e atterriti. Credevano di viaggiare
insieme a degli agnellini, si ritrovavano invece con delle lupe.
Stef raccont che il capitano era andato a chiamarla in cabina,
per risolvere, appunto, un problema con quelle diaboliche
donne osama. Appena messo piede sul ponte, aveva ricevuto
una botta in testa e aveva perso conoscenza.
Cazzo per, avresti anche potuto immaginarlo che aveva
delle strane idee, borbott Pibe.
La maggior parte degli uomini ha strane idee in testa quando
si rivolge a una donna, ridacchi la profuga pi vecchia.
E mica solo in testa, rincar la dose un'altra.
Scoppiarono tutte a ridere. Spiazzati dalla loro audacia, i
compagni d'esilio preferirono concentrarsi nella contemplazione
della superficie grigia e irregolare del Mediterraneo.
Che qualcosa sarebbe successo lo sapevo, non sapevo
cosa, mormor Stef.
Appoggiata al parapetto, pallida, guard per un po' il solco
candido scavato dai motori della barca. Sulla benda che le
stringeva la testa, sembravano sbocciate delle corolle purpuree.
I banchi di nebbia si trasformavano a poco a poco in una
pioggia gelata che presto li avrebbe obbligati a rifugiarsi nelle
fetide viscere della barca.
Bisognava tagliare il nodo, prosegu fissando una dopo
l'altra le quattro clandestine. Ed  quello che avete fatto.
Tagliargli il nodo,  proprio il caso di dirlo! esclam la pi
vecchia. Se lo sarebbe davvero meritato, quel verme. Avrebbe
fatto meno il gradasso presentandosi alla porta del suo paradiso.
La burrasca carica di pioggia e il ronzo dei motori coprirono le risate.
...
.
...
Capitolo 28.
...
.
...
Seduta a un tavolino di fronte a un caff, teneva d'occhio i
legionari che camminavano lungo i binari della Gare de l'Est.
Erano ancora adolescenti, per lo pi. Quell'aspetto fragile,
l'acne, l'innocenza infantile che sembrava arrotondare gli occhi,
rendevano patetici i baffi appena accennati e gli sforzi che
facevano per apparire virili. Essendo Parigi uno dei sei grandi
centri di raggruppamento - insieme a Milano, Vienna, Praga,
Berlino e Varsavia - arrivavano l anche dalla Spagna e dall'Inghilterra,
oltre che dalla Francia. Constat per l'ennesima volta
che l'uniforme nera stava meglio ai mori che ai biondi o ai rossi.
Quasi tutti fumavano con foga quelle sigarette disgustose che
la legione distribuiva alle proprie reclute. Le ultime sigarette
dei condannati. Aveva fatto una piccola indagine sul MET,
il Monopolio Europeo del Tabacco, e da un vecchio amico
in servizio alla fabbrica di Rotterdam, aveva scoperto che al
tabacco aggiungevano varie sostanze.psicotrope. Tali sostanze
generavano nei soldati uno stato di euforia, o di apatia, che li
aiutava con il dolore e la paura. E quelli che non fumavano?
Poveracci, le aveva risposto il suo amico, crepare per loro era
pi difficile che per gli altri.
Il treno, un vecchio TGV dipinto di nero e kaki in cui le ultime
due lettere, la G e la V - Grande Velocit - non significavano
pi nulla, doveva ancora arrivare in stazione. Le condizioni dei
binari e la progressiva decadenza della tecnologia in Europa,
avevano trasformato il fiore all'occhiello delle ferrovie francesi
in un macinino con un'aerodinamica insensata. A lei per quel
muso snello, carnivoro, cos concepito per divorare lo spazio,
continuava a piacere. Per trainare decine di vagoni zeppi di
soldati e attrezzatura militare, erano ormai necessarie cinque
motrici a carburatore doppio, benzina ed elettricit. Di notte
il treno viaggiava a luci spente per sfuggire ai bombardamenti,
e dal mattino alla sera restava immobile, riparato in stazioni
sotterranee. Impiegava quattro o cinque giorni per raggiungere
le guarnigioni del fronte Est: Sofia, Bucarest, Chisinau, Kosice,
Lublino e Danzica.
Quei nuovi legionari sarebbero saliti sul treno solo verso le
19. Avevano quindi tutto il giorno per trastullarsi, cos come lei
aveva a disposizione buona parte del pomeriggio per coccolarsi
il bell'angelo nero che si sarebbe scelta. Tenuto conto che le
truppe venivano radunate l dieci volte all'anno, quella era la
sessantatreesima volta che pensava di offrire il proprio intimo
sostegno a un giovane soldato in partenza per il fronte. Aveva
un taccuino che teneva aggiornato, nomi, date, voti, una banca
dati manoscritta che s'ispirava alla lontana a un modello informatico.
Non aveva mai raccontato a nessuno le sue avventure
ferroviarie, nemmeno a Charlotte, la sua migliore amica. Quanto
a suo marito, quell'uomo taciturno che si lasciava vivere con
gelida rassegnazione, di sapere quali giochetti si concedesse in
stazione sua moglie una volta al mese, se ne sbatteva, o almeno
cos le sembrava. Guardava ognuno dei candidati alla grande
carneficina come il figlio che non aveva mai avuto. Avrebbe
reagito come una belva se le avessero strappato il figlio per
spedirlo in una trincea fangosa sulla Balnera. Come facevano
le madri a mostrarsi cos sottomesse, cos stupide? Che a forza
di sfornare bambini non avessero pi niente nella pancia?
Trovato. Lui.
Ben piazzato, bruno, un che di rozzo e di selvaggio nell'andatura,
nel sorriso, negli occhi, ma sembrava anche enormemente
fragile, inquieto, quasi sofferente. Solo, seduto sul suo zaino
con la sigaretta in bocca, sperso in quell'immenso alveare pieno
di insetti neri che ronzavano in lingue diverse.
Pag ci che aveva ordinato, si alz e si gett sulla preda
con la voracit di una tigre a caccia.
Avrebbe da accendere?
Preso alla sprovvista la guarda confuso, lo ha gi conquistato.
Sa di essere ancora bella, con quel vestito leggero stretto in vita
da una cintura di cuoio, i capelli corvini e ondulati, gli occhi
neri, la pelle d'alabastro, le labbra carnose, le gambe lunghe e
sinuose. Le sta porgendo l'accendino che ha tirato fuori da una
tasca, lei si piega, affonda la punta della sigaretta nella fiammella
gialla e opaca - benzina mal raffinata - gli lascia il tempo di
avventurarsi tranquillamente con lo sguardo nella sua scollatura.
 in partenza per il fronte Est?
Comincia sempre con la stessa domanda, penosamente banale.
Li invita a parlare di se stessi, a sciogliere il nodo d'angoscia
che hanno in gola e nello stomaco.
Be', s, come tutti quanti, risponde indicando un gruppo
di uniformi nere.
Lei di dov'?
Vengo da un paesino in mezzo alla Francia. Non lontano
da Bourges.
E che effetto le fa partire?
Lui fa un lungo tiro dalla sigaretta, il cui bagliore gli infiamma
zigomi e sopracciglia.
Credevo, voglio dire... il mio pi grande desiderio era
difendere l'Europa, portare questa uniforme.
Era?
Ho... ho conosciuto questo ragazzo al centro di reclutamento
di Bourges. Mi ha... come dire? E che non vedeva le cose
come le vedo io. E ora mi chiedo se non avesse ragione lui.
Questo amico adesso non  qui con lei?
Gli occhi del legionario si appannano, cerca di soffocare la
tristezza in una nuvola di fumo.
Si  ammazzato ieri notte. Subito prima che partissimo. Si
 sparato qui, indica il basso ventre, e qui, punta l'indice
sul cuore. Mi ha detto che i suoi genitori l'avevano obbligato
ad arruolarsi nonostante fosse malato, sa, aveva la golfea. Ma io
credo che l'abbiano fatto soprattutto perch era finocchio. Mi
ha lasciato una lettera. L'ho trovata stamattina fra le mie cose.
Ammutolita dalla sua schiettezza, per quanto era stato diretto,
sta quasi per stringerlo fra le braccia e coccolarlo. Ha la stazza
di un uomo e l'aria spaurita di un bambino. Quanti anni potr
mai avere? Non pi di sedici. Muore dalla voglia di spogliarlo,
di scivolare su quella pelle che sotto la camicia e i pantaloni
neri immagina dolce e soda.
Perch non andiamo a parlarne in un posticino tranquillo?
Lui guarda per un attimo un gruppo di legionari spagnoli.
Stanno ridendo, le loro risate si spargono sotto la volta di vetro
e acciaio della stazione.
E che... non so se posso uscire di qui.
Gli posa una mano sull'avambraccio.
Ha... Abbiamo tempo a sufficienza. L'appello non sar
prima delle 18. Voglio invitarla a pranzo.
Al ristorante?
Lo fissa, mentre esala delle spirali di fumo dal naso e dalla
bocca. Probabile che non sia mai andato al ristorante, senza
dubbio  anche la prima volta che esce dal suo buco di paese.
No, a casa mia. Saremo pi tranquilli.
E casa sua dov'?
Qui a due passi. Lei... Ti va di seguirmi, allora?
Senza voltarsi si dirige verso un'uscita della stazione, sicura
del fatto suo.
Nudi sul letto, mangiavano di gusto i piatti che avevano
ordinato al ristorante gi all'angolo. Aveva prenotato quella
camera d'albergo per tutto il giorno, come sempre durante le sue
spedizioni alla Gare de l'Est. A quello della reception passava
una banconota da venti euro in cambio della sua discrezione.
Le prime volte, quando si era presentata con un giovane soldato
in partenza per il fronte, l'aveva guardata severamente. Poi si
era abituato, ad aiutarlo c'erano i venti euro di mancia, e fra
loro si era creata ormai una sorta di complicit.
Non erano affari suoi, dopotutto, se la bella dama invitava
della futura carne da cannone nella camera pi spaziosa e pi
costosa dell'albergo. Lui si guadagnava da vivere, la cliente si
faceva una scopata, il piccolo legionario si divertiva un po' prima
di ritrovarsi davanti alle mitragliatrici islamiche. Avevano tutti
il proprio tornaconto. Intorno a mezzogiorno e mezzo portava
su dalla cliente i piatti consegnati da un cameriere del ristorante
vicino, bussava alla porta, li deponeva sul pianerottolo e tornava
alla reception con la magra soddisfazione di aver compiuto il
proprio dovere.
Lei sfiorava con la punta delle dita la schiena e le spalle
dell'amante passeggero. Con toccante imbarazzo, le aveva
confessato che non aveva mai avuto una donna prima di lei.
Erano le uniche parole che si erano scambiati per strada e nel
corridoio. Poi erano entrati nella stanza, lui aveva appoggiato
lo zaino, lei la borsetta, e si erano subito gettati l'una addosso
all'altro come animali furiosi.
Si era mostrato esitante, maldestro, come la maggior parte
degli altri settantadue, ma la sua foga e il suo appetito avevano
compensato abbondantemente certe lacune. Aveva eiaculato
a fiotti, eccolo un vero fucile d'assalto, tale e quale all'arma
argentata che in un angolo della stanza aveva appoggiato in
cima alla sua roba. Se quello della reception non avesse bussato
alla porta, dubitava che si sarebbe fermato. Il suo sesso dritto,
liscio, di un delicato colore bruno, da quando gli aveva tolto
i pantaloni non aveva voluto saperne di ammosciarsi. Non
sapeva pi bene quanti orgasmi gli avesse procurato, d'altra
parte aveva perso il conto anche dei propri.
Non appena aveva appoggiato la mano su quel sesso, leggera
come un uccellino su un ramo, un brivido l'aveva scosso dalla
testa ai piedi, c'era stato un gemito ed era venuto. La violenza
e l'abbondanza di quel getto l'avevano lasciata interdetta.
Un'autentica eruzione e un odore aspro di sudore e di sperma
aveva invaso la stanza.
Si sente inondata, irradiata, traboccante dell'energia del suo
piccolo legionario. Prima di accendere una sigaretta, si china
per baciarlo sulla pancia.
Prima non mi avevi parlato di una lettera?
Lui inghiotte un enorme boccone di riso e carne, vitello,
che fa sparire dopo soli tre colpi di mascella.
La trovi nei pantaloni, nella tasca dietro.
Lei si alza, va verso i vestiti neri impilati sul parquet. Sente
lo sperma colarle fra le cosce. Non prende mai nessuna precauzione:
creandola sterile,  la natura stessa a occuparsi della
contraccezione, ma rischia comunque l'AIDS o una malattia
venerea. Questo senso di pericolo va di pari passo con l'energia
disperata dei giovani legionari, e proprio per tale motivo i suoi
amplessi sono di un'intensit inaudita. E dire che il marito la
credeva frigida, disinteressata al sesso. Con lui l'atto sessuale
si riduceva a una penetrazione ansimante, a cui faceva seguito
quasi subito un orgasmo da topo. Spesso  rosa dalla voglia di
sbalordire Charlotte, che crede di riuscire a scandalizzarla con le
sue elucubrazioni risapute su marito, amante ufficiale e amante
temporaneo. Resiste per alla tentazione: niente  paragonabile
ai piaceri consumati in segreto, nell'abisso.
Prima di tirar fuori la lettera piegata dalla tasca dei pantaloni,
gioca qualche secondo con l'impugnatura della pistola al sicuro
nella fondina di cuoio.
Posso leggerla?
Con la bocca piena, lui le fa cenno di s. Apre il foglio. La
scrittura  curata, raffinata.
Caro tacchino farcito,
quando leggerai questa lettera, io sar gi morto. Non per
via della golfea, quella porcheria che mi devasta i polmoni, ma
per una pallottola nel culo e un'altra nel cuore, due simboli, due
cose che mi hanno guastato la vita. Li sacrifico sull'altare della
legione, che a sua volta  un altro simbolo, il pi ripugnante di
quest'epoca tremenda.
Alla gente non piaccio e io non piaccio a me stesso, con i
tacchini non ho pi niente a che vedere. A te per voglio bene lo
stesso, anche se sei solo un piccolo bifolco, testardo e ottuso. S,
perch in te c' qualcosa che riesce a toccarmi, non saprei esattamente
cosa, una grazia, un innocenza, addirittura una bellezza
interiore, perch no, che si riesce a intravedere dietro a tutti i
tuoi condizionamenti.
Non me ne vado contento. Chi, in effetti, se ne andrebbe a
cuor leggero da un Eden meraviglioso come il nostro pianeta (no,
non sto scherzando, ho amato il mio soggiorno quaggi pi di
chiunque altro). Non credo in Dio, non credo nel paradiso, spero
solo che dall'altra parte per me possa esserci un po' di quiete.
L'oblio? I miei genitori mi dimenticheranno, tanto pi che non
gli ho offerto un'uscita di scena molto gloriosa (okay, d'accordo,
l'ho fatto apposta), e le mie sorelle mi dimenticheranno perch
alla loro et la memoria  volubile. Li adoro, quei due passerotti
senza cervello.
Colgo quindi l'occasione per chiederti ogni tanto di pensare
a me. Senza dubbio sarai l'unico e basta questo a confortarmi.
Mentre scrivo queste parole ho paura, lo ammetto. In questa farsa
credo di averti amato, mio caro commilitone tacchino, di averti
amato pi che averti voluto bene, e intendo dire amato d'amore.
Dormivi giusto nel letto sotto il mio, carogna,  stata una vera
tortura. Piuttosto, vedi di stare attento al fronte.
Non  detto che tu debba raggiungermi dall'altro lato di questa
frontiera, in un territorio che mi attira e insieme mi spaventa.
Mordi ci che ti resta da vivere con tutti i tuoi denti, perch tu
sei sano, merda, se sapessi quanto ho dovuto sudare per starti
dietro sul percorso, bello e pieno di grazia.
Maximilien, tacchino spennato.
Lei ripiega la lettera. Il suo piccolo legionario la sta guardando.
Vergognandosi un po' di essere nuda, impudica, adultera,
ancora in preda ai brividi di piacere nella stanza di uno
squallido alberghetto del decimo arrondissement di Parigi, si
asciuga le lacrime che le stanno silenziosamente scorrendo sulle
guance. Si  inorgoglita a pensare di devolvere un po' di calore
e tenerezza ad alcuni di quei bambini infagottati in uniformi
troppo grandi per loro. Ma la realt  che se ne  servita, si 
abbeverata alla loro fonte e nella loro vitalit ha trovato la forza di sopravvivere.
Un vero peccato, sospir.
Lui ha finito di mangiare, ha appoggiato il piatto sul comodino,
si  gettato con la testa sul cuscino, ha acceso una sigaretta
e la sta fumando con aria trasognata.
Lo fai spesso? le chiede lentamente.
Cosa?
Voglio dire... rimorchiare i soldati alla stazione.
Lei torna a sedersi sul letto e in automatico, con dolcezza e
rispetto, carezza la verga ancora ritta del suo amante passeggero.
I polpastrelli percepiscono con chiarezza l'afflusso di sangue
nei corpi cavernosi. Per offrirsi meglio a quella carezza si tende come un gatto.
Lo faccio abbastanza spesso, s.
Perch?
Scrolla le spalle.
Sono un succubo, un demone femminile. Mi nutro delle
energie dei giovani maschi.
S'interrompe con una risatina malinconica.
No, davvero, perch lo fai? insiste lui.
Ho pensato che sarebbe stata una buona azione. Un modo,
il mio, di sostenere i soldati che partono per il fronte.
Non sei sposata?
Prende in bocca il suo sesso, per un breve momento lo trattiene fra la lingua e le guance, poi lo lascia, si sdraia su di lui e
lo bacia con foga, godendosi il miscuglio di sapori, di tabacco, spezie e sperma.
La fede al dito l'hai gi vista, no?
Ma tuo marito cosa dice?
Non lo sa. E anche se lo sapesse, se ne infischierebbe.
Figli non ne hai?
Scuote la testa.
E un lavoro? Neanche quello?
Prima che arrivassero le legioni del buon Michele, lavoravo
nell'informatica, computer, internet, roba del genere. Ai
tempi eravamo convinti che la scienza e la tecnologia avrebbero
cambiato il mondo, che gli uomini e le donne avrebbero
potuto vivere senza odio, senza guerra, come persone civili, e
poi credevamo a un mucchio di altre cose, alla musica, all'arte,
all'amore. Io seguivo il movimento neonomade, prima che lo
dichiarassero illegale e i suoi membri fossero messi dentro,
pensavamo davvero che le cose sarebbero cambiate...
Lui si mette a sedere e la squadra.
Quanti anni hai?
Gli sorride e gli mette un indice sulle labbra, come a tappargli la bocca.
Non  il genere di domanda che si fa a una donna. Soprattutto
a una donna della mia et. Perch, dimmi? Ti faccio schifo?
Gli occhi marroni del piccolo legionario le scorrono lungo
il corpo.  uno sguardo che scotta, di colpo si sente nervosa. Il
panico che avverte  identico a quello che ha provato la prima
volta in cui si  spogliata di fronte a un uomo. Non suo marito,
un amore di giovent. Il rumore della citt s'insinua nella stanza
silenziosa, voci, macchine, autobus, treni. C' qualcosa d'incestuoso
in questo esame muto, la torbida contemplazione di
una madre da parte del figlio.  troppo giovane e inesperto per
dirle che la trova bella, per sussurrarle parole dolci, si esprime
allora con le mani, con le labbra, con la lingua.
Si lasciarono nel pomeriggio verso le 17. Sperava di trattenerlo
ancora un po', di fargli perdere quel maledetto treno
per l'inferno dell'Est. Avrebbero potuto fuggire insieme in una
contrada deserta, lei avrebbe mollato il marito, il suo appartamento,
avrebbe preso una nave per gli Stati Uniti, o per un altro
posto risparmiato dalla guerra e dalle legioni dell'arcangelo. Con
un amante e con un figlio avrebbe ritrovato il gusto della vita.
Erano rimasti insieme tutto il pomeriggio, stretti l'uno all'altra,
rannicchiati nella loro bolla di calore, in silenzio. Decise di
non accompagnarlo alla stazione, non ne aveva il coraggio. Uscire
dalla vita degli altri settantadue soldati non era stato difficile,
ma con quel piccolo campagnolo erano bastate poche ore a
consolidare un cordone fatto di carne e sangue. La sua partenza
lo tranciava brutalmente, aprendo una ferita che avrebbe sanguinato
per sempre. Lui non si volt mentre con piglio virile,
deciso, si allontanava zaino in spalla sul marciapiede del viale.
Lei risal in camera e si fece una doccia. Per via delle sospensioni
della fornitura idrica, le era capitato di tornare a casa
senza potersi lavare, dopodich aveva passato una notte atroce
nel talamo coniugale, temendo di essere tradita dagli odori che
i suoi amanti le avevano lasciato sulla pelle. Per fortuna, per,
l'olfatto del marito non era pi sviluppato della sua sensualit.
Accese il vecchio televisore, lo spense di fronte all'ennesimo
reportage in onore dell'arcangelo Michele e delle sue legioni,
si rivest. Prima di andarsene dovette aspettare altre tre ore.
Aspettare che le sue lacrime, la cui fonte sembrava inesauribile,
smettessero di sgorgare.
Suo marito, funzionario al Ministero delle Finanze, non
rientrava mai prima delle 20 e 30, decise quindi di ripassare
dalla Gare de l'Est. Accarezzava la speranza un po' folle che
il suo angelo nero fosse rimasto sulla banchina, che avesse
sfidato la legge della legione per rivederla. Mentre penetrava
nell'edificio vuoto sent ululare le sirene. Un allarme antiaereo.
Stava facendo notte, negli squarci delle nuvole brillavano
grappoli di stelle. Poco vento, buona visibilit, un tempo ideale
per i bombardamenti nemici. Uomini e donne terrorizzati
scappavano verso le entrate della metropolitana, verso i bagni
sotterranei, verso qualsiasi struttura potesse fungere da riparo
nel sottosuolo. Attravers la grande sala di corsa, il rumore
dei tacchi sul pavimento riecheggiava contro i muri e contro il
soffitto della stazione deserta.
Si avvicin ai respingenti allineati in fondo ai binari. I passeggeri
scendevano dai treni in sosta in fretta e furia, le partenze
erano sospese fino a che l'allarme non fosse rientrato. Esplor
cinque o sei banchine, poi fu costretta ad ammettere che il suo
sogno era partito per il fronte Est. Scossa da una nuova crisi di
pianto, vibrando d'odio nei confronti di tutti quanti gli uomini,
si port con andatura malferma verso l'entrata pi vicina della
metropolitana, mentre con un fracasso degno della fine del
mondo, i primi bombardieri squarciavano il cielo di Parigi.
...
.
...
Capitolo 29.
...
.
...
Lo scafo del peschereccio scricchiol contro il fondo roccioso.
Vibrando terribilmente, la barca abbandonata a se stessa
continu ad avanzare adagiandosi lentamente su un fianco.
Saltate! url Mustafa che, aggrappato alla balaustra della
plancia, si sbracciava come un vigile urbano.
A separarli dalla costa, in parte nascosta dalla nebbia, c'erano
in quel momento un centinaio di metri, una distanza irrisoria
ma temibile per quelli che non sapevano nuotare e che, anche
con il giubbotto salvagente, infatti, esitavano a tuffarsi fra le
onde. Qua e l, intanto, s'intravedevano le creste affilate e
rilucenti della scogliera.
Saltate! ripet Mustafa.
La barca cedeva dappertutto. Ci pens Stef a dare l'esempio.
Scavalc il parapetto, si lasci cadere in acqua, riapparve
dopo qualche secondo e cominci a nuotare verso la costa.
Pibe la imit, muovendo vigorosamente le braccia e le gambe
per tornare in superficie, reagire al freddo e compensare il
peso improvviso del suo giaccone di pelle. Uno dopo l'altro, i
clandestini abbandonarono la nave al suo naufragio. Se alcuni
raggiunsero rapidamente la terraferma, altri invece andarono
nel panico, si agitarono in modo scomposto, urtarono gli scogli,
vagarono per lunghi minuti sul mare mosso, sparirono sotto
i cavalloni e riapparvero un po' pi tardi, quando ormai li si
credeva annegati, per essere infine respinti sulla spiaggia dalla
corrente.
I nove uomini e le quattro donne del gruppo avevano dunque
raggiunto illesi la seconda grande tappa del loro viaggio.
Congelati, esausti, si ripararono dal vento fra le grandi rocce
e ringraziarono di cuore Mustafa, che come promesso li aveva
condotti fino alle coste albanesi. Con le labbra blu per il freddo,
formulando a fatica le parole, dichiar che probabilmente erano
colati a picco vicino a Saranda, una cittadina costiera del sud
dell'Albania. Adesso dovevano trovare un'altra imbarcazione
per la Turchia.
Stef domand loro perch non avessero preferito fare rotta
verso l'Africa del Nord, secondo lei era pi facile arrivare l che
in Medio Oriente. Mourad le spieg che le legioni dell'arcangelo
Michele avevano seminato una barriera di mine subacquee fra
lo stretto di Gibilterra e le coste albanesi, per impedire qualsiasi
attacco marittimo dall'Africa e obbligare milioni di combattenti
islamici a raggiungere l'esercito della Grande Nazione via terra,
attraverso Egitto, Arabia, Siria e Turchia. Disposte a pochi
centimetri di profondit, collegate fra loro da un filo invisibile,
le mine esplodevano al minimo contatto con uno scafo o una
chiglia. Un autentico muro della morte.
E arrivarci attraverso l'Atlantico?
Impossibile. Il cordone si estende fino alle Azzorre e perfino
oltre. Siccome gli americani controllano saldamente l'Atlantico
fra le Azzorre e le proprie coste, l'unico modo di entrare in
Europa  attraverso le frontiere orientali.
E gli ucraini, i bielorussi, i russi? -
Per via delle loro mafie e dei loro maneggi, erano talmente
corrotti che sono caduti come frutti maturi nel paniere islamico.
Chiacchierarono finch i vestiti non furono asciutti e non
ebbero recuperato le forze. Contarono il denaro che avevano
salvato dal naufragio, eliminarono le banconote troppo rovinate
e raccolsero circa diecimila euro, pi che abbastanza, secondo
Mourad, per arrivare a destinazione. Rinunciarono all'idea,
suggerita da Tariq, di attraversare la Bulgaria e raggiungere
la Turchia via Mar Nero o via Bosforo, perch l'arcangelo
Michele aveva radunato centinaia di migliaia di Legionari sulla
riva sinistra del Bosforo e sulle coste del Mar Nero, fino al
delta del Danubio. Era preferibile tagliare per la Grecia, in cui
gli angeli neri erano meno, e poi attraversare le Cicladi, dove
avrebbero potuto noleggiare una piccola imbarcazione. Mentre
parlavano, il peschereccio su cui erano arrivati si capovolse con
un ultimo, inquietante scricchiolio e sprofond del tutto nelle
acque agitate del Mediterraneo.
E voi due? Voi dove andrete? domand Mourad.
Nei Carpazi, rispose Stef.
Ma non  il feudo dell'arcangelo Michele?
Stef rispose affermativamente scuotendo la testa, perdendo
cos il bendaggio che l'avvolgeva. Alcune gocce di sangue colarono
dalla ferita nuovamente scoperta, solcandole la fronte
e le tempie.
Se ne sta rintanato da qualche parte in un bunker dei
Carpazi orientali, nella citt di Piatra, a qualche chilometro
dal fronte moldavo.
E si pu sapere che ci andate a fare?
Stef sorrise maliziosa.
A me e a Pibe farebbe piacere incontrare questo signore,
ci piacerebbe conoscere di persona l'uomo che ha scatenato
questo caos. Giusto, Pibe?
Lui esit alcuni secondi prima di darle ragione con una certa
convinzione, poi, a corto d'entusiasmo, verific che l'acqua non
avesse danneggiato il meccanismo della pistola.
Mourad strinse e sollev il colletto della sua giacca.
La colpa di questo casino non  solo dell'arcangelo Michele,
mormor. E da un pezzo che gli Occidentali cercano grane
in Medio Oriente. Credevano che bastasse dividere le nazioni
islamiche per controllarle, per impadronirsi delle loro ricchezze.
Non immaginavano che un giorno i musulmani si sarebbero
uniti e dopo averli cacciati li avrebbero ripagati con la stessa
moneta. A parte questo, dall'arcangelo Michele cosa volete?
Vogliamo controllare che esista realmente, che non sia solo
un'idea, un fantasma.
E nei Carpazi come contate di arrivarci? Non sono proprio
dietro l'angolo.
In un modo o nell'altro, un mezzo di trasporto riusciremo
a trovarlo.
Soldi ne avete?
Dovrebbe esserci rimasto ancora qualcosa.
Decisero di proseguire uniti fino a Saranda, si sarebbero
separati una volta l, i clandestini prendendo la strada verso sud,
Pibe e Stef risalendo verso nord. Si misero in marcia mentre
il vento dissolveva la fitta nebbia lasciando il posto a nuvole
gonfie di pioggia.
Spero di non aver preso un granchio con le mappe, sulla
barca, disse Mustafa. L'estate non  ancora finita, in questa
zona dovrebbe esserci il sole, dovrebbe fare caldo.
Continuarono ad attraversare lentamente un paesaggio
scosceso, ricoperto da una vegetazione spessa, quasi aggressiva.
Imboccarono una serie di mulattiere che non portavano da
nessuna parte. A un tratto una pioggia furibonda travolse la
costa, il loro unico punto di riparo. Dopo un po', finalmente,
raggiunsero un villaggio annidato su un pendio. Speravano di
trovare una locanda, un luogo in cui riscaldarsi e ritemprarsi,
avvicinandosi si resero per conto che nessun edificio era rimasto
in piedi. Del borgo restavano solo cataste di pietre e travi
annerite che ostruivano le stradine. C'erano anche dei corpi,
o meglio degli scheletri coperti di rovi e di stracci. C'era poi la
carcassa arrugginita di un camion, anch'essa divorata dai rovi.
Si direbbe che le legioni abbiano fatto pulizia anche da
queste parti, tuon Mourad. Immagino abbiano riservato
lo stesso destino a tutti i musulmani dell'Albania.
Non possono avere sterminato tutta quanta la popolazione,
butt l Tariq.
Che vuoi che siano tre o quattro milioni di musulmani per
l'arcangelo Michele?
Un Paese non pu vivere senza il proprio popolo.
Le terre albanesi devono essere state ridistribuite e affidate
a dei buoni cristiani. In ogni caso, per tirarci fuori da questo
casino dovremo contare solo su noi stessi.
Marciarono fino al tramonto diretti a est, come indicavano
i raggi di sole radenti che erano riusciti a infilarsi fra una pioggia
e l'altra. Si lasciarono alle spalle una cittadina di un certo
spessore, anch'essa in rovina e invasa dalla vegetazione. Gli
unici esseri viventi che incrociarono furono animali disturbati
dal loro passaggio: cinghiali, cervi, oltre che vacche e pecore
tornate allo stato brado.
La fame e la sete di Pibe si facevano sempre pi insopportabili.
Quasi rimpiangeva la crociera nel Mediterraneo, come
l'aveva definita Stef. Almeno in barca era riuscito a saziarsi e a
riposarsi, per quanto forte e tremendo fosse l'odore di pesce,
mentre ormai non faceva altro che continuare a marciare in un
giardino maledetto, un Paese in cui la presenza dell'uomo non
era pi ipotizzabile, una nemesi dell'Eden.
Tremava per il freddo e per la febbre nei suoi vestiti umidi e
non osava neanche tirare fuori la pistola per tentare di abbattere
un animale, come gli aveva suggerito la profuga pi vecchia.
Aveva paura che il rumore degli spari disturbasse le anime in
pena che vagavano fra le macerie. A momenti gli sembrava di
essere sfiorato da mani imploranti. Si chiese se non stava per
essere risucchiato da una bocca malefica e senza rendersene
conto smarrirsi nel mondo degli spiriti. Ci si poteva difendere
da furfanti come il capitano della barca, ma non contro un
mondo invisibile.
Stef si era strappata la fasciatura e l'aveva gettata alle ortiche.
La ferita e i capelli tagliati avrebbero potuto sfigurarla,
ma riuscivano soltanto a sottolineare la grazia quasi irreale dei
suoi tratti. La pioggia le incollava al corpo il vestito che aveva
ricucito alla meno peggio con i fili dell'ordito. La stoffa consunta
lasciava intravedere qua e l pancia e mutande. Doveva trovare
al pi presto nuovi vestiti per resistere al freddo umido, praticamente
inconcepibile, che regnava in quell'immenso cimitero,
magari dentro a una baracca demolita dai bombardamenti. Dal
litorale atlantico ai suoi confini orientali, l'Europa offriva solo
un penoso spettacolo di distruzione e di desolazione. A ovest
il suo nucleo storico era ancora relativamente intatto rispetto
all'Albania e alle regioni del fronte Est, ma se nessuno avesse
fermato in fretta l'arcangelo Michele e il suo fuoco devastatore,
la Francia, la Germania, l'Italia, la Spagna, la Gran Bretagna e
i Paesi del Nord sarebbero finiti a loro volta ridotti in cenere.
Se nessuno avesse fermato l'arcangelo Michele...
Pibe diede un'occhiata incredula a Stef che marciava al suo
fianco. Si blocc di colpo, paralizzato dalla rivelazione.
Santo Dio, la ragazza stava tramando un piano, segreto e
completamente folle, per liberare il mondo dall'arcangelo Michele,
ovvero l'uomo pi misterioso e pi protetto d'Europa.
Stando a un cartello, incontrarono il primo essere umano
a qualche chilometro dalla citt di Argirocastro. Ci troviamo
a nord di Saranda, consider Mustafa. Siamo andati nella
direzione sbagliata.
L'incontro non si svolse esattamente sotto i migliori auspici,
visto che furono costretti a ucciderlo. Era un contadino polacco,
a cui il governo europeo aveva concesso numerosi ettari di terra
albanese ancora fertile, se non altro fu quello che lui stesso
spieg in tedesco prima di rendersi conto che stava parlando
con degli osama. Quando si hanno sul gobbo pi di quaranta
inverni in Polonia, il clima mediterraneo non  qualcosa che
si rifiuta, anche se le estati sono meno calde e meno secche di
una volta, traduceva agli altri in francese Mustafa.
Il contadino aveva fermato il suo vecchio camion in mezzo
alla strada vuota. Tariq aveva suggerito agli altri di nascondersi
nel bosco, ma Mourad aveva raccomandato loro di non muoversi.
Poteva essere l'occasione che stavano aspettando, un dono
di Dio. L'uomo si era interrotto all'improvviso, lasciando una
frase a met. Gli occhi iniettati di sangue - vodka, in realt - si
erano schiariti tutt'a un tratto, illuminati da un lampo d'intelligenza.
Aveva tolto il freno a mano, acceso il motore, premuto
a fondo l'acceleratore, ma Mourad aveva avuto la prontezza di
aprire la portiera, prenderlo per il bavero e trascinarlo fuori.
Il camion aveva fatto una trentina di metri da solo, poi si era
fermato davanti a un dosso. Mourad aveva tenuto il polacco
bloccato a terra, gridando a Tariq di colpirlo con il fucile del
capitano. Tariq aveva eseguito l'ordine in modo goffo, patetico,
prima di fracassargli la testa gli erano stati necessari dieci
tentativi. Esasperata, la pi anziana delle quattro donne gli
aveva dato il coltello perch lo uccidesse come si deve, dignitosamente,
ma a quel punto il calcio del fucile, per una volta
preciso, aveva sfondato la calotta cranica del polacco. Avevano
trascinato il corpo dietro alcuni cespugli dopo avergli frugato
le tasche e aver trovato due banconote da venti euro, alcune
monete, un coltellino, una torcia elettrica, una patente, la foto
di una donna e di tre bambine bionde.
Aveva dei figli, mormor una profuga.
Siamo in guerra, ribatt Mourad. Credi che i cristiani
abbiano avuto piet delle donne e dei bambini albanesi?
Mourad, Tariq e Mustafa si sistemarono nella cabina del
camion mentre il resto del gruppo s'infilava sotto il telone sul
retro, pieno di casse di prugne.
Il mezzo avanz sul sentiero sobbalzando e cigolando. Pibe
e gli altri s'ingozzarono di prugne sputando i noccioli attraverso
le fessure del telone. Si ritrovarono presto su una strada asfaltata
solo a tratti, attraversarono un frutteto e sbucarono nel cortile di
una fattoria. Il rombo del motore semin il panico fra le anatre
e le oche raggruppate intorno a un mucchio di letame e a una
pozza di fango. Il camion si ferm, una portiera si apr e subito
si richiuse, pochi istanti dopo la testa arruffata di Mourad fece
capolino sotto il telone.
Dobbiamo fare il pieno di gasolio e di cibo. Poi filiamo in
Grecia.
Pibe intravide due piccole sagome punteggiate d'oro nella
penombra di un fienile. La profuga pi vecchia, che come Pibe
si era accorta delle due bambine, indic i cavi telefonici che
proseguivano lungo pali e alberi fino alla casa.
Potrebbero dare l'allarme.
Un motivo in pi per non perdere tempo. Ci occuperemo
anche di loro, se sar necessario.
I clandestini si allontanarono dal camion, diretti alla casa.
Stef trattenne Pibe sotto il telone.
Non possiamo lasciar uccidere quelle bambine, protest lui.
Capita che alcuni si trovino nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Certo che a volte faccio fatica a capirti, Fesse!
Non parlo necessariamente di quelle bambine.
Gli occhi limpidi e tempestati di pagliuzze d'oro di Stef
non avevano l'aria di scherzare. Pibe prov a scendere, ma lei
gli strinse il polso e all'improvviso premette le labbra sulle sue
con una foga e una violenza che lo soggiogarono, lo soffocarono.
Furono il puzzo di gasolio e il profumo zuccherino, quasi
nauseante delle prugne a impedirgli di godersi un bacio che
aveva immaginato mille volte. E poi gli osama minacciavano
di massacrare una donna e tre bambini innocenti per qualche
litro di carburante e un po' di cibo. La bocca di Stef era un
pozzo di freschezza dove sarebbe stato delizioso affogare, in
altre circostanze.
Un rumore secco, sordo, s'impose sul silenzio intervallato dai
versi delle oche e delle anatre. Diversi rumori, per essere precisi.
Stef stacc la bocca da quella di Pibe e, le labbra brillanti, si
blocc nella posizione di un animale alle strette.
Da una fessura del telone, Pibe cerc di spiare cosa stesse
succedendo. Guard il cortile della fattoria: tre veicoli apparvero
fra due edifici, per l'esattezza erano tre furgoni neri, e
sulle porte scorrevoli c'erano le due L argentate della legione.
Maledizione, adesso che si fa? chiese Pibe in un sussurro.
Per il momento non ci muoviamo di qui, rispose Stef
altrettanto a bassa voce.
Ma chi pu averli avvertiti?
Nessuno. Credo che facciano tappa qui abitualmente. 
molto probabile che usino la fattoria come alloggio o punto
di rifornimento.
I furgoni si fermarono a qualche metro dalla casa, una ventina
di passeggeri vestiti di nero si catapultarono fuori. Quella
scena ricord a Pibe quando gli ausiliari della legione erano
andati a prendere i genitori di Zara. La stessa sensazione, come
se dal cielo bigio fosse di colpo piovuta una corte di angeli del
male. Sfil la pistola dalla tasca del giaccone di pelle e controll
all'istante che fosse carica.
Dobbiamo avvisare gli altri, disse nervoso.
Ti ritroveresti crivellato di colpi prima ancora di aver aperto
bocca. Quelli non sono dei comuni soldati.
Ma qui non ci possiamo restare, maledizione! Prima o poi
controlleranno il camion.
C' un tempo per tutto, Pibe. Tu resta calmo e cerca di
cogliere il momento giusto.
Alcuni legionari si sparpagliarono in cortile per pisciare,
altri si diressero chiacchierando verso la casa. Esattamente in
quel momento, una delle osama fece per uscire dalla porta con
un cesto stracolmo di viveri. Paralizzata in un primo momento
dallo stupore, recuper rapidamente i suoi riflessi di fuggiasca,
moll il cesto e lanciando degli strilli acuti batt in ritirata
all'interno dell'abitazione. I legionari si resero subito conto
che dei clandestini avevano occupato la fattoria, e senza che
venisse dato nessun ordine si organizzarono con estremo rigore
ed efficienza. Contro quei soldati addestratissimi gli osama non
avevano nessuna speranza, in effetti avevano a disposizione solo
un vecchio fucile a due colpi e qualche pugnale. Due gruppi di
legionari sparirono ai lati della casa mentre un terzo gruppo si
arrampicava sul tetto lungo le pareti. A sbigottire Pibe fu la loro
agilit, la rapidit d'esecuzione, la determinazione. Ora capiva
perch Stef diceva che non erano dei soldati comuni. Dieci di
loro rimasero appostati pistole in pugno su entrambi i lati della
porta d'ingresso. I fucili d'assalto argentati erano ancora sui sedili
dei furgoni, non pensavano fosse necessario prenderli. Alcune
grida sovrastarono gli schiamazzi delle oche e delle anatre. A
Pibe sembr di riconoscere la voce di Mourad.
Andatevene immediatamente, o faccio fuori la donna e le
bambine.
In alto, sul tetto, le ombre nere si infilavano nelle soffitte
attraverso un lucernario da cui era stato rimosso il vetro. Un
legionario rispose a Mourad che non se ne sarebbero andati senza
essersi assicurati che gli ostaggi fossero in salvo. Quel dialogo
fra sordi and avanti un po', poi di colpo, come avvertito da
un misterioso segnale, chi aveva parlato a Mourad ordin di
fare irruzione.
Dobbiamo andarcene, bisbigli Pibe dopo che la porta
ebbe inghiottito le uniformi nere.
 proprio quello che stavo per proporti, mormor Stef,
dopodich si avventurarono fuori dal telone del camion. Stef fece
segno a Pibe di salire davanti. Nella casa era riecheggiato uno
sparo, il baccano l dentro avrebbe presto coperto il rumore del
motore. Si infilarono in cabina, l'odore del gasolio si mescolava
a quello della terra e del sudore. Con quel parabrezza crepato
e sporco di fango non si vedeva granch. Fra il momento in cui
Stef gir la chiave e quello in cui il camion part, a Pibe sembr
di attendere all'infinito. Schiacciato dalla paura, tenne gli occhi
puntati sulla facciata della casa finch non uscirono dal cortile
e ripresero la stradicciola sconnessa. Il viaggio dei clandestini
si concludeva in una sperduta fattoria albanese. Ce l'avevano
quasi fatta. Sulla barca quelle donne gli avevano salvato la vita
e non avrebbe mai potuto sdebitarsi. Che vita infame.
La strada proseguiva curva dopo curva in una vallata, attraversata
dal nastro sinuoso e grigio di un corso d'acqua. Dopo
circa dieci chilometri, Pibe con voce ferma si decise a chiedere:
Sapevi che sarebbero arrivati?
I legionari, dici? No.
Ma quando hai detto del posto sbagliato al momento
sbagliato...
 un discorso che vale sempre, per qualsiasi posto. Ci sono
sempre delle porte d'entrata e d'uscita. Bisogna solo restare in
guardia.
E perch hai detto che quei legionari non erano soldati
normali?
Perch erano SGM, soldati geneticamente modificati, cavie
umane. Gli hanno innestato dei geni che acuiscono sensi e
riflessi. Hanno bisogno di dormire solo un paio d'ore al giorno.
Non sentono il dolore e hanno tantissime altre caratteristiche
di questo genere. Sono i soldati del futuro, diciamo.
Ma cosa diavolo ci fanno da queste parti?
Scommetto che sono di ritorno da una missione.
E come fai a dirlo? Sei dei servizi segreti?
Non devi per forza essere una spia per capire certe cose.
Hai intenzione di uccidere l'arcangelo Michele, vero?
Il camion and avanti quasi a passo d'uomo su un vecchio
ponte di pietra sospeso sul fiume. I tergicristalli, stridendo,
spalmarono sul parabrezza le macchie di fango. Pibe si domandava
come Stef potesse vedere la strada attraverso quella
poltiglia giallastra.
Io non ho nessuna intenzione, Pibe. Mi lascio semplicemente
trasportare dalla corrente. Che io sappia, non esiste
piano migliore.
Pibe si rilass sul sedile e chiuse gli occhi. I volti dei tredici
clandestini sfilarono nella sua mente con incredibile chiarezza.
Perch, si chiese, gli uomini si ostinavano a depredare il proprio
giardino? Alcune lacrime gli salirono amaramente agli occhi,
poi dopo qualche minuto si addorment.
...
.
...
Capitolo 30.
...
.
...
Se verrai ucciso, raggiungerai il cielo; se vincerai, la terra sar tua. Dunque, o figlio di Kunti, alzati, deciso a combattere!
Bhagavad Gita libro 2, 37.
...
Stava sorgendo il sole, ma stavolta il treno non si fermava. Nei
giorni precedenti, dall'alba al tramonto era rimasto immobile,
dentro a gallerie sotterranee illuminate solo da poche lampadine.
Un ufficiale che poteva avere vent'anni e aveva gi fatto avanti
e indietro dieci volte fra il fronte Est e Parigi, aveva spiegato
loro che era meglio prendere precauzioni di quel tipo, piuttosto
che essere sorpresi da un bombardamento.
Non vorrete essere uccisi dagli osama prima di arrivare
al fronte?
Non volevano, erano tutti d'accordo, anche se generalmente
i bombardieri islamici per invadere il cielo europeo aspettavano
che fosse notte. C'erano senz'altro delle buone ragioni
per quelle lunghe soste diurne, ma siccome non conoscevano
i segreti dell'arcangelo Michele, avevano dovuto accontentarsi
delle spiegazioni dell'ufficiale. Erano riusciti a sistemarsi nei
quattro sedili centrali del vagone, uno di fronte all'altro.
Si erano conosciuti aspettando il treno alla Gare de l'Est.
C'era stata sintonia fin dal primo momento, una sintonia che
aveva in s i colori e il sapore di una futura amicizia, come se
si fossero riconosciuti, come se avessero riabbracciato in modo
naturale il corso di una comune esistenza interrotta dalla loro
nascita e dalla loro infanzia. Il primo, Michel - un nome difficile
da portare considerati i tempi - veniva da sud-ovest, pi
precisamente dal Prigord, ed era stato addestrato a Bordeaux.
Il secondo, Fabien, originario della Bretagna, aveva vissuto per
lo pi a nord, a Lille. Quanto al terzo, Luc, dal suo accento,
dalla loquacit e dallo sguardo acceso traspariva la Provenza.
Orfano, si era unito alla teppaglia di Marsiglia prima di essere
acciuffato dalla polizia e rinchiuso in una scuola profetica che,
se  vero che non gli aveva lasciato un buon ricordo, neanche
era riuscita a toglierli il sorriso.
Lui, il quarto, figlio di Deux-Svres, faceva fatica a mettere
insieme pi di due parole di seguito. Fin dalla pi tenera et
soffriva di un disturbo del linguaggio che l'aveva condannato
alla solitudine, a scuola ci era andato poco o niente. Non che
balbettasse, o quantomeno balbettava di rado,  che mischiava
le sillabe, quindi ci metteva pi tempo degli altri a esprimersi. I
suoi maestri alle elementari, e successivamente i suoi professori
cos come i suoi compagni, lo avevano deriso o, peggio ancora,
lo avevano soffocato con quell'insopportabile carit cristiana
che non riflette una vera bont d'animo, quanto piuttosto il
timore del castigo, dunque un calcolo sordido. Anche la sorella
maggiore e i due fratelli gli avevano sempre fatto intendere che
comprometteva ancora di pi la reputazione della famiglia, gi
incrinata dall'alcolismo e dalla condotta del padre (due cose
strettamente connesse, peraltro). Tanto la chiamata alle armi
aveva rappresentato un dramma per la maggior parte dei suoi
coetanei, tanto lui l'aveva accolta con gioia. Avrebbe finalmente
scoperto nuovi orizzonti, diversi da quelle paludi verdi e
stagnanti. Avrebbe trovato un'atmosfera diversa, non ci sarebbero
stati pi solo sguardi canzonatori o impietositi, avrebbe
vissuto in un altro ambiente, i rimproveri muti sarebbero finiti
e i suoi famigliari una buona volta sarebbero stati dispensati
dall'obbligo di tender bene le orecchie per comprendere il suo
linguaggio patetico. Al momento della partenza, era stato grazie
agli slanci d'affetto dei famigliari che aveva misurato l'intensit
del loro sollievo: quando si abbraccia qualcuno con un fervore
eccessivo,  perch non si pensa di rivederlo, perch lo si d
gi per morto e sepolto, cancellato dalla propria esistenza. Si
erano venduti i suoi vestiti e le sue scarpe il giorno dopo, non
aveva dubbi - quando si pu guadagnare qualcosina,  sempre
bene approfittarne - la mansarda in cui dormiva l'avevano gi
data a uno dei fratelli, anche di questo era sicuro, cos com'era
sicuro che avessero bruciato le rare foto che lo ritraevano. Sua
sorella avrebbe finalmente potuto sposarsi senza imbarazzo con
Adrien, il fidanzato venticinquenne, riformato per problemi di
vista e che piaceva molto ai suoi genitori perch era di buona
famiglia, destinato a un radioso futuro.
Il timore di essere riformato era stato spazzato via dall'ufficiale
istruttore della caserma di Poitiers. Al fronte non abbiamo
bisogno di buoni conversatori, ma di giovani coraggiosi, di duri,
e tu mi sembri fatto di questa pasta.
Ma che bel posticino! esclam Luc alludendo al paesaggio
rischiarato dalla luce del giorno.
Il treno stava attraversando al rallentatore una pianura grigia
ricoperta da una nebbia lugubre. Avevano appena finito di
sorbire ci che avevano distribuito gli inservienti della mensa:
panini con uno spiccato gusto di muffa, biscotti spaccadenti,
una bottiglietta di vino rosso e una brodaglia nera e bollente
che cercavano di spacciare per caff. Degli alberi scheletrici
sembravano tendere verso il cielo i loro monconi scorticati
e imploranti. La terra scura era costellata di crateri larghi e
profondi. Michel abbass il finestrino e senza tener conto delle
lamentele di qualche soldato assopito, a cui quel freddo umido
dava fastidio, si sporse per osservare meglio i dintorni.
I binari non sono appoggiati a terra...
Gli altri tre si alzarono e si sporsero dal finestrino a loro
volta. Siccome lui odiava le sigarette - aveva regalato, agli altri
quelle che gli spettavano - e visto che il fumo nel vagone gli
dava il voltastomaco, non manc di apprezzare quella boccata
d'aria fresca. Constat che in effetti le rotaie non poggiavano a
terra, ma su piloni di legno alti pi o meno un metro e mezzo.
Il fronte originale, disse una voce alle loro spalle. Gli
abbiamo ripreso una cinquantina di chilometri, a quei bastardi.
Si strinsero un po' per fare posto all'ufficiale che li aveva raggiunti.
La luce del giorno faceva risaltare oltre ai tratti giovanili,
l'aria seria e spossata. Due piccole ali argentate, segni distintivi
del suo grado, erano ricamate sul colletto della camicia nera. Si
trattava di un principato? Facevano un po' fatica a orientarsi
con i nuovi gradi della gerarchia angelica. Dal berretto, che
portava leggermente di traverso, uscivano dei ciuffi biondi pi
lunghi della norma.
Ho combattuto da queste parti, ricominci. Per mesi e
mesi, continuamente ci sono piovuti addosso bombe e missili.
 stato l'inferno. Quei maledetti osama credevano che sarebbe
bastato scaricarci addosso tutto il loro arsenale per prendersi
l'Europa. Con il denaro potrai anche permetterti le armi migliori,
ma questo non far di te un buon stratega. Abbiamo aspettato
la fine della baraonda nascosti nelle trincee sotterranee, poi
quando hanno dovuto rifare il pieno di munizioni, siamo usciti
e li abbiamo ricacciati in Moldavia.
Le trincee di cui parla per non si vedono, disse Fabien.
L'ufficiale tir fuori una sigaretta da un astuccio di cuoio
blu ricoperto di stelle dorate, la accese e un istante dopo due
pennacchi di fumo gli uscirono dagli angoli della bocca.
Sono state riempite per permettere ai blindati e ai treni
di passare. Ci vorr del tempo perch la zona torni a vivere.
Qualche secolo, probabilmente. Con tutte le porcherie che ha
assorbito questa terra...
Perch tutti questi andirivieni fra Parigi e il fronte? s'inform
Luc.
Servizio speciale. Faccio da ponte fra lo stato maggiore di
Piatra e i pezzi grossi europei, i politici, gli imboscati.
Non potrebbe farlo per telefono?
Sul volto dell'ufficiale comparve un sorriso enigmatico.
Potrebbero esserci orecchie indiscrete in ascolto, certe cose
 meglio dirsele faccia a faccia.
Fra quanto arriveremo?
Fra un'ora, pi o meno. Non vedete l'ora di combattere
con gli osama, eh, ragazzi?
Certo, ma ci siamo anche rotti di questo treno.
L'ufficiale scosse la testa e aspir la sigaretta come un dannato.
Questo mi fa tornare in mente la prima volta che sono
andato al fronte. Non vi  toccata una zona tranquilla. Buona
fortuna.
Termin la sigaretta, gett dal finestrino il mozzicone e segu
con lo sguardo la corsa della brace incandescente trasportata
dal vento. Poi torn al suo posto e s'immerse nella lettura di
alcuni fogli stampati.
Non scambiarono pi una parola fino alla stazione di Chisinau,
in Moldavia. La conversazione con l'ufficiale aveva ricordato
loro che sarebbero sprofondati di l a poco in quell'inferno
di fuoco e sangue che era la guerra. Il loro addestramento
accelerato, grossolano, li destinava alla carriera miserabile e
letteralmente folgorante della carne da cannone. Nei diversi
centri di reclutamento erano circolate le stesse voci: solo i pi
fortunati fra di loro, i sopravvissuti, i miracolati, avrebbero
potuto fare strada in seno alla legione. Alcuni avrebbero imparato
a guidare un carro armato o a pilotare un elicottero,
altri avrebbero dovuto occuparsi di missioni speciali, altri
ancora sarebbero stati assegnati allo stato maggiore o ai centri
di addestramento, infine i mutilati sarebbero stati rimpatriati
ritrovandosi davanti una vita umiliante e di miseria.
Lui di morire se ne sbatteva altamente. Era gi morto mille
volte nelle scuole e nei pantani di Deux-Svres, ogni volta in cui
aveva dovuto aprire bocca e affrontare gli sberleffi degli altri.
Non aveva voglia, per, di perdere la nuova famiglia che la guerra
gli aveva appena offerto. A partire dalle presentazioni, i suoi tre
compagni avevano capito che non era come gli altri, che non
se la cavava con le parole, che andava nel panico al momento
di esprimersi. Eppure lo avevano accettato cos com'era, senza
riserve, in uno slancio di generosit e di fratellanza che l'aveva
riscattato delle umiliazioni e dei dolori. Gli bastava ascoltare,
annuire con un cenno o con un sorriso, ridere alle loro battute
- pi che altro a quelle di Luc, il cui accento trasformava
qualunque banalit in una specie di melodiosa e divertentissima
barzelletta - pronunciare di tanto in tanto una serie di sillabe
sconnesse che finivano per formare una parola, un abbozzo di
frase. Con loro stava bene, era come se a cullarlo ci fosse un
dolce tepore che con i genitori non aveva mai provato, n con
i suoi fratelli o le sue sorelle, tutti sconosciuti, tutti nemici. Se
il proprio destino lo preoccupava poco, si tormentava per quei
tre come non gli era mai successo con nessuno.
Il treno stava passando al rallentatore fra due colline rocciose
senza un solo filo d'erba. Da quelle parti si erano consumate
delle battaglie colossali che avevano provocato frane e inciso
solchi e cavit nel paesaggio.
A quanto pare la Gare de l'Est pullula di vedove nere.
Vedove nere? domand Michel.
Gomiti sulle ginocchia, Fabien si chin in avanti. I tre amici
lo imitarono. I loro volti erano cos vicini da percepire la tiepida
carezza del respiro altrui.
Le chiamano cos, ma non  che siano vedove, e neanche
nere, continu Fabien a bassa voce. Sono donne mature,
sposate, caritatevoli. Si presentano alla stazione prima della
partenza, apposta per farsi i soldati diretti al fronte. Per il gusto
della carne fresca, no? E dicono che sono davvero focose,
queste sante donne!
Non ci credo, ribatt Luc.
 capitato al migliore amico di mio fratello. Glielo ha scritto
nella sua ultima lettera dal fronte.
 solo perch l'ha scritto nella lettera...
Un uomo in trincea non  sicuramente in vena di raccontare
frottole, lo interruppe Fabien. Quelle donne sono come
ragni, tessono la loro tela per prendere in trappola le giovani
reclute. Per questo le chiamano vedove nere. L'amico di mio
fratello raccontava di aver passato in un albergo una giornata
indimenticabile.
Baggianate! esclam Michel. A me nessuno ha detto
niente del genere.
Io ne ho cercata una, come mi aveva consigliato mio fratello,
ma non sono riuscito a farmi accalappiare.
Normale, disse Luc. Non sono mica matte, seducono
solo quelli belli. Se avessero visto me...
Scoppiarono tutti a ridere.
Era la prima volta nella vita che rideva sul serio.
E tuo fratello al fronte non c' andato? domand Michel.
Gli occhi azzurri di Fabien s'incupirono.
No, per niente. Avete sentito parlare degli zombi?
Annuirono. Perfino lui, in quel buco di Deux-Svres, aveva
sentito parlare dei maniaci cannibali che infestavano le strade
delle grandi citt europee.
L'hanno beccato una sera e gli hanno strappato gli occhi.
I poliziotti sono arrivati mentre quelli iniziavano il banchetto.
Per questo ho saputo delle vedove nere. Le lettere dovevo
leggergliele io.
Un sibilo annunci che stavano per giungere in stazione,
che poi non era neanche una stazione vera e propria, ma un
gigantesco hangar di cemento e acciaio edificato fra due colline
nere e brulle. I binari si dividevano all'entrata dell'edificio in
diversi tronconi.
Su un cartello metallico, in grassetto e a caratteri cubitali,
c'era scritto Chisinau, e in basso, pi piccolo, Kichinev. All'interno
di quell'immenso alveare c'erano migliaia di figure scure
indaffarate. Carri armati, camion e altri mezzi militari stazionavano
l vicino, riparati da tettoie di lamiera.
Il treno si ferm nell'hangar principale con un fischio stridulo,
assordante.
Cosa dobbiamo fare adesso? chiese Luc.
Presentarci all'UAF, Ufficio Assegnazione Fronte, rispose
Michel. Restiamo uniti, avremo maggiori probabilit di essere
spediti nello stesso posto, okay?
Restare uniti in mezzo a quella mischia convulsa di uniformi
nere fu pi difficile a farsi che a dirsi. Il freddo, sorprendente in
quel periodo dell'anno, li costrinse a infilare guanti e cappotti.
Il vento furibondo riusciva a penetrare sotto il tetto di cemento e
acciaio, portando con s un'umidit glaciale. Dei rumori intensi
e insieme soffocati sovrastavano ogni tanto le urla degli uomini,
i fischi dei treni, i motori rombanti. In lontananza, i camion
facevano la spola per trasportare i soldati lungo i sentieri che
si perdevano fra le colline.
Credevo che Chisinau fosse una citt, comment Fabien.
Lo hai sentito l'ufficiale, prima, disse Michel a voce alta,
senza voltarsi. Gli osama una volta occupavano la Moldavia.
Chisinau dev'essere stata rasa al suolo.
Ma dov' questo maledetto UAF? si spazient Luc.
L... ... L...
Lui indic un'uscita laterale in fondo a un enorme atrio
illuminato da alcune lampade appese al soffitto. Fiumane nere
convergevano verso una porta bassa sormontata da un'insegna
luminosa su cui si leggeva, in nero su uno sfondo lucido: ufficio ASSEGNAZIONE.
Dopo aver aspettato otto ore nei corridoi degli edifici amministrativi,
erano entrati a far parte del secondo reggimento
di fanteria. Tutti e quattro sarebbero partiti per la trincea
denominata ufficialmente Sant'Andrea, ma l'ufficiale che era
venuto a recuperare loro e i loro cinquecento commilitoni, la
chiamava la grande mietitrice. Si erano radunati dentro a camion
talmente fangosi che la vernice nera e gli emblemi d'argento
- la lancia della legione, le ali dell'arcangelo, l'orso stilizzato
simbolo del reggimento - non si vedevano pi. Stipati su panche
di legno, tremanti per la preoccupazione e per il freddo, del
paesaggio circostante non riuscivano a distinguere granch.
Poco importava, comunque, perch ci che percorrevano era
un lugubre saliscendi, delle colline nere e immobili, un inferno
raggelato. Doveva essere incredibile la quantit di bombe che
era caduta su quelle terre maledette. Il vento, per quanto aspro,
non riusciva a dissolvere la nebbia attaccata come una zecca
alle cime tondeggianti.
Qualcuno di tanto in tanto faceva una battuta per distendere
l'atmosfera. Luc ci aveva provato, ma aveva raccolto una manciata
di risate fiacche che l'avevano convinto a lasciar perdere. Il
rumore delle esplosioni si faceva pi netto, pi intenso, mentre
degli odori indefinibili s'infilavano sotto il telo del camion
coprendo a tratti il puzzo di gasolio.
Con la testa che cominciava a cascargli, cullato dai sobbalzi
del camion, un violento scossone lo mand a sbattere contro
il soldato seduto alla sua destra, un bestione che afferrandolo
per il bavero lo sollev di peso dalla panca.
Gli era gi capitato di essere preso di mira da gente robusta,
nel cortile della scuola o vicino alle paludi lungo la strada, ma
non aveva mai affrontato qualcuno con delle spalle cos larghe
e delle mani cos grosse.
Allora, coglione? Come si dice, eh? lo aggred il bestione.
Apr la bocca per scusarsi - lo aveva urtato, in effetti, chiedere
scusa toccava a lui - ma non fu in grado di mettere insieme una
sola parola sensata dalla confusione di sillabe che gli ronzava in testa.
C... usa... se...
L'improvvisa tensione che c'era nell'aria, aveva strappato dal
dormiveglia i cinquanta passeggeri del camion. Con gli occhi
fuori dalle orbite, il bestione avvicin di nuovo la faccia alla sua.
Mi prendi per il culo?
Lui si gett all'indietro per liberare la gola dalla stretta.
Use... sa... scu... scia... pr... pe...
Lascialo.
Tre persone si erano alzate l vicino. Aveva gli occhi mezzi
chiusi, ma gli sembr di riconoscere Michel, Luc e Fabien. Gli
parve anche che uno dei tre - Luc? - stesse premendo la pistola
contro la nuca del colosso.
Ehi, bello, metti via la pistola, su. Se proprio ci tieni, meglio
sistemare le cose da uomo a uomo.
Mi hai sentito, idiota? Ti ho detto di lasciarlo.
Luc premette la pistola ancora pi a fondo nella nuca grassa
del bestione, che a quel punto si decise a fare ci che gli era
stato ordinato. Lui pot tornare a sedersi e tirare il fiato.
Si pu sapere perch vi interessa tanto questa storia?
Gli amici non si toccano, questione di principio.
Primo, non sapevo che era amico vostro, secondo, gli ho
solo chiesto di scusarsi.
Fa un po' fatica a esprimersi. E tu, grosso coglione, sei
avvisato: se gli sfiori anche solo un capello, conviene che ci
ammazzi tutti, a me e ai miei soci. Altrimenti ti piantiamo una
pallottola in testa. Non ci saranno altri avvertimenti, intesi?
Dopo un attimo di silenzio, il bestione annu.
Arrivarono dunque alla cosiddetta Sant'Andrea, una faglia
stretta e profonda scavata fra due colline.
L'aria vibrava delle esplosioni che risuonavano ininterrottamente
a qualche chilometro di distanza. Ogni esplosione
sollevava un polverone nero, minuscole particelle che s'infilavano
negli occhi, nel naso e nella gola. I nuovi arrivati furono
ripartiti in alcune baracche dai tetti mezzi sfondati e arrugginiti
che non assicuravano pi un vero riparo da lustri. Nella zona
non c'era pi traccia di vegetazione, dappertutto c'era solo
fango scuro e colloso.
Fra le baracche cerano ratti a non finire, fissavano spavaldi
i nuovi arrivati come se pregustassero quei futuri cadaveri
destinati al loro appetito insaziabile. Un principato dichiar
che avrebbero spartito gli alloggi con quelli che erano gi l, li
invit a scegliere dei letti liberi e annunci che avrebbero potuto
riposare un giorno e una notte prima di raggiungere la trincea.
Contrattando con altri militari arrivati di fresco, riuscirono
a ottenere un paio di brande malridotte e a piazzarsi tutti e
quattro non lontano da una vecchia stufa a carbone che sprigionava
un po' di calore.
Dei ratti temerari si avventuravano l dentro e venivano respinti
a calci o a colpi di ramazza. I nuovi legionari posavano la
propria roba dove potevano, il pi delle volte sotto le brande, e
tenevano con s il fucile d'assalto, la pistola, i caricatori e il casco.
Alcuni si sdraiavano, altri se ne andavano in giro o cercavano
qualcosa da mangiare. L'odore che regnava nella baracca
non era peggiore di quello che regnava fuori: latrine intasate,
sudiciume, polvere; tuttavia, l dentro l'umidit penetrava nelle
ossa, s'insinuava sotto le coperte e nei materassi.
Controllarono bene l'attrezzatura. Gli ufficiali istruttori non
punivano in nessun modo un soldato che smarriva le proprie
armi o le munizioni, ma questi si condannava a combattere al
fronte con ci che gli restava, vale a dire solo col coltello e coi coglioni.
Si sedettero sulle brande uno accanto all'altro, disposti com'erano disposti sul treno.
 il momento, disse Michel.
Il momento di che? chiese Fabien spiazzato.
Mia madre ha preparato qualcosa per il mio primo giorno al fronte.
Ah, le madri, sospir Luc. Nei suoi occhi sempre allegri
c'era una profonda tristezza. A me che l'ho persa, non avrebbe
dato per niente fastidio che mi rompesse l'anima con le sue raccomandazioni
e con i suoi squallidi regali. Quanto mi sarebbe
piaciuto che mi rovinasse la vita, dico davvero.
Michel tir fuori dallo zaino una scatola di metallo, poi due
fette di pane raffermo che gli avevano dato sul treno.
Un po' di pat fatto in casa, disse sorridendo come un
bambino. Ditemi che ne pensate. A te piace, eh?
Lui gli fece cenno di s, ed era un s entusiasta. Prepar con
cura le parole per ringraziarli di averlo difeso sul camion e anche
per la loro amicizia, ma quando cominci a pronunciarle, gli
sfuggirono dalle labbra come un'accozzaglia incomprensibile.
Luc gli diede una pacca sulla spalla.
Non prendertela, vecchio mio. Quando le parole ti verranno
facili, ce le dirai. Questo pat casca a fagiolo. Non so quando
ci daranno il rancio e stavo crepando di fame..
Lui sorrise ai sorrisi degli altri, si rilass. Aveva finalmente
trovato una vera famiglia, e aveva una notte intera per approfittarne.
...
.
...
Capitolo 31.
...
.
...
La collera di Dio si  abbattuta sulla Macedonia e sulla
Bulgaria. La collera degli uomini, a dire il vero, Dio lasciamolo
in pace, non ha niente a che vedere con l'idiozia umana. Un
diluvio di bombe e di missili  piovuto senza mai fermarsi in
queste due regioni per pi di cinque anni. Gli islamici sono
penetrati attraverso il Bosforo. Avevano intenzione di liberare
i fratelli albanesi e poi di spargersi sul suolo europeo. Hanno
invaso la Bulgaria, poi la Macedonia, ma sono stati ricacciati
in Turchia dal contrattacco folgorante delle legioni di Michele
provenienti dalla Romania e dall'Ungheria. Da queste parti ci
sono stati milioni di morti. Decine di milioni, anzi.  la guerra
pi spietata e sanguinaria che abbia mai visto.
Il vecchio immerse le labbra in un bicchiere d'acquavite,
un'acquavite ambrata, e ne bevve un sorso. Li aveva invitati a
sedersi fuori da un'osteria fatta di lamiera in mezzo a migliaia
di baracche costruite su un terreno desolato, invaso dalle erbacce
e dai rovi.
Alcune bande di adolescenti armati di fucili d'assalto e pistole
percorrevano le strade di ci che un tempo era stata Sofia, la
capitale della Bulgaria. Erano ammassati in pi di venti all'interno
di veicoli multicolori che in teoria potevano trasportare
sei o sette passeggeri. L'alcol o qualche non meglio precisata
sostanza chimica rendevano vitrei i loro sguardi e imprevedibile
il loro comportamento.
La teppaglia locale, aveva commentato Stef. Da queste
parti l'unica legge deve essere la loro.
La citt, che a quanto diceva il vecchio era abitata in passato
da pi di un milione di persone, era ormai nient'altro che una
distesa di rovine. Non era rimasto in piedi un solo edificio, le
nuove strade erano state tracciate e asfaltate alla bell'e meglio
intorno a dei crateri o a degli ammassi di cemento, pietra e
metallo.
Non  rimasto nulla, disse il vecchio con voce funerea.
Niente di niente. Ground zero. E tutto scomparso, gli antichi
monasteri, la chiesa medievale di Bojana, le meraviglie architettoniche...
All'orizzonte, l'ombra imponente di una catena montuosa
si nascondeva nella nebbia. Stef e Pibe fino a Sofia non avevano
incontrato grossi ostacoli. Avevano fatto il pieno a Skopje
nell'unico distributore della citt, sorvegliato meglio di una
centrale nucleare. Come se i bombardamenti e le continue
battaglie non avessero fatto abbastanza, la capitale della Macedonia
era stata colpita da un violento terremoto e le ultime
costruzioni ancora intatte erano crollate. Dopo aver aspettato
quattro ore, avevano avuto accesso alla preziosa pompa, gli erano
stati concessi venti litri di un gasolio mal raffinato, neanche
una goccia di pi, venti litri per trecento euro: da quelle parti
qualcuno si stava facendo ricco. I miliziani, uomini di una certa
et con uniformi nere simili a quelle dei legionari, li avevano
guardati attentamente con occhi predatori quanto inquisitori,
non li avevano per interrogati sulla loro destinazione e non
avevano nemmeno preteso i documenti, con grande sollievo
di Pibe. Anche se in pessime condizioni, in effetti, i loro fucili
non erano senz'altro dei giocattoli.
Stef aveva guidato il camion sulle difficili strade che una volta
attraversate le montagne, avrebbero dovuto portare in Bulgaria.
Le frane li avevano costretti a effettuare grosse deviazioni, a
perdersi nei paesini appollaiati pi in alto, in cui gli abitanti, tutti
armati con fucili da caccia o pistole, li avevano tenuti d'occhio
con espressioni impenetrabili. Era stato estenuante. Il camion
del contadino polacco aveva dato i primi segni di cedimento
nel superare il valico. Stef aveva dovuto percorrere certi tratti
a marcia indietro, perch anche in prima, anche giocando di
frizione, il mezzo non aveva potenza sufficiente per risalire
le pendenze pi ripide. Sorpresi dalla notte, si erano coricati
sotto il telone, sul retro, e avevano dormito sul pavimento in un
inebriante odore di prugna. Malgrado la scomodit, malgrado
la fame, malgrado la presenza di Stef, Pibe era caduto in un
sonno profondo da cui era riemerso solo il mattino dopo. Una
nebbia bianca, vaporosa, li aveva poi accompagnati per tutta
l'interminabile discesa verso le pianure bulgare. Uscendo da
un paesino, in un'improbabile caverna di Al Bab, Stef si era
comprata alcuni abiti: un'ampia tunica dai motivi chiassosi,
pantaloni neri a sbuffo, un paio di stivaletti color cuoio. Vestita
in quel modo, somigliava a una di quelle contadinotte bulgare
che avevano visto lavorare nei campi o lavare i panni accanto
ai ruscelli.
Per quasi quarant'anni sono stato il corrispondente nei
Balcani per conto di un'emittente americana, aggiunse il
vecchio. Quarant'anni in questo nido di vipere. Sono qui fin
dalla guerra del Kosovo, c'ero durante i massacri in Bosnia,
quando l'Europa cristiana ha annesso l'Albania con quel patto
d'unificazione cristiana del cazzo, c'ero all'inizio della guerra
contro la Nazione Islamica. Una regione mille volte maledetta,
mille volte distrutta.
Il vecchio vuot il bicchiere e domand al padrone dell'osteria,
un uomo corpulento con barba, occhi e capelli neri, di
versargliene un altro.
Ci che succedeva nei Balcani e in Medio Oriente prefigurava
in scala ridotta l'attuale situazione mondiale. Quando
la religione ficca il naso nelle faccende degli uomini, ci si pu
solo aspettare il peggio. E non una religione in particolare ma
le religioni, tutte quante, quelle del Libro e le altre. Non ce ne
sono di migliori o peggiori. Si equivalgono. Sono tutte macchine
di esclusione, di oppressione, di distruzione; tutte pretendono
di essere quella del vero Dio o dei veri di, tutte rivendicano dei
territori, delle frontiere, dei privilegi, delle verit, dei dogmi.
Sarebbero tutte da chiudere in un sacco e annegare in una
valle di lacrime.
Il vecchio si accese una sigaretta, anche se chiamare sigaretta
quel tabacco nauseabondo avvolto in una cartina spessa
e giallastra era difficile. Le rughe profonde che aveva in faccia
sembravano tagli incisi dalla lama di un pazzo. Sulla testa calva
c'erano, sparse qua e l, delle chiazze brune, e i suoi occhi
brillanti, insaziabili, scattavano in tutte le direzioni in mezzo
al volto immobile. Aveva invitato Stef e Pibe al suo tavolo
quando erano scesi dal camion in cerca di un ristorante o di
una drogheria. Aveva chiesto loro prima in inglese e poi in
francese cosa volevano ordinare, poi si era rivolto in bulgaro al
proprietario. Qualche istante dopo, quest'ultimo era arrivato
al tavolo con due piatti fondi pieni di un appetitoso spezzatino
e due bicchieri, la birra scura che c'era dentro aveva un gusto
marcato di cereali.
Questa follia avrebbe potuto essere evitata, se il mio Paese
e alcuni dei suoi alleati europei non avessero gettato paglia sul
fuoco. Agli attentati dell'11 settembre 2001, invece, hanno
subito risposto con la guerra. Prima hanno parlato di guerra
contro il terrorismo, poi di guerra preventiva contro gli Stati
canaglia, poi hanno iniziato a usare le parole bene e male, hanno
brandito le loro bibbie e le loro preghiere, hanno dichiarato
che a sostenerli era Dio, hanno rilanciato il concetto arcaico
di crociata. Oh, non si trattava solo di sfruttare l'occasione
offerta dagli attentati dell'11 settembre, ma di affermare la
superiorit morale della civilt occidentale, di concretizzare un
programma meditato con cura, il PNAC, cio il progetto per
il nuovo secolo americano di mettere in atto la teoria del caos
fecondo. Per fare la loro mossa si erano preparati: collocando
sullo stesso piano musulmani e terroristi, giocando con la paura,
avevano ottenuto infatti un completo sostegno alle proprie
opinioni. Tutti si sono messi a dar contro ai musulmani, gli
uomini politici, i religiosi, gli intellettuali, gli pseudo-filosofi,
gli artisti; tutti hanno dichiarato che l'Islam era incompatibile
con i valori delle democrazie occidentali. La grande scimitarra
islamica  stata forgiata nella fucina irachena, saudita, iraniana,
siriana, palestinese. Dopodich ai servizi segreti  bastato
far puntare quella spada sull'Europa per trascinare il vecchio
continente nella tempesta, e poi  stata creata ad hoc una figura
emblematica, religiosa, un arcangelo, per ottenere un'autentica
guerra benedetta in nome della religione. A eccezione del popolo
europeo e di quello arabo, tutti hanno avuto un tornaconto:
gli Stati Uniti, che si sono sbarazzati in un sol colpo sia della
vecchia madre e rivale, l'Europa, sia della minaccia islamica; lo
Stato Ebraico che alla fine ha potuto annettere liberamente la
Palestina e realizzare il sogno della Grande Israele; la Chiesa
cattolica, che regna di nuovo incontrastata sotto l'ala protettrice
dell'arcangelo Michele. Potete constatarlo da soli: le religioni
del Libro hanno vinto. Hanno ridefinito le frontiere, si sono
spartite le terre e le anime, hanno tracciato nuovamente, in
modo netto, le linee guida che giustificano la loro esistenza,
il bene, il male, il credente, il non credente, l'eletto, l'escluso.
Il caos giova sempre all'ordine morale, alla reazione. Si parla
di yin e yang, pi o meno, di opposti che si attraggono. Cosa
sono milioni di vite rispetto a simili certezze? Scusatemi se
sono cos logorroico, ma difficilmente avr altre occasioni di parlare in francese.
Potremmo anche essere delle spie della legione, intervenne Pibe.
Voi due?
Il vecchio fece un tiro di sigaretta e bevve un altro sorso
guardando il camion sporco di fango parcheggiato alcuni metri
pi in l. Alcuni bambini vestiti di stracci gli stavano girando
intorno e guardavano Stef e Pibe con curiosit febbrile.
Quarantanni di lavoro mi hanno insegnato quantomeno a
riconoscere i fanatici di ogni risma. Cosa ci facciate da queste
parti non lo so e non lo voglio sapere, ma so che dentro di voi
non brucia il fuoco dell'odio, lo vedo, e questo mi basta.
Il proprietario dell'osteria indic i piatti vuoti e si espresse
con una serie di suoni gravi. Stef e Pibe non capirono una parola.
Vuole sapere se volete un... come dite voi in gergo? Un
bis, s, tradusse il vecchio.
Pibe gli fece cenno di s. Era sazio, ma del sapore delizioso
di quella carne non ne aveva ancora abbastanza. Insolita e
spiazzante, all'inizio, via via che mangiava si era abituato alla
sua consistenza. E poi doveva per forza e al pi presto riempirsi
lo stomaco per lottare contro la leggera euforia provocata
dalla birra.
Lei  americano? domand Stef.
Il vecchio glielo conferm con un gesto, come rassegnato.
A tradire le sue origini, comunque, non era l'accento. Parlava
francese meglio della maggior parte dei francesi.
Perch non  tornato nel suo Paese?
Ho passato troppo tempo qui nei Balcani. Negli Stati Uniti
non ho pi niente e nessuno ad aspettarmi. I miei genitori
sono morti da tempo e per la mia ex moglie e i miei figli sono
un estraneo. E poi quella che ho lasciato era una nazione relativamente
libera, non mi va di ritrovarla curva sotto il giogo
degli evangelisti e di altri fanatici. Il Paese si  completamente
ripiegato su se stesso, tornando in pratica ai tempi della legge
di Lynch. L'era dei pionieri  imparentata anch'essa con il caos
fecondo. Vigono le regole principali, bibliche: occhio per occhio,
dente per dente. Quei dogmi semplicistici che hanno concesso
ai nostri antenati il diritto morale di massacrare milioni di nativi
indiani e di ridurre in schiavit milioni di africani. Il diritto di
conquistare, di punire, di uccidere. No, io morir qui, all'inferno,
con i popoli che abbiamo sacrificato sull'altare dei nostri
preconcetti. Il mondo se ne frega, ma almeno io avr vissuto
fino alla fine senza tradire quello in cui credo.
Una convinzione come un'altra, lo interruppe Stef. L'intero
universo  fatto di convinzioni.
Il vecchio scoppi in una risata roca che subito degener
in una tosse cavernosa.
Diciamo che alcune convinzioni mi tengono insieme e altre
mi disturbano, rispose con una voce stridula, senza fiato.
E tu, signorina, a tua volta hai una convinzione ben strana:
l'universo sembrerebbe piuttosto fatto di atomi, di molecole.
Noi esseri umani tendiamo a separarci da noi stessi, si
crea un vuoto, ed  proprio in questo vuoto che si piazzano le
religioni.
Confondi il mondo soggettivo con il mondo oggettivo. Noi
siamo solo respiri nel tempo, ma l'universo no, l'universo esiste
da miliardi di anni ed esister ancora a lungo anche quando
noi ce ne saremo andati.
Inventiamo dei mondi oggettivi perch abbiamo perso di
vista la nostra vera natura. Crediamo di essere vincolati a un
corpo mortale, cerchiamo delle cause esterne, proviamo a trovare
la felicit tramite contributi oggettivi, accusiamo gli altri delle
nostre disgrazie, ma finch non ci prenderemo la responsabilit
delle nostre convinzioni, commetteremo sempre gli stessi errori,
saremo sempre in cerca di un ideale insaziabile, cercheremo la
verit dove non c', nel possesso, nella tecnologia, nella religione,
nella storia, nel sangue dei nostri nemici. L'universo esiste
perch siamo noi a generarlo in questo preciso istante. Il suo
passato  morto, il suo futuro non  scritto.
Il vecchio spense la sigaretta nel posacenere e dopo aver
vuotato il bicchiere, se ne accese un'altra.
I bambini vestiti di stracci si erano avvicinati all'osteria,
volevano vedere bene in faccia quei tizi che si esprimevano in
una lingua a loro incomprensibile.
Hai ragione, signorina: esiste solo il momento presente.
Un vecchio rimbambito, una ragazza che fa discorsi strambi,
un adolescente affamato a un tavolo di un'osteria, un tempo
schifoso, una citt devastata, bambini che crepano di fame, una
guerra fra due civilt, un mondo in rovina... Dopo dove ve ne
andrete? Ce l'avete uno scopo nella vita?
Stef gioc per alcuni secondi con un portachiavi dove c'erano
la chiave del camion e quelle della fattoria del polacco.
Il vento ci porta in Romania, verso i Carpazi orientali.
In Transilvania? Capisco. E la roccaforte dell'arcangelo
Michele. Non c' da stupirsi che si sia stabilito nella terra dei
vampiri, visto che  il pi grande succhiasangue della storia.
Sono stato l all'inizio della guerra per un'intervista nel suo
primo nascondiglio, a Gheorghe. Credo di non essere mai
stato perquisito cos a fondo in vita mia. Le sue guardie del
corpo mi hanno rivoltato come un calzino. Non avrei potuto
nascondergli neanche un microbo tenendolo nella saliva o nel
sangue. Avvicinarvi non sar facile.
Nessuno ha detto che vogliamo avvicinare l'arcangelo
Michele.
Il vecchio si alz barcollando, recuper l'equilibrio appoggiandosi
al tavolo. Giacca e pantaloni erano sudici, puzzavano
tremendamente di vomito e di piscio. Tir fuori da una delle
sue mille tasche alcune monete e le pos sul metallo ammaccato
del tavolo.
Spero che abbiate di che pagare perch, ecco, io non posso
permettermi di offrirvi nulla. Buona fortuna per il viaggio. E se
in Transilvania vedete l'arcangelo Michele, non dimenticatevi
di piantargli una pallottola o una lama nel culo da parte mia.
Ma a parte questo, vi  piaciuto lo spezzatino di nutria? Non
 male come carne, eh?
Il vecchio li salut con un sorriso e si allontan con passo
malfermo attorniato da un nugolo di bambini.
Arrivarono nel tardo pomeriggio sulle rive del Danubio, il
fiume maestoso che faceva da confine fra Bulgaria e Romania.
Dopo il massiccio di Stara Planina, avevano viaggiato lungo
strade ampie, ben asfaltate, e raggiunto Pleven insieme a molti
altri camion civili e militari.
Avevano intenzione di tagliare a nord-ovest, per la citt romana
di Craiova, ma la strada Ruse-Bucarest, stando ai cartelli
scritti in varie lingue, restava l'unica praticabile.
Fra Pleven e Ruse si erano riforniti di gasolio - venti litri
per duecento euro - e il camion, malgrado i rumori sempre pi
preoccupanti, non si era dato per vinto.
Hai detto al vecchio che ci lasciamo portare dal vento,
aveva affermato Pibe a un certo punto. Ma in realt siamo
stati noi a decidere di andare nei Carpazi.
Per poco non aveva detto tu, poi all'ultimo si era accorto
che almeno in parte aveva deciso anche lui. Dopotutto, nessuno
l'aveva obbligato a seguire Stef fino ai confini orientali
dell'Europa.
Noi abbiamo solo espresso un'intenzione, aveva risposto
Stef. Di intenzioni ne esprimiamo decine ogni giorno e non
tutte si realizzano.
E quella di sparare all'arcangelo Michele?
Nessuno ha mai detto che andiamo l a uccidere l'arcangelo.
Non  quello che hai raccontato agli osama l'altro giorno?
 quello che ho raccontato, o  quello che hai sentito? Io
ho solo parlato di verificare l'effettiva esistenza di un fantasma.
E va bene, allora metti che  reale e riusciamo a beccarlo
faccia a faccia, cosa succeder?
Vedremo se sar il luogo e il momento giusto.
Il cielo si era schiarito e il Danubio aveva assunto una splendida
tinta blu lapislazzulo. Pibe abbass il finestrino per respirare
l'aria intiepidita dai raggi del sole.
Da quando erano entrati nella periferia di Ruse avanzavano
a passo d'uomo. La coda arrivava fino al ponte metallico,
all'orizzonte s'intravedevano i piloni di sostegno e i tiranti. Da
una giungla di comignoli i pennacchi di fumo grigi e neri si
addensavano come una cappa sopra la citt. La vitalit della
zona, via via maggiore a partire dalla citt di Pleven, contrastava
decisamente con la desolazione dell'Albania e della Macedonia.
I camion che venivano dalla Grecia o dai Balcani erano tutti
accalcati davanti all'unico ponte costruito sul Danubio.
Ci conviene scendere, mormor Stef. Meglio se attraversiamo
il fiume altrove.
Perch?
Con un cenno del mento, Stef indic il posto di guardia e
le barriere che regolavano l'accesso al ponte. Diversi legionari
perquisivano con scrupolo i rimorchi e le cabine dei camion.
La prima cerchia difensiva dell'arcangelo Michele, comment.
I documenti del camion noi non li abbiamo e loro non
vorranno correre rischi. Ci fermeranno, ci interrogheranno,
dopodich ci lasceranno marcire in galera. Meglio tentare la
sorte da un'altra parte.
A nuoto?
Anche, se sar necessario.
Tagliando corto, Stef spost il camion sulla banchina del
fiume e spense il motore. Prima di scendere, Pibe controll
che nella tasca interna del giaccone ci fosse ancora la pistola.
Il camionista che fino a pochi istanti prima avevano avuto alle
spalle si attacc al finestrino per urlare delle sciocchezze a Stef,
e non c'era bisogno di parlare la sua lingua per capirle.
Alla fine, senza pi fiato e a corto di gesti osceni, con gli
occhi fuori dalle orbite, si decise a muoversi e a occupare il
loro posto in coda.
Arrivarono nel centro di Ruse percorrendo a piedi tre o quattro
chilometri, attraversando l'area industriale che costeggiava
la citt. Oltre a un proprio complesso militare-industriale - i
simboli della lancia e delle ali decoravano le facciate di quasi
tutte le fabbriche - Ruse aveva anche un porto fluviale nuovo
di zecca, costruito dopo che i bombardamenti islamici avevano
raso al suolo quello vecchio.
La citt in s non aveva alcun fascino, era stata ricostruita
da zero secondo criteri puramente funzionali. Un reticolo di
strade dritte e di piccoli edifici bianchi replicati all'infinito,
qualche aiuola fiorita che avrebbe dovuto rallegrare l'atmosfera,
i camion parcheggiati l'uno accanto all'altro con il muso rivolto
alle aiuole (simili ad animali radunati davanti alle mangiatoie),
alcune macchine dai motori sgangherati e dalle carrozzerie
arrugginite, i manichini dai colori accesi nelle vetrine un po'
spoglie. L'impressione era quella di una citt artificiale.
Mangiarono sul ponte di un vecchio peschereccio trasformato
in ristorante. L'ampiezza del Danubio, diverse centinaia
di metri, lasci Pibe di stucco.
Dal camion gli era sembrato un sottile ruscello che avrebbe
potuto superare con un semplice balzo. Non ci si vedeva
proprio, ma proprio per niente, ad attraversare quel fiume
con la sola forza di gambe e braccia. A un nuotatore del suo
livello, la corrente impetuosa non lasciava alcuna speranza di
raggiungere la riva opposta.
Dal ponte sospeso preso d'assalto dal viavai di camion arrivava
ininterrottamente il ruggito dei motori.
Parli francese o inglese? domand Stef al cameriere bulgaro,
un ragazzo emaciato che poteva avere quindici anni.
Francese. Un po'.
Sai se si pu attraversare il fiume con una barca?
Il ragazzo aggrott la fronte, come se non avesse capito bene
la domanda, poi si chin verso Pibe e Stef e con voce appena
udibile bisbigli: Una barca, s, mezzanotte, altra riva, niente
legionari. Niente legionari, capito?
Dov'?
Punto  Zelev, mezzanotte. Zelev, capito? Cinque chilometri,
quella parte.
Punt il dito verso la destra del fiume.
Quanto costa?
Cento euro. Una persona. Cento euro. Bene per voi?
S, d'accordo. E in Romania riusciremo a trovarlo un mezzo
di trasporto?
Il cameriere scroll le spalle, non aveva capito, allora Stef
si aiut a gesti, mim l'atto di guidare.
S, s, altra parte c' camion, camion.
Il cameriere sigill il loro patto con un sorriso, prese le
ordinazioni - in realt una sola, pesce, riso e vino bianco per
entrambi - e spar nella scalinata che conduceva all'interno
dello scafo.
Chi lo sa cos'ha davvero in mente, borbott Pibe. Spero
solo che non ci denunci alla legione.
Mi stupirebbe. Se cos fosse avrebbe voluto essere pagato
in anticipo.
Lo videro riapparire alcuni minuti dopo, attraversare la
passerella e allontanarsi di corsa verso il centro della citt. A
servirli al tavolo fu un omone baffuto che non rivolse loro n
un sorriso n una parola. Alle 22, dopo una cena abbondante
innaffiata da un pessimo vino bianco, si rimisero in cammino lungo la riva ormai buia del Danubio.
...
.
...
Capitolo 32.
...
.
...
La bruma notturna solleticava qualsiasi audacia. Non si
vedeva a un palmo dal naso, i binocoli a infrarossi e gli altri
strumenti di sorveglianza erano fuori uso da tempo. Allo scontro
tecnologico del primo periodo si era sostituita una guerra
classica, all'antica, una guerra di uomini che riportava in auge
la strategia e il coraggio, la testa, il cuore e i coglioni. Le difese
antiaeree e i missili terra-aria avevano dissuaso gli apparecchi
e gli elicotteri dei due eserciti dall'avventurarsi al di sopra del
fronte, li avevano confinati agli spregevoli bombardamenti
dei territori popolati da civili. Le trincee erano cos profonde
da impedire il passaggio dei carri armati e degli altri veicoli
militari. Toccava dunque alla fanteria sbrigare il lavoro. I due
grandi eventi che si erano prodotti all'inizio del conflitto - lo
sfondamento dell'esercito islamico che era penetrato nell'Europa
sud-orientale come la punta di una lancia, e il terribile
contrattacco delle legioni dell'arcangelo Michele che aveva
ricacciato gli invasori dall'altra parte del Bosforo - avevano
gettato le basi per qualcosa di molto pi sedentario, vale a dire
una guerra di posizione in cui riuscire ad avanzare anche un
solo chilometro era considerata un'impresa.
Quando si era arruolato aveva quindici anni, sognava di
caricare eroicamente il nemico, invece aveva conosciuto solo
quelle frustranti battaglie di trincea. Grazie a una temerariet ai
limiti dell'incoscienza, si era comunque distinto. Ferito quattro
volte e a diciannove anni promosso capitano - o meglio principato
- si era visto affidare il secondo reggimento di fanteria, il
battaglione dell'Orso, un reparto dell'esercito europeo che si
era coperto di gloria. Lo stato maggiore gli aveva ordinato di
mantenere a ogni costo il controllo della trincea Sant'Andrea,
la posizione pi avanzata dell'esercito europeo sul fronte Est,
a un tiro di schioppo dall'Ucraina.
Riuscirci non era poi cos difficile. Con cadenza regolare,
assillante, le ondate di osama andavano a schiantarsi con
un'ostinazione da mosche contro il fuoco di sbarramento delle
mitragliatrici. Quella gente aveva il senso del sacrificio, almeno
questo bisognava concederglielo. Di tanto in tanto riuscivano a
passare attraverso il muro di pallottole, a penetrare il bastione
San Carlo, ad avvicinarsi alla trincea principale e a occupare
una linea di difesa. Al che bisognava riprenderne possesso al
pi presto, a costo di mandare allo sbaraglio migliaia di uomini.
Era tentato di fare di testa sua, di penetrare fino alle trincee
nemiche, di conquistare quei pochi chilometri che lo avrebbero
fatto entrare di diritto fra i grandi strateghi del suo tempo, ma
lo stato maggiore di Piatra, quei troni tanto cauti quanto infidi,
glielo avevano esplicitamente proibito: penetrare troppo e
troppo rapidamente avrebbe decimato il secondo battaglione
di fanteria, una simile mossa sarebbe costata la vita a migliaia
di soldati, avrebbe spezzato una maglia della catena di difesa
mettendo in pericolo tutto il fronte Est. L'effetto domino,
vecchio mio, l'effetto domino. Lo stato maggiore gli imponeva
dunque di limitare le proprie ambizioni alla difesa della trincea
Sant'Andrea.
Malgrado tutto rimaneva convinto che alla prima buona
occasione convenisse sfondare le linee nemiche, seminare il
panico nelle pianure ucraine e battere poi in ritirata verso le
postazioni fortificate. Tale incursione avrebbe permesso di testare
lo spessore e la capacit di resistenza dell'esercito nemico,
e probabilmente di assestare un colpo decisivo al loro morale.
Come tutti i fanatici, gli osama si sarebbero raffreddati alla prima
disfatta. E poi, almeno per un po', i suoi uomini avrebbero
contemplato un panorama diverso da quella fanghiglia nerastra,
da quelle pozze d'acqua putrida, da quei sacchi di sabbia, da
quei fortini di pietra, da quelle palizzate decrepite, da quel filo
spinato. Avrebbero dimenticato in un istante le orde di ratti e
l'umidit glaciale che li rodeva fino al midollo. I pezzi grossi che
se ne stavano a Piatra, nel confortevole bunker dell'arcangelo
Michele, non si rendevano conto che l'immobilit e l'inerzia alla
lunga facevano uscire di senno i soldati impantanati. A Piatra ci
era andato una volta sola, quando era stato nominato capitano
(principato era un termine che non riusciva ad accettare). Per
due giorni aveva sguazzato in un lusso inaudito e pensando alle
condizioni dei soldati al fronte si era sentito rivoltare lo stomaco.
Aveva dormito avvolto in lenzuola di seta, mangiato cibi
raffinati, bevuto Bordeaux e champagne, fumato sigari cubani,
usufruito di tecnologie straordinarie, aveva consultato la rete
informatica collegata ai satelliti, osservato le trincee nemiche
come mai gli era stato possibile, aveva assistito a scene che si
svolgevano in tempo reale in un altro continente, aveva cacato in
un water placcato d'oro e si era scopato una giovane e graziosa
rumena che qualcuno aveva avuto la delicatezza di infilargli
nel letto. In poche parole era tornato al fronte satollo come
un'oca, profumato come una bambolina, con tanto di nuovo
grado militare e relativo trattamento economico, nauseato come
all'indomani di una sbornia. L'arcangelo Michele, impegnato in
una videoconferenza con le massime cariche europee, non gli
aveva fatto l'onore di complimentarsi o di stringergli la mano.
Come potevano capire ci che vivevano i loro uomini, quei
dannati alti papaveri? Cosa ci avrebbe guadagnato quella gente
a intaccare una routine che per i soldati era straziante, ma
che per loro era cos confortevole? Lo status quo li metteva
al riparo. Finch fosse durata la guerra, si sarebbero storditi
senza alcun rimorso in quei fasti ignobili. Ecco perch per
mantenere l'ordine sul territorio europeo sfruttavano gli SGM,
i soldati geneticamente modificati. Un trono gi molto alticcio
gli aveva decantato, davanti a un sontuoso buffet, i pregi di
quei nuovi combattenti, pi efficienti degli uomini comuni da
qualsiasi punto di vista. Ec-ce-zio-na-li, caro mio, eccezionali!
L'arcangelo Michele aveva screditato la scienza accusandola
di favorire l'ateismo, se n'era per tenuta un po' a proprio
uso e consumo. L'elettronica e la biotecnologia, per esempio.
Senz'altro il grand'uomo non aveva fiducia unicamente in Dio,
visto che orchestrava lui stesso i propri miracoli, senza delegare
a nessun altro il compito di creare le sue corti angeliche.
Abbiamo fabbricato delle vere macchine da guerra, aveva
aggiunto il trono in vena di confidenze. Se le interessa, posso
mostrarle degli archivi numerici che non valgono esattamente
noccioline.
Se n'era tenuto alla larga, non gli interessava. Per lui le virt
nobili, quelle che davvero lo esaltavano, erano il coraggio, la
determinazione, l'abnegazione, l'esperienza, l'intelligenza, non
i pasticci biotecnologici n tantomeno l'ubriachezza degli alti
ufficiali. Essere al comando di creature prodotte dai laboratori
militari, inoltre, non l'avrebbe interessato affatto.
E avete trovato dei volontari disposti a sottoporsi a questi
esperimenti? aveva domandato al trono.
Pi di quanti ne servissero, gli aveva risposto il suo augusto
interlocutore. Chi non ha mai sognato di trasformarsi in un
superuomo con un colpo di bacchetta magica?
Io e lei, per esempio.
Il trono lo aveva guardato spiazzato, con un'occhiata vagamente
torva, ma poi era scoppiato a ridere.
Ha ragione, capitano. Non mi farei innestare degli esogeni
per niente al mondo. Che ci vuol fare, ho il brutto vizio di
accontentarmi di ci che sono!
I bagliori delle esplosioni lontane lambivano la nebbia che da
pi di un mese era calata sul fronte. Nell'oscurit della trincea
principale, gli uomini si intravedevano appena. Un'offensiva
nemica era decisamente improbabile. A quanto gli avevano
riferito i suoi informatori, il ramadan era iniziato due giorni
prima, quindi gli osama passavano gran parte della notte a
bere, mangiare e fumare. Gli spari e i colpi di mortaio erano
nettamente diminuiti.
Un mese relativamente tranquillo, l'occasione che da tempo
aspettava. Avrebbe dimostrato agli smidollati rintanati sulle rive
del Siret che alcuni ufficiali europei sapevano ancora combattere
ed erano in grado di far trionfare il proprio esercito. Aveva preso
la sua decisione gi da un po'. La guerra non era una gara di
nascondino in una piana di fango spoglia, bens un teatro in cui
ad andare in scena doveva essere la battaglia, una coreografia
monumentale in cui dinamismo e ardimento avevano un ruolo
di primo piano. I soldati del secondo reparto di fanteria non
erano dei cani malconci che si lasciavano tenere al guinzaglio
da una manciata di gaudenti senza scrupoli. Voleva vedere i
volti dei suoi uomini tramutarsi in maschere guerriere, feroci,
con le vene del collo tese come corde e gli occhi ardenti che
risplendevano d'odio.
Ripose il binocolo nell'astuccio e utilizzando una scala di
legno scese nella trincea. L dentro l'acqua che si era depositata
raggiungeva i cinquanta centimetri d'altezza, cos per evitare di
fare la muffa, ufficiali e soldati semplici se ne stavano appollaiati
su montagnole di sacchi di sabbia. I bagliori delle sigarette
accendevano di rosso quelle facce immobili. Moltissimi topi
in cerca di cibo sfrecciavano su e gi, o tracciavano traiettorie
rettilinee e silenziose sullo specchio tremolante d'acqua scura.
Ogni tanto i soldati allontanavano i roditori troppo invadenti
gridando, oppure con il calcio del fucile o una pedata. Erano
dieci giorni che non ricevevano pi lettere, i bombardamenti
prima del ramadan erano aumentati, erano saltate molte vie
di collegamento fra il resto d'Europa e il fronte Est. I rifornimenti
cominciavano a essere un problema, l'intendenza
aveva gi raccomandato agli ufficiali di razionare vitto, acqua
e munizioni. Alcune unit, da mesi allo stremo, erano sull'orlo
dell'ammutinamento. Gli agitatori che non sapevano tenere la
bocca chiusa erano stati fucilati, ma il malcontento cresceva
allo stesso ritmo dell'acqua nei canali di scolo.
La trincea si estendeva per cinque chilometri fra due colline
che i soldati avevano soprannominato mammelloni. Ci erano
voluti gli elicotteri per trasportare in cima i cinquanta cannoni
155 mm, sempre pronti a scaricare sul fazzoletto di terra che
separava le due linee una gragnola di colpi.
Chiam un soldato semplice, uno spagnolo, uno di quelli
che venivano utilizzati per portare le notizie, e gli ordin di
convocare i venti sottotenenti del secondo reggimento nella
grande sala comando.
Poich era in mezzo alla trincea, arrivarono in ordine sparso,
i pi lontani dopo aver percorso in una melma fangosa circa due
chilometri. L'umidit si era impadronita delle gallerie scavate
su entrambi i lati della trincea cos tanto, che in quei labirinti
dove marcivano i cadaveri dei soldati abbattuti a cannonate
e divorati dai topi, non era possibile sentirsi all'asciutto. A
nessuno, d'altra parte, faceva piacere avventurarsi nelle fetide
viscere del diavolo. Il timore era quello di ritrovarsi all'inferno
senza rendersene conto. C'erano centinaia di storie, una pi
inquietante dell'altra, sulle creature demoniache che ti afferravano
per i piedi o per i capelli e ti trascinavano fra le fiamme
dell'inferno. E poi, certe notti, si sentivano le voci dei morti,
lamenti cos strazianti da far piangere lacrime di sangue.
La sala comando, un parolone per una fossa scavata a lato
della trincea, sostenuta da travi che andavano sostituite ogni
due mesi e illuminata da quattro lampade a petrolio, ora vuota,
a parte una tavola di legno appoggiata a una decina di cavalletti
e alcuni blocchi di calcestruzzo che facevano da sedie. I
sottotenenti non erano in condizioni migliori dei loro uomini.
Sudici, con le uniformi logore e la barba lunga, anche loro si
sentivano abbandonati, traditi da quell'Europa di cui proteggevano
la frontiera orientale. Somigliavano a dei sopravvissuti, a
gente che aveva fatto naufragio in un ambiente ostile, non a dei
legionari incaricati di difendere i valori sacri della cristianit.
Venendo da zone diverse dell'Europa, parlavano e capivano tutti
il francese, la lingua ufficiale imposta dall'arcangelo Michele,
francofilo come la maggior parte dei rumeni.
Si accomodarono e si accesero tutti una sigaretta. Prima di
cominciare, lasci girare le fiaschette d'acquavite diverse volte
intorno alla tavola.
Siamo all'inizio del ramadan. Ci vuol dire che gli osama
non attaccheranno per un mese. Niente ci impedisce, come
capirete, di approfittare della situazione e cercare di spingerci
un po' pi in l a dare un'occhiata.
Credevo che quei fannulloni di Piatra volessero che stessimo
fermi, gli fece notare uno dei presenti.
Me ne strafotto di Piatra!  a me che  stato affidato il
comando del secondo battaglione di fanteria, e ne ho davvero
abbastanza che l'Orso sia obbligato a marcire in una lurida
trincea infestata dai ratti. Alle belve viene forse impedito di
cacciare?
Cosa intende dirci esattamente, capitano?
Che stiamo per sgranchirci le gambe e le idee. Stanotte.
Approfitteremo del loro maledetto ramadan per respingerli nel
Mar Nero. Ho voglia di respirare un'aria diversa. Di vedere
Odessa.
Nella luce fragile delle lampade a petrolio i volti degli ufficiali
erano immobili. Alcuni non osavano incrociare lo sguardo
degli altri. Il fumo delle sigarette usciva dalle loro narici come
un nastro attorcigliato, sembravano indovini in attesa della
rivelazione.
Tutto il secondo battaglione? si risolse a chiedere uno.
I duemila uomini presenti in trincea.
Chi protegger le retrovie?
Ripiegheremo al minimo problema. E poi ci sar l'artiglieria
a coprirci, in caso di bisogno.
E che cosa diranno a Piatra?
Accese a sua volta una sigaretta. Non fumava spesso, ma
di tanto in tanto aveva bisogno di sentire nel sangue un po'
di nicotina e di altre sostanze. Non ignorava che le sigarette
fornite dalla legione contenevano dei prodotti chimici dagli
effetti euforizzanti, ed era probabile che moltissimi soldati non
si sarebbero suicidati se non si fossero intossicati con quelle
porcherie.
Me ne sbatto. Se ce la faremo, non ci rimprovereranno
nulla. Se falliamo, non torneremo vivi.
Le fiaschette di acquavite passarono di nuovo di mano in
mano, e una arriv anche a lui. Bevve una sorsata che divamp
come una scia di fuoco nel suo esofago e nel suo stomaco.
Io ci sto, capitano, esclam una voce profonda. Eccome
se ci sto!
Io pure!
Anch'io!
I venti luogotenenti schiamazzavano entusiasti. L'avevano
sempre pensata come lui, preferivano gettarsi in un ultimo
rogo, e i loro uomini anche, piuttosto che continuare a crepare
a fuoco lento nel fango della trincea.
C'era voluta un'ora per radunare e aggiornare le truppe.
Avevano tutti appoggiato il progetto del capitano senza riserve
(a nessuno sarebbe venuta l'idea balzana di definirlo principato).
Ficcati in alto nei loro casotti di legno, gli artificieri erano stati
informati di non far partire pi un colpo fino a nuovo ordine.
Le due linee erano separate da otto chilometri disseminati di
filo spinato, fortificazioni, detriti, carcasse, pali, mine.
Finalmente aveva visto gli occhi dei suoi uomini accendersi,
le vene dei loro colli tendersi, le loro mascelle serrarsi. L'Orso
tirava fuori zanne e artigli. Al suo segnale, i duemila uomini
del secondo reggimento scalarono la parete della trincea e si
sparsero come spettri su quel terreno piatto che la notte e la
nebbia avevano reso invisibile. Era stato consigliato a tutti di
usare il pugnale per eliminare gli eventuali nemici sorpresi in
quella zona di mezzo.
Meglio evitare gli spari, avrebbero rivelato la loro presenza.
E meglio evitare anche, se possibile, di incappare in una
maledetta mina.
Raggiunsero senza intoppi il primo fossato intermedio,
situato a meno di trecento metri dalla trincea principale. Lo
esplorarono rapidamente e non trovarono che topi intenti a
rosicchiare le ossa degli scheletri. Si radunarono in centurie, si
fecero una sigaretta, ripartirono al segnale dato dalle vibrazioni
dei telefoni portatili e superarono una serie di solchi pi o meno
profondi, muniti a volte di pali metallici, che intervallavano
quei duecento metri di terra.
Si sentiva sempre pi euforico alla testa di quella silenziosa
fiumana di uomini. Era il loro respiro a trascinarlo, a ridargli
quel vigore che non sentiva scorrere nelle vene da troppo tempo.
Era come correre e saltare di nuovo nei paesaggi collinosi della
sua infanzia, ebbro di libert e di energia.
Quando aveva sei anni, una volta era stato sei giorni fuori
casa, all'aria aperta. Sua madre, una donna svampita e anche
un po' matta, bisognava ammetterlo, aveva notato appena la
sua assenza, in ogni caso non lo aveva minimamente sgridato.
Il freddo della notte, come un tempo, gli frustava la fronte e
le guance.
Nelle trincee successive non c'erano osama. Non c'erano
neanche mine o filo spinato. Evidentemente i bastardi avevano
ripiegato verso la loro linea per celebrare il maledetto ramadan.
Superarono agevolmente il bastione San Carlo, un grande
monolito circondato da un muricciolo, conficcato nel suolo a
quattro chilometri circa di distanza da entrambe le linee. L
intorno c'erano state parecchie esplosioni, ma n i legionari
n i musulmani avevano voluto distruggere il bastione. In quel
nulla di sassi e di fango, sia gli uni sia gli altri avevano bisogno
di quel blocco di pietra per ripararsi.
Si radunarono nella trincea che c'era subito dopo, la prima
in territorio nemico.
I legionari la chiamavano la fossa di Allah. Scavata e puntellata
dagli islamici, non era poi cos diversa da quelle europee.
Da quando era iniziata la guerra, il secondo reggimento l'aveva
gi occupata una cinquantina di volte. In quel budello c'era
lo stesso odore di fango, di polvere, di miseria e di morte che
ammorbava la loro trincea.
Alcuni effluvi di spezie, coriandolo, pepe, cardamomo, per
quanto leggeri galleggiavano per nell'aria gelida, il che lasciava
supporre che quelle carogne mangiassero meglio dei soldati
dell'arcangelo Michele.
I luogotenenti gli si fecero intorno per tirare le somme.
A quanto pare nessun problema, eh, capitano? mormor
l'ufficiale pi vicino. Era da un po' che non facevamo visita
alla fossa di Allah.
Neanche una mina! esclam un altro con un forte accento
tedesco. Sembra quasi che quei bastardi non si facciano vivi
da queste parti da un'eternit.
Saranno esplose per le cannonate, consider un terzo.
Comunque questo silenzio  strano, aggiunse un quarto.
Rifecero il pieno di tabacco e di alcol. Da l in poi, a separarli
dalla linea osama c'erano solo due o tre chilometri. I loro occhi
brillavano ancora, ma di preoccupazione e di fatica.
Usciti dalla fossa di Allah, calpestarono un suolo lunare,
irto di crateri e di carcasse di carri armati abbandonati. Mentre
scendeva gi per una collina con la pistola in pugno, distingueva
movimenti e rumori nella nebbia.
Tutt'a un tratto venne colto da un presentimento, di cui
si sbarazz con una scrollata di spalle. Si volt. Trasportato
dall'entusiasmo, aveva distanziato le sue truppe. Solo quattro
soldati avevano superato la cima della collina. Avanzavano come
un sol uomo, legati da un cordone invisibile. Toccato dal loro
spirito di corpo, rivolse ai quattro un piccolo cenno amichevole.
Replicarono con degli sguardi terrorizzati.
Ne cap il motivo quando centinaia di ombre emersero dalla
nebbia e dalla notte.
Centinaia di osama. Migliaia, forse.
Maledizione, quelle carogne avevano avuto la stessa idea.
L'inerzia doveva aver esasperato anche loro. Tentare un assalto
notturno durante il ramadan. Senza aver mangiato n bevuto
tutto il giorno. Troppo deboli per battersi.
Ma in quegli occhi il fuoco dell'odio bruciava pi forte della
fame, pi forte di ogni credo religioso. Sotto i caschi, i tratti
somatici erano tesi e magnifici. Era la ferocia delle belve.
Pens di dare il segnale di ritirata. Di urlare all'Orso di
ritornare nella sua tana. Una pallottola lo centr nella gola,
polverizzando le sue parole e i suoi ultimi sogni di gloria.
Alle sue spalle i quattro soldati caddero a terra contemporaneamente,
liberi finalmente dalle proprie paure.
...
.
...
Capitolo 33.
...
.
...
I remi sembravano dare un ritmo allo sciabordio del fiume e
al frastuono dei camion sul ponte. Il vento disperdeva i miasmi
deleteri dei prodotti chimici che fuoriuscivano dalle ciminiere
delle fabbriche. Seduto davanti nella barca, chi li trasportava
agitava energicamente le braccia nude, pi nodose di una vite.
I suoi sforzi non impedivano alla barca di andare alla deriva
nel Danubio.
Pibe temeva che la barca colasse a picco come un masso per
il numero e per il peso dei passeggeri. Allo Zelev - un vecchio
molo abbandonato, corroso dalla ruggine - si erano imbarcati
una dozzina di uomini, gli occhi che brillavano di sospetto,
berretti in testa, volti inespressivi, colletti delle giacche alzati.
Avevano pagato la somma necessaria alla traversata senza dire
una parola. Non avevano consegnato il denaro al rematore,
ma al giovane cameriere del ristorante che si era presentato un
quarto d'ora prima di mezzanotte pretendendo da Stef i duecento
euro pattuiti. A Pibe era sembrato che gli altri avessero
dato molto, molto meno.
Altra parte camion, vanno dappertutto, aveva sussurrato
il rematore. Portano dove voi volete.
Stef gli aveva indicato gli altri passeggeri.
E loro? Perch non passano dal ponte?
Loro rumeni, cacciati, terroristi, tornare a casa per fare
guerra legionari, capito?
Affrontare le legioni dell'arcangelo Michele non era facile
nel resto d'Europa, combatterle in Romania sapeva d'impresa
suicida. Attorno a Stef e a Pibe galleggiavano facce serie e determinate,
le maschere tragiche di chi supera una frontiera senza
ritorno. La nostalgia incupiva i loro sguardi. Gi rimpiangevano
di abbandonare una terra in cui avevano respirato, camminato,
parlato, amato e anche disprezzato.
La coda luminosa e multicolore sul ponte di Ruse si allontanava
a poco a poco. Chi li trasportava smise di remare e tese
l'orecchio, immobile nell'oscurit. Con un gesto perentorio zitt
un rumeno che parlava a bassa voce, poi infil di traverso un
remo nella corrente del fiume, cos da dirigere l'imbarcazione
verso la riva. La barca prosegu scricchiolando su un tappeto
di ciottoli, prima di arenarsi una trentina di metri pi in l su
un greto fangoso. Nervoso, il rematore continuava a scrutare le
tenebre e dopo aver fatto sbarcare i passeggeri ripart in fretta
nella direzione opposta. I rumeni s'infilarono in uno stretto sentiero fra i cespugli.
Noi cosa facciamo? bisbigli Pibe.
Li seguiamo.
Il sentiero conduceva a una vecchia zona industriale che
i bombardamenti avevano trasformato in un'area desolata. I
rumeni si orientarono senza tentennamenti nel dedalo di strade
dissestate e sommerse dai rovi. La luna si mostrava a intermittenza,
il suo chiarore fioco si posava sugli edifici spettrali, sulle
strutture metalliche scoperte, su ci che era rimasto dei tetti,
sulle gru ribaltate a terra.
I rumeni presero un'altra strada molto simile alla prima, si
fermarono vicino al capannone di un cantiere, una delle rare
costruzioni intatte dell'area, si appoggiarono alla parete metallica,
si sedettero su alcuni gradini e si accesero una sigaretta.
Ma adesso che fanno? sospir Pibe esasperato.
Aspettano. Possiamo solo imitarli.
Ma neanche lo sappiamo cosa stanno aspettando.
Un camion, immagino.
Stef not un mucchio di pietre a pochi metri di distanza e
ci si sedette. Pibe la raggiunse. Continuarono ad aspettare e i
rumeni, che all'inizio non l'avevano degnata di uno sguardo,
ora le lanciavano occhiate sempre pi frequenti, sempre pi
accese. Dovevano pensare che a spassarsela un po' con quella
ragazza apparentemente indifesa, non rischiavano nulla. Era
vestita come una contadina bulgara, ma la pelle e gli occhi chiari
dicevano che aveva origini pi lontane, pi eccitanti, probabilmente
veniva dall'Europa occidentale. Di sapere cosa ci facesse
in quell'angolo sperduto della Romania se ne infischiavano, era
solo un'occasione per concretizzare una vecchia fantasia. La
morte falciava le terre dell'arcangelo Michele, non avrebbero
sputato su quest'ultimo dono che la vita offriva loro. Senza
essersi detti nulla, avanzarono compatti verso Stef e Pibe. Nei
loro occhi il desiderio aveva rubato il posto alla nostalgia. Uno
di essi, un uomo bruno e smilzo che poteva avere trent'anni, si
slacci la cintura e a gesti ordin a Stef di togliersi i vestiti. Un
altro afferr Pibe per un braccio e fece per trascinarlo lontano
dal mucchio di pietre.
Pibe non sentiva nemmeno un filo di panico. Era sorprendentemente
calmo, come se l'intera situazione non lo riguardasse
affatto. La metamorfosi di quei compagni di fuga, repentinamente
tramutati in predatori, non aveva alterato n le sue sensazioni
n i suoi pensieri. Non fece resistenza, meglio non insospettire
l'uomo che lo trascinava per un braccio. Con la coda dell'occhio,
vide gli altri disporsi intorno a Stef come una minuscola
arena, un circo di cui sarebbero stati sia attori sia spettatori.
Lei restava impassibile, all'apparenza rassegnata, indifferente
al proprio destino. Avvertito dalle grida, il guardiano di Pibe si
ferm, si volt e si alz in punta di piedi per guardare meglio.
Pibe immagin che Stef aveva tentato di estrarre la Colt e che
i suoi aggressori gliela avevano strappata di mano.
Toccava a lui agire.
Sfrutt il momento di distrazione di chi l'aveva preso in
consegna per ficcare la mano nella tasca interna del giaccone,
agguantare la pistola e togliere la sicura. L'uomo si volt
mentre sfoderava l'arma. Pibe lo colp al mento con il calcio.
Il rumeno ringhi, fece qualche passo indietro, vacill ma non
cadde. Croll al secondo colpo, Pibe glielo assest alla nuca.
Ipnotizzati dallo spettacolo che si svolgeva al centro dell'arena,
gli altri non si erano accorti di nulla.
Pibe si avvicin e spar in aria. Si voltarono tutti insieme.
Per qualche secondo restarono interdetti alla vista del ragazzino
con la pistola e del compagno steso immobile a poca distanza.
Il resto del gruppo si stacc di netto dai tre malintenzionati,
quello magro con i pantaloni calati e i due compari che avevano
il compito di spogliare e immobilizzare la ragazza. Uno di loro
stava per puntargli addosso la Colt di Stef, Pibe se ne accorse e
premette il grilletto. Colpito alla spalla o al fianco, l'uomo moll
l'arma e si accasci sui sassi, mentre gli altri si volatilizzavano
nella notte come uno stormo di passeri. Il tipo magro si tir su
in fretta e furia mutande e pantaloni e scapp all'istante.
Pibe raccolse la Colt e la pass a Stef senza curarsi minimamente
del tizio che aveva ferito. Stef sembrava sollevata,
sorrideva, prese la Colt, si diede una sistemata e la infil nei
pantaloni all'altezza della cintola.
Prima il capitano, adesso questi, sembra che tutti abbiano
voglia di farti la festa, brontol Pibe.
Volere non  potere. E poi ho dalla mia un valido angelo
custode. Lo sapevo che saresti intervenuto...
D'accordo, ma se...
Tutti i tuoi se, Pibe, finiscono solo per farti smarrire in una
serie infinita di possibilit.
Un rombo sordo riemp il silenzio, un motore, poi la luce
dei fanali invest la strada, i cespugli, i mucchi di sassi. Era un
camion che spuntava dalla notte e si ferm vicino al capanno
del cantiere, poi ne arriv un altro, e subito dopo cinque o sei,
che con i loro enormi rimorchi parcheggiarono a bordo strada.
Una volta fermi del tutto, i guidatori spensero le luci, scesero e
si misero a parlare animatamente con i rumeni. Pibe cap dagli
sguardi, dai gesti e dal nervosismo, che stavano parlando di Stef
e di lui. A un certo punto uno si stacc dal gruppo e si diresse
risolutamente verso di loro con andatura da bufalo. Un gigante,
spalle larghe, capelli di un biondo cinerino, occhi azzurrissimi,
cos chiari da essere quasi bianchi. Aveva una camicia altrettanto
chiara sotto cui risaltavano i muscoli, dei pantaloni neri larghi
pieni di tasche, scarpe da ginnastica con le suole spesse.
Parlate francese?
Lui lo parlava con un forte accento, baltico o nordico.
Stiamo cercando un passaggio per i Carpazi orientali,
rispose Stef.
L'uomo indic il rumeno ferito riverso in una pozza di sangue.
Vi capita spesso di sparare alla gente?
Solo quando la gente ci fa arrabbiare, rispose secco Pibe.
E lui vi aveva fatto arrabbiare?
Voleva violentarla con i suoi amici e ha cercato di spararmi
per primo. A parte questo  davvero una carissima persona!
L'uomo indic allora gli altri rumeni con un cenno del capo.
Loro sostengono che lei  una puttana e che aveva chiesto
trenta euro a ciascuno per...
Cazzate. Una puttana non sceglierebbe mai un angolo cos
isolato per fare soldi. E poi non si porterebbe dietro il fratellino.
 tua sorella?
Be', s, proprio cos.
L'uomo si volt verso i rumeni e i colleghi che, immobili
accanto al capanno, stavano aspettando che traducesse quanto
avevano appena detto.
Come mai volete andare nei Carpazi?
Sembra sia un bel posticino, no? stavolta a rispondere
fu Stef.
E quanto sareste pronti a pagare per il viaggio?
Tu quanto vuoi?
Il guidatore ci pens alcuni secondi.
Trecento euro a testa. Vado fino a Roman.
Passi da Piatra?
Fece cenno di s.
E come mai, chiese Pibe, ci sono tutti questi camion
qui intorno?
Tutti quelli che hanno un camion cercano di fare qualche
soldo extra trasportando clandestini. Ci sono meno possibilit
che vi trovino in un camion, che in un autobus o su un treno. E
poi noi camionisti andiamo avanti e indietro per tutta l'Europa.
Molto meglio dei trasporti pubblici. Decidete voi, io posso
portarvi a Budapest, Praga, Berlino, Amburgo, Copenaghen.
Baster Piatra.
I soldi li avete?
Stef tir fuori da quella specie di tunica che indossava una
mazzetta di banconote, cont seicento euro e glieli porse. L'uomo
li cont a sua volta, li infil con cura in un portafoglio di pelle
e fece segno di seguirlo. I colleghi lo apostrofarono malamente
in una lingua gutturale, a cui rispose seccato, indicando loro
con una smorfia di disprezzo il gruppo di rumeni. Ne segu
un'accesa discussione a cui mise fine allontanandosi con passo
rabbioso verso il camion. Si iss agilmente sul cassone e apr
una piccola porta ritagliata in un portellone.
Entrate qui. A Bucarest vi dar da mangiare e da bere. 
compreso nel prezzo.
Anche Pibe quindi si arrampic sul retro. Accanto all'uomo,
che era alto sicuramente pi di due metri, si sentiva minuscolo.
Spero che viaggiare in compagnia dei morti non vi dia
fastidio.
L'uomo scoppi a ridere fragorosamente, ma era una risata
piena di tristezza.
Cosa ti hanno detto gli altri? s'inform Stef.
Che faccio male a trasportare degli assassini di rumeni. Dicono
che si verr a sapere, che mi porter sfortuna, che nessun
clandestino vorr pi salire sul mio camion.
 un problema?
Me ne frego. Questo  l'ultimo viaggio che faccio fra Danimarca
e Grecia.
Non gliel'hai detto?
La parola  d'argento, il silenzio  d'oro.
Un'ultima curiosit: dove hai imparato il francese?
Un velo di malinconia cal sugli occhi del guidatore.
Ho vissuto in Francia sette anni. Mia moglie era francese.
L'hai lasciata?
E stata lei a lasciarmi. Faceva parte di un'organizzazione
terrorista. L'hanno arrestata e poi deportata. Se sono diventato
camionista  per cercare di ritrovarla nei vari campi d'Europa.
Poi due anni fa ho saputo che era morta.
Li fece entrare nel rimorchio, accese una torcia e la punt
sul carico: bare di legno, lapidi e altri articoli funerari.
Non temete, le bare sono tutte vuote. Vi lascio la torcia,
ne ho un'altra davanti. Mettetevi comodi. Non arriveremo a
Piatra prima di domani sera.
Usc e chiuse a chiave la porta. Pibe e Stef trovarono alcune
coperte lerce e le sistemarono in un angolo, fra due file di bare.
Delle grida furibonde trapassarono le sottili pareti metalliche,
poi sentirono il rumore della portiera che si chiudeva, il camion
part al rallentatore sull'asfalto sconnesso.
Tenendo fede alla parola data, nei dintorni di Bucarest il
camionista li fece mangiare. Il camion era gi fermo da almeno
mezz'ora e cominciavano a chiedersi se non avesse avuto
problemi. Vicina al Mar Nero, culla dell'arcangelo Michele,
bersaglio privilegiato dei primi attentati islamici e bombardata
tredici volte, Bucarest era costantemente sorvegliata. Nota in
tutta Europa per l'abbondanza e la ferocia dei suoi guardiani,
la metropoli rumena era diventata ufficiosamente la capitale
dell'impero. Migliaia di uomini politici, alti funzionari, imprenditori,
rappresentanti delle lobby e militari s'incrociavano nei
numerosi palazzi eretti lungo le sponde del Dambovita.
Un vero vespaio, comment il camionista. Qui a Bucarest
ci sono pi angeli neri che abitanti.
Tu hai mangiato?
Di me non preoccupatevi. Non sono il tipo che si lascia
morire di fame.
Divorarono il pane, gli affettati, i formaggi e i biscotti con
cui aveva riempito un grosso sacchetto. Dentro c'erano anche
una bottiglia d'acqua frizzante e una di un vino ros che sapeva
vagamente d'idromele. Rest con loro per un po'. Gli faceva
piacere, e si vedeva, parlare con quei due passeggeri venuti
dalla Francia, una regione in cui non era pi tornato dopo che
sua moglie era stata arrestata. Come un imbecille, non si era
minimamente accorto, ai tempi, che fosse entrata a far parte di
un'organizzazione terroristica. Se lei gliene avesse parlato, anche
lui si sarebbe battuto contro il marciume che aveva tramutato
un continente bello e grandioso in una gigantesca tomba. Lei,
s, lei avrebbe saputo infondergli la voglia di combattere. Da
quando aveva saputo della sua morte, aveva tentato di ammazzarsi
almeno dieci volte. Non gli era mai venuta voglia di trovarsi
un'altra donna, aveva retto solo nella speranza di ritrovarla in
uno dei campi di concentramento sparsi sul territorio europeo.
Era privo di desideri, morto dentro. Dopo quel viaggio,
aveva intenzione di partire per il Grande Nord e di vivere da
nomade sugli ultimi ghiacci del pianeta. Quel deserto bianco
e silenzioso l'avrebbe aiutato a dimenticare la follia umana e il
dolore che provava.
Prima di andarsene disse anche: State attenti, una volta a
Piatra. Non ho idea del perch volete andare a ficcarvi in quel
letamaio, ma caso mai voleste entrare direttamente nel bunker
dell'arcangelo, non fatevi illusioni, non ci riuscirebbe neanche
una mosca. Sembra che la zona sia piena di grotte e di sotterranei,
e sembra anche che fra i rom, i bambini li conoscano come
le loro tasche. Provateci cos, nel caso. Vi lascer all'entrata
della citt, d'accordo?
Il camion prosegu senza mai fermarsi fino all'alba, poi
rallent e si ferm in una stazione di servizio, a giudicare dai
rumori e dall'odore.
Pibe non aveva praticamente chiuso occhio. Dentro di lui
c'era stata una sorta di rivoluzione, ma non riusciva a capire
di che natura, come se non potesse abituarsi a quella nuova
dimensione interiore, come se ad abitare dentro se stesso non
ci fosse pi lui. Delle sue paure restava poco o nulla, poco o
nulla dei suoi pensieri precedenti, cos familiari che prima
sembravano costituire la sua vera essenza. Era sprofondato in
una sensazione di quiete, la stessa che aveva sentito mentre i
rumeni aggredivano Stef, e si chiedeva se non fosse impazzito,
se emozioni e sentimenti non si fossero staccati da lui come
foglie da un albero secco, se non fosse lui stesso morto dentro.
La vita gli era stata mostrata come un concatenarsi di alti e
bassi, di attriti tanto gradevoli quanto dolorosi, di desideri da
soddisfare, da bruciare, di prove che tempravano e affilavano il
ferro della volont, e lui galleggiava in uno stato d'equilibrio in
cui niente aveva davvero importanza, dove la sorgente scorreva
senza interruzioni, interamente piena del suo mormorio. Un
canto cos magnetico che non osava prestarvi attenzione. Se lo
avesse fatto, forse non avrebbe potuto tornare indietro, avrebbe
completato la propria muta, avrebbe abbandonato il Pibe di ieri.
come un abito indossato troppo a lungo, non avrebbe pi potuto
rifugiarsi nelle sue vecchie fantasie, nella cantina dei genitori, nel
cuore delle sue tenebre, avrebbe percepito chiaramente le evoluzioni
incessanti e simultanee dell'universo, avrebbe percorso
il vertiginoso cammino che portava all'uomo. Una prospettiva
esaltante, schiacciante. La vita non sarebbe pi stata limitata
dai riferimenti abituali, mai pi sarebbe stata condizionata da
un passato recente o lontano, o scritta dalla memoria collettiva
o individuale. La vita sarebbe esplosa attimo dopo attimo in
uno spettacolare Big Bang, si sarebbe capovolta e reinventata
a ogni occasione, si sarebbe fatta beffe delle sofferenze e dei
piaceri, sarebbe balzata da un presente all'altro, di roccia in
roccia, di secondo in secondo, non avrebbe pi riconosciuto
n un principio n una fine, solo una successione di rinascite,
di differenti eternit.
Sdraiata sulle bare, Stef lo osservava attentamente, visibilmente
soddisfatta che l'avesse raggiunta nel suo mondo. Lei si
era inoltrata gi da tempo lungo il sentiero stretto e luminoso
su cui pochi esseri umani osavano avventurarsi.
Siamo i nuovi mostri Pibe, proclam ridendo di gioia.
Siamo mutanti, figli di un'evoluzione che non si compie attraverso
i deliri biotecnologici o le chimere inseguite per millenni
dall'umanit. Siamo la negazione della religione, della scienza
e della storia.
Perch questo  capitato a te e a me? Pibe, riconciliato,
parlava con una sola voce.
 cos importante saperlo? I perch, i come, gli effetti
formano una catena che ci imprigiona in indagini interminabili
e assurde.
 strano, io... non voglio pi nulla, non ho pi desideri.
Aveva le lacrime agli occhi. Stef si alz in piedi e gli accarezz
una guancia con il dorso della mano.
Sconcertante, vero? Per la stragrande maggioranza delle
persone, smettere di volere significa smettere di vivere. Per te e
per me, e per tutti quelli che hanno percorso questa via prima di
noi, questa non-via anzi,  esattamente il contrario: si comincia
a vivere proprio quando si smette di volere.
 tanto che tu...
La domanda si perse fra le labbra di Stef.
...
.
...
Capitolo 34.
...
.
...
Pos l'occhio sull'identificatore dell'iride, avvert la leggera
vibrazione provocata dalla scansione, indietreggi finch le parole
ispezione terminata comparvero sul minuscolo schermo,
aspett che con una serie di scatti la porta blindata si aprisse,
si addentr in un primo corridoio di cemento armato, sub la
perquisizione regolamentare al primo checkpoint, consegn
l'arma d'ordinanza a una delle quattro guardie, sgradevoli
palpate, balletto del metal-detector sotto la sua uniforme, scuse
falsamente contrite, restituzione della pistola, autorizzazione
a proseguire. S'infil in un altro corridoio, questo rivestito
di metallo, in direzione della prima sala di raccordo in cui
avrebbe dovuto pazientare ancora una buona mezz'ora prima
di ricevere il via libera definitivo. Un minimo di precauzioni
era indispensabile in un posto simile, ma negli ultimi tempi
la paranoia aveva raggiunto il suo picco. L'arcangelo Michele
sospettava che i terroristi stessero cercando di infiltrarsi nel
bunker. Strana profezia: nessun nemico aveva la minima possibilit
di passare attraverso le maglie di una rete cos fitta. In
quella cinta fortificata, per, entrava e usciva tanta di quella
gente che spie e traditori avrebbero potuto benissimo mischiarsi
al flusso. Alcuni alti ufficiali erano stati sospettati di agire per
conto della Grande Nazione Islamica o per le organizzazioni
terroristiche europee. In un contesto cos teso un sospetto valeva
una condanna, e la condanna equivaleva a un'esecuzione. In
meno di un anno, erano stati fucilati o decapitati pi di duecento
membri dell'amministrazione civile e militare.
Temeva di perdere a sua volta il favore dell'arcangelo o dei
suoi intimi, e siccome ci teneva a rivedere la ragazza che aveva
sposato appena prima di partire per la Romania, e ci teneva a
conoscere il figlio che lei gli aveva dato, cercava di sbrigare al
meglio il lavoro e di non bazzicare i circoli marchiati a fuoco
dal sospetto. Non viveva nel bunker, bens in un appartamento
nel centro di Piatra, la cittadina rumena nel distretto di Neamt
popolata da ambasciatori pi o meno ufficiali, da consiglieri
pi o meno ufficiosi, da uomini politici pi o meno loschi, da
uomini d'affari pi o meno autentici. Provenivano dai cinque
continenti e si radunavano nei caff o nelle reception degli
hotel per cercare di ottenere ci che a Piatra era il pi ambito
e il pi prezioso dei tesori: un lasciapassare per quella fortezza,
in gran parte sotterranea, in cui venivano prese quasi tutte le
decisioni che riguardavano l'Europa.
Non gli sarebbe piaciuto vivere tutto il tempo in quel recinto
di cemento, l'aria non era naturale, a fungere da vegetazione
c'erano solo poche piante anemiche, il minimo movimento
comportava tre controlli e perquisizioni corporali umilianti.
Non contava pi le volte in cui gli avevano investigato il retto,
e lo avevano sempre fatto con uno scrupolo che aveva un che
di perverso. Le guardie, a volte soldati semplici, sfruttavano
l'occasione per umiliare gli ufficiali superiori lasciandoli nudi
come vermi pi tempo del necessario e in una posizione umiliante:
chinati in avanti, mani contro il muro, con le gambe
spalancate e i testicoli penzoloni.
Lo aveva digerito all'inizio, pensando che la salvezza dell'Europa
dipendesse da cautele draconiane, ma ormai lo sopportava
a stento. Gli sembrava che in quel luogo chiuso il male avesse
messo radici, che proliferasse in assenza di luce naturale, che
a poco a poco s'impadronisse della popolazione del bunker
tagliata fuori dalla realt del territorio. Era come se con l'aria
chiusa, in quell'ambiente mal ventilato, il sangue si viziasse.
Ufficialmente la sua funzione era quella di mantenere i
contatti fra il fronte Est e lo stato maggiore di Piatra. Faceva
parte dei relatori delle truppe, un titolo ambiguo che equivaleva
al vecchio grado di luogotenente-colonnello. Suo dovere
era quello di esaminare i rapporti settimanali degli ufficiali
sul campo, all'occorrenza di ispezionare le trincee, i sistemi di
difesa, le baracche dei soldati, di verificare le condizioni in cui
vivevano reclute e artiglieri, di redigere per iscritto le proprie
conclusioni per poi consegnarle al suo diretto superiore, il trono
Jean de La Valette. Poich dalle alte gerarchie non giungeva
alcun commento sul suo lavoro, sempre pi spesso gli capitava
di pensare che non ne ricavassero alcun vantaggio, o che non
lo degnassero della minima considerazione, il che in sostanza
era lo stesso. Aveva da tempo comunicato - e non si trattava
di una profezia, ma di uno studio vero e proprio, di statistiche
- che gli ufficiali presenti sul campo, sempre pi giovani ed
esaltati, si sarebbero presto lanciati in azioni suicide per sfuggire
all'inattivit, condizione sopportabile con una coppa di champagne
in mano e i piedi all'asciutto, ma del tutto intollerabile
nel fango delle trincee, circondati dalla nebbia glaciale della
Moldavia. Aveva comunicato anche che i loro uomini, minati
dalla disperazione, dall'angoscia e dalla noia, avrebbero accettato
di seguirli in queste spedizioni eroiche e assurde. Gli avevano
risposto in due parole che lo stato maggiore non aveva scelta,
che gli ufficiali di carriera e di valore avevano gi quasi tutti
trovato la morte sul fronte Est.
La cerchia degli intimi dell'arcangelo Michele continuava
ostinatamente a esaltare questa guerra di posizione che era tanto
sterile quanto costosa in termini di vite umane. Solo il giorno
prima, il capitano del secondo battaglione di fanteria aveva dato
di matto e condotto i suoi duemila soldati di fronte a un'orda
di sei o settemila osama. Duemila cadaveri fra il bastione San
Carlo e la trincea Sant'Andrea, di pi considerando le perdite
nemiche. Nella maggior parte dei casi finiti a coltellate, scotennati,
sbudellati, castrati, decapitati. Il luogotenente che si era
. occupato della controffensiva respingendo la fiumana islamica,
l'aveva trascinato sul terreno pieno di sangue perch vedesse
con i suoi occhi quel tremendo spettacolo e lo riferisse agli
imboscati di Piatra, come in effetti era suo dovere.
Era quello che per l'ennesima volta avrebbe cercato di fare.
Mostr la sua tessera alle sentinelle che tenevano d'occhio
l'accesso all'area sotterranea, dichiarando che era atteso alla
riunione dei relatori presieduta dal trono Jean de La Valette. Uno
dei piantoni, maneggiando nervosamente il suo fucile d'assalto,
gli rispose in tono cortese ma fermo che doveva pazientare in
una sala d'aspetto mentre venivano eseguite le abituali verifiche.
Si inchin appena, con sarcastica deferenza, prima di recarsi
nella stanzetta che gli era stata indicata.
Ne aveva abbastanza di tutto quel nero. Delle uniformi nere,
delle idee nere. Seduto in sala d'attesa su una scomoda panca,
gli occhiali in equilibrio sulla punta del naso e i capelli rossi
disseminati di fili bianchi, un uomo in borghese era assorto nella
lettura di un fascicolo grigio chiaro, uno di quelli pubblicati
dall'ufficio stampa dell'arcangelo Michele. Prefer sedersi il pi
lontano possibile rispetto a quel tizio che, di passaggio, doveva
essersi incagliato nel limbo del bunker. Non aveva voglia di
chiacchierare, di snocciolare le solite banalit.
Precauzione inutile: il tizio credette fosse buona cosa rompere
il ghiaccio per primo.
Lei  un relatore, sbaglio?
Il suo francese era scolastico, aveva un lieve accento americano.
Raddrizz la schiena, si sistem gli occhiali, i suoi occhi
marroni erano accesi.
Da cosa l'ha capito?
Non sono un indovino. L'ho gi notata al quarto piano
sotterraneo, era con il trono Jean de La Valette. Sono un ottimo
fisionomista.
 americano?
Neanche lei  un indovino, eh? Gi, il mio accento si riconosce
a chilometri di distanza.
L'americano si trasfer sulla panca davanti. Sprigionava un
odore di sapone talmente forte da risultare quasi nauseante. Un
aroma identico, alcalino, accompagnava tutti gli americani di
stanza a Piatra o nel bunker. Credevano di essere costantemente
minacciati dai germi e passavano gran parte del loro tempo a
lavarsi e a spalmarsi il corpo e la cute con prodotti detergenti.
Nel sottosuolo se ne incontravano parecchi e anche per le
strade e negli alberghi ultra protetti di Piatra Neamt. E s che
almeno ufficialmente avevano interrotto i rapporti diplomatici
con l'Europa, la scusa era che quest'ultima non aveva condiviso
la loro visione del mondo dopo le guerre lampo contro l'Iran
e la Siria, e che mantenendo una politica non interventista era
andata contro i suoi interessi e quelli del mondo democratico.
La realt per era che avevano abbandonato la vecchia alleata,
lasciandola in balia del rancore islamico, e la guerra totale
dell'informazione che avevano portato avanti era sfociata nello
smembramento dell'ONU, nell'invasione dell'Europa sudorientale
e nella risposta folgorante delle legioni dell'arcangelo.
Non capiva il ritorno in forze degli americani accanto a quelli
che avevano tradito. Cosa andavano cercando vicino al salvatore
dell'Europa occidentale? Le teorie erano molte e contrastanti:
secondo alcuni, gli americani non avevano immaginato che i
loro fratelli si sarebbero saputi difendere cos bene dalle
orde osama, e ristabilivano delle relazioni diplomatiche ed
economiche con il vecchio alleato che avevano gettato fra le
fauci islamiche. Secondo altri, il loro splendido isolamento aveva
causato una cos grande recessione interna che dovevano a ogni
costo riconquistare quei mercati che avevano lasciato perdere.
Oppure, in preda al rimorso, offrivano (anche se offrivano non
era certo la parola giusta) i dati raccolti dai loro satelliti, cos
come il loro apporto logistico e strategico. Ma magari erano
solo dei semplici avvoltoi attirati dalla carogna europea e gi
se ne disputavano i resti...
Sono partito dal Michigan cos tanto tempo fa, che mi
domando se ancora esista, continu l'americano. Mi chiamo
Mike,  un piacere conoscerla.
Che ci fa qui a Piatra, Mike?
L'americano esit un attimo e rispose a bassa voce: Versione
ufficiale o versione ufficiosa? Immagino che si accontenter
della versione ufficiale.
Mike sorrise scuotendo la testa.
Mi hanno mandato da queste parti per vendere bombe a
frammentazione e altri gingilli esplosivi alle legioni dell'arcangelo
Michele.
Ne ha vendute molte?
Nessuna. Ma questo lavoro mi lascia molto tempo libero.
Ah, la versione ufficiosa...
L'americano si allung verso di lui come per omaggiare la
sua perspicacia.
In realt il governo americano ci ha spedito qui per consigliare
i responsabili dell'esercito europeo. La stragrande
maggioranza dei miei compatrioti presenti a Piatra lavorano
per il Pentagono. Facciamo parte quasi tutti del caro vecchio
2GOP, il gruppo di operazioni preventive.
Perch me lo sta raccontando? Noi non ci conosciamo.
Una smorfia deform le labbra secche e screpolate di Mike.
Tutt'a un tratto appariva spossato, curvo, gravato da un fardello
invisibile, grigio e inquietante al pari delle pareti di quella sala.
Il nostro dovere non  di far vincere i nostri vecchi amici
europei, niente affatto, ma di far durare questa maledetta guerra
quanto pi  possibile.
A che pr?
Sicuramente avr sentito parlare della teoria del caos fecondo.
Noi pensiamo, o meglio i miei superiori pensano, che
la nostra nazione possa ricavare enormi vantaggi quando a casa
d'altri si scatena un casino. Io, per il momento, personalmente
non ne ho ricavato che seccature. Sono stato via cos tanto, che
mia moglie ha perso la pazienza e se n' andata con un mio
amico d'infanzia.
Far durare questa guerra, dice. In che modo?
La guerra di posizione, la strategia dell'immobilismo, tutte
quelle stronzate sperimentate durante la Prima Guerra Mondiale.
Tutto questo si concluder con milioni di morti da entrambe
le parti, con dei Paesi consumati e un immenso bisogno di
ricostruire, mercati giganteschi, boom delle nascite, consumi
sfrenati, in poche parole un ritorno alle care vecchie origini
del capitalismo. E noi americani, intanto, ci daremo da fare
per passare ancora una volta da salvatori.
E vi danno retta, i pezzi grossi dello stato maggiore?
Mike si accese una sigaretta e ribaltando la testa all'indietro
gett fuori un imponente pennacchio di fumo. L'odore
dolciastro di quella bionda lo nause, ma risvegli la voglia di
farsene subito una delle sue, di sentire in gola l'aspra carezza
del tabacco bruno.
Ci costano piuttosto cari, quei vecchi buchi di culo! La
grana, solo questo gli interessa, e veder soddisfatti i loro desideri.
E gi che parliamo dei loro desideri, si d il caso che
alcuni siano davvero disgustosi.
E l'arcangelo Michele?
Il fumo delle loro sigarette si mischi, per alcuni secondi
ci fu silenzio.
L'arcangelo per me resta un mistero, rispose Mike con
voce assente.
Ho idea che sia cos per chiunque.
Io faccio parte delle cerchie esterne, sono solo un anello
della catena, un semplice esecutore. Mi accontento di fare il
mio lavoro, i misteri divini non mi appartengono.
 il vostro gruppo, suppongo, che consiglia allo stato
maggiore di destinare i soldati geneticamente modificati al
mantenimento dell'ordine pubblico.
L'americano ridacchi.
Su questo abbiamo rischiato di farci fregare. E badi che
avevamo dalla nostra parte i migliori scienziati europei. Non
pensavamo che la vecchia baldracca ci avrebbe sorpassato nel
campo delle biotecnologie. Avrebbe potuto avere conseguenze
nefaste per il nostro progetto. Cos abbiamo recuperato alcuni
di quei soldati per studiarli nei nostri laboratori. In meno di
cinque anni, pu starne certo, gli Stati Uniti avranno un loro
esercito di SGM. Dei cloni praticamente invincibili. Come in
quel vecchio film di George Lucas. A quel punto lo strapotere
americano non avr pi limiti.
La cosa non sembra rallegrarla.
Mike spense la sigaretta sotto una suola.
Mi hanno addestrato bene, ma a volte la nausea  pi forte
del condizionamento. Noi siamo gli angeli del caos. Ogni giorno
migliaia di ragazzini muoiono al fronte, e questo per via delle
nostre balle.
Pu sempre dare le dimissioni.
Nel 2GOP non esistono dimissioni. O si diventa dirigenti,
o si finisce con una buona dose di veleno letale nel sangue. Ma
basta parlare di me. Lei, piuttosto,  sposato? Ha figli?
Quelle domande cos dirette gli fecero l'effetto di un gancio
al fegato. Prima di rispondere fu costretto a inspirare a fondo.
Mi sono sposato subito prima di venire qui. Ho fatto in
tempo a mettere incinta mia moglie. Un maschio. L'ho visto
solo in foto e ha gi tre anni e mezzo.
Com' il morale dei soldati al fronte?
Tutt'altro che buono, lo sa bene quanto me. Laggi hanno
finito tutto. Sono sull'orlo di una crisi di nervi. Non ne possono
pi della guerra di trincea. Della VOSTRA guerra di trincea.
Gli ufficiali impegnati sul campo ubbidiscono sempre meno
agli ordini dello stato maggiore. Siamo vicinissimi a un ammutinamento
di massa.
L'americano gett una rapida occhiata alla sala e allo spazio
presieduto dalle sentinelle, poi si pieg in avanti e facendosi
sentire a malapena disse: Il suo trono, Jean de La Valette, lavora
per il Pentagono. Non lo sapeva, vero? Gli abbiamo promesso
il posto dell'arcangelo Michele quando l'arcangelo... si sar
ritirato. La Valette non ha nessuna possibilit di indossare come
si deve i panni dell'arcangelo, per lui sono troppo grandi, ma
gli uomini mediocri e vanitosi sono i pi facili da corrompere.
Gett la sigaretta quasi finita in un angolo della stanza.
Glielo chiedo di nuovo. Perch mi sta dicendo queste cose?
Sta cercando di manipolarmi?
L'americano un le mani all'altezza del mento, sembr concentrarsi
in una preghiera. La vecchiaia appariva in filigrana
sul suo volto pallido e trasfigurato.
Non credo pi n in Dio n nel diavolo, ma in vita mia
non sono mai stato cos sincero, neanche con mia moglie.  la
schiettezza degli uomini che non hanno pi niente da perdere,
immagino.
Le resta la vita...
Una vita consacrata agli intrighi, alla menzogna, alla manipolazione,
lei me la chiama vita?
Non ha mai creduto ai suoi ideali, alla sua missione?
Mike si raddrizz , appoggi i gomiti sulle cosce e si prese il
mento fra le mani.
Non mi sono posto questa domanda fino al giorno in cui ho
ricevuto l'ordine di uccidere. Una donna. Ritenevamo facesse
parte di una cellula islamica che non riuscivamo a controllare.
Controllate anche le cellule islamiche?
Ah, la vecchia Europa, cos ingenua!
Mike appiccic le mani l'una all'altra e spalanc le dita a
ventaglio.
Ho dovuto strangolare quella figliola con le mie mani. E
poi ci sono stati altri morti. Ogni membro del 2GOP ha ucciso
almeno cinque volte. Siamo tutti legati da un patto di sangue.
 parecchio tempo, parecchio sul serio, che abbiamo perso
di vista i nostri ideali. Quali ideali, d'altra parte? Rafforzare
l'egemonia degli Stati Uniti? Impedire costi quel che costi
l'emergere di potenze rivali?
Una sentinella in uniforme nera entr nella sala e si rivolse
all'americano.
La stanno aspettando.
Mike trasal, come se riemergesse da un sogno, si alz e si
diresse un po' barcollante verso l'accesso al sottosuolo. Prima
di seguire chi aveva il compito di fargli strada, si volt per lanciargli
un'occhiata amichevole e tragica al contempo.
Mi ha fatto piacere fare due chiacchiere con lei, vecchio
mio. See you, in questo o nell'altro mondo.
Rest solo nella sala per un lungo periodo, immerso in un
flusso burrascoso di pensieri. Non riusciva pi a ricordare il
viso della moglie e rendersene conto lo terrorizz. La vita, la vita
vera, prosperava senza di lui lontano da quel bunker sinistro.
...
.
...
Capitolo 35.
...
.
...
Ogni adulto , lo ripeto, un bambino perduto.
Stephen Jourdain, Voyage au centre de Sol.
...
Tu hai diritto soltanto all'azione, e mai ai frutti che derivano dalle azioni. Non considerarti il produttore dei frutti delle tue azioni, e non permettere a te stesso d'essere attaccato all'inattivit.
Bhagavad Gita libro 2, 47.
...
Buona fortuna in Transilvania.
Poul risal sul camion e ripart. Aveva lasciato Pibe e Stef in
cima al monte Carlomanno, da l potevano vedere tutta Piatra.
Stretta in mezzo a colline tondeggianti e avvolte nella nebbia,
la citt galleggiava come un'enorme nave bianca e rossa su un
oceano di immobili onde verde scuro, e si allungava in frange
ocra o rosa sulle sponde dei fiumi Cuejdi e Bistrita, dove qua
e l spiccavano delle guglie appuntite d'ardesia. Un po' pi
lontano sorgeva un rilievo che a un primo sguardo avrebbe
potuto essere scambiato per un'ennesima collina, ma che a
un'osservazione pi attenta risaltava per una regolarit e una
levigatezza artificiali.
Quello  il bunker dell'arcangelo Michele, la parte in superficie,
disse Stef.
A solcare la pianura c'erano numerose strade che convergevano
verso l'imponente costruzione, alcune s'inabissavano nel
terreno, diventavano dei tunnel. I posti di blocco si susseguivano
ininterrottamente e aumentavano in prossimit delle porte del
bunker, rallentando la massiccia circolazione dei veicoli, che
rispetto alle dimensioni della citt era del tutto sproporzionata.
C'erano moltissimi camion militari e civili, fuoristrada e furgoni
ornati con le lance d'argento, taxi, auto private e perfino,
dettaglio paradossale in quel corteo motorizzato, un carretto
trainato da due cavalli.
La citt stessa era animatissima. Anche sulle strade dritte
si formavano interminabili ingorghi, i marciapiedi non riuscivano
a contenere la folla che si riversava nel centro storico
dominato da quella specie di fungo blu notte che era la torre di
Stefan cel Mare. A indicare ai turisti di passaggio che stavano
visitando la Perla della Moldavia, nota per il clima mite, per la
sua architettura e le numerose grotte, c'erano diversi cartelli.
Facevano notare inoltre, in rumeno ma anche in francese, che
l'arcangelo Michele, l'eroe dell'Europa cristiana, l'aveva scelta
come sua principale residenza. Nessun cartello, per contro,
faceva cenno alla presenza del fronte Est, bench distasse solo
pochi chilometri. Vista dall'alto, Piatra Neamt sembrava un'oasi
operosa e pacifica in mezzo a un deserto di chiasso e di furore.
Stef e Pibe si mescolarono al flusso di pedoni. Molti legionari
in nero, alcuni armati fino ai denti, molti stranieri, a giudicare
dai vestiti, dai capelli, dalla pelle chiara, e poi i rumeni, alcuni
venivano dai paesini della zona, in testa avevano cesti pieni di
frutta o di verdura, un traffico delirante, urla, clacson, discussioni
che degeneravano in liti, in risse.
A parte alcune rapide occhiate meravigliate, nessuno prestava
troppa attenzione alla ragazza vestita alla bulgara e al ragazzino
che l'accompagnava.
Ma Pibe non era pi un ragazzino.
Nel camion di Poul, Stef lo aveva reso un uomo. L'aveva
iniziato all'amore con una sensualit e una dolcezza che avevano
superato, e di gran lunga, le sue misere fantasie infantili.
Si erano amati senza dire una parola, senza fretta, sospesi in
una tranquillit beata, e Pibe non aveva avvertito il senso di
frustrazione che provava sempre masturbandosi, che gli faceva
venir voglia di ricominciare quasi subito, di ricominciare al pi
presto con quel piacere furtivo e nascosto. Si era totalmente
abbandonato a Stef e un simile annullamento dei sensi non
aveva niente a che fare con le voglie scurrili che si confidavano
a scuola fra coetanei. Poi avevano dormito il sonno dei giusti,
avvinghiati, pacificati.
Quel buon diavolo di Poul aveva dovuto entrare nel rimorchio
del camion, altrimenti non si sarebbero svegliati.
Li aveva contemplati, nudi sulle coperte stese; nessuna
morbosit nei suoi occhi solo il velo dei rimpianti.
S'infilarono nel labirinto di stradicciole ombreggiate del
centro storico di Piatra. La notte non si sarebbe fatta attendere
ancora a lungo. Si sedettero all'esterno di un ristorante, in una
piazzetta vicina alla torre di Stefan cel Mare. Nei tavoli accanto
si mescolavano diverse lingue, fra cui l'angloamericano, il tedesco
e lo slavo. Ordinarono da mangiare a un cameriere che,
pur masticando qualche parola di francese, non era in grado
di tradurre il menu scritto in rumeno.
Solo pochi giorni prima, Pibe sarebbe stato molto nervoso,
si sarebbe preoccupato per cosa poteva succedere, per la loro
sorte, prossima o remota che fosse. Adesso per gli bastava
essere seduto su quella sedia impagliata e contemplare i movimenti
della gente. C'era qualcosa che univa tutti coloro che
arrivavano in quella piazzetta di Piatra, legami di cui non si
rendevano conto, in effetti si credevano tutti imprigionati
nei propri pensieri, rincorrevano tutti una chimera, gonfi di
un'importanza ridicola e crudele, vibravano di chiacchiere,
di paure ed emozioni che vivevano come a distanza, come se
fossero recise dalla propria fonte. Era cos semplice, tuttavia,
bastava mettere a tacere i pensieri, bruciare i desideri, lasciare
risuonare l'universo dentro se stessi, cogliere l'attimo. Pibe
sarebbe rimasto ore e magari giorni a contemplare affascinato
la gente, se Stef a un certo punto non avesse detto: Per fermare
l'esercito della Grande Nazione Islamica, ci voleva un cristiano
fanatico quanto gli integralisti islamici.
Non capiva bene dove volesse arrivare, n perch avesse
toccato quell'argomento, ma si sforz di mostrare interesse.
Parli dell'arcangelo Michele?
 frutto della tradizione fascista rumena. Il Movimento
Legionario fondato da Codreanu  rinato dalle sue ceneri
dopo che la Romania  stata ammessa in Europa. Un rigurgito
nazionalista presente in tutti i Paesi dell'Unione, ma che in
Romania  stato ancora pi radicale.
Come le sai queste cose?
Ho conosciuto un rumeno espatriato in Francia. Stava
cercando un passaggio per gli Stati Uniti. Un vecchio capo
del Movimento Legionario. Ex-amico intimo dell'uomo che
sarebbe presto diventato l'arcangelo Michele. Mi ha raccontato
che i servizi segreti americani e i loro alleati hanno avvicinato
i responsabili del Movimento alcuni mesi prima dei primi
attacchi islamici.
Perch non me lo hai mai detto?
Stef prese una sigaretta da un pacchetto su un tavolo vicino
e l'accese con una candela senza curarsi degli sguardi scandalizzati che la circondavano.
Saperlo ti avrebbe solo fatto stare peggio, e a cosa sarebbe servito?
Perch me lo dici adesso, allora?
Pibe allung una mano per farsi passare la sigaretta. Aveva
una voglia matta di provare il tabacco.
Perch probabilmente incontreremo l'arcangelo Michele e
mi sembra giusto che tu sappia dove mettere i piedi.
Pibe fece un tiro. Il fumo della sigaretta gli gratt il palato e la
gola. Toss, rese a Stef ci che era suo e bevve un sorso d'acqua
dal gusto pessimo. Non cerc di frenare l'euforia provocata
dall'afflusso di nicotina nel sangue.
Ma cosa sono venuti a fare qui i servizi segreti americani?
Una vittoria facile da parte della Grande Nazione Islamica
non faceva comodo n agli Stati Uniti n ai loro alleati. Dopo
aver soffiato sul fuoco della rabbia dei musulmani, hanno
dato subito appoggio ai fanatici cristiani che volevano dar loro
battaglia. Per combattere il golem islamico hanno creato un
golem cattolico. Cos facendo, evitavano di prendere bastonate
da entrambe le parti. A quanto mi ha detto il mio confidente
rumeno, hanno fornito le armi alle legioni e le hanno aiutate a
stroncare l'offensiva islamica.
Ma a cosa servirebbe eliminare l'arcangelo Michele se 
stato messo a comandare l'Europa dai servizi segreti americani?
Il cameriere serv i piatti, verdure crude miste accompagnate
da una salsa rossa e densa.
Buona domanda, rispose Stef. Forse a svelare il meccanismo.
A mostrare all'Europa che la sua ira e il terrore che
esercita non sono altro che un'illusione.
Al suo posto metteranno qualcun altro.
Chi gi adesso si oppone all'arcangelo coglier la palla al
balzo, non lascer che lo facciano.
E chi sarebbero? Gli alleati dei servizi segreti americani?
Europei, israeliani, cinesi, indiani...Tutti quelli che per
una ragione o per l'altra non vogliono un'Europa forte o una
Grande Nazione forte. O che non vogliono veder vincere
nessuna delle due.
Pibe intinse un ravanello nella salsa e lo addent. Le spezie
piccanti gli incendiarono il palato. Per placare il fuoco che gli
bruciava lingua e guance aspir a bocca aperta un po' d'aria
fresca.
A cosa serve un nostro intervento?
L'Europa e la Grande Nazione Islamica, Pibe, sono intrappolate
in un incubo. Mi sembra... umano aiutarle a uscirne.
Aiutare le persone a dormire sonni meno agitati. A fare dei bei
sogni. Chiamiamola pure compassione.
Avevi gi deciso tutto fin dall'inizio, vero?
Stef mangi un po' di cavoli e un po' di broccoli. I discorsi
e le risate dei tedeschi sovrastarono a un certo punto il chiacchiericcio,
interrompendo per un attimo le altre conversazioni.
L'ho deciso da quando ho conosciuto quel rifugiato rumeno.
Di queste cose ha parlato solo con me.
Che ne  stato di lui?
L'hanno trovato morto su una spiaggia dell'Atlantico. Gli
avevano strappato il cuore. La firma della legione.
E perch...
Pibe s'interruppe. Secondo Stef la catena di come e perch
teneva gli uomini inchiodati ai propri inferni. Fu lei a completare
la domanda.
Perch ti ho portato con me? Io e te eravamo sulla stessa
lunghezza d'onda, eravamo legati. Da quando ti ho visto correre
con l'uccello al vento dietro al rino-camion, ho saputo che i
nostri destini sarebbero andati di pari passo per un po'.
Quindi non ero ancora...
Uscito dal sogno? Che importanza ha? Ogni essere umano
pu risvegliarsi in qualsiasi momento. E poi viaggiare con te
mi  piaciuto molto.
Fra poco te ne andrai via, vero? Vuoi mollarmi da solo.
Non cerc di lottare contro la tristezza, pi semplicemente
la lasci evaporare.
Non importa. L'assenza  una delle tante espressioni dell'essere.
Gli occhi ribelli di alcuni bambini, maschi e femmine, brillavano
come stelle cascate a terra dal cielo notturno. Erano saltati
fuori da un cortile, occupando la strada. Un altro gruppo era
spuntato dietro Stef e Pibe per impedirgli di fuggire, i primi
erano armati di coltelli, i secondi di fionde.
La teppaglia locale, aveva sussurrato Stef impugnando
la Colt sotto la tunica, e Pibe da par suo aveva ficcato la mano
nella tasca interna del giaccone. I bambini li guardavano senza
parlare. Dei piccoli assassini a sangue freddo, molto capaci,
peraltro, visto che operavano nel feudo dell'arcangelo Michele,
ovvero nella citt meglio custodita e pi pericolosa dell'Europa
occidentale. La calma insolita delle loro prede li rendeva sospettosi.
Una ragazza di tredici, quattordici anni in mimetica si
stacc dal resto della banda. Attorno alla testa aveva una grossa
fascia bianca, i capelli erano neri e folti, sulla guancia destra
aveva una cicatrice a forma di croce e da sotto una manica
faceva capolino un coltellaccio.
English, deutsch, franais?
Siamo francesi, mormor Stef.
Dare soldi. Soldi, capito? Capito?
Dal tono di voce impaziente si intuiva quanto fosse intimorita.
Condannata a dimostrare la propria autorit di continuo,
faceva la dura pur sapendo che i due che aveva davanti non
erano delle prede come tante. Stef sfoder la Colt e gliela
punt contro. La rapidit con cui l'aveva fatto affascin Pibe
per l'ennesima volta. La ragazza valut con notevole sangue
freddo l'arma spuntata fuori dal nulla. Gli altri non si mossero,
come se le loro azioni dipendessero dalle sue, ma per la paura
avevano tutti gli occhi sbarrati.
Siete rom? chiese Stef.
Con un cenno le fece capire di s.
Conoscete le grotte e i sotterranei della zona?
Nuovo cenno affermativo.
Se ci fate vedere come si arriva al bunker dell'arcangelo
Michele, per voi ci saranno parecchi soldi.
La ragazza rimase impassibile. Solo pochi istanti prima era
apparsa nervosa, ma adesso dava prova di una calma sovrana,
quasi sprezzante. Quanta sofferenza aveva sopportato direttamente
o sfiorato per dominare a quel modo le proprie emozioni?
Usate strada, fin per dire a mezza voce.
Troppi posti di blocco. A noi serve qualcosa di pi... discreto.
Un camionista ci ha detto di chiedere a voi, che magari
avreste saputo come farci passare.
La giovane rumena sfil il coltello dalla manica e lo sistem
in una tasca dei pantaloni mimetici.
Quanto ci date?
Devo avere ancora duemila euro.
La ragazza non fece una piega, ma una cifra simile l'aveva
lasciata tutt'altro che indifferente.
Noi nemici di arcangelo Michele, disse. Lui vuole uccidere
noi. Uccidere tutti i rom. Noi viviamo in grotte. Veniamo la
notte in Piatra per trovare soldi, legna, mangiare. Conosciamo
passaggio per bunker. Facciamo vedere a voi. Duemila euro,
allora. Quando?
Subito.
La giovane rumena si concentr alcuni secondi sul rumore
sempre pi flebile di un motore. Al calare della notte, la citt si
era svuotata in un battibaleno, i lampioni erano ormai spenti, i
ristoranti e i caff avevano chiuso, le facciate dei palazzi erano
per lo pi immerse nel buio.
Protetta dalle difese antiaeree e da un'imponente batteria
di missili antimissile, Piatra non subiva un bombardamento da
pi di sette anni, ma aveva ancora un ricordo traumatico dei
primi raid aerei islamici, o forse temeva i piccoli predoni rom
che vagavano nelle tenebre in cerca di cibo.
Va bene. Ma prima soldi.
Mille subito e gli altri mille quando ci avrete mostrato il
passaggio.
La ragazza annu, poi parl con il resto della banda mentre
Stef tirava fuori una mazzetta di banconote e contava i mille
euro pattuiti.
Si chiamava Doriana e aveva da poco assunto il comando
dei piccoli rom, i loro genitori erano stati catturati dai legionari
e spediti nei campi di sterminio. Aveva sfidato il vecchio capo
della banda, un ragazzo di sedici anni alto due volte lei e due
volte pi grosso. Lo considerava un cretino e l'aveva sconfitto
piantandogli un coltello nella gola. Cos volevano le loro usanze:
Doriana non avrebbe potuto tirarsi indietro se un ragazzo
o una ragazza l'avessero sfidata, avrebbe dovuto uccidere o
essere uccisa. Aveva imparato il francese in Belgio, dove aveva
trascorso tre mesi sperando di trovare una nave diretta in
America. Se era tornata in Romania a bordo di un camion, era
perch nell'Europa occidentale per quelli come lei non c'era
nessun futuro. Siccome non aveva soldi, aveva pagato in natura
chi le aveva dato un passaggio, poi l'aveva sgozzato nel sonno
subito prima di arrivare a Piatra. La morte dell'uomo non era
bastata a levarle il senso di disgusto, quantomeno per quel
maiale non avrebbe pi potuto fare a un'altra ragazza ci che
aveva fatto a lei.
I bambini rom raggiungevano la citt grazie a una rete di
cunicoli sotterranei. Una delle varie ramificazioni sbucava nella
cantina di un edificio abbandonato nel centro storico di Piatra.
Avevano delle torce, recuperavano le pile nei magazzini che di
tanto in tanto derubavano. Si erano orientati senza incertezze
nelle prime gallerie, che risalivano probabilmente a centinaia
d'anni prima. Qua e l le pareti erano franate e per proseguire
bisognava attraversare dei pertugi puntellati da massi. Fra le
fenditure delle rocce, le torce illuminavano passando delle
ossa umane.
Catacombe, disse Stef. E davanti allo sguardo interrogativo
di Pibe aggiunse: Un vecchissimo cimitero.
Grotte pi lontano, disse Doriana.
Era come se il silenzio del sottosuolo riuscisse ad attutire il
rumore dei passi. I bambini parlavano poco, non gridavano,
non facevano movimenti bruschi, come se temessero di svegliare
i morti.
Dopo un po' si avventurarono in una serie di cavit disseminate
di stalattiti e stalagmiti, che illuminate dalle torce
apparivano come spettri smilzi e scintillanti. In quella zona il
labirinto riecheggiava di gocce e gorgoglii, e a tratti si vedevano
i muri di pietra che un tempo erano serviti a consolidare le
volte. Secoli o addirittura millenni prima, gli uomini avevano
gi preso le misure delle viscere di madre natura. Le luci delle
torce scivolavano sulla superficie nera e tremula dell'acqua
penetrata dall'esterno.
I bambini portarono Stef e Pibe nel loro rifugio, una vera e
propria caverna delle meraviglie dove si accumulavano: tronchi,
bottiglie, scatolame, sacchi di farina e di riso, olio, zucchero,
frutta secca, vestiti, coperte, ma anche una scorta impressionante
di televisori, computer, macchine fotografiche, radio,
impianti stereo, oltre a oggetti improbabili, come per esempio
degli idropulsori dentali o dei tostapane.
Cosa ve ne fate di tutta questa roba? chiese Pibe.
Si riferiva alle apparecchiature elettriche impilate con cura.
Non solo in quelle grotte non c'era elettricit, ma i bombardamenti
e i frequenti blackout ostacolavano il loro utilizzo in
tutta Europa.
Aspettiamo finisce guerra per rivendere, spieg Doriana.
Disse qualcosa alla banda, indic due bambini che non
avevano pi di dieci anni e guard di nuovo Stef e Pibe.
Viorel e Roman portano voi passaggio bunker. Altri restano
qui con me. Adesso dare mille euro.
Il suo tono e il suo atteggiamento non ammettevano repliche.
Stef frug nella tunica e consegn le banconote, Doriana
le ricont meticolosamente aiutandosi con la luce della torcia.
Perch non ci accompagni tu?
Con le banconote ancora in mano, la ragazza indic l'intera banda.
Io responsabile loro. Mai separare. Viorel e Roman conoscono passaggio. Buona fortuna.
La voce le si era fatta di colpo pi stridula e volava via nell'oscurit della grotta come un uccello ferito. Stef si chin leggermente e le sorrise.
Grazie. E buona fortuna anche a voi.
Al segnale di Doriana, preceduti dalle luci sussultanti delle loro torce, i due bambini avanzarono verso una parete della grotta e s'infilarono in un cunicolo.
...
.
...
Capitolo 36.
...
.
...
Ascoltava i relatori con orecchio distratto. Come ogni luned,
la riunione si teneva all'alba in una sala del quarto piano
sotterraneo. Un ufficio lugubre, mal illuminato, il cui unico
ornamento era il ritratto ufficiale dell'arcangelo Michele, una
foto dai colori ormai sbiaditi dietro un vetro crepato e polveroso.
Con la sua barba, con quei capelli bianchi e quegli
occhi azzurri e penetranti che sembravano arrivare in fondo
all'anima di chi fissavano, l'arcangelo era l'incarnazione stessa
della saggezza divina.
Da sette anni anche lui faceva parte del suo cerchio magico,
il circolo degli intimi del condottiero, del pastore dell'Europa
intera, composto da sei serafini, sei cherubini e sei troni.
Coi suoi cinquantatr anni era il membro pi giovane del
governo legionario europeo, il solo ad avere ancora barba e
capelli di un nero intenso. La sua rapida ascesa, giudicata addirittura
folgorante, doveva molto, anzi tutto, all'appoggio dei
servizi segreti infiltrati nel bunker. I suoi avversari, in un modo
o nell'altro, erano stati tutti eliminati. Niente a che vedere con
uno di quei miracoli di cui si nutriva la leggenda dell'arcangelo.
Era tutto programmato, c'era un piano. Per motivi che
gli risultavano ancora oscuri, quei manipolatori che agivano
nell'ombra l'avevano scelto come successore dell'uomo pi
potente e misterioso d'Europa. Gli esperti di cabala, di cui un
tempo faceva parte, ritenevano che passare dal titolo di trono
a quello di arcangelo, da un coro superiore a uno inferiore,
equivalesse a una regressione, a una caduta. I manipolatori
ritenevano invece che l'inconscio collettivo preferisse la figura
emblematica dell'arcangelo: l'arcangelo Michele che domava il
drago, l'arcangelo Gabriele che annunciava a Maria la nascita
di Ges (il suo ruolo nella rivelazione del Corano a Maometto
veniva passato sotto silenzio), l'arcangelo Raffaele che guidava
il giovane Tobia nella terra dei Medi. La cabala, insomma, si
rivolgeva agli iniziati, ma ai manipolatori interessavano i comuni
mortali.
I sedici relatori esponevano i soliti orrori con voci spente.
Morale delle truppe a terra, suicidi in costante aumento, ufficiali
impazziti, cadaveri divorati dai topi, trincee allagate, dissenteria,
infezioni galoppanti, moribondi a bizzeffe, mancanza di cibo,
medicinali, munizioni, vestiti, scarpe, baracche malsane e mal
riscaldate, rivolte, diserzioni, crescenti difficolt a formare i
plotoni d'esecuzione. Il quadro ordinario di un fronte fiaccato
da anni di stallo, e questo da nord a sud, ovvero dalla baia di
Danzica, in Polonia al delta del Danubio, fra l'Ucraina e la
Romania. Non aveva niente da dire a nessuno di loro. Ogni
tanto scuoteva la testa con aria seria, ma i suoi pensieri in realt
vagavano per proprio conto. Quei rapporti sarebbero andati
a rimpolpare degli archivi che nessuno si sarebbe mai preso la
briga di consultare. Lo stato d'animo dei soldati schierati sul
fronte Est non interessava affatto i sei troni che costituivano
lo stato maggiore dell'esercito europeo. Conformandosi ai
suggerimenti dei loro consiglieri militari, avevano eretto una
barriera impenetrabile di fronte all'esercito islamico, puntando
su una guerra usurante da cui, con l'aiuto di Dio, sarebbero un
giorno usciti vincitori. Non avrebbero cambiato idea su una
strategia approvata dall'arcangelo Michele in persona, anche
se costava loro ogni anno centinaia di migliaia di vite, anche se
privava l'Europa del sangue pi giovane e vigoroso.
I relatori non cercavano neanche pi di nascondere le loro
simpatie per le truppe. Lui o il suo successore avrebbero dovuto
trascinarli al pi presto davanti a un tribunale militare con
l'accusa di tradimento e trovare dei sostituti a cui la frequentazione
quotidiana della miseria e della sofferenza non avesse
ancora reso tenero il cuore. E s che erano ufficiali superiori,
in linea di massima gente immune ai sentimentalismi. Per un
attimo blocc il flusso dei propri pensieri e li osserv. Quelle
facce sfiorate dalle luci fredde delle lampade rivelavano un'immensa
stanchezza, che li invecchiava di trenta o quarant'anni.
Nessuno di loro aveva superato la trentina, in realt, e ci
nonostante sembravano gi vecchi, anzi peggio, cadaveri ambulanti.
Alcuni avevano sperato di coprirsi di gloria sul campo
di battaglia, ma avevano sperimentato solo la monotonia degli
andirivieni fra il fronte e il bunker di Piatra, la noia delle attese
nei corridoi e negli uffici, la sensazione d'inutilit amplificata
dall'indifferenza e, - bisognava pur riconoscerlo - dall'inettitudine
dei loro superiori. Avevano creduto che le guerre si
combattessero per nobili ideali, scoprivano invece che quelle
se ne infischiavano degli eroi, che si reggevano su fondamenta
anonime, che erano un affare di massa (sette milioni di morti
secondo la versione ufficiale, pi di venti milioni stando alle
cifre effettive dello stato maggiore). Non c'era bisogno di essere
degli astuti strateghi quando si poteva contare su una riserva di
mezzo miliardo d'individui, e quando le donne europee, che un
tempo si erano smarrite lungo strade lastricate di soddisfazioni
sterili, partorivano ormai cinque o sei bambini ciascuna. La
Grande Nazione Islamica doveva aver fatto senz'altro lo stesso
ragionamento, peraltro aveva a disposizione una riserva di un
miliardo e duecento milioni di fedeli. Nel bunker di Piatra,
per, i musulmani venivano considerati poco tenaci per natura,
si pensava quindi che si sarebbero stancati della guerra prima
degli avversari cristiani.
Non vedeva l'ora di sbarazzarsi dei relatori, della lebbra nauseabonda
che si riversava dalle loro bocche. Un appuntamento
della massima importanza lo aspettava alla fine della riunione.
Il responsabile dei manipolatori, il suo socio occulto, l'aveva
convocato per dare il via all'ultima fase del loro progetto, come
gli aveva lasciato intendere. Stava dunque per mettere mano sui
profitti dopo un decennio di paziente attesa, di dissimulazione
e di cautela nella cerchia dell'arcangelo Michele. Durante tutti
quegli anni, aveva rivelato ai suoi contatti tutte le risoluzioni
prese nel corso delle assemblee settimanali della cerchia dei
diciotto, decisioni teoricamente segretissime, colloqui privati,
frecciate velenose, piccole riflessioni, banalit. Collabori pienamente
con noi, gli aveva proposto a suo tempo il responsabile
dei manipolatori, e ci impegniamo a fare di lei il nuovo
arcangelo dell'Europa, a lei la scelta del nome. Aveva chiesto
allora perch il Pentagono non facesse pressione direttamente
sull'arcangelo Michele per poter assistere dal vivo a quelle assemble.
Con il migliore dei suoi sorrisi angloamericani, il suo
referente gli aveva risposto che quel dannato rumeno aveva
gi rifiutato cento volte, che nella sala delle assemblee non si
riusciva a piazzare neanche un maledetto microfono, vale a
dire che la creatura era sfuggita al controllo dei suoi creatori,
e che i creatori intendevano dunque rimpiazzarla prima o poi
con una creatura un po' pi... collaborativa.
La creatura pi collaborativa era lui. Ma collaborativa non
significava docile. Non era un dannato rumeno, lui, bens un
franco-serbo cresciuto da una famiglia adottiva in Ungheria,
trafficante d'armi fra i quindici e i ventotto anni, entrato a far
parte della legione rumena a trentuno e, infine, dopo i primi
attacchi islamici e il contrattacco dell'arcangelo, si era insediato
nel bunker grazie a un ufficiale superiore. Opportunista, dotato
di un altissimo spirito d'adattamento, aveva saputo aprirsi un
varco nella folta e insidiosa giungla della gerarchia angelica,
facendo leva in un primo tempo sulla branca minoritaria ma
influente dei cabalisti, e in seguito lavorando come segretario
per uno stretto collaboratore dell'arcangelo Michele. Come
tutti i suoi confratelli, quando era stato nominato trono si era
scelto uno pseudonimo. Aveva puntato il dito a caso su una
cartina dell'Europa ed era capitato sulla capitale di Malta, La
Valletta. Da allora la sua circospezione rasentava la paranoia.
La rapida ascesa che lo aveva visto protagonista aveva suscitato
delle invidie in seno alla legione, anche se in realt si trattava
di una discesa: all'interno del tunnel non si salivano i gradini
di una scala, ma si procedeva in profondit, di sottosuolo in
sottosuolo. Tutti i mezzi erano leciti per accedere al sancta
sanctorum, al circolo degli intimi. Veleno, coltelli, mutilazioni,
sequestri, delazioni, tradimenti: nelle alcove e nei corridoi di
quello spietato formicaio, si combattevano battaglie altrettanto
fatali e sordide di quella che veniva combattuta nel fango e nella
nebbia del fronte Est. Era scampato alle numerose trappole
che gli avevano teso grazie a un istinto di sopravvivenza assai
sviluppato, e grazie anche, e soprattutto, all'efficiente protezione
dei suoi soci occulti.
Conged i relatori con poche frasi di una banalit esasperante.
Uscirono uno dopo l'altro consegnandogli i rapporti, salutandolo
senza alcuno slancio. Il loro atteggiamento sarebbe stato
del tutto diverso, non aveva dubbi, una volta ricoperto il ruolo
supremo, quelli erano gli stessi tizi che guardavano l'arcangelo
Michele con occhi colmi di timore e di rispetto. L'ultimo della
fila, responsabile dell'ispezione delle trincee moldave, ci mise
un attimo pi degli altri a consegnargli il rapporto.
Deve dirmi qualcosa, relatore?
Lo sguardo cupo dell'ufficiale era roso dalla collera.
A cosa servono questi maledetti rapporti, Vostra Grazia?
Ci aveva messo un po' ad abituarsi a quella formula di rispetto
riservata ai membri del coro superiore. Fra poco avrebbe
dovuto prendere confidenza con i Vostra Luce o Vostra Gloria
destinati al capo supremo europeo. Visto il suo passato di cabalista,
avrebbe provveduto a riconciliare la gerarchia angelica
e l'inconscio del popolo europeo.
Questi maledetti rapporti, stando alla sua espressione, servono
a tenerci informati sulle condizioni del nostro esercito,
rispose con voce pacata.
Faccio parte del corpo dei relatori da pi di tre anni, tre
anni che la metto a parte della sofferenza dei soldati al fronte,
e non  cambiato niente. Niente.
Povero pazzo, dimentichi che stai parlando con un trono
della cerchia dei diciotto, non ti rendi conto che stai firmando
la tua condanna a morte?
Non sta a lei, relatore, giudicare le decisioni della sua
gerarchia.
Ma quali decisioni?
Si alz e sostenne senza battere ciglio lo sguardo acceso
dell'altro.
Non ho n il tempo n la voglia di parlare con lei. Se non
erro ha una moglie e un figlio...
Cosa c'entra con...
Interruppe il relatore picchiando di piatto la mano sul tavolo.
Cosa c'entra? Non le interessa quindi rivederli?
L'ufficiale impallid, strinse pugni e mascelle, sembr sul
punto di scagliarsi sul suo superiore, poi smalt la sua ira con
una lunga espirazione.
Magari morir prima di me, Vostra Grazia, fin per rispondergli
con voce tremula per via della rabbia repressa.
Osa minacciarmi?
No, io no, Vostra Grazia, ma sarebbe bene non fidarsi mai
degli amici.
L'ufficiale lasci cadere tutti i suoi rapporti sul tavolo, gir
sui tacchi e se ne and dalla sala riunioni in fretta e furia.
Controll l'orologio: aveva ancora dieci minutiprima dell'appuntamento
successivo. Si risedette e sovrappensiero mise il
rapporto dell'ultimo relatore in cima agli altri. Rimpianse di non
aver avuto i riflessi abbastanza pronti per trattenere l'ufficiale.
Cosa intendeva quando aveva detto di non fidarsi degli amici?
Scacci quelle preoccupazioni con una scrollata di spalle. Un
relatore non poteva essere a conoscenza di ci che si tramava
nel sottosuolo pi profondo del bunker, no di certo. D'altra
parte, per la sua insolenza sarebbe stato condotto di fronte al
tribunale militare e condannato a morte. L'aria che tirava non
era favorevole ai soggetti che perdevano il controllo o che, in
un modo o nell'altro, uscivano dai ranghi.
L'angloamericano e i suoi due assistenti lo aspettavano in
una minuscola grotta raggiunta da alcuni vecchi condotti di
ventilazione, condotti che in teoria avrebbero dovuto essere
bloccati. Avevano aperto un varco nel metallo per potersi
appartare in un luogo discreto, cos da non essere costretti a
uscire dal gigantesco perimetro del bunker. A parte loro, nessun
altro aveva mai messo piede in quell'angolino sperduto. Le
stanze e i corridoi di tutti i piani sotterranei erano tappezzati
di microfoni e telecamere di sorveglianza, quello era l'unico
posto in cui si poteva parlare senza timore d'essere ascoltati.
Bisognava solo sopportare la sporcizia, l'umidit e quel vago
odore di fogna a cielo aperto.
L'angloamericano, che aveva una cinquantina d'anni, capelli
biondo cenere, ciglia bianche e occhi sorprendentemente chiari,
lo aspettava con quella piega amara ai margini delle labbra che gli
faceva da sorriso. Gli altri due lo salutarono con un cenno della
testa, un uomo pi giovane e robusto con la testa rasata e una
donna bruna dai tratti spigolosi, fasciata in un aderente tailleur.
Il nostro governo ci ha ordinato di passare all'ultima fase
del piano, Vostra Grazia, disse subito l'angloamericano senza
perdersi in chiacchiere.
Lui si sedette sul blocco calcareo che era solito sfruttare
come sedia in ogni loro incontro.
Perch cos presto?
Riteniamo sia venuto il momento di liberare l'Europa dal
giogo dell'arcangelo Michele. Di far soffiare il vento del rinnovamento
dopo dieci anni di guerra e di caos.
Guerra e caos che in gran parte possono esservi imputati.
L'angloamericano si pass una mano nei capelli. La bruna
accese una sigaretta e per un attimo spar dietro una nuvola
di fumo. Delle donne non si fidava, e ancor meno si fidava di
quelle che fumavano. Era anche per via di creature simili che
l'Europa era sprofondata nella decadenza.
C' un tempo per tutto, Vostra Grazia. Un tempo per
dissodare, un tempo per seminare, un tempo per raccogliere.
E questo raccolto per quando lo avreste previsto?
Entro sei mesi. Il tempo necessario al nostro esercito per
schierarsi nel Mediterraneo.
E che ruolo avrei io nella faccenda?
L'angloamericano per un momento lasci trapelare il suo
stupore. L'uomo con la testa rasata teneva le mani ficcate nelle
tasche del suo impermeabile. La donna fumava in silenzio, con
gli occhi socchiusi e la testa all'indietro. Dei gorgoglii distanti
sembravano cullare il silenzio del sottosuolo a cadenza regolare.
L'arcangelo Michele  sempre pi diffidente, sempre pi
protetto, sempre pi difficile da avvicinare. Quando sar il
momento dovremo raggiungerlo e per questo contiamo su
di lei. Credevo avessimo gi accennato al fatto che lei stesso
avrebbe partecipato al...
Accennato, dice bene, non ne abbiamo mai parlato chiaramente
per.
L'angloamericano si mostr spazientito.
 proprio per parlarne nei dettagli che l'abbiamo convocata
qui stamattina.
Convocato? Non faccio parte della sua squadra di spie e
non sono il suo maggiordomo.
La donna raddrizz la testa e lo guard di traverso. L'angloamericano
si pass di nuovo la mano nei capelli, il suo labbro
superiore si ritrasse fino a lasciare scoperti i denti. Sembrava
un cane pronto a mordere.
Beninteso, Vostra Grazia. Avrei dovuto dire invitata. In
questo momento mi sto rivolgendo al futuro capo del governo
europeo, ce l'ho ben presente.
Non sono ancora riuscito a capire perch abbiate deciso
di appoggiare la mia candidatura.
La bruna gett la sigaretta a terra e la spense con il tacco,
la precisione che impieg nel farlo non era inferiore al suo
disappunto.
Il nostro governo intende riavviare delle relazioni franche
e cordiali con l'Europa. Pensiamo che lei sia l'uomo adatto in
una situazione simile.
Questa non  una risposta.
L'angloamericano sospir senza camuffare in alcun modo
l'esasperazione.
Diciamo allora che nella cerchia dei diciotto, lei  il soggetto
pi aperto alle nostre proposte.
Il pi aperto o il pi manipolabile?
A lei stanno a cuore sia gli interessi della sua patria, sia i
suoi interessi privati. Fra tutti i membri della cerchia, lei  l'unico
davvero convinto che l'Europa debba riappacificarsi con
i suoi vecchi alleati. Con i suoi alleati naturali, per cos dire.
Riappacificazione non  sinonimo di sottomissione.
Ma nessuno dice che...
Un fracasso improvviso ruppe il silenzio delle tenebre. Recuperando
istantaneamente la torcia che aveva appoggiato su
una sporgenza rocciosa, la donna la punt verso la fonte del
rumore. Il fascio di luce illumin soltanto alcune stalagmiti dal
profilo tozzo. L'uomo con la testa rasata tir fuori dall'impermeabile
due pistole, poi per qualche secondo rest immobile
con le braccia tese in avanti e le gambe flesse.
 stato solo un piccolo smottamento, immagino, mormor.
Una volta piazzate, le nostre truppe vi aiuteranno a respingere
l'esercito islamico, a liberare l'Ucraina e la Russia meridionale.
Alla Grande Nazione occorreranno secoli per riprendersi. E poi
i musulmani torneranno a fare quello che hanno sempre fatto, si
divideranno, si combatteranno, si distruggeranno a vicenda...
E quanto ai mezzi di cui dispongono?
Non abbiamo mai smesso di tenerli sotto controllo.
Promettendogli di non intervenire nella guerra, ci hanno concesso
di attingere alle loro riserve. Il Grande Satana, il principale
nemico, era diventata l'Europa.
Ammetta piuttosto che avete dirottato il loro odio su di noi.
L'angloamericano alz le spalle.
La buona politica non  fatta di buoni sentimenti. Voi europei
vi lasciate guidare dagli stati d'animo del momento. Noi
cerchiamo invece di mantenerci freddi in qualsiasi circostanza.
Alcuni lo definirebbero cinismo.
Si alz e cerc di riscaldarsi muovendosi un po'. Quella
grotta era troppo umida per l'uniforme bianca e leggera da
trono. Come gli capitava ogni volta in cui vi si recava, non
vedeva l'ora di tornare nel suo confortevole alloggio, di farsi
un bagno caldo, di abbandonarsi al tocco magico del suo massaggiatore.
Troppe cose si stavano accavallando, aveva bisogno
di riordinare le idee.
 certo che la gerarchia angelica sar completamente dalla
mia parte dopo la... scomparsa dell'arcangelo Michele?
Abbiamo seminato bene. La sua...
Una nuova serie di rumori sordi tronc la risposta dell'angloamericano.
Stavolta la bruna e il rasato non fecero neanche
in tempo a voltarsi. Si sent un primo sparo, un lampo nelle
tenebre, e una pallottola centr la donna esattamente sotto un
sopracciglio, conficcandosi nell'orbita oculare. Venne catapultata
all'indietro, fin contro una parete della grotta e si accasci
come una bambola di pezza. L'uomo rasato reag come poteva,
provando a nascondersi dietro un blocco calcareo. Colpito
da un secondo proiettile, sembr inciampare su un ostacolo
invisibile, cerc sbattendo le braccia di recuperare l'equilibrio
perduto, poi picchi la fronte contro uno spuntone di roccia.
La sua testa esplose come un frutto maturo.
Andiamocene da qui! grid l'angloamericano. Presto,
da questa par... Un terzo colpo d'arma da fuoco mise a tacere
il responsabile dei servizi segreti. Il cecchino, o i cecchini,
sembravano infallibili e dotati di un'abilit diabolica, come se
vedessero perfettamente nelle tenebre.
Non si muova!
Quell'ordine era rivolto a lui, ma era superfluo. In preda al
panico, paralizzato, non si era mosso di un millimetro da che
era stato sparato il primo colpo. Prima che le sagome scure
spuntassero dalle tenebre, aveva gi capito di aver perso la
partita. Si ricord dell'avvertimento del relatore alla fine della
riunione: Magari morir prima di me, sarebbe bene non fidarsi
mai degli amici. Era cos, dunque: non sarebbe mai diventato
l'arcangelo dell'Europa. Curiosamente il vecchio cabalista che era in lui si sent sollevato.
...
.
...
Capitolo 37.
...
.
...
Tre spari consecutivi nell'arco di quattro o cinque secondi.
Stef aveva fatto segno ai bambini rom di spegnere le torce e di
nascondersi dietro le rocce. Per alcuni istanti avevano sentito
delle voci, poi delle grida e dei passi che erano andati scemando.
Era di nuovo calato il silenzio, ad attraversarlo c'erano rumori
sordi e cadenzati che ricordavano lo sciabordio delle onde.
Stando alle loro piccole guide, erano arrivati ai confini del
bunker. Avevano camminato fino all'alba, superando fra l'altro
pareti scoscese e cunicoli contorti in cui un uomo avrebbe
potuto infilarsi a malapena. Il giorno s'intrufolava attraverso
passaggi invisibili, materializzandosi in oblique colonne di luce
sporca. Adesso Pibe capiva perch Doriana avesse preferito
restare con la banda e non accompagnarli. Non si trattava di
una tranquilla gita nelle viscere della terra, ma di una spedizione
lunga e difficile. Probabilmente i rom avevano scoperto quella
strada giocando. Come tutti i bambini, non avevano resistito
alla tentazione di esplorare quelle caverne tenebrose, quelle
gallerie cos strette, quelle profonde cavit naturali. Fino a
quel momento le piccole guide si erano orientate nel dedalo
minerale senza la minima incertezza.
Dopo quindici o venti minuti di attesa snervante si rimisero
in marcia. Proseguirono senza riaccendere le torce, ogni tanto
a tagliare il buio c'era una lama di luce. Nell'aria stagnava
un odore inconfondibile: sangue e polvere da sparo; i condotti
fognari del bunker scaricavano nelle viscere della terra
senza nessun sistema di filtraggio, senza niente a trattenere
i liquami. Entrarono in una grotta la cui volta sembrava un
pizzo elaborato. Viorel, il pi spavaldo dei due bambini, url
di colpo quando inciampando in qualcosa di duro rischi di
perdere l'equilibrio. Accese la torcia e scopr il cadavere di
una donna, met faccia era coperta di sangue. Riversa contro
la parete della grotta, con la gonna che le era risalita lungo le
gambe piegandosi a fisarmonica, non aveva fatto in tempo a
estrarre la pistola. Viorel si accucci a terra e aprendole le dita
che la morte aveva gi reso rigide, liber l'arma dalla stretta.
Nella stessa grotta c'erano altri due corpi, due uomini: il primo
aveva la testa rasata ed era stato centrato in pieno petto, il secondo
aveva invece i capelli biondo cenere, lo avevano ucciso
piantandogli una pallottola in gola. Frugandoli dappertutto, i
rom recuperarono tre pistole, cinque caricatori, due cellulari
e pi o meno mille euro, una manna. Mostrarono poi a Stef e
a Pibe una piccola breccia in una parete blindata che serviva
da accesso al bunker dell'arcangelo Michele. Pibe non capiva
chi potesse aver perforato quella corazza di metallo, n a quale
scopo. A giudicare dai tre cadaveri e dagli spari che erano risuonati
mezz'ora prima come tuoni, quello era probabilmente
un angolo appartato in cui venivano regolati i conti, lontano da
occhi e orecchie indiscrete. Comunque fosse, gli assassini non
avevano reputato necessario rimuovere i cadaveri o tappare la
breccia. Con in tasca l'inaspettato bottino, i due bambini rom
strinsero le mani a Pibe e Stef e svanirono nelle tenebre.
Non si pu dire che abbiano perso tempo, disse Stef.
Tu credi davvero che quel corridoio porti nel bunker?
Stef lo abbracci, lo baci e attraverso la sua bocca avvert
una malinconia e una tenerezza sconvolgenti.
Secondo te qual  il miglior modo per appurarlo?
Si concesse una risata prima di avanzare di buon passo verso
la breccia, ma un'uniforme nera sbuc all'improvviso da l. Non
fece in tempo a tornare indietro, si ritrov un fucile d'assalto
puntato al petto.
Di' al tuo amico di fare il bravo.
Pibe, che aveva afferrato, tenne le braccia incollate ai fianchi.
Per prima cosa non doveva far capire al nuovo arrivato che
nella tasca interna del giaccone aveva una pistola. Sull'uniforme
c'erano le due L incrociate di Legge & Lancia. Dietro la visiera
curva e scura del casco si vedeva solo il luccichio degli occhi.
Ho fatto bene a tornare, mormor l'uomo. Mi era sembrato
di sentire qualcosa e volevo essere tranquillo. E un vero
nido di vipere, questo, altroch!
Si sforzava di parlare francese, ma qua e l si faceva sentire
un accento polacco, o forse ceco. Mentre parlava, con la canna
del fucile continuava a tamburellare sul petto di Stef.
Non lavorate nel bunker, voi. Come ci siete arrivati qui?
Ci siamo persi nelle grotte, rispose Stef.
L'uomo fece per voltarsi, come se avesse sentito un nuovo
rumore in lontananza. Pibe cercava di cogliere l'attimo, l'altro
per non abbassava la guardia.
Non raccontare cazzate!
L'eco della voce del legionario rimbomb perdendosi nelle
grotte circostanti.
Gli americani dei servizi segreti erano vostri amici,  cos?
Sono stati loro a portarvi qui, vero? e subito colp Stef con un
manrovescio. Da un angolo della bocca col un po' di sangue.
Pibe fece per scagliarglisi addosso, ma il legionario lo blocc
istantaneamente puntandogli l'arma contro.
Venite con me, tutti e due. Discuteremo meglio dentro.
Agitando il fucile, gli fece segno di dirigersi verso la breccia
nel rivestimento metallico del bunker. Stef si pass una mano
fra i capelli, e approfitt di quell'istante per lanciare un'occhiata
a Pibe, un'occhiata con cui fargli capire che un'occasione per
salvarsi si sarebbe presentata di l a poco, e che anche se non si
fosse presentata, se la loro vita doveva per forza finire in quel
bunker, loro avrebbero abbandonato il palcoscenico del mondo
a cuor leggero. Con quell'occhiata voleva dirgli che la morte
era importante quanto la vita, perch erano legate, due facce
della stessa medaglia, e la scomparsa dei loro corpi non avrebbe
scalfito il loro vero io, l'essenza di ci che erano sempre stati.
Mentre entravano nella breccia, il legionario si volt con
rapidit ferina. Non abbastanza rapidamente, per, per schivare
la pallottola che lo colp al petto con il rumore di un soffio.
Sollev il fucile d'assalto, premette il grilletto, fece fuoco a
ripetizione contro le pareti della grotta. Al fragore delle raffiche
faceva seguito il ticchettio dei bossoli che precipitavano al
suolo. Tirandolo per un braccio, Stef trascin Pibe dietro una
sporgenza rocciosa. Il legionario venne centrato da un secondo
e da un terzo proiettile, ma non si sentivano spari, colpivano
in silenzio, letali e implacabili. Dotato di una resistenza fuori
dal comune, perplesso, il legionario continuava a vuotare il
proprio caricatore. Furono necessari altri due colpi, uno gli
mand in frantumi la visiera del casco, poi cadde in avanti e si
ritrov disteso, nel giro di pochi secondi gli spasmi della morte
s'interruppero.
A quel punto chi aveva sparato usc dal suo nascondiglio
ed entr nella grotta. Erano in due e malgrado fosse buio,
Pibe riconobbe Viorel e Roman, le piccole guide rom. Viorel
stringeva la pistola che aveva recuperato dal corpo dell'uomo
rasato. Munita di silenziatore, la canna era pi lunga e pi
grossa del normale. Stef si avvicin a entrambi, si accovacci,
li ringrazi con un sorriso e scompigli loro affettuosamente i
capelli. Dall'angolo della bocca continuava a colarle un filo di
sangue che tracciava una linea scura accanto al mento.
Sono riusciti a mirare al buio? le chiese stupito Pibe.
Vivendo al buio tutto il tempo, hanno sviluppato una buona
capacit visiva notturna.
Dove avranno imparato a sparare?
Lottano quotidianamente per sopravvivere. Non esiste
scuola migliore, che io sappia. Gli dobbiamo la vita, poco ma
sicuro.
Pibe si pieg sul corpo esanime del legionario.
Per farlo fuori ci sono volute cinque pallottole.
Era un soldato geneticamente modificato. A quanto pare
ne hanno messo qualcuno anche nel bunker, per occuparsi della
sicurezza,  evidente. Da ora in poi dobbiamo tenere bene a
mente che un colpo solo non basta a ucciderli.
I due rom svanirono nelle tenebre salutando con lo stesso
calore che avevano dimostrato andandosene la prima volta. Stef
propose a Pibe di infilare l'uniforme e il casco del legionario,
lei avrebbe rimpiazzato i vestiti alla bulgara che aveva addosso
con il tailleur della donna. A suo dire, cos facendo, avrebbero
potuto passare pi inosservati una volta nel bunker. Cominciarono
quindi a sfilare i vestiti ai morti, un'impresa non da poco
considerato quanto pesavano. Unirono le forze per spogliare
prima la bruna, poi il legionario. La biancheria sotto i vestiti
aveva assorbito tutto il sangue, per fortuna, ma se il tailleur e
le scarpe coi tacchi a Stef stavano a pennello, a Pibe la divisa e
gli anfibi del legionario andavano larghi. Si arrangi quindi in
qualche modo ficcando i pantaloni negli anfibi e arrotolando
le maniche. Prima di infilarlo, tolse dal casco i frammenti della
visiera che erano finiti all'interno, poi fece sparire la sua SIG in
una tasca, s'impadron del fucile d'assalto placcato d'argento e
guard rapidamente a che punto fosse Stef. Era gi pronta di
fronte alla breccia e quel sobrio tailleur la rendeva ancora pi
bella, splendida davvero.
Superarono una serie di condotti angusti, sudici e spigolosi,
uno dei quali, attraverso una griglia che si smontava facilmente,
sfociava su un corridoio che a sua volta sbucava in una sala.
Doveva essere lo scantinato del bunker, o comunque il livello
pi basso, potevano essere semplicemente le fondamenta. Un
metallo compatto e opaco rivestiva suolo, pareti, soffitto e
colonne. Odorava di ruggine, facile che fosse una lega a prova
delle madri di tutte le bombe o di quei missili in grado di raggiungere
i bersagli a decine di metri di profondit.
Stef si appiatt contro una parete e indic un occhio nero
incastonato nel soffitto.
Telecamera, bisbigli. Abbiamo raggiunto la parte sorvegliata
del bunker.
Che si fa?
Dobbiamo sembrare naturali, camminare come se niente
fosse.
E se ci fosse un posto di blocco?
Stef gli mostr una tessera, in un angolo c'era un primo
piano olografico della bruna. Una certa Jessica Legler, cittadina
americana.
Devi averne una anche tu, guarda nelle tasche della divisa.
In effetti Pibe trov in una tasca lo stesso tipo di tessera,
un rettangolo plastificato con il nome del proprietario - Pavel
Lakovski - il suo numero identificativo - 3431AP-FL - la sua
immagine olografica - biondo, carnagione e occhi chiari - il
suo grado e il suo ruolo nella legione - principato, responsabile
della seconda falange del servizio di sicurezza.
Eccola, s, per non gli assomiglio. E magari per superare
i posti di blocco c' bisogno di un codice particolare.
Lo sapremo presto.
Un nuovo frammento si stacc dalla visiera del casco di
Pibe e cadendo sul suolo metallico tintinn melodioso. Presero
uno dei tre corridoi che partivano dal lato opposto della sala e
incrociarono la prima persona dopo cinquanta metri appena,
un uomo che un'ampia divisa bianca simile a uno scafandro
ricopriva da capo a piedi. Concentrato a sondare il metallo con
un apparecchio piatto e gracchiante, non fece minimamente
caso a loro. Nella sala successiva, illuminata da piccoli fari
sulle pareti, trovarono altri uomini in uniforme nera o in abiti
civili. Se ne stavano seduti su alcune panche saldate al suolo e
giocavano a carte appoggiandosi a dei tavoli improvvisati. La
maggior parte di loro fumava e l'ambiente era saturo di una
nebbia che avrebbe potuto essere tagliata con un coltello. Stef
si diresse senza esitare verso quello che doveva essere un posto
di controllo, indifferente agli sguardi compiaciuti o lascivi che la
sua presenza aveva subito attirato. Pibe le and dietro, stando
attento a nascondere i buchi dell'uniforme con il fucile d'assalto.
Le due sentinelle si limitarono a chiedere a entrambi la
tessera, non fecero neanche lo sforzo di confrontare le foto
olografiche con i loro volti effettivi. Quella che si occup di
Pibe, un ragazzo che non doveva avere pi di diciassette anni,
scatt anche sull'attenti di prammatica prima di indicargli la
visiera mezza sfondata del casco.
Ha avuto qualche problema, principato?
Una... una pietra, rispose Pibe con il tono di voce pi
basso che poteva.
Nel bunker  difficile che cadano pietre...
Cerc di orientarsi affannosamente nella moltitudine di
pensieri che gli riempivano la testa.
Una missione... all'aperto. Top secret.
La sentinella fece un cenno d'assenso, come se avesse perfettamente
afferrato il concetto.
A ciascuno il suo lavoro, eh? Passi pure, principato.
Senza mostrarsi agitato, controllando movenze e respiro,
Pibe raggiunse Stef che camminava tranquilla un po' pi in l
nel corridoio. In quella zona gli occhi scuri delle telecamere
tappezzavano muri e soffitto dappertutto. Ogni tanto incrociavano
dei legionari, gruppetti di tre o quattro per volta, ma anche
operai, o uomini in giacca e cravatta, donne dall'atteggiamento
furtivo e un'aria triste, bizzarri personaggi dai vestiti chiari e
fluttuanti. Erano virt, potenze, dominazioni, gradi intermedi
della gerarchia angelica, gli spieg Stef a bassa voce. Il bunker
racchiudeva una citt vera e propria, in cui la popolazione a
quell'ora del mattino era cos fitta da procedere nei corridoi
con una certa difficolt, nonostante fossero ampi. Un numero
di persone che faceva gioco agli intrusi: anche con tutte quelle
telecamere, era impossibile tenerli sempre d'occhio in quel
gran via vai.
Pibe si rese conto che avevano raggiunto il bunker dal fondo
e che, ai livelli superiori, i punti d'accesso ufficiali erano certo
pi sorvegliati. Nei livelli inferiori avevano goduto di una relativa
magnanimit, perch in teoria vi erano ammessi solo dei
visitatori debitamente controllati e perquisiti. La disinvoltura
con cui la sentinella lo aveva autorizzato a passare rispecchiava
il senso d'inviolabilit, d'inattacabilit che regnava in quella
parte del bunker.
Si ritrovarono in una vasta sala circolare con un soffitto
alto, piena di lampade che sprigionavano una luce bianca che
ricordava quella del sole.
Fra le imboccature arcuate e scure dei corridoi si avvicendavano
una accanto all'altra delle piccole vetrine decorate,
sormontate da insegne sfavillanti: panetteria, macelleria, drogheria,
tabaccheria, libreria, ristorante, bar, stoffe, abiti, scarpe.
Le correnti che uscivano dai condotti d'aerazione avevano un
vago odore d'ozono.
Pibe trovava stupefacente che qualcuno avesse avuto l'idea
di aprire una bottega nel sottosuolo, a quella profondit; si
disse subito, per, che non era poi un'idea cos sciocca, anzi,
i proprietari avevano saputo approfittare delle circostanze: la
popolazione del bunker, asserragliata l dentro e probabilmente
ben pagata, non aveva molto altro da fare oltre a spendere soldi
negli unici negozi disponibili.
Ti va di mangiare un boccone prima di proseguire? propose
Stef.
Entrarono in un bar e ordinarono caff e brioche. Il posto
era piccolo e all'interno e all'esterno si accalcava una folla chiassosa.
I sistemi d'aspirazione e i ventilatori non erano sufficienti
a disperdere la spessa coltre di fumo. I clienti, uomini e donne,
fumavano in modo compulsivo, nevrotico.
Togliti il casco, Pibe.
Sei pazza? Se lo faccio, si accorgeranno che ho solo tredici
anni...
Anche se  passato poco tempo, sei cresciuto molto da
quando ci siamo conosciuti e tanti legionari hanno appena sedici
o diciassette anni. Credimi, nessuno ci far caso.
Pibe fece come gli era stato detto, liberarsi da quella prigione
non gli dava certo fastidio. Guardandosi nella vetrina si riconobbe
a malapena. La sua faccia, con i capelli ricci incollati dal
sudore, era pi affilata, e sopra la bocca aveva un'ombra di baffi.
Seduto fra altri due tavoli con il fucile d'assalto appoggiato alle
cosce, bevve un sorso di caff, mangi una brioche non molto
fresca e domand: Ma adesso come facciamo a raggiungere
l'arcangelo Michele? Si guard intorno per assicurarsi che
nessuno potesse sentire. Non credo che ci chieder di andarlo
a trovare, no?
Quel suo ex-amico, il rumeno che si era rifugiato in Francia,
mi aveva detto che l'ultimo livello del bunker, quello pi
sotterraneo,  meno protetto degli altri.
Perch non immaginano che si possa entrare da laggi.
Esatto. Quelli che vivono nel sancta sanctorum, sono gi
dovuti passare sotto le forche caudine nei quattro livelli superiori.
A ogni piano li hanno ispezionati dappertutto, in ogni
buco, e hanno superato qualsiasi tipo di controllo.
Restarono in silenzio il tempo di mangiare un'altra brioche
e vuotare le tazze. Quel caff nero, bollente, sapeva davvero
di caff, il che era davvero insolito nell'Europa dell'arcangelo
Michele, niente a che vedere con le polveri senza sapore, quei
surrogati che spacciavano per autentico caff nei supermercati
o anche nelle botteghe pi pretenziose.
Cosa sarebbero le forche caudine? domand Pibe.
Qualcosa che  molto difficile superare.
Secondo te chi l'ha aperto il passaggio nella parete blindata?
Qualcuno che non pu lasciare il bunker, ma che ha bisogno
di un posto in cui appartarsi. Gente ostile all'arcangelo, spie,
chi complotta ai suoi danni. Secondo il rumeno, il bunker  un
enorme alveare in cui si agitano api d'ogni genere. Del fatto che
alcune di esse siano dotate di un veleno mortale, ce ne siamo
resi conto con i nostri stessi occhi. Chi ha aperto quel passaggio
non poteva immaginare che il corridoio fosse collegato a una
rete di grotte e di gallerie, e ancora meno che degli esseri umani
potessero avventurarsi in quel labirinto e trovare la breccia. Io
non credo sia una semplice coincidenza, Pibe. Gli uomini ce
la mettono tutta per tenere sotto controllo il proprio destino,
ma la vita apre porte segrete, strade inaspettate. Se non si possono
fermare l'aria, l'acqua, la luce, come si pu pretendere
di fermare la vita?
Un tizio seduto al tavolo accanto si sporse verso di lei, raggiungendola
con un alito che sapeva di tabacco.
Com' possibile che non l'abbia mai vista prima?
Nessun accento particolare, occhi azzurri, capelli radi e
castani, completo grigio di ottimo taglio, camicia immacolata,
cravatta rossa di seta, mani curate al pari di tutto il resto.
Perch non sono niente di speciale, rispose Stef sorridendogli.
Oppure perch lei come osservatore non  granch.
Chiedo solo di rimediare alle mie mancanze. Spero di non
risultare importuno.
Ma no, niente affatto.
Pibe si domand come mai continuava a dare retta a quel
damerino - era il veleno della gelosia? - poi cap che Stef stava
cercando un modo per arrivare all'arcangelo, una strada segreta,
e si cal a sua volta in quel nuovo presente.
Posso chiedere cosa ci fa qui sotto una donna come lei, al
quinto livello del bunker?
Ci lavoro come segretaria.
Le si avvicin ancora un po' e con una voce talmente bassa
che Pibe fece fatica a sentirla, disse: A quanto pare gli angeli
non hanno sesso. Si pu sapere, allora, perch la gerarchia
angelica tiene per s le donne pi attraenti?
Lei scoppi a ridere e il damerino lo prese per un
incoraggiamento, visto che avvicin la sedia al loro tavolo. Con
un'occhiata stabil che non aveva niente da temere da Pibe, per
quanto indossasse un'uniforme nera e avesse un fucile.
Mi chiamo Remy Martineau, sono francese. Anche lei
peraltro parla un francese impeccabile...
Mio padre  rumeno, ma mia madre  francese. Io sono
Jessica e questo  mio fratello Pavel.
Remy Martineau strinse la mano a Pibe con un sorriso
cordiale.
Sostengo sempre che in ogni famiglia europea dovrebbe
esserci almeno un legionario.
E lei invece che ci fa qui, nel bunker? chiese Stef.  di
passaggio?
A Remy brillarono gli occhi azzurri, nella sua espressione
c'era di colpo un orgoglio infantile. Sul suo volto pieno, senza
un filo di barba, erano rimaste attaccate alcune tracce del
bambino che era stato.
Sono a Piatra per trattare un affare importante.
Un affare di che tipo?
Remy si raddrizz sulla sedia e alz le spalle.
Del tipo molto importante e molto segreto. Sono qui per
fare certe pressioni, ottenere certi favori economici dalla gerarchia
angelica. Sono tre mesi che faccio la muffa nel sottosuolo
europeo. Tre mesi a trattare con un esercito d'interlocutori che
pensano solo ai loro piccoli interessi. Tre mesi senza vedere la
luce del giorno. Bisogna farsi sentire in mezzo alle altre lobby
che sono qui per il mio stesso motivo. Ma alla fine il mio lavoro
ha dato i suoi frutti.
Si rilass di nuovo, per un attimo gioc con un piattino che
c'era sul tavolo e aggiunse: Sono stato convocato in udienza
privata dall'arcangelo Michele in persona.
Stef afferr il bricco di porcellana e riemp di caff le tre tazze.
Io e mio fratello viviamo qui gi da un po', io da tre anni e
lui da sei mesi, e ancora non ci si  mai presentata l'occasione
di incontrarlo.
Tre anni? Lei  meno giovane di quanto sembra...
Remy bevve un po' di caff, continuando a fissare Stef con
sguardo concupiscente.
Vi andrebbe di esserci?
Stef annu e sorrise entusiasta, le ciocche nere le finirono
sulla fronte e sulle guance.
La parola impossibile per un francese non esiste. Per forza
di cose comincio a conoscere un bel po' di gente da queste parti,
e probabilmente riuscirei a farla passare per la mia segretaria.
Per quanto riguarda suo fratello, sempre che abbia finito il
turno, potrebbe essere un mio assistente. Dovrete solo mettervi
degli altri vestiti, questione di apparenze. Siete liberi alle due?
...
.
...
Capitolo 38.
...
.
...
La morte gli era sempre ronzata intorno, ma negli ultimi
tempi il suo alito gelido era arrivato a sfiorargli la nuca. Il
branco lo accerchiava, lo braccava insidiando il suo isolamento
crepuscolare. Pur avendo rimandato la cosa diverse volte, aveva
deciso di mettere fine al complotto ordito dai servizi segreti
americani e dal pi giovane dei sei troni, Jean de La Valette. Un
traditore, dunque, era riuscito a infiltrarsi nella cerchia ristretta
dei suoi fedelissimi, quei custodi che aveva scelto personalmente,
al di sopra di ogni sospetto. Il marciume corrodeva il rifugio
sotterraneo che aveva considerato inviolabile, impermeabile
ai germi della corruzione, corrodeva persino quel nido da cui,
con l'ausilio dei satelliti e della fibra ottica, lui governava l'Europa
assediata dalle orde islamiche. Era come essere collegato
all'intero universo e al contempo protetto dall'universo e dai
suoi miasmi.
Gli intrighi del trono Jean de La Valette gli dicevano che
in quello sporco mondo non poteva pi fidarsi di nessuno. Se
era vero che era semplicissimo tenere sotto controllo i servizi
segreti delle altre potenze mondiali, ridicoli per quanto erano
prevedibili, era anche vero che reprimere le ambizioni dei suoi
cari diventava sempre pi difficile.
L'esecuzione pubblica di La Valette avrebbe raffreddato
per un po' i bollenti spiriti di coloro che pi o meno in segreto
sognavano di prendere il suo posto alla guida dell'Europa. Ma
sarebbero tornati alla carica, prima o poi, perch neanche lui
era immortale e la natura aveva orrore del vuoto. Dio solo era
testimone della forza e dell'energia con cui aveva combattuto
la natura, la grande corruttrice, il serpente biblico, la femmina
maledetta, la madre del caos, la profanatrice dell'Eden, una
chiazza sulla purezza delle origini, ma eccola che adesso riaffermava
i suoi diritti e si impadroniva dello spazio che stava
per lasciare scoperto. La vecchiaia si abbatteva su di lui con la
voracit di un Crono digiuno da troppo tempo, una lunga sfilza
di dolori patetici, il declino inesorabile della sua intelligenza,
dell'attenzione, della fermezza, dell'intransigenza. Compensava
l'inefficienza dei propri occhi e delle proprie orecchie con la
tecnologia, con sempre pi numerosi microfoni, telecamere,
cimici implacabili, infallibili, che gli avevano permesso di sventare
la cospirazione di Jean de La Valette al pari di molti altri
complotti minori.
Non aveva nessuna fretta di incontrare Dio. Non aveva dubbi
che il suo Dio, il Dio dei cristiani, somigliasse all'immagine che
poteva osservare in qualsiasi momento nei molti specchi delle sue
stanze. Un volto severo, triangolare, incorniciato da una barba
e da folti capelli candidi, come se gi dimorasse fra le nuvole.
Uno sguardo e un naso aquilino, labbra sottili o, per l'esattezza,
del tutto assenti, denti finti ma impeccabili che spiccavano su
un viso incartapecorito ed emaciato.
Lui si era battuto, mettendosi perfino in discussione, in
nome di un'entit suprema che probabilmente neppure esisteva.
Aveva torturato, ucciso, trucidato gente con le sue stesse
mani. Aveva raccolto migliaia di uomini, legioni, attingendo in
un primo tempo dalle famiglie rumene, e altri milioni li aveva
destinati al fronte Est. Aveva respinto con violenza l'avanzata
islamica, per quanto un giorno gli avessero proposto di ritirarsi
senza combattere, ma non si edifica certo un destino divino, un
destino glorioso, senza far scorrere fiumi di fuoco e di sangue.
L'offerta degli ambasciatori islamici l'aveva rifiutata con una
scrollata di spalle, come se non valesse neppure la pena pensarci.
Era stato organizzato in segreto un incontro a Cipro, in
cui gli avevano sottoposto un trattato di pace fra le due grandi
nazioni, europea e islamica, mentre gli altri, i predicatori fanatici
venuti dalla sponda opposta dell'Atlantico, miravano a
farli scontrare. Erano presenti alcuni imam barbuti, tutti con
un turbante nero, membri di quella minoranza sciita che era
diventata maggioranza dopo la caduta dei vecchi tiranni in Iraq,
Siria e Arabia Saudita. Un dettaglio, ma stupefacente, era che
nella delegazione islamica ci fossero anche delle donne, occhi
scuri di velluto che lo guardavano come uccelli vivi e sfuggenti.
Nessuno di noi ha niente da guadagnare in una guerra, avevano
dichiarato gli imam. Cerchiamo d'indebolirci, di distruggerci a
vicenda, quando invece dovremmo costruire legami pi solidi,
dimenticare certe parole e certi atti fuori da ogni logica, salvare
l'Organizzazione delle Nazioni Unite. Se l'Europa si impegner
a rispettare le minoranze musulmane, noi rispetteremo le minoranze
cristiane nei nostri territori.
Si era formato nei gruppi di difesa cristiana, era stato addestrato
a odiare ferocemente l'islam, dunque aveva seccamente
sbattuto la porta in faccia agli emissari della Grande Nazione.
Ricordava fin nei minimi dettagli il loro stupore, il pallore che
di colpo si era impadronito dei loro volti e come a tutti fossero
cascate le braccia. Sapevano che con il fallimento di quella
missione, avrebbe preso il via un'ra terribile di crudelt e
sofferenza, e che le parole sarebbero state rimpiazzate dal fragore
delle bombe e dal pianto delle madri. Con l'appoggio dei
suoi alleati americani, quelli che i plenipotenziari avevano
citato come gli altri, era convinto, sinceramente convinto,
che le legioni avrebbero trionfato rapidamente su un esercito
di cui erano ben note la corruzione e la disorganizzazione. Le
sue certezze gli derivavano dalla storia del XX secolo e dai
primi anni del XXI: le varie guerre fra Israele e i suoi vicini, le
due guerre innescate dagli americani contro l'Iraq di Saddam
Hussein, sembravano indicare che gli eserciti arabi, e pi in
generale i musulmani, si disgregassero o battessero in ritirata
al primo colpo di cannone. Ma quella guerra, la sua, non era
andata come previsto. L'esercito islamico dopo pochi giorni era
penetrato in Bulgaria e in Grecia attraverso lo stretto del Bosforo,
impossessandosi con una determinazione impressionante
dei Balcani sudorientali. Poich era fuori questione concedergli
una testa di ponte in Europa, lo avevano ricacciato in Turchia al
prezzo di una controffensiva spietata che era costata parecchie
vite umane.
La sua prima grande impresa, l'inizio della sua leggenda.
Gli era stato attribuito il ruolo del salvatore e aveva assunto
un nuovo nome, ormai era l'arcangelo Michele che aveva abbattuto
il drago osama. Tanto era bastato a vincere le ultime
reticenze di un governo europeo invischiato nelle consuete
meschinerie. Ripresasi dalle recenti sconfitte, la Grande Nazione
Islamica si era risolta a invadere l'Europa attraverso la Georgia,
la Russia, l'Ucraina e la Bielorussia, considerando che i cristiani
non avrebbero saputo gestire un fronte che si estendeva per
duemila chilometri. Ma stavolta erano stati i musulmani a sbagliarsi.
Allertato dai satelliti americani sull'avanzata delle truppe
nemiche, aveva schierato le sue legioni, i suoi carri armati, gli
aerei, gli elicotteri, i lanciamissili lungo una linea che andava dal
delta del Danubio alla baia di Danzica. I due eserciti si erano
compensati. Per una sorta di tacito accordo, su entrambi i fronti
ci si era impantanati in una guerra di trincea, una guerra di
quelle di una volta, e siccome i caccia non potevano sorvolare
la zona senza essere colpiti all'istante da un missile a guida
infrarossa, a essere bombardati erano stati i territori abitati dai
civili. Non c'era alcun motivo, dopotutto, perch i vari popoli
non si adattassero a propria volta alle asprezze della guerra.
Non dormiva quasi pi. Un'ora, due ore al massimo di torpore
strappato al silenzio glaciale della sua stanza trasformata
in cassaforte. Tutte le mattine soffriva le pene dell'inferno per
rimettere in moto un corpo usurato, cementato dall'artrite. I
biotecnologi che avevano elaborato il programma di miglioramento
dei legionari, gli avevano iniettato alcune sostanze
che avrebbero dovuto arrestare il processo d'invecchiamento.
All'inizio del trattamento si era sentito un po' meglio, ma la
natura, soffocata per un attimo, aveva ripreso il suo corso. Come
papa Giovanni Paolo II, che la Chiesa dopo la morte aveva lodato
a lungo per il coraggio, anche lui negli ultimi anni di vita
era condannato ad arrancare nella sofferenza. I cristiani che
lo consideravano il vero padre della Chiesa erano sempre pi
numerosi, d'altra parte, e non solo i fedeli ma anche i vescovi e
alcuni membri della Curia romana. Era stato un colpo di genio
degli specialisti del Pentagono quel titolo d'arcangelo, e si era
rivelato anche un fardello, obbligato com'era a conformarsi di
fronte al mondo all'ideale arcangelico, a dimenticare di avere
un corpo, a sedimentarsi in una purezza e in un'eternit fittizie.
Nell'intimit delle sue stanze, quando era certo che nessuno lo
guardasse, regrediva a uno stato infantile, mangiava con le mani,
scagliava il cibo contro i muri, si rotolava nei propri escrementi.
Gli addetti alla sua igiene e alle pulizie erano dei giovani rumeni
a cui le famiglie, in un eccesso di demenza cristiana, avevano
mozzato la lingua per il semplice motivo che con quella erano
state pronunciate delle blasfemie. Li aveva soprannominati con
un certo affetto i suoi custodi segreti, eseguivano i suoi ordini
e soddisfacevano ogni suo capriccio con zelo immarcescibile.
Consapevoli che non sarebbero mai usciti dal bunker, cercavano
di sopravvivere quanto pi a lungo potevano, di sfruttare i
comfort dell'immenso appartamento in cui era stata concessa a
ognuno di loro una stanza con bagno. A volte pretendeva che
dormissero in camera sua, ai piedi del letto o fra le  lenzuola.
Sentire quella pelle giovane, calda e tonica contro la sua, che
al contrario era fredda e grinzosa, gli dava piacere. Li guardava
lavarsi, sfregarsi e carezzarsi attraverso il vetro appannato
della doccia, provava a nutrirsi della loro giovinezza, del loro
vigore, delle loro erezioni. Se quella carne lo avesse riportato
indietro di una quindicina d'anni, li avrebbe divorati senza farsi
il minimo scrupolo. Si era per informato con i biotecnologi,
e gli avevano spiegato che gi vari uomini e varie donne, nel
XX secolo, avevano cercato di prolungare all'infinito la propria
giovinezza nutrendosi di cellule d'embrioni o di testicoli di
giovani maschi, animali o umani, ma che l'avvento del DHEA
e di simili ormoni sintetici aveva reso certe pratiche obsolete. Si
accontentava quindi d'ingurgitare le capsule che trovava ogni
mattina sul vassoio della colazione in una scodella d'argento.
Si fece una doccia gelata e infil un comodo accappatoio,
a porgerglielo era un giovane rumeno, poi si trasfer nella
grande sala tappezzata di schermi al plasma che usava come
ufficio, si sedette alla console e mangiucchi un po' di quella
poltiglia schifosa che i medici lo costringevano a ingerire tutti
i giorni. Gioc alcuni minuti con i tasti, osserv distrattamente
le immagini che i satelliti proiettavano sugli schermi: soldati nel
fango che cercavano di allontanare miseria e noia nel fumo delle
sigarette, interi quartieri di citt in rovina, le ciminiere degli
inceneritori da cui si levavano senza tregua colonne di fumo nero
e sinistro, strade animate e rumorose, campagne assopite sotto
una coltre di bruma, e l, sugli schermi riservati ai Paesi stranieri,
un'infinit di persone biancovestite che giravano intorno a una
pietra nera, La Mecca e i suoi pellegrini, poi una sommossa,
probabilmente in India, i poliziotti cercavano di soffocarla a
fucilate, un formicaio umano con un suo ordine, processioni
demenziali di auto e biciclette su una strada gigantesca, una
megalopoli cinese... Quell'allucinante caleidoscopio era il suo
pianeta, un puntolino azzurro perso nell'immensit dello spazio.
In quello stesso istante, migliaia e migliaia di esseri umani,
uomini e donne, bruciavano negli inceneritori. La malerba
islamica. Restituire l'Europa alla purezza delle origini, una
purezza cristiana, era stata la sua ossessione. Era l'orma che
intendeva lasciare, la missione che gli avevano affidato i suoi
maestri, gli eredi di Codreanu, i membri del gruppo Vacaresti,
fondatori della prima legione dell'arcangelo Michele (i servizi
segreti americani conoscevano perfettamente quel misterioso
periodo della storia rumena). Non aveva condannato a cuor
leggero tutti quegli uomini, quelle donne e quei bambini, ma
li aveva comunque sterminati senza piet, non c'era altra scelta.
Dalla sua Transilvania natia si sarebbe innalzato un albero
dalle radici sane, vigorose, e la sua ombra protettrice si sarebbe
estesa fino all'oceano, fino a Capo Nord, fino ai confini della
Spagna, fino agli Urali. L'Europa, gigante estenuato che avevano
tentato di abbattere, sarebbe rinata dalle proprie ceneri
imponendosi nuovamente come il territorio sacro di Cristo,
il nuovo Eden, la terra promessa. Come Cristo, lui scacciava
i mercanti dal tempio, gli impuri. E condivideva con Cristo i
patimenti silenziosi e il terrore della morte che aveva provato
qualche ora prima di agonizzare. A differenza di Cristo, per,
non aveva ancora pronunciato quelle famose parole: Padre, non
sia fatta la mia, ma la tua volont.
Un alito di morte gli sfior la nuca. Si volt di scatto, quanto
gli concedevano le sue articolazioni straziate. Nella sala non
c'era nessuno, solo quelle immagini a cui aveva tolto l'audio,
lucernari autistici di un mondo in perpetua esplosione.
Padre, la mia volont  non morire.
Diede un'occhiata all'agenda del giorno sullo schermo orizzontale
incastonato nella console. Riunione con i cherubini alle
9, incontro con il nunzio apostolico alle 10, conferenza con la
camera regionale europea di Bruxelles alle 11, pranzo leggero
alle 12 e 30, primo aggiornamento con lo stato maggiore alle
13 e 30 - bisognava trovare un nuovo trono e fissare la data
dell'esecuzione di Jean de La Valette - ricevere i delegati del
gruppo d'imprese francesi d'armamenti alle 14 nel salotto
privato, riposino consigliato dai medici alle 15, assemblea
della cerchia alle 16, udienza pubblica nel grande auditorium
alle 17 e 30. A partire dalle 19 una serie d'incontri con l'ambasciatore
russo, cinese, indiano, americano (a quest'ultimo
doveva dire due paroline), cena leggera fra le 20 e 30 e le 21,
secondo aggiornamento con lo stato maggiore alle 21 e 30, poi
discutere approfonditamente con i consiglieri delle potenze
e delle dominazioni, massaggio intorno alle 23. Se lo sentiva
nelle ossa, nei nervi: la morte si nascondeva in uno di quegli
appuntamenti. S, ma quale?
Il volto rubizzo e gioviale della potenza Charles Brucker,
belga, uno dei suoi segretari, comparve sullo schermo orizzontale
della console. Premette un tasto per avviare la comunicazione
e autorizzarlo a rivolgergli la parola.
Come sta oggi, Sua Gloria?
La voce della potenza usciva da uno degli innumerevoli
altoparlanti presenti nelle pareti e nel soffitto.
Come un vecchio perseguitato dai reumatismi.
Dei microfoni ultrasensibili captavano ogni minimo sussurro,
e Brucker sentiva ci che diceva come se gli fosse stato
seduto accanto.
Andiamo, Sua Gloria, sappiamo tutti che ha una salute
di...
Non faccia il ruffiano, bando alle ciance! Si pu sapere
cosa vuole?
Come quasi tutti i membri dei cori intermedi, Charles
Brucker aveva imparato a non mostrare le proprie emozioni.
In un ambiente cos subdolo, l'impassibilit era una dote fondamentale.
Volevo ricordarle che i cherubini l'aspettano alle 9, poi
alle...
Alle 10 c' il nunzio apostolico, eccetera eccetera. Mi
risparmi questo supplizio, per carit.
Come desidera, Sua Gloria. Insisto per sull'appuntamento
delle 14: il nostro esercito ha urgente bisogno di nuove
attrezzature. Le suggerisco dunque di ascoltare con la dovuta
attenzione le proposte dei fabbricanti d'armi. E mi permetto
di ricordarle che  stato lei a chiedermi di...
Tronc la comunicazione premendo il tasto esasperato.
Era un segretario impeccabile, la potenza Charles Brucker,
efficiente, preciso, affabile. Aveva un unico difetto, ovvero il
consumo eccessivo di adolescenti d'ambo i sessi. Di tanto in
tanto tornava in superficie per rifornirsi in uno di quei mercati
di esseri umani che si erano diffusi a macchia d'olio a Piatra e a
Bucarest. C'era da fare pulizia anche nella sua cerchia, proprio
come era avvenuto nelle maggiori citt europee. Del fatto che
sotto il suo regno fossero riapparse la schiavit e il traffico di
esseri umani, nella storia non doveva rimanere traccia.
Con fare svogliato, premette un altro tasto. Alcuni secondi
dopo uno dei domestici entr nel suo ufficio, reggeva su una
gruccia la sua casula immacolata con le due L dorate e, ben
piegata su un braccio, c'era la biancheria che indossava sotto,
tutta di lana, soffice e calda.
Il giovane rumeno gli sfil l'accappatoio lasciandolo nudo
e tremante in mezzo alla sala, mentre con lentezza esasperante
divideva la biancheria. Su una parete, uno specchio nascosto
in una nicchia gli restituiva il patetico riflesso di uno scheletro
rivestito di pelle floscia, rugosa, disseminata di peli ruvidi e di
escrescenze di ogni genere. Un morto vivente.
Come avrebbe reagito il popolo europeo, il popolo di Cristo,
se gli avessero gettato in pasto l'immagine di un capo in
sfacelo? Perch si ostinava a restare avvinghiato allo spettro
della propria esistenza? Il rifiuto radicale della morte non era
forse il simbolo di una vita arida, fallita?
Una a una tutte le facolt corporee l'avevano abbandonato,
il vigore sessuale, l'elasticit, il fiato, la salute in generale. Gli
restava solo l'intelligenza, ancora viva a dispetto dei mal di
testa, sufficiente in ogni caso a gestire il suo piccolo mondo al
quinto livello sotterraneo del bunker.
Alle 10 e 13, usc di pessimo umore dalla riunione con i
cherubini. Poich gran parte della gente lo credeva morto, per
mettere a tacere la diceria gli avevano consigliato di farsi vedere
nelle principali citt europee.
Aveva quindi dovuto ricordare loro, con toni accesi, che
aveva deciso di restare rintanato nel proprio rifugio fino a guerra
conclusa. Ma erano stati pressanti, in particolar modo Fedor
Puskas, un ungherese dal volto rotondo e dai modi untuosi
che si esprimeva con parole melliflue, uomo astuto quanto
crudele, secondo alcuni era il cherubino che pi poteva fargli
da successore. Si era chiesto se non potesse essere proprio
Fedor Puskas la persona che gli aveva mandato la morte, l'aveva
tenuto d'occhio fino alla fine della riunione. Del resto la sala
in cui si tenevano certe riunioni, attigua al suo appartamento,
era perfetta per eliminare qualcuno senza fare chiasso, perch
per ovvie ragioni di sicurezza, all'interno non c'erano n telecamere
n microfoni. I suoi consiglieri, potenze e dominazioni,
la chiamavano saletta muta.
Alle 11 e 27 riusc a sbarazzarsi del nunzio apostolico, il
cardinale Ottavio Verisi, un prelato magro e maligno, l'ambasciatore
in pianta stabile del Vaticano a Piatra.
L'aveva accolto come sempre nella hall riservata agli incontri
d'alto rango. La Chiesa pretendeva di essere trattata con tutti i
crismi. Il sovrano pontefice Giovanni Paolo III invitava il pastore
secolare dell'Europa (e Ottavio Verisi aveva sottolineato
la parola secolare) al prossimo concilio, che si sarebbe tenuto
tre mesi dopo a Praga.
La Chiesa negli ultimi vent'anni aveva vissuto un'evoluzione
assai rapida, c'era bisogno di nuove regole. Il nunzio tent di
strappargli una risposta definitiva, ma dovette accontentarsi di
una vaga promessa, il suo interlocutore era pur sempre un santo,
si era dunque congedato dopo avergli garantito calorosamente
che la Chiesa gli era grata, perch la Chiesa sapeva bene di
dovere in gran parte il proprio ritrovato successo all'uomo che
aveva raddrizzato un'Europa corrosa dai suoi vecchi demoni
materialisti e dalle termiti islamiche.
Alle 13 e 5, mise fine alla conferenza con la camera regionale
europea. Una decina di rappresentanti si erano espressi su argomenti
molto diversi, come l'esigenza di preservare i prodotti e le
tradizioni dei singoli territori, l'adozione di una lingua comune,
un vecchio fantasma sfoderato il pi delle volte dalla coalizione
anglo-germano-olandese, gelosa del predominio francese, o
la riforma fiscale, altro vecchio fantasma, la ripartizione del
bilancio a livello europeo, gli aiuti a un'agricoltura in affanno
nonostante il blocco delle importazioni, l'inflazione galoppante
di cui era vittima l'euro, il preoccupante aumento dei senzatetto
e dei delinquenti nelle citt piegate dai bombardamenti e dagli
attacchi chimici, l'impossibilit di provvedere alle strade e di
mantenere attive le vie di comunicazione.
In parole povere gli avevano semplicemente ricordato che
l'Europa, la sua Europa, giorno dopo giorno stava andando in
pezzi. Lui aveva replicato con voce assente che dopo l'inverno
veniva sempre la primavera, e che l'Europa, la loro Europa,
avrebbe presto conosciuto giorni migliori, che sarebbe stata
ricostruita pi bella e pi pura che in passato, che dovevano
continuare ad avere fiducia, pazientare e pregare Dio.
Alle 13 e 49, dopo una breve discussione in corridoio con la
potenza Charles Brucker, fin il suo pranzo composto da verdure
lesse e pollo alla griglia; a fornirlo era un tizio che viveva
in campagna nei dintorni di Piatra, e che per le sue consegne
settimanali si serviva ancora di un cavallo e di un carretto.
C'era stato anche un caff leggero, senza zucchero, e un pezzo
di dolce dal gusto indefinibile, simile a quello della poltiglia
scura che si sforzava di mangiare ogni mattina.
Il pi delle volte pranzava solo nel suo appartamento, circondato
da uno stuolo di domestici muti. A volte gli capitava
di perdere il controllo dei movimenti, si macchiava la casula
immacolata, gliene portavano quindi una linda che gli facevano
indossare con gesti gentili e precisi.
Alle 15 e 16, concluse l'aggiornamento con lo stato maggiore,
ridotto ormai a cinque troni. Alla riunione avevano assistito diverse
potenze e dominazioni, fra cui la potenza Charles Brucker
che, dopo la destituzione di Jean de La Valette, aveva preso
visione dei rapporti redatti dai relatori del fronte.
Da quegli scritti stizziti emergeva che le legioni erano sull'orlo
dell'ammutinamento e che era necessario sbloccare al pi
presto dei fondi per migliorare le loro condizioni. Alla fine si
decise d'intensificare la repressione degli ammutinati, in attesa
di nuovo materiale bellico.
Il fronte non  un albergo a cinque stelle, aveva commentato il trono Milos Aker.
Solo un inferno a cinque forche, aveva rilanciato un dominio.
Le loro risate grasse erano rimaste a galleggiare per un po' nell'aria chiusa della postazione di controllo.
Alle 15 e 29, dopo una penosa gitarella in bagno, percorse i corridoi del suo appartamento scortato da quattro legionari geneticamente modificati e fece il suo ingresso nella sala delle udienze private.
...
.
...
Capitolo 39.
...
.
...
Remy Martineau era uno di quegli uomini scaltri e caparbi
che in un modo o nell'altro riuscivano sempre a raggiungere
i propri scopi. Era pronto a smuovere mari e monti per fare
colpo su Stef, e qualcos'altro, ma si era limitato ad accordarsi
con i funzionari del quarto livello per rimediare due preziosi
pass con il nome di Jessica Legler e Pavel Lakovski.
Credevo foste fratello e sorella, aveva bofonchiato alle 13
e 30 restituendogli le tessere nel bar in cui si erano conosciuti.
Il mio cognome  quello di nostra madre, Pavel ha quello
di nostro padre...
Martineau non si era neanche scomodato, come sarebbe
stato ovvio, a dare un'occhiata alle foto olografiche sui rettangoli
plastificati.
Si era subito precipitato nell'ufficio del quarto livello, e l
aveva discusso per pi di mezz'ora. Alla fine si era imposto con
il pi efficace degli argomenti, qualche banconota da cinquanta
e da venti euro, che i funzionari, due cechi, avevano intascato avidamente.
Non doveva sprecare quei soldi per noi, lo aveva rimproverato Stef.
Remy con un cenno le aveva fatto capire che non valeva neanche la pena parlarne, quisquilie.
Non si preoccupi. Ho sempre qualcosa da parte per... aprire certe porte, diciamo.
Gli affari che tratta devono essere davvero importanti.
Parliamo di decine di miliardi di euro. Vale la pena sforzarsi un po', no?
Aveva guardato l'orologio che aveva al polso.
Lo sapremo fra poco, comunque. E a proposito, i vostri vestiti vanno benissimo.
Stef e Pibe non avevano dovuto fare troppa strada per trovarli
e cambiarsi. Avevano speso i loro ultimi euro nel negozio
di abbigliamento pi vicino. Stef li aveva investiti in un abito
piuttosto classico, in una borsa e in un paio di scarpe coi tacchi
alti. Pibe aveva optato invece per un completo chiaro, una camicia
blu, una cravatta grigia e un paio di scarpe tipo Oxford.
La commessa, un'ungherese carina e ridanciana, non aveva
fatto domande. Si era limitata a riporre i loro vecchi vestiti in
un paio di sacchi di plastica che avevano gettato subito dopo
nella spazzatura, fucile d'assalto compreso. Si erano tenuti
solo le pistole, e senza farsi troppo notare avevano controllato
i caricatori. Pibe aveva infilato la sua nei pantaloni, all'altezza
della cintola, e Stef l'aveva messa nella borsa. Dopodich erano
tornati al bar, si erano di nuovo seduti e sorseggiando caff
avevano aspettato il ritorno di Remy.
Ma voi a che livello abitate? aveva chiesto Remy a un certo
punto. Stavano percorrendo da pochi secondi un corridoio
invaso dalla folla, che era pi largo di un grande viale cittadino.
Di fronte a loro, a circa cinquanta metri, c'era una gigantesca
porta, una specie di arco di trionfo metallico, barocco e stracolmo
di dorature. L'accesso principale per raggiungere il centro
del bunker. Remy aveva preso per mano Stef e tenendola ben
stretta accanto a s, si era aperto un varco nella calca. Lei si
era voltata spesso, per assicurarsi che Pibe li stesse seguendo.
Una volta vicini all'arco, si erano accodati con gli eletti che
sarebbero stati ricevuti dall'arcangelo Michele in persona, o
comunque da un suo alto rappresentante. Pi o meno tutti
erano l a nome delle lobby.
Con un'occhiata Stef aveva indicato a Pibe i legionari che
regolavano il flusso di visitatori. Separavano gli uomini dalle
donne e scortavano ciascun gruppo in una camera stagna laterale.
L ogni singola persona veniva perquisita minuziosamente,
era facile intuirlo.
Remy aveva guardato di nuovo che ore fossero.
Siamo gi in ritardo, maledizione. Quegli imbecilli rischiano
di mandare a monte il mio appuntamento, non esiste, per
ottenerlo mi sono sbattuto pi di tre mesi. Aspettatemi qui.
Sgomitando, indifferente alle proteste, saltando la fila aveva
puntato dritto su una guardia, poi aveva mostrato il suo invito,
la convocazione, il pass e aveva fatto segno a Stef e Pibe di
raggiungerlo.
Se vogliono perquisirti, sussurr Stef a Pibe, fingi di
assecondarli e poi scappa, corri dritto davanti a te.
Come se fosse facile! Non abbiamo nessuna possibilit,
stavolta siamo nella merda fino al collo.
La vita  imprevedibile. Tu corri dritto davanti a te, non
dimenticartene. E un'altra cosa... ti amo, Pibe.
Ti amo anch'io, Fesse.
Gli aveva stretto la mano, poi avevano proseguito fendendo
la folla ammassata davanti alla porta. Non appena era stato
raggiunto, Remy afferrandoli per le braccia li aveva trascinati
di fronte al legionario. Il guardiano li aveva squadrati per un
po', immobile e indecifrabile dietro la visiera del casco, poi con
la canna del fucile gli aveva fatto segno di passare?
A Pibe era sembrato di penetrare in un altro mondo, un
mondo d'ombra e di silenzio, una sensazione molto intensa.
Le persone che incrociava non parlavano, da quella parte ci si
esprimeva a gesti, mormorii, fruscii. Sparse per tutto il soffitto,
un lungo velo di luce soffusa, c'erano delle stelle nere, gli occhi
mobili e silenziosi di decine di telecamere.
Per quale motivo non ci hanno perquisito? aveva chiesto
Stef a bassa voce.
Ho detto al guardiano che l'arcangelo ci stava aspettando,
che era una questione della massima importanza, aveva risposto
Remy. E ho aggiunto che se fossimo arrivati in ritardo non
l'avrebbe presa bene.
Tutto qui?
Se il guardiano non fosse stato francese, magari non avrebbe
funzionato, ma fra compatrioti  normale scambiarsi qualche
piccolo favore, no? Del resto non rischiava granch. Basta
mettere piede in questa fossa maledetta e ti perquisiscono mille
volte al giorno.
Si erano diretti nell'ufficio della potenza Charles Brucker,
uno dei sei segretari particolari del pastore dell'Europa. Il segretario
aveva parlato per un po' con Remy, sostenendo che in
quanto belga, francofono e amico di lunga data della Francia,
aveva appoggiato personalmente la richiesta dei fabbricanti
d'armi francesi. Riteneva che il rinnovo delle forniture belliche
avrebbe finalmente permesso alle legioni cristiane di trionfare
una volta per tutte, e al contempo avrebbe rimpinguato le casse
del governo regionale di Parigi, una cos bella citt. Poi li aveva
fatti accomodare in un salotto con un soffitto a volta, n grande
n piccolo, a fare da arredamento c'erano delle grosse poltrone
di pelle, degli spessi tappeti e dei tavolini intarsiati. Alcune
luci davano risalto a un ritratto tridimensionale a figura intera
dell'arcangelo. Pibe riconobbe il volto che aveva intravisto in
televisione a casa dei genitori, quei lineamenti marcati, i capelli
e la barba bianchi come la neve. La potenza aveva premesso
che l'arcangelo sarebbe arrivato un po' in ritardo - un'agenda
molto fitta, come potrete immaginare - e che lui stesso sarebbe
tornato per assistere al colloquio, assicurando che sarebbe stato
proficuo. Prima di andarsene aveva guardato Stef e Pibe con
una certa diffidenza.
Dopo un'ora di attesa, Remy aveva cominciato a perdere
la pazienza.
Arriver, non si preoccupi, gli aveva garantito Stef.
Come fa a esserne cos sicura?
A questo mondo alcuni appuntamenti sono irrinunciabili.
Che Dio l'ascolti. Ma senta, non mi ha ancora detto a che
livello viv...
Non sprechiamo fiato, perch parlare di cose senza importanza?
Stef aveva guardato il soffitto e Remy l'aveva imitata, notando
a sua volta le lenti tonde e scure delle telecamere disseminate
dappertutto. Non avevano pi detto una parola fino alle 15 e 30.
L'arcangelo entr nella stanza in perfetto silenzio, prendendoli
quasi alla sprovvista. Si impadron di una poltrona come
un rapace si sarebbe gettato su una preda, e mentre ci si sedeva
trattenne una smorfia di dolore. Era solo, ma attraverso la porta
socchiusa si intravedevano, nella penombra del corridoio, alcuni
legionari. In generale, rispetto al ritratto a figura intera, aveva
ancora lo stesso aspetto, era altrettanto magro, ma il volto era
pi scavato, i suoi tratti pi duri, rigidi, e la forma del cranio,
gli zigomi, le orbite, le mandibole, le arcate sopraccigliari, le
tempie, spiccavano in maniera cos netta attraverso la pelle incartapecorita
da risultare quasi sgradevoli. A essere penetranti
come un tempo erano gli occhi azzurri, quelli erano rimasti tali
e quali. Le due L di Legge e Lancia ricamate sul petto della
casula immacolata risplendevano scintillanti.
Remy si alz in piedi per poi inchinarsi.
Sua Gloria, siamo molto...
L'arcangelo Michele gli fece segno di zittirsi.
Eccovi qui, dunque, disse fissando Pibe e Stef. Siete
riusciti ad arrivare fino a me.
 la vita ad aver aperto le sue strade segrete, dichiar
Stef con un sorriso.
La vita o la morte?
Non c' una senza l'altra.
Una considerazione sensata, cara figliola. In effetti se tenterete
di mettere a repentaglio la mia vita, perderete la vostra.
Lo sguardo allibito di Remy si spost dall'arcangelo alla
ragazza che, se ne rendeva conto in quel momento, l'aveva
manipolato come un moccioso.
Nicolae Dimitrescu, ti dice qualcosa questo nome?
Gli occhi chiari dell'arcangelo si rabbuiarono.
Ma certo, il caro Nicolae, un vecchio amico. Insieme abbiamo
fatto grandi cose, e avremmo potuto farne anche altre.
Peccato che poi abbia scelto la via dei deboli.
Ho un regalo da parte sua.
Stef scatt in piedi, tir fuori la Colt dalla borsa e la punt
contro l'uomo eminente che la fronteggiava.
Sei sua figlia e sei qui per vendicarti,  cos?
L'arcangelo fissava la Colt con apparente distacco, tradito
solo da un leggero tremito nella voce. Pibe cap che stava cercando
di guadagnare tempo, per permettere alle sue guardie
del corpo, informate nel frattempo dalle telecamere, di organizzarsi.
Fece scivolare la mano nella giacca e strinse il calcio
della sua pistola.
Mi ha detto che finch comanderai, l'Europa continuer
a soffrire. Per te non provo n odio n disprezzo, sappilo, io
vengo in...
Folle di rabbia, Remy Martineau si scagli contro Stef. Lei lo
schiv arretrando di un passo, rapidamente, urt la poltrona e
perse l'equilibrio. Non fece in tempo a recuperarlo. Si sent uno
sparo, veniva dalla porta che dava sul corridoio. Una pallottola
la colp in fronte, appena sopra l'occhio destro. Prima di essere
proiettata all'indietro, ebbe la forza di voltarsi verso Pibe, poi
casc su un bracciolo e croll infine sul tappeto. Aveva sempre
saputo che sarebbe morta l, nel bunker dell'arcangelo Michele.
Con un ultimo lampo azzurro negli occhi aveva implorato Pibe
di completare l'opera, di continuare la sua corsa. In un attimo,
espirando, Pibe scacci la collera e il dolore che gli offuscavano
la vista, si scost una frazione di secondo prima di sentire un
secondo colpo d'arma da fuoco. La pallottola gli sibil a un
centimetro dalla tempia, nel mentre sfoder la pistola e mir
alla testa dell'arcangelo, che era rimasto seduto. La sagoma
gesticolante di Remy attravers il suo campo visivo. Si concentr,
premette il grilletto e percep un leggero rinculo, un'onda
di calore che gli attraversava palmo e polso. Vide una piccola
stella nera schiudersi in mezzo alla fronte dell'arcangelo e farsi
purpurea, l'ombra bianca si rattrapp sulla poltrona. Tuonarono
a raffica mille colpi, i legionari penetrarono nella stanza.
Centrato da diverse pallottole, Remy si accasci fra le poltrone.
Corri dritto davanti a te.
Pibe scatt verso la porta da cui li aveva fatti entrare il segretario.
La spalanc con un calcio e una volta nel corridoio lo
percorse fino in fondo con poche falcate, si precipit nell'ufficio
della potenza belga e lo trov immerso in una conversazione
con due dei suoi confratelli.
Ma cosa...
Una rapida occhiata allo schermo sulla scrivania fece capire
alla potenza che, mentre discuteva tranquillamente con i suoi
pari, un evento inconcepibile si era appena consumato nella
sala preposta agli incontri privati. C'erano diversi corpi che
giacevano al suolo quel francese cos garbato, quella ragazza
cos graziosa e poi, l... mio Dio...
Un attentato. Avevano sparato all'arcangelo Michele.
Corri dritto davanti a te.
Pibe attravers rapidamente altre due stanze. Grida e rumori
vari risuonavano tutt'intorno, smorzati dalle pareti e
dal soffitto di metallo. Alcuni spettri vestiti di bianco gli si
pararono davanti. Spar a casaccio senza rallentare e il colpo
rimbomb sul metallo delle pareti. Non sapeva se avesse colpito
o meno qualcuno, ma la strada adesso era aperta. Percorse
altri corridoi e altre stanze affidandosi all'istinto, si lasci alle
spalle un gruppo di persone basite, attaccate al telefono o ai
loro schermi. Le urla e il baccano, inusuali in quell'ambiente
cos raccolto, indicavano che negli alloggi dell'arcangelo si era
verificato qualcosa di straordinario, ma la notizia della morte
non si era ancora sparsa.
Pibe s'infil in un passaggio stretto, che a giudicare dal pessimo
stato in cui versava non era mai stato utilizzato. Sbucando
di colpo in un corridoio buio e deserto, decise di prenderlo
verso destra, ovvero verso alcune luci che brillavano in lontananza.
Doveva dirigersi verso un'area frequentata. I legionari
non avrebbero osato aprire il fuoco sulla folla.
Ud dei passi dietro di s e si gir velocemente a dare un'occhiata.
Qualcuno stava correndo verso di lui, pi rapidamente
di lui. Per quanto potesse accelerare, chi lo inseguiva non ci
avrebbe messo molto a raggiungerlo. Sent la schiena e la nuca contrarsi.
Aspetta!
Pibe si volt di nuovo a guardare. Il suo inseguitore era ormai a soli cinque metri, e sullo sfondo altre figure, nere in questo caso, si riversarono nel corridoio.
Dopo averti sorpassato non mi fermer, grid lo sconosciuto.
Se vuoi uscire vivo da questa situazione, ti consiglio di seguirmi, hai capito bene?
Accento americano, qualche filo bianco fra i capelli rossi, occhialetti tondi con la montatura argentata, vestito scuro, aspetto sportivo. Le ombre nere avevano sentito la voce ma non aprivano il fuoco. Se non altro per il momento.
Io sono Mike, lo inform sorpassandolo quel tizio. Fra circa dieci metri dobbiamo andare a destra.
Davanti a s Pibe vedeva solo una parete liscia, il fondo del corridoio, ci nonostante Mike di colpo and a destra come aveva detto, sembrava aver attraversato il metallo.
Svelto!
Un pannello scorrevole era scivolato lungo una parete rivelando un varco, per quanto stretto.
La vita apre porte segrete.
Pibe ci si fiond, ritrovandosi quasi del tutto al buio. Il pannello si richiuse dietro di lui con uno scatto.
Ci metteranno meno di due minuti ad aprire il metallo, disse l'uomo trafelato. Non abbiamo molto tempo per seminarli.
Con una torcia elettrica illumin le pareti strette e un soffitto talmente basso che si era costretti a chinarsi.
 il vecchio sistema d'aerazione. Molto pratico per passeggiare del tutto inosservati all'interno del bunker. Abbiamo
a nostra disposizione molte entrate private di questo tipo.
Si misero in cammino a passo sostenuto, rallentando in certi punti pi angusti e colmi di oggetti ricoperti di polvere. Dei colpi sordi facevano vibrare ripetutamente la struttura metallica. Attraversarono diversi budelli in cui regnava un'umidit soffocante. Estenuato dalla folle corsa, Pibe poco a poco recuperava il fiato. Il dolore tornava a tormentarlo, ad affogarlo in acque gelide e amare.
Noi viviamo qui come vivono i topi in una casa, disse Mike. Ci siamo piazzati negli angoli pi sporchi e trascurati. Abbiamo avuto tutto il tempo di rimetterli in sesto.
Dei nuovi pannelli scorrevoli si aprirono davanti a Pibe e alla sua guida, richiudendosi dopo che erano passati.
A partire da adesso, quegli stupidi gatti faranno parecchia fatica a trovarci.
Vagarono a lungo per corridoi striminziti, salirono delle scale arrugginite a cui a volte mancava qualche gradino, e penetrarono in una serie di sale rivestite di un materiale luccicante che custodivano un arsenale tecnologico di alto livello, paragonabile a quello di Gog e Magog.
I nostri computer segreti, disse Mike. Non avrei potuto portarti qui, sai, ho agito di mia iniziativa. Se lo venissero a sapere non ti permetterebbero di andartene vivo. E neanche a me, d'altronde.
Tirando su una manica della giacca, rivel un piccolo schermo fissato all'avambraccio e glielo mise davanti agli occhi. Con precisione strabiliante, considerate le dimensioni, era possibile osservare l'interno della sala destinata alle udienze private. Un nugolo di vesti bianche e verdi si agitava intorno alla salma denudata dell'arcangelo Michele. A Pibe si strinse il cuore notando un po' in disparte il corpo rigido di Stef.
Abbiamo piratato il sistema di sorveglianza della legione. Ti ho visto sparare al vecchio mostro. Per fortuna non ero lontano e ho potuto intervenire.
Ma perch lo hai fatto?
Un sorriso triste aleggi sulle labbra screpolate di Mike.
Perch tu hai avuto le palle di fare quello che avrei dovuto fare io gi molto tempo fa. Come hai fatto a entrare armato nei quartieri dell'arcangelo?
Fortuna...
Pibe si morse a sangue il labbro inferiore per non scoppiare in singhiozzi.
Chi ti manda?
Nessuno.
L'americano scroll le spalle.
Poco importa. Hai diritto ad avere dei segreti. Comunque sia, credo che con il tuo sparo in Europa e nel resto del mondo cambieranno parecchie cose. Ne ho davvero abbastanza di tutta questa merda. Voglio solo una cosa: tornare nel caro vecchio Michigan e ricomporre i pezzi della mia vita. Da questa sala parte una galleria che prosegue per una decina di chilometri,
fino a portarti in aperta campagna. Devi andartene immediatamente.
Mi spiace davvero per la ragazza che era con te. Lieto di aver fatto la tua conoscenza.
Mike accompagn Pibe fino all'entrata della galleria e gli strinse la mano.
Buona fortuna.
Fu solo dopo aver percorso quasi tre chilometri che Pibe, distrutto dal dolore, croll in ginocchio e vers tutte le lacrime che aveva in corpo.
...
.
...
Capitolo 40.
...
.
...
Ci che , gi  stato; ci che sar, gi .
Ecclesiaste 3, 15.
...
Pibe rest seduto su un masso per tre giorni e tre notti.
Tre giorni e tre notti senza dormire, senza mangiare, senza bere. Immerso nei suoi pensieri, nei suoi ricordi. Spesso dai suoi occhi zampillavano lacrime, pesanti, brucianti, e a volte
piangeva per ore. Era salito in cima a una montagna, da l i dintorni sembravano splendidi, i monti circostanti erano come un oceano di onde verdi e immobili, Piatra era una nave lontana impigliata nella rete delle proprie strade. La pistola riposava fra le gambe incrociate di Pibe.
Percorse ripetutamente l'itinerario della propria vita, breve eppure gi cos lunga. Una vita illuminata dalla presenza di Stef, che era pi di un angelo custode, perch era anche una sorella, un'amante, una madre. Non era riuscita a concludere ci che aveva iniziato, e per portare a termine la sua missione aveva scelto lui. Era la figlia di quel tale, Nicolae Dimitrescu, come aveva ipotizzato l'arcangelo? In fondo non aveva nessuna importanza. All'infinita catena di rancori, di paure, di sofferenze e di rabbie, lei non aveva aggiunto un solo anello. La morte dell'arcangelo avrebbe cambiato il volto del mondo, come aveva detto Mike, ma in realt a trasformare il mondo era ogni singolo respiro, ogni movimento, ogni pensiero, ogni azione.
La terra si adattava ai sogni dei suoi occupanti. Non c'era un primo giorno, un secondo, un terzo, non c'erano stati n una genesi n un Big Bang, Crono non divorava i figli, l'universo si rigenerava costantemente nell'animo degli uomini. Stef gli aveva insegnato a vedere oltre le forme. A contemplare l'eternit. Il pi bello dei presenti. No, non era morta, nascita e morte sono solo sogni, ma la sua partenza gli aveva scavato dentro un vuoto e per riempirlo ci sarebbe voluto molto tempo. Avrebbe dovuto vivere in compagnia di una mancanza, della sofferenza. Erano entrambe espressioni dell'essere, ne esistevano a iosa, frutti aspri del giardino.
Suo padre, sua madre, Marie-Anne, i compagni di classe, Sol, Gog e Magog, gli osama clandestini sulla barca, l'arcangelo Michele, erano stati solo sogni.
L'altopiano, le montagne, il sole, le nuvole, la macchia chiara che era Piatra, l'Europa a ferro e fuoco, nient'altro che sogni.
Stef era solo un sogno. Anche lui era solo un sogno.
Tu dove va, eh, ragazzo?
Capelli cortissimi, sopracciglia e baffi folti, un sorriso bonario, spalle curve e villose, canottiera sudicia, il camionista gli aveva parlato in una lingua sconosciuta, prima di risolversi a parlare in inglese e poi in francese.
Verso il fronte.
Molto giovane per essere soldato...
Io non sono un soldato.
Ah...
Il camionista cambia marcia, accelera, il mezzo sbanda sulla strada di montagna, cos stretta che sembra incapace di accogliere il suo gigantesco rimorchio.
Arcangelo Michele morto, tu sa questo?
Pibe gli fa cenno di s prima di farsi piccolo sul sedile.
Rivolte scoppia su fronte, in bunker arcangelo, in tutto Paese. Nuovo governo europeo sta formando. Gente dice che guerra finisce presto, che finisce incubo. Tu di dove vieni?
Dalla Francia.
Ah, Francia. Io prima di guerra andavo Parigi. Amavo donna l. Cosa vai fare al fronte?
Voglio passare dall'altra parte.
Tu osama?
Nella domanda del camionista non c'era n disprezzo n odio, solo una benevola curiosit.
No, non lo sono, ma  da quando se ne parla, da quando ci fanno paura, da quando li combattiamo, che ho molta voglia di conoscerli.
Tutta la carrozzeria del camion traballa lungo la strada piena di buche. L'uomo al volante gli lancia un'occhiata.
Tu niente famiglia, niente genitori? Perch vuoi conoscere osama?
Voglio continuare a esplorare il cuore degli uomini.
Il camionista scuote la testa serio, poi, conquistato dalla serenit contagiosa del suo passeggero, si mette a cantare a perdifiato nella sua lingua madre e senza troppe cautele lancia il camion gi per una ripida discesa.
...
.
...
FINE.